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Frammenti letterari e filosofici

Chapter 534: I. — PROFEZIA.
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About This Book

A selection of literary and philosophical fragments collects fables, allegories, aphorisms, and sketches that range from playful prophecies and travel vignettes to systematic reflections on nature, science, and art. Entries treat anatomy, optics, hydraulics, and mechanics alongside meditations on moral behavior, aesthetic principles, and a defense of painting with comparisons to sculpture. The work alternates concise maxims, practical observations, and technical notes, showing a persistent interplay between careful empirical observation and speculative inquiry.

LE PROFEZIE E LE FACEZIE.

LE PROFEZIE DEGLI ANIMALI RAZIONALI.

I. — PROFEZIA.

Vedrassi la specie leonina colle unghiate branche aprire la terra, e nelle fatte spelonche seppellire sè insieme colli altri animali a sè sottoposti.

Usciranno dalla terra animali vestiti di tenebre, i quali, con maravigliosi assalti, assaliranno l’umana generazione, e quella da feroci morsi fia, con confusione di sangue, da essi divorata.

Ancora, scorrerà per l’aria la nefanda specie volatile, la quale assalirà li omini e li animali, e di quelli si ciberanno con gran gridore: empieranno i loro ventri di vermiglio sangue.

Vedrassi il sangue uscire dalle stracciate carni, rigare le superfiziali parti delli omini.

Verrà alli omini tal crudele malattia, che colle proprie unghie si stracceranno le loro carni — sarà la rogna.

Vedrassi le piante rimanere sanza foglie, e i fiumi fermare i loro corsi.

L’acqua del mare si leverà sopra l’alte cime de’ monti, verso il cielo, e ricaderà sopra alle abitazioni delli omini — cioè per nuvoli.

Vederà i maggiori alberi delle selve essere portati dal furor de’ venti dall’Oriente all’Occidente — cioè per mare.

Li omini getteranno via le proprie vettovaglie — cioè seminando.

II. — DE’ FANCIULLI CHE STANNO LEGATI NELLE FASCIE.

O città marine! io veggo in voi i vostri cittadini, così femmine come maschi, essere istrettamente da forti legami, colle braccia e gambe, esser legati da gente, che non intenderanno i nostri linguaggi; e sol vi potrete isfogare li vostri dolori e perduta libertà mediante i lagrimosi pianti e li sospiri e lamentazione in fra voi medesimi, chè chi vi lega non v’intenderà, nè voi loro intenderete.

III. — DE’ PUTTI CHE TETTANO.

Molti Franceschi, Domenichi e Benedetti fingeranno quel che da altri altre volte vicinamente è stato mangiato, che staranno molti mesi avanti che possano parlare.

IV. — IL DORMIRE SOPRA LE PIUME DELL’UCCELLI.

Molta turba fia quella che, dimenticato loro essere e nome, staran come morto sopra lo spoglie delli altri morti.

V. — DELLO SCRIVER LETTERE DA UN PAESE A UN ALTRO.

Parleransi li omini di remotissimi paesi l’uno all’altro, e risponderansi.

VI. — DELLE PUTTE MARITATE.

Vedrassi ai padri donare le lor figliole alla lussuria delli omini, e premiare, e abbandonare ogni passata guardia — quando si maritano le putte.

VII. — DELLE DOTE DELLE FANCIULLE.

E dove prima la gioventù femminina non si potea difendere dalla lussuria e rapina da’ maschi, nè per guardie di parenti, nè fortezze di mura; verrà tempo che bisognerà, che padre e parenti d’esse fanciulle le paghino di gran prezzo chi voglia dormire con loro, ancorachè esse sien ricche, nobili e bellissime.

Certo e’ par qui che la natura voglia spegnere la umana specie, come cosa inutile al mondo e guastatrice di tutte le cose create.

VIII. — DELLO SPEGNERE IL LUME A CHI VA AL LETTO.

Molti, per mandare fòri il fiato con troppa prestezza, perderanno il vedere e in breve tutti i sentimenti.

IX. — DEL SOGNARE.

Andranno li omini, e non si moveranno; parleranno con chi non si trova; sentiranno chi non parla.

X. — ANCORA DEL SOGNARE.

Alli omini parrà vedere nel cielo nove ruine; parrà in quello levarsi a volo, e da quello fuggire con paura le fiamme, che di lui discendano; sentiran parlare li animali, di qualunque sorta, il linguaggio umano; scorreranno immediate colla lor persona in diverse parti del mondo, sanza moto; vedranno nelle tenebre grandissimi splendori. — Oh! maraviglia della umana spezie! Qual frenesia t’ha sì condotto? Parlerai cogli animali di qualunque spezie, e quelli con teco in linguaggio umano. Vedratti cadere di grandi alture, sanza tuo danno. I torrenti t’accompagneranno.

XI. — DELL’OMBRA CHE SI MOVE COLL’UOMO.

Vedrannosi forme e figure d’uomini e d’animali, che seguiranno essi animali o omini, dovunque fuggiranno: e tal fia il moto di lui qual è dell’altro, ma parrà cosa mirabile delle varie grandezze in che essi si trasmutano.

XII. — DELL’OMBRA CHE FA L’OMO DI NOTTE COL LUME.

Appariranno grandissime figure in forma umana, le quali quanto più le ti farai vicino, più diminuiranno la loro immensa magnitudine.

XIII. — DELL’OMBRA DEL SOLE E DELLO SPECCHIARSI NELL’ACQUA IN UN MEDESIMO TEMPO.

Vedrassi molte volte l’uno omo diventare tre, e tutti lo seguono: e spesso l’uno, il più certo, l’abbandona.

XIV. — DELLE LINGUE DE’ DIVERSI POPOLI.

Verrà a tale la generazione umana, che non si intenderà il parlare l’uno dell’altro — cioè un tedesco con un turco.

XV. — DE’ SOLDATI A CAVALLO.

Molti saran veduti portati da grandi animali, con veloce corso, alla ruina della sua vita e prestissima morte. Per l’aria e per la terra saranno veduti animali di diversi colori portarne con furore li omini alla distruzione di lor vita.

XVI. — DE’ SEGATORI.

Saranno molti, che si moveran l’uno contra dell’altro, tenendo in mano il tagliente ferro; questi non si faranno intra loro altro nocimento, che di stanchezza, perchè quanto l’uno si caccerà innanzi, tanto l’altro si ritirerà indirieto. Ma tristo chi si inframmetterà in mezzo, perchè al fine rimarrà tagliato in pezzi.

XVII. — DE’ ZAPPATORI.

Molti fien quegli, che scorticando la madre, le arrovescieranno la sua pelle addosso — i laboratori della terra.

XVIII. — DEL SEMINARE.

Allora la gran parte delli omini, che resteran vivi, gitteran fuori delle lor case le serbate vettovaglie in libera preda delli uccelli e animali terrestri, sanza curarsi d’esse in parte alcuna.

XIX. — LE TERRE LAVORATE.

Vedrassi voltare la terra sotto sopra, e risguardare l’oppositi emisferi, e scoprire le spelonche a ferocissimi animali.

XX. — I CALZOLARI.

Li omini vederanno con piacere disfare, e rompere l’opere loro.

XXI. — DEL SEGARE DELLE ERBE.

Spegneransi innumerabili vite, e farassi sopra la terra innumerabili buche.

XXII. — DEL GRANO E ALTRE SEMENZE.

Getteranno li omini fori delle lor proprie case quelle vettovaglie, le quali eran dedicate a sostentar la lor vita.

XXIII. — DEL BATTERE IL GRANO.

Li omini batteranno aspramente chi fia causa di lor vita — batteranno il grano.

XXIV. — DE’ GIOCATORI.

Le pelli delli animali removeranno li omini, con gran gridori e bestemmie, dal lor silenzio — le balle da giuocare.

XXV. — DEL SUONO DELLA VITA.

Il vento, passato per le pelli delli animali, farà saltare li omini — cioè la piva, che fa lo saltare.

XXVI. — DE’ DADI.

Vedrannosi l’ossa de’ morti, con veloce moto, trattare la fortuna del suo motore — i dadi.

XXVII. — DE’ BATTUTI E SCOREGGIATI.

Li omini si nasconderanno sotto le scorze delle scorticate erbe, e, quivi gridando, si daran martiri, con battimenti di membra, a sè medesimi.

XXVIII. — LE LINGUE DE’ PORCI E VITELLI NELLE BUDELLE.

Oh! cosa spòrca, che si vedrà l’uno animale aver la lingua in culo all’altro.

XXIX. — DE’ VILLANI IN CAMICIA CHE LAVORANO.

Verranno tenebre in mezzo l’Oriente, le quali con tanta oscurità tigneranno il cielo, che copre l’Italia.

XXX. — DE’ BARBIERI.

Tutti li omini si fuggiranno in Africa.