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Frammenti letterari e filosofici

Chapter 593: I.
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About This Book

A selection of literary and philosophical fragments collects fables, allegories, aphorisms, and sketches that range from playful prophecies and travel vignettes to systematic reflections on nature, science, and art. Entries treat anatomy, optics, hydraulics, and mechanics alongside meditations on moral behavior, aesthetic principles, and a defense of painting with comparisons to sculpture. The work alternates concise maxims, practical observations, and technical notes, showing a persistent interplay between careful empirical observation and speculative inquiry.

LE PROFEZIE DELLE COSE MATERIALI.

I.

I. — DELLA SOLA DELLE SCARPE CHE SON DI BUE.

E si vedrà in gran parte del paese camminare sopra le pelli delli grandi animali.

II. — DE’ CRIVELLI FATTI DI PELLE D’ANIMALI.

Vedrassi il cibo degli animali passar dentro alle lor pelli per ogni parte, salvo che per la bocca, e penetrare dall’opposta parte insino alla piana terra.

III. — DELLE LANTERNE.

Le feroci corna de’ possenti tori difenderanno la luce notturna dall’impetuoso furor de’ venti.

IV. — DELLE MEDESIME.

I buoi, colle lor corna, difenderanno il foco dalla sua morte — la lanterna.

V. — DELLE MANICHE DE’ COLTELLI FATTE DI CORNA DI CASTRONE.

Nelle corna delli animali si vedranno taglienti ferri, colli quali si toglie la vita a molti della loro specie.

VI. — DELLI ARCHI FATTI COLLI CORNI DE’ BUOI.

Molti fien quelli che, per causa delle bovine corna, moriranno di dolente morte.

VII. — DELLE PIUME NE’ LETTI.

Li animali volatili sosterran l’omini colle lor proprie penne.

VIII. — DEL PETTINE NEL TELAIO.

Molte volte la cosa disunita fia causa di grande unizione — cioè il pettine, fatto dalla disunita canna, unisce le fila nella seta.

IX. — IL FILATOIO DA SETA.

Sentirassi le dolenti grida, le alte strida, le rauche e infocate voci di quei che fieno con tormento spogliati, e al fine lasciati ignudi e sanza moto: e questo fia per causa del motore, che tutto volge.

X. — DEL LINO CHE FA LA CURA DELLE GENTI.

Saran reveriti e onorati, e con reverenzia e amore ascoltati li sua precetti, di chi prima fusse legato, sdraiato, o martirizzato da molte e diverse battiture.

XI. — DEL MANICO DELLA SCURE.

Le selve partoriranno figlioli, che fiano causa della lor morte — il manico della scure.

XII. — IL BASTONE CH’È MORTO.

Il movimento de’ morti farà fuggire, con dolore e pianto e con grida, molti vivi.

XIII. — DE’ LACCIUOLI E TRAPPOLE.

Molti morti si moveran con furia, e piglieranno, e legheranno i vivi, e servirannogli a’ lor nemici circa la lor morte e distruzione.

XIV. — DEL MOTO DELL’ACQUE CHE PORTANO I LEGNAMI CHE SON MORTI.

Corpi sanz’anima per sè medesimi si moveranno, e porteran con seco innumerabile generazione di morti, togliendo le ricchezze a’ circustanti viventi.

XV. — DEI CARRI E NAVI.

Vedrassi i morti portare i vivi — i carri e navi in diverse parti.

XVI. — DELLE CASSE CHE RISERBANO MOLTI TESORI.

Troverassi dentro a de’ noci e delli alberi e altre piante tesori grandissimi, i quali lì stanno occulti, e ben guardati.

XVII. — DEL NAVIGARE.

Vedrassi li alberi delle gran selve di Taurus e di Sinai, Apennino e Atlante scorrere per l’aria da oriente a occidente, da aquilone a meridie; e porteranno per l’aria gran moltitudine d’omini.

Oh! quanti vóti! oh! quanti morti! oh! quanta separazion d’amici! di parenti! e quanti fien quelli, che non rivedranno più le lor provincie, nè le lor patrie, e che moriranno sanza sepoltura, colle lor ossa sparse in diversi siti del mondo!

XVIII. — DEL NAVIGARE.

Saranno gran venti, per li quali le cose orientali si faranno occidentali; e quelle di mezzodì, in gran parte miste col corso de’ venti, seguirannolo per lunghi paesi.

XIX. — DE’ NAVILI CHE ANNEGANO.

Vedrannosi grandissimi corpi, sanza vita, portare con furia moltitudine d’omini alla distruzione di lor vita.

XX. — LI ANIMALI CHE VAN SOPRA LE TERRE ANDANDO IN ZOCCOLO.

Saran sì grandi i fanghi, che li omini andranno sopra l’alberi de’ loro paesi.

XXI. — DELLE BAGHE [sacchi, otri di pelle].

Le capre condurranno il vino alle città.

XXII. — DEL PARASOLE.

La percussione della spera del sole apparirà cosa che, chi la crederà coprire, sarà coperto da lei.

II.

I. — DE’ SASSI CONVERTITI IN CALCINA DE’ QUALI SI MURANO LE PRIGIONI.

Molti, che fieno disfatti dal fuoco innanzi a questo tempo, torranno la libertà a molti uomini.

II. — DELLO SPECCHIARE LE MURA DELLE CITTÀ NELL’ACQUA DE’ LOR FOSSI.

Vedrannosi l’alte mura delle gran città sotto sopra ne’ loro fossi.

III. — DEI FORNI.

A molti fia tolto il cibo di bocca — ai forni.

IV. — ANCORA DEI FORNI.

A quelli, che si imboccheranno per l’altrui mani, fia loro tolto il cibo di bocca — il forno.

V. — DEL METTERE E TRARRE IL PANE DALLA BOCCA DEL FORNO.

Per tutte le città e terre e castelli e case si vedrà, per desiderio di mangiare, trarre il proprio cibo di bocca l’uno all’altro, sanza poter fare difesa alcuna.

VI. — DELLE FORNACI DI MATTONI E CALCINA.

Al fine la terra si farà rossa per lo infocamento di molti giorni, e le pietre si convertiranno in cenere.

VII. — DELLE ARMI DA OFFENDERE.

L’umane opere fien cagione di lor morte — le spade e lance.

VIII. — IL FERRO USCITO DI SOTTO TERRA È MORTO, E SE NE FA L’ARME CHE HA MORTI TANTI UOMINI.

I morti usciranno di sotto terra, e coi loro fieri movimenti cacceranno dal mondo innumerabili creature umane.

IX. — DELLE SPADE E LANCE CHE PER SÈ MAI NUOCONO A NESSUNO.

Chi per sè è mansueto, e sanza alcuna offensione, si farà spaventevole e feroce mediante la trista compagnia, e torrà la vita crudelissimamente a molte genti; e più n’ucciderebbe, se corpi sanz’anima, e usciti dalle spelonche, non li difendessino — cioè le corazze di ferro.

X. — DELLE STELLE DELLI SPRONI.

Per causa delle stelle si vedranno li omini esser velocissimi, al pari di qualunque animale veloce.

XI. — DEL FUOCO DELLE BOMBARDE.

Oh! quanti grandi edifizî fieno ruinati, per causa del fuoco!

XII. — DELLE BOMBARDE CH’ESCAN DELLA FOSSA E DELLA FORMA.

Uscirà di sotto terra chi, con ispaventevoli grida, stordirà i circostanti vicini, e col suo fiato farà morire li omini, e ruinare le città e castella.

XIII. — LA PIETRA DEL FUCILE, CHE FA FOCO CHE CONSUMA TUTTE LE SOME DELLE LEGNE, CON CHE SI DISFAN LE SELVE; E CUOCERASSI CON ESSE LA CARNE DELLE BESTIE.

I gran sassi de’ monti getteran fuoco tale che bruceranno il legname di molte e grandissime selve, e molte fiere selvatiche e domestiche.

XIV. — DELL’ESCA.

Con pietra e con ferro si renderanno visibili le cose, che prima non si vedeano.

XV. — DE’ METALLI.

Uscirà dalle oscure e tenebrose spelonche chi metterà tutta l’umana specie in grandi affanni, pericoli e morte.

A molti seguaci lor, dopo molti affanni, darà diletto; ma chi non fia suo partigiano, morrà con stento e calamità.

Questo commetterà infiniti tradimenti; questo aumenterà e persuaderà li omini tutti alli assassinamenti e latrocini e le perfidie; questo darà sospetto ai sua partigiani; questo torrà lo stato alle città libere; questo torrà la vita a molti; questo travaglierà li omini infra loro con molte arti, inganni e tradimenti.

O animal mostruoso! quanto sarebbe meglio agli omini che tu ti tornassi nell’inferno: per costui rimarran diserte le gran selve delle lor piante; per costui infiniti animali perderanno la vita.

XVI. — DE’ DANARI E ORO.

Uscirà dalle cavernose spelonche chi farà, con sudore, affaticare tutti i popoli del mondo, con grandi affanni, ansietà, sudori, per essere aiutato da lui.