LE PROFEZIE DELLE COSE FILOSOFICHE.
I. — DELL’AVARO.
Molti fieno quelli che, con ogni studio e sollecitudine, seguiranno con furia quella cosa, che sempre li ha spaventati, non conoscendo la sua malignità.
II. — DELLI UOMINI CHE QUANTO PIÙ INVECCHIANO PIÙ SI FANNO AVARI, CHE AVENDOSI A STAR POCO DOVREBBERO FARSI LIBERALI.
Vedransi quelli, che son giudicati di più sperienza e giudizio, quanto egli hanno men bisogno delle cose, con più avidità cercarle e ricercarle.
III. — DEL DESIDERIO DI RICCHEZZA.
Li omini perseguiranno quella cosa, della qual più temono, cioè saran miseri, per non venire in miseria.
IV. — DELLE COSE CHE SI MANGIANO, CHE PRIMA S’UCCIDONO.
Sarà morto da loro il loro nutritore, e flagellato con spietata morte.
V. — DELLA BOCCA DELL’OMO CH’È SEPOLTURA.
Usciranno gran romori dalle sepolture di quelli, che son finiti da cattiva e violenta morte.
VI. — DEL CIBO STATO ANIMATO.
Gran parte de’ corpi animati passerà pe’ corpi de gli altri animali, cioè le case disabitate passeran in pezzi per le case abitate, dando a quelle un utile, e portando con seco i sua danni: quest’è, cioè, la vita dell’omo si fa delle cose mangiate, le quali portan con se la parte dell’omo, ch’è morta.
VII. — DELLA VITA DELLI OMINI CHE OGNI ANNO SI MUTANO CARNE.
Li omini passeran morti per le sue proprie budelle.
VIII. — DELLA CRUDELTÀ DELL’OMO.
Vedrannosi animali sopra della terra, i quali sempre combatteranno infra loro e con danni grandissimi e, spesso, morte di ciascuna delle parti.
Questi non avran termine nelle lor malignità: per le fiere membra di questi verranno a terra gran parte delli alberi delle gran selve dell’universo; e poi ch’essi avranno pasciuto, il nutrimento de’ loro desideri sarà di dar morte e affanno e fatiche e guerre e furie a qualunque cosa animata. E per la loro smisurata superbia questi si vorranno levare inverso il cielo, ma la superchia gravezza delle lor membra gli porrà in basso. Nulla cosa resterà sopra la terra, o sotto la terra e l’acqua, che non sia perseguitata, remossa o guasta; e quella dell’un paese remossa nell’altro; e ’l corpo di questi si farà sepoltura e transito di tutti i già da lor morti corpi animati.
O mondo! come è che non t’apri a precipitarlo nell’alte fessure de’ tua gran baratri e spelonche, e non mostrare più al cielo sì crudele e spietato mostro?
IX. — DELLA LETTURA DE’ BUONI LIBRI.
Felici fien quelli che presteranno orecchi alle parole de’ morti: — leggere le bone opere, e osservarle.
X. — DE’ LIBRI CHE INSEGNANO PRECETTI.
I corpi sanz’anima ci daranno, con lor sentenzie, precetti utili al ben morire.
XI. — DELLA FAMA.
Le penne leveranno li omini, siccome gli uccelli, inverso il cielo: — cioè per le lettere, fatte da esse penne.
XII. — DELLE PELLI DELLI ANIMALI CHE TENGONO IL SENSO DEL TATTO, CHE V’È SU LE SCRITTURE.
Quanto più si parlerà colle pelli, vesti del sentimento, tanto più s’acquisterà sapienza.
XIII. — DELLA STORIA.
Le cose disunite s’uniranno, e riceveranno in sè tal virtù, che renderanno la persa memoria alli omini: — cioè i papiri che son fatti di peli disuniti, e tengono memoria delle cose e fatti delli omini.
XIV. — IN OGNI PUNTO DELLA TERRA SI PUÒ FARE DIVISIONE DE’ DUE EMISPERI.
Li omini tutti scambieranno emisperio immediate.
XV. — IN OGNI PUNTO È DIVISIONE DA ORIENTE A OCCIDENTE.
Moverannosi tutti li animali da oriente a occidente, e così da aquilone a meriggio scambievolmente, e così di converso.
XVI. — DEGLI EMISPERI, CHE SONO INFINITI E DA INFINITE LINEE SON DIVISI, IN MODO CHE SEMPRE CIASCUNO OMO N’HA UNA D’ESSE LINEE INFRA L’UN DE’ PIEDI E L’ALTRO.
Parleransi, e toccheransi, e abbracceransi li omini, stanti dall’uno all’altro emisperio, intenderansi i loro linguaggi.
XVII. — DELLE NUVOLE.
Gran parte del mare si fuggirà inverso il cielo e per molto tempo non farà ritorno: — cioè pe’ nuvoli.
XVIII. — LA NEVE CHE FIOCCA, CHE È ACQUA.
L’acqua caduta dai nuvoli, ancora in moto sopra le spiagge de’ monti, si fermerà per lungo spazio di tempo sanza fare alcun moto, e questo accaderà in molte e diverse provincie.
XIX. — LA PALLA DELLA NEVE ROTOLANDO SOPRA LA NEVE.
Molti fien quelli, che cresceran nelle lor ruine.
XX. — DELLE PIOGGIE, CHE FANNO CHE I FIUMI INTORBIDATI PORTAN VIA LE TERRE.
Verrà diverso il cielo chi trasmuterà gran parte dell’Africa, che si mostra a esso cielo inverso l’Europa, e quelle di Europa inverso l’Africa; e quelle delle provincie Scitiche si mescoleranno insieme con gran rivoluzione.
XXI. — QUESTO SONO LI FIUMI, CHE PORTANO LE TERRE DA LORO LEVATE DALLE MONTAGNE, E LE SCARICANO AI MARINI LITI; E DOVE ENTRA LA TERRA SI FUGGE IL MARE.
Le grandissime montagne, ancorachè sieno remote da’ marini liti, scacceranno il mare dal suo sito.
XXII. — DELL’ACQUA, CHE CORRE TORBIDA E MISTA CON TERRA, E DELLA POLVERE E NEBBIA MISTA COLL’ARIA, E DEL FOCO MISTO COL SUO [Sott.: elemento] E ALTRI CON CIASCUNO.
Vedrassi tutti li elementi insieme misti con gran rivoluzione, trascorrere ora inverso il centro del mondo, ora inverso il cielo, e quando dalle parti meridionali scorrere con furia inverso il freddo settentrione, qualche volta dall’oriente inverso l’occidente, e così da questo in quell’altro emisperio.
XXIII. — IL VENTO D’ORIENTE CHE SCORRERÀ IN PONENTE.
Vedrannosi le parti orientali discorrere nell’occidentali, e le meridionali in settentrione, avviluppandosi per l’universo con grande strepito e tremore o furore.
XXIV. — DELLA NOTTE CHE NON SI CONOSCE ALCUN COLORE.
Verrà a tanto che non si conoscerà differenza in fra’ colori, anzi si faran tutti di nera qualità.
XXV. — DEL FOCO.
Nascerà di piccolo principio chi si farà con prestezza grande; questo non stimerà alcuna creata cosa, anzi colla sua potenza quasi il tutto avrà in potenza di trasformare il suo essere in un altro.
XXVI. — LO SPECCHIO CAVO ACCENDE IL FOCO COL QUALE SI SCALDA IL FORNO, CHE HA IL FONDO, CHE STA SOTTO IL SUO CIELO.
I raggi solari accenderanno il foco in terra, col quale s’infocherà ciò ch’è sotto il cielo, e, ripercossi nel suo impedimento, ritorneranno in basso.
XXVII. — TRACCIA.
Restaci il moto, che separa il motore dal mobile.
XXVIII. — DEI PIANETI.
E molti terrestri e acquatici animali monteranno fra le stelle: — cioè pianeti.
XXIX. — DEL CONSIGLIO.
E colui che sarà più necessario a chi avrà bisogno di lui, sarà sconosciuto, cioè più sprezzato.
XXX. — DELLA PAURA DELLA POVERTÀ.
La cosa malvagia e spaventevole darà di sè tanto timore appresso a detti omini che come matti, credendo fuggirla, concorreranno con veloce moto alle sue smisurate forze.
XXXI. — DELLA BUGIA.
Tutte le cose, che nel verno fien nascoste sotto la neve, rimarranno scoperte e palesi nell’estate: — detta per la bugìa, che non può stare occulta.