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Frammenti letterari e filosofici

Chapter 658: I. — DELL’AVARO.
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About This Book

A selection of literary and philosophical fragments collects fables, allegories, aphorisms, and sketches that range from playful prophecies and travel vignettes to systematic reflections on nature, science, and art. Entries treat anatomy, optics, hydraulics, and mechanics alongside meditations on moral behavior, aesthetic principles, and a defense of painting with comparisons to sculpture. The work alternates concise maxims, practical observations, and technical notes, showing a persistent interplay between careful empirical observation and speculative inquiry.

LE PROFEZIE DELLE COSE FILOSOFICHE.

I. — DELL’AVARO.

Molti fieno quelli che, con ogni studio e sollecitudine, seguiranno con furia quella cosa, che sempre li ha spaventati, non conoscendo la sua malignità.

II. — DELLI UOMINI CHE QUANTO PIÙ INVECCHIANO PIÙ SI FANNO AVARI, CHE AVENDOSI A STAR POCO DOVREBBERO FARSI LIBERALI.

Vedransi quelli, che son giudicati di più sperienza e giudizio, quanto egli hanno men bisogno delle cose, con più avidità cercarle e ricercarle.

III. — DEL DESIDERIO DI RICCHEZZA.

Li omini perseguiranno quella cosa, della qual più temono, cioè saran miseri, per non venire in miseria.

IV. — DELLE COSE CHE SI MANGIANO, CHE PRIMA S’UCCIDONO.

Sarà morto da loro il loro nutritore, e flagellato con spietata morte.

V. — DELLA BOCCA DELL’OMO CH’È SEPOLTURA.

Usciranno gran romori dalle sepolture di quelli, che son finiti da cattiva e violenta morte.

VI. — DEL CIBO STATO ANIMATO.

Gran parte de’ corpi animati passerà pe’ corpi de gli altri animali, cioè le case disabitate passeran in pezzi per le case abitate, dando a quelle un utile, e portando con seco i sua danni: quest’è, cioè, la vita dell’omo si fa delle cose mangiate, le quali portan con se la parte dell’omo, ch’è morta.

VII. — DELLA VITA DELLI OMINI CHE OGNI ANNO SI MUTANO CARNE.

Li omini passeran morti per le sue proprie budelle.

VIII. — DELLA CRUDELTÀ DELL’OMO.

Vedrannosi animali sopra della terra, i quali sempre combatteranno infra loro e con danni grandissimi e, spesso, morte di ciascuna delle parti.

Questi non avran termine nelle lor malignità: per le fiere membra di questi verranno a terra gran parte delli alberi delle gran selve dell’universo; e poi ch’essi avranno pasciuto, il nutrimento de’ loro desideri sarà di dar morte e affanno e fatiche e guerre e furie a qualunque cosa animata. E per la loro smisurata superbia questi si vorranno levare inverso il cielo, ma la superchia gravezza delle lor membra gli porrà in basso. Nulla cosa resterà sopra la terra, o sotto la terra e l’acqua, che non sia perseguitata, remossa o guasta; e quella dell’un paese remossa nell’altro; e ’l corpo di questi si farà sepoltura e transito di tutti i già da lor morti corpi animati.

O mondo! come è che non t’apri a precipitarlo nell’alte fessure de’ tua gran baratri e spelonche, e non mostrare più al cielo sì crudele e spietato mostro?

IX. — DELLA LETTURA DE’ BUONI LIBRI.

Felici fien quelli che presteranno orecchi alle parole de’ morti: — leggere le bone opere, e osservarle.

X. — DE’ LIBRI CHE INSEGNANO PRECETTI.

I corpi sanz’anima ci daranno, con lor sentenzie, precetti utili al ben morire.

XI. — DELLA FAMA.

Le penne leveranno li omini, siccome gli uccelli, inverso il cielo: — cioè per le lettere, fatte da esse penne.

XII. — DELLE PELLI DELLI ANIMALI CHE TENGONO IL SENSO DEL TATTO, CHE V’È SU LE SCRITTURE.

Quanto più si parlerà colle pelli, vesti del sentimento, tanto più s’acquisterà sapienza.

XIII. — DELLA STORIA.

Le cose disunite s’uniranno, e riceveranno in sè tal virtù, che renderanno la persa memoria alli omini: — cioè i papiri che son fatti di peli disuniti, e tengono memoria delle cose e fatti delli omini.

XIV. — IN OGNI PUNTO DELLA TERRA SI PUÒ FARE DIVISIONE DE’ DUE EMISPERI.

Li omini tutti scambieranno emisperio immediate.

XV. — IN OGNI PUNTO È DIVISIONE DA ORIENTE A OCCIDENTE.

Moverannosi tutti li animali da oriente a occidente, e così da aquilone a meriggio scambievolmente, e così di converso.

XVI. — DEGLI EMISPERI, CHE SONO INFINITI E DA INFINITE LINEE SON DIVISI, IN MODO CHE SEMPRE CIASCUNO OMO N’HA UNA D’ESSE LINEE INFRA L’UN DE’ PIEDI E L’ALTRO.

Parleransi, e toccheransi, e abbracceransi li omini, stanti dall’uno all’altro emisperio, intenderansi i loro linguaggi.

XVII. — DELLE NUVOLE.

Gran parte del mare si fuggirà inverso il cielo e per molto tempo non farà ritorno: — cioè pe’ nuvoli.

XVIII. — LA NEVE CHE FIOCCA, CHE È ACQUA.

L’acqua caduta dai nuvoli, ancora in moto sopra le spiagge de’ monti, si fermerà per lungo spazio di tempo sanza fare alcun moto, e questo accaderà in molte e diverse provincie.

XIX. — LA PALLA DELLA NEVE ROTOLANDO SOPRA LA NEVE.

Molti fien quelli, che cresceran nelle lor ruine.

XX. — DELLE PIOGGIE, CHE FANNO CHE I FIUMI INTORBIDATI PORTAN VIA LE TERRE.

Verrà diverso il cielo chi trasmuterà gran parte dell’Africa, che si mostra a esso cielo inverso l’Europa, e quelle di Europa inverso l’Africa; e quelle delle provincie Scitiche si mescoleranno insieme con gran rivoluzione.

XXI. — QUESTO SONO LI FIUMI, CHE PORTANO LE TERRE DA LORO LEVATE DALLE MONTAGNE, E LE SCARICANO AI MARINI LITI; E DOVE ENTRA LA TERRA SI FUGGE IL MARE.

Le grandissime montagne, ancorachè sieno remote da’ marini liti, scacceranno il mare dal suo sito.

XXII. — DELL’ACQUA, CHE CORRE TORBIDA E MISTA CON TERRA, E DELLA POLVERE E NEBBIA MISTA COLL’ARIA, E DEL FOCO MISTO COL SUO [Sott.: elemento] E ALTRI CON CIASCUNO.

Vedrassi tutti li elementi insieme misti con gran rivoluzione, trascorrere ora inverso il centro del mondo, ora inverso il cielo, e quando dalle parti meridionali scorrere con furia inverso il freddo settentrione, qualche volta dall’oriente inverso l’occidente, e così da questo in quell’altro emisperio.

XXIII. — IL VENTO D’ORIENTE CHE SCORRERÀ IN PONENTE.

Vedrannosi le parti orientali discorrere nell’occidentali, e le meridionali in settentrione, avviluppandosi per l’universo con grande strepito e tremore o furore.

XXIV. — DELLA NOTTE CHE NON SI CONOSCE ALCUN COLORE.

Verrà a tanto che non si conoscerà differenza in fra’ colori, anzi si faran tutti di nera qualità.

XXV. — DEL FOCO.

Nascerà di piccolo principio chi si farà con prestezza grande; questo non stimerà alcuna creata cosa, anzi colla sua potenza quasi il tutto avrà in potenza di trasformare il suo essere in un altro.

XXVI. — LO SPECCHIO CAVO ACCENDE IL FOCO COL QUALE SI SCALDA IL FORNO, CHE HA IL FONDO, CHE STA SOTTO IL SUO CIELO.

I raggi solari accenderanno il foco in terra, col quale s’infocherà ciò ch’è sotto il cielo, e, ripercossi nel suo impedimento, ritorneranno in basso.

XXVII. — TRACCIA.

Restaci il moto, che separa il motore dal mobile.

XXVIII. — DEI PIANETI.

E molti terrestri e acquatici animali monteranno fra le stelle: — cioè pianeti.

XXIX. — DEL CONSIGLIO.

E colui che sarà più necessario a chi avrà bisogno di lui, sarà sconosciuto, cioè più sprezzato.

XXX. — DELLA PAURA DELLA POVERTÀ.

La cosa malvagia e spaventevole darà di sè tanto timore appresso a detti omini che come matti, credendo fuggirla, concorreranno con veloce moto alle sue smisurate forze.

XXXI. — DELLA BUGIA.

Tutte le cose, che nel verno fien nascoste sotto la neve, rimarranno scoperte e palesi nell’estate: — detta per la bugìa, che non può stare occulta.