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Frutti proibiti

Chapter 30: XXVIII. Bice a Riccardo.
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About This Book

The narrative centers on Riccardo Celesti, an elegant, introspective sentimentalist whose idle, art-filled household and languid habits frame a life of longing and self-examination. Told through intimate scenes and epistolary exchanges, the work traces his emotional attachments, the pangs of desire and refusal, and social interactions that expose both romantic idealism and gentle satire of affectation. Episodic portraits and reflective passages alternate to explore themes of memory, courtship, and the habits that sustain or thwart passionate feeling, producing a nuanced study of temperament rather than a conventional plot-driven tale.

XXVIII. Bice a Riccardo.

«Non vi offenderete di quello che vi scrivo; è un atto che voi aspettate certamente da gran tempo dal mio amor proprio.

«È inutile ingannarci; io ho compreso tutto; la mia stoltezza giovanile, il mio amore non possono farmi cieca più a lungo.

«Ditelo francamente: non mi amate.

«No, non mi amate. Non voglio indagare le cause del mutamento dell'animo vostro, nè se sia proprio un mutamento, mi basta potervi dire con sicurezza: — non mi amate. —

«Avrete compreso che cosa voglia dire per me questa sicurezza, e quale sia la causa che mi induce a scrivervi.

«Ho indovinato il vostro supplizio, — ho letto nel vostro cuore — voglio risparmiarvi una confessione difficile, incoraggiandovi a troncare un vincolo che a quest'ora deve parervi odioso.

«Voglio restituirvi il vostro affetto vagabondo, che s'era arrestato un istante sopra di me; togliervi all'incubo di una promessa che non potete mantenere e sulla quale io ho cessato di contare da un pezzo.

«Ho visto quanto vi sia grave quella convenienza che suggerisce le vostre visite, e vi voglio dirvi di risparmiarvi pure, se vi piace, la noia della nostra casa.

«Ho detto tutto a fratel Biagio; qualunque sia per essere la vostra determinazione, egli non se ne avrà a male.

«Non vi accuso di nulla. Lo avete detto: una legge fatale regola i moti del cuore. Ne abbiamo fatto esperienza; meglio oggi che più tardi.»