WeRead Powered by ReaderPub
Frutti proibiti cover

Frutti proibiti

Chapter 46: XLIV. Camilla a Riccardo.
Open in WeRead

About This Book

The narrative centers on Riccardo Celesti, an elegant, introspective sentimentalist whose idle, art-filled household and languid habits frame a life of longing and self-examination. Told through intimate scenes and epistolary exchanges, the work traces his emotional attachments, the pangs of desire and refusal, and social interactions that expose both romantic idealism and gentle satire of affectation. Episodic portraits and reflective passages alternate to explore themes of memory, courtship, and the habits that sustain or thwart passionate feeling, producing a nuanced study of temperament rather than a conventional plot-driven tale.

XLIV. Camilla a Riccardo.

«Vi credo, ho bisogno di credervi. Non parliamone più, sono una sconsigliata; ho l'anima piena di dolcezza, e non so più che cosa farneticare per amareggiarmi.

«Mio marito ci ha lasciato ieri, è ritornato costì ai suoi negozî. L'avete veduto? Egli è proprio ristabilito in salute; anche da questo lato i miei timori sono svaniti. Non voglio più pensare a nulla, tranne che ad amarvi.

«Domenica sarà un bel giorno per me. Ci hanno invitate a recarci ad una villa vicina alla nostra; vi si danzerà, vi si farà una di quelle feste autunnali che sono la delizia delle nostre campagne. La zia Angelica ha accettato l'invito per condurvi Bice; io mi sono schermita. Per poco il mio rifiuto non ha mandato a monte ogni cosa. Non si voleva lasciarmi sola. Figuratevi! Sono forse una bambina io? E poi la villa non è che a pochi passi dalla nostra... — Ho detto questo ed altro. E l'ho vinta. Bice e la zia Angelica andranno; io rimarrò.

«Quale piacere! sarò tutta sola, il fittaiuolo e la sua famiglia andranno di buon'ora a Laveno per la messa, si fermeranno probabilmente a santificare la festa alla bettola, e non ritorneranno che sull'imbrunire. Sarò libera tutto il giorno; non rimarrà meco che la figlia maggiore del fittaiuolo, una fanciulletta di quattordici anni, per prepararmi il desinare.

«Non potete credere come questo pensiero mi renda felice; ho già formato il mio disegno; mi leverò all'alba ed andrò a fare un mazzolino; poi beverò una ciotola di latte fresco, poi me ne andrò al padiglione, all'ombra, a rileggere le vostre ultime lettere... e poi...

«Direte che sono la gran pazzerella a intrattenervi di queste inezie. Ditelo pure. A me scrivendovi pare di parlarvi, d'esservi vicina, d'amarvi di più... Questo poi non è vero; amarvi di più, no, perchè non è possibile.»