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Frutti proibiti

Chapter 74: LXXII. Camilla a Riccardo.
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About This Book

The narrative centers on Riccardo Celesti, an elegant, introspective sentimentalist whose idle, art-filled household and languid habits frame a life of longing and self-examination. Told through intimate scenes and epistolary exchanges, the work traces his emotional attachments, the pangs of desire and refusal, and social interactions that expose both romantic idealism and gentle satire of affectation. Episodic portraits and reflective passages alternate to explore themes of memory, courtship, and the habits that sustain or thwart passionate feeling, producing a nuanced study of temperament rather than a conventional plot-driven tale.

LXXII. Camilla a Riccardo.

«Sei proprio tu che adoperi meco questo linguaggio? Oh se potessi leggere nel mio cuore straziato!

«E sia: ho dei torti verso di te; ho attribuito ad indifferenza ciò che fu opera di pietà e d'amore; ti ho calunniato, ti ho offeso; te ne domando perdono. Vorrai serbarmi rancore per un sospetto che una sola parola è bastata a dissipare?

«Io sono pure la sventurata donna! E dove troverò mai la pace che ho distrutto con le mie mani?

«Te pure, non è vero?... oh! sì, te pure, ne ho la certezza, travaglia questo spietato rimorso...

«Interrogo il cielo, e ricerco col pensiero il filo che ha guidato fino ad oggi la mia povera vita; quale abisso pauroso, quale inesplorato mistero! Io mi vedo gioco d'una fatalità che non ha ancora cessato di tener l'occhio sopra di me; il passato e l'avvenire mi sbigottiscono del pari. Due voragini si aprono al mio pensiero: l'una mi strazia col peso delle memorie, l'altra con le vaghe minaccie dell'ignoto.

«Di chi la colpa?... Mia, non lo dissimulo. Non cerco neppure di attenuarla ai miei occhi; io sono colpevole; colpevole senza scusa, colpevole d'un fallo che non merita pietà.

«No, quell'uomo generoso non doveva essere pagato da me col tradimento; nè da te, Riccardo.

«Se sapessi quali sogni spaventosi scendono alla notte sul mio guanciale, se ti potessi dire quante paure mi assalgono, quanti affannosi presentimenti mi conturbano! Io sono debole, io sono meschina; le tenebre pesano sul mio spirito, e il rimorso pesa sull'anima mia.

«Che mi rimane ora? Se il tuo amore mi venisse a mancare, sarebbe spenta la sola luce che brilli ancora nell'universo per me.

«Pietà, Riccardo, pietà d'una sciagurata che t'ama, che non sa, nè può vivere senza di te.»