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Ginevra, o, L'Orfana della Nunziata cover

Ginevra, o, L'Orfana della Nunziata

Chapter 61: LIV.
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About This Book

The narrative centers on an orphan raised in the Nunziata foundling hospice and uses her situation to examine charitable institutions in Naples. Drawing on the author's travels and direct encounters with hospitals and hospices, the text documents the daily hardships of abandoned children, the bureaucratic and clerical forces that compound neglect, and the modest consolations offered by devoted caregivers. Interwoven with social reportage are moral reflections on charity, civic responsibility, and the personal costs of denouncing institutional abuse, while the author urges greater compassion and practical reform for the vulnerable.

LIV.

Quella geografia non era una scarna noverazione di paesi e di città, ma era una descrizione, anzi una storia ordinata e sugosa della figurazione materiale di tutto il globo in generale, e delle varie contrade in particolare; una storia delle varie razze del genere umano, de' vari popoli di ciascuna di esse, delle varie trasmigrazioni, de' vari reggimenti e de' vari costumi di questi popoli nei vari tempi; di modo che, come per via di magico incantesimo, io mangiava, dormiva, parlava, passeggiava, viveva, in fine, con qual si fosse il popolo antico o moderno del quale leggeva la descrizione. Ora volavo alla corsa dietro un ignoto amante nelle più belle foreste americane, e poi gli spiravo nel seno, ed egli mi seppelliva alla bocca d'una spelonca, e poi in sull'aurora veniva sul mio sepolcro, e v'attendeva il sole genuflesso, e l'adorava, e ne invocava un raggio di luce che penetrasse insino alla mia salma gelata. Ora, colà in riva al Bosforo, fra i profumi e le gemme orientali, nuotavo con le spose di mio marito in più camere di marmo piene insino al mio seno d'acqua tepida e odorata; e contemplandomi tutta, e poi contemplando a parte a parte le mie ignude rivali, o inorgoglivo della mia bellezza o mi sdegnavo della loro, e sempre le odiavo quanto si può più odiare. Ora, nella petrosa Arabia, assisa su un cammello e tutta carica di gomme odorate, seguivo fra il mare del deserto il mio svelto e barbuto marito che guidava l'armento, e, fissi gli occhi in quel cielo trasparente, o ne noveravo quasi ad una ad una le innumerabili stelle, o contemplavo i misteri della luna, all'armonia celeste d'un mestissimo canto che il mio sposo le inviava; e quel canto era tanto più che umano, che solo poscia ne trovai la versione nei canti del Leopardi. Ora nell'India saltavo sul rogo acceso al mio spento marito, e n'abbracciavo la fredda spoglia, e più tosto che perdere la barbarica lode, m'incenerivo viva fra le fiamme. Ora appiedi del Caucaso mi strappavo spietatamente la destra mammella, e saltavo sul feroce destriero, e sguainata la spada, correvo i campi fulminando, e verginella osavo combattere gli uomini. Ed ora in Roma, non più verginella ma donna, al padre mio condannato a perire di fame, porgevo di cupa notte il mio seno lattante fra i cancelli del carcere, e lo nutrivo lungamente del mio latte, e il popolo, stupido prima dell'occulto e poscia del palese miracolo, mi concedeva la cara vita ch'io ne implorava.

Erano, io credo, cinquanta dì ch'io aveva quel libro fra le mani; e mai non me ne poteva distaccare. Lo lessi e rilessi e tornai a leggere non so quante volte; corsi non so quante volte il mondo antico e l'odierno; e quante più cose potetti, dedussi e figurai col mio pensiero dalle premesse di quel libro. Ma tutto è finito ed ha un termine nel mondo; ed anche il numero delle premesse contenute in quel libro e il numero delle conseguenze ch'io potetti ricavarne, fu finito ed ebbe un termine. Mi risolsi alla fine di renderlo a suora Geltrude; e persuasa, ch'io aveva piantato il piede sulla base dello scibile umano, e che qualunque altro libro io avessi letto non poteva altro essere che un corollario del già letto, lo rendetti un dì fra lieta e pensierosa a suora Geltrude, dicendole non so che (tanto ero astratta che non me ne rammento), dond'ella comprese, bench'io ignorassi allora i termini propri, o più tosto indovinò, ch'io m'attendeva e desiderava libri di storie e di viaggi. E ritogliendo il libro, e riaprendo e tirando fuori la cassetta del cassettone, e riponendo il libro nel voto onde fu tolto, benignamente sorridendo mi disse:

Tu non prenderai già altro libro che quello che per fortuna di sito seguita immediate a questo.

E togliendo due bei volumi quasi della forma medesima di quell'altro, porgendomeli mi disse:

Impara, o figliuola, che alla mente umana bisogna aggiugner piombo, non ali.

Ed accommiatandomi, si ritirò in quel suo gabinetto.