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Gli eretici d'Italia, vol. II cover

Gli eretici d'Italia, vol. II

Chapter 11: APPENDICE I.
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About This Book

This work examines the historical context of heresy in Italy, focusing on the influence of key figures and events during the early modern period. It discusses the role of Pope Paul III and his attempts at reform within the Catholic Church, highlighting the tensions between Protestantism and Catholicism. The text explores the political maneuvers of the papacy, the challenges posed by the Reformation, and the responses from various church leaders. It also reflects on the broader implications of these religious conflicts for Italian society and governance, emphasizing the need for reform and the complexities of ecclesiastical authority.

APPENDICE I.

La Fuga.

Lucio. O m'inganno, od ho le traveggole, o mi vien incontro il mio Probo, se pur non è l'ombra sua. Poichè so che fu trattato pessimamente in questi anni e da questi Caifa. Ma comunque sia, giacchè ha la faccia di Probo, per Probo il saluterò. Addio, o Probo.

Probo. Addio, caro Lucio. Ma dimmi, per Gesù; di che dubitavi al vedermi?

L. Temevo non so che; mi parevi e non parevi.

P. O che? Non ho la stessa cappa, la barba stessa, lo stesso volto?

L. Stesso affatto; ma deh quanto mutato! uscito di carcere, come sei lurido e magro.

P. Ma l'animo è uguale, neppur d'un briciolo cambiato, se non che la so più lunga.

L. È dunque madre di prudenza la pazienza del soffrire.

P. Tu stesso dal mio pericolo sarai scaltrito, se hai tempo d'udire come son riuscito a svignarmela.

L. O dimmelo, per quanto ben mi vuoi. Tornato da di fuori, intesi che tu per mezzo d'incanti rompesti i ceppi e fuggisti, il che non ti so dire quanto piacere mi recasse.... L'animo mi presagisce qualcosa d'insolito e degna di Probo.

P. Come fui preso il sai.

L. Pur troppo il so; e che Satana, come altre volte, ora istiga i satelliti suoi contro i servi di Cristo per estinguer la verità.

P. Così è; ma vincerà la verità. Dopo avermi menato per varie prigioni, non parendo mai abbastanza in sicuro, mi chiuser in una più difesa del Carcere Tulliano. Sta di mezzo fra il tinello e due altre camere, ove dormono in una il capo, nell'altra i guardiani. Qua a tarda notte per lunghi corridoj mi conducono, e mi serrano i piedi con ceppi di legno di grossezza enorme. Allora essi a domandare, cercare, consultare, che far di me; io con gemiti e suppliche pregar Dio assiduamente che, se alla gloria sua giovasse, mi togliesse dalle mani degli empj. Fattolo parecchi giorni, Gesù Cristo mi assistette e m'aperse la via, che subito senza timore io pigliai.

L. Qui non vedo entrarvi arti magiche, seppur Cristo è avverso ai prestigi.

P. Udrai. Ero in custodia d'un giovane. Cominciai a pregarlo che mi liberasse dal ceppo un de' piedi; bastava bene che fossi attaccato per l'altro: io non sono un Briareo dalle centomani, nè Dedalo da potere o portar via un tanto peso, o fendere l'aria. Egli, che non era d'indole cattiva, si lasciò persuadere, e mi sciolse un piede.

L. O che, speravi forse con un sol piede smuovere quel peso?

P. Non ci siamo ancora. Così passa uno, passa un altro giorno, e io m'accingo all'altra parte. Avevo indosso la camicia di lino, e direi meglio di limo. Cavatala, ne riempii la calza del piede libero, sicchè pareva una gamba vera, e v'aggiustai la sua scarpa. Occorreva qualcosa di sodo perchè la gamba s'irrigidisse: ed io a strologare, finchè vedo una canna sotto alcuni sedili. Stesa la mano quanto potei, giacchè stavo sull'ammattonato, la presi e l'introdussi a modo nella finta gamba: poi tirata la vera sotto la cappa, e sostituita quella, cominciai a provare se m'avvenisse secondo il desiderio.

L. E che non succede se Dio lo voglia?

P. Ben la pensi: perocchè Paolo dice: Chi resiste alla volontà di lui?

L. Ma ancor non comprendo a che mirassi.

P. Or lo saprai. Al domani sulle venti ore torna a me quel giovane, e mi domanda come va. — Non malaccio, rispondo, se tu mi permettessi di cambiar la gamba serrata con quest'altra, e riposarla a vicenda. Egli assente.

L. Oh bella! davvero me la godo. Ma poi, chiuse le tante porte, con tante guardie, per lunghi e ignoti corridoj, come cavartela?

P. O Lucio, le vie di Dio son molte. Non dicevi or ora che nulla succede che Dio non voglia? S'abbuja. Recasi la cena. Io, benchè fra speranza e timore, per non dar sospetto mangiucchiai. Si va a dormire. Resto solo. In prima da una porta all'altra vado a taciti passi, m'accosto, mi fermo, tengo il fiato, tendo l'orecchio per udire se dormissero, se alcuno parlasse o si movesse. Come accertai che tutto era queto, levo la gamba finta, rimetto la camicia, e m'accingo a partire, ma prima imploro il Signore brevemente.

L. Da buon cristiano. Poichè il Signore in san Matteo avvertì a non pregar lungo, e il dottor delle genti esecrò la βαττολογιαν. Hai fatto un voto, come si suole ne' pericoli?

P. Certo sì, e il maggiore e più santo de' voti.

L. Forse di religione.

P. Di che religione parli?

L. O non sai che ve n'ha di Francescani, Domenicani, Benedettini, e di seicento altre religioni?

P. Paolo m'insegnò che Cristo non è diviso, e i Cristiani non sono battezzati nel nome d'alcun uomo. Cristo medesimo avea predetto che ogni regno diviso perirebbe.

L. O festi voto di visitar San Giacomo di Compostella o la Madonna di Loreto, dove son appesi tanti voti di condannati?

P. Cristo vietò di cercar lui fuor di sè, giacchè egli è dapertutto principalmente nel petto dell'uomo, che Paolo chiama tempio di Dio.

L. Ma molti stimano sommo il pellegrinaggio di Terrasanta, e il papa non ne dispensa facilmente. Poichè quella terra fu tocca coi piedi proprii di Cristo.

P. Vero; ma egli per bocca del profeta dice: Il cielo è mia sede; la terra è sgabello de' piedi miei. Nè vedo che vi tornino migliori quei che vengono di là. Cielo non animo muta chi trapassa il mare, disse il poeta.

L. Se non fu di castità, non so qual altro voto potessi fare.

P. Sebben non l'ignori, pure giacchè il vuoi, ti rispondo che la castità può l'uomo prometterla, ma Dio solo mantenerla. Ed è temerità e follia prometter quello che non si può attenere. Ed anche nel matrimonio può la castità serbarsi, ove si serbì la fede e l'integrità maritale.

L. Insomma che voto fu il tuo?

P. Votai me e le cose mie a Cristo Gesù liberator nostro, pregandolo d'or innanzi non mi lasciasse trascinar dalle mie passioni, ma col suo spirito mi traesse a sè; e come il vasajo della creta, così egli di me usasse alla gloria sua.

L. O voto veramente cristiano, che tutti femmo nel mistico lavacro e pochi manteniamo, offrendo invece a Dio quei voti che pendono alle pareti...

P. Dall'orazione sorgo leggero; cerco a sinistra il tinello, e qui un primo lampo mi balenò, poichè la porta che strideva sui cardini s'aperse così silenziosamente come se fosse immota.

L. E non avesti tampoco bisogno di chiave?

P. No: era chiusa solo col paletto di dentro. Esco adunque; pel salotto vo tentone, finchè per un'altra porta m'imbattei nella scala; discendo, e trovo la porta chiusa con saldissimo chiavaccio.

L. In somma tenevi il lupo per l'orecchie.

P. Sì, se Cristo non mi avesse ajutato. Risalgo la scala, e nel montare mi s'offre una finestra, la cui altezza argomentai dai gradini, poichè la notte era così buja, che non potevo veder il piano del cortile: da questo alla finestra non v'avea più di diciotto piedi, onde risolto d'avventurarmi, prima gettai la cappa perchè mi riparasse, poi io dietro.

L. E nulla t'accadde nel salto?

P. Nulla, per Dio grazia. Subito vo dritto alla porta di mezzo, se mai fosse chiusa solo a stanga di dentro, come si suole: ma invece vi era e catenaccio e chiave. Allora giro per l'orto e tento i muri, ma invano. Già avevo perduto un'ora, e stanco e più morto che vivo, non cercavo più di camparmi ma d'uscir di vita. E perchè sorridi?

L. Perchè me lo narri dopo uscito dal pericolo. Poi mi sovvien quel motto «Il lupo intorno alla fonte gira». E a te pure non giova ricordar cose tali. Ma io vorrei che ciò sapesser questi saducei, a gloria di Dio e loro ignominia.

P. Sì, se si convertissero: ma il fuoco non s'estingue con legna e con olio, anzi s'attizza.

L. S'ha dunque a lasciarli?

P. Lo credo, finchè il Signore li stermini col fiato della sua bocca. Perocchè è vicino il tempo che chi nuoce nuoccia di più, chi è lordo e più s'imbratti, chi è giusto divenga più giusto e santo. Nè il padre celeste lascerà che noi siamo tentati al di là di quel che possiamo.

L. Ma mi struggo d'udire con che mezzi superasti la cresta del muro, giacchè non potevi di meno: cioè ascender quanto eri disceso dalla finestra.

P. Quali mezzi se non i divini? Con nessun altro potevo levarmi in alto.

L. Forse apristi qualche porticina col favor di Dio?

P. Neppur ciò. Mentre fra queste difficoltà mi disperavo, sorse una stella d'insolita luce, talchè dava ombra a guisa della luna. E perchè non la credessi la stella di venere, la notte non era a mezzo corso; poichè quando m'assisi sulla cresta del muro sonò la settima ora, ed era d'inverno. Di quella stella non so se presi più allegrezza o spavento. Certo col suo lume mi scopriva, se mai alcun custode guardasse. Ma dormivano la grossa, ed io vigilando alla mia salute, credetti dover profittare del lume celeste. Adunque tornai a esaminar il muro quant'era lungo, finchè all'angolo m'accôrsi era unito a un altro roso dal tempo e rotto, talchè potevo co' piedi e colle mani arrampicarmi. Cominciai dunque a salire, ma appena alzato di terra, il sasso a cui m'appigliavo cascò meco con gran fracasso.

L. E non ti fiaccasti nessun membro?

P. Nessuno, o Lucio, e mi sedetti come in morbido letto. Ben mi balzavano tutte le viscere, parendomi veder gente accorrer allo strepito, mentre invece nessun si mosse. Stetti alcun tempo a orecchi e occhi tesi, e come non vidi nessuno avvicinarsi, con maggiore sforzo m'arrampico, e finalmente accavalcio il muro. Poi pian piano scivolo dall'altra parte, e coll'ajuto di Dio mi ricovero alla casa di Filosseno Nuceo, uom dotto e pio quanto sai, e benevolo a me e a tutti i buoni. Son questi gli incanti con che mi salvai, ossia Cristo mi salvò.

L. Non vedo in che questa tua liberazione differisca da quella di Pietro apostolo. Giacchè anche per te pregavamo quanti adoriam Cristo; e te lo spirito di Dio eccitò, quando neppur sognavi di fuggire. Ma una tal liberazione nessun mai ha udita. E chi dubiterà che quella luce non fosse lo splendor dell'angelo?..... ecc.