ATTO SECONDO.
E sì distretto m'ave in suo disire
Lo core mio, che dallo suo pensare
Un'ora solo io nol porria partire,
Dante da Maiano.
SCENA I.
Sala interna di Damiata. Spunta il giorno.
GUALFREDI al lume di una lampada legge una nota di proscritti.
- E voi morrete, — Tedici, Lazzarri,
- Rossi: già foste amici, or troppo grandi
- Siete: — io non v'odio... ma perchè importuni
- Ove a posare ho il piè poneste il capo?
- Voi perirete. — Lemmo Cancellieri!
- Il figlio di mio padre! Il mio fratello![8]
- Uno stesso alvo!... un sangue stesso!... il nome!
- Di mie vigilie o lampada compagna,
- Vinta del sole al mattutino raggio,
- Sembri la Vita;... scintilla di eterno
- Lume... di vile umor figlia, che splende
- Nell'ombre: — sembri il tempo, che misura
- I pianti lunghi, il breve gaudio, e scava
- Le fosse. — O tempo, o vita, e che mai siete?
- D'immota eternità mobili figli,
- Tenebra di sepolcro, ombra di morte. —
- Ma ed io sarò un eterno? Qui di forma
- Muta tutto e non muore. E il mio giudicio?..,
- La mano tinta di fraterno sangue
- Arderà nell'Inferno... io fratricida...
- No, — non sarò.[9] Fratello, vivi, e quando
- Ne dovessi esser morto, e a vituperio
- Per le vie tratto, e alfin gittato ai fossi, —
- Vivi: — ciò tu non sai, ma io ne son lieto.
- Dunque vero è che un oprar bello, ov'altro
- Manchi conforto, alto a se stesso è premio?
- Ma io non posso esser giusto, — non posso.
- Nello... Guido!
SCENA II.
NELLO, GUIDO, e detto.
- Nello
- Messere.
- Gualfredi
- Il figliuol mio?
- Nello
- Non giunse ancora alle paterne case.
- Gualfredi
- Vagare innanzi dì per la foresta
- Forse disio prendevalo?
- Nello
- Messere,
- Noi l'aspettammo tutta notte indarno.
- Gualfredi
- Che!... gran Dio! Certo un qualche grave malo
- Lo incolse... in qualche perigliosa impresa
- Si cacciò male ardito... ahi! forse ei cadde.
- Tu perchè pria non mel dicevi? O figlio,
- Per darti stato a fiero passo io metto
- L'alma e la vita mie, e tal sì acerbo
- Tu mi rimerti? — Seguimi.
- Nello
- Pensate.
- Ch'ora sia questa a uscir soli: — il nemico
- Però non dorme, e il capo vostro ha messo
- A prezzo.
- Gualfredi
- Vieni... ch'ove tremi un padre
- Pei dì del figlio, non paventa morte...
- E già mi è troppo questa vita grave,
- Che vedovato strascinar la possa
- Del figlio mio....
SCENA III.
GERI, MANENTE, e detti.
- Geri
- Vosco sta il figlio...
- Gualfredi
- Oh vista!...
- Tu se' ferito... ell'è mortal la piaga?...
- Chi t'offendeva?... Guido, il ferro mio...
- Tu corri... va per mastro Dino, Nello...
- Parla in nome di Dio; chi ti trafisse?
- Nello, ma Nello, la mia spada dammi?
- Geri
- Rimanti, — lieve è questa piaga; — Dino
- Videla, un tal suo farmaco vi appose.
- Sì che ormai n'è la doglia al tutto spenta.
- Gualfredi
- Ma il feritore... il feritor?...
- Geri
- Lo taccio...
- Gualfredi
- Svelalo...
- Geri
- Padre!...
- Gualfredi
- Se il mio amor t'è caro,
- Se grave t'è lo sdegno mio, lo svela.
- Geri
- Quanta angoscia di pianto e di vendetta
- È per uscirne...
- Gualfredi
- Non ti calga,... il noma.
- Geri
- Egli consorte è nostro...
- Gualfredi
- È Lemmo?
- Geri
- È Dore...
- Gualfredi
- Schiatta iniqua!... vil serpe!... io calpestarti
- Potea... nol volli... Maladetto l'uomo.
- Che vede il serpe e nol calpesta. — Oh spenti
- Siate voi tutti, ribaldi![10] ricada
- Il vostro sangue su la vostra testa...
- Sali il mio buon destriere, o Nello... sprona
- Al mio castello; — trova Uberto; — digli
- Che mova tosto, — che tra sesta e nona
- Con le masnade armate io qui lo aspetto...
- Parti, — vola. — E non se' partito ancora? —
- Ora tu dimmi, il fiero caso come
- Accadeva?
- Geri
- Poichè disio vi prende
- Saper la triste istoria, e a vendicarvi
- Siete parato, — io ben volenteroso
- La vi dirò. — Con nera opra il codardo,
- Ordita in grembo della notte, d'onta
- Volea coprirci tal, che da qui innanzi
- Senza arrossire non osasse il volto
- Alzare un Bianco;... un redivivo... eterno
- Portare obbrobrio... una infamia infinita
- In casa di Gualfredo Cancellieri...
- Gualfredi
- Onta a Gualfredo!
- Geri
- E svellerti dal seno
- Paterno il capo diletto di Bianca...
- Spietato!...
- Gualfredi
- A forza?...
- Geri
- Oh! femminil talento
- Fievole è cosa, e più che d'ira, degno
- di pietà...
- Gualfredi
- Dunque consentia colei?...
- Geri
- Dai ribaldi travolta, con parole
- Dolci di pace vinta, ir si lasciava
- Semplicetta alle frodi...
- Gualfredi
- E tu?
- Geri
- Li colsi
- Al varco, — ruppi il nequitoso fatto. —
- Di lieve piaga ebbi la mano offesa.
- Ma di profonda il core.
- Gualfredi
- O scellerata
- Figlia! Oh disdoro della casa mia!
- L'ora tua estrema è suonata... la gente
- Dirà a un punto il tuo fallo e la tua pena;
- E che Gualfredo tra il delitto pose
- E la tua morte quel tempo che vuolsi
- A trarre un ferro, e a trapassare un cuore.
SCENA IV.
Un Servo, e detti.
- Servo
- Messere, un uom,
- Gualfredi
- Che vuole?
- Servo
- A grande istanza
- Favellarvi...
- Gualfredi
- Che rieda a vespro.
- Servo
- Ei disse,
- La sua bisogna oltre ogni pensier grave
- Non dare indugio, e dove or non lo udite,
- Ei mai più tornerà.
- Gualfredi
- Lo conoscesti?
- Servo
- Io nol conobbi: a grande studio il volto
- Col mantel cela.
- Gualfredi
- Or chi fie questo? — venga.
SCENA V.
DORE, e detti.
- Dore
- Se Dore Cancellieri...
- Gualfredi
- Iniquo! muori...
- Dore
- Partecipate il retaggio dell'empio:
- Un innocente trucidate.
- Gualfredi
- Il tuo
- Ferro scaldossi per entro le vene
- Del figlio mio, e se' innocente?
- Dore
- Sono:
- Alla morte di Dio, lo giuro. — Questo[11]
- Mi svelava il misfatto: e per comando
- Del padre, solo, senza compagnia,
- Con la coscienza che sol mi francheggia
- «Sotto l'usbergo del sentirsi pura»
- Venni a mercè d'involontario fallo. —
- Assalito per l'ombra... a tradimento...
- Geri
- Certo, assalire io ti dovea per l'ombra,
- Però che figlie di tenebra sono
- Le opre tue bieche... In grembo della notte
- Ogni codardo rapace l'artiglio
- Dispiega; e tal ti argomentavi Bianca
- Menarne, e farci infami...
- Dore
- Ove non foste
- Voi mio consorte, e me solo offendeste,
- Altra risposta io vi daria che motti.
- Ma voi sozzate il vase del Signore,
- Sfrondate il giglio di Pistoia, quind'io
- Favellerò di queto: e posto ancora
- (Guardimi il ciel!) ch'io proponessi cosa
- Di lei non degna, avriami ascoltato ella?
- Bianca! — creatura che si piacque Dio
- Formar perfetta, onde di lui memoria
- Rimanesse quaggiù. L'amo, ma di alto.
- Di magnanimo amore io l'amo; — e dove
- Il ciel compagna la mi desse, ah! suora,
- Sposa, madre, per me tutto sarebbe;
- L'adorerei sì come cosa sacra,
- Nè direi più che questa vita è un pianto,
- Una scuola di angosce; ma una via
- Sparsa di fior che tra il diletto mena
- Alle gioie immortali.
- Geri
- Oh! pria di morte
- Sposa che tua sarà...
- Dore
- Geri, mi odiate,
- Il so; — pur io non vi offendeva mai.
- Membrate un fatto o un detto che in ingiuria
- Vostra da me movesse; — A correr giostra
- Certo talora, od a ferir torneo
- Vi soverchiava; — ed io per me non veggio,
- Oltre quest'una, altra cagion dell'odio
- Vostro atroce: — se ciò fosse, — sventura
- Al dì che appresi a trattare asta e spada!
- Sventura al dì che ferir l'uomo io seppi
- Con ferita immortal... con la vittoria!...
- Geri
- Tu te ne menti: e quando mai vincesti
- Geri tu?...
- Dore
- Mento io? — Queste labbia ignote
- Sono a menzogna, perocchè una sede
- Eterna ha su le tue. — Sul ver ti punsi;
- Ma se di un Cancellier figlio tu sei,
- Rammenta i giorni andati, e su la polve
- Pensa di quelli cui perpetua impresa
- Fu nella vita, ed ultimo sospiro
- Nella morte l'Italia, e tu pur anco
- Prode sarai; — e nel dì della battaglia
- Vedrai l'ombre paterne confortarti; —
- Udrai la voce che raddoppia il core,
- L'alito sentirai della vittoria. —
- Ma per invidia non si sale in fama. —
- Dagli stellati seggi nello abisso
- Giacque della tenebra chi astiando
- Avverso mosse al suo Fattore: — or l'astio
- Con Satano accomuna; un giorno ancora
- Avrai pena comune...
- Geri
- Ormai più modo
- Non ha lo sdegno: — t'accomanda a Dio,
- Ch'or sei morto...
- Dore
- Al ferire un uom senz'arme
- Ti riconosco...
- Gualfredi
- Vivaddio, t'arresta![12]
- Hai morto il senno? — Queste mura senza
- Periglio a voi non sono: — andate, — e dite
- Al padre che di pace e di perdono
- Parole omai correr tra noi non ponno; — Che
- non più di una terra il fosso stesso
- Può rinserrarci, e nudrirne di un cielo
- Medesmo l'aere; — che di noi due, l'uno
- Da qui innanzi dee piangere, ed il giorno
- Maledire in ch'ei nacque. — Uno sterminio,
- Ditegli, in breve, una guerra di morte
- Io moverogli contra, ond'ei si guardi
- S'egli è vero che il dritto esalta Iddio.
- Geri
- Non fie lieve così lo tuo commiato
- Da queste case. —[13] Altra ben'io di vostra
- Morte, tra breve, da costoro ordita,
- Trarrò vendetta. — Tu sappi per sangue,
- Per parole non già, piaga sanarsi;
- E l'anima tua... indegna che per questo
- Mio pugnale sia sciolta. — A te, Manente,
- Sotto pena di cor lo affido.
- Dore
- Forza
- Mi fate voi? ben mi aspettava a questo. —
- Gualfredo, e il consentite? — Intendo or come
- Più che crudo esser frale è maggior danno; —
- Ma e bene intendo qual pena, e qual merta
- Pietà. — Gualfredo, per qualunque evento
- In vostra casa possa incormi, — io prego,
- Che conto un dì non vi domandi Dio...
- Io vi perdono... or lo sdegnate? — Un giorno
- Questa parola, più che prece e pianto,
- Misericordia impetrerà...
- Manente
- Nè chierco
- Mai sermonò così soave, o frate.
- Venite al premio...
- Dore
- La trascorsa notte,
- S'io mal non veggo, ti salvai la vita?
- Manente
- Oh! tristo me, ch'io son di mente lassa; —
- E questo antico è sì, che omai non merta
- Membrarlo.
SCENA VI.
BIANCA e detti.
- Bianca
- Empio, che fai! — lo meni a morte?.
- Non dà la terra a nudricarti il frutto?
- Non il liquore a dissetarti? — Il sangue
- Perchè e le membra dell'uomo desii?
- Oh! se dischiusi nuovamente i cieli
- Piovessero l'oceano della morte,
- E lo spirto di Dio fosse su l'acque
- Gridando: — Il giusto è salvo; si vedria
- L'arca pei mari di virtude in terra
- Segno, e di pietà in cielo, — o spenti tutti?
- Manente
- L'arco baleno è un patto a più colori
- Che mi toglie il sospetto.
- Bianca
- O padre mio,
- Son queste le promesse, i giuri questi.
- Che al letto della morte, ove la estrema
- Ora vivea la madre mia, faceste?
- Desioso di Dio, pur su la soglia
- Della vita fermavala un pensiere
- Di angoscia; a voi si volse, ed al perdono...
- Vi confortò del sangue vostro... e: Vedi,
- Disse, Siam polve,... la mercè di Dio
- Non fie a lui che visse odiando in terra...
- Voi piangevate, chè la pieta il varco
- Avea tolto alla voce; allora un lampo
- Vestì di gioia il volto alla beata,
- Compose il capo alla quïete eterna,
- E scosse l'ale al sempiterno riso...
- I labbri intanto della morta spoglia
- Parea pur sempre dicessero: — pace. —
- Spirto beato, dai stellati seggi
- Ove sei santo, a questa terra un guardo
- Volgi, e vedrai di quale amore il sangue
- Si ami dei Cancellieri; — e qual conceda
- Pace e perdono il tuo consorte. — Padre...
- Pensate che possa giurare invano
- L'uomo ai suoi morti?
- Geri
- Or chi fie mai che nieghi
- Mastro gentile ai bei concetti amore!
- Bianca
- Amore?
- Geri
- Sì, — forse non ama il nostro
- Nemico Bianca?
- Bianca
- Io... del Signor l'amico
- Amo; — inimico a nullo, io Dore amo;
- Nè tale è questo amor che voglia starsi
- Celato, — e al padre, e a te non pur, ma al mondo
- Io vorrei dire l'amo. — Oh a quello amore
- Guai! che di farsi manifesto adonta,
- O già fatto è delitto, o se ne appressa.
- Gualfredi
- E lieti giorni e avventurosi Bianca
- Stimi trarre con Dore?
- Bianca
- Avventurosi! —
- E chi lieto è quaggiù? — Non è ella prova
- Di pianto questa vita?
- Gualfredi
- E qual conforto
- Or ti fie dunque averlo a sposo?
- Bianca
- Un fuoco
- Che nudrono le vergini in onore
- Di Nostra Donna è l'amor mio, — modesto
- Sì, ma immortale: — la ragion non vince,
- Eppur sento che dove a sposo Dore
- Dio mi consenta, io gli dovrò tai grazie,
- Quali di suo più grande beneficio...
- Ma poichè la ventura a tal ne mena,
- Ecco prostesa in voi m'affido io tutta.
- Proferite giudicio: od all'amplesso
- Tornate il fratel vostro, e fie suggello
- Il mio nodo di pace; o consentite
- Ch'io al Ciel mi renda. Oh! non già lieve questo
- Sarammi; — ma un pensiero mi conforta:
- Più che sovra i felici il guardo intende
- Sovra gli afflitti Dio.
- Gualfredi
- Sorgi... la mano.
- Che stringere desii di sangue è tinta, —
- Sangue del fratel tuo. —
- Bianca
- Sangue!... chi il dice?
- Ella è innocente...
- Dore
- Io questa mano, il giorno
- Delle vendette, francamente a Dio
- Per supplicarlo innalzerò; nè traccia
- Perenne è questa, perocchè non grido
- Di colpa, ma consiglio di natura
- Scorse la mano;... e la natura è figlia...
- Di Dio.... Mi striscia su le carni un ferro, —
- Percuoto nella tenebra... Per quanto
- È più nel cielo e in terra sacro, il giuro, —
- Sono innocente.
- Bianca
- Cancelliero, il giuro
- È mala prova d'innocenza: — il fallo
- Al par lo adopra, e più. — Ben ti credo io,
- Ma sposa — finchè il mondo non conosca
- Te non essere un tristo — ch'io ti sia,
- Impossibile è cosa.
- Dore
- In questi luoghi
- Volea tenerne il cugin nostro — a forza:
- Or volontario rimarrommi; e a voi,
- Gualfredo, il carco di chiarir se Dore
- Un fellon sia concedo; — e dove tale
- Non vi appaia, se voce di consorte
- Puote in voi nulla, — priegovi — torniamo
- Amici, deponiam l'ire fraterne
- E le contese, onde la gente dica:
- Ben serba il Cancelliero alma sdegnosa,
- Ma volentier perdona....
- Gualfredi
- Benedetta
- La pace che da lungo invan sospiro! —
- Figli... figli... Or deh, Bianca, alle tue stanze
- Riedi; — voi, Dore, nelle mie vi state: —
- Dei vostri padri è questa casa, — e vostra;
- Ogni timor quindi sbandite. — In breve
- Tornerò a voi. — Sappiate intanto ch'ove
- Pieni non sieno i desir vostri, certo
- Non fie per me che voi non siate lieti.
- Bianca
- Parmi, o benigno il ciel s'inchina?
- Dore
- Il voglia
- Iddio, ma non mi affido: — ad ogni evento
- Amami.
- Bianca
- In cielo, dopo Dio, te primo. —
- Dore
- Bastami. — Or va, ch'io son parato a tutto.
SCENA VII.
GUALFREDI, GERI.
- Gualfredi
- Non periranno i Cancellieri.[14] — Figlio;
- Molte io fin qui sopportai cose in vostro
- Danno e mio da voi fatte, e pur di nulla
- Tanto mi dolgo quanto di questa una
- Che oggi faceste in mia presenza. — Or giovi
- Membrarvi, — Dore qui securo starsi
- Con la tutela del mio nome, — solo
- Esserne signore io; — e da qui innanzi
- Senza periglio non poter voi a scherno
- Torre la santa autorità paterna... —
- L'evento della notte...
- Geri
- Udite cosa
- Che ultima vo' che in questo sia. — Gualfredo,
- Poichè al mio detto non fidate, e in dubbio
- Ponete la mia fe', non dirò verbo
- In difesa... io disdegno...
- Gualfredi
- Oh! mal conviensi
- Disdegno in ciò, — ma si vorria ben onta
- Pria di mal fare. — Or vel ripeto, — sono
- Signor supremo io qui. — Voi fate senno
- Di mie parole, e pensate allo stato
- Cui, se ben veggo, non vi chiama il cielo.
SCENA VIII.
GERI.
- Nè a virtù tutto, — nè a delitto tutto: —
- Tra il Caino e l'Abele... A me è conteso
- Spegnerti o Padre: ora mi chiama il fato
- Tuo mal grado a ferire, e strascinarti
- Per una via di sangue al mio disegno.