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I Bianchi e i Neri: Dramma cover

I Bianchi e i Neri: Dramma

Chapter 10: ATTO SECONDO.
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About This Book

The drama reconstructs factional conflict in medieval Pistoia, following how an interpersonal insult escalates into revenge, mutilation, and a cycle of bloodshed between rival noble families and their adherents. Characters include members of leading households, brigands, and clergy, and the action moves from private vendetta to public violence: ambushes, arson, killings, and political alignments that fracture the city. A mix of historical commentary and staged scenes traces causes and consequences, depicting how personal grievances become communal warfare and how honor, cruelty, and vengeance reshape social order.

SCENA I.

Sala interna di Damiata. Spunta il giorno.

GUALFREDI al lume di una lampada legge una nota di proscritti.

E voi morrete, — Tedici, Lazzarri,
Rossi: già foste amici, or troppo grandi
Siete: — io non v'odio... ma perchè importuni
Ove a posare ho il piè poneste il capo?
Voi perirete. — Lemmo Cancellieri!
Il figlio di mio padre! Il mio fratello![8]
Uno stesso alvo!... un sangue stesso!... il nome!
Di mie vigilie o lampada compagna,
Vinta del sole al mattutino raggio,
Sembri la Vita;... scintilla di eterno
Lume... di vile umor figlia, che splende
Nell'ombre: — sembri il tempo, che misura
I pianti lunghi, il breve gaudio, e scava
Le fosse. — O tempo, o vita, e che mai siete?
D'immota eternità mobili figli,
Tenebra di sepolcro, ombra di morte. —
Ma ed io sarò un eterno? Qui di forma
Muta tutto e non muore. E il mio giudicio?..,
La mano tinta di fraterno sangue
Arderà nell'Inferno... io fratricida...
No, — non sarò.[9] Fratello, vivi, e quando
Ne dovessi esser morto, e a vituperio
Per le vie tratto, e alfin gittato ai fossi, —
Vivi: — ciò tu non sai, ma io ne son lieto.
Dunque vero è che un oprar bello, ov'altro
Manchi conforto, alto a se stesso è premio?
Ma io non posso esser giusto, — non posso.
Nello... Guido!

SCENA II.

NELLO, GUIDO, e detto.

Nello
Messere.
Gualfredi
Il figliuol mio?
Nello
Non giunse ancora alle paterne case.
Gualfredi
Vagare innanzi dì per la foresta
Forse disio prendevalo?
Nello
Messere,
Noi l'aspettammo tutta notte indarno.
Gualfredi
Che!... gran Dio! Certo un qualche grave malo
Lo incolse... in qualche perigliosa impresa
Si cacciò male ardito... ahi! forse ei cadde.
Tu perchè pria non mel dicevi? O figlio,
Per darti stato a fiero passo io metto
L'alma e la vita mie, e tal sì acerbo
Tu mi rimerti? — Seguimi.
Nello
Pensate.
Ch'ora sia questa a uscir soli: — il nemico
Però non dorme, e il capo vostro ha messo
A prezzo.
Gualfredi
Vieni... ch'ove tremi un padre
Pei dì del figlio, non paventa morte...
E già mi è troppo questa vita grave,
Che vedovato strascinar la possa
Del figlio mio....

SCENA III.

GERI, MANENTE, e detti.

Geri
Vosco sta il figlio...
Gualfredi
Oh vista!...
Tu se' ferito... ell'è mortal la piaga?...
Chi t'offendeva?... Guido, il ferro mio...
Tu corri... va per mastro Dino, Nello...
Parla in nome di Dio; chi ti trafisse?
Nello, ma Nello, la mia spada dammi?
Geri
Rimanti, — lieve è questa piaga; — Dino
Videla, un tal suo farmaco vi appose.
Sì che ormai n'è la doglia al tutto spenta.
Gualfredi
Ma il feritore... il feritor?...
Geri
Lo taccio...
Gualfredi
Svelalo...
Geri
Padre!...
Gualfredi
Se il mio amor t'è caro,
Se grave t'è lo sdegno mio, lo svela.
Geri
Quanta angoscia di pianto e di vendetta
È per uscirne...
Gualfredi
Non ti calga,... il noma.
Geri
Egli consorte è nostro...
Gualfredi
È Lemmo?
Geri
È Dore...
Gualfredi
Schiatta iniqua!... vil serpe!... io calpestarti
Potea... nol volli... Maladetto l'uomo.
Che vede il serpe e nol calpesta. — Oh spenti
Siate voi tutti, ribaldi![10] ricada
Il vostro sangue su la vostra testa...
Sali il mio buon destriere, o Nello... sprona
Al mio castello; — trova Uberto; — digli
Che mova tosto, — che tra sesta e nona
Con le masnade armate io qui lo aspetto...
Parti, — vola. — E non se' partito ancora? —
Ora tu dimmi, il fiero caso come
Accadeva?
Geri
Poichè disio vi prende
Saper la triste istoria, e a vendicarvi
Siete parato, — io ben volenteroso
La vi dirò. — Con nera opra il codardo,
Ordita in grembo della notte, d'onta
Volea coprirci tal, che da qui innanzi
Senza arrossire non osasse il volto
Alzare un Bianco;... un redivivo... eterno
Portare obbrobrio... una infamia infinita
In casa di Gualfredo Cancellieri...
Gualfredi
Onta a Gualfredo!
Geri
E svellerti dal seno
Paterno il capo diletto di Bianca...
Spietato!...
Gualfredi
A forza?...
Geri
Oh! femminil talento
Fievole è cosa, e più che d'ira, degno
di pietà...
Gualfredi
Dunque consentia colei?...
Geri
Dai ribaldi travolta, con parole
Dolci di pace vinta, ir si lasciava
Semplicetta alle frodi...
Gualfredi
E tu?
Geri
Li colsi
Al varco, — ruppi il nequitoso fatto. —
Di lieve piaga ebbi la mano offesa.
Ma di profonda il core.
Gualfredi
O scellerata
Figlia! Oh disdoro della casa mia!
L'ora tua estrema è suonata... la gente
Dirà a un punto il tuo fallo e la tua pena;
E che Gualfredo tra il delitto pose
E la tua morte quel tempo che vuolsi
A trarre un ferro, e a trapassare un cuore.

SCENA IV.

Un Servo, e detti.

Servo
Messere, un uom,
Gualfredi
Che vuole?
Servo
A grande istanza
Favellarvi...
Gualfredi
Che rieda a vespro.
Servo
Ei disse,
La sua bisogna oltre ogni pensier grave
Non dare indugio, e dove or non lo udite,
Ei mai più tornerà.
Gualfredi
Lo conoscesti?
Servo
Io nol conobbi: a grande studio il volto
Col mantel cela.
Gualfredi
Or chi fie questo? — venga.

SCENA V.

DORE, e detti.

Dore
Se Dore Cancellieri...
Gualfredi
Iniquo! muori...
Dore
Partecipate il retaggio dell'empio:
Un innocente trucidate.
Gualfredi
Il tuo
Ferro scaldossi per entro le vene
Del figlio mio, e se' innocente?
Dore
Sono:
Alla morte di Dio, lo giuro. — Questo[11]
Mi svelava il misfatto: e per comando
Del padre, solo, senza compagnia,
Con la coscienza che sol mi francheggia
«Sotto l'usbergo del sentirsi pura»
Venni a mercè d'involontario fallo. —
Assalito per l'ombra... a tradimento...
Geri
Certo, assalire io ti dovea per l'ombra,
Però che figlie di tenebra sono
Le opre tue bieche... In grembo della notte
Ogni codardo rapace l'artiglio
Dispiega; e tal ti argomentavi Bianca
Menarne, e farci infami...
Dore
Ove non foste
Voi mio consorte, e me solo offendeste,
Altra risposta io vi daria che motti.
Ma voi sozzate il vase del Signore,
Sfrondate il giglio di Pistoia, quind'io
Favellerò di queto: e posto ancora
(Guardimi il ciel!) ch'io proponessi cosa
Di lei non degna, avriami ascoltato ella?
Bianca! — creatura che si piacque Dio
Formar perfetta, onde di lui memoria
Rimanesse quaggiù. L'amo, ma di alto.
Di magnanimo amore io l'amo; — e dove
Il ciel compagna la mi desse, ah! suora,
Sposa, madre, per me tutto sarebbe;
L'adorerei sì come cosa sacra,
Nè direi più che questa vita è un pianto,
Una scuola di angosce; ma una via
Sparsa di fior che tra il diletto mena
Alle gioie immortali.
Geri
Oh! pria di morte
Sposa che tua sarà...
Dore
Geri, mi odiate,
Il so; — pur io non vi offendeva mai.
Membrate un fatto o un detto che in ingiuria
Vostra da me movesse; — A correr giostra
Certo talora, od a ferir torneo
Vi soverchiava; — ed io per me non veggio,
Oltre quest'una, altra cagion dell'odio
Vostro atroce: — se ciò fosse, — sventura
Al dì che appresi a trattare asta e spada!
Sventura al dì che ferir l'uomo io seppi
Con ferita immortal... con la vittoria!...
Geri
Tu te ne menti: e quando mai vincesti
Geri tu?...
Dore
Mento io? — Queste labbia ignote
Sono a menzogna, perocchè una sede
Eterna ha su le tue. — Sul ver ti punsi;
Ma se di un Cancellier figlio tu sei,
Rammenta i giorni andati, e su la polve
Pensa di quelli cui perpetua impresa
Fu nella vita, ed ultimo sospiro
Nella morte l'Italia, e tu pur anco
Prode sarai; — e nel dì della battaglia
Vedrai l'ombre paterne confortarti; —
Udrai la voce che raddoppia il core,
L'alito sentirai della vittoria. —
Ma per invidia non si sale in fama. —
Dagli stellati seggi nello abisso
Giacque della tenebra chi astiando
Avverso mosse al suo Fattore: — or l'astio
Con Satano accomuna; un giorno ancora
Avrai pena comune...
Geri
Ormai più modo
Non ha lo sdegno: — t'accomanda a Dio,
Ch'or sei morto...
Dore
Al ferire un uom senz'arme
Ti riconosco...
Gualfredi
Vivaddio, t'arresta![12]
Hai morto il senno? — Queste mura senza
Periglio a voi non sono: — andate, — e dite
Al padre che di pace e di perdono
Parole omai correr tra noi non ponno; — Che
non più di una terra il fosso stesso
Può rinserrarci, e nudrirne di un cielo
Medesmo l'aere; — che di noi due, l'uno
Da qui innanzi dee piangere, ed il giorno
Maledire in ch'ei nacque. — Uno sterminio,
Ditegli, in breve, una guerra di morte
Io moverogli contra, ond'ei si guardi
S'egli è vero che il dritto esalta Iddio.
Geri
Non fie lieve così lo tuo commiato
Da queste case. —[13] Altra ben'io di vostra
Morte, tra breve, da costoro ordita,
Trarrò vendetta. — Tu sappi per sangue,
Per parole non già, piaga sanarsi;
E l'anima tua... indegna che per questo
Mio pugnale sia sciolta. — A te, Manente,
Sotto pena di cor lo affido.
Dore
Forza
Mi fate voi? ben mi aspettava a questo. —
Gualfredo, e il consentite? — Intendo or come
Più che crudo esser frale è maggior danno; —
Ma e bene intendo qual pena, e qual merta
Pietà. — Gualfredo, per qualunque evento
In vostra casa possa incormi, — io prego,
Che conto un dì non vi domandi Dio...
Io vi perdono... or lo sdegnate? — Un giorno
Questa parola, più che prece e pianto,
Misericordia impetrerà...
Manente
Nè chierco
Mai sermonò così soave, o frate.
Venite al premio...
Dore
La trascorsa notte,
S'io mal non veggo, ti salvai la vita?
Manente
Oh! tristo me, ch'io son di mente lassa; —
E questo antico è sì, che omai non merta
Membrarlo.

SCENA VI.

BIANCA e detti.

Bianca
Empio, che fai! — lo meni a morte?.
Non dà la terra a nudricarti il frutto?
Non il liquore a dissetarti? — Il sangue
Perchè e le membra dell'uomo desii?
Oh! se dischiusi nuovamente i cieli
Piovessero l'oceano della morte,
E lo spirto di Dio fosse su l'acque
Gridando: — Il giusto è salvo; si vedria
L'arca pei mari di virtude in terra
Segno, e di pietà in cielo, — o spenti tutti?
Manente
L'arco baleno è un patto a più colori
Che mi toglie il sospetto.
Bianca
O padre mio,
Son queste le promesse, i giuri questi.
Che al letto della morte, ove la estrema
Ora vivea la madre mia, faceste?
Desioso di Dio, pur su la soglia
Della vita fermavala un pensiere
Di angoscia; a voi si volse, ed al perdono...
Vi confortò del sangue vostro... e: Vedi,
Disse, Siam polve,... la mercè di Dio
Non fie a lui che visse odiando in terra...
Voi piangevate, chè la pieta il varco
Avea tolto alla voce; allora un lampo
Vestì di gioia il volto alla beata,
Compose il capo alla quïete eterna,
E scosse l'ale al sempiterno riso...
I labbri intanto della morta spoglia
Parea pur sempre dicessero: — pace. —
Spirto beato, dai stellati seggi
Ove sei santo, a questa terra un guardo
Volgi, e vedrai di quale amore il sangue
Si ami dei Cancellieri; — e qual conceda
Pace e perdono il tuo consorte. — Padre...
Pensate che possa giurare invano
L'uomo ai suoi morti?
Geri
Or chi fie mai che nieghi
Mastro gentile ai bei concetti amore!
Bianca
Amore?
Geri
Sì, — forse non ama il nostro
Nemico Bianca?
Bianca
Io... del Signor l'amico
Amo; — inimico a nullo, io Dore amo;
Nè tale è questo amor che voglia starsi
Celato, — e al padre, e a te non pur, ma al mondo
Io vorrei dire l'amo. — Oh a quello amore
Guai! che di farsi manifesto adonta,
O già fatto è delitto, o se ne appressa.
Gualfredi
E lieti giorni e avventurosi Bianca
Stimi trarre con Dore?
Bianca
Avventurosi! —
E chi lieto è quaggiù? — Non è ella prova
Di pianto questa vita?
Gualfredi
E qual conforto
Or ti fie dunque averlo a sposo?
Bianca
Un fuoco
Che nudrono le vergini in onore
Di Nostra Donna è l'amor mio, — modesto
Sì, ma immortale: — la ragion non vince,
Eppur sento che dove a sposo Dore
Dio mi consenta, io gli dovrò tai grazie,
Quali di suo più grande beneficio...
Ma poichè la ventura a tal ne mena,
Ecco prostesa in voi m'affido io tutta.
Proferite giudicio: od all'amplesso
Tornate il fratel vostro, e fie suggello
Il mio nodo di pace; o consentite
Ch'io al Ciel mi renda. Oh! non già lieve questo
Sarammi; — ma un pensiero mi conforta:
Più che sovra i felici il guardo intende
Sovra gli afflitti Dio.
Gualfredi
Sorgi... la mano.
Che stringere desii di sangue è tinta, —
Sangue del fratel tuo. —
Bianca
Sangue!... chi il dice?
Ella è innocente...
Dore
Io questa mano, il giorno
Delle vendette, francamente a Dio
Per supplicarlo innalzerò; nè traccia
Perenne è questa, perocchè non grido
Di colpa, ma consiglio di natura
Scorse la mano;... e la natura è figlia...
Di Dio.... Mi striscia su le carni un ferro, —
Percuoto nella tenebra... Per quanto
È più nel cielo e in terra sacro, il giuro, —
Sono innocente.
Bianca
Cancelliero, il giuro
È mala prova d'innocenza: — il fallo
Al par lo adopra, e più. — Ben ti credo io,
Ma sposa — finchè il mondo non conosca
Te non essere un tristo — ch'io ti sia,
Impossibile è cosa.
Dore
In questi luoghi
Volea tenerne il cugin nostro — a forza:
Or volontario rimarrommi; e a voi,
Gualfredo, il carco di chiarir se Dore
Un fellon sia concedo; — e dove tale
Non vi appaia, se voce di consorte
Puote in voi nulla, — priegovi — torniamo
Amici, deponiam l'ire fraterne
E le contese, onde la gente dica:
Ben serba il Cancelliero alma sdegnosa,
Ma volentier perdona....
Gualfredi
Benedetta
La pace che da lungo invan sospiro! —
Figli... figli... Or deh, Bianca, alle tue stanze
Riedi; — voi, Dore, nelle mie vi state: —
Dei vostri padri è questa casa, — e vostra;
Ogni timor quindi sbandite. — In breve
Tornerò a voi. — Sappiate intanto ch'ove
Pieni non sieno i desir vostri, certo
Non fie per me che voi non siate lieti.
Bianca
Parmi, o benigno il ciel s'inchina?
Dore
Il voglia
Iddio, ma non mi affido: — ad ogni evento
Amami.
Bianca
In cielo, dopo Dio, te primo. —
Dore
Bastami. — Or va, ch'io son parato a tutto.

SCENA VII.

GUALFREDI, GERI.

Gualfredi
Non periranno i Cancellieri.[14] — Figlio;
Molte io fin qui sopportai cose in vostro
Danno e mio da voi fatte, e pur di nulla
Tanto mi dolgo quanto di questa una
Che oggi faceste in mia presenza. — Or giovi
Membrarvi, — Dore qui securo starsi
Con la tutela del mio nome, — solo
Esserne signore io; — e da qui innanzi
Senza periglio non poter voi a scherno
Torre la santa autorità paterna... —
L'evento della notte...
Geri
Udite cosa
Che ultima vo' che in questo sia. — Gualfredo,
Poichè al mio detto non fidate, e in dubbio
Ponete la mia fe', non dirò verbo
In difesa... io disdegno...
Gualfredi
Oh! mal conviensi
Disdegno in ciò, — ma si vorria ben onta
Pria di mal fare. — Or vel ripeto, — sono
Signor supremo io qui. — Voi fate senno
Di mie parole, e pensate allo stato
Cui, se ben veggo, non vi chiama il cielo.

SCENA VIII.

GERI.

Nè a virtù tutto, — nè a delitto tutto: —
Tra il Caino e l'Abele... A me è conteso
Spegnerti o Padre: ora mi chiama il fato
Tuo mal grado a ferire, e strascinarti
Per una via di sangue al mio disegno.