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I Bianchi e i Neri: Dramma cover

I Bianchi e i Neri: Dramma

Chapter 20: SCENA I.
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About This Book

The drama reconstructs factional conflict in medieval Pistoia, following how an interpersonal insult escalates into revenge, mutilation, and a cycle of bloodshed between rival noble families and their adherents. Characters include members of leading households, brigands, and clergy, and the action moves from private vendetta to public violence: ambushes, arson, killings, and political alignments that fracture the city. A mix of historical commentary and staged scenes traces causes and consequences, depicting how personal grievances become communal warfare and how honor, cruelty, and vengeance reshape social order.

SCENA I.

Scena come nel primo Atto. È giorno.

UBERTO, VANNI, UGHETTO, DONATO, BACCIO, ed altri.

Vanni
Poichè ne amate come figli, noi
Qual buon padre non men vi amiamo, Uberto:
Quindi è il piè in staffa, ed è la lancia in resta
Al tuo comandamento; che buon dritto,
Ragion, giustizia è a noi tuo cenno, — tutto.
Pur, se ne assenti, a che ne hai tu condotti?
A che venimmo?
Uberto
Lo sapete voi?
Certo non io.
Ughetto
E fa mestier domanda?
Non ella è aperta nostra sorte? — Amati,
Reveriti, diletti oggi, e percossi
Dimane, — come verga che alla pena
Del figlio il padre innalza, e ov'ei si umili,
Ridivenuto pio questi l'amplesso
Dischiude del perdono, ed è la verga
Tronca gittata a terra.
Vanni
O come cane,
Cui per la belva presa toccan'ossa
Sovente e battiture.
Uberto
Vanni, duolti
Seguirmi? — rifà i passi, — io non ti tengo;
Ma in ciò pon mente, nulla a perdere hai.
Tua non è quella veste che ti copre,
Tue non sono quell'arme; e appena appena
L'anima è tua.
Ughetto
Il non acquisto a noi
Perdita è certa.
Vanni
Dunque è destinata
La vita nostra a far siepe ai codardi? —
Nella promessa, ove li prema il danno,
Infiniti: perchè, securi, il prezzo
Non den pagar del sangue? Non si dona
L'anima, ma si vende.
Donato
E qual sia angoscia
Sapete, Uberto, allorchè di compagni
Scemi tornando a casa, alle accorrenti
Donne null'altro possiam dir che: — Gemma,
Prega requie allo sposo: — Agella, il padre
Piagni: — e tu, Spina, non vedrai più il figlio.
Sposo... padre... figliuol, son morti.
Baccio
E l'onta
Di farsi al tempio, e non potere offrire
Al Signore che preci?
Vanni
Arrogi al danno
Lo strazio. Altra fiata i Cancellieri
Chiamârmi, e Guelfi e Santa Chiesa e Papa
Voller ch'io urlassi; — in questa un uom, con voce
Geri additando e con mano, mi dice:
Va, ponlo a morte. — Io lo facea; — quand'ecco
Dore giungermi addosso, e tal di un stocco
Darmi sul capo, che se Dio non era,
E la barbuta nuova, ei mel fessava
Fino al mento.
Ughetto
E me pur poneva Geri,
Onde tra l'arme non patisse oltraggio,
(Tale almen disse), a guardia della donna
Del giudice Benozzo, allorchè mosse
Ratto a mia volta con sua gente Lemmo,
E a vitupero mi cacciava. — Io solo
Era; — nè basta incontra a' molti sdegno:
Ritrassi il piè, ma me la cinsi al core.
Vanni
Noi siam fratelli d'ingiuria: volete
Essermi di vendetta?
Ughetto
Anzi mi è grato:
Mi vi lego per fede.
Vanni
Ecco la mano.
Uberto
O prodi, o forti, proseguite or via.
Ma al ciel fo voto, che di voi qual parta
Sì dalla insegna, che non oda il cenno
Di mia voce, — saprà che all'arcion posi
Pria di partirmi un capestro, e il contado
Nostro molti nudrire alberi, ed alti.
Per trescare una danza in campo azzurro.
Non ordin fisso, non comando, o voce
Di condottiero, ma furore, e rabbia
Di vendetta, e ingordigia di rapina
Guidanvi a queste guerre. — Per voi stessi
Rotti, un timore di breve ora siete,
E di vostra miseria una perenne
Fonte. — Cacciare voi potete Uberto, —
Trucidarlo anco; — ma finchè le vostre
Voci mi appellan duca, — voi dovete
Obbedirmi...
Donato
Egli il ver favella.
Baccio
È giusto.
Ughetto
Buona milizia è questa.
Uberto
E non sono io
Lo padre vostro? e voi non siete i figli
Miei? — la forza mia sola? A me lasciate,
A me il pensier di farvi lieti. Io — nulla
Son senza voi; voi — senza me. Ci stringe
Necessità più salda assai di amore. —
Fidate in me.
Donato
Fidiamo in lui.
Baccio
Fidiamo
In Uberto.
Ughetto
Il buon duca.
Vanni
Viva Uberto!
Tutti
Viva!
Uberto
Ed a voi, qual può maggiori, Uberto
Rende grazie. — Ma Geri i passi affretta
Or ecco qui: tacetevi, e in disparte
Fatevi, che non ama aprire a tanti
La sua mente il signore.

SCENA II.

GERI, MANENTE, e detti.

Geri
Ben ne venga
Uberto, e ben con esso la masnada. —
Nulla t'incolse al venir tuo molesto?
Uberto
Nulla: — al comando di Gualfredo io mossi
Ratto, e se mal non veggo, il suo disire
Parmi ho precorso.
Geri
E di ciò grande t'abbi
Mercè. — Ti appella in questi luoghi un alto
Consiglio; — e poichè il padre di altre cure
Gravato or si sta lunge, — io pianamente
Vo' chiarirti di tutto. — A tale impresa
Vuolsi or por mano, in che il periglio scema
A misura del core.
Uberto
Ed io parato
Pel piacer vostro sono a tutto.
Geri
I Guelfi
Non ti dirò perchè altra volta, e Roma,
Chiamato a tutelar venisti, e come,
Anzi che pro, te ne arrivasse danno:
Perocchè ingrata questa terra tenne
Vostra vita un tributo e il sangue un dritto.
Giova gridare Impero, e i Guelfi adesso
Cacciare in bando.
Uberto
Ma che Pisa è un nome
Pensaste mai, — Guelfa Fiorenza, — e starsi
Sul roman seggio Bonifazio ottavo?
Geri
Me' si sanno in Pistoia che in suo contado
Queste novelle, Uberto. — I miei consorti
Fatto han com'io di lor gente adunata,
E di amistadi; e se un menar da franchi,
Un assalire alla impensata i nostri
Nimici a cacciar valgono, ella è vinta
Tutta la impresa.
Uberto
Io non comprendo.
Geri
Lieve
Fieti però quando saprai, Fiorenza
Ordir la trama istessa, non diversa
Argomentare Lucca, e a questa volta
Venir con mille cavalier tedeschi
Dell'imperio il Vicario: — il modo poi
Di correr la città non anco è fisso;
Quando fie tempo lo saprai. — L'impresa
Questa è, — perigli questi: — or vo' che il premio
Sappi — di patria non dirò, — di amici
Meno, — e non pur della romana soma...
Motti vani, novelle da contarsi
Dal querceto alla rupe. — Un più securo
Consiglio or teco valgami, che al core
Ti giunga dritto.
Uberto
Ed è?
Geri
Lo tuo pro istesso:
Però che farai tue le ricche spoglie
Degli usciti, e i tenèri; e dove prima
Errante masnadiere alla campagna,
Or tolto al soldo del Comune avrai
Stanza e vita secure.
Uberto
Oltre il diletto
Di farvi cosa che vi aggradi, voce
Per me non suona sì soave, quanto
Cangiar fortuna, come quei che traggo
Dura vita, non certa del dimane,
Ed appena dell'oggi.
Geri
Or ben precorri
Il premio tuo con la speranza. — In modo
Vo' far che ti dirai contento.
Uberto
Geri!...
Poichè in periglio vita io pongo certa,
Parmi, securo in ugual modo il premio
Dovrebbe essere, e certo.
Geri
Uberto!... il senno
Vienti meno? — Ti chiamo nella terra,
I miei ti affido, e me. — Signor di tutto,
Securtà chiedi?
Uberto
Che non sia dell'altre
La mia testa più alta, — amo; — starmi
Sublime senza scala, — temo; — e soglio
Senza guatarla attraverso lo raggio
Vuotar la tazza. M'intendete?
Geri
Intendo.
Se savio sei, ti guarda.
Uberto
Dal nemico
Mi guardo, — perocchè quando ei più presso
A me verrà, che non la spada ho lunga,
Freddo sarò; ma dalla man che blanda
Par che si accosti a carezzarti il mento,
E ti rompe la gola, chi ti guarda?
Geri
Tanta astrattezza ricercar che giova?
Noi non concerne: — il mio fedel tu sei, —
Dovizioso per me; — dove fatto
Tale, non fora ch'io ti muti certo
Con nuovo impronto, che di te men valga.
Uberto
Sia. Ogni uom suo sentier corre; io corro il mio,
Pensando che sul letto della morte
Alto conforto pel tradito è questo,
Ch'ei può legar la sua vendetta. — Geri,
Son vostro.
Geri
Va, — nelle terrene stanze
Tacito statti del castello; — all'uopo
Quanto fia troverai. — Lo duca vostro
Seguite voi silenziosi, come
Sorprendete il viandante alla foresta. —
Tu gli conforta a bene oprar la spada.
Uberto
L'hanno tutti a due tagli.

SCENA III.

GERI, MANENTE.

Geri
Ei vuol morire.
Poca per celar sapienza, e ingegno
Per conoscere ha troppo. Or tu ben nota,
Manente; al terzo grido per lo Imperio
Pon fine alla bisogna; — e tal ti adopra,
Che al colpo primo la si spacci: — in modo
Farò che Bianca non si opponga.
Manente
Questo,
Vel dissi io già, non lo raddoppia mai.
Geri
Una volta mancasti. — Altrove io corro
A vegliare. Ricorda... al terzo ei...
Manente
Cada.

SCENA IV.

MANENTE.

Facciamo i conti. — Mi torna ch'ei cada? —
Debbo esser tristo traditore, o tristo
Fedele? — Tristo sempre! — Parmi il meglio
Torre il bel vanto di restar fedele...
Ecco come s'accoppia al maleficio
Virtude, e come ogni uom può dirsi onesto.

SCENA VI.

LEMMO, e detta.

Lemmo
Perchè quello
Che in pensando il tuo cor freme, — in altrui
Vuoi sospettar? — Questo non è nè giusto
Nè onesto; e il nome nostro delle genti
All'orecchio fin qui non suonò infamia.
L'anima sconfortata nel dolore
Non ode l'argomento della mente,
Nè palpito paterno ragion vince! —
O auguste mura dei miei padri, — un giorno
Men superbe sorgevate, ma certo
Di tutela ospital, di cortesia
Vi riparava il perseguito, — certo
Delle oneste accoglienze il cavaliero; —
Come della innocenza e del valore
Al sacro asilo tutti. — Men superbe
Sorgevate: — ma or son del signor vostro
Le notti tutte quiete? — Il pianeta
Vi schiara sì; — ma non v'allegra; — cade
Suo raggio sopra voi, come su l'arca
Del potente defunto. — O patria mia!
Da quei muri esce un grido di minaccia;
Però che guai alla terra ove castello
Tal'erge il cittadin che può oppressarla:
Guai! In breve, o il suo signor fia per te spento,
Od ei ti fie tiranno. Insomma questo
Dee pur finire in pianto... — Or parmi, e certo
Scorgo una giovanetta in alcun'opra
Intesa tutta: — oh! se della famiglia
Di colui fosse cui nomar non oso.
Fratello, — a lei chieder potria di Dore... —
Gentil donzella, se benigno il cielo...
Bianca
Gran Dio! qual voce è questa! Lemmo!...
Lemmo
Tanto
Nei miei consorti può l'odio, che desti
La mia voce terrore?
Bianca
Amor la voce
Vostra, ed amor dolcissimo risuona
Su l'anima di Bianca.
Lemmo
Tralignato
Non è il buon seme di colei che madre
A te, ed a me dolce cognata, or siede
Su in ciel santa. Or deh! dimmi: — il figliuol mio?
Bianca
Degli avi suoi nella casa securo
Vive. —
Lemmo
Se come bella sei cortese,
Non l'odii tu?
Bianca
Odiare io Dore!
Lemmo
Arrossi? —
Tanto ti grava un pensiere di pace,
Che a diffonderti valga su pel volto
Il colore dell'onta?
Bianca
Ahi! duro detto.
Lemmo
Gemi? Ah! tu ben per tempo sei nudrita
Nella scuola dell'ira. — Ah! ben per tempo
Sai esultar nella gioia di futura
Vendetta, e dolce un retaggio esser l'odio,
Che dee di figlio in figlio tramandarsi.
Pur chi il diria? così cortese sembri...
M'ingannai...
Bianca
V'ingannaste... il figliuol vostro...
Io amo...
Lemmo
L'ami? ma tuo padre... l'odia...
Bianca
Io gliel svelava...
Lemmo
Ne fremeva il figlio
Di mio padre?
Bianca
Il fratel vostro? —[16] Vermiglia
Fu questa terra del sangue di Geri; —
Or non è traccia: — tal dalla sdegnosa
Anima sparve l'ira... perchè Dore
È un innocente.
Lemmo
Gioventù feroce! —
E a te grazie, o leggiadra giovanetta.
Che sì pietosa al genitor favelli
Del figliuol suo. — Di', non aborre dunque
Gualfredo Dore?
Bianca
Ei ci nomava figli. —
Lemmo
Figli!
Bianca
E già mosse per alcun consorto,
Onde lieto messaggio a te portasse
Parola di amistà.
Lemmo
Cara! non sai
Quanta gioia nell'anima mi versi!
E io dirtela non so; perchè — profonda, —
Inesprimibile è. — Signor, mercede!
Hai veduto lo spirto contristato
Nell'angoscia di morte, e n'hai sentito
Pietà; — non vuoi che nel sepolcro scenda
Affranto nell'affanno il servo tuo.
Or tu, diletta, al mio fratello vola;
Digli che un cuore nel pensier dell'odio
Inaridito spandersi sospira
Per lo suo affetto intero: — un labro, amaro
Finor per ira, ansa cambiare il bacio
Di amistà sul suo labro; — e le mie braccia,
Digli che mai fur giunte alla preghiera
Dal dì che più gli si gittaro al collo
Come pegno di amor. — Va... vola... parla
Quello che vuoi, nè posso dirti io tutto.
Chè al fervido sentir dell'alma è manca
Favella umana; ma secreto un senso
Prepotente e misteriosa fibra
Dette il cielo ai gentili. Or dunque digli
Quel che sentisti, non quel ch'io ti dissi.
Bianca
Spirto non mosse mai sì lieto l'ale
Verso del suo fattor, com'io del padre
Ora al cospetto.... Quella via men lunga[17]
Percorrerò.
Lemmo
Verso la piazza io muovo
Del castello; — colà se mia venuta
Tuo padre assente... a dirmi vieni, o manda;
Nè già ti prego io ratto; — chè qual spina
Sia l'incertezza più che dirtela io,
Potrai sentirla tu.

SCENA VII.

LEMMO.

Questa è ben gioia!...
Ma è figlia del travaglio. — Nel dolore
Si nasce,... nel dolor si muore,... e l'ora
Tra il nascimento e la morte è un dolore...
S'ei tace, — godi... — in altro modo lieto
Esser non puoi quaggiù. — Oh! non è questa
La patria nostra... non è questa... In cielo,
Al cospetto di Dio è vera gioia.