ATTO TERZO.
· · · · · · · · · · · I lor tetti
· · · · · · · · · · · · · · ·
Quasi spelunca di ladron son fatti
· · · · · · · · · · · · · · ·
E tra gli altari, e tra le statue ignude
Ogni impresa crudel par che si tratti.
Deh quanto diversi atti!
Non senza squille si comincia assalto
Che per Dio ringraziar fur poste in alto.
Petrarca.
SCENA I.
Scena come nel primo Atto. È giorno.
UBERTO, VANNI, UGHETTO, DONATO, BACCIO, ed altri.
- Vanni
- Poichè ne amate come figli, noi
- Qual buon padre non men vi amiamo, Uberto:
- Quindi è il piè in staffa, ed è la lancia in resta
- Al tuo comandamento; che buon dritto,
- Ragion, giustizia è a noi tuo cenno, — tutto.
- Pur, se ne assenti, a che ne hai tu condotti?
- A che venimmo?
- Uberto
- Lo sapete voi?
- Certo non io.
- Ughetto
- E fa mestier domanda?
- Non ella è aperta nostra sorte? — Amati,
- Reveriti, diletti oggi, e percossi
- Dimane, — come verga che alla pena
- Del figlio il padre innalza, e ov'ei si umili,
- Ridivenuto pio questi l'amplesso
- Dischiude del perdono, ed è la verga
- Tronca gittata a terra.
- Vanni
- O come cane,
- Cui per la belva presa toccan'ossa
- Sovente e battiture.
- Uberto
- Vanni, duolti
- Seguirmi? — rifà i passi, — io non ti tengo;
- Ma in ciò pon mente, nulla a perdere hai.
- Tua non è quella veste che ti copre,
- Tue non sono quell'arme; e appena appena
- L'anima è tua.
- Ughetto
- Il non acquisto a noi
- Perdita è certa.
- Vanni
- Dunque è destinata
- La vita nostra a far siepe ai codardi? —
- Nella promessa, ove li prema il danno,
- Infiniti: perchè, securi, il prezzo
- Non den pagar del sangue? Non si dona
- L'anima, ma si vende.
- Donato
- E qual sia angoscia
- Sapete, Uberto, allorchè di compagni
- Scemi tornando a casa, alle accorrenti
- Donne null'altro possiam dir che: — Gemma,
- Prega requie allo sposo: — Agella, il padre
- Piagni: — e tu, Spina, non vedrai più il figlio.
- Sposo... padre... figliuol, son morti.
- Baccio
- E l'onta
- Di farsi al tempio, e non potere offrire
- Al Signore che preci?
- Vanni
- Arrogi al danno
- Lo strazio. Altra fiata i Cancellieri
- Chiamârmi, e Guelfi e Santa Chiesa e Papa
- Voller ch'io urlassi; — in questa un uom, con voce
- Geri additando e con mano, mi dice:
- Va, ponlo a morte. — Io lo facea; — quand'ecco
- Dore giungermi addosso, e tal di un stocco
- Darmi sul capo, che se Dio non era,
- E la barbuta nuova, ei mel fessava
- Fino al mento.
- Ughetto
- E me pur poneva Geri,
- Onde tra l'arme non patisse oltraggio,
- (Tale almen disse), a guardia della donna
- Del giudice Benozzo, allorchè mosse
- Ratto a mia volta con sua gente Lemmo,
- E a vitupero mi cacciava. — Io solo
- Era; — nè basta incontra a' molti sdegno:
- Ritrassi il piè, ma me la cinsi al core.
- Vanni
- Noi siam fratelli d'ingiuria: volete
- Essermi di vendetta?
- Ughetto
- Anzi mi è grato:
- Mi vi lego per fede.
- Vanni
- Ecco la mano.
- Uberto
- O prodi, o forti, proseguite or via.
- Ma al ciel fo voto, che di voi qual parta
- Sì dalla insegna, che non oda il cenno
- Di mia voce, — saprà che all'arcion posi
- Pria di partirmi un capestro, e il contado
- Nostro molti nudrire alberi, ed alti.
- Per trescare una danza in campo azzurro.
- Non ordin fisso, non comando, o voce
- Di condottiero, ma furore, e rabbia
- Di vendetta, e ingordigia di rapina
- Guidanvi a queste guerre. — Per voi stessi
- Rotti, un timore di breve ora siete,
- E di vostra miseria una perenne
- Fonte. — Cacciare voi potete Uberto, —
- Trucidarlo anco; — ma finchè le vostre
- Voci mi appellan duca, — voi dovete
- Obbedirmi...
- Donato
- Egli il ver favella.
- Baccio
- È giusto.
- Ughetto
- Buona milizia è questa.
- Uberto
- E non sono io
- Lo padre vostro? e voi non siete i figli
- Miei? — la forza mia sola? A me lasciate,
- A me il pensier di farvi lieti. Io — nulla
- Son senza voi; voi — senza me. Ci stringe
- Necessità più salda assai di amore. —
- Fidate in me.
- Donato
- Fidiamo in lui.
- Baccio
- Fidiamo
- In Uberto.
- Ughetto
- Il buon duca.
- Vanni
- Viva Uberto!
- Tutti
- Viva!
- Uberto
- Ed a voi, qual può maggiori, Uberto
- Rende grazie. — Ma Geri i passi affretta
- Or ecco qui: tacetevi, e in disparte
- Fatevi, che non ama aprire a tanti
- La sua mente il signore.
SCENA II.
GERI, MANENTE, e detti.
- Geri
- Ben ne venga
- Uberto, e ben con esso la masnada. —
- Nulla t'incolse al venir tuo molesto?
- Uberto
- Nulla: — al comando di Gualfredo io mossi
- Ratto, e se mal non veggo, il suo disire
- Parmi ho precorso.
- Geri
- E di ciò grande t'abbi
- Mercè. — Ti appella in questi luoghi un alto
- Consiglio; — e poichè il padre di altre cure
- Gravato or si sta lunge, — io pianamente
- Vo' chiarirti di tutto. — A tale impresa
- Vuolsi or por mano, in che il periglio scema
- A misura del core.
- Uberto
- Ed io parato
- Pel piacer vostro sono a tutto.
- Geri
- I Guelfi
- Non ti dirò perchè altra volta, e Roma,
- Chiamato a tutelar venisti, e come,
- Anzi che pro, te ne arrivasse danno:
- Perocchè ingrata questa terra tenne
- Vostra vita un tributo e il sangue un dritto.
- Giova gridare Impero, e i Guelfi adesso
- Cacciare in bando.
- Uberto
- Ma che Pisa è un nome
- Pensaste mai, — Guelfa Fiorenza, — e starsi
- Sul roman seggio Bonifazio ottavo?
- Geri
- Me' si sanno in Pistoia che in suo contado
- Queste novelle, Uberto. — I miei consorti
- Fatto han com'io di lor gente adunata,
- E di amistadi; e se un menar da franchi,
- Un assalire alla impensata i nostri
- Nimici a cacciar valgono, ella è vinta
- Tutta la impresa.
- Uberto
- Io non comprendo.
- Geri
- Lieve
- Fieti però quando saprai, Fiorenza
- Ordir la trama istessa, non diversa
- Argomentare Lucca, e a questa volta
- Venir con mille cavalier tedeschi
- Dell'imperio il Vicario: — il modo poi
- Di correr la città non anco è fisso;
- Quando fie tempo lo saprai. — L'impresa
- Questa è, — perigli questi: — or vo' che il premio
- Sappi — di patria non dirò, — di amici
- Meno, — e non pur della romana soma...
- Motti vani, novelle da contarsi
- Dal querceto alla rupe. — Un più securo
- Consiglio or teco valgami, che al core
- Ti giunga dritto.
- Uberto
- Ed è?
- Geri
- Lo tuo pro istesso:
- Però che farai tue le ricche spoglie
- Degli usciti, e i tenèri; e dove prima
- Errante masnadiere alla campagna,
- Or tolto al soldo del Comune avrai
- Stanza e vita secure.
- Uberto
- Oltre il diletto
- Di farvi cosa che vi aggradi, voce
- Per me non suona sì soave, quanto
- Cangiar fortuna, come quei che traggo
- Dura vita, non certa del dimane,
- Ed appena dell'oggi.
- Geri
- Or ben precorri
- Il premio tuo con la speranza. — In modo
- Vo' far che ti dirai contento.
- Uberto
- Geri!...
- Poichè in periglio vita io pongo certa,
- Parmi, securo in ugual modo il premio
- Dovrebbe essere, e certo.
- Geri
- Uberto!... il senno
- Vienti meno? — Ti chiamo nella terra,
- I miei ti affido, e me. — Signor di tutto,
- Securtà chiedi?
- Uberto
- Che non sia dell'altre
- La mia testa più alta, — amo; — starmi
- Sublime senza scala, — temo; — e soglio
- Senza guatarla attraverso lo raggio
- Vuotar la tazza. M'intendete?
- Geri
- Intendo.
- Se savio sei, ti guarda.
- Uberto
- Dal nemico
- Mi guardo, — perocchè quando ei più presso
- A me verrà, che non la spada ho lunga,
- Freddo sarò; ma dalla man che blanda
- Par che si accosti a carezzarti il mento,
- E ti rompe la gola, chi ti guarda?
- Geri
- Tanta astrattezza ricercar che giova?
- Noi non concerne: — il mio fedel tu sei, —
- Dovizioso per me; — dove fatto
- Tale, non fora ch'io ti muti certo
- Con nuovo impronto, che di te men valga.
- Uberto
- Sia. Ogni uom suo sentier corre; io corro il mio,
- Pensando che sul letto della morte
- Alto conforto pel tradito è questo,
- Ch'ei può legar la sua vendetta. — Geri,
- Son vostro.
- Geri
- Va, — nelle terrene stanze
- Tacito statti del castello; — all'uopo
- Quanto fia troverai. — Lo duca vostro
- Seguite voi silenziosi, come
- Sorprendete il viandante alla foresta. —
- Tu gli conforta a bene oprar la spada.
- Uberto
- L'hanno tutti a due tagli.
SCENA III.
GERI, MANENTE.
- Geri
- Ei vuol morire.
- Poca per celar sapienza, e ingegno
- Per conoscere ha troppo. Or tu ben nota,
- Manente; al terzo grido per lo Imperio
- Pon fine alla bisogna; — e tal ti adopra,
- Che al colpo primo la si spacci: — in modo
- Farò che Bianca non si opponga.
- Manente
- Questo,
- Vel dissi io già, non lo raddoppia mai.
- Geri
- Una volta mancasti. — Altrove io corro
- A vegliare. Ricorda... al terzo ei...
- Manente
- Cada.
SCENA IV.
MANENTE.
- Facciamo i conti. — Mi torna ch'ei cada? —
- Debbo esser tristo traditore, o tristo
- Fedele? — Tristo sempre! — Parmi il meglio
- Torre il bel vanto di restar fedele...
- Ecco come s'accoppia al maleficio
- Virtude, e come ogni uom può dirsi onesto.
SCENA V.
BIANCA.
- Di arme un suono qui intesi. — Ah! m'ingannai. —
- Se come scellerata io son punita
- A inaridirmi nel sospetto, questa
- Innocenza che giovami? — Versato
- Fu il sangue qui del mio fratello... O terra,
- Dal dì che l'empio diffuse la prima
- Morte sul volto all'uomo, tu bevesti
- Più sangue che rugiada; eppur vestita
- Di luce, — eterna in tua beltà sorridi,
- E pietosa raccogli entro al tuo grembo
- E i giusti e i tristi — tutti! — È la tua faccia
- Cener di morte: — calpestiam la polve
- Dei padri noi, — calpesteranno i figli
- La nostra... O terra, una gran tomba sei!
- Non pertanto sorridi... Oh! quanto meglio
- Era non esser nati. — Ecco il vestigio...
- Dio già lo vide... Oh! a te non sorga il grido
- Di vendetta da questo... e s'ei surgesse...
- Non ascoltarlo, — no, — rimanga inulto; —
- Fu sparso senza offesa: — ma nol vegga
- La gente... deh! nol vegga... Oh! se uomo mai,
- Questo luogo accennando, e altrove il volto
- Per orrore volgendo: — Un Cancelliero, —
- Dicesse, — là trafisse un Cancelliero, —
- Oh I quanta infamia: — celisi, — nol vegga
- La gente, — deh! nol vegga.[15]
SCENA VI.
LEMMO, e detta.
- Lemmo
- Perchè quello
- Che in pensando il tuo cor freme, — in altrui
- Vuoi sospettar? — Questo non è nè giusto
- Nè onesto; e il nome nostro delle genti
- All'orecchio fin qui non suonò infamia.
- L'anima sconfortata nel dolore
- Non ode l'argomento della mente,
- Nè palpito paterno ragion vince! —
- O auguste mura dei miei padri, — un giorno
- Men superbe sorgevate, ma certo
- Di tutela ospital, di cortesia
- Vi riparava il perseguito, — certo
- Delle oneste accoglienze il cavaliero; —
- Come della innocenza e del valore
- Al sacro asilo tutti. — Men superbe
- Sorgevate: — ma or son del signor vostro
- Le notti tutte quiete? — Il pianeta
- Vi schiara sì; — ma non v'allegra; — cade
- Suo raggio sopra voi, come su l'arca
- Del potente defunto. — O patria mia!
- Da quei muri esce un grido di minaccia;
- Però che guai alla terra ove castello
- Tal'erge il cittadin che può oppressarla:
- Guai! In breve, o il suo signor fia per te spento,
- Od ei ti fie tiranno. Insomma questo
- Dee pur finire in pianto... — Or parmi, e certo
- Scorgo una giovanetta in alcun'opra
- Intesa tutta: — oh! se della famiglia
- Di colui fosse cui nomar non oso.
- Fratello, — a lei chieder potria di Dore... —
- Gentil donzella, se benigno il cielo...
- Bianca
- Gran Dio! qual voce è questa! Lemmo!...
- Lemmo
- Tanto
- Nei miei consorti può l'odio, che desti
- La mia voce terrore?
- Bianca
- Amor la voce
- Vostra, ed amor dolcissimo risuona
- Su l'anima di Bianca.
- Lemmo
- Tralignato
- Non è il buon seme di colei che madre
- A te, ed a me dolce cognata, or siede
- Su in ciel santa. Or deh! dimmi: — il figliuol mio?
- Bianca
- Degli avi suoi nella casa securo
- Vive. —
- Lemmo
- Se come bella sei cortese,
- Non l'odii tu?
- Bianca
- Odiare io Dore!
- Lemmo
- Arrossi? —
- Tanto ti grava un pensiere di pace,
- Che a diffonderti valga su pel volto
- Il colore dell'onta?
- Bianca
- Ahi! duro detto.
- Lemmo
- Gemi? Ah! tu ben per tempo sei nudrita
- Nella scuola dell'ira. — Ah! ben per tempo
- Sai esultar nella gioia di futura
- Vendetta, e dolce un retaggio esser l'odio,
- Che dee di figlio in figlio tramandarsi.
- Pur chi il diria? così cortese sembri...
- M'ingannai...
- Bianca
- V'ingannaste... il figliuol vostro...
- Io amo...
- Lemmo
- L'ami? ma tuo padre... l'odia...
- Bianca
- Io gliel svelava...
- Lemmo
- Ne fremeva il figlio
- Di mio padre?
- Bianca
- Il fratel vostro? —[16] Vermiglia
- Fu questa terra del sangue di Geri; —
- Or non è traccia: — tal dalla sdegnosa
- Anima sparve l'ira... perchè Dore
- È un innocente.
- Lemmo
- Gioventù feroce! —
- E a te grazie, o leggiadra giovanetta.
- Che sì pietosa al genitor favelli
- Del figliuol suo. — Di', non aborre dunque
- Gualfredo Dore?
- Bianca
- Ei ci nomava figli. —
- Lemmo
- Figli!
- Bianca
- E già mosse per alcun consorto,
- Onde lieto messaggio a te portasse
- Parola di amistà.
- Lemmo
- Cara! non sai
- Quanta gioia nell'anima mi versi!
- E io dirtela non so; perchè — profonda, —
- Inesprimibile è. — Signor, mercede!
- Hai veduto lo spirto contristato
- Nell'angoscia di morte, e n'hai sentito
- Pietà; — non vuoi che nel sepolcro scenda
- Affranto nell'affanno il servo tuo.
- Or tu, diletta, al mio fratello vola;
- Digli che un cuore nel pensier dell'odio
- Inaridito spandersi sospira
- Per lo suo affetto intero: — un labro, amaro
- Finor per ira, ansa cambiare il bacio
- Di amistà sul suo labro; — e le mie braccia,
- Digli che mai fur giunte alla preghiera
- Dal dì che più gli si gittaro al collo
- Come pegno di amor. — Va... vola... parla
- Quello che vuoi, nè posso dirti io tutto.
- Chè al fervido sentir dell'alma è manca
- Favella umana; ma secreto un senso
- Prepotente e misteriosa fibra
- Dette il cielo ai gentili. Or dunque digli
- Quel che sentisti, non quel ch'io ti dissi.
- Bianca
- Spirto non mosse mai sì lieto l'ale
- Verso del suo fattor, com'io del padre
- Ora al cospetto.... Quella via men lunga[17]
- Percorrerò.
- Lemmo
- Verso la piazza io muovo
- Del castello; — colà se mia venuta
- Tuo padre assente... a dirmi vieni, o manda;
- Nè già ti prego io ratto; — chè qual spina
- Sia l'incertezza più che dirtela io,
- Potrai sentirla tu.
SCENA VII.
LEMMO.
- Questa è ben gioia!...
- Ma è figlia del travaglio. — Nel dolore
- Si nasce,... nel dolor si muore,... e l'ora
- Tra il nascimento e la morte è un dolore...
- S'ei tace, — godi... — in altro modo lieto
- Esser non puoi quaggiù. — Oh! non è questa
- La patria nostra... non è questa... In cielo,
- Al cospetto di Dio è vera gioia.