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I divoratori: romanzo

Chapter 21: XIX.
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About This Book

The novel follows upheaval in a Hertfordshire household after the arrival of a newborn and her grieving young mother, which provokes attention, gossip, and unease among children, servants, and relatives. The child's presence disrupts routines and reveals rivalries, possessiveness, and social prejudices, as domestic roles shift and private longings surface. Intimate scenes track emotional ambivalence toward nurturing and control, showing how affection can feed both tenderness and destructive desire. Through close observation of daily life and psychological portraiture, the narrative examines identity, belonging, and the costs of love within constrained social and familial expectations.

Wenn wir zwei zusammen wären
Möcht' das Singen mir vergeh'n...

Essa udiva la dolce voce tenorile e le pareva che le note, unite l'una all'altra, le si legassero intorno al cuore attirandola a lui.

Si alzò a chiudere la finestra, poi tornò a sedere davanti al tavolo.

Intinse la penna e scrisse in cima al primo foglio: « Villa Solitudine », e la data; sotto — non avendo ancora pensato al titolo — tracciò in grandi lettere:

« IL LIBRO »

Poi balzò in piedi e corse giù.

Nell'ora del tramonto uscirono in barca. Clarissa sedeva al timone e Aldo in atteggiamento di grazia indolente, governava la vela. Il fiammeggiante occaso gli irradiava il puro viso giovine, e il vento di tramontana sollevava lene i neri capelli che gli ondeggiavano sulla fronte. Egli taceva, soddisfatto di sapere che le due donne lo vedevano, e che il cielo sfolgorante serviva di sfondo al suo profilo.

Clarissa chiacchierava, rideva, cinguettava; ma Aldo taceva; ed era il suo silenzio che rapiva Nancy.

Ed io che intesi ciò che non dicevi
M'innamorai di te perchè tacevi.

La semplice dolcezza di quei due versi dello Stecchetti le cantavano con senso nuovo nella mente, e in tutti quei giorni le tornarono sempre al pensiero.

Aldo sapeva poche cose, ma sapeva il valore del silenzio. Conosceva l'attiranza, la malìa dell'« hortus conclusus », del Giardino Chiuso in cui non si è penetrati ancora. Nancy, trepida innanzi al cancello, ne sognava le non vedute rose, le fontane di luce, e i viali d'ombra e i laghi di mistero. L'anima di Aldo era per lei un giardino chiuso.

Aldo conosceva anche il valore dei suoi occhi, grandi occhi tenebrosi le cui palpebre, diceva Clarissa, parevano annerite col turacciolo bruciato. Quando egli li alzava all'improvviso e guardava fisso Nancy, essa sentiva un tuffo nel sangue che le toglieva il respiro. A poco a poco, giorno per giorno, quegli occhi attirarono verso le loro profondità lo spirito di Nancy; la sua anima interrogante, china sovr'essi come sopra un abisso, si perse, si sommerse...

E così, guardando negli occhi di lui, Nancy credeva di leggervi la bontà, l'ingegno, la purezza; e non sapeva che era la sua anima stessa che ella vedeva riflessa in quelle splendide pupille.

Il Libro ogni tanto clamava in lei; ma essa ne soffocava la voce sussurrando: « Aspetta! »

E il Libro aspettava.

Un giorno, in giardino, Clarissa si dondolava nell'amaca fingendo di leggere, quando Aldo si avvicinò e le sedette accanto.

— Clarissa, ho venticinque anni.

Vlan! ça y est. — disse lei; e il libro le cadde dalle mani. Sentì un dolore sordo nel cuore; le sue narici impallidirono mentre solo le sovrapposte rose delle guancie continuavano a fiorire inconscie d'ogni emozione.

— Sono senza un soldo, — proseguì Aldo, cogliendo un filo d'erba e masticandolo, — e Carlo m'ha fatto capire che, se ci si provasse bene, potrebbe anche vivere senza di me.

— Ah! — scattò Clarissa, — quando l'ha detto? Come lo ha detto? Credi che abbia... credi... che pensi qualche cosa?

Aldo scosse la bella testa.

— Carlo non pensa mai niente. Ma il fatto sta che, o devo tornare al rancio del Texas, o devo prender moglie.

Il rancio del Texas era una invenzione romantica di Clarissa, fondata semplicemente su una gita di un mese fatta da Aldo a New York.

Clarissa si morse le sottili labbra scarlatte.

— Già, — disse, e tacque.

Durante la lunga pausa che seguì, Aldo colse un altro filo d'erba e lo masticò.

— M'immagino, — disse infine Clarissa, sogguardandolo traverso le lunghe palpebre semichiuse, — m'immagino che sposerai qualche vecchiaccia affettuosa con molti quattrini.

— No, no, — disse Aldo. — Le conosco, quelle lì. Quelle esigono l'affetto, e i quattrini se li tengono.

E dopo una breve pausa in cui sentiva gli occhi caldi e irosi di Clarissa pesare su di lui, soggiunse:

— Sposerò la piccola Saffo.

Clarissa diede in una forte e aspra risata.

— Già. Questo lo farai semplicemente per tuo piacere. Farceur, va!

Aldo inarcò con noncuranza le perfette sopracciglia e non rispose.

— Lo sai pure che non ha un soldo, non il becco d'un quattrino.

— Oh, avrà pure qualche cosa, — disse Aldo affettando di sbadigliare. — E poi è un genio, e guadagnerà quello che vuole.

— Tu sei un perfetto porco, — disse Clarissa, risdraiandosi nell'amaca e chiudendo gli occhi.

Il perfetto porco si alzò con aria sdegnosa e la lasciò.

Entrò in casa, prese il cappello e il bastone, e uscì, passando dal giardino all'arsa strada maestra. Andò all'imbarcadero, dove trovò un battello che partiva per Laveno. Egli vi salì, e a Laveno prese il treno per Milano.

Pranzò al Savini, con eccellente appetito.

— Intanto quelle lì si roderanno, — pensò. — Meglio. ... Così impareranno!

Passeggiò un'ora in Galleria, poi andò a casa e dormì bene.

Intanto, nella villa Solitudine, « quelle lì » si rodevano. ... E imparavano.

Nancy imparò che il giardino chiuso in cui aveva appena gettato uno sguardo era l'unico giardino nel mondo in cui ella desiderasse di entrare. Imparò che le parole che Aldo non aveva dette erano le uniche parole che ella desiderasse di udire. Imparò a credere che certo, dietro la portentosa bellezza di lui, stavano, mute, forti, inamovibili, anche la perfetta bontà e l'austera rettitudine, come leoni di marmo al cancello di un palazzo.

E Clarissa imparò che bisogna adattarsi al destino e accettare l'inevitabile; che è meglio aver mezza michetta che restar senza pane; e che infine un Aldo ammogliato era sempre meglio che nessun Aldo. Allora si diede a guardare più attentamente Nancy dicendosi che, dopo tutto, Nancy era una creaturina di cui un uomo si stancherebbe presto, nonostante — o appunto per — la sua intellettualità. Aldo, per Clarissa, non era un giardino chiuso. Ella ben conosceva i magri fiori delle sue aiuole.

Una settimana monotona e afosa si trascinò sui loro cuori senza notizie di Aldo. Infine Clarissa gli telegrafò a Milano. Disse di aver parlato a Carlo del suo desiderio di sposar Nancy; Carlo approvava. Che Aldo dunque tornasse. Tornasse presto. Tornasse subito.

Va bene. Aldo era disposto a tornare. Aspettò ancora un giorno o due e poi, verso la chiusa di un caldo pomeriggio, entrò nel giardino della villa come ne era uscito; traversò placido e disinvolto il sonnacchioso prato vibrante del ronzìo delle api, e si fermò sulla soglia del piccolo padiglione dove Nancy era seduta a leggere una lettera. Aldo vide che era una lettera lunga. Due dei foglietti azzurri, già letti, erano caduti in terra.

Sul tavolo di sasso davanti a lei era il calamaio, e la penna d'avorio, e il Libro. Quando l'ombra di Aldo oscurò il limitare, Nancy alzò gli occhi.

Vedendolo, ella trasalì e il suo viso si fece di un pallore latteo; quella subitanea opaca chiarità, quasi di svenimento, scosse i nervi di Aldo.

Egli si chinò sulla piccola mano ch'ella gli stendeva, e disse ancora una volta:

— Sono lo schiavo suo, signora.

Ma allorchè egli alzò gli occhi, essa comprese di aver udito male. Certo egli le aveva detto:

« Sono il tuo padrone, Nancy! »

— Chi le scrive? — domandò il giovane, accennando alla lettera.

Nancy chinò docili ciglia e il colore le corse nelle guancie.

— E' Mr Kingsley, — disse. — Ricorda? Quel buon inglese, tanto caro.

— Perchè le scrive? Cosa vuole? — disse Aldo; e con aria di padronanza afferrò la mano che teneva la lettera, e la strinse nella sua destra.

Nancy sorrise e la fossetta apparve, concava e rosata come l'interno d'un petalo di rosaspina.

— Vuole ch'io sia buona, — disse, — e ch'io scriva...

Aldo portò alle labbra il piccolo pugno che ancora serrava la lettera azzurra sgualcita.

— Ebbene, eccolo servito, — disse, — scriva, scriva subito.

E prese la penna d'avorio, l'intinse nell'inchiostro, e gliela diede in mano. Poi prendendo il foglio di carta bianca che doveva essere la prima pagina del Libro, dettò:

— « Caro Inglese. Sposo Aldo Della Rocca, che mi adora ».

Nancy, tanto china sul foglio che i morbidi capelli sfioravano la carta, scrisse:

« Caro Inglese. Sposo Aldo Della Rocca, ch'io adoro ».

Così fu compiuta la missione di Mr Kingsley, al quale quella lettera non fu mai mandata. Tanto, non era scritta per lui.


XVI.

Così Nancy sognava l'avvenire e la vita. La sua fronte era cinta d'asfodeli, la sua anima era sommersa nella felicità.

Il Libro aspettava.

All'ora del tramonto andavano in barca sul lago. Aldo, ritto presso alla vela, le sorrideva; e il cielo dorato serviva di sfondo al suo profilo.

— Oh! — sospirava Nancy, guardandolo e congiungendo puerilmente le mani. — Potrò dunque guardarti finchè i miei occhi saranno sazii di te! Finchè la tua bellezza mi sarà entrata nell'anima! La tua bellezza, Aldo, mi duole! qui, — e appoggiava la mano sul petto, — mi duole, mi esalta, mi strugge.

Aldo capiva benissimo, e approvava con calmo compiacimento.

Fecero delle lunghe gite, a Premeno e a San Salvatore; e, siccome Clarissa rifiutava di accompagnarli, fu Carlo che, molto seccato, faceva loro da « chaperon ».

In breve giunse Valeria. Nancy, rosea e radiosa, andò a riceverla all'imbarcadero. Valeria la baciò con molte lagrime.

— Oh, bimba mia! bimba mia! — disse; e in cuor suo avrebbe voluto che questi diciassette anni fossero stati un sogno, e che le sue braccia materne potessero ancora cingere, protettrici, la testolina della sua creatura.

Nel giovane amore di Nancy, Valeria riviveva i suoi dolci giorni di fidanzata; e Tom risorse nella sua memoria, e fu a tutte le ore con lei. Quante volte, su quello stesso lago azzurro, Tom l'aveva condotta collo zio Giacomo nella piccola barca chiamata « Luisa »! Con le lagrime agli occhi Valeria pregò Aldo e Nancy di venir con lei a vedere se non si potesse trovare quella barca, proprio quella!...

Trovarono infatti tre « Luise », ma Valeria non riusciva a riconoscerle; tutti e tre i barcaiuoli però affermarono di ricordarsi perfettamente di lei; e ricevettero, con scappellate e sorrisi, l'aspettata mancia.

— Capisco, — riflettè Valeria, ch'era molto commossa, — che non possono essere stati tutti e tre.

E Aldo soggiunse ridendo:

— Non bisognava dar nulla a quegli impostori; nessuno di loro aveva più di venticinque anni.

Udendo ciò, Valeria trasse un profondo sospiro. Decisero poi di andare in riverente pellegrinaggio alla Madonna del Monte, dove il padre di Nancy aveva chiesto in sposa Valeria.

Sulla lunga salita erano allineati i mendicanti, malati, storpi, ciechi, che gridavano, mettendo in vista le piaghe e i moncherini.

— Tra questi ce n'è di molto vecchi, — disse Valeria. — Certo saranno già stati qui quel giorno, e mi avranno veduta.

— Daremo una lira a ciascuno, — esclamò Nancy, aprendo il suo grasso borsellino appena il primo accattone sporse coll'unica mano il cappello bisunto.

— Ma, Nancy mia, cosa ti viene in mente? — esclamò Aldo. — Bada che ne troveremo forse cento!

Allora Nancy volse su lui i limpidi occhi interroganti.

— Cosa importa?

— Oh, a me non importa certo, — disse Aldo con una scrollatina di spalle.

Valeria contemplò, pensosa, la snella figura e l'impeccabile profilo del suo futuro genero, che colle mani in tasca e dondolandosi sui fianchi saliva accanto a loro la larga e ripida strada. Ella aveva il cuore greve di ricordi. Per questa stessa via era salita nella sua veste azzurrina e la cravatta rossa, con Tom al suo fianco; Tom, alto e poderoso nella sua larga giacca chiara, aveva dato tutto il rame e l'argento che aveva in tasca a quei mendicanti, proprio come oggi faceva Nancy, sua figlia. E Valeria contemplando la bella persona sottile di Aldo, sospirò.

— Avrei voluto per la mia piccola Nancy un anglosassone, — pensò. E mentre la memoria la riportava in Inghilterra le si affacciò un altro pensiero: — Oppure il povero caro Nino...

E Valeria trasse un altro sospiro, che forse non era tutto per Nancy.

Quella sera stessa ella gli scrisse, e quasi senza saperlo cominciò la sua lettera: « Mio povero caro Nino »...

Nino era fuori di casa, intervistando i consoli riguardo alla presunta morte di Edoardo Villari, quando venne la lettera. Fu Nunziata che l'aprì.

Valeria scriveva a Nino che Nancy, « la nostra piccola Nancy », era fidanzata ad Aldo Della Rocca, ed oh, mio Dio! non poteva Nino far nulla per impedirlo? Ed ah! perchè, perchè sua sorella Clarissa li aveva invitati tutti e due alla villa Solitudine, in modo che, come diceva Fräulein Müller, — o forse era Heine? — « wie könnte es anders sein »? Poichè nessuno, nessuno che avesse veduto Nancy nello splendore dei suoi diciassette aprili poteva non innamorarsene. Ed oh! le doleva tanto il cuore pel povero caro Nino, di cui aveva ben indovinato il segreto; e di cui poteva comprendere le sofferenze, poichè, mio Dio! non aveva sofferto tanto anche lei quando s'era accorta che l'amore di Nino non le apparteneva più?... Ma a che curarsi ora di tutto ciò? E poi non era mai stata colpa di Nino! Era la sua propria colpa e quella del destino... E del resto Nino non doveva credere che ella avesse veramente sofferto, poichè non era vero... E ora non pensava più affatto a quelle cose, ma solo a Nancy, solo a Nancy! E per carità, che egli venisse presto, e forse sarebbero ancora in tempo ad evitare il matrimonio; e certo egli ne avrebbe il cuore spezzato, ma non doveva disperarsi che tanto era inutile. Ed essa era per sempre, per sempre la sua infelice Valeria....

Nunziata lesse tre volte l'incoerente epistola prima di comprenderla; quando l'ebbe compresa, i suoi occhi si aprirono.

E con gli occhi aperti Nunziata ci vedeva bene. Vide la infocata catena di desideri stendersi anello per anello dal cuore di Valeria a quello di Nino, dal cuore di Nino a Nancy, dal cuore di Nancy ad Aldo, come in un giuoco di bambini. E l'Amore passare dall'uno all'altro, soffermandosi innanzi a ciascuno coi suoi doni di passione, di strazio e di piacere. E vide che i suoi anni la mettevano indietro di Valeria, lontana, lontana, fuori dal giuoco; e sentì che l'Amore l'aveva oltrepassata e che non si fermerebbe mai più, mai più davanti a lei.

Poi ricordò che i suoi doni essa li aveva avuti; ricordò che l'Amore aveva riversato ai suoi piedi le passioni come torrenti di fuoco e che la sua vita era passata in mezzo ai desideri come un bimbo passa in un campo di fiori.

— « On sera beau joueur », — disse Nunziata.

Poi entrò nella sua camera e spalancò le imposte. A lungo, a lungo si guardò nello specchio, e vide la sua faccia avvizzita e tinta; e la bocca vermiglia; e la complicata acconciatura dei capelli. Si mise in ginocchio accanto al suo letto e recitò con voce piana e puerile un « Pater noster » e un'« Ave Maria ». Indi aprì le mani riluttanti, e restituì a Dio la sua morta giovinezza.

Si lavò la faccia con acqua calda e sapone; tolse gli elaborati riccioli, e si appuntò i propri morbidi capelli semplicemente intorno al capo. Poi indossò una veste nera, lunga e liscia, e scese così nel salotto ad aspettare Nino.

Quella stessa sera, ella lo rimandò a suo padre. I bauli di Nino erano già pronti, la carrozza alla porta, ed egli protestava ancora che non sarebbe partito, che non l'avrebbe lasciata mai! Nunziata, col viso terreo e le labbra bianche, lo baciò in fronte, benedicendolo, e gli ingiunse di partire e di non tornare mai più.

Finalmente, davanti all'ostinato rifiuto di Nino, ella si servì dell'arma che più le faceva male, e se ne valse per trafiggersi il cuore.

Nancy! — sussurrò. — Pensa a Nancy! Forse sarai ancora in tempo a salvarla dalle braccia di quel mascalzone!

Nino trasalì. Il sangue gli montò agli occhi. Poi guardò quella pallida faccia straziata da cui l'acqua calda e le lagrime avevano lavato ogni traccia di volgarità; e perchè era uomo, e perciò ingenuamente crudele, non discusse, non rifiutò, non pensò neppure ad aspettare un'altra corsa; ma disse candido e spietato:

— Hai ragione, sei un angelo! sii mille volte benedetta!

... Nunziata uscì sul balcone e seguì cogli occhi la carrozza che si allontanava rapida nella notte. A un punto parve rallentare, poi girò, sparve.

Con essa sparve la luce nella vita di Nunziata Villari.

Giovinezza, amore, speranza, desiderio — tutti i lumi della ribalta il Destino li spense; e la lasciò nel buio.


XVII.

Oh bocca chiusa, oh fonte di mistero,
Schiudi le ignote tue delizie a me...

Alle rosse labbra arcuate di Aldo l'impellente passione di Nancy chiedeva non baci soltanto, ma parole.

— Parla, parla, — diceva lei, fissando coi chiari occhi urgenti quella giovine bocca vivida, dolce e silenziosa.

Durante le lunghe ore che passavano insieme, ella chiedeva, ed egli doveva rispondere. I suoi splendidi occhi profondi la incitavano a rapide domande, e i baci che egli le dava non spegnevano la sete della sua anima per l'anima di lui. Poco a poco, timidamente, ella scostava i cancelli del giardino chiuso; giorno per giorno arrischiava, trepida, un passo più in là nei misteriosi sentieri. Dove erano le non vedute rose? dove le fontane di luce e i laghi di mistero? Trepida, in punta dei piedi, ella s'avventurava per gli angusti sentieri dove prima di lei Clarissa e tante altre erano passate. Quando l'ebbe girato tutto, ella si disse:

— Io certo ho sbagliato. Non sono ancora entrata nel giardino...

Il matrimonio doveva aver luogo quasi subito. Aldo era impaziente, e Nancy innamorata. E il Libro aspettava. Quindi Valeria partì per Milano a preparare il corredo, e Nancy doveva seguirla una settimana dopo.

L'ultima sera nella villa Solitudine, Clarissa salì da Nancy per darle la buona notte in camera — nella grande camera vuota in cui il capolavoro non era stato scritto. I bauli di Nancy erano fatti, la penna d'avorio e il Libro riposti. E sulla grande tavola stava, vano e malinconico, l'immenso calamaio.

Nancy era appoggiata alla finestra guardando le stelle; Clarissa si mise accanto a lei, e immerse anch'ella lo sguardo frivolo in quelle profondità di cobalto.

— Detesto le stelle, — disse Nancy a bassa voce. — Ne ho tanto paura.

— Paura! Perchè? — rise Clarissa, per la quale una stella era una stella e null'altro.

— Oh! — sospirò piano Nancy, — vorrei essere certa che a un dato punto non ve ne fossero più!... Vorrei sapere che smettono, che terminano! Mi fa troppo terrore il favoloso Nulla al di là dello Spazio illimitato — il perpetuo Giammai al di là dell'Eternità senza fine. Vorrei che ci fosse una muraglia intorno all'universo, un baluardo che ci rinserrasse tutti sani e salvi, lontani dal terribile Infinito!

Clarissa rise.

— Che strane idee! Forse quando sarai sposata ti sentirai meno piccola e paurosa.

— Forse, — disse Nancy; e soggiunse: — Aldo dovrà essere il mio baluardo.

— Oh! diletta mia! — esclamò Clarissa, — per carità, non voler fare del povero Aldo ciò che non è. Aldo è bello, è delizioso, è adorabile! Ma quanto all'essere un baluardo, lo è quanto questa sciarpa!...

E lasciò sventolare nella quieta aria notturna il lieve velo diafano che portava al collo.

Poi la baciò e scese da suo marito che l'aspettava brontolando.

Quando furono a letto, Carlo disse:

— Sono seccato!

Clarissa, che non voleva informazioni a questo riguardo, continuò a leggere il suo libro di Mirbeau, particolarmente nauseabondo e affascinante.

— Sono seccato, — ripetè Carlo; — sento che non dovrei permettere che quel malarnese di mio fratello sposi quella cara ragazzina. So che la renderà infelice.

— Ma che! — disse Clarissa, — neanche per idea! Nancy sarà perfettamente beata scrivendo dei versi sul profilo di Aldo, finchè s'accorgerà che tutte le sue qualità terminano col suo naso greco. E allora si consolerà con qualcun altro. E sarà felice lo stesso.

— Ah, va bene, — grugnì Carlo. — Forse te ne intendi più di me. Già, voialtre donne siete tutte vipere, che non sapete che graffiare e gracidare.

— Che metafora mista! — mormorò Clarissa, spegnendo la candela col suo libro, cosa particolarmente spiacevole a Carlo. Poi si volse al muro, e si addormentò col confortante pensiero che Carlo, in vero, era un baluardo.

Le nozze di Nancy ebbero luogo a Roma. Tutti i poeti d'Italia mandarono dei poemi, e Nino le portò una collana di perle. Dal Quirinale venne un medaglione che racchiudeva la miniatura di un giovinetto. Nancy, pallida e riverente, osò sfiorare colle labbra quel grave viso d'adolescente, sulla cui fronte era già l'ombra d'una corona.

Dopo la colazione nuziale tutti gli invitati si accommiatarono, e si avviarono alle loro carrozze, passando gaiamente sul tappeto scarlatto steso sulla scalinata, dal portone fino all'orlo del marciapiede.

Poi Nancy, nell'abito da viaggio grigio-sorcio, abbracciò Valeria e pianse, dicendole addio. E abbracciò Nino e pianse, dicendogli addio.

Poi scese, sempre piangendo, le scale, e a braccio dello sposo traversò il tappeto rosso e salì in carrozza. Clarissa e Carlo, lo zio Giacomo, la zia Carlotta e Adele seguirono in altre vetture alla stazione, dove una grande folla aspettava per salutare alla partenza gli sposi.

Valeria e Nino restarono soli nelle stanze desolate.

Valeria teneva il viso nascosto nelle mani. Ella guardava nell'avvenire; vedeva la lunga fuga dei giorni a venire, oscuri e solitari.

Nino, con gli occhi velati di pianto, contemplava quella figura curva davanti a lui; e i suoi pensieri volsero indietro e risalirono il corso degli anni.

Si chinò e le prese la mano.

— Cuginetta mia! — diss'egli.

Ella gli sorrise di un sorriso triste. Poi gli domandò.

— A che cosa pensi?

Vi fu una pausa.

— Pensavo a Nancy e al passato, — rispose Nino. — Pensavo a suo padre — al povero Tom! morto così improvvisamente, così miseramente, in viaggio, fra estranei...

— Già, — sospirò Valeria; e aggiunse a bassa voce, seguendo il filo dei ricordi: — Ma bisognava salvare Nancy.

— E pensavo anche al vecchio nonno, morto solo, nella notte, sulla collina...

— Bisognava trovare Nancy, — disse Valeria.

— E pensavo alla piccola Edith e alla sua povera madre, che dovettero partir sole... abbandonate da quelli che amavano, nell'ora più fosca della loro vita...

— Ma bisognava pur proteggere Nancy, — disse Valeria, con grandi occhi stupiti.

Udendola, egli comprese tutta l'inesorabile, la spietata forza dell'amore materno. Per Valeria nulla contava, nulla esisteva all'infuori di Nancy, — di Nancy che pure con dolce mano incosciente le aveva tutto rapito. Anche lui, non si era staccato da lei, preso e avvinto da Nancy?

— E penso a te, Valeria, — seguitò Nino, con voce bassa e tremante, — a te, di cui io ho calpestato il povero cuore...

— Non importa, non era colpa tua, — disse Valeria con un piccolo singhiozzo. — Amavi Nancy; come potevi non amarla? — I pietosi occhi le si empirono di lagrime. — Ed ora anche le tue speranze sono naufragate, anche tu hai il cuore spezzato!...

Nino non rispose. Si volse e andò alla finestra. Rivedeva Nancy, Nancy dalla voce dolce, dagli occhi come giacinti ceruli sotto il fosco slancio delle chiome.

E ancora una volta egli comprese come essa, nella sua innocenza di tortorella, avesse assorbito e sommerso l'esistenza di tutti quelli che le stavano d'intorno. Nella sua soave debilità, nella sua fralezza puerile, ella aveva infranto, distrutto e devastato. Le esistenze di tutti quelli che l'avevano amata erano state necessarie a nutrire la chiara fiamma del suo genio, il bianco fuoco della sua gioventù.

Nino fissò gli occhi sul rosso tappeto nuziale che stendeva la sua striscia scarlatta fino all'orlo della strada. E gli parve un sentiero di sangue.

— Ecco — diss'egli — la traccia del Divoratore!... Ecco il passaggio della colombella di preda!...

Il treno palpitò e si scosse; poi si avviò lento; poi con battito affrettato pulsò fuori dalla tettoia della stazione. E per Nancy gli addii e gli evviva e i fazzoletti sventolanti furono lasciati indietro, fermi nel suo passato.

Essa allora sollevò verso lo sposo i teneri occhi illuminati di pianto.

Ora dunque le porte del giardino sognato s'aprirebbero al tocco della sua bianca mano consacrata. La chiusa anima di Aldo le si svelerebbe alfine.

Ora per lei le fonti di luce e i laghi di mistero, e le non vedute spirituali rose!


XVIII.

Nancy e Aldo avevano prescelto Parigi per meta del viaggio di nozze; poichè, quando Valeria aveva suggerito la Svizzera, Aldo aveva dichiarato che di marine e di paesaggi lui ne aveva « pranzato e cenato ». Inoltre Clarissa aveva detto a Nancy:

— Mia cara, se ci tieni ad avere una percezione chiara della vita, e una mente bene equilibrata, pensa ad essere sempre vestita bene. Non è che quando abbiamo la coscienza di essere impeccabilmente abbigliate, che abbiamo la calma, abbiamo la chiarezza, abbiamo l'imperturbabilità.

— Davvero? — disse Nancy.

— Davvero, — disse Clarissa. — E non c'è che un sarto al mondo: Paquin. Se non si è vestite da Paquin, tanto vale girar nude.

Nancy sorrise.

— Sai, debbo pensare al mio Libro. E d'altronde, ci tengo poco alla toilette.

— Ah! — disse Clarissa, — ci tieni poco alla toilette? Sta bene. Sta bene. Fa a modo tuo. Se a te piace essere un fagotto di genio e di stracci, e farti prendere in odio da tuo marito prima che siano passati due mesi, fa a modo tuo e cónciati in giacche, blouse e sottane!

Si decisero dunque per Parigi; e in breve le quarantotto cicaleccianti « demoiselles » di Paquin furono intente ad appuntare costellazioni di pagliette, e nuvole di trine sulle seriche vesti vaporose per Nancy — le vesti che dovevano impedire ad Aldo di prenderla in odio fra due mesi.

Secondo il suggerimento di Aldo presero stanza in un alberghetto della rue Lafayette; poichè, diceva lui, non erano poi milionari, e si poteva far miglior uso dei quattrini che di regalarli ai proprietari di Grand Hôtel. Nancy trovò che egli aveva tutte le ragioni, e si meravigliò assai del suo senno.

Davvero che egli sapeva molte cose! Sapeva i prezzi di tutto quello che si mangiava, e piombava dritto come un falco sul più piccolo errore in un conto. E guai al cameriere che distrattamente addizionasse coi franchi anche la data scritta in cima alla nota! Per Nancy era un momento di terrore quello in cui, nei risplendenti restaurants, Aldo toglieva dal piatto il conto accuratamente piegato e lo ispezionava lungamente, incurante del naso amaro e solenne del capo-cameriere, che, ritto dietro a lui, gli guardava giù sarcasticamente sulla ben spazzolata scriminatura. Nancy notava anche che quando entravano in tali luoghi c'era subito un grande accorrere verso di loro, un aprir di porte con ossequiosi inchini, un additar di tavole con larghi gesti di braccio e di tovagliolo. Il cappello di Aldo gli era preso dalle mani con deferente cura, e il mantello di Nancy le veniva tolto e portato via con tenerezza riverente.... Ma quando, pagato il conto, si alzavano per andarsene, pareva che nessuno si ricordasse più della loro esistenza. Aldo doveva andarsi a prendere il cappello da sè, e cercare il mantello di Nancy, e anche aprire da solo le pesanti porte di cristallo, poichè il « chasseur », o non c'era, o guardava via, ridendo e scambiando delle strizzatine d'occhio coi camerieri.

Anche colle vetture accadeva la stessa cosa. Sempre il vetturino che arrivava era tutto sorrisi e cortesia e scappellate; e sempre il vetturino che partiva era tutto muso, e insulto, e monologo ad altissima voce.

— Questa gente crede che perchè siamo in viaggio di nozze dobbiamo essere idioti e pagar tutto il doppio, — disse Aldo. — Cara mia, il denaro è denaro.

Questa frase l'aveva imparata da suo nonno, che teneva un negozio di coralli in via Chiaia a Napoli. La moglie del nonno — una bionda di Piedigrotta, che nella sua radiosa adolescenza aveva posato per molti pittori tedeschi e inglesi — aveva detto: « Sì, ma l'educazione è l'educazione ». E aveva mandato i suoi tre figli in collegio a Modena e a Milano. Il maggiore, che fu poi padre di Carlo e di Aldo, aveva imparato a dire: « Un gentleman è un gentleman ». E per seguire questa massima non volle più avere nulla a che fare coi genitori che tenevano negozio a Napoli. Alla sua morte il primogenito Carlo, appena ventenne, si sentì in dovere di andare alla ricerca dei suoi nonni. Li trovò, placidi e grassi, nella loro bottega. Non avevano bisogno di lui; anzi ne avevano molta soggezione e lo chiamavano « Eccellenza ». Ma i due vecchi s'innamorarono subito del piccolo Aldo che aveva tredici anni ed era inverosimilmente bello. Lo tennero con loro, lo adorarono, lo viziarono, gli diedero la chiave del banco, perchè si divertisse a contare i denari... E ad Aldo piacquero molto i nonni e il loro negozio. E imparò che il denaro è denaro.

Nancy, di fronte a quella frase, ammutolì. Aldo, camminando al suo fianco lungo il boulevard, continuò:

— Vedi, è la gente come Carlo che guasta tutto per gli altri. Carlo è un perfetto cretino nello spendere i suoi denari.

— Oh! ma è così buono Carlo! — disse Nancy.

E lo disse con tale fervore che Aldo si chiese se per caso ella non sapesse che era Carlo che pagava tutte le loro spese, quelle del viaggio — con molte fantastiche aggiunte di Aldo — e anche quelle di tutto l'anno, a partire dal giorno delle loro nozze.

« Ma bada che dopo di ciò non ti dò più un soldo », aveva soggiunto Carlo, nel breve discorso fatto a suo fratello otto giorni prima che si sposasse. « Puoi contarci. Non più un soldo finchè campo! Dunque scuotiti, dàtti d'intorno, e fa qualche cosa di utile. A questo mondo si deve tutti sgobbare ».

Ma Aldo non intendeva di « sgobbare ». Rozza, inestetica parola. Come poteva un uomo, col fisico suo, « sgobbare »? Carlo non aveva nessun senso di delicatezza. Già lo diceva anche Clarissa... Ma in questa occasione Aldo non l'aveva consultata, perchè si ricordava di averla sentita dire un giorno: « Io capisco che si adori un uomo, ma non capisco che gli si paghino i debiti ».

In breve Nancy scoprì che la sapienza di Aldo non si limitava a conoscere i prezzi delle cose e a saper fare i conti. Egli conosceva anche luoghi e gente a Parigi — luoghi di cui Nancy non aveva mai sentito parlare; gente che Nancy non aveva mai sognato potessero esistere!

Egli le diceva:

— Stasera, Nancy, stasera riderai!...

Ma Nancy rideva poco; rideva sempre meno. E finalmente un giorno le parve che non avrebbe potuto ridere mai più. Dio, Dio! come tutto quello che ella vedeva era orribile! Come tutto le faceva paura, e tristezza, e vergogna!

— Che vuoi, è la vita, mia cara, — diceva Aldo stringendosi nelle spalle col suo solito gesto napoletano. — Come vuoi fare a scrivere libri, se non sai che cos'è la vita!

Oh! ma lei non voleva sapere che cos'è la vita! Poteva scrivere libri anche senza sapere. Ed oh! avrebbe voluto che neppur Aldo sapesse niente! E per pietà, che egli la conducesse via, che si partisse — voleva dimenticare tutte quelle cose e non ricordarsene mai, mai più!

Allora Aldo, che non era cattivo, e che aveva trovato l'iniziazione di Nancy meno divertente di ciò che avesse sperato, domandò il conto dell'albergo, lo trovò esorbitante, fece dedurre il venti per cento.... e quindi annunciò all'indignato albergatore la loro partenza per l'indomani.

E l'indomani partirono. Si recarono alla villa Solitudine di cui per il momento Carlo e Clarissa non avevano bisogno; fu combinato con Carlo che Aldo ne pagherebbe l'affitto a Clarissa. Clarissa non volle accettare l'affitto; ma Carlo, non sapendo ciò, ne restituì l'importo al fratello. Quindi, tutto sommato, questa combinazione fu per Aldo abbastanza vantaggiosa.

Nancy si sforzò di dimenticare ciò che era la vita, e ritrovò in breve i suoi sorrisi; e Aldo la vide fiorire, tenue e luminosa come un'alba lunare. E per tutte le cose che ella sapeva e tentava di dimenticare, e perchè la vedeva muovere nelle morbide vesti parigine, pallida sotto i grandi cappelli piumati, Aldo ardeva di vulcanico amore meridionale per lei.

Il Libro aspettava.

Una sera che Aldo era al pianoforte improvvisando musica e parole sulla leggiadrìa di Nancy, ella, seduta accanto a lui, disse a un tratto:

— Quando cominceremo a lavorare?

— Mai! — disse Aldo, cingendole il collo con un braccio, senza interrompere gli accordi che suonava colla mano sinistra.

Nancy rise, poggiando la testa al suo braccio.

— Ma bisogna pure, Aldo. Io voglio scrivere il mio Libro. Sarà un grande Libro.

Aldo fece cenno di sì col capo, e continuò a suonare.

— E neppur tu, Aldo, puoi passare tutta la vita a dirmi che m'adori.

— Sì, sì, posso, — disse lui.

Nancy rise piano, e gli mise un bacio sulla manica della giacchetta.

Poi, a un tratto, uno strano senso la vinse, un senso di solitudine e di paura. Le parve di essere sola nel mondo, e piccola, e derelitta, con nessuno che avesse cura di lei. E Aldo le parve anche più debole e più derelitto di lei. Allora il terrore dell'Infinito piombò sulla sua anima.

Aldo frattanto cantava, soave e sommesso, con la testa china in avanti e i foschi capelli spioventi sulla fronte. All'improvviso Nancy pensò quanto sarebbe meglio essere chiusa, al sicuro, in una grande stanza chiara, con molti libri e un calamaio; e sapere che fuori, tra lei e il mondo, tra lei e l'oscurità, tra lei e il vuoto che la sgomentava, si tenesse una sentinella, forte e sicura, con un fucile a tracolla...

— Ah! il baluardo! — pensò lei; e la gagliarda figura dell'inglese dalle larghe spalle, dagli occhi chiari e calmi, le si riaffacciò alla mente. Poi disse: — Il lavoro sarà il mio baluardo.

E andò in camera sua a prendere la penna d'avorio.


XIX.

Mancavano quattro mesi a finire l'anno della liberalità di Carlo, e Aldo allora sentì che bisognava pur scuotersi e sgobbare. Egli aveva cominciato col decidere che si stabilirebbero a Milano. E si erano stabiliti a Milano.

Poi, niente. Non era successo niente. E Aldo non aveva fatto niente.

Ora, conosceva troppo bene suo fratello Carlo per credere che, finito l'anno, egli continuerebbe le sue sovvenzioni. Carlo aveva detto: « non ti darò più un soldo ». E Carlo era un uomo che aveva un ridicolo rispetto della propria parola. Dunque Carlo era una fonte esaurita. Valeria, suocera affettuosa ma inetta, aveva mostrato ad Aldo i suoi conti e i suoi libretti, facendogli toccare con mano che Nancy non avrebbe potuto aver nulla, oltre le sue meschine quaranta mila lire di dote. Restava lady Sainsborough, quella vecchia originale d'inglese, che a Napoli si era presa di tanta simpatia per Aldo. Ma anche lei non aveva risposto alle ultime due lettere che Aldo le aveva scritte. Probabilmente aveva anche modificato il suo testamento. Dunque nulla da fare.

Bisognava dunque scuotersi, agitare. Bisognava « sgobbare ».

Aldo si scosse... e sgobbò. Scrisse una terza lettera a lady Sainsborough.

Poi si decise a chiedere a Carlo che gli desse un impiego nella direzione delle sue filature di seta. Carlo blandamente rifiutò. Allora andò dagli editori del primo libro di versi di Nancy, e propose a loro che gli facessero un adeguato anticipo sul libro non ancora scritto di sua moglie. Anch'essi blandamente rifiutarono.

Allora, colla coscienza di aver fatto tutto il suo possibile, Aldo decise che era inutile agitarsi e sgobbare di più, e lasciò che gli eventi seguissero il loro corso.

Nancy non gli era di nessun aiuto, di nessuna utilità. Egoisticamente ingolfata nel suo Libro, stava tutto il giorno in camera sua, seduta al suo tavolo, coi capelli tirati dietro alle orecchie, con gli occhi strani e lucenti. Se egli entrava nella stanza, ella, senza smettere di scrivere, alzava la mano sinistra imponendo il silenzio — gesto che egli trovava insopportabile. Se egli non obbediva a quel gesto e s'inoltrava, ella levava su di lui quegli occhi chiari, smarriti, interroganti — allora lui si sentiva nervoso, costretto ad affrettarsi, e dimenticava quello che aveva avuto l'intenzione di dirle.

Così tirò avanti, pasticciando colle quaranta mila lire, passando i suoi giorni a leggere i giornali, a suonare il pianoforte, e andando ogni sera al Savini o all'Eden finchè veniva l'ora di andare alla Patriottica a giocare al poker o al baccarat.

Alla Patriottica s'imbatteva spesso con Nino, che sedeva sempre imbronciato e solitario. Alla vista di Aldo, la bocca di Nino si contraeva in una smorfia amara, a tal segno che ad Aldo veniva il nervoso al solo vederlo; ed era convinto che quella faccia da pesce morto gli portasse sfortuna al giuoco. Aldo si sentiva doppiamente irritato alla sua vista per il fatto che Carlo — che per lui, suo proprio fratello, si era rifiutato a fare qualsiasi cosa — aveva recentemente preso per socio questo Nino, il quale, tanto per farsi valere (o anche per puro dispetto) si era messo a lavorare volgarmente come un negro, le sue dieci o dodici ore al giorno. Carlo, assai soddisfatto, si faceva vedere in galleria, col sigaro in bocca, a braccetto di Nino, come se fossero fratelli; mentre quell'assurdo zio Giacomo, come una vecchia gallina, trotterellava accanto a loro, raggiante e ridicolo.

E lui, Aldo — che, insomma, era o non era il fratello di Carlo? — doveva andare a zonzo stupidamente da solo, fumando delle sigarette a buon mercato; oppure correre a fianco dello zio Giacomo, come un estraneo, come un « outsider », ascoltando per la millesima volta l'antifona nauseante del ritorno e della riabilitazione del Figliuol prodigo, Nino.

Aldo andò da Clarissa a lamentarsi; ma questa non gli dimostrò nè simpatia, nè compassione. Lo ascoltò, distratta, stropicciandosi le unghie d'una mano sul palmo dell'altra, e guardando dalla finestra. Egli si era aspettata una ben altra accoglienza. Sperava che ella gli avrebbe in soave atto di carezza posato una mano sul capo reclinato, dicendogli: « Povero bello! » come talvolta aveva fatto negli anni scorsi... Ma quando egli reclinò il capo, ella seguitò distrattamente a stropicciarsi le unghie d'una mano sul palmo dell'altra, e a guardar fuori dalla finestra.

Egli sentì che dalla benevolenza di Clarissa poteva dipendere tutto il suo avvenire; e, quasi per un senso di dovere verso Nancy, egli afferrò una di quelle mani bianche e la baciò col suo bacio più morbido e conturbevole.

— Oh, Aldo! non fare la lumaca, — disse Clarissa ritirando la mano. Poi lo squadrò da capo a piedi e disse: — Bah! Ringrazio il cielo che m'ha fatto sposar Carlo!

A questa dichiarazione Aldo non credette affatto. Tuttavia questa frase, aggiunta a tutti gli altri smacchi, lo urtò. Quando partì, comprese che Clarissa lo considerava come l'esclusiva proprietà di Nancy, quanto il paio di antichi candelabri d'argento che ella le aveva dato per regalo di nozze; e comprese che ella non riprenderebbe mai nè lui nè i candelabri. Quelle fiamme per lei non si accenderebbero più.

Nancy aveva scritto un terzo del Libro. Era una grande opera: un Libro di cui il mondo parlerebbe.

Come il portento di Giovanna d'Orléans, una visione ultra terrena le aveva incendiato il cuore. Sentiva il Genio, come una grande aquila imprigionata, agitare le immense ali nel suo cervello, e l'Ispirazione, abbagliante e indefinita, le stendeva le braccia. Epiteti fini e fiammanti, rime e ritmi, come bimbi coronati di rose, irruppero cantando nella sua fantasia; e la giovane Idea, sciolti i luminosi capelli, sorse nuda e nuova innanzi a lei...

Ecco: il bianco-e-nero Fiore della Frase apre i tuonanti petali: e sulla carta bianca sfolgora e vive il Poema.


XX.

Non fu più concesso ad Aldo di suonare il pianoforte, perchè disturbava Nancy nel suo lavoro. Egli doveva anche stare in casa per ricevere chiunque venisse, perchè Nancy non fosse importunata.

Quando all'ora di pranzo ella non voleva interrompere il corso dei suoi pensieri venendo a tavola, era Aldo stesso che, in punta de' piedi, le portava i pasti; perchè la domestica dal passo pesante e dal viso stupefatto la irritava e la distraeva. Un silenzio riverente regnava sulla casa.

Baldelli, della casa editrice di Roma, ebbe sentore del Libro e venne a Milano per sapere se era possibile averlo. L'editore milanese del Ciclo di Liriche, che distrattamente aveva omesso di pagare le ultime due edizioni di quel libriccino fortunato, mandò, senza che glielo si domandasse, un « chèque » quasi inverosimile, e suggerì per la nuova opera una edizione di lusso rara e ricercata.

Nancy non rispose a nessuno, non badò a nessuno. Il Libro, come un falco, le teneva gli artigli conficcati nel cuore.

Era una sera d'inverno; sotto la lampada accesa Nancy scrisse al sommo di una pagina bianca: « Capitolo XVII ». Ella scrisse questa intestazione accuratamente, devotamente, disegnando i numeri romani con penna amorosa. Questo era il capitolo culminante del Libro. Per raggiungerlo, l'opera si era andata lentamente innalzando, in ripida e audace ascesa. Ma da quel punto il poema doveva fluire e precipitare, in largo, irrefrenabile torrente fino alla sua portentosa chiusa. Questo capitolo era il sommo, l'apogeo e la corona.

Nancy si passò rapidamente la mano sulla fronte, ricacciando all'indietro i morbidi capelli scompigliati. Poi guardò nervosamente Aldo. Egli sedeva all'altro lato del tavolo con dei fogli di carta da musica davanti a sè. Il cerchio di luce della lampada gli pioveva pacatamente sul lucido capo chino. A Nancy parve ch'egli avesse l'aria tediata e triste.

— Che c'è, Aldo? — gli chiese, stendendo verso di lui attraverso la tavola una mano affettuosa.

Nella esuberante gioia dell'ispirazione, essa si sentiva molto tenera e pietosa.

— Oh, niente, niente, — sospirò lui. — Avevo l'idea di scrivere un preludio. Ma non posso far nulla senza provarlo al pianoforte. E ciò ti disturberebbe. Non importa, non importa! Non curarti di me.

— Ma certo che mi curo di te, — disse Nancy; e alzatasi gli andò vicino e si chinò su di lui, posandogli con affetto una mano sulla spalla. E vedendo sul foglio davanti a lui una riga di minime e di semiminime, sorrise, ricordando che nella sua infanzia le parevano ometti che s'arrampicassero sopra uno steccato orizzontale.

— Sai bene, — disse Aldo passando e ripassando la penna sulla faccia di uno degli ometti e facendolo diventare più grande e più nero degli altri, — sai bene che Ricordi pubblicherà quelle mie romanze; ma credo che le abbia accettate solamente perchè le parole sono tue... Allora ho pensato di scrivere una cosa che fosse tutta mia... una specie di preludio, come l'« Après-midi d'un Faune ». Ma sarebbe proprio necessario che lo provassi al pianoforte...

— Lo so, povero caro, — disse Nancy, accarezzandogli i morbidi capelli. — Lo so, che sono una cattiva e perfida egoista che mette a soqquadro tutto, con questo mio Libro. Ma abbi pazienza, abbi pazienza! — E Nancy gettò uno sguardo di appassionato desiderio verso quel « Capitolo XVII » che, in grandi caratteri, le arrideva capovolto sul foglie bianco dall'altra parte della tavola. L'inchiostro ancora bagnato del « XVII » luccicava e le faceva cenno di affrettarsi. — Aspetta che abbia finito il mio Libro. Vedrai, vedrai allora! Farai tutto quello che vorrai. Ce ne andremo a passare dei giorni azzurri in campagna; e saremo felici, ultracelestialmente felici! — E poi soggiunse, per fargli piacere: — E saremo anche ultramericanamente ricchi!

Egli levò su di lei i neri occhi profondi, ed ella pensò che somigliava al San Sebastiano del Murillo.

— Il tuo Libro ha inghiottito tutto il bene che mi volevi! — disse Aldo.

— Ma no, — disse Nancy, e gli accarezzò la bella fronte. — Ma se sei tu, se è la tua presenza, la tua arcangelica bellezza che mi ispira e mi aiuta a scrivere!

Aldo sospirò.

— Eh, lo so che sono una nullità!... E non mi resta che a rallegrarmi che, per il fatto che non sono un mostro, ti ho aiutata a scrivere il tuo Libro.

Nancy sentì una fitta di rimorso.

— Non dire delle cose amare, cuor mio, — pregò. — Devo, devo essere egoista per un po' di tempo ancora! Se non scrivo mi pare di avere nel cervello un demone pazzo che strepita e stride per venir fuori... Ed oh! Aldo! quando mi veggo davanti la carta lucida e bianca, piena di abbaglianti promesse, sento d'un tratto in me l'urto dell'ispirazione, e la chiamata! Allora dalla vecchia penna d'avorio balza e scaturisce la parola, facile, rapida, piana.. E mi pare di essere una fonte d'acqua montanina che lancia in fulgido zampillìo la sua vita al sole.

Aldo prese ed attirò a sè il dolce viso acceso.

— Lavora dunque, — disse, e la baciò. — Nulla deve interrompere la tua opera.

— No, no, nulla al mondo! — disse Nancy.

Nel dirlo uno strano brivido passò in lei, un rapido battito le scosse il cuore, e sentì la radice dei suoi capelli rizzarsi come tante piccole spine. Poi più nulla.

La strana sensazione svanì, ed essa si volse per tornare al suo posto; si fermò ritta accanto alla tavola, e chinò lo sguardo sul « Capitolo XVII ». L'inchiostro ancora umido brillava sulla cifra. Ma Nancy aspettava — aspettava di sentirsi ripetere sotto al cuore quel palpito strano, trillante, indescrivibile. Volse lo sguardo ad Aldo. Egli stava pingendo pensosamente la faccia di un'altra semiminima, facendola diventare grande e nera.

Allora Nancy sedette, e intinse la penna d'avorio nella bocca spalancata del calamaio. Ah! Ecco! ancora! Ecco, il battito! il battito! Come una piccola mano morbida che la colpisse nel cuore! Ed ora, un fremito lungo, un tremolìo, come d'uccelletto imprigionato!

— Aldo! Aldo! — gridò, e cadde avanti, col viso nascosto sulle braccia.

E i suoi capelli diffusi ondeggiarono sul « Capitolo XVII », e sfregiarono la bianca pagina aspettante.


XXI.

******

Nancy si mosse, sospirò!... poi lenta aprì gli occhi. Era sveglia.

Nella camera attigua Valeria singhiozzava tra le braccia dello zio Giacomo, e la zia Carlotta baciava Adele, e baciava Aldo, che, pallido con gli occhi rossi, stringeva la mano a tutti.

Attraverso la porta socchiusa Nancy udiva le loro voci sommesse e bisbiglianti; e ne sentì un vago e languido piacere. Ma ecco che un altro suono le colpì l'orecchio: un suono dolce, staccato, regolare — che pareva il lento battito d'una pendola. Quel suono le dava un senso di calma profonda e soave. Volse il capo sui guanciali e guardò. Era la culla!

Accanto vi sedeva, sonnecchiando, la Suora, reggendosi la fronte con una mano, mentre coll'altra, posata sulla sponda della culla, faceva, anche nel dormiveglia, la dolce mossa automatica del ninnare.

Nancy sorrise e richiuse gli occhi. Quel battito regolare la sopiva, e la riconduceva verso il sonno. Ella si sentiva ineffabilmente tranquilla, illimitatamente felice.

Era finita l'attesa; erano passati i timori. Ora la vita si apriva più vasta sopra più vasti orizzonti. L'anima sua era placata, appagata e senza desiderio.

Ed ora, con un sommesso tremito di gioia, le tornò nella memoria il suo Libro; il suo Libro che la aspettava, fermo dove ella lo aveva lasciato quella sera in cui l'avvenire aveva pulsato entro il suo seno. L'opera che doveva vivere la chiamò con voce piana, e le ripiegate ali dell'aquila fremettero...

Nel crepuscolo oscillante della culla la creatura aprì gli occhi e pianse:

Ho fame.

 
 


LIBRO SECONDO


I.

Quando delle quaranta mila lire ne furono dileguate diciotto mila, Aldo disse: « Qui bisogna fare qualche cosa ». E quando delle quaranta mila lire non ne restarono più che diciotto mila, egli disse: « Qui, qualche cosa va fatto ». Carlo non voleva saperne di lui nè dei suoi affari. L'unica cosa che avesse ricevuto da lady Sainsborough era una fotografia « presa in giardino col mio caro cane Fox », e un'altra di lady Sainsborough in amazzone « pronta per la cavalcata col barone Cuciniello ».

— Vecchia matta, — brontolò Aldo, gettando le fotografie nel fuoco e conficcandovele ferocemente colle molle.

Poi chiamò Nancy e le espose lo stato delle cose. Nancy non parve oltremodo impressionata.

— Ah, non c'erano più che diciotto mila lire? Ma guarda un po'! — Poi andò carponi sotto la tavola e nascose la faccia dietro il tappeto ricamato: — Bau-bau! Kukù!

La piccolina le ruzzolò dietro e le tirò i capelli con molti strilli di gioia.

— E così, che cosa dobbiamo fare? — disse Aldo.

— Appena béby saprà camminare, — rispose Nancy da sotto la tavola, — la sua mamma... sì, sì, sì, chi è la sua mamma adorata? eh, tesoro piccolo, agnello del buon Dio?...

— Cosa racconti? — chiese Aldo impaziente.

— Dico che appena béby saprà camminare, la sua mamma, che sono io... nèh, béby, che sono io la tua mamma?... Di' « mamma! » Mammam-mam...

— Ma va avanti, — gridò Aldo.

— La sua mamma, dicevo, si rimetterà al lavoro. Ma finchè questa creatura è un essere così piccolo — Nancy baciò la morbida testolina di sua figlia su cui i capelli spuntavano qua e là in ciuffi biondi — la sua mamma non sarà una crudele (bacio) brutta (bacio) feroce (bacio) tigre ircana (bacio, bacio) che abbandoni solo soletto al mondo un povero piccolo béby come questo (molti baci) per scrivere dei noiosi libri che nessuno ha voglia di leggere... bau-bau bau... Kukù!

Aldo seccato uscì dalla stanza, ma nessuno sotto la tavola si avvide della sua partenza.

Egli si recò dallo zio Giacomo, e gli parlò a lungo; e lo zio Giacomo, per amore di Nancy, lo prese nel suo studio e gli diede da fare dei disegni e dei piani d'architettura, con uno stipendio di duecento lire al mese.

Alla fine della terza settimana Aldo alzò gli occhi dal suo tavolo e, volgendo lo sguardo per la stanza dove altri quattro impiegati disegnavano dei piani, li osservò con aria meditabonda. Due di quei quattro erano giallicci e magri; uno era gialliccio e grasso; l'altro era grasso e rosso. I due giallicci e magri avevano pochi capelli; quello gialliccio e grasso non ne aveva affatto; quello grasso e rosso portava gli occhiali. Tutti quanti erano in quello studio da quattro, sei, e dodici anni a disegnare piani, con stipendi che variavano dalle duecento alle seicento cinquanta lire al mese.

Aldo fece un breve calcolo sulla sua carta asciugante. Ammettendo che egli stesse in quello studio cinque anni, e che per i primi due anni guadagnasse 200 lire al mese: fanno 4800 lire. Per i due anni seguenti gli darebbero probabilmente 300 lire al mese, diciamo, anzi, 350 — 8400 lire. L'anno dopo mettiamo che gliene dessero 400, o anche 450 al mese = 5400 lire. Totale in cinque anni: 18600 lire.

Diciotto mila seicento lire. Così che, dato che egli non spendesse nulla, assolutamente nulla, ma continuasse a vivere per cinque anni di ciò che rimaneva della dote di Nancy (il che era fuori di questione perchè non poteva bastare) egli si sarebbe trovato, in capo a cinque anni, esattamente al punto in cui si trovava oggi... con cinque anni di più sulle spalle. E probabilmente anche lui gialliccio e magro, o gialliccio e grasso, o rosso e grasso con gli occhiali. Era un programma assurdo, insensato. Era inconcepibile. Oggi, eccolo con le sue diciotto mila lire in tasca e i cinque anni ancora davanti a sè.

Prese il cappello e lasciò lo studio. Scrisse spiegando le cose allo zio Giacomo il quale gli rispose dandogli del cretino, dell'ingrato, del napoletano, dell'asino, del pover'uomo, del triplice estratto di egoista imbecillità. Aldo non discusse queste opinioni.

A casa spiegò matematicamente la situazione a Nancy e a Valeria, dilungandosi in ragionamenti e cifre che esse ascoltarono con occhi vaghi e aria imbambolata, pensando ad altro. Per farlo smettere gli diedero ragione.

— Diciotto mila lire — disse Aldo — impiegate con senno e intelligenza potrebbero essere la base di una vasta fortuna.

Valeria approvò con mite capo, e Nancy disse:

— Kukù!

Allora il béby, a richiesta di Aldo, fu mandato a passeggio con la donna rettilineare e arcigna, scelta con speciale cura per questo ufficio dalla zia Carlotta.

— Potresti metterti in società con qualcuno, — disse Nancy, dolcemente, con la testa un po' inclinata per mostrare che prendeva interesse alla cosa.

Valeria assentì, e soggiunse:

— Ho sentito dire che le miniere sono sempre un buon affare.

Aldo non rispose.

— Diciotto mila lire! — disse, meditabondo. — Non è molto! — Poi azzardò: — Si potrebbe naturalmente aprire un negozio.

Nelle profondità crepuscolari dei suoi splendidi occhi passò la visione del nitido e ben fornito negozietto di suo nonno in via Chiaia a Napoli, coll'insegna: « Esposito Della Rocca, corals and mosaics; English spoken », con le sue file di coralli appesi, coi pettini di tartaruga e gli ornamenti di filigrana; con le spille di lava e di mosaico che si vendevano a una lira l'una; e le conchiglie di lucida madreperla, e le vedute del Vesuvio notturno su cristallo convesso; e poi quei piccoli album di vedute di Napoli ripiegate entro una copertina rossa, che gli inglesi compravano così volentieri. Gli pareva di vedere il nonno uscir fuori dal banco con uno di questi libriccini rossi in mano, e brrrr... scioglierli a volo davanti agli ingenui verde-velati forestieri. Il nonno! lo vedeva, come fosse oggi, consegnando con gesto di languida grazia i pacchettini avvolti in carta rosa ai clienti, poi, salutando con largo gesto della mano, e accompagnandoli fin sulla porta con blanda e dignitosa benevolenza. Anche ad Aldo sarebbe piaciuto avere un bel negozio a Napoli, con dei fidenti e ingenui avventori inglesi; e degli americani, insolenti, ma ricchi; e dei tedeschi, economici, ma sentimentali — che tutti pagherebbero i loro bravi denari... Ah! quei buoni piccoli denari che entrano lungo il giorno e che la sera si contano, si guardano, si ricontano e si mettono via, invece di quel vago e remoto « stipendio » così insoddisfacente, non visibile, non tangibile, e privo di sorprese e di possibilità.

Ma Valeria, parlava:

— Un negozio! ma caro Aldo! che terribile idea! Come puoi pensare a una cosa simile?

E Nancy, che credeva ch'egli avesse detto per celia, rise con tutte le fossette in gioco.

— Ma sì, Aldo, ma sì! metteremo su una bottega di balocchi... avremo tutti i giocattoli del mondo per divertire béby! Cinquecento bambole per béby! Mille pecore di gomma per béby; dieci mila orsacchiotti di pelo, e mucche che a schiacciarle fanno mu-u! Sì, sì, Aldo! prendiamo subito un negozio di balocchi! — e saltò su a baciargli la dritta e sottile scriminatura che gli spartiva in due onde nere i lucidi capelli. — E se poi, — soggiunse, appoggiando la guancia ridente al capo di suo marito, — se poi béby avrà rotto tutte le teste, e leccato via tutti i colori, e strappato tutti i peli alle povere bestie, vuol dire che, per compenso, regalerò un poema autografo ai compratori di ogni animale danneggiato. E allora tu esigerai che te lo paghino due lire di più!

Questa allusione al poema autografo fece chiaramente comprendere ad Aldo che era impossibile che sua moglie, la celebre poetessa, potesse tenere un negozio.

Sospirò, e disse:

— Ho quasi idea di tentare Montecarlo. Non ci sono mai stato, ma De Cesari, quel mio amico genovese, mi ha detto di un magnifico sistema.

— Perchè non se ne serve lui allora? — disse Nancy. — A vederlo, si direbbe che ne ha bisogno.

— Ha provato, — assicurò Aldo, — ma lui non è l'uomo da giocare un sistema. Gli manca la forza di carattere. Un sistema è una di quelle cose che guai a non seguirlo, e continuarlo, e giocar sempre quello, per quanto si possa essere tentati di far diversamente. Eh no! De Cesari non è l'uomo.... Ma il suo sistema è veramente straordinario.

E Aldo prese di tasca uh taccuino, ne strappò un foglio, e con una matita fece vedere il sistema a Nancy e a Valeria.

— Vedete? « N » vuole dir nero e « R » rosso. — Poi fece tanti piccoli punti irregolarmente sotto ogni iniziale. — Vedete? su tutti questi punti io vinco.

— Davvero? — dissero Nancy e Valeria chinandosi sul foglietto con le teste vicine.

— Sì, sì; vinco su tutte le intermittenze.

— Cosa sono le intermittenze? — chiese Nancy.

— Oh! Poco importa cosa sono, — disse Aldo facendo degli altri puntini. — E vinco su tutti i colpi di due, di tre, di cinque....

— Di quattro, — corresse Nancy, che non capiva niente, ma voleva dimostrare il suo interessamento.

— No.... non vinco sui colpi di quattro, — disse Aldo. — Sui quattro, perdo. Ma guadagno poi sui cinque, e i sei, e su tutto il resto. E naturalmente i colpi di quattro vengono di rado.

— Naturalmente, — disse Nancy.

— Già, — disse Valeria.

Ed entrambe contemplarono con occhi vacui la duplice fila di puntini sotto l'N e l'R.

— Potrei rendere il gioco meno costoso, — disse Aldo meditabondo, — se aspettassi, e lasciassi passare le intermittenze, per non puntare che sui colpi di due.

— Già, sarebbe bene, — disse Nancy, che comprendeva di meno in meno.

— Ma — fece Valeria — se hai detto che vincevi sulle intermittenze?

— Eh! cara mia! se sono intermittenze! — disse Aldo con aria di profonda saggezza. — Ma se fossero dei quattro?

Questa frase per Nancy chiuse la porta definitivamente a ogni più lontano bagliore di comprensione. Ma Valeria, che durante il suo viaggio di nozze era stata a Montecarlo quattro giorni, disse con tono reciso:

— Io, se fossi in te, starei a vedere. Se fossero dei quattro, allora non punterei che sui cinque e i sei.

Aldo riflettè, stropicciandosi il mento.

— Questa non è forse una cattiva idea, — disse, — ma bisogna che provi. Adesso voialtre dite « rosso » o « nero », così, a caso, come vi salta in testa.

Nancy e Valeria dissero « rosso » e « nero », a caso, come saltava loro in testa; e Aldo giocò il sistema, puntando degli scudi immaginari, e raddoppiandoli secondo le regole del De Cesari. In meno d'un quarto d'ora, dimostrò che aveva guadagnato quasi duemila lire.

Allora fu deciso ch'egli sarebbe andato a Montecarlo e avrebbe giocato il sistema e niente altro che il sistema. E sarebbe partito il più presto possibile.

— Non ditene una sillaba a nessuno, — disse. — De Cesari raccomandava sopra tutto che non se ne parlasse. Capirete. Se tanta gente lo sapesse, Montecarlo non esisterebbe più. E allora tutto sarebbe guastato.

Non dissero una sillaba a nessuno; ma cominciarono subito i preparativi per la partenza di Aldo.

— Non mi fermerò più di un mese per volta, — disse lui. — Bisogna stare attenti che il Casino non sospetti che si ha un gioco sicuro.

— Si capisce, — disse Valeria.

E Nancy disse:

— Non è un po' disonesto d'andar lì, sapendo di dover vincere?

Aldo spiegò che l'Amministrazione del Casino non era una persona, soggiungendo che, ad una società così ricca, quelle poche migliaia di lire che a lui occorrevano ogni anno non farebbero nè caldo nè freddo.

Nancy allora soggiunse:

— So che Montecarlo è un luogo terribile... pieno di cattive donne, strane e pericolose. Spero... oh Dio!...

Aldo le baciò la fronte rannuvolata.