WeRead Powered by ReaderPub
I fantasmi: Dramma in quattro atti / (Taken from Roberto Bracco Teatro, Vol. VII) cover

I fantasmi: Dramma in quattro atti / (Taken from Roberto Bracco Teatro, Vol. VII)

Chapter 19: SCENA VI.
Open in WeRead

Explore more books like this:

About This Book

La pièce in quattro atti si svolge nella dimora di campagna di un anziano professore attorno al quale ruotano la moglie, i discepoli e i domestici; alcuni allievi giungono per convincerlo a tornare alla vita pubblica e scoprono che egli ha a lungo nascosto una malattia ormai senza speranza. Dalla rivelazione emergono tensioni tra devozione e abbandono, imbarazzo e pietà, mentre la famiglia e i seguaci confrontano il dovere intellettuale con la fragilità personale. Il dramma indaga la solitudine della malattia, i segreti che pesano sui legami affettivi e il contrasto tra apparenza e verità.

ATTO TERZO.

Lo stesso salotto. — Sulla tavola non ci sono più nè i libri nè il piccolo vaso con i pochi fiori. Anche la grande poltrona di pelle scura è sparita.

SCENA I.

GIUSEPPE e GIULIA.

(Nella camera non c'è nessuno, ma una sonora risata femminile, che entra dalla finestra aperta, vi mette un po' d'animazione.)

Giuseppe

(compare dalla comune e va verso la finestra affrettando il passo alla meglio e sbuffando.) (Ha le spalle un po' più curve, la testa più bianca.)

(Un'altra risata più rumorosa risuona.)

Giuseppe

(affacciandosi alla finestra) Carolina.... Sei tu che ridi in questo modo indecente?...

(Si ode ancora ridere.)

Giuseppe

Ma un po' di rispetto non lo hai, contadinaccia che sei? Non vedi che c'è in giardino la signora Giulia?

Giulia

(da basso) No, Giuseppe. Lasciate che rida, lei. È ragazza. Lasciate che stia allegra.

Giuseppe

Io poi dico: perchè non vi aiuta a cogliere fiori invece di fare la sciocca?

Giulia

(nel cui accento, anche da lontano, si nota un suono diverso, più limpido, più fermo) Sono io che non ho voluto. Non l'ho permesso neanche a voi. Del resto, ecco: bell'e finito.

Giuseppe

(scostandosi dalla finestra, mormora con affettuoso compiacimento:) Che donna! Che donna!... Se lui dall'altro mondo la vedesse! (Si ferma e riflette con mestizia) Mah!...

Giulia

(entra dalla comune. Ha una leggera vestaglia bianca con qualche nastro e qualche nodo nero, ed ha il collo scoperto, le maniche rimboccate, i capelli in iscompiglio, appena annodati. Porta sulle braccia, pressochè tutte nude, un canestrello pieno di fiori. Entrando, va difilata a mostrare i fiori a Giuseppe.) Voi dicevate che non ce n'erano abbastanza? (Per fargliene vedere la quantità li riversa tutti sulla tavola capovolgendo il canestrello.) Che ne dite?

Giuseppe

Per la corona che ci abbisogna, sono pochi, difatti. E poi voi avete presi anche i garofani, anche le rose. A me pareva che i fiori di questo genere non fossero adatti....

Giulia

Ma io voglio comporne un bel mazzetto: non una corona. Oggi si onora la sua memoria. Si scoprirà il suo busto all'Università. S'inneggerà al suo nome per un trionfo della scienza! Una corona mortuaria sarebbe una brutta cosa! Non sarà egli come un uomo vivo, oggi, in mezzo ai suoi colleghi, in mezzo ai suoi allievi? E non è sempre vivo presso di me?

Giuseppe

L'idea è giusta, e non vi si può dare torto.

Giulia

E piccolina deve essere la mia offerta d'omaggio. Mi dispiacerebbe molto che fosse notata. Piccolina e tutta sorrisi, perchè i sorrisi de' fiori egli li amava.

Giuseppe

Ah, signora Giulia, il giorno della vostra festa, tre anni fa!...

Giulia

Parlate di quando venne qui, quasi alla chetichella, per cogliere delle rose da offrirmi?

Giuseppe

Poveretto! Tornò a casa, in città, con gli occhi che gli lucevano di contentezza. E diceva di aver saputo trovare per voi le rose più belle sbocciate sotto il sole.

Giulia

Nello stesso giardino e dalle stesse piante ne ho colte oggi per lui.

Giuseppe

Non erano che cinque, signora Giulia, ma grandi così! Mi pare di vedergliele ancora nella mano. Le portava col braccio allungato, in alto, come si porta... una bandiera,... come si porta una torcia accesa!

Giulia

E che pene, che preoccupazioni gli dettero anche quelle rose!

Giuseppe

Mi ricordo che volle farvele tenere addosso tutta la giornata.

Giulia

Ma il male fu che la sera io ne perdetti una, ed egli non se ne dette pace. La cercò fino a notte tarda, e, non avendola ritrovata, rimase triste, nervoso.... Chi sa quali sospetti faceva!

Giuseppe

(meravigliandosi) Quali sospetti poteva fare?!

Giulia

(scacciando la nube nera che ad un tratto le è scesa dinanzi) Non ne parliamo, Giuseppe! (Poi, mutando e rianimandosi e prendendo dei fiori) Dunque, mettiamoci al lavoro.

Giuseppe

Domando scusa, ma a lavorare mi ci debbo mettere io solo. Se il cogliere i fiori era diritto vostro, il combinarli insieme spetta a me. Un po' per uno. Il mio padrone l'ho conosciuto una trentina d'anni prima che lo conoscesse vossignoria e gli sono stato e gli sarò fedele non meno di voi.

Giulia

Va bene: un po' per uno.

Giuseppe

E vi dichiaro che alla cerimonia d'oggi non mancherei neppure se non avessi più l'uso delle gambe.

Giulia

Siete proprio voi che mi ci dovete accompagnare. Quei signori del Comitato mi manderanno la carrozza. Ma non mi farò accompagnare da nessuno di loro.

Giuseppe

E io approvo pienamente. I giovanotti... sempre a debita distanza!

Giulia

(ha una scossa: lo guarda, e, invasa dalla triste reminiscenza, tentenna un po' il capo. Un lieve sorriso profondamente malinconico le sfiora le labbra.)

Giuseppe

Eh! (Con una fisonomia e un gesto tra di devozione e d'intransigenza pare che le dica: «perdonatemi, ma faccio il mio dovere».)

SCENA II.

GIULIA, GIUSEPPE e FAUSTINA.

Faustina

(di dentro) Chi è di casa? Chi è di casa?

Giulia

Andate a vedere, Giuseppe. Portando il canestrello dei fiori, non ho chiuso l'uscio di scala.

Faustina

A porta che trovi aperta non bussare! Ed io non ho bussato. (Entra dalla comune.) (È una donna che può avere un po' più di sessant'anni. È vestita con un certo sfarzo, molto goffamente. Ha un aspetto bonario e ridanciano. Il cappello un po' di traverso accentua i connotati del buonumore.)

Giuseppe

(andando verso di lei bruscamente come per impedirle di avanzarsi) Ma chi siete?!

Faustina

Domandatelo a lei chi sono.

Giulia

(riconoscendola subito) Oh! Faustina!... Faustina!

Faustina

Più vecchiotta, questo non si può negare; ma sempre Faustina mi chiamo, e sempre la serva che vi ha vista nascere sono.

Giulia

(aprendole le braccia con vivissima cordialità) Vieni qua, Faustina mia!

Faustina

(si slancia per baciarla: poi si arresta) Mi permettete, eh?

Giulia

Ma sì!

(Si abbracciano e si baciano.)

Faustina

Non ci vediamo da circa tredici anni, sapete!

Giulia

Sono di più, sono di più, Faustina.

Faustina

Dal giorno delle vostre nozze dovete contare. O non venni a vedervi vestita da sposa?

Giulia

Ma già! Hai ragione! Venisti a vedermi... vestita da sposa!

Faustina

(voltandosi a Giuseppe, trionfalmente) Lo avete saputo adesso chi sono?! (Quindi, a Giulia:) Ha finto di non riconoscermi perchè... non ha la coscienza pulita. Quel giorno, in casa del professore, mi fece il cascamorto!

Giulia

(celiando in tono di biasimo) Giuseppe! Che mi fate sentire?!

Giuseppe

Non state a credere, signora Giulia....

Faustina

Ma questi altri anni, caro don Giuseppe, per voi sono stati un vero guaio. Mi sembrate una rovina di Pompei!

Giuseppe

Io mi avvio all'ottantesimo, e mi accontento.

Faustina

(a Giulia:) Voi, invece, benone!

Giulia

No, Faustina....

Faustina

Benone, vi dico!

Giulia

Coi patimenti che ho avuti....

Faustina

Quali patimenti?

Giulia

Non sai la grande sventura che mi ha colpita?

Faustina

Ah, sì. Quella la so. Non ve ne parlavo per non affliggervi. Fu crudele, sissignora, ma adesso, santa pazienza, quanto tempo è passato?

Giulia

Due anni e qualche mese.

Faustina

E dunque!

Giulia

Per me è come se fosse ieri.

Giuseppe

(intervenendo con una certa solennità e con soddisfazione orgogliosa) Questa qui non è di quelle che si consolano!

Faustina

Me ne dispiace.

Giuseppe

(rabbioso) Io, al contrario, me ne compiaccio; e, se non ne fossi stato sicuro, non sarei rimasto accanto a lei. (Seccato dalla presenza di Faustina, rimette in fretta i fiori nel canestro per andarsene.)

Giulia

Non vi arrabbiate, Giuseppe. A Faustina pare che io debba essere ancora una bambola, perchè quando lasciò la casa della mamma io avevo da poco allungate le vesti e tutte e due ancora «bambola» mi chiamavano.

Faustina

(a Giuseppe:) E poi, se avessi detto che avrei voluto trovarla consolata con un altro marito, capirei la vostra collera. Ma io, nemmeno per sogno! Un altro marito?! Non ci mancherebbe che questo! Ne dettero uno anche a me, mezzo secolo fa, perchè profittarono che non sapevo di che si trattasse. Ma dopo di lui, caro don Giuseppe, pace all'anima sua, ci feci croce. Se i mariti non fossero uomini, be', si potrebbe chiudere un occhio. Ma con gli uomini?! Dio ne scampi i cani!

Giuseppe

(prendendo il canestro e avviandosi in furia) E con le donne!?... Per conto mio, mai niente!

Faustina

Me ne congratulo con voi!

Giuseppe

(alzando le spalle sgarbatamente, sta per uscire.)

Giulia

Un momento, Giuseppe....

Giuseppe

(s'arresta e si volta) Comandate.

Giulia

Quando arriva la carrozza, avvertitemi immediatamente.

Giuseppe

Beninteso.

Giulia

E badate che deve venire il dottor Manlio Ardenzi. Potete farlo passare.

Giuseppe

(con un atto di umile meraviglia) Lo volete ricevere?!

Giulia

È un discepolo di Raimondo; è il segretario del Comitato. Mi ha scritto che gli è necessario di parlarmi prima che io esca di casa.... Non posso scacciarlo.

Giuseppe

(non sa dissimulare il suo vivo malcontento, ma, accigliato, si rassegna per obbedienza.) Lo farò passare. (Esce.)

SCENA III.

GIULIA e FAUSTINA.

Faustina

Ma che cos'è? Vi fa il cane di guardia?

Giulia

(con bontà e mestizia) Poverino! È stato abituato a volermi bene così.

Faustina

Un bene da far mancare il respiro!

Giulia

(mutando — con vivacità affettuosa) E tu?... Dimmi di te, dimmi di te, Faustina. Se tu sapessi che piacere il rivederti! Da dieci minuti in qua mi pare di essere meno sola, e anche meno infelice. La tua cara parlantina di brontolona allegra mi fa un po' rivivere la mia fanciullezza. Ah, che beneficio ne sento! Parla, parla, Faustina! Perchè sei scomparsa? Come te la sei cavata tutto questo tempo? Che hai fatto? Dove sei stata?

Faustina

In America sono stata!

Giulia

Ma brava!

Faustina

Si, si, un bell'affare! Mi avevano dato ad intendere che laggiù le monete d'oro venissero fuori come i funghi....

Giulia

(animandosi e interessandosi) E invece?

Faustina

Ho lasciato il paese dell'oro con quindici soldi in saccoccia.

Giulia

(guardandola graziosamente da capo a piedi) Però... però... sei tutta elegante, oggi.

Faustina

E vi pare che questi paramenti siano roba di mia proprietà? Me li son presi a prestito per fare un po' di festa a voi. Ma la faccenda, cara la mia bambola, è molto seria. Sono agli estremi!

Giulia

(con un lampo di giocondità) Faustina!... Di': ti piacerebbe di tornare con me?

Faustina

E non l'avevate ancora capito che per questo sono qui?

Giulia

Io mi ti piglio a braccia aperte.

Faustina

Sono piuttosto sconquassata, è vero, ma per lavorare....

Giulia

Al posto che ti darò io non farai nessuna fatica. Ti darò nientedimeno che il posto di portinaia nel mio ospizio.

Faustina

Nel vostro ospizio?!

Giulia

Sicuro! Sarà inaugurato ben presto. Vedrai che cosa bella.... Io fondo un ospizio, Faustina. Col patrimonio che m'ha lasciato il povero Raimondo, io istituisco un ricovero per le vedove indigenti. Capisci ora? Parlo di quelle, naturalmente, che per la loro condizione sociale non possono guadagnarsi da vivere. Ma, spieghiamoci: bisogna, soprattutto, che non abbiano l'intenzione di rimaritarsi; bisogna che si propongano di fare una vita modesta, rassegnata, tranquilla, umile; quasi monastica, insomma.

Faustina

(attonita e compiaciuta) Oh, guarda, guarda, guarda!... E voi?

Giulia

Io starò nel ritiro come le altre. Sarò la sorella maggiore, sarò la direttrice....

Faustina

Una specie di madre badessa?

Giulia

(con gaiezza) Precisamente: una specie di madre badessa!

Faustina

Ed io la guardiana?

Giulia

E tu la guardiana.

Faustina

(giubilante) Ma questa dell'ospizio è stata un'idea coi fiocchi!

Giulia

Ci vieni?

Faustina

Mi spetta di diritto. Più indigente e più vedova di me, dove la trovate?

Giulia

(sempre più animandosi alle celie della buona donna e secondandola) Hai l'intenzione di rimaritarti tu, Faustina?

Faustina

Neanche se torno a nascere!

Giulia

Quand'è così, non c'è nulla in contrario!

Faustina

Voto di castità e posto di portinaia!

(Ridono un poco tutte e due.)

Giulia

Ed ora, fila, fila, fila, vecchia mia. Tu ti pigli tutto il mio tempo, ed io ho ancora da pettinarmi e da vestirmi.

Faustina

A pettinarvi e a vestirvi, almeno fino a che non entro in carica, ci penso io, perbacco!

Giulia

Non te ne vuoi andare?

Faustina

Fossi pazza! Provvisoriamente, io mi pianto in casa vostra.

Giulia

(con una piccola esultanza infantile) E oggi mi pettini proprio tu? Proprio tu, come una volta?

Faustina

Come una volta, non so, perchè, allora, dei vostri capelli ero io la padrona.

Giulia

È vero, Faustina. E nelle tue mani diventavano più lucidi, più folti....

Faustina

Di questo non ce n'era bisogno, perchè avevate in testa una massa di seta così!

Giulia

Che belle treccie, Faustina, mi lasciavi cadere sulle spalle!

Faustina

E avete dimenticato quando di nascosto ne tagliai una ciocchetta per darla allo studente che mi rompeva le scatole?

Giulia

Ah, furfante! Me lo dicesti dopo di avergliela data, e mi facesti piangere.

Faustina

Evvia che non mi rimproveraste poi molto!

Giulia

E pensare che continueranno a passar gli anni come tanti ne sono passati e quel coso lì, per colpa tua, possederà sempre una ciocca dei miei capelli!

Faustina

E di che vi preoccupate? Potete essere sicura che quelli non imbiancheranno mai.

Giulia

Non tocchiamo questo tasto, Faustina. Sai che comincio ad averne dei capelli bianchi? Ne ho già trovati quattro o cinque.

Faustina

(con un gesto comico di spavento) Misericordia! (Per chiasso le guarda i capelli sulla fronte e sulla nuca.)

Giulia

A prima vista non si scorgono, ma chi sa che non siano di più.

Faustina

(sciogliendole ad un tratto i capelli) Aspettate un momento che Faustina vi dirà con precisione a che ne siamo.

Giulia

(scansandosi e irritandosi un poco con una specie di pudore ingenuamente civettuolo) No! No!... Che fai?...

Faustina

(in tono d'allarme burlesco) Uh, quanti!

Giulia

(sùbito, con dolorosa meraviglia) Davvero!?

Faustina

(tutta festosa, allargandole quasi con orgoglio il manto dei capelli sulle spalle) Ma che! Neppure uno bianco... e neppure uno di meno! La stessa ricchezza, lo stesso tesoro d'una volta!

Giulia

(sfuggendola col viso tutto rilucente di soddisfazione femminile) Niente! Niente! Non ti credo.... Non ti credo....

SCENA IV.

GIULIA, FAUSTINA, MANLIO, indi GIUSEPPE.

Manlio

(arrestandosi di là dalla soglia, con molto riguardo) Permesso?

Giulia

(facendo un salto, — a Faustina:) Oh Dio! Lo vedi che figura mi fai fare! (Cercando di celarsi e attorcigliandosi i capelli) Abbia pazienza, signor Ardenzi.... Un minuto solo....

Manlio

Prego, prego.... (Vedendo l'imbarazzo di Giulia, discretamente, senza guardare, si ritira e si riduce dietro il muro.)

Giulia

Presto, Faustina! Presto! Le forcinelle dove sono?

Faustina

(aiutandola a raccogliere e a fissare i capelli sulla testa) Eccole qua: le ho io. Ma perchè tutta questa paura? Non sono già i capelli che bisogna nascondere agli uomini.

Giulia

Che c'entra! È sempre una sfacciataggine mostrarsi coi capelli scinti.

Faustina

(mettendo a posto le forcinelle e dando delle occhiate alla porta) State tranquilla, perchè quello lì ha avuta tanta paura di guardarvi quanta voi ne avete avuta di farvi guardare.

Giulia

(dopo essersi chiusa la vestaglia al collo) Avanti, signor Ardenzi.... Venga pure.

Manlio

(in redingote d'occasione e con in mano il cappello e un piccolo fascicolo di carta scritta, entra stranamente impacciato ed emozionato) Io sono mortificatissimo, signora, di essere giunto molto inopportuno....

Giulia

(allungando in fretta le maniche che si è accorta di avere ancora rimboccate) Ma no.... Devo io, invece, fare delle scuse a lei.

Manlio

Ho tanto pregato il suo servo affinchè mi annunziasse!... Egli mi ha riconosciuto e si è anche ricordato d'avermi introdotto qui molto tempo fa con... Luciano Marnieri; ma intanto non ha voluto annunciarmi. Stizzosamente mi ha ripetuto più volte che potevo passare ed io....

Faustina

(osserva Manlio con la coda dell'occhio.)

Giulia

(a Manlio:) Non è il caso di preoccuparsi così.... Ero un po' in disordine, ecco.

Faustina

(accostandosi a Giulia, sottovoce:) Posso andare ad aspettarvi nella vostra camera?

Giulia

Certo.

Faustina

Dov'è?

Giulia

(indicando a sinistra) È di là.

Faustina

(pianissimo) Col patto che non dimentichiamo la regola del ritiro.

Giulia

Cioè?

Faustina

Uomini, mai più!

Giulia

(dandole un colpetto con la mano sulla spalla e facendosi quasi seria) Scioccona!

Faustina

(accenna una riverenza a Manlio, ed esce a sinistra.)

Manlio

(si arresta verso il fondo non osando di avanzarsi.)

Giulia

Smetta il cappello. Segga. (Ella siede.)

Manlio

Grazie.... (Depone in un angolo il cappello e il fascicolo e resta in piedi, un po' stralunato.)

Giulia

(guardandolo con una certa meraviglia) Non vuole sedere?

Manlio

(sedendo inquieto) Mi perdoni, signora, se non riesco a dissimulare il mio turbamento. Recandomi da lei, io ho dovuto, in certo modo, fare astrazione da un desiderio manifestato a tutti noi dal professore l'ultima volta che lo vedemmo, proprio in questa medesima stanza. Sì, in un momento di orribile angoscia, egli ci pregò di non venire mai più nella sua casa; e, benchè io abbia la sicurezza che il suo pensiero non potette essere rivolto a me, pure, lo confesso,... ora... provo una strana... una penosa sensazione. Stando qui, io quasi rivedo quei suoi occhi così pieni di dolore, quasi riodo quelle sue parole così piene di mistero..., e mi pento di non aver rispettato il suo desiderio.

Giulia

(rimettendosi dal turbamento che queste rievocazioni producono in lei, assume un contegno chiuso e fiero.) Ella avrebbe potuto espormi nella sua lettera tuttociò che le era necessario dirmi.

Manlio

Veramente, non l'avrei potuto. Veda, per incarico dei miei compagni di studio, io dovrò pronunziare un discorso alla commemorazione d'oggi. M'ero proposto di lumeggiare il gran valore morale dell'uomo che è sparito accennando alle tracce di alta virtù lasciate nella vita di sua moglie e quindi al concetto della istituzione ch'ella sta per fondare. E giacchè sarebbe stato sconveniente il pregarla di darmene in iscritto l'autorizzazione che mi era indispensabile, come dovevo regolarmi?...

Giulia

(ha un movimento di fastidio, e con severità inarca le sopracciglia, soffrendo e tormentandosi nella prudenza disdegnosa.) Ma, scusi...: perchè, perchè occuparsi di me?!

Manlio

Nessun elogio da tributarsi a quell'uomo potrebbe essere più significativo e più commovente di questa specie di tempio che ella innalza accanto alla tomba di suo marito.

Giulia

(contenendosi nervosamente) Lo innalzo per me, per me: non per mostrarlo agli altri.

Manlio

(animandosi con entusiasmo) Agli altri parrà pur sempre il simbolo solenne d'una fedeltà esemplare! L'ammirazione che ella desta in tutti non le consentirà di nascondere tanta sublimità.

Giulia

(scattando in un imprudente sfogo di ambascia) Ma è appunto da questa ammirazione che io vorrei finalmente liberarmi! Mi sembra che tutti i miei palpiti, che tutte le mie lagrime, che tutti i miei spasimi abbiano il controllo quotidiano dell'ammirazione! Mi sembra d'essere vigilata, quasi che l'umanità non possa oramai più vivere senza la mia virtù! E io ne sono soffocata, sì, ne sono soffocata nell'anima, perchè ho l'impressione che mi si tolga perfino la libertà di pensare, di sentire e di spasimare come e quanto voglio io!

Manlio

(scosso, confuso, si alza. Poi balbetta:) Se avessi potuto prevedere....

Giulia

(levandosi imbarazzata) No... non badi, non badi alle mie parole.... Sono sempre un po' nervosa.... Non so io stessa ciò che ho detto.... Volevo solamente pregarla di non parlare nè del mio ospizio, nè di me. Oggi, sarò lì per un dovere a cui non saprei sottrarmi. Ma desidero e spero che almeno lei e tutti quelli che mi hanno conosciuta al fianco di Raimondo Artunni accondiscendano a considerarmi, da oggi in poi, come una persona morta.

Manlio

Per conto mio, intanto, le garantisco che oggi mi guarderò bene dal pronunciare il suo nome.

Giuseppe

(entra dalla comune senza avanzarsi, come aspettando d'essere visto. Ha in mano un vassoio.)

Giulia

Che c'è, Giuseppe?

Giuseppe

Una signora chiede d'essere ricevuta.

Giulia

Chi è?

Giuseppe

È una signora attempata. Dall'aspetto si vede che è una gentildonna. Mi ha dato il suo biglietto. (Si avanza sogguardando Manlio con ostilità e diffidenza e le porge il biglietto nel vassoio.)

Giulia

(legge il nome ed ha un forte sussulto. Poi, dopo una evidente titubanza) Credo che sia molto tardi.... Io devo essere pronta per uscire.... È venuta la carrozza, Giuseppe?

Giuseppe

Non ancora.

Giulia

Ebbene,... se questa signora è disposta ad attendere qualche minuto, tanto che io abbia il tempo di vestirmi,... potete farla entrare.

Giuseppe

Va benissimo. (Esce.)

Giulia

(a Manlio:) Io ho la sua promessa, non è vero?

Manlio

(mettendosi la mano sul petto) Certamente!

Giulia

(accomiatandosi) Buon giorno, signor Ardenzi.

Manlio

I miei rispetti, signora.

Giulia

(esce a sinistra.)

Manlio

(disorientato, quasi mortificato, si stringe nelle spalle come per dire: «ho fatto male», e prende sollecitamente le sue carte e il suo cappello. Sul punto d'uscire s'imbatte nella signora Marnieri.)

SCENA V.

MANLIO e LA SIGNORA MARNIERI.

Manlio

(con una espressione di stupore e quasi di spavento) Signora Marnieri! Voi qui?

La signora Marnieri

(che entrava timidissimamente, nel trovarsi faccia a faccia con Manlio, ha avuto come un urto ed è rimasta sconcertata e smarrita.) Sì,... vengo... a chiedere un piccolo favore alla signora Artunni....

Manlio

Voi non l'avete mai conosciuta di persona.... Sicchè, non un favore da chiedere, ma una ragione più impellente deve avervi decisa a venire da lei.

La signora Marnieri

(trepidante, spaurita) Perchè mi dite questo?

Manlio

Perchè a traverso ciò che vostro figlio mi ha scritto dal suo esilio pochi giorni fa, egli mi sembrava tutt'altro che tranquillo.

(Parlano entrambi circospetti, con la preoccupazione di potere essere ascoltati.)

La signora Marnieri

(con le lagrime nella voce) Tutt'altro, tutt'altro che tranquillo! Io ho tanta paura.... Se sapeste!... Non vivo più!

Manlio

Ma bisogna convenire che questa frenesia crescente per una donna di cui non ha mai posseduto nè il corpo nè il cuore è un caso inesplicabile.

La signora Marnieri

Quanto più allontanate dall'acqua un assetato, tanto meno egli si rassegna alla sete. E poi, come potete giudicare voi!? Luciano è nato così. Luciano è l'uomo della febbre e del martirio. Io l'ho visto fanciullo vegliare le notti intere in una specie di tormento mistico come un piccolo asceta d'altri tempi! All'ascetismo d'una volta ora ha sostituito una donna, e questa donna sarà la fiamma della sua anima per tutta la vita! (Indi, tremebonda, vincendo appena il suo ritegno) Ditemi con franchezza, signor Manlio,... credete utile che io le parli?

Manlio

(in un tono di vivo rammarico) Purtroppo, la vostra idea mi sembra assolutamente assurda.

La signora Marnieri

(desolata, ma ancora tutta presa dalla sua istintiva illusione) È assurdo sperare che una donna buona si commuova alla sorte d'un giovane che si consuma per lei?

Manlio

(con intensità) Voi dimenticate che fra lei e Luciano vi è un morto che è stato qualcuno per tutti e due.

La signora Marnieri

Ma Luciano ha fatto per lui quello che solamente un santo avrebbe potuto fare.

Manlio

Lo riconosco.

La signora Marnieri

E dunque?!

Manlio

Io non vi esprimo soltanto un convincimento mio: io personifico, per così dire, il criterio, l'opinione, il convincimento generale. La fedeltà della vedova Artunni all'uomo di cui ella è stata la compagna perfetta pare oramai a tutti come proclamata da una legge immutabile!

La signora Marnieri

(concitatissima e abbassando ancora di più la voce) No, no, signor Manlio; io le parlerò, io le parlerò, perchè,... malgrado tutto, mi giunge insistentemente una voce segreta che mi consiglia di sperare.

Manlio

Sicchè, in fondo, voi sperate che ella finirà con l'amare Luciano?!...

La signora Marnieri

Potrebbe amare in lui l'Amore, e ciò sarebbe già il principio di qualche cosa.

Manlio

Signora mia, io non voglio aggiungere più nulla. Me ne vado, e vi auguro con tutto il cuore che, in un modo o in un altro, la provvidenza vi assista.

La signora Marnieri

(urgentemente) Ma se scrivete a Luciano, per carità!, attento a non dargli il sospetto di avermi vista in casa di lei. Mi maledirebbe!

Manlio

Pensate che io non abbia capito sùbito che ci eravate venuta di nascosto?

La signora Marnieri

(con un tenero accento giustificativo) Non ci sarei potuta venire altrimenti....

Manlio

(dà un sospiro di compianto. Indi, risolutamente) Be', vi saluto, signora Marnieri.

La signora Marnieri

A rivederci, signor Manlio.

Manlio

(esce.)

SCENA VI.

LA SIGNORA MARNIERI e GIULIA.

La signora Marnieri

(rimasta sola, è invasa di nuovo dallo sconforto. In piedi, girando un po' gli sguardi trepidi intorno, non osa neppure di muoversi. Le sembra di essere un'intrusa in quella casa. Le sembra di non dover respirare l'aria che respira. Lo sconforto aumenta. Ella rivolge gli occhi al cielo in atto di umile preghiera. Quando, con l'orecchio vigile, ode lievemente un rumore di passi, ricompone la fisonomia e con intensa emozione aspetta.)

(Entra Giulia. — Indossa un abito quasi di lutto, sobrio, severo, ma piuttosto elegante. In testa un piccolo cappellino chiuso con la veletta alzata sulla fronte.)

Giulia

(vedendo la signora Marnieri, accentua un contegno impenetrabile, e riserbatamente saluta:) Signora....

(Le due donne si osservano.)

La signora Marnieri

Mi sono permessa di presentarmi da me... perchè ho contato sulla sua cortesia,... sulla sua indulgenza.... E poi ho pensato che probabilmente il mio nome... non le sarebbe giunto nuovo.

Giulia

(con una quasi impercettibile espressione di risentimento, la invita a sedere) Si accomodi, signora Marnieri.

La signora Marnieri

(ancora in piedi) Ma vedo che sta per uscire.... Se la disturbo....

Giulia

La prego di accomodarsi!

La signora Marnieri

Per accontentarla.... (Siede.)

Giulia

(sedendo anche lei) A che debbo, signora, la sua visita?

La signora Marnieri

Ecco... io desideravo, anzitutto, di conoscerla.... Lo desideravo vivamente!

Giulia

È un desiderio del quale non saprei rendermi ragione....

La signora Marnieri

Ho sentito dire tanto bene di lei....

Giulia

(diventando più guardinga) Non si desidera di conoscere tutte le persone di cui si sente dir bene.

La signora Marnieri

Ma lei... non è per me una persona come un'altra.

Giulia

(trasalisce.)

La signora Marnieri

C'è qualche cosa... che mi spinge verso di lei ed a cui non ho resistito fino ad oggi... che per il timore di riuscirle fastidiosa.

Giulia

(schivandosi con perplessità dissimulata) Non comprendo, signora.

La signora Marnieri

È giusto. Non può comprendere. (Titubante e incapace di vincere la titubanza, cerca parole incerte e prudenti) Se fossi almeno sicura di non darle troppo fastidio, le chiederei la grazia... insperata... di ascoltarmi,... e allora... forse....

Giulia

(dibattendosi tra la tentazione di ascoltare e l'austerità che si è imposta) Io non ho il diritto... d'impedire ch'ella parli....

La signora Marnieri

(credendosi incoraggiata, ma avendo sempre nella voce il tremito della timidità pavida) Ho detto che c'è qualche cosa che mi spinge a lei irresistibilmente, ma ho detto poco. Avrei dovuto dire — e non l'ho osato sùbito — che lei è la speranza da cui sono sorretta, che lei è il battito incessante del mio cuore di madre....

Giulia

(interrompendola con un amaro slancio inconsulto) Io non sono responsabile, signora Marnieri, della strana esaltazione di suo figlio!

La signora Marnieri

(in uno scatto di sorpresa) Ma, dunque, lei sa tutto?!

Giulia

Malauguratamente, so abbastanza!

La signora Marnieri

E come ha potuto sapere quello che egli le ha sempre celato?

Giulia

No.... Abbia la bontà: non m'interroghi su questa circostanza. L'essenziale è che io sono profondamente meravigliata che il tempo non abbia estirpato dall'animo d'un giovane onesto un sentimento malsano e ingiustificabile!

La signora Marnieri

(prorompendo) Ah, signora! Quel sentimento è diventato più vivo, più ostinato, più forte che mai, e la giovinezza del mio Luciano ne sarà distrutta lentamente o troncata d'un colpo!

Giulia

Questo è il grido d'allarme d'una madre che vede più gravi e più acute, di quanto davvero non siano, le sofferenze del suo figliuolo. Ma nessuna giovinezza si lascia realmente distruggere da un amore.

La signora Marnieri

Non è il grido d'allarme di una madre, no, perchè io ho voluto essere e sono difatti, soprattutto, l'amica di mio figlio. Sono l'amica, a cui egli ha confidato ogni più piccolo segreto fin da quando ancora bambino cominciò precocemente a temere i pericoli della vita. Quello che le ho riferito non è una supposizione della madre costernata: è bensì il segreto di lui rivelato a me in una confessione d'ogni giorno. Allontanandosi da questa città due anni or sono, sognava egli stesso di guarire e fidava nella lontananza, fidava nella fermezza del proprio carattere e in tutto quanto la sua età gli prometteva. Mi proibì di seguirlo, nè io l'avrei potuto seguire, perchè in casa, mio marito, che ha molti anni più di me, e mia figlia, che lavora, abbisognano di tutte le mie cure; ma non ho mai cessato di stare col pensiero accanto al mio Luciano e d'interrogarlo con quella dolcezza che ha sempre trovate le vie più intime del suo cuore. Ebbene, signora, le lettere che egli mi ha scritto fino ad oggi sono i documenti d'una esistenza travagliata che si agita tristemente come in una fitta oscurità, chiedendo un poco di sole! La lontananza, la fermezza del suo carattere e le risorse della sua età non lo hanno guarito! Lei dice che nessuna giovinezza sì lascia distruggere dall'amore...; ma io — mi perdoni se mi esprimo con troppa sincerità — non credo che questo sia il suo convincimento. Una creatura buona e dolente come lei sa per prova che i dolori umani non hanno limite e sa per istinto che l'amore può essere il più grande dei dolori!

Giulia

(con gli occhi bassi, pianamente) L'ho ascoltata per il rispetto che lei ha saputo impormi; ma ho fatto male ad ascoltarla.

La signora Marnieri

Perchè?...

Giulia

(con asprezza angosciosa) Perchè anche la compassione a cui mi si costringe per un uomo che mi ama è una viltà della mia coscienza.

La signora Marnieri

La compassione non è mai una viltà!

Giulia

(energicamente) Sono io che devo giudicarmi, signora Marnieri, e la clemenza sua non renderà me più clemente verso me stessa! Del resto, che cosa potrebbe mutare per la mia compassione?

La signora Marnieri

(paurosa)... Anche dalla compassione... può nascere l'affetto.

Giulia

(drizzandosi in piedi con una immediata irruenza dolorosa) Avrei il dovere di morire se sapessi di amare! (Breve pausa.) Il nostro colloquio, signora Marnieri, è durato già troppo.

La signora Marnieri

(si leva con umiltà.)

Giulia

(continuando) Lei è venuta a turbarmi la pace, e non si è arrestata neppure all'idea di violare la custodia sacra intorno alla quale io ho raccolta tutta intera la mia vita. Lei è giustificata, lo intendo bene, dalla cecità dell'affetto materno; ma io vorrei fulminare col mio sdegno colui che avrebbe dovuto sentire orrore di questa violazione e invece ne ha affidato il tentativo alla tenerezza di sua madre!

La signora Marnieri

(assorgendo vivissimamente con uno slancio impetuoso dell'anima e della voce) No! Luciano non sa nulla! Glie lo giuro sul mio onore. Non sa nulla!

Giulia

(spalanca gli occhi e indietreggia.) (Un silenzio.) (Poi, quasi sottomessa) Le domando perdono di avere offeso suo figlio.

La signora Marnieri

(con pari sottomissione) Soltanto a me, soltanto a me, spetta il suo sdegno. Ho creduto che i patimenti già sopportati con rassegnazione da Luciano avessero pagato il debito di gratitudine ch'egli ha verso il povero morto e ho creduto che avessero potuto fargli condonare il sacrifizio senza fine. Questo è stato l'errore mio. Ed ecco che ne sono acerbamente punita. La certezza che lei mi serberà rancore o che forse mi odierà addirittura sarà per me un nuovo strazio... che si aggiungerà a quello di assistere, incapace di aiuto e da lontano, alla immensa infelicità del mio figliuolo.

Giulia

(profondamente commossa) Non è così, signora Marnieri. Da me lei non deve aspettarsi nè odio nè rancore. (Con tenera lealtà) Tutt'altro!... So di essere l'origine di tutte le sue pene, e ciò mi fa umile dinanzi a lei quasi come una colpevole. Io... spero molto che un giorno la tranquillità sia finalmente restituita a suo figlio ed a lei. Quel giorno mi sentirei alleviata anch'io, e mi parrebbe... d'essere divenuta migliore.

La signora Marnieri

Io non l'ho più questa speranza! Io non l'ho più! (Piange.)

(Un silenzio.)

Giulia

(le si accosta come per abbracciarla: poi repentinamente, con un piccolo fremito proibitivo, si trattiene, e le dice con dolcezza:) Via, non si scoraggi.... Voglio ammettere che suo figlio sia d'una sensibilità eccezionale;... voglio ammettere che la stessa tenacia, con cui ha dovuto tentare di vincere il suo sentimento, glielo abbia poi cacciato più dentro le vene; ma chi può prevedere tutte le trasformazioni e tutte le vicende a cui un giovane è destinato?... Chi può prevedere tutte le cose belle che lo aspettano sul suo cammino?... E che sono io, che sono io fra tutte le donne che un uomo può incontrare sulla terra?... (Il suo volto è rigato di lagrime.)

La signora Marnieri

(senza rispondere, scrolla lievemente il capo come per dire che quelle parole non l'hanno convinta.) (Si asciuga gli occhi.) Addio, signora.

Giulia

Addio.

La signora Marnieri

(dopo una breve esitazione, con un poco di voce tremante)... Non mi permetterà di rivederla qualche volta?

Giulia

(tra l'oscura necessità di rifiutare e il bisogno istintivo di cedere, col cuore che le rompe il petto, debolmente mormora:) Se lei lo vuole....

La signora Marnieri

La ringrazio. (Guardandola con devota effusione, le stende la mano.)

Giulia

(glie la stringe, evitando quegli sguardi riconoscenti.)

La signora Marnieri

(trattenendo nella sua la mano di lei e stringendogliela più forte, ancora con le lagrime che le vagano sulle pupille, quasi interrogandola, fiatando appena, ripete:) La ringrazio. (Si distacca penosamente, ed esce.)

Giulia

(stanca, trasognata, rapita come da una ineluttabile influenza sovrumana, lentamente siede e resta immota guardando dinanzi a sè un punto lontanissimo, con i grandi occhi estatici.)

(Passa qualche istante.)

SCENA VII.

GIULIA e GIUSEPPE.

Giuseppe

(tutto vestito a lutto, con l'abito abbottonato, portando in una mano un cappello col velo nero, nell'altra, col braccio quasi penzoloni, il piccolo mazzo di fiori, comparisce in fondo, compunto e austero. Vedendo che Giulia non si accorge di lui, annunzia con voce poca e grave:) Signora Giulia, la carrozza del Comitato è venuta.

Giulia

(ha un piccolo soprassalto. — Rabbrividisce.) (Pausa.) (La sua fisonomia si muta.) (Ella cala la veletta sul viso e si leva.) Eccomi, Giuseppe.... Sono pronta. (Quindi si avvia.)

Giuseppe

(diritto, con le spalle allo stipite, aspetta con solennità che ella gli passi davanti.)

(Sipario.)