ATTO SECONDO.
Lo stesso salotto.
SCENA I.
RAIMONDO e I SUOI DISCEPOLI.
(Raimondo è seduto tuttora sulla poltrona accanto alla tavola. Attorno a lui, ma non troppo dappresso, in piedi, sono i suoi discepoli. Una dodicina. Il più discosto è Luciano, la cui figura, appartata, accasciata, immobile, con la faccia bianca, con gli occhi che di sbieco guardano Raimondo senza mai volgersi altrove, si distingue sùbito fra quelle degli altri. Essi hanno atteggiamenti vari, tra di angoscia e di attenzione intensa. Sui loro volti giovanili nessun lume di sorriso; e quel loro aspetto grave e triste contrasta con la gaiezza dei loro abiti primaverili, sui quali spiccano i ciuffetti d'erbe e di fiori pratensi messi all'occhiello o cacciati nelle saccocce delle giacche un po' in disordine.)
Raimondo
(ha già parlato con vivacità, ed ora tace per riprendere lena.)
(Tutti tacciono con lui, in attesa ch'egli continui.)
Raimondo
Concedetemi qualche altro momento di riposo.
Paolo
(mite e premuroso) Voi non dovreste parlare tanto, professore. Vi nuoce.
Raimondo
Vi assicuro di no.
Roberto
(ai compagni, con voce discreta) Ma quest'aria rarefatta gli fa mancare il respiro. Siamo in troppi qui dentro.
Almerico
Si potrebbe aprire la finestra.
Raimondo
E sì: aprite la finestra. Fate che mi prenda anch'io un poco di questa primavera. (Girando lo sguardo sui discepoli) Voi ve ne siete già fregiati.
(Qualcuno, senza far rumore, apre la finestra.)
(Il silenzio si protrae sulla immobilità e sul raccoglimento di tutti.)
Raimondo
(respira allargando il torace. — Quando si sente ben rinfrancato, continua.) Vi dicevo, dunque, che, per mia volontà, voi sarete i miei eredi....
Manlio
(osando d'interrompere) Ma perchè occuparvi oggi di queste cose? Siete ancora così energico! Siete ancora così vivo! Basta guardarvi in faccia per vedere che la vostra energia non sarà esaurita nè domani, nè fra un mese, nè fra un anno....
Raimondo
Credo assai prossima, caro Manlio, una crisi mortale. So bene ciò che dico. Questo deve essere il giorno del commiato. Oggi, nel perfetto dominio della mia ragione, posso disporre lucidamente del mio piccolo tesoro scientifico. Domani, forse, non potrei. Lì (indicando l'uscio a destra), nella mia stanza di lavoro, troverai sulla scrivania un voluminoso manoscritto. Portalo qui.
Manlio
Obbedisco. (Esce, quasi lentamente, a destra. Poi ritorna, e, in atto devoto, porge al professore il grosso manoscritto. — Quindi, si ritrae.)
Raimondo
(mostrando ai discepoli, col braccio un po' levato, lo scartafaccio) Ecco! (Lo pone sulla tavola. Si passa la mano sulla fronte.) Ascoltatemi, ragazzi miei. Un medico che ha modo di studiare sulla propria persona una delle malattie più gravi che affliggono l'umanità, è un medico privilegiato. Questo privilegio è toccato a me, e credo di averne attinto un grande profitto. Lo spirito di conservazione e il bisogno di difesa, che sono insiti nella nostra natura, in me hanno raggiunto proporzioni formidabili. Nessun uomo ha sentito quanto ho sentito io la necessità di prolungare la sua vita, e nessun uomo, per ritardarne la fine, ha mai combattuto con tanto accanimento! Io debbo a questo accanimento le preziose ricerche che ho fatte e la scoperta dei rimedii sperimentati. Per molto tempo, io sono riuscito a vincere il male che tornava all'assalto con un impeto singolare. Vi dico in coscienza che, se non avessi dovuto lottare contro quella violenza a dirittura eccezionale, la vittoria del medico sarebbe stata completa! (Breve pausa) E, chiuso in questo manoscritto, io conto di affidare a voi il frutto dei miei bizzarri studi. (Riflettendo tristamente) Così, sulle mie rovine sarà fiorita un'opera di salute per gli altri. (Indi, con balda animazione) Volete voi assumere il còmpito di utilizzare a pro dei sofferenti la mia eredità con la vostra vigoria giovanile, col vostro ingegno e col vostro fervore? (Dopo avere aspettata invano la risposta) Nessuno risponde?!... Questo silenzio mi addolora.
Manlio
Questo silenzio, professore, non è che una protesta del nostro affetto. Io sono uno sciamannato a cui non dovrebbe essere permesso di chiamarsi vostro discepolo: tuttavia, ciò che sento io non è certamente diverso da quello che sentono i miei compagni, ed io ve lo esprimo alla meglio, per me e per loro. Il nostro affetto non crede, non può credere che voi dobbiate davvero abbandonarci per sempre. Voi ci parlate già con la serenità con cui ci parlano da un mondo lontano i morti che ci sono più cari; e invece noi vi siamo vicini e vediamo e ascoltiamo un uomo del quale non sapremmo negare la perfetta vitalità e da cui non ci sembra verosimile di doverci separare tra poco. Ma, certo, ogni parola detta da voi, appena uscitavi dalla bocca, diventa il pensiero migliore del nostro cervello, quasi che in noi realmente si trasfondesse qualche cosa di vostro. Questa, professore, è la risposta che possiamo darvi.
(Tutti sono commossi. Alcuni stentano a trattenere le lagrime. Manlio porta il fazzoletto agli occhi.)
Luciano
(in una commozione più intensa e complicata, cerca sempre più di nascondersi.)
Raimondo
No, ragazzi miei, non fate così. Se sapeste gli sforzi che mi costa il dedicarmi, in quest'ora, per l'ultima volta, a ciò che fu la mia missione, se sapeste il prodigio che compio per non udire gli urli della bufera che imperversa sugli avanzi della mia esistenza, imparereste a non piangere più mai. E, in quest'ora, io non chiedo lagrime ai miei discepoli. Chiedo bensì una promessa solenne d'uomini onesti, stretti al loro dovere ed a me.
Paolo
Sì, professore, promettiamo.
Ernesto
Promettiamo che sapremo essere degni della vostra fiducia.
Roberto
Nel nome vostro, saremo fieri di arrecare qualche soccorso all'umanità.
Raimondo
E... non mi rifiuterete, spero, un po' di gratitudine.
Roberto
Una gratitudine profonda, una gratitudine eterna....
Raimondo
(animandosi) Continuerete a volermi bene, continuerete a volermene come se io stessi lì, accanto a voi, vivo, palpitante, sensibile al vostro attaccamento.... Continuerete a rispettarmi anche, a rispettarmi senza restrizioni....
Roberto
A venerarvi, professore!
Raimondo
Tutti, non è vero?... Tutti?... (Guardandoli, conferisce alla parola insistente un significato recondito) Tutti?...
I discepoli
(rispondono molto sommessamente, ma in un tono di sincerità rassicurante:) Tutti!
(Solo Luciano ha taciuto. Egli è paralizzato, atterrito, incapace d'un gesto, incapace d'un moto qualunque.)
Raimondo
(si alza con lentezza, stranamente. — Si accosta ai discepoli, più dappresso ad alcuni, quasi seguendo un'ispirazione. — Li fissa, di nuovo, uno per uno, nel silenzio.)
Luciano
(che è l'ultimo, non può sfuggirgli, ed è costretto a farsi guardare e a guardarlo con gli occhi aperti sul viso di lui, immobili.)
Raimondo
(pervaso da una inquietudine di cui non si rende ragione, mormora quasi a se stesso:) Eppure... chi sa!
Roberto
(dolorosamente e umilmente sorpreso) Voi dubitate di noi, professore?!
Raimondo
Perchè dovrei dubitarne? In voi non vedo che i segni più schietti della bontà.
Roberto
E allora!?...
Raimondo
Pensavo soltanto che la bontà umana è sempre una cosa troppo piccola relativamente a ciò che ogni uomo pretende da un altro uomo. (Torna a sedere) Ma di queste malinconie voi non dovete preoccuparvi. Io fido nella vostra promessa; e voi (cercando ancora Luciano con lo sguardo furtivo)... riceverete l'opera mia... il giorno in cui lo crederò opportuno. Assodato questo fatto, che ci terrà uniti anche quando io non sarò più, possiamo fraternamente salutarci.
Manlio
Ma noi, professore, vogliamo assistervi, vogliamo curarvi. Non ci rinunziamo! Se vi dà noia che la casa sia ingombra, stabiliremo un turno, distribuiremo le ore....
Ernesto
Uno alla volta, se pure fossimo inutili, non vi daremo nessun fastidio.
Raimondo
Io apprezzo molto la vostra offerta, ma permettetemi di non accettarla. La mia Giulia è così attenta, così vigile, che sarebbe superflua ogni altra assistenza.
Ernesto
Non sarà superfluo per lei un po' d'aiuto.
Roberto
La presenza di qualche persona non del tutto estranea a voi servirà almeno a darle animo. Manlio e Luciano, che ci hanno preceduti, ci dicevano d'averla vista molto sofferente, molto abbattuta. Parla tu, Luciano. E visto che tu sei di casa, nessuno meglio di te può indurlo a concederci un favore, di cui poi non crediamo d'essere immeritevoli.
Luciano
(costretto a parlare, non intende egli stesso il valore delle sue parole e quasi balbetta:) A me pare... che se il professore non vuole....
Raimondo
Finalmente, odo la tua voce, Luciano! Hai taciuto sempre, sinora. Ti sei perfino nascosto.
Manlio
(affrettandosi a intervenire) Era il più scosso di tutti, professore. In lui, che ha lavorato un anno presso di voi partecipando alle vostre ansie, in lui, che era trattato da voi come un figlio, la notizia della vostra malattia non poteva non produrre un urto violento, una desolazione senza confronti....
Raimondo
Ebbene, vieni qua, Luciano. Vieni qua. Io desidero di abbracciarti.
Luciano
(si avvicina a lui con passo incerto, cercando di tenere levata la fronte, e gli si ferma davanti.)
Raimondo
(si alza, lo stringe al petto. Poi, staccandosi, dice con rammarico dolce:) Non ti ho sentito. E ti confesso... che ho avuta una gran pena quando hai dato torto ai tuoi compagni che mi offrivano la loro assistenza.
Luciano
Io so... che la vostra volontà non si piega.
Manlio
Egli ha creduto necessario di secondarvi sùbito. Non per questo voi supporrete....
Raimondo
(interrompendolo) Ma non ti affaticare a difenderlo. Io lo conosco meglio di te. E precisamente perchè mi è nota la sua affezione filiale, mi sono meravigliato ch'egli questa volta non abbia avuto in cuore il bisogno di non secondarmi.
Luciano
Da un'ora in qua, professore,... io agisco come un irresponsabile....
Raimondo
A giudicare dal tuo contegno, ho quasi avuta l'impressione che tu avessi qualche rancore con me.
Luciano
Io, qualche rancore con voi?!... Sarebbe una mostruosità! Voi mi avete schiuse le porte della scienza,... voi mi avete insegnato a fare del bene a me stesso ed agli altri,... mi avete insegnato le onestà più alte, più pure....
Raimondo
E ti ho insegnato, soprattutto, ad essere leale.
Luciano
(ha un sussulto, e resta interdetto, con un groppo alla gola che gl'impedisce di continuare.)
Raimondo
Lo vedi che non sei stato leale con me?
(Una breve pausa.)
Manlio
(inquieto, guarda, teme, si rode.)
Raimondo
(a Luciano) Oltre il dolore che provi, e che non metto in dubbio, ci deve essere qualche cosa di anormale che ti agita.
Luciano
No, professore.
Raimondo
Non negare, perchè quand'anche tu possedessi la sapienza della finzione più raffinata, tenteresti inutilmente di opporla alla mia chiaroveggenza. È una chiaroveggenza, credimi, di cui talvolta io stesso ho terrore come d'una grande luce che da un momento all'altro possa scoprire ai miei occhi l'abisso che dovrà ingoiarmi.
Luciano
(febbricitante, ansante) Se pure qualche cosa di anormale mi agitasse, ciò non mi giustificherebbe d'esser venuto meno alla mia affezione filiale.
Raimondo
Proprio così.
Luciano
Ma io saprò mostrarvi di meritare ancora la vostra stima, il vostro consiglio, la vostra protezione. Io vi circonderò di tali cure che le vostre sofferenze non potranno non esserne alleviate. Io soffierò tutta la mia vita nella vostra per convincervi che vi siete ingannato!
Raimondo
(freddo, meditativo, quasi diffidente) Senti, Luciano. Le tue buone parole mi bastano, e non avertelo a male se non accetterò da te l'assistenza che non ho accettata dai tuoi compagni. Ma affinchè tu ti rassereni, io ti do immediatamente, dinanzi a loro, la prova maggiore della mia stima e della mia tenerezza inalterata. Faccio quello che avrei già fatto se tu col tuo contegno non me lo avessi impedito. (Con solennità) Tu sei il mio erede più immediato. Questo manoscritto ti spetta. Tu controllerai le mie ricerche, perfezionerai i miei studii, e farai da guida a questi giovani, sostituendoti degnamente alla mia persona. (Stendendo il braccio e porgendogli il manoscritto) Io ti auguro di averne gloria. Prendi.
Luciano
(reggendosi a stento, cadaverico in volto, prende il manoscritto con la mano tremante, e non riesce che a mal pronunziare:) Grazie.
Raimondo
(lo ha fissato acutamente e, a quel pallore, a quel tremito, a quel laconismo, si accende d'ira; e, come Luciano prende il manoscritto, glie lo strappa con violenza brutale dalle fiacche dita, gridando:) Ah no, vivaddio, non è così che avresti dovuto accogliere il dono con cui ti trasmettevo veramente una parte di me stesso! (Getta sulla tavola il manoscritto. — Indi, abbattuto, preso da una profonda amarezza, conclude:) Sta bene. Confesso che non ti capisco. (Ha un brivido.) E basta ora.... (Col cervello annebbiato) Non ti voglio più capire! (Gli volge le spalle, e, spettrale, col pensiero errante come in una oscurità sinistra, parla agli altri) Sono stanco, ragazzi miei!... Ma, prima di separarci, debbo rivolgervi un'ultima preghiera.... Non tornate più nella mia casa. (Quasi piangendo) non ci tornate, non ci tornate... nemmeno per coprire di fiori il mio letto di morte.
(Tutti, eccetto Luciano, hanno una istantanea espressione di meraviglia dolorosa mista di timido affettuoso risentimento.)
Raimondo
(continua, implorante, in un tono insolito di umiltà, cercando le parole, pauroso egli stesso di ascoltarle:) E... se davvero volete rispettarmi, come avete detto,... astenetevi dal ricercare le cause di questo mio strano desiderio... che, sono, del resto, anche per me, molto confuse... e perdonatemi! (Tenendosi la testa fra le mani, esce a destra precipitosamente.)
SCENA II.
I DISCEPOLI. Poi GIULIA, indi RAIMONDO.
(Alcuni discepoli restano attoniti, sbigottiti, costernati. Altri, agitandosi un po', vanno verso Luciano, interrogandolo e redarguendolo con voce severa e sommessa.)
Roberto
Ma perchè, ma perchè, Luciano?!...
Almerico
È inconcepibile!
Ernesto
Io non mi ci raccapezzo! Io non ti riconosco!
Roberto
Da quale fisima, da quale ossessione ti sei lasciato pigliare?
Manlio
(intervenendo energicamente) Signori miei, non è questo il momento e non è questo il luogo per scalmanarsi intorno a ciò che riguarda Luciano!
Roberto
Manlio
(spezzandogli la parola) Il nostro primo dovere è di non rimanere qui un minuto di più!
Giulia
(entra dalla sinistra.)
(Tutti tacciono rispettosamente, chinando un po' il capo in un accenno di ossequio.)
Luciano
(cerca di non guardarla e di non mostrarsi.)
Giulia
(ansiosa) Dov'è Raimondo?
Manlio
Ci ha congedati, signora, e si è ritirato nel suo studio.
Giulia
Si è sentito male?
Manlio
Giulia
Mi sono impensierita perchè mi è parso di udire ch'egli parlasse molto concitatamente....
Manlio
Difatti, sì,... ma è stata una concitazione passeggera.
Giulia
(inquieta, si affretta a raggiungere Raimondo nello studio.)
(Com'ella sparisce, si ode la voce di lui, scattante ed acre.)
La voce di Raimondo
Perchè sei uscita dalla tua stanza? (Breve pausa) No! Resta qua, ora!
Paolo
(cautamente, ai compagni) Andiamo, andiamo! Ha ragione Manlio: non un minuto di più! (Si avvia.)
(Gli altri lo seguono. Prendono i loro cappelli sparsi in questa camera e nel salottino contiguo, e, silenziosi, oppressi, annichiliti, qualcuno scrollando il capo, qualche altro con gli occhi velati di lagrime, chi un po' in fretta, chi lentamente, escono.)
Luciano
(intanto, trattiene Manlio per un braccio e gli parla all'orecchio, cupamente, urgentemente) Io temo che egli sospetti!
Manlio
La verità non può sospettarla.
Luciano
Fra me e lui c'è un magnetismo irresistibile che scambievolmente ci rivela.
Manlio
Ma che magnetismo! Il tuo stato morboso doveva per forza impressionarlo.
Luciano
Te l'avevo detto che non lo avrei potuto affrontare!
Manlio
Visto che il caso non si replicherà, non pensiamoci più.
Luciano
E se poi vorrà chiedermi altre spiegazioni?
Manlio
Ma tu mi hai promesso di partire....
Luciano
Sì, sì, partire! fuggire! È necessario!
(Si avviano, seguendo i loro compagni.)
Raimondo
(entrando di botto e vedendoli sul punto di varcare la soglia, chiama:) Luciano!
(Luciano e Manlio con un soprassalto si voltano.)
Raimondo
Sono contento, Luciano, di trovarti ancora qui. Venivo appunto con questa speranza.
Manlio
(si sofferma con l'animo sospeso.)
Raimondo
(a Manlio:) Ti preme molto che egli non resti da solo a solo con me?
Manlio
Raimondo
Fammi il favore, Manlio: va via.
Manlio
(trepidante, guardando Luciano con la coda dell'occhio, esce dal fondo,)
SCENA III.
RAIMONDO e LUCIANO.
Raimondo
(senza por tempo in mezzo, mettendosi dinanzi all'uscio di fondo quasi che Luciano gli potesse sfuggire, gli parla non con rudezza, ma con commozione implorante.) Malauguratamente, Luciano, fra noi due s'è cacciato uno spettro che oramai ci divide e che ci tiene nondimeno l'uno di fronte all'altro. Io non ti lascerò andare, e so che tu non vorrai andartene, sino a quando non mi avrai detto quello che hai sentito nel prendere dalle mie mani il premio che io ti destinavo.
Luciano
(gli è di faccia e indietreggierà a misura che sarà investito dalle interrogazioni.) Voi mi costringevate a considerare come inevitabile una sciagura spaventevole, di cui io non voglio nemmeno ammettere la possibilità.... Ciò mi faceva un gran male.... E poi io sapevo... io sapevo che non avrei potuto adempiere all'alto ufficio che mi assegnavate.
Raimondo
Chi te lo avrebbe impedito?
Luciano
Nessuno. Ma io dovrò allontanarmi da questa città.... Sicchè, mi sarebbe mancata la possibilità di fare da guida ai miei compagni,... nè, d'altronde, avrei voluto sfruttare da solo la vostra opera benefica....
Raimondo
Tu hai da partire?!
Luciano
Sì.
Raimondo
Per non ritornare?!
Luciano
Per non ritornare.
Raimondo
E troncherai la tua carriera, cominciata qui così bene? Lascerai i tuoi amici? Abbandonerai tua madre, di cui hai sempre esaltata l'adorazione?
Luciano
Se lo crederò necessario....
Raimondo
Questa necessità è collegata, evidentemente, a quella qualche cosa di anormale che tanto ti agitava....
Luciano
No! No!... Si tratta di tutt'altro.
Raimondo
Cioè?
Luciano
(non trova sùbito una menzogna da rispondere e si confonde.)
Raimondo
Sta tranquillo. Non insisto. (Pausa) Potrai dirmi almeno fra quanto tempo partirai.
Luciano
(con l'impulso istintivo di rassicurarlo) Al più presto possibile.
Raimondo
Luciano
Sì, è urgente.
Raimondo
Eppure, poco fa ti proponevi di assistermi, ti proponevi di alleviare le mie sofferenze....
Luciano
Ma voi ci avete perfino pregati di non venire mai più in casa vostra....
Raimondo
E per questa preghiera che ho rivolta a tutti, la tua partenza è diventata urgente?
Luciano
«Urgente» per modo di dire.... Io ho deciso di affrettarla, ecco.
Raimondo
Perchè?
Luciano
Certo, nulla come il mio allontanamento può garantirvi la mia scrupolosa obbedienza.
Raimondo
Cosicchè, a te sembra che io debba esserti grato del tuo allontanamento?
Luciano
Non ho detto questo.
Raimondo
In fondo, questo hai detto.
Luciano
Mi sarò espresso male.
Raimondo
Ma, insomma, che ci hai visto nella mia preghiera, nella mia raccomandazione? Che ci hai visto tu che non sia stato visto dagli altri?
Luciano
(attanagliato, tace, con la fronte china.)
Raimondo
Rispondi. A nessuno dei tuoi compagni sarebbe saltato in mente di affrettare una partenza per garantirmi di non venire più nella mia casa. Come va che è saltato in mente proprio a te? (Pausa) Continui a tacere?!...
Luciano
(incapace di reggere più a lungo all'incubo che lo soffoca) Se io parlassi, se io vi dicessi tutto, voi forse mi giudichereste con una severità... che non merito.
Raimondo
(colpito dal senso di queste parole, comincia a dare una più cosciente direzione al suo pensiero.) Non si prevede un giudizio severo se non si sa d'avere una colpa.
Luciano
Ma vi sono delle colpe che restano chiuse nell'anima e di cui la sola vittima è la persona stessa del colpevole.
Raimondo
Tuttavia, se la tua colpa non toccasse me, non è al mio cospetto che te la sentiresti pesare di più sulla coscienza, e nemmeno riconosceresti in me il diritto di giudicarti.
Luciano
(prorompendo) Tutte le mie angosce e tutti i miei istinti, intolleranti d'ogni transazione dello spirito, mi spingono a chiedere un giudizio vostro, perchè, anche se troppo severo, io ne avrei un sollievo, ne avrei un po' di quiete, me ne sentirei come purificato!
Raimondo
(con impeto furibondo) E dunque che cosa aspetti per confessarti a me?!
Luciano
Le mie labbra vi si ribellano!
(Un lungo silenzio.)
Raimondo
(cercando di coordinare idee, fatti e parole, sempre obbedendo alla sua chiaroveggenza e pur diffidandone un poco, riflette. Indi, gli si fa dappresso e gli dice quasi all'orecchio in un misterioso tono confidenziale) Vuoi... vuoi che io ti aiuti a vincere la tua riluttanza?
Luciano
(esausto, sedendo) Io non ho più nessuna volontà. Sono un uomo inerte, e sono vostro! Potete fare di me quello che voi volete.
Raimondo
(accosta una sedia a quella di Luciano, sicchè le due sedie sono a contatto, e, sedutosi proprio accanto a lui ma un po' più indietro, continua a parlargli, quasi sulla spalla, in tono di mistero e d'intimità, suggestivamente.) Nel provarmi ad aiutarti un poco, ho, anzitutto,... non so perchè... l'ispirazione di richiamare alla tua memoria un episodio dell'anno passato. Era... la festa di mia moglie. Abitavamo in città; ed io m'ero recato apposta, la mattina, qui, in campagna, per cogliere con le mie mani le rose più belle del mio giardino. Non ne avevo trovate che cinque degne di lei, e glie le avevo offerte. La sera, tu e gli altri miei discepoli veniste a vedermi per fare gli auguri a lei ed a me. Mia moglie si era adornata di quelle cinque rose. Se l'era messe alla cintola, e per tutta la serata le tenne. Verso il tardi, però, qualche minuto avanti che voialtri vi congedaste, io notai ch'ella aveva una rosa di meno. Non sospettai neppure per un istante che l'avesse donata. Sapevo bene di non dover concepire un sospetto così ingiurioso. Dissi fra me: «sarà caduta». E quando tutti eravate usciti, io mi detti a farne ricerca. Fu una ricerca paziente, minuziosa, come se si fosse trattato d'una perla rarissima. Impossibile trovarla! Quella rosa era sparita. E allora?... Donata, no, indubbiamente no. Ne ero sicuro come della vista dei miei occhi. Risultava quindi chiaro che uno di voi aveva raccolta la rosa caduta. (Breve pausa) Ed ora fammi tu il favore di aiutare me nella ricostruzione di questo episodio. La vedesti tu, nella sera stessa, quella rosa, sul petto di qualcuno dei tuoi compagni?
Luciano
... No... non la vidi.
Raimondo
(guardandolo fisso, con una intensità magnetica) Ciò significa... che chi ebbe cura di prenderla... ebbe anche cura di nasconderla.
Luciano
(con l'emozione d'una difesa imprudentemente affrettata) Il prendere e il nascondere una rosa caduta a una signora è un fatto innocuo, è un fatto puerile, che non ha nessuna conseguenza, che non ha nessuna importanza.
Raimondo
(scoppiando e levandosi in un fulmineo scatto bieco e trionfale) Ah! Tu difendi la causa tua! Ecco, finalmente, l'indizio preciso!
Luciano
Ma l'indizio di che?!
Raimondo
L'indizio che mi basta! (Poi, terribile, ma senza voce, quasi temesse che anche le mura potessero ascoltare) Non è forse giusto che io abbia terrore della mia chiaroveggenza?
Luciano
(affranto e umiliato) Vi ho offeso, è vero, ma è stato uno sconvolgimento del mio povero cervello: una povera follia solitaria, che un uomo come voi può guardare con compassione.
Raimondo
(avidamente) E racconta adesso; racconta la storia del tuo amore. Io avrò compassione di te, ma tu capirai che ora mi spetta di sapere tutto!
Luciano
La storia di una follia non si racconta, non si ricorda. La storia d'una follia non c'è. Che cosa avrei da raccontarvi? Io non vedevo, io non discernevo....
Raimondo
E, inavvedutamente, svelavi a lei il tuo segreto....
Luciano
Questo, mai! Benchè accecato e impazzito, io tenevo per delitto il mio peccato di pensiero. Facevo appunto quello che fa il delinquente, che è tutto dedito a disperdere le tracce del delitto commesso.
Raimondo
E che ne sai tu d'esserci riuscito?
Luciano
Ne ho la certezza qui, qui, nella mia coscienza; ne ho avuto sempre la certezza anche dall'inalterato contegno di lei....
Raimondo
In altri termini, tu credi che se ella ti avesse compreso....
Luciano
(interrompendo) Mi avrebbe mostrato il suo sdegno, mi avrebbe mostrata la sua collera....
Raimondo
E non ti pare verosimile che ella abbia dissimulata a te la sua compiacenza, non la sua collera, come tu hai cercato di dissimulare a lei il tuo amore?
Luciano
Ma che dite?! La virtù di vostra moglie è così congiunta a voi che tutto quello che è estraneo alla vostra persona non può nemmeno sfiorare l'animo di lei.
Raimondo
Converrai che l'elogio tributato da te alla virtù di mia moglie non debba avere, nella logica mia, un grande valore. (Risolutamente) Saprò da lei stessa ciò che non ho potuto sapere da te! (Andando veloce verso la porta a destra e moderando la concitazione, chiama:) Giulia! Giulia!
Luciano
(levandosi spaventato) Che volete fare adesso?
Raimondo
(biecamente) Non ti allarmare. Non sarò certo così ingenuo da dirle di che cosa voglio essere informato.
SCENA IV.
RAIMONDO, LUCIANO e GIULIA.
Giulia
(serenamente premurosa, entrando) Hai bisogno di me?
Raimondo
(celando per quanto gli è possibile la straordinaria tensione dei nervi, concentra su lei l'udito e la vista affinchè non il più piccolo mutamento del volto e della voce gli sfugga.) Ti ho chiamata... perchè c'è qui Luciano che desidera di salutarti. Ne ha il diritto. Fra i miei discepoli, è stato quello che per i suoi impegni professionali ha più frequentata la nostra casa ed era diventato quindi... un nostro amico intimo. Ora egli parte, e va a stabilirsi molto lontano. Da me, egli si separa certamente per sempre. Da te, non si sa mai! Il mondo non è così grande come sembra. Potrete ancora incontrarvi.
Giulia
(seria, cortese, inalterata) A rivederci, signor Luciano. (Gli porge la mano.)
Luciano
(stringendogliela appena con le dita quasi inerti) Addio, signora. (Poi, dopo una pausa, a Raimondo, come chiedendogli l'ultimo abbraccio) Non volete dirmi null'altro?
Raimondo
(tenta di vincere un senso di repulsione, ma non può, e gli risponde fiocamente:) No, Luciano.
Luciano
(esita ad andarsene.)
Giulia
(li osserva tutti e due e comprende che qualche cosa essi le celano.)
Luciano
Allora... me ne vado?...
Raimondo
(intensamente vigile, non distoglie un istante la sua attenzione da Giulia, e per giustificarsi dinanzi a lei del freddo commiato finge il proposito di evitare nuove effusioni.) Noi due ci siamo già salutati, Luciano.... Ci siamo già abbracciati.... Non bisogna prolungare una commozione che c'infiacchirebbe. Va.
Luciano
(dopo un estremo breve indugio, rapidamente esce.)
Giulia
(lo segue un po' con lo sguardo.)
SCENA V.
RAIMONDO e GIULIA.
(Un silenzio.)
Raimondo
(ostentando una certa disinvoltura e continuando a vigilare) Non ti addolora che Luciano ci lasci?
Giulia
Non lo avevamo più visto da molto tempo. Tu ti eri già distaccato da tutti.
Raimondo
È nondimeno triste ch'egli parta così, all'impensata, senza neppure ripromettersi di tornare.
Giulia
(si stringe un po' nelle spalle.)
(Pausa.)
Raimondo
Tu, naturalmente, non conosci la ragione della sua partenza.
Giulia
No.
Raimondo
E non sei curiosa?
Giulia
Tutto ciò che non riguarda noi due m'interessa così poco!
Raimondo
E, difatti, la sua partenza non ci riguarda punto. Egli... ha vinto un concorso... all'estero, e si reca ad assumere l'ufficio che gli è stato destinato. Questo è il motivo che mi ha addotto. Credi che abbia potuto ingannarmi?
Giulia
Non lo credo.
(Pausa.)
Raimondo
Che opinione ti sei formata di lui?
Giulia
Mi pare una brava persona. Ma non mi sono mai data la pena di formarmene una opinione precisa.
Raimondo
Egli, invece,... mi ha molto parlato di te.
Giulia
Di me?!
Raimondo
Te ne meravigli?
Giulia
Non capisco a che proposito si sia permesso di parlare di me.
Raimondo
Io gli dicevo che la tua assistenza è inappuntabile, ed egli... ha lodata la nobiltà del tuo animo, la tua intemeratezza.... Non c'è da aversela a male, e soprattutto non c'è da meravigliarsene. Eravate buoni amici.
Giulia
Eravamo buoni amici?!
Raimondo
Giulia
Quando egli era il tuo coadiutore, non ci scambiavamo più di dieci parole al giorno.
Raimondo
Abbi pazienza,... non è così. Io ricordo che volontieri conversavate insieme.
Giulia
Tutt'al più, conversavamo tutti e due con te.
Raimondo
C'ero anch'io, sì; ed è perciò che me ne ricordo.
Giulia
Con quel giovane, come con ogni altro tuo discepolo o conoscente, io non mi sono mai trovata sola. Tu non volevi, ed io obbedivo volentieri.
Raimondo
Precisamente. Voi... non aveste mai l'occasione di....
Giulia
(con un accento di malinconico rimprovero) Di che?! Di che?!
Raimondo
Non aveste mai l'occasione di creare fra voi una vera amicizia. Questo volevo dire. Ti dispiace che io ti dia ragione?
Giulia
Ciò che mi dispiace, tu lo sai. Quel giovane avrà avuto delle parole gentili per me, e tu stai per infliggerti una tortura più dilaniatrice dì quante te ne sei inflitte sinora. Per questo mi hai chiamata, e per questo continui ad occuparti di lui. Sei veramente di una ferocia senza limite con te stesso e con me.
Raimondo
E, a tuo avviso, la mia ferocia, anche questa volta, non ha altra causa che la mia fantasia, non ha altra causa che la mia mente esaltata?
Giulia
Sì, Raimondo mio. Fin da stamattina, ti è parso di vedere non so quale minaccia nella schiera di quei tuoi discepoli che venivano a farti visita.
Raimondo
(facendo gli ultimi sforzi per contenersi) Ed era più che una minaccia, Giulia!
Giulia
Allucinazione, Raimondo! Allucinazione!
Raimondo
(ruggendo con impeto selvaggio) Realtà viva ed indistruttibile! Quel giovane ha confessato....
Giulia
(violentemente alterata) Che cosa?
Raimondo
No! no!... Non è vero, non è vero.... Sono io che invento..., sono io che oso ricorrere ai più bassi sotterfugi per indagare come al solito.... Tu comprendi facilmente che una confessione di tal genere non si fa ad un marito.... E poi Luciano è così preso dalla sua scienza, è così assorbito dai suoi ideali e aveva tanta soggezione di me... che non si concepirebbe come egli avrebbe potuto cominciare ad amarti....
Giulia
(con gli sguardi limpidi e con la voce ferma e vibrante) E se anche mi amasse, che temeresti tu? Nessuna donna è spinta ad amare solamente dal sapersi amata!
Raimondo
(quasi timido) Ma... quando l'amore d'una persona non indegna fosse costante a traverso il tempo, a traverso lo spazio, quando quest'amore portasse i segni dei sacrificii compiuti, sublimi come i tuoi propositi di resistenza, non potresti finire con l'esserne soggiogata?
Giulia
Disgraziatamente, mi ripeti le interrogazioni che mi facevi stamane!
Raimondo
(abbandonandosi tutto alla sincerità dolorosa) No, Giulia, non sono le interrogazioni di stamane, perchè in questo momento noi non parliamo più d'un'ombra senza contorni, non parliamo più d'un caso vago ed ipotetico: parliamo bensì d'un uomo esistente che tutti e due conosciamo e d'un fatto flagrante di cui tutti e due siamo convinti.
Giulia
Chi ti dice che ne sia convinta anch'io?!
Raimondo
Quando mi sono affrettato a negartelo per riparare all'imprudenza d'averti apprestata io stesso l'esca tentatrice, tu hai ritenuta falsa la mia smentita; e ciò significa che t'eri convinta immediatamente d'essere amata. Alle mie interrogazioni non più fantastiche, dunque, tu devi dare risposte concrete. E affinchè tu veda chiaro nell'avvenire, affinchè tu sia in condizione di misurare le tue forze prima di rispondermi, io ti faccio sapere che l'uomo che ti ama è dotato d'una indole eletta; io ti faccio sapere che per la purezza del suo animo egli si è dibattuto fra pene indicibili e mi ha quasi pregato di strappargli dalla bocca la sua confessione; io ti faccio sapere che la vera ragione per cui egli parte, rovinando la sua carriera, è che ha sentito verso di me e verso di te il dovere di fuggire. Ed ora che sai chi è lui e di che cosa è capace, riunisco in una le mie interrogazioni. Ti senti tu così forte da non vacillare, in nessun evento, dinanzi a quell'uomo?
Giulia
Ma sì, Raimondo. Per me quell'uomo non è e non sarà diverso da un altro. E poi, tutti gli eventi immaginabili non sarebbero forse eliminati dalla muraglia che innalzerei intorno a me se davvero la crudeltà del destino m'imponesse di sopravviverti?... (Indi con un gesto quasi di nausea) Guarda a quali orribili discorsi mi trascini!
Raimondo
Non avere alcun ritegno e dimmi con precisione quello che faresti, quello che farai, sopravvivendomi.
Giulia
Ebbene, potrei ridurmi in un ritiro, potrei chiudermi in un eremitaggio; oppure, che so io?..., per non lasciare inaridire il mio cuore, istituirei, a poco a poco, un ospizio. Sì, mi dedicherei, per esempio, a sollevare dal dolore e dall'indigenza le donne rimaste sole al mondo, senza appoggio e senza speranza di averne: quelle specialmente che, come me, non avessero vanità, non avessero ambizioni, quelle che portassero un eterno lutto nell'animo. M'intendi, Raimondo? Facendo questo, io eleverei a religione il sentimento della fedeltà, e, come confortata da una religione vera, vivrei serena, assorta, devota.
Raimondo
(ha ascoltato con tenera emozione, quasi che in quell'onda di bontà fossero stati per assopirsi i suoi tormenti; ma come ella termina di parlare egli è ripreso dalla desolazione angosciosa.) Non ti è venuta ancora alle labbra la sola parola che rende indissolubile un vincolo!
Giulia
Quale?!
Raimondo
(con un fremito di volontà risoluta) Tu devi giurare, Giulia! Devi giurare che mai, mai, mai ti lascerai commuovere dall'amore di quell'uomo: neppure il giorno in cui egli, dopo una battaglia lunga, venisse a morire presso la tua porta!
Giulia
Raimondo
(in un delirio d'implorazione) Te lo chiedo perchè soltanto così la tua fedeltà mi sarebbe incondizionatamente vincolata.
Giulia
E non preferisci mille volte che io ti offra intera la mia vita senza esserci costretta da un giuramento?
Raimondo
(con gli occhi di fuoco, a voce bassissima) Tu hai paura di giurare!
Giulia
No, Raimondo.
Raimondo
Sì, tu hai paura di giurare e la nascondi nel sottile pretesto di volermi essere fedele per tua elezione.
Giulia
Io non ho paura, ti dico! Non continuare a macerarti, sventurato che sei, anche nella fatica inaudita che fai cercando di abbattere la fiducia che io ripongo in me stessa! Con una pertinacia senza riposo, hai già tentato di persuadermi che quello che sento per te non sia l'amore genuino e perfetto; hai già tentato d'infondermi il dubbio che io non abbia tanta forza da poter trionfare dei pericoli inevitabili; ed hai fatto di più, hai fatto di più: hai tentato di cacciarmi davanti un uomo del quale non m'ero mai sognata d'occuparmi, pure avendone sempre intraveduti i turbamenti puerili. Tu hai voluto circondarlo dell'aureola del martire, hai voluto avvertirmi ch'egli è capace di sacrifizi sublimi, ed, essendoti accorto che tutto ciò, com'era naturale, non mi ha menomamente turbata, ora, per questa tua sete di spasimi, ti sforzi d'insinuare nella mia stessa coscienza il sospetto che io abbia paura di pronunziare il giuramento che mi chiedi! Ma, Dio misericordioso, Raimondo, non lo sai, non lo comprendi che il farmi giurare un patto sarebbe una miserabile cosa per me e per te? E non comprendi, non comprendi che un giuramento non è il mezzo migliore per impossessarsi di un'anima?
Raimondo
(invaso dallo spavento, coprendosi le orecchie) Taci! Taci! Questa è la voce della ribellione!
Giulia
È la voce della verità sacrosanta, Raimondo; e se nel momento in cui siamo io ti mentissi, mi parrebbe di spezzare l'anello d'acciaio che ci congiunge!
Raimondo
(con uno scroscio orribile di dolore e di furore) Tu ti lasci aperto il cammino del tradimento, maledetta!
Giulia
(trascinata dalla frenesia ch'egli le comunica) Senti, Raimondo, senti, senti.... Vuoi tu un mezzo sicuro per tenermi con te anche dopo la tua morte?
Raimondo
Sì!
Giulia
Per prendermi tutta quanta sin da ora, sin da ora, senza darmi il tempo di offrirti la mia vita?
Raimondo
Sì, sì, senza darti il tempo di offrirmela!
Giulia
(con un grido raccapricciante) Devi uccidermi! Questo è l'unico mezzo possibile. Questo è l'unico mezzo sicuro. Uccidimi! Raimondo! Uccidimi!
Raimondo
(irrompendo disperatamente) Non so ucciderti! Se avessi saputo farlo, non avrei aspettata la tua esortazione!
Giulia
E allora che altro puoi volere da me?!
Raimondo
Voglio la menzogna! Ecco quello che voglio, perchè solamente nella menzogna potrò trovare un'ultima illusione. Cancella sùbito la verità che hai detta. Sappila cancellare, te ne supplico. Mentiscimi bene! Mentiscimi bene!...
Giulia
(prorompendo in un pianto di pietà infinita e andando a lui per afferrarselo fra le braccia) Povero Raimondo! Povero Raimondo mio!
Raimondo
(cadendo in ginocchio e avvinghiandosi a lei pazzamente) Mentiscimi bene!...
(Sipario.)