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I pescatori di trepang cover

I pescatori di trepang

Chapter 28: NOTE:
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About This Book

Una giunca di pescatori si avventura lungo la costa australiana per raccogliere il trepang, mentre l'equipaggio affronta crescenti tensioni fra i marinai e il timore di attacchi dalle popolazioni locali. La trama alterna preparativi di pesca e confronti sulla spiaggia a pericoli marittimi e naufragi, quindi segue i naufraghi che trovano rifugio in un villaggio indigeno e intraprendono una discesa fluviale scortati per motivi di sicurezza. La narrazione combina dettagli sulla tecnica di pesca, descrizioni paesaggistiche e le complesse relazioni interculturali, evidenziando sopravvivenza, solidarietà e i rischi del commercio marittimo in territori selvaggi.

CONCLUSIONE

L’indomani i naufraghi della giunca lasciavano il villaggio di Uri-Utanate, scendendo la Durga su una delle più grandi e meglio attrezzate barche.

Il figlio del capo e dodici dei più abili marinai li accompagnavano per difenderli contro i pirati della costa e per guidarli all’arcipelago.

Il capo, prima di separarsi da loro, aveva restituite le armi e fatta caricare la piroga di viveri sufficienti per parecchi giorni.

La discesa del fiume non fu ostacolata, essendo tutte le tribù accampate su quelle rive alleate di Uri-Utanate.

Tre giorni dopo giungevano al capo Valke, mettendo la prua al sud-ovest, e favoriti da un fresco vento veleggiarono verso le Arrù, che si trovano in mezzo al così detto mare di Banda, compreso fra le isole omonime che lo racchiudono verso l’ovest e la costa della Papuasia che lo cinge verso il nord e l’est.

Dodici giorni dopo giungevano in vista di quell’importante arcipelago composto di circa trenta isole, basse, ma fertilissime, coperte d’una vegetazione esuberante.

Sono tutte piccole, ad eccezione di Trana che è lunga venti leghe e larga quattro, ma popolate da molti papuasi e malesi, ripartiti in ventiquattro villaggi, sedici dei quali cristiani, cinque maomettani e tre idolatri.

Quantunque non vi sia alcuna colonia di bianchi, appartengono agli Olandesi, i quali le visitano sovente per acquistare gusci di tartarughe, trepangs e uccelli di paradiso. Anche i prahos (velieri) malesi trafficano cogli abitanti e si recano su quelle spiaggie a pescare le olutarie.

La piroga, guidata da Uri, approdò nel porto naturale di Dabo, che è formato dalle isole Varna e Vacam e che è il più importante di tutto l’arcipelago, arrestandosi dinanzi al vecchio forte olandese.

I naufraghi con loro grande gioia trovarono colà una goletta olandese di loro conoscenza, che stava caricando del trepang. Era la Batanta, di Timor, comandata da un vecchio amico di Wan-Stael.

Rinunciamo a descrivere l’accoglienza avuta dal loro compatriota, il quale mise la nave a loro disposizione.

Il giovane Uri si trattenne due giorni a Dabo per tenere cara compagnia ai suoi salvatori, poi, prima di partire, levò da un nascondiglio esistente nella piroga due grandi pacchi accuratamente avvolti in foglie e strettamente legati con liane e consegnandoli al capitano, disse:

— Questo metallo giallo, che abbonda nel nostro paese e nelle sabbie della Durga, so che è apprezzato dai bianchi. Conservatelo per mio ricordo.

Ciò detto balzò nella piroga, fece alzare le vele e uscì in mare salutando un’ultima volta i suoi amici bianchi.

Il capitano ed i suoi compagni, non avendo compreso il significato di quelle parole, credettero che quei pacchi contenessero dei regali di nessun valore, ma quale fu la loro sorpresa, quando, apertili, li trovarono ripieni di polvere d’oro!...

V’erano almeno quaranta chilogrammi di quel prezioso minerale, che è così abbondante fra le sabbie dei fiumi papuasi: era una vera fortuna che li ricompensava largamente della perdita della giunca e del trepang.

Quattro giorni dopo la Batanta spiegava le vele, ed una settimana più tardi approdava a Timor, dinanzi alla fattoria dell’armatore chinese.

Il capitano ha rinunciato a navigare: possiede una grande fattoria, si occupa dello smercio del trepang e dei prodotti delle sue terre. Hans e Cornelio invece navigano ancora con una nave acquistata coll’oro del papù, in compagnia del vecchio marinaio e del giovane pescatore, che non hanno voluto abbandonarli.

INDICE

Capo    
I. — La costa australiana Pag. 5
II. — I pescatori di trepang 13
III. — La pittura di guerra del selvaggio 23
IV. — Gli australiani 31
V. — L’assalto notturno 41
VI. — L’orgia dell’equipaggio 53
VII. — I mangiatori di carne umana 63
VIII. — Il golfo di Carpentaria 75
IX. — Il naufragio durante l’uragano 85
X. — L’uragano 95
XI. — L’isola di Corallo 109
XII. — Lo stretto di Torres 121
XIII. — I Pirati della Papuasia 131
XIV. — La Nuova Guinea 139
XV. — L’assalto dei coccodrilli 149
XVI. — La capanna aerea 161
XVII. — Fra le freccie ed il fuoco 171
XVIII. — Caccia alle testuggini 181
XIX. — Gli alberi sagu 193
XX. — I boschi della Papuasia 203
XXI. — Il Babirussa 213
XXII. — Le vendette dei Papuasi 223
XXIII. — I Prigionieri 233
XXIV. — Il capo Uri-Utanate 245
Conclusione   257

NOTE:

1.  Sono larghi buchi che servono per le catene delle àncore.

2.  Specie di rondini che fanno dei nidi gelatinosi che si pagano assai cari dai ghiottoni chinesi.

3.  Dalle 100 alle 175 lire ogni 133 libbre.

4.  È il dio degli australiani.

5.  Moneta che vale circa 70 lire.

6.  Piccola moneta di bronzo, forata nel mezzo, che vale meno di un centesimo.

7.  Fori aperti nei parapetti delle navi, a fior della coperta, per lo scolo dell’acqua.

8.  Nel 1879 in Italia era sorta l’idea di occupare una parte della Guinea o di mandarvi degli emigranti, circa 3000, ma poi fu abbandonata e forse a torto.

9.  Il toman, peso che è in uso nella Malesia: equivale a 15 chilogrammi.

10.  Questi uccelli sono comuni anche nell’isola di Nuova Brettagna che si trova all’est della Nuova Guinea.

11.  Il bétel è un miscuglio formato di foglie aromatiche del siri (piter betel), di noci areca e di calce viva. Si mastica emettendo dei getti di saliva rossa, ma col tempo annerisce i denti.

Il bétel è largamente usato da tutti gli abitanti delle isole indo-malesi e dai papuasi.

12.  Capo.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.