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I Puritani di Scozia, vol. 1 cover

I Puritani di Scozia, vol. 1

Chapter 10: CAPITOLO VIII.
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About This Book

The narrative unfolds during a turbulent royal administration and examines the clash between religious reformers and established feudal and governmental powers. A framing narrator presents tales collected from an articulate innkeeper, linking local anecdotes to broader political schemes. Episodes alternate between intimate scenes of community life and meetings of state authority, showing how ideological conflict reshapes loyalties, alliances, and personal fortunes. The work pairs vivid social detail with reflective passages on law, custom, and moral conviction.

CAPITOLO VIII.

»Figlio di Marte, crebbi sotto i paterni auspici

»L'attestan sul mio petto nobili cicatrici:

»E fei guerra a vicenda sul campo dell'onore

»Alla Francia, ai rivali, gloria difesi e amore.»

Burns.

»Non vi lasciate vincere dalla costernazione, diceva strada facendo Bothwell al suo prigioniero. Ho veduto che avete coraggio. Ebbene! il peggio che possa accadervi è l'essere appiccato, ma in tempo di guerra non è un disonore. Molti valorosi ebbero la stessa sorte. Già non posso dissimularvi che la legge vi condanna, a meno che non vi prestaste ad una sommissione convenevole, e che vostro zio non isborsasse una buona ammenda per voi. Almeno sappiam che ha il modo di pagarla, quand'anche, come pare, non ne abbia la voglia.»

»Il pericolo di mio zio è la cosa che più mi molesta, rispose Morton. So che è affezionato al denaro quanto alla propria vita; e poichè a non saputa di lui ho dato asilo per una notte a Balfour, fo voti i più sinceri al cielo, onde il gastigo, qualunque esser possa, non cada che sopra di me.»

»Ascoltatemi dunque. Voi siete giovine, vigoroso, ben fatto, della persona: è fra le cose assai probabili, che vi propongano servigio in uno dei reggimenti scozzesi mandati in terra straniera. Il partito non è da disdegnare: se v'è il caso di venir alle mani, o se avete amici che vi spalleggino, voi non tarderete ad aver patente d'ufiziale.»

»Tal gastigo non lo sarebbe per me, perchè non desidero meglio, ed è appunto la cosa di cui parlava stamane a mio zio.»

»Da vero? Ma voi dunque non siete Presbiteriano?»

»Non ho mai parteggiato per alcuna delle fazioni che han portata la discordia fra i miei concittadini. Ho vissuto fin qui tranquillamente presso lo zio, e ve lo replico, io divisava raggiugnere qualcuno de' nostri reggimenti stanziati fra gli stranieri.»

»Debbo sapervi buon grado di tal vostra idea che in certo modo fa corte alle mie: così io pure ho incominciato carriera. Ho servito lungo tempo in Francia fra le guardie scozzesi. Il diavolo mi porti se non è la migliore scuola quanto a disciplina! Fate quel che volete se non siete di servizio: nessuno ci bada. Ma mancate un giorno all'ordinanza, e vi aggiustano per le feste! Questo accidente mi è accaduto una volta; e il vecchio capitano Montgomery mi fece per sei ore continue star di sentinella, legato ad un palo sul pianerottolo dell'arsenale ad un sole ardente!... corpo di mille diavoli! Io ero cotto quanto il può essere una testuggine nelle migliori taverne di Londra.»

»E sicuramente voi amerete il servigio militare!»

»Sopra tutte le cose! ben inteso però... senza pregiudizio delle donne e del vino.»

»E faceste la guerra in Francia?»

»La nostra prima fazione era far la guardia alla persona del re, a Luigi il Grande, o mio figlio. Ma abbiamo anche servito in alcune spedizioni contro gli Ugonotti, e non mi fruttavano male, se debbo dirla; se non altro mi addestrarono al genere di servizio che adesso mi tocca prestare. Ma orsù! vedo che siete un buon camerata, ed è giusto che abbiate la vostra parte sul contante regalatomi dal vecchio zio, perchè a quel che penso dovea tenervi assai scarso di borsellino. Noi siamo fatti così. Quando ci troviamo in denari non lasciamo mai nel bisogno i colleghi.»

Sì dicendo, cavò di scarsella la borsa di sir David, e messole mano, ne trasse fuori un pugno di monete d'oro, che, senza contarle, offerse ad Enrico. Morton lo ringraziò senza accettarle; ma ad onta della generosità manifestata in quel momento da Bothwell, non giudicò prudente consiglio il far cenno del denaro ricevuto dalla governante; si limitò quindi a dire che per allora non avea bisogno di alcuna cosa ed esser certo che lo zio non lo avrebbe lasciato privo di soccorsi ogni qualvolta glie ne avrebbe fatto richiedere.

»Poichè è così, queste monete continueranno a stivare la mia saccoccia. Quando è ben piena, mi fo un dovere, finchè non sia vuota, di non lasciar la taverna ammeno che non mi chiami il servizio. Se poi la borsa è sì leggiera che il vento la possa portar via, lesti a cavallo! e capita sempre qualche via di riempirla. — Ma a chi appartiene questa torre che s'innalza in mezzo della foresta?»

»Voi vedete il castello di Tillietudlem, disse uno degli uomini a cavallo. Qui dimora lady Bellenden, ottima fra quanti sono affezionati alla causa del re e buon'amica de' militari. Allorchè riportai quel mal colpo da uno di questi cani di Puritani, stato dietro una siepe ad appostarmi coll'archibuso, passai un mese intero nella casa di questa ragguardevole signora, e mi prenderei a patto d'essere ferito una seconda volta, purchè avessi certezza che mi toccasse un ospitale di quella fatta.»

»Molto bene! soggiunse Bothwell, voglio in tale occasione farle omaggio del mio rispetto e chiederle ad un tempo qualche reficiamento pe' miei uomini e pe' miei cavalli. Sono assetato come se non avessi bevuto di sorte alcuna al castello di Milnwood. — L'è una gran bella condizione ai tempi in cui siamo, proseguì volgendosi ad Enrico, la condizione di un soldato del re! Non passa davanti a casa che non vi trovi onde ristorarsi. Appartiene questa ad un Reale? Le offerte gli vengono dall'amicizia. Entra in quella d'un fanatico Puritano? Si fa servire per forza. Trovasi alloggiato da un moderato Presbiteriano, ovvero da persona su di cui gravita qualche sospetto? il timore de' padroni gli procaccia tutto quanto desidera: in guisa che v'è da guadagnare da tutte le bande.»

»E in guisa che voi divisate di fare una visita al castello di Tillietudlem!»

»Sì certamente! come potrei dare ai miei superiori vantaggiose informazioni sulle buone massime che guidano la padrona del luogo, senza assaggiare il suo vin di Spagna? È questo vino il conforto delle vecchie vedove d'alto grado, come la mezza birra è il conforto di vostro zio. Ma voi ne assaggerete in nostra compagnia. Prigioniero o non prigioniero, ciò poco monta; ho promesso trattarvi bene, nè accadde mai che Bothwell mancasse alla parola data una volta.»

»Quand'è così non farete difficoltà a concedermi una grazia che debbo chiedervi.»

»Purchè non si opponga al mio dovere, potete starne sicuro. Che bramereste?»

»In questa famiglia io son conosciuto; non vorrei vi si risapesse l'accidente occorsomi. Permettete ch'io ben m'avvolga nel mantello d'un dei vostri uomini, e indicatemi soltanto come un prigioniero fidato a voi, astenendovi dal pronunziare il mio nome.»

»Ben volentieri! Andrea, date il vostro mantello al prigioniero. — E voi soldati, ricordatevi che è proibito il dire chi egli sia e dove lo abbiamo arrestato, sotto pena, se trasgredite, di star per due ore sul cavallo di legno, con un peso di cinquanta libbre a ciascun piede.»

Sì dicendo, giunse colla sua comitiva dinanzi a un andito in volta, fiancheggiato da due torricelle, entro le quali abitava la famiglia d'un contadino, che facea l'ufizio di guardian del castello. La porta di questo andito, che nel durare delle guerre civili era stata fracassata dai soldati di Monk, non venne riparata più mai. In quel tempo il guardiano e la famiglia di lui trovavansi a lavorare ne' campi; però Bothwell e la sua brigata non ebbero ostacolo ad inoltrarsi in quello stretto e tortuoso corritoio, selciato di grossi mattoni: di lì montando una salita ripida anzichè no si perveniva al castello, le cui fortificazioni esterne vedeansi a quando a quando per mezzo agli alberi. Era questa una fortezza fabbricata a' tempi de' Sassoni con tanta saldezza, che tuttavia un aspetto ragguardevole presentava.

»Corpo di mille diavoli! sclamò Bothwell nel contemplarla. Fortuna che è capitata in mano di gente dabbene! Se appartenesse a qualche Puritano, basterebbero a difenderla contro uno squadrone di cavalleria dodici vecchie colle lor rocche, sol che avessero metà della risolutezza onde sfoggia la strega da noi lasciata a Milnwood. — Vediamo ora che cosa dica l'inscrizione posta in fronte a cotesta porta. Riparata da ser Ralph Bellenden nell'anno 1550. Per bacco! è un'antichità rispettabile. — Conviene ch'io mi presenti con cortesi modi alla vecchia signora, e che cerchi richiamarmi alla memoria alcuno de' complimenti di cui la mia testa era piena quand'io frequentava le società di riguardo.»

Intanto ch'ei facea tali considerazioni, il cantiniere di Milady stava guatando dalle feritoie coloro che giugnevano; laonde corse ad avvertire la signora, come una brigata di dragoni insieme ad un prigioniero s'avviasse al castello.

»Son certo, le diss'egli, che il sesto di questi è un prigioniero, perchè lo vedo fra mezzo a due altri che gli tengono le redini del cavallo; ed era sempre in tal guisa che conducevano i prigionieri ai giorni del gran marchese.»

»Soldati del re! sclamò Lady Bellenden. Senza dubbio abbisognano di qualche ristoro. Correte, Gudyil; dite loro che sono i benvenuti, nè vi state dall'offerire ai medesimi tutto di che potessero aver mestieri. — Poi or che ci penso! voglio riceverli io stessa. Non saran mai troppi i riguardi verso persone che non la perdonano a fatiche per far rispettare l'autorità del monarca. A me la mia grande mantiglia di velluto nero! dite a mia nipote di raggiugnermi tostamente; che Jenny Dennison e due altre donne di casa si preparino per seguirmi a qualche distanza!»

Tutti i quali ordini furono momentaneamente eseguiti; e lady Margherita in tuon dignitoso discese fino al cortile del suo castello per ivi ricevere decorosamente sì fatti ospiti. Bothwell nel salutarla prese quel contegno di disinvoltura solita a contraddistinguere in allora i cortigiani di Carlo II, nè da' suoi modi nulla trapelava più di quella rozzezza ch'era propria ad un sergente di dragoni. E veramente Bothwell, nel corso di una vita variamente agitata da moltiplici vicessitudini, aveva talvolta frequentate compagnie adatte piuttosto alla nobiltà del suo nascere che al grado da lui tenuto nella società. Ei disse pertanto a lady Margherita, come gli rimanessero a far molte miglia prima di sera, e quindi la pregava concedere per un'ora ricetto sì a lui che alla sua truppa tanto di far riposare i cavalli.

»Ben volentieri! rispose lady Margherita. La mia gente avrà cura perchè nulla vi manchi, e voglio sperare che in questo intervallo voi e i vostri compagni accetterete qualche cosa per ristorarvi.»

»Non v'è chi ignori, o Milady, s'affrettò a dire Bothwell, esser questo il solito stile onde i buoni servitori del re vengono accolti fra le mura di Tillietudlem.»

»In tutte le occasioni, soggiunse lady Bellenden che molto si compiacque di un tal complimento, procuro compiere i miei doveri con onore e con lealtà. Anzi non è tanto tempo, signor sergente, dacchè sua maestà il re, or sì gloriosamente regnante, e che forse ha tuttavia la clemenza di rammentarsi di quanto son per narrarvi, si degnò onorare in persona il mio castello, e accettare una colezione in una sala che vi sarà fatta vedere, e che oggi ancora chiamiamo la sala del re.»

Bothwell avea già fatto scendere da cavallo i suoi uomini e raccomandato a due d'essi di vegghiare sul prigioniero, per la qual cosa potea continuare senza divagarsi il parlamento che la signora del luogo aveva avuto la bontà d'intavolar seco lui.

»Poichè il re mio padrone, o Milady, ebbe il vantaggio di sperimentare la vostra ospitalità, non maraviglio s'ella si estende a tutti quei che lo servono, e il cui merito principale stassi nella fedeltà. Io poi appartengo a sua maestà più da vicino di quanto la mia divisa di sergente sembra indicarlo.»

»Davvero, o signore? Forse avrete fatto parte della casa reale?»

»Ne fo tuttavia parte, o Milady; ed ho quindi il diritto di vantarmi congiunto per sangue alle famiglie le più nobili della Scozia, e forse a quella ancor di Bellenden.»

»Non vi comprendo» soggiunse lady Margherita, che sollevò il capo in aria schifiltosa, e intesa a provare come ella avesse per uno scherzo male a proposito sì fatto dire.

»Nella condizione cui scesi, o Milady, è forse una follia in me il riandare tai ricordanze; ma voi dovreste aver udito parlare del mio avolo Francesco Stuardo, cugino germano di Giacomo I, che gli conferì il titolo di conte di Bothwell. La vita di lui non fu che una lunga sequela di sventure, nè il portarne il nome mi è stato sorgente di grandi vantaggi.»

»Veramente, soggiunse lady Margherita con tuono di maraviglia ad un tempo e di simpatia, avea ben io udito parlare che il pronipote di quest'uomo celebre non godea d'uno stato corrispondente alla propria nascita; ma fui ben lungi dall'immaginarmi, ch'egli avesse avuto sì poco avanzamento nella carriera militare. Come può essere che la fortuna abbia trattato così aspramente un germoglio della dinastia degli Stuardi?»

»Tutto ciò, o Milady, è nel corso ordinario delle umane cose. Ho avuto alcuni lampi di buona sorte. Ho votato più d'un fiaschetto in compagnia di Rochester; mi son dato più d'una volta bel tempo insieme a Buckingam: ho fatta la guerra ed avuta comunanza di diporti con Sheffield; ma tutti questi amici, che m'ebbero volentieri per compagno ne' loro sollazzi, non hanno poscia giammai pensato a giovarmi. Forse (aggiunse con acerbità) non ho saputo mostrarmi assai commosso dall'onore, che questi potenti grandi di nuova data compartivano ad un discendente degli Stuardi coll'ammetterlo nella lor società.»

»Ma i vostri amici di Scozia, o signore Stuardo, la vostra famiglia che in questo paese è sì numerosa e possente!»

»Che volete, Milady? Alcuni di questi m'avrebbero volentieri preso per guardia delle loro foreste, godendo io fama di buon cacciatore; altri mi avrebbero affidato l'incarico di difenderli in private querele perchè so adoperar bene la spada. Avvene alcuni che in mancanza di più scelti convitati m'avrebbero ammesso alla loro mensa non mi stando io dal votare i miei tre fiaschetti con leggiadria; ma servir per servire, parenti per parenti, ho preferito il prender servigio sotto mio cugino, Carlo II, benchè la paga sia poca, e la divisa non molto brillante.»

»È una vergogna, un vero scandalo! proruppe lady Margherita. E perchè non vi volgete a dirittura a sua maestà? Il re si troverebbe, cred'io, ben sorpreso, in veggendo un rampollo della sua augusta casa....»

»Perdonate la franchezza d'un soldato, o Milady. Pur conviene ch'io lo dica. Il re pensa molto più ai suoi propri rampolli che a quelli del bisavolo di suo nonno.»

»In somma, signore Stuardo, dovete promettermi di dormire questa notte a Tillietudlem. Aspetto qui domani il vostro colonnello, il bravo Claverhouse, al quale il re ha molta obbligazione: vengono di fatto da questo ufiziale i severi provvedimenti che sono stati presi onde estirpare da' nostri dintorni tutti i facinorosi, tutti coloro che aspirano a rovesciare il governo. Gli domanderò il vostro avanzamento, il vostro pronto avanzamento, e son certa e del rispetto suo al sangue che vi scorre per le vene, e de' riguardi di cui si pregerà verso una lady che ha ricevuto tanti contrassegni di distinzione da sua maestà; quindi non lascerà priva d'effetto la mia domanda.»

»Vi son grato, Milady. Rimarrò qui certamente poichè a tanto m'incoraggiate; e mi giova anche perchè avrò più presto occasione di presentare al mio colonnello il prigioniero che ho meco.»

»E chi è questo prigioniero, signore Stuardo?»

»Un giovane, se vogliamo, di buona famiglia, che ha dato ricovero e agevolati i modi della fuga ad uno fra gli uccisori dell'arcivescovo di Sant'Andrea.»

»Quale obbrobrio! sclamò lady Bellenden. Par fino impossibile che un uomo di buona nascita consenta a farsi protettore d'un assassino, e soprattutto dell'assassino d'un rispettabile vecchio, d'un arcivescovo, d'un primate. Ho una prigione all'uopo, signore Stuardo; ve ne fo dar tosto la chiave. È quella stessa prigione, entro cui il mio povero sir Arturo Bellenden fece rinchiudere ventidue wig dopo la battaglia di Kilsythe; non può dirsi mal sana, perchè non è che due piani sotterra, e dovrebbe anche avere uno spiraglio per rinnovar l'aria.»

»Domando mille volte perdono, o Milady. Non è già ch'io dubiti dei meriti ammirabili della vostra prigione, ma ho promesso d'usare riguardi al mio prigioniero; vi chiedo quindi per lui una stanza, e avrò cura io di farlo custodire in modo che gli sia impossibile la fuga quanto se avesse i ceppi ai piedi e alle mani.»

»Come giudicate più a proposito, signore Stuardo; niuno meglio di voi conosce i vostri doveri. — Vi lascio. Ho dato gli ordini al mio intendente Harrison onde siate provveduto di quanto vi possa occorrere. Avrei il massimo piacere nel tenervi compagnia io medesima; ma...»

»Non fate complimenti, o Milady. Comprendo benissimo che la divisa di sergente distrugge qualunque privilegio potesse derivarmi dal real sangue di Giacomo V.»

»Non è per riguardo mio, signore Stuardo; mi fareste un torto col crederlo!.... ma domani parlerò al vostro colonnello e spero vedervi presto innalzato a tal grado, che vi renda più piacevole la ricordanza del nascer vostro.»

»Temo assai, Milady, sul verificarsi della vostra speranza, ma non vi sono quindi men grato delle buone intenzioni che a mio favore manifestaste. Ad ogni evento avrò passata una buona serata col sig. Harrison.»

Dopo di che lady Margherita gli fece un grazioso inchino, adatto a provare quanti riguardi ella serbasse al regio sangue comunque scorresse nelle vene di un sergente delle guardie; poi nel ritirarsi lo assicurò, che tutto quanto trovavasi nel castello di Tillietudlem era a piacere di lui e della sua gente a cavallo.

Al qual proposito il nostro sergente non si ristette dal prenderla esattamente in parola. Da lungo tempo ei non era molto sofistico nella scelta de' suoi compagni, e per vero dire sentì come avrebbe goduto di maggior libertà standosene coll'intendente che costretto a passare la sera colla cerimoniosa signora del castello. La sua prima fazione si fu il procacciare al prigioniero una stanza, e la esaminò egli medesimo per accertarsi che non vi fossero più d'un'uscita o modi facili per fuggire dalle finestre. Posta indi una guardia alla porta promise a Morton d'inviargli una cena, ed un fiaschetto del miglior vino che fosse nella cantina di milady; indi s'andò a mettere a tavola con Harrison e con Gudyil, che ne fecero ottimamente gli onori aggiugnendo appetito al convitato col lor buon esempio.