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I Puritani di Scozia, vol. 1 cover

I Puritani di Scozia, vol. 1

Chapter 12: CAPITOLO X.
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About This Book

The narrative unfolds during a turbulent royal administration and examines the clash between religious reformers and established feudal and governmental powers. A framing narrator presents tales collected from an articulate innkeeper, linking local anecdotes to broader political schemes. Episodes alternate between intimate scenes of community life and meetings of state authority, showing how ideological conflict reshapes loyalties, alliances, and personal fortunes. The work pairs vivid social detail with reflective passages on law, custom, and moral conviction.

CAPITOLO X.

»Qui fa posa l'armata. Odi i cenni severi

»Del duce. Halt ai pedoni; scendete ai cavalieri.

Swift.

Il vecchio cameriere del maggiore Bellenden entrò nella stanza del padrone un'ora prima del solito, annunziandogli il corriere che giugnea allora allora dal castello di Tillietudlem.

»Un corriere! esclamò il maggiore mettendosi a sedere sul letto: apri le finestre, Pique, e alza le cortine. — Non vorrei credere che mia cognata fosse inferma. — Ma leggiamo e sapremo tutto. — Ah! è lettera della mia nipotina. — Hum! la gotta! Che diamine! Ella lo sa pure; son sei mesi e più che non odo parlare di gotta — La sua vesta di seta! Par che non ne abbia d'altre! — Il Gran Ciro! Vada al diavolo il Gran Ciro! — È divenuta matta? Mandarmi un corriere a posta, farmi svegliare a cinque ore del mattino per tutte queste baie! — Vediamo pur anche il poscritto. — Oh! mio Dio! Presto, Pique! sellare il mio, il tuo cavallo! Conviene partir sul momento!»

»Spero, signore, che non vi sieno cattive nuove dalla parte di Tillietudlem!» disse Pique maravigliato del modo subitaneo e commosso onde questi ordini gli vennero dati.

»Sì....no....sì. In somma è d'uopo ch'io mi trasporti là immediatamente per parlare con Claverhouse. Dunque presto, Pique, il mio cavallo! Oh mio Dio! in che tempi viviamo! — Il figlio del mio antico collega! — E questa piccola zingara mi salta fuori colla mia gotta, colla sua veste di seta; e riserva a un poscritto la cosa la più importante della sua lettera!»

Pique non perdè tempo: onde il vecchio maggiore fu ben tosto a cavallo e sulla strada che mena a Tillietudlem. Cammin facendo deliberò di non dir nulla alla cognata sull'affare principale che colà il conducea, perchè ben conosceva l'odio inveterato che questa donna nudriva contro quanto sapeva di Presbiteriano, alla qual setta tutti i Morton appartenevano. Per altra parte viveva nella fiducia, che la sola fama del proprio nome sarebbe stata possente ad ottenere da Claverhouse la liberazione del giovine amico.

»Leale come debb'esserlo, dicea fra se stesso, non può negare una grazia ad un vecchio soldato mio pari; dovrebbe anzi ascrivere a sua ventura il poter prestar servigio al figlio d'un altro vecchio soldato. Non ho mai conosciuto buon militare che non fosse franco ed umano ad un tempo, e benchè il nostro dovere ci obblighi talvolta alla severità, val sempre meglio che l'esecuzione delle leggi sia affidata a noi anzichè a que' praticoni del foro, gente di testa fredda e di falso cuore.»

S'interteneva ancora in tali meditazioni, allorchè Gudyil tuttavia avvinazzato gli prendea le briglie del cavallo per aiutarlo a mettere il piede a terra nel cortile di Tillietudlem.

»Ebbene, Gudyil! il veterano gli disse, mi pare che abbiate letta la scrittura per tempo: Il buon vino fortifica il cuore dell'uomo.»

»Che volete, signor maggiore? la vita è breve; voi ed io siamo fiori di campo, gigli di valle, che fioriscano e che...»

»Fiori, gigli! camerata mio, che vi lasciate sfuggire? i vecchi peccatori pari nostri son piuttosto cardi selvatici e ortiche. Vedo però che non vi state dall'innaffiare queste erbe?»

»Io sono, per la grazia di Dio, un vecchio soldato, sig. maggiore...»

»Dite un vecchio dissoluto, Gudyil.... Ma non monta. Annunziate il mio arrivo alla vostra padrona.»

Gudyil condusse il maggiore in una sala, ove lady Margherita si dava grandi brighe nel fare gli apparecchi convenevoli al ricevimento del colonello Graham di Claverhouse, uomo rispettato ed onorato siccome eroe da una delle fazioni che laceravano la Scozia, detestato come sanguinolento tiranno dall'altra.

»Ve l'ho pur detto! (tai rimproveri ella volgeva in quel punto ad una delle sue cameriere) quante volte dovrò ancora replicarlo? Tutte le cose hanno da essere quest'oggi nello stessissimo ordine in cui si trovarono quel dì memorabile quando sua maestà si degnò far colezione nel mio castello.»

»Sì, milady, e mi ricordo...»

»Mi pare che non vi ricordiate nulla. Sua maestà colle proprie mani spinse un fiaschetto di Bordò che gli stava a destra, verso un pasticcio di salvaggina posto a sinistra. Ne rammento le parole: Il Bordò ed il pasticcio sono due buoni amici; non è lecito scompagnarli. Tutto questo vi è passato dalla memoria?»

»Oh no, milady! tanto più che me lo avete ripetuto più d'una volta; ma ho creduto dover ordinare le cose, come erano all'atto che sua maestà entrò in questa sala, ed allora il pasticcio stava a sinistra.»

»Non sapete quello che vi diciate. Le cose devono essere poste in conformità del gusto che sua maestà si degnò manifestare. I gusti di sua maestà devono essere legge per noi e per chiunque non sia stanco del soggiorno di Tillietudlem.»

»Egli è facile il secondare i vostri voleri, o milady (soggiunse Misia operando il cambiamento ordinatole dalla padrona) ma volendo mettere tutte le cose nello stato in cui sua maestà le lasciò, sarebbe d'uopo fare una breccia famosissima in questo pasticcio.»

La porta della sala apertasi in quel momento, trasse ad altre considerazioni lady Bellenden.

»Che cosa volete, Gudyil? In questo momento non posso ascoltare nessuno. — Ah! fratello mio, siete voi! disse con tuono di maraviglia al maggiore. Quest'è veramente una visita mattutina!»

»Nè sarò quindi meno benvenuto, almeno lo spero, rispose il maggiore. Ho saputo che Claverhouse facea oggi colezione con voi, ed ho giudicato che questo giovane moschettone non avrebbe sgradito di trovarsi un istante in corrispondenza con un vecchio archibuso qual mi son io.»

»Faceste ottimamente, o fratello; e vi avrei invitato, ma temei che me ne mancasse il tempo. Voi vedete le faccende che mi dà quest'apparecchio. Voglio che tutte le cose si trovino nello stesso ordine in cui erano allora...»

»Che il re fece qui colezione. (La interruppe il maggiore che, non meno di tutti gli altri amici e familiari di lady Margherita, tremava quando la vecchia matrona intavolava questo capitolo; e ciò accadendo, si studiava di terminarlo presto.) Me ne ricordo ottimamente. Sapete ch'io mi teneva in piedi dietro la sedia di sua maestà.»

»Sì fratello mio, e venite a proposito per aiutare la mia reminiscenza su tutte le particolarità di quella imbandigione.»

»No in fede mia! dopo quella colezione ne ho fatte tante, che m'hanno dileguato dalla memoria la vostra. Ma a che servono questo baldacchino, questi cuscini, questo gran seggiolone?»

»Trono, trono, fratello mio!»

»Bene dunque trono! Ed è da questo trono che Claverhouse dee dare l'assalto al pasticcio?»

»Oh no, fratello mio! questo trono avendo avuto l'onore d'essere seggio a sua maestà, nessun altro dee più profanarlo. È posto qui soltanto a commemorazione di quella gran giornata.»

»Faceste dunque male a collocarlo così in vista di un uomo che per arrivare sin qui avrà fatto dieci miglia a cavallo, e troverebbe molto piacevole l'adagiarvisi. — Ma dov'è Editta?»

»Sulla torre maggiore del castello. L'ho incaricata di avvertirmi dell'arrivo de' miei ospiti.»

»Ah! l'avete posta alla veletta! Vado dunque a trovarla colà, e lascio che terminiate di ordinare la vostra linea di battaglia; o se, come mi sembra, avete già finito, vi consiglio accompagnarmi. Non sapete voi che bello spettacolo da vedersi è un reggimento di cavalleria quando marcia?»

Sì dicendo offerse in cerimonioso atteggiamento di vecchio cortigiano il braccio a lady Margherita, la quale lo accettò ringraziando il fratello con una di quelle riverenze che usavano un secolo prima dei tempi ora descritti.

Saliti su per una scala a chiocciola, giunsero sul pianerottolo della torre; ove trovarono Editta, non già in atto di chi aspetta con impazienza e curiosità l'arrivo d'un reggimento di dragoni, ma pallida, smarrita, e dando a divedere in ogni suo lineamento, che il sonno non ne aveva visitate le palpebre in tutta la precedente notte.

»Ebbene, cattivella! le disse il maggiore. Che cosa dunque vi sentite? Avete trascorsa la notte pensando al gran Ciro, o non piuttosto allo spasimato Artamene? Voi mi sembrate la moglie d'un ufiziale, che tiene in mano la gazzetta il dì successivo ad una battaglia, e teme trovare nel novero dei feriti o morti il nome di suo marito.»

Fortunatamente per Editta, si fece udire in quel momento un lontano fragor di tamburi; laonde non si pensò più a lei, e tutti gli occhi furon volti alla parte d'onde si aspettava il reggimento. Prima che si scorgessero gli uomini a cavallo, vedeansi a quando a quando per traverso agli alberi lampeggiare le loro armi, che i raggi del sole ripercotevano. Finalmente il reggimento comparve avanzandosi al suono di musica militare; e di trecent'uomini in circa n'era la forza.

»Questo spettacolo mi leva trenta anni dalle spalle, gridò il vecchio maggiore, benchè per vero dire non mi garbi niente il genere di servigio cui questi poveri diavoli sono costretti; non contrasto già d'avere io pure avuta la mia parte nelle guerre civili; ma non ho mai combattuto più di buona voglia come allora quando era sul continente, e vedendomi a fronte faccie di stranieri la cui lingua diversava dalla mia. È una cosa che v'accora l'udire uno sfortunato chieder compassione nella vostra lingua medesima, ed essere obbligato a menargli colpi di sciabola, come se fosse un Francese che gridasse miséricorde. Eccoli che scendono ora dalla montagna! Bella gente! e come ben messi e come ben armati! Quegli che galoppa di fianco è senza dubbio Claverhouse. Sì: ora si mette a capo di tutto il corpo per passare il ponte. Cinque minuti ancora, e gli avremo qui.»

Passato ch'ebbero il ponte, si separarono in due bande. I soldati condotti dai sottufiziali presero la via della cascina, ove lady Bellenden avea fatto preparare quant'era necessario a riceverli; gli ufiziali collo stendardo e colla scorta che lo custodiva salirono soli il sentier discosceso che guidava al castello.

Lady Bellenden, Editta, e il Maggiore, allora scesero giù dalla torre, sicchè il loro giugnere nel cortile fu contemporaneo a quello degli ufiziali. Il portastendardo abbassò la bandiera ad onore di milady e della nipote di milady. Intanto le vecchie mura di quel castello rintronavano e del gradevole suono dei militari strumenti e dello strepito prodotto dallo scalpitar de' cavalli.

Claverhouse cavalcava un nerissimo corridore, il più bello forse che si vedesse in tutta la Scozia, ben addestrato, avvezzo al fuoco, e a cui il cavaliere dovette più d'una volta la vita; le quali congiunte circostanze acquistaron credenza ad una voce nata fra quegl'ignorantissimi Puritani, che il demonio, cioè, avesse presentato Claverhouse d'un cavallo su di cui nè l'acciaro nè il piombo poteano, e che facea quindi maggiore abilità d'inseguirli al suo cavaliere. Scesone il colonnello, i suoi primi passi furono verso lady Margherita, alla quale con ogni cortesia addicevole ad un militare d'alto grado porse atti di rispetto e di scusa per l'incomodo ch'era costretto arrecarle. Lady Bellenden non ebbe modi nell'esprimergli il contento per la circostanza occorsale di ricettare un sì distinto ufiziale, e un servitore sì zelante di sua maestà. Finalmente quando non rimaneva più nulla da dirsi per compiere il cerimoniale della cortesia, il colonnello chiese di poter ritirarsi alcuni minuti col sergente Bothwell, per udire la relazione che questi dovea presentargli.

Il maggiore colse questa occasione per parlare ad Editta, senza che potesse udirlo lady Bellenden: »Perdeste il giudizio, mia cara nipote? Scrivermi una lettera piena d'inezie, di vesti, di sete, di Ciri, e serbare al poscritto la sola cosa che dovea rilevarmi.»

»Egli è che, caro zio, rispose esitando Editta, io.... io non sapea troppo se..... se fosse decente che io.....»

»Ho capito, che voi prendeste parte nella causa d'un Presbiteriano; ma io era amico del padre di questo giovane..... che bravo militare! Se prese una volta l'armi per la cattiva causa, un'altra volta difese la buona. Ad ogni modo vi comportaste con giudizio nel non far cenno di un tale affare alla vostra ava; in questo v'imiterò. Ella ha massime pregiudicate. Troverò l'istante di parlare in disparte a Claverhouse. — -Ma entrano nel castello. Seguiamoli.»