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I Puritani di Scozia, vol. 1 cover

I Puritani di Scozia, vol. 1

Chapter 7: CAPITOLO V.
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About This Book

The narrative unfolds during a turbulent royal administration and examines the clash between religious reformers and established feudal and governmental powers. A framing narrator presents tales collected from an articulate innkeeper, linking local anecdotes to broader political schemes. Episodes alternate between intimate scenes of community life and meetings of state authority, showing how ideological conflict reshapes loyalties, alliances, and personal fortunes. The work pairs vivid social detail with reflective passages on law, custom, and moral conviction.

CAPITOLO V.

»Sull'aggrottata fronte in note ultrici

»Scritto è col sangue: morte ai miei nemici!

Per sottrarsi alla vigilanza della buona donna di casa, Morton andò per poco nella propria stanza. Munito d'una lanterna sorda ei s'accigneva a portare a Burley la preparatagli cena, quando udì il calpestio di una banda di cavalleria, lontana solamente due passi dalla casa. Ed era quella stessa di cui gli sonarono all'orecchio i tamburi dietro la strada. Giunta la banda dinanzi alla porta del castello, udì l'ufiziale comandante del distaccamento gridare con distinte note: alto là! Nascosto con tutta accuratezza il lume, si avvicinò alla finestra, schiarita per buona sorte dai raggi di bellissima luna, onde potè scorgere le cose che a mano a mano accadettero.

»A chi appartiene questa casa?» gridò una voce con tuono autorevole.

»A sir David Milnwood, mio colonnello» gli fu risposto.

»È egli per la buona causa?» replicò la voce di prima.

»Un Presbiteriano, ma ei si vale d'un ministro spirituale tollerato dal governo, nè mai si mostrò recalcitrante alle leggi.»

»Ipocrisia! forse maschera che tanti san prendere solo per non avere coraggio di mostrare a chiaro di giorno i sentimenti interni dell'animo loro! Son tentato di visitare la casa. Chi sa non vi si nasconda qualcuno fra gli scellerati di cui siamo in traccia?»

»V'assicuro, mio colonnello (si udì una terza voce prima ancora che Morton avesse avuto il tempo di riaversi dal concetto spavento) vi assicuro che è una briga inutile e tempo perduto. Milnwood è un vecchio avaro: non pensa nè poco nè assai a politica, e fuori del proprio denaro non si cura d'altra cosa su questa terra. Suo nipote era alla rassegna stamane, ed anzi sortì capitano del Pappagallo: su di lui dunque non può cadere sospetto di fanatismo. Mi fo mallevadore io, che da lungo tempo tutti dormono in questa casa, e metterla in trambusto a tal'ora sarebbe un ammazzar di paura quel povero vecchio. Ne prenderebbe tutti per una banda di ladri venuti ad impossessarsi del suo tesoro.»

»Se la cosa è così noi perderemmo un tempo che si può meglio impiegare. Reggimento guardie! Attenti! Marciare in avanti! Marche!»

Si udì nuovamente lo strepito dei tamburi e lo squillo delle trombe, e allorquando Morton vide allontanati i soldati, scese per trasferirsi laddove stava il suo ospite. Lo trovò in piedi colla sciabola nuda al fianco, e tenendo una pistola a ciascuna mano. Al debole lume della sua lanterna, fu sorpreso della raddoppiata ferocia, che su i lineamenti d'esso egli scorse, e dai quali trapelava ad un tempo tutto l'entusiasmo del fanatismo.

»Giacchè, come ben me n'accorgo, udiste lo strepito della cavalleria, comprenderete il motivo che mi ha impedito di venir più presto da voi.»

»Che monta ciò? disse Burley; la mia ora non ha ancora sonato. Quando giugnerà, andrò ad unirmi cogli altri martiri della buona causa. Ma fintantochè io potrò sulla terra farmi strumento alle volontà del mio padrone, camminerò diritto dinanzi a me.»

»Ecco di che ristorarvi. Io vi consiglio partire domani all'alba, onde sottrarvi più facilmente alle indagini di chi vi persegue.»

»Giovane, voi siete già stanco di me! Il sareste ben maggiormente, se vi fosse nota l'opera, che non ha guari ho compiuta. Ma non mi fa maraviglia che siate stanco di me. Vi ha tai momenti che lo sono io di me stesso. Credete voi che non sia penoso incarico il sentirsi chiamato ad eseguire i tremendi ma giusti decreti del cielo? il dovere imporre silenzio a quell'involontario sentimento che fa fremere l'uomo quando bagna le sue mani nel sangue de' propri simili? Pensate forse che dopo aver ferito un colpevole, il feritore nel vederlo cadere non porti un guardo atterrito sopra se stesso? Ch'ei talvolta non dubiti persino se veramente egli avea missione a punirlo?»

»Non mi trovo assai dotto, signor Balfour per discutere sopra tali argomenti con voi; ma non crederò mai che il cielo possa inspirare atti contrari alla umanità, sentimento di cui lo stesso cielo ne ha fatto un precetto.»

Burley sembrò confuso alquanto a tai detti, ma riprendendo lena, freddamente rispose. »Ella è cosa naturale che pensiate così. Voi giacete tuttavia immerso in una oscurità più profonda di quella che regnava nel carcere ove gettato fu Geremia. Pure l'impronta della luce brilla nel vostro fronte. No; il figlio di colui che fe' sventolare sulle nostre montagne la bandiera della giustizia non rimarrà sepolto in tenebre eterne; e giugnerete a riconoscere, che quando siamo chiamati, dobbiamo ubbidire senza discernere, nè vicini, nè congiunti, nè amici.»

»Sentimenti tali siccome i vostri, sclamò con enfasi Morton, scusano sino ad un certo punto le provvisioni crudeli, che i membri del Consiglio privato hanno prese contro di voi. Essi dicono che vi spacciate forniti d'interne rivelazioni e che scotete il giogo delle leggi e dell'umanità, ogni qualvolta queste si trovano in contradizione con ciò che chiamate vostro spirito illuminatore

»Essi pronunziano giudizio ingiusto sopra di noi. Sono eglino quegli spergiuri, che calpestando tutte le autorità divine ed umane, ne perseguono perchè ci teniamo strettamente alle leggi promulgate dopo la morte di Carlo I, a quelle leggi di cui giurarono l'esecuzione al pari di noi.»

»Vi replico, Sig. Balfour, che a me non piace entrare in tal controversia. Ho voluto pagare un debito di mio padre col darvi un asilo, ma non è mia mente nè di servire la vostra causa, nè di prendere parte alle vostre discussioni. Vi lascio dunque, e porto meco un sincero rincrescimento di non potervi prestare maggiori servigi.»

»Spero però rivedervi domani prima che io parta. Quando ho posto mano all'impresa ho detto addio a tutte le affezioni terrene; pur sento che il figlio del colonnello Morton mi è grandemente caro. Ogni volta ch'io fiso gli occhi sopra di lui, mi prende un fermo convincimento che lo vedrò un giorno sguainare la spada in difesa di quella santa causa per cui suo padre ha combattuto.»

Morton gli promise rivederlo sul far del giorno e si ritirò.

Non passò egli una notte molto tranquilla. La sua immaginazione, turbata dagli avvenimenti della giornata, gli presentò sogni i più bizzarri ed i più incoerenti. Ora gli si dipingeano innanzi spaventevoli scene, il cui autore principale era Burley. Ora vedea dinanzi a sè Editta Bellenden, pallida e cogli occhi pregni di lagrime che da lui implorava soccorso, intantochè barriere insuperabili ne lo disgiugnevano. Si trovava indi sopra un campo di battaglia, in mezzo alla mischia, e fra l'orror delle stragi; finalmente era fatto prigioniere e condannato a perire. Già sorgeva l'aurora, quand'ei fu sciolto da sogno sì tormentoso.

»Ho dormito troppo, esclamò; proteggiam la partenza di questo misero fuggitivo.»

Corse alla scuderia, e lo trovò che ancora dormiva. Gli battè sulla spalla, e Burley scosso a quel colpo, ma tuttavia tra il sonno e la veglia, sclamò »Un sacerdote, voi dite? sì, un sacerdote di Belial. Fate quel che volete di me, non negherò già quello a cui una forza invincibile mi costrinse. — Ah siete voi! (riconobbe Morton in quell'istante). Sì, gli è d'uopo partire. Ma non mi accompagnerete almeno alla distanza d'un tiro d'archibuso dalle montagne?»

Avendo Morton acconsentito, salirono a cavallo, e partirono insieme. Fecero un miglio circa di sentiero ombreggiato da grandi alberi, d'onde alla parte alpestre si perveniva; e per tutto questo tratto di cammino tacquero entrambi. Burley volgendosi d'improvviso a Morton sì gli parlò: »Ebbene, quanto vi dissi la scorsa notte ha fatto frutto nel vostro animo? volete mettere mano all'opera?»

»Non mi rimovo dalla mia opinione, Morton rispose; che è una brama di conciliare i doveri di cristiano con quelli di suddito fedele.»

»Ossia in altri termini, soggiunse amaramente sorridendo Burley, volete servire ad un tempo Baal e il Dio d'Israello. Volete che le vostre labbra un dì professino la verità, e che il dì dopo il vostro braccio versi il sangue di chi ha giurato difenderla. Credete voi dunque poter toccare la pece senza lordarne le vostre mani? vivere tra le file de' reprobi e non somigliare ad essi? No; il cielo formò altri divisamenti sopra di voi. La vostra ora scoccherà, o giovane: m'intendete? La vostra ora scoccherà! Addio. Noi ci rivedremo.»

Così favellando fe' galoppare il cavallo e s'addentrò in una gola che separava due monti.

»Addio, selvaggio entusiasta, Morton sclamò in veggendolo allontanare. Oh come la compagnia d'un tal uomo mi diverrebbe pericolosa in alcuni momenti! Certamente il fanatismo delle sue massime religiose e le atroci conseguenze ch'ei ne ritrae, non mi permetteranno mai di pensare alla sua maniera; ma per altra parte è egli possibile che un uomo, che uno Scozzese veda a sangue freddo il sistema di persecuzione abbracciato in questo sfortunato paese? Non è tal sistema che ha poste l'armi in mano a tante sensate persone, le quali non avrebbero sognato a ribellarsi giammai? Non è per la causa della libertà religiosa e civile che il padre mio combattè? dovrò io restarmene in un indifferente ozio? ovvero parteggiare pei persecutori, o non piuttosto per le vittime dell'oppressione? Però chi mi sa dir se coloro, le cui voci entusiastiche non sonano ora che libertà, giunti a riportare vittoria non divenissero più crudeli de' presenti loro oppressori? qual moderazione può aspettarsi da un Burley, e da coloro che hanno comunione di sentimenti con lui? Quai cose scorgo io attorno di me? Il furore e la violenza che assumono maschera, or di civile autorità, or di zelo religioso! E perchè rimanere in un paese dilaniato sì crudelmente? Vi son io schiavo? non posso io impugnare la spada del padre mio, e girmene a cercare in un altro regno la gloria o una morte onorevole?»

Ultima idea che si fe' dominante dell'animo di Morton. Deliberato quindi a seguirla, pensò appena fosse arrivato a casa, parlarne per prima cosa a suo zio.

»Un solo sguardo di Editta, diceva egli fra se medesimo, una sola parola di lei farebbe dileguare tutte le mie risoluzioni. Conviene adunque fare un passo che non mi permetta il tornare addietro, e se la rivedo sia solamente per darle l'ultimo addio.»

Con tal mira pertanto entrò nella sala, ove trovò lo zio seduto ad un grande seggiolone a bracciuoli, e che avea dinanzi a sè un piatto colmo di polenta d'orzo, solita sua colezione. La favorita governante teneasi dietro a lui appoggiata al seggiolone, e in tal positura che senza derogare al rispetto la mostrava avanzata nell'animo del padrone. Era egli stato d'alta statura in sua giovinezza, il qual pregio però nè manco gli rimanea, essendosi curvato il suo dorso che parea una vera superfice curvilinea; onde accadde che nell'assemblea di una vicina parrocchia trattandosi di costruire un ponte ad un picciolo fiume, e discutendosi sulla curvatura da darsi all'arco, un bizzarro ingegno mise il partito di comperare la schiena del signor Milnwood, che ei certamente avrebbe ceduta, perchè non v'era cosa ch'ei non fosse pronto a cedere per denaro. Avea piedi di smisurata grandezza, mani scarne altrettanto quant'eran lunghe, guernite d'unghie che l'acciaio toccava di rado; guancie incavate, volto raggrinzato e lungo a proporzione della sua persona; piccioli occhi turchini, che si avvivavano solamente allorquando intendeva ad affari che gli potessero arrecare qualche profitto; tale era la seducente presenza di sir David Milnwood. La natura avrebbe mostrato poco discernimento, se dentro cotale invoglia avesse collocato un animo liberale e benefico. Nè ella commise per vero dire un tal fallo, perchè cotest'uomo era un perfetto modello di abbiezione, d'avarizia e di sordido amor proprio.

Non appena questo amabile personaggio vide entrare il nipote, innanzi volgergli la parola, si affrettò a portare alla bocca il primo cucchiaio di polenta, che non avea per anche toccata. E siccome scottava assai, e la trangugiò senza badarvi, il dolore che ne risentì aumentò in esso la preesistente voglia di brontolare.

»Vada al diavolo chi ha preparato questa polenta!» sclamò tutto adirato.

»Per altro è buona, soggiunse mistress Wilson, l'ho fatta io colle mie mani. Ma perchè affrettarvi tanto? Vedete che cosa vuol dire non aver pazienza!»

»State zitta, Alison! Gli è con mio nipote che ho da far conti. — Ebbene, signorino! bella vita che si conduce! Voi non tornaste a casa che a mezzanotte.»

»In circa, signore!»

»In circa, signore! bella risposta! E perchè non venire subito terminata la rassegna?»

»Credo che ne sappiate il motivo. Ebbi la fortuna di essere il miglior tiratore, e fui costretto a rimanere per offerire qualche reficiamento agli altri giovani miei colleghi.»

»Reficiamenti! diavolo! E stimo che avete il coraggio di dirmelo in faccia! Aver le pretensioni di far banchetti agli altri, e non avreste da mangiare per voi, se non vi tenessi per carità in casa mia, io che ho con fatica quanto mi basta per vivere! Ma se mi siete stato cagione di spese, è tempo che mi compensiate colla vostra fatica. E non vedo perchè non potreste voi condurmi il mio aratro. Anzi son rimasto senza bifolco; e questa professione vi starebbe assai meglio del portare gli abitini verdi che non avete il comodo di pagare, e dello spendere i miei denari in polvere e piombo. In fine poi il mestiere dell'agricoltore è un onesto mestiere e vi guadagnereste il vostro pane senza essere a carico di nessuno.»

»È un mestiere, o signore, che non conosco, e che non sono niente curioso di conoscere. Sappiate però che io veniva in questo punto a farvi noto un mio divisamento, non meno acconcio a liberarvi dalla spesa che fate per me.»

»Un vostro divisamento! sarà qualche cosa di vago! Si può sapere qual sia questo bel divisamento?»

»Vel dico in due parole, o signore. Ho fatto disegno di abbandonare la Scozia, e prender servigio in qualche terra straniera, come lo fece mio padre prima delle turbolenze che desolarono la nostra patria. Forse il suo nome non è per anco dimenticato ne' paesi ov'egli ha servito, e varrà a suo figlio il vantaggio d'esservi ricevuto almeno come soldato.»

»Dio ci assista! sclamò la governante. Il Sig. Enrico andar via! Oh no, no! questa cosa non è possibile. Voi non ci abbandonerete sicuramente.»

Sir David non avea in sostanza nessuna voglia di lasciar partire un nipote, che gli era utilissimo in molte occasioni; onde fu per lui come un colpo di fulmine l'udir questo giovane, dianzi soggetto al menomo dei suoi voleri, e che ora mostravasi vago d'uno stato d'independenza.

»E chi vi darà i modi per mettere a termine un sì stravagante disegno, o signore? Non io. Pensateci bene. A quel che vedo, voi vorreste seguire le pedate di vostro padre, sposare una miserabile, farvi ammazzare, e lasciarmi alle spalle una nidiata di figli che volerebbero come voi, appena fatte le ali!»

»Non ho alcuna idea di ammogliarmi» rispose Enrico.

»Che bei propositi! disse la governante. È una cosa che fa compassione l'udire i giovani parlare in tal modo! Non si sa che ai loro anni bisogna, o che si maritino, o che facciano peggio?»

»Zitta, Alison! il padrone interruppe. E voi, Enrico, toglietevi questa fantasia dalla mente. Ve l'ha fatta nascere la soldatesca che vedeste ieri. Ma anche qui ci vorrebbero denari, e voi, figliuol mio, non ne avete.»

»Non mi bisogna gran cosa, o signore, e se voleste sol darmi la catenella d'oro, che il Margravio regalò a mio padre dopo la battaglia di Lutzen...»

»La catenella d'oro!» sclamò sir David.

»La catenella d'oro! ripetè mistress Wilson; misericordia!» Indi ammutolirono entrambi, tanta fu la sorpresa prodotta in essi da cotale proposta.

»Ne conserverò alcune anella, qual ricordanza de' meriti di mio padre rimunerati con questo dono; il rimanente mi fornirà i modi di seguire quella carriera, ove lo stesso padre mio si acquistò tanta gloria.»

»Mio Dio! Sig. Enrico, non sapete forse che il mio padrone porta tutte le domeniche questa catenella?»

»E tutte le volte che mi metto il mio abito di velluto nero! soggiunse sir David. E poi ho sempre inteso dire che tal genere di proprietà non si trasmette per linea diretta di successione, ma appartiene al capo della famiglia. Sapete voi che ha tremila anella? Ne son certo, perchè le avrò contate mille volte. Vale trecento lire sterline.»

»È più di quanto mi occorre, signore. Se volete darmi il terzo di tale somma e cinque anella della catena, il di più sarà un lieve compenso della spesa che sino ad ora avete fatta per me.»

»Questo giovine ha il cervello guasto del tutto, sclamò sir David. Mio Dio! Che cosa diverrà la catena di Milnwood quand'io sarò morto? questo prodigo venderebbe, se fosse sua, la corona di Scozia.»

»Ascoltatemi, o signore, disse con sommessa voce al padrone la governante. Un po' di colpa ce l'avete anche voi. Lo legate troppo corto. Per esempio la spesa che ha fatta all'osteria di Niel, questa bisogna pagarla.»

»Se passa i due dollari, Alison, non voglio che nessun me ne parli.»

»Accomoderò io un tal conto con Niel, la prima volta che andrò alla città, e a miglior mercato che non potreste far voi o sir Enrico.» Indi postasi all'orecchio di Morton »Non lo tormentate di più, e siate savio. Pagherò tutto io col ricavato della prima partita di burro che venderò.» Indi alzando la voce e volgendosi al padrone »Però non tenete più a sir Enrico il proposito di guidare l'aratro. Non mancano poveri sgraziati nel paese, che si prenderanno questo assunto per una boccata di pane. Son ben fatti a ciò più che un giovine della sua qualità.»

»Eh! Alison, se vi basta l'animo di trovarne uno che non pretenda salario in contante, sia pur così! — Orsù Enrico, fate colezione, poi levatevi l'abito verde, e mettete la vostra casacca grigia. È un colore che mi s'affà meglio alla vista.»

Morton dopo avere fatta colezione si ritirò nella sua camera, ben convinto che non era quello il momento da sperare buon esito ai concetti divisamenti. Forse però non fu molto afflitto in suo cuore di ostacoli, che gl'impedivano allontanarsi dalle vicinanze a lui predilette di Tillietudlem.

La buona massaia il seguì battendogli dolcemente la spalla e raccomandandogli d'esser savio, e di far conto del suo abito nuovo. »Lo porto meco, soggiunse, insieme al vostro cappello per iscoparlo. Ma avvertite bene di non parlar più d'andarvene o di vendere la catenella d'oro. Vostro zio trova egual soddisfazione in contarne le anella e in vedervi. In fine poi sapete che i vecchi non durano sempre. E catenella, e castello e terre, tutto questo un giorno sarà roba vostra. Voi sposerete qualche giovane signorina di vostro genio, metterete su buona casa a Milnwood, perchè vi è quanto occorre per farlo. Son cose, figlio mio, che vagliono bene l'incomodo di avere pazienza un pochino.»

V'era qualche cosa nella conclusione di un tale discorso, che non sonava male all'orecchio di Morton. Strinse ei la mano di Alison, la ringraziò dell'avviso e le promise di pensarvi sopra un'altra volta prima di abbracciare nessun partito.