CAPITOLO X.
»Il re de' suoi guerrier raccolto ha 'l fiore.
Enrico IV.
Nella sera successiva al giorno de' due assalti tentati contra il castello di Tillietudlem, i duci dell'esercito presbiteriano si diedero a consigliar seriamente fra loro. La sofferta perdita di uomini, al certo non gl'incoraggiava, oltre che questa, siccome suol accadere, cadeva appunto su i più valorosi. Nulla era da temersi quanto una continuazione di sforzi, che poi fossero andati a vuoto, per conquistare un castello di cui finalmente sol secondaria vedeasi l'importanza; perchè ciò avrebbe raffreddato l'entusiasmo dei partigiani, e a proporzione scemato il lor numero, a costo di perdere irreparabilmente l'istante in cui una sommossa generale e non preveduta trovava il governo sfornito di modi a reprimerla e dissiparla. In conseguenza di tali considerazioni fu risoluto, che il principale corpo d'esercito prenderebbe la via di Glascow per isloggiarne il reggimento di lord Ross e gli avanzi di quello di Claverhouse riparatisi nella stessa piazza. Di questo corpo primario fu dato il comando a Morton e ad alcuni altri capi, intantochè Burley si assunse rimanere con cinquecento uomini dinanzi a Tillietudlem, così per bloccare questo castello come per raccogliere i nuovi rinforzi che a mano a mano arrivavano.
Ordinamento di cose che spiacque affatto al giovine di Milnwood! Egli rimostrò pertanto a Burley come avesse egli ragioni fortissime a desiderare in vece il comando del blocco di Tillietudlem, la qual fazione se a lui veniva affidata, ripromettevasi di tale aggiustamento che senza divenire soverchiamente grave agli assediati, sarebbe tornato gradevole a tutto l'esercito.
Non durò fatica Burley ad indovinar quai motivi inspiravano al suo giovine collega sì fatto linguaggio. Troppo interesse egli aveva ad investigare l'indole, e le inclinazioni de' suoi fratelli d'armi, ed era già stato istrutto dalla vecchia Mausa delle corrispondenze che aveva Morton con una parte degli abitanti di quel castello.
»Non è saggezza questa tua, o giovine, che vuoi sacrificare la santa causa all'amicizia d'un Filisteo, alla passione concetta per una femmina Moabita.»
»Non intendo che vi vogliate dire, sig. Burley, e le vostre allusioni mi spiacciono. Non vedo in oltre quai motivi abbiate per farmi tali rimproveri.»
»Confessa la verità. Sii meco d'accordo, che vorresti vegghiare colla sollecitudine, che ha una madre verso i propri figli, alla sicurezza degli abitanti di Tillietudlem, anzichè far trionfare sul campo di battaglia la bandiera della chiesa presbiteriana di Scozia.»
»Se così parlando intendeste, che preferirei il terminare una tal guerra senza spargimento di sangue al procacciarmi gloria ed autorità a costo delle vite de' miei concittadini, avete interamente ragione.»
»E nemmeno ho torto in pensando che da questa generale pacificazione non vorresti esclusi i tuoi amici di Tillietudlem.»
»No certamente. Troppo io rispetto il maggiore Bellenden per dover desiderare d'essergli giovevole sin quanto me lo permetterà l'interesse della causa a cui mi son collegato. Non ho mai fatto mistero de' miei sentimenti a tale proposito.»
»Lo so; ma quand'anche tu me gli avessi voluti nascondere, non sarei riuscito meno a scoprirli. — Ora ascoltami. Miles Bellenden è provveduto di vittuarie per un mese.»
»V'ingannate; noi sappiamo che non ne ha bastanti per una settimana.»
»Si dice anche questo; ma son venuto a sapere con sicurezza, che tal voce fu da lui medesimo divulgata ad arte, onde persuadere il presidio ad una diminuzion di razione, e così poter tirare in lungo l'assedio finchè gli giungano i sospirati rinforzi.»
»E perchè, se ciò vi era noto, non farne consapevole il consiglio di guerra?»
»A qual pro? Nè tu stesso lo ignori che Kettledrumle e Poundtext non sono buoni di tacer nulla su quanto vi si discute. L'esercito è già scoraggiato in pensando che forse converrà languire otto giorni dinanzi a questo castello. Che sarebbe accaduto s'ei s'accorgeva che la settimana si sarebbe trasformata in un mese?»
»E perchè poi nasconderlo a me o perchè aspettare questo momento per istruirmene? — Ma prima di tutto quai prove mi date di quanto asserite?»
»Eccole!» rispose freddamente Burley. E in questo ponea fra le mani di Morton molte requisizioni di granaglie, bestiami e fieno, inviate qua e là dal maggiore a fine di vettovagliare il castello. E per vero il numero delle cose richieste era sì ragguardevole, che Morton non potè stare dal venire egli stesso nell'opinione di chi credea quel forte provveduto per più d'un mese. Non già che tale fosse nell'interno suo la persuasione di Burley, il quale sapeva ottimamente come la maggior parte di sì fatte requisizioni fosse andata vuota d'effetto, e come i dragoni incaricati di trasportare le richieste derrate vendessero in un villaggio quanto avevano conseguito nell'altro; ma questa seconda parte ben s'astenne Burley dal far nota al giovine Morton.
Ed avvedutosi d'aver fatta nell'animo di questo la breccia ch'egli bramava, soggiunse. »Non mi rimane ora che a giustificarmi teco sopra un sol punto. Tal circostanza non ti è stata nascosta più lungo tempo che a me, perchè oggi unicamente queste carte mi vennero consegnate. Tu vedi pertanto, che puoi andartene tranquillamente sotto le mura di Glascow, darti colà alla grand'opera della redenzione del popolo; e intanto viver sicuro che nulla di sinistro accadrà ai tuoi protetti, essendo il castello sì riccamente provveduto, nè avendo io forze bastanti per cimentarmi ad un assalto. Poi ti son noti gli ordini del consiglio che ristringono ad un blocco soltanto le mie fazioni.»
»Ma, aggiunse Morton che sentiva invincibile ripugnanza ad allontanarsi da Tillietudlem, perchè non conferire a me piuttosto il comando di questo blocco? Perchè non vi trasferite voi stesso innanzi a Glascow? Questa impresa è, non v'ha dubbio, la più importante e la più onorevole di tutte le altre.»
»Ed è per questo che m'adoperai a procacciarne l'incarico al figliuolo di Silas Morton. Io già sono vecchio. Egli è vero che non temo i pericoli, ma neanche sono affamato d'onori e di gloria. La mia carriera è già distinta abbastanza in mezzo a coloro che abbandonano qualsivoglia cosa per seguire le ispirazioni di lassù. La tua adesso incomincia. Tu abbisogni ancora di provarti degno della confidenza che posero in te i comandanti dell'esercito. Tu non partecipasti alle glorie della giornata di Loudon-Hill; tu eri prigioniero. L'assalto dato con buon esito alle trincee del castello fu comandato da me, nè tu vi avesti che una parte secondaria. Se ti rimanessi or neghittoso attorno alle mura di vecchia rocca, intantochè le imprese d'una più vivace milizia ti chiamano altrove, tutto quanto l'esercito divulgherebbe il figlio di Silas Morton degenere dal suo genitore.»
Per quest'ultima considerazione punto nel suo amor proprio il giovine Morton si accordò, senza movere altre obiezioni, nel divisamento di Burley. Non potè nullostante allontanare dal proprio animo un tal quale sentimento di diffidenza, che non era della lealtà in esso ingenita dissimulare.
»Intendiamoci però bene, sig. Burley. Voi non credeste abbassarvi nel divertire la vostra attenzione alle particolari mie inclinazioni; permettetemi farvi noto, che a queste son collegato costantemente quanto ai miei principj politici. Egli è possibile che nel durar di mia assenza vi si presentino occasioni d'operare a seconda del mio cuore, ovver di trafiggerlo: siate ben certo che, qualunque poi sia l'effetto delle imprese che cimentiamo, la vostra condotta in tale occasione vi starà mallevadore o dell'eterna mia gratitudine o dell'implacabile odio mio; e che comunque possiate riguardarmi e giovane ed inesperto, saprò trovare amici a me soccorrevoli nel provarvi o l'uno o l'altro de' due sentimenti.»
»S'intende che questa sia una minaccia? soggiunse con altera calma Burley. Avreste potuto risparmiarmela. È noto che le minacce non m'hanno mai fatto paura. Ma di questo non voglio offendermi. Andate a compiere la spedizione che vi è fidata. Qualunque intanto sia in questo luogo l'ordine degli eventi, avrò ai vostri desideri tutto quel riguardo che potrà conciliarsi colla obbedienza da me dovuta ad un padrone, sopra cui non sono altri padroni.»
Morton costretto a contentarsi di una tale risposta ambigua anzi che no, confortava se medesimo con questo dilemma. »O ne tocca la peggio, così egli ragionava, e il castello riceverà soccorsi prima d'essere obbligato di rendersi a discrezione; o rimaniam vincitori, e vedo nella fazione de' moderati assai preponderanza per tenermi certo che il mio voto avrà valore sopra quello di Burley nelle successive risoluzioni.»
Alla domane l'esercito avviossi a Glascow. Non è nostra mente il diffonderci su tutte le particolarità di una tale guerra, delle quali chi fosse curioso può trovarle descritte nella storia di questa età sciagurata. Ne basterà l'accennare che lord Ross e Claverhouse, appena seppero come una forza superiore al loro numero di combattenti stava per assalirli, si trincerarono nel centro della città, pronti ad aspettare colà i sollevati, e tutt'altro che risoluti ad abbandonare la capitale della Scozia occidentale.
I Presbiteriani si divisero in due corpi per attaccare battaglia; ma il valor cieco de' medesimi non valse a reggerli contro i vantaggi della disciplina e dell'eccellente situazione che scelta fu dal nemico. Ross e Claverhouse aveano posti soldati in tutte quelle case che dominavano le strade, d'onde i Puritani sarebbero passati necessariamente per giugnere alla parte più interna della città; e queste strade parimente furono sbarrate col ministerio di carri e di catenoni di ferro; laonde, a proporzione dell'innoltrarsi loro, i Presbiteriani vedeano schiarite le proprie file sotto i colpi di destre invisibili, contra le quali non avevano alcun genere di difesa. Ben inauditi sforzi vennero operati e da Morton e dagli altri duci onde costrignere le proprie schiere a non arretrarsi per tali ostacoli; ma il terrore impadronitosi di queste la vinse, e si diedero a fuga senza, quasi può dirsi, aver combattuto.
Morton che fu uno fra gli ultimi a lasciar la battaglia ebbe il merito di serbar l'ordine in quella ritirata, e parimente di raggranellare quanti potè fuggitivi che rattennero almeno gli squadroni nemici, mossi già ad inseguire quell'esercito sbaragliato. Pur ebbe il cordoglio di udir le voci di alcuni di coloro, stati i primi a fuggire, che accagionavano di tal disfatta il mal accorgimento d'averli assoggettati ad un imberbe comandante, non rischiarato dalle ispirazioni celesti e imbevuto d'idee soltanto mondane; e di più sostenevano che se li avesse condotti un Burley, come all'assalto delle trincee di Tillietudlem, il lor trionfo sarebbe stato sicuro.
Tutto il sangue ribollì per le vene al giovine di Milnwood in udendo sì ingiuste rampogne, che però valsero a fargli meglio comprendere, come, dopo essersi tanto innoltrato in quella rischievole impresa, non gli rimaneva altro partito se non se vincer, oppur morire. »Non posso tornar addietro, ei pensò. Non vi sia almeno nessuno, e nè anco Editta, e nè anco il maggiore Bellenden, il quale non sia costretto a confessare che il coraggio di Morton, lo qualifichino pur ribelle a lor grado, il coraggio d'Enrico Morton non cede a quello di Silas suo padre.»
Sì poca era in quell'esercito la disciplina, tanto lo scompiglio dopo la ritirata, che i capi credettero prudente consiglio l'allontanarsi alcune miglia da Glascow, onde avere il tempo di riordinare, fin quanto in quel soqquadro potea sperarsi, le loro file. Tale sconfitta nondimeno non impediva che numerosi rinforzi arrivassero ad ogn'istante; poichè per la notizia del buon successo di Loudon-Hill essendosi infervorati tutti gli spiriti, il recente disastro non aveva ancora avuto il tempo di divulgarsi fra le nuove reclute. Tutti coloro che professavano principj moderati si congiunsero al corpo di battaglia comandato da Morton; ma questi ben s'accorgea con dolore come ogni giorno sminuisse nell'opinione di tutti quegli altri che aveano abbracciato l'entusiasmo fanatico de' Puritani. Presso costoro le massime di tolleranza radicate in Morton venivano nomate indifferenza per la causa del Signore e le cautele che a salvezza dell'esercito gli suggeria la prudenza, empia fidanza negli espedienti mondani. Laonde concludeano col chiarire migliori di esso que' capitani che metteano cieco zelo in luogo di saper militare, e che esentavano i propri soldati dai doveri della disciplina e della subordinazione appagandosi se pompeggiavano di fanatiche massime e d'un selvaggio entusiasmo.
Nondimeno il pesante incarico del comando rimaneva a Morton; perchè i suoi colleghi accorgendosi come l'ufizio di restituir l'ordine e la disciplina ad un esercito non sia quello che renda maggiormente accetto ai soldati il lor capo, di tutto buon grado gliel rinunziavano. Ognuno quindi immagina con quali ostacoli dovè lottare; pur di lui furono sì vigorosi gli sforzi, che nel termine di tre giorni pervenne a rimettere le sue truppe in tale ordine da potersi credere senza presunzione in istato di tentar con esse una seconda prova sopra Glascow. Ardeva egli della brama di cimentarsi petto a petto con Claverhouse, la cui persecuzione egli incolpava d'averlo costretto a gettarsi, senza averne mai concetto il disegno, in mezzo alle schiere di gente, se non diversa in tutto da lui per principj professati, certamente diversissima per massime di condotta. Ma tal sua brama, rimase vuota d'effetto, perchè l'esercito de' sollevati entrò in Glascow senza incontrar resistenza. Lord Ross e Claverhouse aveano già sgomberata questa città, e senza trarre un archibuso se ne impadronirono i Puritani.
La quale ritratta fu un segnale che addusse numerosissimo stuolo di novelli combattenti nelle file de' sollevati. Divenne allor necessario il creare ufiziali, l'instituire nuovi reggimenti, l'avvezzarli alla militare disciplina, bisogna che per intero a Morton venne fidata, e ch'egli maestrevolmente spacciò; al qual fine gli giovarono e le cognizioni dell'arte militare a buon'ora apprese dal padre suo, e la necessità in cui si vedea d'assumere solo questo incarico rilevantissimo, a cui gli altri capi non aveano nè vocazione nè abilità.
Dee, non v'ha dubbio, far maraviglia; come lord Ross e Claverhouse, dopo ch'era andato a buon termine il loro divisamento di difendere Glascow, se ne fossero indi stôlti sì fuor di proposito. Ma tal condotta non fu già mossa da una loro deliberazione, bensì dagli ordini che ricevettero. Fin quando il Consiglio privato venne a sapere che si facea spaventosa l'indole dell'ammutinamento de' Puritani, divisò raccogliere entro Edimburgo quanta forza militare trovavasi nella Scozia per assicurare intanto la città capitale di tutto il paese; in conseguenza di tale risoluzione dovettero colà trasferirsi il reggimento guardie e l'altro che lord Ross comandava.
In questo mezzo, la notizia della ribellione già accesa pervenne alla corte di Carlo II, ove ognuno maravigliò, come il governo istituito nella Scozia non avesse saputo sedarla fin nel suo nascere; s'incominciò quindi a mettere in dubbio la capacità de' governanti, ed a credere che il sistema di severità fin allora adoperato fosse anzi contrario all'uopo di ricondurre gli spiriti inacerbiti. Fu pertanto risoluto di nominare al comando generale dell'esercito di Scozia il duca di Monmouth, che per nozze contratte nella parte australe di questa contrada vi aveva acquistata molta preponderanza. La scienza militare, di cui questo personaggio avea date segnalatissime prove nel continente venne giudicata opportuna a sottomettere i ribelli recalcitranti mentre la dolcezza e la bontà di sua indole riputavasi quanto mai confacevole a calmare gli animi ed ispirar loro sensi più favorevoli verso il governo. Così il ridetto duca dopo avere ricevuta una patente che gli conferiva pieno potere di ordinare le cose scozzesi, si partì con numerose forze da Londra per assumere il comando generale di tutta la Scozia.