CAPITOLO IX.
»Di vita fin sull'albeggiar ne danna
»Alle angosce Natura. Oh quante volte
»Pria di perir periamo. È a noi pur morte
»Il morir degli amici: e della fera
»Mietitrice degli anni incontro al têlo
»Nè son d'amor le care grazie usbergo.»
Logan.
Spuntava appena il nuovo giorno allora quando due signore a cavallo, seguite da due servi arrivarono a Fairy-Grove, e Jenny non senza crucciarsene grandemente si avvide che queste erano miss Bellenden e la sorella di lord Evandale.
»Se voleste qui sedervi un istante, lor disse Jenny sopraffatta da tale improvvisa apparizione, avrei campo di andare a mettere in ordine l'appartamento.»
»Gli è inutile, rispose Editta, non ne occorre che la chiave comune. Gudyil aprirà le finestre del nostro gabinetto.»
»Non è possibile aprirne la porta, perchè ha guasta la serratura» si fece a dire Jenny ricordandosi che la chiave del gabinetto delle signore serviva anche a schiudere la stanza ove trovavasi Morton.
»Ebbene! andremo nella camera rossa» ripigliò lady Bellenden e togliendo le chiavi di mano a Jenny si avviò alla volta della casa.
»Tutto sta per iscoprirsi, pensò Jenny fra se stessa, ammeno che non mi riesca di farlo uscire segretamente. Forse era meglio dire con naturalezza a queste signore che un forestiere ha alloggiato qui. — Ma no. L'avrebbero forse invitato a far colezione con loro.»
Immersa in tali meditazioni faceva il giro della casa per entrarvi dalla parte del giardino, e veder pure se le fosse possibile procurare di soppiatto l'uscita al suo ospite. »Proviamo, diss'ella giugnendovi. Oh! ecco là Gudyil. Mio Dio! Dio mio! come or regolarmi? Oh! come andrà mai a finire questa faccenda?»
In tale stato di perplessità s'avvicinò all'ex-cantiniere, al quale, e ad una cuciniera soltanto, ridotto erasi tutto il servile corteggio di Margherita. Ella adoperò bene tutta la sua destrezza per trar fuori del giardino il personaggio che la incomodava. Ma per mala sorte di lei, John Gudyil dopo la sua residenza a Fairy-Grove, avea presa passione per la botanica pratica, e Jenny lo trovò attaccato a quel luogo quanto gli arbuscelli che vi avevano fatta radice. Innaffiava, vangava, mettea sostegni alle giovani piante, si perdea in dissertazioni sulle virtù di ciascuna d'esse, e la povera Jenny agitata da spavento, da inquietudine, da impazienza, disperava del buon esito dei suoi disegni.
Ma il destino in questa fatale mattina avea risoluto contrariarla compiutamente. Portò il caso che miss Bellenden si collocasse appunto nell'appartamento d'onde sarebbe stata più bramosa di allontanarla Jenny, in quella grande sala cioè che un sol tramezzo di legno disgiugneva dalla stanza di Morton, separazione di sì lieve conto, che non si potea profferire parola o mover passo in una delle due stanze senza renderne inteso chi si trovava nell'altra.
Sedutasi miss Editta colla sua amica, così incominciarono i lor discorsi. »Come può essere, disse la prima, ch'ei non sia ancora arrivato? E perchè poi chiamarne in questo luogo allo schiarire del giorno, quando potea raggiugnerci in casa vostra a Castle-Dinan, ove doveva pure ricondurre mia madre?»
»Evandale non opera mai per capriccio, lady Emilia rispose. Egli ci darà buone ragioni dell'essersi contenuto in tal guisa, e se non le troveremo tali v'aiuterò a sgridarlo io medesima.»
»S'io m'agito egli è soprattutto per timore ch'ei si trovi avventurato in alcuna delle brigate di fazione tanto frequenti nei tempi sfortunati a' quali viviamo. Mi è pur troppo noto che col cuore è sempre unito a Claverhouse, e l'avrebbe, cred'io, raggiunto da lungo tempo se non accadea la morte di mio zio che gli è stata cagione di assumersi a favor nostro tanti fastidi. È però cosa da trasecolare, che un uomo sì ragionevole, sì perfettamente istrutto degli abbagli e delle inconsideratezze, che han fatto perdere il trono alla casa degli Stuardi, sia pronto ad ogni sagrifizio per richiamarla su questo trono medesimo!»
»Che posso io dirvi su ciò? A tal proposito opera molto il puntiglio di onore sopra Evandale. La nostra famiglia si è sempre contraddistinta per lealtà. Mio fratello ha servito lungo tempo, il sapete, nel reggimento guardie del quale il visconte di Dundee fu colonnello. Molti fra' nostri parenti vedono di mal'occhio la sua inazione, e l'attribuiscono a poco vigor di carattere. Nè potete ignorare, mia cara Editta, che alcune ragioni di famiglia, o alcuni vincoli d'amicizia, spesse volte possono più d'ogni miglior ragionamento sull'animo umano. Spero non pertanto che potrà continuare nel sottrarsi alle funeste dissensioni della nostra patria, e a dirvi la verità, credo che voi sola possiate agevolargliene i modi.»
»Io! e come devo poter io simile cosa?»
»Col somministrargli il pretesto che l'Evangelio commemora: Ho presa moglie, e non posso venire di brigata.»
»Egli ha già avuta la mia promessa, rispose con voce debole Editta; ma quanto al dì delle nozze spero non verrà tolta a me la libertà d'indicarlo.»
»Quest'è un articolo sul quale lascio la cura di discutere vosco a Evandale, poichè lo vedo venire a noi.»
»Rimanete, lady Emilia, ve ne supplico, rimanete!» sclamò Editta sforzandosi a trattenere l'amica.
»No davvero! questa rispose. In certe tai quali occasioni un terzo fa sovente cattiva figura. Vado a passeggiare nella prateria lungo al ruscello; mi farete avvertire quando sarà ora di colezione.»
Ella usciva della sala nell'atto stesso che vi entrava Evandale. »Buon giorno, fratello, sorridendo gli disse, e buon giorno fino al momento della colezione! Spero che darete a miss Bellenden qualche buona ragione sul motivo d'averla obbligata ad alzarsi così di buon'ora.» E sì parlandogli, sparì senza aspettarne risposta.
Miss Editta stava per ripetere la stessa inchiesta a milord, quando fissando il guardo sopra di lui, vide su tutti i lineamenti del medesimo l'espressione d'un'agitazione tanto visibile e straordinaria che non potè ristarsi dall'esclamare: »Mio Dio! milord; che avete voi dunque? Che cosa abbiamo di nuovo?»
»I fedeli sudditi di sua maestà, Giacomo II, rispose Evandale, hanno riportata presso Athol una vittoria segnalata, e, a quanto pare, decisiva, ma il mio sfortunato amico, il prode visconte di Dundee...»
»È egli morto?» gridò miss Editta, indovinando sull'istante questa fatale notizia.
»Egli è vero, mia cara miss! Egli è morto in mezzo al trionfo, come fu sempre l'ardente suo desiderio; e le ultime parole di lui sono state per additarmi ai propri ufiziali come l'uomo ch'ei giudicava il più capace a venirgli dopo. Anzi ieri per parte di questi ho ricevuta una sollecitazione di trasferirmi al campo ed assumervi il comando dell'esercito. Voi ben comprendete, miss Bellenden, che non mi è lecito esitare. Ho ordinata la leva de' miei vassalli, e mi è d'uopo congedarmi da voi questa sera.»
»E potete pensare a questo, o Milord? nè sapete come la vostra vita è preziosa ai vostri amici? Deh! non l'avventurate in una impresa sì temeraria. E credete dunque i vostri vassalli e i montanari essere una forza bastante ad opporsi agli eserciti uniti della Scozia e della Inghilterra?»
»Ascoltatemi, Editta: la mia impresa non è temeraria quanto l'immaginate; ed ho motivi d'altissima importanza alla risoluzione che mi vedete abbracciare. Il reggimento guardie, che m'ebbe due anni per colonnello (qui abbassò la voce qual uom pauroso che fin le mura di quella sala acquistassero orecchie per ascoltarlo) questo reggimento conserva un segreto affetto alla causa del suo sovrano legittimo. Son certo che due altri reggimenti di cavalleria nudrono l'egual propensione; non aspettavano per manifestarsi che l'arrivo del visconte di Dundee nel mezzodì della Scozia. Morto esso, qual evvi altro uficiale, in cui si fidassero abbastanza per risolversi a tale impresa? Se lasciam cadere questo favorevole istante, si raffredderà il loro zelo, e la vittoria riportata dai nostri amici non sarà stata che uno spargimento di sangue versato senza alcun frutto. Che i soldati sappiano dunque essere io il condottiero dell'esercito di Giacomo II! abbandoneranno tosto la causa dell'usurpatore; gareggeranno nel venirmi a raggiugnere.»
»Ed è sulla fede di mercenarj, pronti ad ogn'istante a passar sotto nuove bandiere, che vi cimentate ad un passo così periglioso, ad un passo che produrrà conseguenze, non si può dir quanto gravi?»
»Non posso a meno; lo debbo, l'onore e la lealtà me ne impongono l'obbligazione.»
»E tutto ciò per un principe sul contegno del quale voi trovavate a ridire quand'era sul trono!»
»Nol nego. Io non potea vedere senza disgusto le innovazioni ch'egli introducea nel governo e nella chiesa; ma ora egli giace nell'avversità, e ne sosterrò i diritti come si aspetta ad un suddito fedele. Lascio che gli adulatori e i cortigiani adorino il potere, abbandonino l'infortunio; la condotta di costoro non sarà mai esempio alla mia.»
»Ma risoluto come vi trovo, o milord, ad una impresa, che il mio debole discernimento mi dimostra per inconsiderata, perchè poi in tal momento avete desiderato vedermi?»
»Nè mi basterebbe egli il rispondervi (disse animato della massima tenerezza Evandale) che non seppi risolvermi a raggiugnere l'esercito senza prima rivedere la persona, alla quale m'è sì glorioso aver obbligata la mano di sposo? Chiedermi la cagione d'un tal mio desiderio, gli è dubitare dell'ardore de' miei sentimenti, gli è fornirmi, Editta, d'una prova della tiepidezza de' vostri.»
»Ma perchè, se non altro, scegliere questo luogo al nostro vederci? perchè dargli una apparenza tal di mistero?»
»Perchè devo, miss Bellenden, farvi una inchiesta; inchiesta che non oso spiegarvi finchè (e ciò dicendo le presentava un biglietto) non abbiate lette le cose che questo foglio contiene.»
Editta che volse per prima cosa gli occhi al soprascritto della lettera, vi riconobbe i caratteri della propria ava e lesse quanto segue.
Mia cara nipote.
Il mio reumatismo che mi confina nella mia seggiola a bracciuoli non mi è stato mai sì molesto come nell'atto di scrivervi questa lettera, e vorrei essere in persona laddove essa giugnerà ben tosto, vale a dire a Fairy-Grove presso la figlia unica del mio povero William. Ma la volontà di Dio è che in questo momento io mi trovi lontana da lei, com'è parimente sua volontà, che il mio reumatismo non ceda nè alle decozioni di camamilla nè ai cataplasmi di senape, i quali rimedi tante volte m'hanno giovato a portare agli altri salute.
Conviene pertanto ch'io vi dica per iscritto, in vece d'annunziarvelo a voce, com'erane il mio desiderio, che lord Evandale chiamato dal dovere e dall'onore all'esercito, mi ha fatte istanze le più vive per unirsi a voi ne' santi vincoli del matrimonio prima che accada la sua partenza. Non ho avuto nulla da obbiettare a sì fatta domanda, tanto più che siete già l'uno all'altro promessi, e non è questo che il compimento d'una unione già stretta fra entrambi. Spero pertanto, che voi, statami sempre rispettosa e obbedientissima figlia, non opporrete dal canto vostro alcuna difficoltà, poichè non ve ne sarebbero di ragionevoli.
Egli è ben vero che nella nostra famiglia si son sempre celebrate le nozze d'una maniera più convenevole al nostro grado, nè è mai accaduto che seguono in segreto, o alla presenza di pochi testimonj, quasi si trattasse in somma di cose da vergognarsene; ma tale è la volontà del cielo, come è stata quella degli uomini che governano questo paese il privar noi delle nostre sostanze e il nostro re del suo trono. Confido nondimeno in Dio; rimetterà l'erede legittimo nel possedimento de' suoi diritti, e lo convertirà alla fede protestante[3]. Perchè ad onta della mia vecchiezza non può restarmi ancor la lusinga di vedere un avvenimento tanto felice? Questi occhi miei non hanno contemplato sua maestà il re Carlo II di gloriosa memoria che trionfò de' ribelli collegati contr'esso poco prima si degnasse di accettare una colezione?...
Non abuseremo già della pazienza de' nostri leggitori col metter loro dinanzi agli occhi il rimanente della lettera di lady Margherita, e ne basterà il dire che questa terminava con un solenne comando alla pronipote di prestarsi immediatamente alla celebrazione delle sue nozze con lord Evandale.
»Non avrei mai creduto sino a questo momento, disse Editta, che lord Evandale potesse mancare di generosità.»
»Mancare di generosità! sclamò il lord. E potete voi, miss Editta, contemplare sotto simile aspetto la brama ch'io provo di potervi nominare mia sposa, prima di abbandonarvi, e di abbandonarvi forse per sempre?»
»Lord Evandale avrebbe dovuto ricordarsi, riprese a dire miss Bellenden, che sin quando la sua costanza, e devo aggiungere la stima da lui ispiratami, e la gratitudine per le obbligazioni da noi professategli, mi indussero a promettergli la mia mano, misi una condizione a questa promessa, e fu che egli mi dispenserebbe dal ricevere sollecitazioni circa all'istante di mantenerla; ed ora ei si giova della prevalenza acquistatasi sopra l'unica parente che mi rimanga per costringermi ad un passo di tanta importanza, senza neanco darmi luogo a meditare un istante! Milord, mi spiace il dirvelo; trovo più amor proprio che generosità in questo vostro contegno.»
Tal rimprovero dovea non poco trafiggere l'animo di lord Evandale, com'egli stesso il diede a divedere. Prima di rispondere alcuna cosa fece due o tre giri lungo la sala; finalmente avvicinatosi di nuovo a miss Editta: »Voi m'avreste risparmiato, le disse, una incolpazione cotanto disgustosa, se più ardito io, vi avessi svelato il principale motivo che or m'incoraggiava a simile inchiesta. Voi stessa mi sforzate a manifestarvelo, e son certo che sarà di molto peso sull'animo vostro, non sotto aspetto di quanto vi riguarda personalmente, ma atteso l'amore che portate alla rispettabile vostra ava lady Margherita. — La rendita di questo fondo non basta al solo sostentamento della medesima, nè arriva ad un terzo di quello che v'immaginate. Io corro al campo, ove forse mi aspetta il destino dell'amico mio, il visconte di Dundee. Se ciò accadesse, i miei beni passerebbero ad un mio parente, lontano sì, pure il più prossimo erede che io mi abbia nella mia linea di discendenza maschile, nè, nubile, mi sarebbe lecito impedirlo o in tutto od in parte con un testamento. Potrebbe anche la sorte dell'armi, risparmiando i miei giorni, divenire contraria alla causa che imprendo a sostenere, e il governo usurpatore non si starebbe forse dal confiscare, apponendomi colpa di tradimento, le mie sostanze. In entrambi i casi la mia rispettabile amica, lady Margherita, la diletta sposa promessami, miss Bellenden, rimarrebbero prive così d'averi come di protezione. Ma la stessa miss Bellenden, divenuta lady Evandale, troverebbe ne' diritti che le deriverebbero da questa nuova condizione di vita, i modi onde assicurare alla sua degna parente una tranquilla vecchiezza, ed in tal certezza troppo piacevole ad un'anima come la sua troverebbe anche il compenso di avere conceduta la mano ad un uomo, che sott'altro riguardo non osa sperarsene degno.»
Questo argomento, cui Editta non erasi preparata, era tale da non ammettere risposta; onde la giovine si vide costretta al confessare, che la condotta di lord Evandale era mossa da animo dilicato e generoso ad un tempo.
»Non vi celai alcuno de' miei sentimenti, milord, (ella però non si stette dal dirgli) e nemmeno in tal punto dissimulerò innanzi a voi, come il mio cuore torni continuamente all'idea d'un oggetto che più non è. Non vi farà quindi maraviglia se dura in me una tal qual renitenza a strignere sì tostamente un nodo, tanto rispettabile per sua natura.»
»Pur sapete, mia cara Editta, che tutte le nostre sollecitudini, tutte le indagini da noi praticate, non sortirono miglior effetto del convincimento comune ch'esse erano inutili.»
»Egli è pur troppo vero!» soggiunse Editta sospirando profondamente.
In quel medesimo istante udì nella stanza vicina ripetersi il sospiro da lei mandato. Ogni fibra d'essa tremò, e valse appena a calmarla lord Evandale col farle osservare, che quanto le sembrava d'avere udito non poteva essere se non se l'eco della voce di lei medesima.
Allora s'adoperò nuovamente a trarla nelle proprie risoluzioni, che comunque avessero apparenza di troppo affrettate, erano le sole in quell'istante d'onde potessero sperare uno schermo contra i contingibili disastri avvenire sì l'ava che la nipote. Nè mancò di porle innanzi agli occhi il diritto che a sollecitar queste nozze gli davano e l'ottenuta promessa e le brame dell'ava e la necessità di assicurare uno stato indipendente a sì ragguardevol matrona e la diuturnità del proprio amore. Sol s'astenne dal mettere in mostra i servigi renduti, ad Editta; ma meno ei gli sfoggiava, più fortemente ricorreano alla mente della donzella la quale non avendo finalmente altra obbiezione fuor d'una repugnanza sfornita di ragioni valevoli, ed arrossendo fin di confessarla nell'atto che il generoso amante le offeriva una prova novella di nobiltà d'animo, si limitò ad allegargli l'impossibilità di celebrare in sì breve tempo le nozze.
Ma tutte le cose lord Evandale avea prevedute. S'affrettò quindi a narrarle come fosse venuto lì in compagnia del vecchio cappellano del suo reggimento, e d'un fedele servo, antico dragone che avea militato sotto di lui, il quale, e Cuddy, e la moglie di Cuddy, e la stessa lady Emilia sarebbero stati presenti e testimonj alle nozze. Aggiunse di avere scelta per celebrarle la piccola casa di Fairy-Grove per assicurarne meglio la segretezza, troppo necessaria a non rendere sospetta al governo l'istantanea partenza ch'ei dovea far succedere alle sue nozze. Di fatto non si sarebbe potuto spiegare, senza dedurlo da possentissimi motivi, il contegno d'un uomo, che abbandonava una diletta sposa poche ore dopo il seguìto matrimonio.
Avendo in tal guisa risposto vittoriosamente all'ultima difficoltà posta in campo da Editta, nè altre dovendo ragionevolmente aspettarne, corse tosto ad avvertire la propria sorella affinchè andasse a tenere compagnia all'amica, mentr'egli avrebbe riunite le persone necessarie colle loro presenze alla nuziale cerimonia.
Lady Emilia al suo giungere trovò Editta che piagneva a cald'occhi, ma si affaticava indarno a rilevarne il motivo. Era la ridetta lady nel numero di quelle signore, che non sanno trovare nulla di terribile o di spaventoso nel matrimonio, soprattutto quando il futuro sposo possiede le prerogative che s'adunavano in lord Evandale. Quindi per ritoglierla allo smarrimento in che la vedeva, pose in opera que' triti modi, soliti ad usarsi per infondere coraggio in quelle giovinette che fingono atterrirsi all'aspetto d'un giogo, cui sospirano in realtà soggiacere. Ma poichè li trovò inoperosi a sedare i pianti, che continuavano a rigare le scolorate guance di miss Editta, poichè la trovò sorda ai conforti, nè commossa dalle carezze, poichè stringendole la mano s'accorse che questa rimanea fredda e priva di moto, tutto ciò le parve offesa al proprio orgoglio, e l'amorevolezza cedè luogo al dispetto.
»Mi è forza, miss Bellenden, il confessare che non comprendo nulla in questo vostro contegno. Vi obbligaste a sposare mio fratello sin d'allora che acconsentiste di venirgli promessa. Or non si tratta che di compiere cose già pattuite da voi medesima, e vi affannate come se doveste mantenere una condizione gravosa, e persino disonorante! credo poter guarentire per lord Evandale, ch'egli non vorrà mai conseguire la mano di una donna persuasa di sagrificarsi nel porgerla a lui; e benchè sua sorella, posso aggiungnere non mi sembrare egli di tal umore da sopportare il disprezzo di chicchessia. Perdonatemi, miss Bellenden; ma i pianti ne' quali vi struggete mi sembrano un tristo presagio per la futura felicità del fratel mio, nè posso tacervi come la presente vostra afflizione sia un cattivo compenso a tante prove d'amore ch'egli vi ha dimostrate.»
»Lady Emilia, voi avete ragione (rispose Editta rasciugandosi gli occhi e facendo forza a se stessa per calmare l'affanno che la straziava) avete ragione. Non dovrei corrispondere in sì fatta guisa all'onore che lord Evandale mi comparte scegliendomi per sua sposa. Mi conforta però in tal momento il pensare che non gli è ignota l'origine dei miei pianti, perchè nulla ho di nascoso per lui. — Ma ad ogni modo avete ragione. Merito biasimo per abbandonarmi in tale guisa a dolorose ricordanze, ad inutili sospiri; sarà stata questa l'ultima volta. Il mio destino è per essere indissolubilmente congiunto a quello di lord Evandale: oso sperare ch'egli non avrà mai motivo, nè di lagnarsi di me, nè di pentirsi d'avermi fatta sua moglie. Impedirò a me stessa che vane immagini vengano a rammentarmi il passato....»
Ella tenea vôlto il capo verso una finestra riparata da una gelosia chiusa a metà fin quando incominciò questa ultima frase, che interruppe mandando altissimo grido e cadendo poscia svenuta sul pavimento. A quella dirittura si volsero parimente gli occhi di lady Emilia, la quale vide soltanto dileguarsi l'ombra d'un uomo che dianzi in quella finestra pigneasi. Più atterrita dallo stato in cui scorgea Editta, che da quella spezie d'apparizione, mise ella ancor forti grida chiamando gente in soccorso. Arrivò tosto il fratello di lei unitamente al cappellano e a Jenny; ma passò qualche tempo prima che potessero far tornare i sensi ad Editta che nel riacquistarli ebbe sol forza di esprimersi con rotte frasi.
»Non insistete di più (e si volgea intanto a lord Evandale) — È impossibile! — Il cielo e la terra, i vivi e i morti si oppongono a ciò. — Contentatevi di quanto posso concedere. — La tenerezza d'una sorella. — Un'amicizia vivissima. — Non si parli più di matrimonio!»
Le forze nuovamente l'abbandonarono.
Chi potrà descrivere da quale stordimento fosse sopraffatto lord Evandale?
»Questa, Emilia, è una delle vostre! così prese a disfogarsi contro della sorella. Perchè mai vi ho mandato a tenerle compagnia? L'avrete fatta impazzire con qualcuna delle stranezze a voi solite.»
»In parola d'onore, fratello mio, con questi vostri modi voi sì che fareste impazzire quante donne vivono nella Scozia! Perchè la vostra innamorata vuol prendersi spasso di voi, o crede così acquistar maggior vezzo ai vostr'occhi, voi piantate una lite contro d'una sorella che difende la vostra causa presso di lei, e nel momento che sperava averla ridotta alla ragione. E qual è poi stata l'origine di tutta questa scena da tragedia? La vista d'un uomo che s'è affacciato al poggiuolo di quell'angolo della casa.»
»Qual uomo? Qual poggiuolo? Sclamò impazientito lord Evandale. Miss Bellenden non è capace di volermi prendere a giuoco.»
»Chetatevi, milord! chetatevi! venne in campo Jenny sollecita di non lasciare innoltrare le dilucidazioni; parlate di grazia più sotto voce. Miss Editta comincia a riaversi.»
Quand'ella ebbe riacquistato affatto l'uso de' sensi chiese di rimanere sola con lord Evandale. Ciascuno si ritirò, Jenny con aria di semplicità uficiosa, lady Emilia e il cappellano dando a divedere lo scontento di non poter meglio appagare la loro curiosità.
Usciti che questi furono della sala, Editta pregò Evandale a sedersi presso al sofà ove l'aveano dopo il deliquio adagiata. Ne prese la mano, la portò alle proprie labbra a malgrado della maraviglia e della resistenza opposta dal lord; indi raccogliendo quante forze le rimaneano, lasciò d'improvviso, gettandosegli ai piedi, il sofà.
»Perdonatemi o milord! esclamò, perdonatemi sono costretta ad esservi ingrata, a rompere un obbligo il più solenne. — Voi possedete la mia amicizia, la mia stima, il mio rispetto, la mia gratitudine, ma egli e impossibile ch'io vi sposi.»
»Voi uscite d'un sogno doloroso, mia cara Editta (le disse lord Evandale rialzandola e riponendola sul sofà); e vi lasciate ora trasportare dalla vostra immaginazione e dalle larve che vi crea un animo facile troppo a sentire ogni impressione.»
»V'ingannate, lord Evandale, Editta rispose. Io non ho sognato altrimenti, nè la mia mente è in delirio. Non l'avrei creduto se qualcuno me lo avesse raccontato. Ma l'ho visto, e debbo crederlo agli occhi miei.»
»Visto chi?» sclamò lord Evandale sorpreso quanto confuso.
»Enrico Morton!» ripigliò Editta e pronunciò queste due parole con quel tuono come se fossero state l'ultime che dovesse pronunciare in sua vita.
»Miss Bellenden, disse allora lord Evandale, voi usate meco qual s'io fossi un fanciullo o uno stupido. Se vi trovate pentita d'avermi obbligata la vostra fede aggiunse in guisa di uom risentito, non son io quel tale da valermi de' miei diritti per violentare le vostre inclinazioni, ma trattatemi siccome uomo, non vi prendete giuoco di me.»
Profferiti i quali accenti s'accigneva ad abbandonarla, ma volgendo sovr'essa un ultimo sguardo, s'accorse al pallor delle guance e allo smarrimento delle pupille che troppo verace erane il turbamento, e che qualunque fosse stata la cagione sì stranamente forte sopra lo spirito di lei, questo era del certo posseduto da un inesplicabile disordinamento. Cambiò all'istante di tuono, si assise un'altra volta vicino ad essa, e prese i modi i più confacevoli a venire in chiaro su i motivi del terrore che la opprimeva.
»L'ho veduto, ella ripetè, ho veduto Enrico Morton al poggiuolo di quella finestra. Ei guardava entro questa sala nel momento ch'io stava per abbiurare in eterno la sua memoria. Avea il volto pallido e scarno; un grande manto gli copria la persona; il cappello gli veniva su gli occhi; l'espressione della fisonomia era la stessa di quel giorno che Claverhouse l'interrogava nel castello di Tillietudlem. Domandate a vostra sorella, domandatele se non l'ha veduto al pari di me!»
Nel medesimo tempo aprivasi la porta della stanza che lasciò vedere Holliday, il quale nel momento della rivoluzione aveva abbandonato il reggimento insieme a lord Evandale, e rimase poi sempre al servigio di questo lord. Tutto pallido in volto, parea sopraffatto da un sentimento di tema insolito in lui.
»Che v'è di nuovo Holliday? esclamò il padrone alzandosi impetuosamente. Sarebbesi mai scoperto?....»
Ebbe l'accorgimento di non terminare questa frase pericolosa, ed atta a tradire i divisamenti che lo guidavano al campo.
»No, milord, rispose Holliday. Non è questo, o nulla che somigli a questo. Ma ho veduto uno spirito.»
»Uno spirito! esclamò lord Evandale, la cui impazienza smisuratamente crescea. Tutti oggi cospirano a farmi diventar matto! E quale spirito hai dunque veduto o imbecille?»
»Lo spirito di Enrico Morton, del capitano de' Presbiteriani che si battè con tanto valore al ponte di Bothwell e che si annegò presso alle coste d'Olanda. Mi è comparso improvvisamente a fianco là nel giardino, poi si è dileguato a guisa d'un fuoco fatuo.»
»Tu sei pazzo, sclamò lord Evandale, o qui cova qualche trama infernale. — Jenny, abbiate cura della vostra padrona, intanto ch'io procuri trovar la chiave di un tale mistero.»
Tutte le indagini di lord Evandale non conclusero a nulla. La sola Jenny che, volendole, avrebbe potuto offerirgli i desiderati schiarimenti, era la più sollecita di lasciare avvolta fra le tenebre la verità; e ciò per viste di suo creduto interesse, perchè l'interesse avea in lei preso il luogo della civetteria sin quando si trovò in possesso d'un marito, buon capo di casa e ad essa affezionatissimo. Costei pertanto avea profittato destramente de' primi istanti di confusione per fare sparire dalla stanza vicina tutto quanto avesse potuto dare indizio di qualcuno rimastovi a dormire la scorsa notte; cautele da lei estese fino a spazzare l'orme di piede umano che trovavansi su quel poggiuolo, dal quale congetturò esser stato veduto Morton da miss Editta; e lo congetturò sembrandole cosa naturalissima che egli avesse voluto valersi di quella opportunità per vedere un'ultima volta colei dalla quale s'involava per sempre. Ella andò finalmente a far le sue indagini nella scuderia, e non avendovi trovato il cavallo, ne conchiuse che Morton fosse partito per non più ritornare, e credè quindi in sicuro il proprio segreto.
»Poi, pensava fra se medesima; quando anche Editta e Holliday lo avessero conosciuto in pieno giorno per Morton, non ne vien già di conseguenza che debba averlo ravvisato io a lume di candela; se pertanto si arrivasse anche un giorno a sapere che è stato qui, non v'è rischio da temere per me.»
Considerazione che la tenne coraggiosissima sulla negativa, allorchè lord Evandale si fece ad interrogarla. Quanto ad Holliday non seppe mai ripetere altra cosa se non se che entrando in giardino gli era apparso ai fianchi lo spirito, venuto a guisa di lampo, indi sparito prima ch'ei si riavesse dallo stordimento concetto.
»Se l'ho riconosciuto! aggiunse. Nè io poteva ingannarmi. L'ho avuto in custodia quand'era prigioniere, e ne notai tutti i contrassegni per prevedere il caso che mai fosse arrivato a fuggirmi. In oltre non son molti gli uomini formati sullo stampo del sig. Morton. — Per qual motivo poi torni qui, gli è quanto non so capire, perchè non è morto, o moschettato, o appiccato, o assassinato, ma di morte naturale.»
Lady Emilia protestò d'avere veduto sicuramente l'ombra dell'uomo che si ritraeva dal poggiuolo.
John Gudyil s'era tolto dal giardino per andare a far colezione nell'ora appunto della apparizion del fantasma. Cuddy stava nei campi a lavorare; il servo d'Emilia in cucina aspettando gli ordini della padrona, nè avean quindi veduto nulla. Erano questi i soli individui che si trovavano in quella casa e che vennero inutilmente interrogati.
Non fu lieve il dispetto di lord Evandale, che vedea per tal romanzesca avventura mandato a vuoto un disegno da lui ideato non tanto per assicurare la propria felicità quanto per procurare ad Editta un asilo contra ogni sciagura che potesse sovrastare. Persuaso com'era a ragione dell'indole di miss Bellenden, non sapea crederla capace d'aver cercato un pretesto per sottrarsi alla fede data; avrebbe però attribuito ad effetto d'una immaginazione posta in effervescenza la visione da lei asserita, se non fosse concorso a sostenerla per vera Holliday, da nessuna cagione sospinto a pensare in quel momento più a Morton che a qual si sia altra persona.
Troppo spirito e senno erano in lord Evandale, perch'egli non credesse del certo alle apparizioni, ma altrettanto gli sembrava difficile che in mezzo alla sciagura di mare, per cui perirono e tutti i compagni di Morton e quanto aveano portato con se alle coste d'Olanda, Morton fosse sopravvissuto quasi per un miracolo, e rimasto cinque anni senza far pervenire ad alcuno contezze di se, e che si desse nel medesimo tempo l'inutilità delle tante indagini praticate per sapere se egli vivea. E vivo ancor supponendolo, qual cagione omai lo costrigneva a nascondersi mentre la fazione per cui parteggiò trionfava, mentre la rivoluzione accaduta nel governo gli era un allettamento a mostrarsi, e poichè il primo atto di Guglielmo asceso al trono d'Inghilterra fu richiamare tutti coloro che gli Stuardi aveano banditi.
Il cappellano, col quale lord Evandale s'intertenne sulla perplessità impadronitosi del proprio animo, fece a questo una lunga dissertazione intorno alle apparizioni e agli spiriti, non mancando condirla di quanto avean pensato al proposito e Delrio e Burthoog e Delancre, e conchiuse finalmente: »quindi porto opinione certa e immutabile che:
O l'ente apparso questa mattina fu veramente lo spirito di Morton, avvenimento del quale, nè come teologo nè come filosofo, ho fondamenti per ammettere o negare la possibilità;
O il detto Enrico Morton è tuttora fra i vivi, è tuttora in rerum natura, e si è fatto vedere in persona propria;
O finalmente qualche cosa di somigliante a Morton (del che parimente abbiamo gli esempi) ha fatto travedere tanto miss Bellenden quanto Holliday.
Qual è poi di queste tre ipotesi la più probabile? Non oserei profferire giudizio su ciò; ma ne farei mallevadore il mio capo; una d'esse è sicuramente la vera.»
Intanto accadde cosa che attristando sommamente lord Evandale non gli diè tempo di meditare alla forza di questo dottissimo schiarimento in forma. Lo scotimento sofferto da miss Bellenden, la rendè fra brevi ore ammalata serissimamente.
»Non partirò di qui, s'io non la so fuor di pericolo, pensò fra se stesso. Qualunque sia la cagione immediata dell'infermità, io le ho data origine colle mie malaugurate insistenze.»
Già un messo era corso ad avvertire dello stato, in cui giacea la nipote, lady Margherita che ad onta del suo reumatismo si fece trasportare in quello stesso giorno a Fairy-Grove. Lady Emilia non volle scostarsi dall'inferma, e la presenza di queste due signore facea lecita una più lunga dimora di lord Evandale, che deliberò trattenersi ivi sintantochè la salute di miss Editta fosse rimessa in guisa da permettergli d'entrar seco lei in una spiegazione definitiva.
»Io non comporterò giammai, dicea il giovine generoso, che l'obbligo, a cui si è legata con me, le divenga tale catena da costrignerla ad un maritaggio, del quale la sola idea sembra sconcertarle lo spirito e condurla sul limitar della morte.»