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I Puritani di Scozia, vol. 3 cover

I Puritani di Scozia, vol. 3

Chapter 11: CAPITOLO X.
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About This Book

Il romanzo narra le tensioni che attraversano un esercito presbiteriano in vista di una battaglia: un comandante tenta di consolidare posizioni difensive e mantenere il ponte, ma la disciplina si disgrega sotto l'influenza di predicatori infiammati e di fazioni discordi. Discorsi fanatici e rivalità tra moderati e ultrà provocano tumulti, nuove nomine e abbandono dei più prudenti, compromettendo la preparazione militare. La vicenda mette a confronto zelo religioso e prudenza strategica, esplorando il prezzo della divisione interna e le difficoltà del comando in tempo di crisi.

CAPITOLO X.

»Poggi, valli, boschetti e voi pur siete

»Ch'io rivedo in tal giorno?

»Oh quante volte intorno

»Corsi vostr'ombre chete!

»Nè angoscïose imagini la mente

»Mi turbavano ancor; la prima aurora

»Di gioventù ridente

»Per me splendeva allora.

»Nuovo di vita all'oceâno, ignoti

»M'eran gli scogli e il furïar de' noti.»

Ode sopra una veduta del collegio di Eton.

Non sono unicamente le infermità del corpo e la povertà, che abbattano il coraggio degli uomini i più distinti per ingegno, e li mettano a pari di quegli enti ordinari de' quali la maggiorità del gregge umano è composta. Avvi tali istanti d'agitazione anche per gli animi forniti di più fermezza, onde questi nulla conservano che li contraddistingue dai deboli, e scontano il tributo generale imposto alla nostra natura. Stato di tanto più deplorabile in essi, poichè s'accorgono che abbandonandosi così in preda al dolore, mancano ai dettami della religione e della filosofia, la cui prevalenza pur dovrebbe essere continua su gli atti e le passioni degli uomini.

In tale stato era lo spirito dell'infelice Morton, intantochè allontanavasi da Fairy-Grove. Il sapere che questa Editta da esso amata per sì lungo tempo, e che non avrebbe mai lasciato di amare, era in procinto di farsi sposa a chi ab antiquo gli fu rivale e nondimeno s'avea acquistati sul cuore di lui tutti i diritti dell'uom che benefica, il saper ciò divenivagli insopportabile angoscia, comunque ad un cruccio di tal genere dovesse aver l'animo preparato. Soggiornando in terra straniera egli avea scritto una sola volta ad Editta, nè ad altro fine che d'inviarle l'ultimo addio, e accertarla de' propri voti, alla felicità dell'amata donna intesi costantemente. Non la supplicava in tal lettera di risposta, ma ben si tenea certo di ricevere notizie di essa, e se questa speranza andò a vuoto ne fu cagione che la lettera al suo destino mai non pervenne. Morton cui sì fatta circostanza era ignota, prese il silenzio per un indizio d'essere stato messo in obblio. Posto piede nella Scozia, intese gli sponsali pattuiti tra lord Evandale, e miss Bellenden; anzi conchiusi già li credea; e quand'anche si fosse, come erasi di fatto nella seconda parte, ingannato, la generosità dell'animo suo non gli avrebbe permesso di pensare a turbar il riposo, ed amareggiar forse ogni contento di Editta, col volere rinverdire pretensioni che dal tempo e dalla lontananza sembravano annichilate.

Il caso lo fece abbattersi in un tale che avea militato sotto gli ordini di lui nell'esercito presbiteriano, e fu quel medesimo dal quale seppe come Cuddy, dopo avere condotta Jenny Dennison in isposa, a Fairy-Grove dimorasse; laonde non potè resistere alla brama di vedere sì l'uno che l'altra, e di raccorne sicuri contrassegni sullo stato in cui trovavasi allora miss Bellenden, che ei non osava più accennare col nome di Editta. Già vedemmo quai conseguenze partorisse questa risoluzione; talchè si dipartì da Fairy-Grove tutto pieno del convincimento, che Editta lo amasse tuttavia, e più dolente quindi della necessità di rinunziarne per sempre il possedimento, necessità impostagli dall'onore. Oh qual fu la commozione dell'animo suo in udendo il colloquio seguito fra Editta e lord Evandale! Tanto può immaginarsela il leggitore che già non imprenderemo a descriverla. Si trovò venti volte sul punto di esclamare »Editta, sono ancor vivo!» Ma gli ricorreano nel tempo stesso alla mente, la fede ch'ella aveva obbligata ad Evandale, i servigi che questo lord avea prestati alla famiglia della donzella, la gratitudine di che andavagli debitore egli stesso, troppo giustamente persuaso che l'aver avuto salva la vita dopo la giornata di Bothwell fosse effetto della proponderanza goduta da Evandale sopra l'animo di Claverhouse; le quali idee imponendo silenzio all'amore lo stolsero da un atto d'onde a suo avviso poteano scaturire soltanto, sciagura ad un rivale degno di stima, aumento d'affanni alla sua cara Editta, non quindi a lui la speranza d'un avvenire più prospero.

»Sia fatta dunque la volontà del cielo! così egli pensò. Io era morto per lei sin quando die' fede di sposa a lord Evandale. Ella non sappia almeno, che ancor respiro, che il mio amore è sempre il medesimo!»

Sul punto stesso di giurare questa risoluzione ei sentiva quanto poca forza si avesse per mantenerla, e diffidava di se medesimo; e straziato ogni volta che il suono della voce d'Editta gli perveniva all'orecchio, o per dir meglio al cuore, uscì rapido per la porta che mettea nel giardino. Ma non sì rapido che prima d'involarsi al luogo ove udia per l'estrema volta gli accenti della giovane amata, non lo prendesse invincibil desio di ricontemplarne un solo istante le forme. Con questa intenzione si trasse al poggiuolo, e quando il grido messo da Editta gli fe' sospettare d'essere stato veduto, fuggì com'uomo inseguito dalle furie; passò d'accanto, senza riconoscerlo, e perfin senza vederlo, ad Holliday; corse alla scuderia; cavalcò il palafreno, e prese il primo sentiero che dinanzi se gli parò.

S'egli avesse tenuta la strada di Hamilton o l'altra che guidava al ponte di Bothwell, forse lord Evandale sarebbe venuto in cognizione ch'egli era ancor vivo. La notizia della vittoria che su le truppe del re Guglielmo riportarono i montanari scozzesi, avea messo il governo in tema di qualche sediziosa mossa per parte dei settarj del mezzogiorno. Laonde essendo stati posti più corpi di guardia alle due frontiere, non passava viaggiatore, che non soggiacesse alle indagini le più scrupolose per parte di quelle sentinelle. Invano lord Evandale mise attorno persone fidate per prendere schiarimenti; nessuno straniero erasi presentato ad alcuno de' ridetti confini in tutta quella mattina. Quindi il lord si vide ridotto a supporre che Editta avesse preso per reale un fantasma, figlio soltanto d'un'immaginazione per le precedenti cose alterata, e che per una coincidenza strana quanto inesplicabile di avvenimenti, la mente di Holliday fosse stata travoltata dalla medesima idea.

Intanto il cavallo di Morton, non avendo potuto mai abbandonare il galoppo, si trovò dopo pochi minuti a tal parte della riva del Clyde, che recenti orme indicavano venir adoperata ad uso d'abbeveratoio. Il corridore di Morton, punto dagli speroni ad ogni istante e comunque poco abbisognasse di stimolo, entrò senza esitare per quella bocca, e si trovò ben tosto guadando; della qual cosa Morton s'avvide unicamente pel freddo sopraggiuntogli allora che si trovò colla metà della persona nell'acqua, e pensando meglio a se stesso comprese la necessità di provvedere alla salvezza propria e del corridore, perchè ivi era più che altrove rapida la riviera. Fattosi quindi a governar l'animale, lo guidò qualche tempo, per non estenuarne oltre modo le forze, a seconda della corrente, in guisa però d'avvicinarsi all'opposta riva, che essendosi offerta allora troppo ripida, gli convenne abbandonarsi di nuovo al fiume, finchè dopo alcuni minuti scôrse migliore sponda e toccò immune da rischio la terra.

»E dove or volgermi? pensava Morton in mezzo all'afflizione che lo premea. In fine che rileva? Ah! se l'augurarmelo non fosse colpa, avrei desiderato che l'acque del Clyde m'inghiottissero. Così almeno nè la rimembranza del passato nè l'affanno del presente mi rimarrebbero.»

Ma si vergognò che tale idea gli fosse occorsa all'animo appena l'ebbe concetta, soprattutto in ripensando alle vie quasi miracolose, onde il cielo gli avea fatta salva una vita che allor ponea tanto in non cale. »Io sono, disse, uno stolto!... assai peggio che stolto, se oso lagnarmi della Provvidenza, che mi ha dati sì manifesti contrassegni di protezione. Non mi resta più dunque cosa da operare su questa terra? Quand'altro non facessi che sopportare coraggiosamente i patimenti ai quali son condannato, non sarebbe questo abbastanza? In quanto ho veduto, in quanto ho udito eravi forse nulla a cui non dovessi aspettarmi? Ed eglino son forse più felici di me? (Aggiunse non osando profferire il nome di questi eglino.) Ella spogliata delle sostanze! Egli!...... ne compresi poco que' discorsi fatti più sotto voce; pur compresi assai ch'egli si cimenta ad un'impresa pericolosa! Oh potessi trovar modi a confortarli, a soccorrerli, a vegliar su di loro!»

Così a poco a poco dimenticò affatto i propri affanni per dar tutto il suo pensiero alle cose di Editta e del futuro sposo di lei. E in tal punto ricordandosi quella lettera di Burley che avea dimenticata da lungo tempo, nuovo raggio di luce alla mente gli sfavillò.

»La loro sciagura è l'opera di costui. Ne son certo. Ma qual via a ripararla? Se pur v'è, dipende dagli schiarimenti che mi fosse dato ottenere da lui medesimo. Fa d'uopo ch'io il cerchi, ch'io il trovi, che egli me li fornisca tutti con esattezza. Chi sa? Potrebbe derivarne un salutifero cambiamento sul destino di quelle persone che più non debbo vedere, e che forse non verranno mai a scoprire, com'io in tal'istante dimentichi le mie proprie sventure per adoperarmi alla loro felicità.»

Animato da sì fatta speranza, comunque posasse su fragilissima base, cercò raggiugnere la strada maestra, e pratichissimo di tutti que' dintorni da lui trascorsi le tante volte alla caccia, si vide prestamente in sulla via d'onde pervenivasi a quella picciola città, che il vide cinque anni addietro entrar trionfante, e acclamato capitano del Pappagallo. Benchè una tetra malenconia ne signoreggiasse continuamente lo spirito, non trovavasi più immerso in quello stato di disperazione cui per poco non avea soggiaciuto. Tal si è l'effetto d'una risoluzione disinteressata e virtuosa; se non vale a richiamare la perduta felicità, essa almeno la pace dell'animo ricompone.

Dopo avere rintracciati e rinvenuti nella propria cartella i connotati che all'uopo di chiedere di lui aveva alla sua lettera uniti Burley, sperò men difficile il discoprirlo, e deliberò andarne in traccia, quand'anco dimorasse in terra straniera. Volea pensare al modo onde, potendo vederlo, potrebbe scavar da costui le cose utili da sapersi a vantaggio della famiglia Bellenden. Ma poi sentì ch'era impresa impossibile e vana il darsi ad architettare a tal uopo un sistema, finchè ignorava persino la condizione di vivere cui questo suo collega antico fosse ridotto.

Era incirca mezzogiorno allor quando il nostro viaggiatore arrivò a poca distanza dal castello di Milnwood, situato dinanzi ad una piccola foresta posta a gittata di archibuso della strada che egli correa. La vista di quell'abitazione destò in esso mille rimembranze soavi e penose ad un tempo al suo cuore, e tali quai suole provarle chiunque di tempera d'animo dilicata, rivede, dopo essere stato in balìa alle tempeste d'agitatissima vita, que' luoghi ove passò i giorni tranquilli e beati della sua fanciullezza.

»La vecchia Alison, così andava ragionando in sua mente, non può ravvisarmi più di quello che ieri sera m'abbia ravvisato Jenny. Tanto meglio! soddisfarò una mia brama, libero di partir indi senza farmi conoscere. Mio zio, credo m'abbia detto Jenny, ha lasciato ad Alison le sue sostanze. Così sia! non me ne dolgo; ho affanni che mi riguardano più da vicino. Ad ogni modo voglio vedere anche una volta la casa de' miei maggiori.»

Già la veduta del castello di Milnwood non ispirava gaiezza sotto l'antico padrone, or presentavasi ancora più malenconica e tetra che per lo passato, benchè vi fosse stata fatta qualche restaurazione. Non mancava una tegola al coperchio della casa, non vedevasi una lastra rotta alle finestre, ma l'erba era stata lasciata crescere nel cortile, come se si avesse dovuto farvi pascolare una mandria; le tele di ragno che tappezzavano la porta principale indicavano il lungo tempo dacchè non aprivasi. Morton picchiò ad essa più d'una volta senza che alcun susurro anche lievissimo gli si facesse udire dall'interno di quell'abitazione. Finalmente vide aprire la finestrella, d'onde soleansi guatare i forestieri che bussavano a quell'ospizio, e ravvisò per traverso ad essa le fattezze della nostra Alison sulle quali scorgeasi una giunta di grinze a quel discreto numero che la corredavano prima che Morton abbandonasse il castello. Le copriva il capo una cuffia da notte, e fuor d'essa sfuggivano alcune ciocche di capelli grigi, atte a produrre un effetto pittoresco assai più che gradevole.

»Che cosa si vuole?» chies'ella con voce stridula e rauca.

»Bramo dir due parole alla Alison Wilson che abita qui.»

»Ella non è in casa (rispose la stessa mistress Wilson, persuasa forse dallo stato della sua acconciatura a dire questa bugia). Voi siete però un malcreato. Vi sareste fatto male alla lingua col nominarla Mistress Wilson di Milnwood

»Vi domando scusa (rispose Enrico sorridendo fra se stesso in accorgersi come la buona Alison non avea dimesse le sue pretensioni a que' rispettosi riguardi che a se credeva dovuti). Vi domando un'altra volta scusa ma arrivo da paese straniero, e vi sono rimasto sì lungo tempo che quasi ho dimenticata fin la lingua della mia patria.»

»Voi venite da paese straniero? Avreste a sorte inteso parlare d'un giovane di questi luoghi, il cui nome è Morton?»

»Ho udito pronunziare un tal nome nella Alemagna.»

»Aspettatemi un momento. Ma no. State ben attento a quel che vi dico. Girate attorno la casa. Troverete una porticella di dietro chiusa soltanto con un saliscendo. Apritela, ed entrate nel cortile delle galline, ma ponete mente di non cadere nella cisterna che è lì lì appresso a questa portella, perchè l'ingresso è assai buio. Voltatevi indi a man destra, e andate diritto un poco di tempo. Vi volgerete indi a destra una seconda volta, e vi troverete nel cortile nobile. Abbiate occhio di non isdrucciolar giù per la scala della cantina. Poco lontano da essa troverete la porta di cucina. Adesso non si viene nel castello per altra parte. Entratevi e mi troverete ivi, e direte a me quello che volevate dire a mistress Wilson.»

Ad onta della minuta spiegazione che di ogni particolarità locale avea fatta la nostra Alison, tutt'altro forestiere sarebbesi trovato nell'impaccio a dover superare un tal labirinto. Ma la nozione che Morton doveva avere della sua casa, giovò di filo al nostro secondo Teseo. Evitò con tutta franchezza i due scogli additati a lui dalla vecchia, e l'ostacolo più difficile a superare fu un cane di Spagna che abbaiava spietatamente contr'esso. Questa bestia però gli era anticamente appartenuta; ma diversa assai dal cane di Ulisse, non ravvisò il suo padrone comunque l'assenza di lui men che quella del re d'Itaca fosse durata.

»Nemmeno costui! sclamò Morton. Se lo dico! Non v'è anima che mi ravvisi!»

Entrò adunque in cucina, nè andò guari, che udì per le scale lo strepito concertato de' talloni alti che armavano le scarpe della vecchia, e del bastone col pomo a becco di civetta sul quale ella reggevasi.

Prima che questa giugnesse ebbe il tempo di dare un'occhiata intorno alla cucina. Comunque le vicinanze del paese non difettassero di carbone e si vendesse anche a buon mercato, ei non vide però ardere sulla ferrata del cammino che un fuoco economico di torba e di ramicelli di ginestra. Attaccato era alla catena un pensile ramino entro il quale stava cucinandosi il desinare per la Alison e per una fantesca, ragazza di dodici anni che avea per salario il sol nudrimento. Le esalazioni delle vivande poste sul fuoco davano a conoscere come questa vecchia non facesse pasti più sostanziosi di quelli cui avvezzata erasi col suo defunto padrone.

Al primo apparire di lei, Enrico ravvisò tostamente e quel tuono dignitoso di cui le piacea tanto sfoggiare, e que' lineamenti su i quali il mal umore, frutto della consuetudine, contendea colla bontà d'animo connaturale a questa donna; e riconobbe persino quel berrettone rotondo, quella vesta turchina, quel grembiule bianco che le avea veduti portar tante volte. Unicamente un nastro che ricigneale il capo, e qualche lieve giunta che avea fatto in fretta all'ordinario suo aggiustamento, indicavano qual differenza passasse tra la Alison, antica governante di sir David, e mistress Wilson di Milnwood.

»Qual cosa bramate da mistress Wilson? ella gli disse. Son io mistress Wilson» Perchè i cinque minuti impiegati nel farsi linda le sembrarono bastanti a ripigliare il suo nome d'onore, e a poter pretendere con più sicurezza il rispetto che a se credeva competere. Enrico non sapea troppo quel che gli convenisse rispondere a tale interrogazione, poichè avea pensato bensì a non farsi conoscere, ma non al pretesto da prendere per introdursi incognito in casa. Ma la nostra Alison nol lasciò gran fatto nell'imbarazzo, perchè senza aspettare ch'ei rispondesse alla prima inchiesta, attaccò sotto e con molta sollecitudine la successiva: »Voi dunque stando nell'Alemagna avete udito parlare del sig. Morton?»

»Sì, mia signora, del colonnello Silas Morton.»

Tutta la ilarità che leggeasi dianzi nella fisonomia della buona donna disparve all'udir questi accenti.

»È dunque il padre del Morton di cui vi chiedo che avete voi conosciuto, il fratello del fu sir David. Però.... quello, voi non potete averlo conosciuto in paese straniero! l'apparenza de' vostri anni mi dice di no. Quando egli fece ritorno alla Scozia voi dovevate ancora essere nella mente di Dio. Io sperava che mi portaste notizie del figliuolo di questo Silas, del povero sig. Enrico.»

»Vi dirò, signora. Le nozioni sul colonnello Silas Morton, le ho avute da mio padre. Quanto al figlio, ho inteso dire che ei sia perito naufragando sulle coste di Olanda.»

»La cosa non è che troppo probabile, e ha costato ben molte lagrime ai miei poveri occhi. Sfortunato! suo zio me ne parlava ancora il giorno della sua morte, e fu dopo avermi comunicate le sue intenzioni sulla quantità di vino e d'acquavite da dispensarsi nel dì de' suoi funerali alle persone che vi assisterebbero, perchè, morto come vivo, è sempre stato un signore prudente, economo, e che antivedeva tutte le cose. — Alison, mi dicea, perchè mi chiamava sempre così. Figuratevi..... la nostra conoscenza era di vecchia data! — Alison, dunque diceva, abbiate ben cura della casa; fate che vi regni il buon ordine come se fossi ancor vivo; se mai un giorno rivedeste il mio povero nipote, raccomandategli saviezza e soprattutto economia. Furono le sue ultime parole. Ah! aggiunse qualche altra cosa. Aveva un'avversione grandissima alle candele gettate a stampo, e la sfortuna lo portò ad accorgersi che in quel momento ne ardeva una di queste sopra la tavola, onde mi si volse: — Per un moribondo basta anche una candela foggiata sulla bacchetta.»

Intantochè mistress Wilson andava così ripetendo gli ultimi discorsi del vecchio avaro, un barbone, antico camerata d'Enrico era entrato in cucina, e avvicinatosi a lui, e dopo averlo fiutato un istante, non tardò a riconoscerlo, e a manifestargli in mille carezzevoli guise la gioia di rivederlo. Finalmente gli saltò sulle ginocchia.

»Abbasso Elphin, abbasso signorino!» gridò Enrico in tuon d'impazienza.

»Voi sapete il nome del nostro cane! la Alison sorpresa affatto esclamò. Per altro non è un nome tanto comune. — Ma egli pur vi conosce!» Allora mettendosi gli occhiali e avvicinandosi a lui: »Bontà divina! esclamò; è il mio povero figlio; è il sig. Enrico.»

E ciò dicendo la buona vecchia si strinse fra le sue scarne braccia il giovane amato, sel premè al cuore, e il colmò d'abbraciamenti sì teneri come se fosse stata sua vera madre: finalmente ai pianti della consolazione si abbandonò. Commosso Enrico da tante dimostrazioni d'amore, non ne risparmiò contraccambio alla vecchiarella affettuosa, nè pensò più a sostenere la sua finzione; che se l'avesse anche voluto non ne avrebbe avuta la forza.

»Sì, mia cara Alison; sì son io veramente. Vivo ancora per ringraziarvi di un affetto che non si è mai dismentito un istante; vivo per rallegrarmi di trovare nella mia patria un'amica almeno che mi rivede con giubbilo.»

»Oh! persone amiche non ve ne mancheranno, sig. Enrico. Chi ha denari trova sempre amici, e la Dio mercè voi ne avrete, e ne avrete molti. — Abbiate sol cura di farne buon uso e di non dissiparli. — Ma, mio Dio! (ella soggiunse lievemente rispignendolo a fine di contemplarlo ad una distanza più adatta alla sua vista) come siete cambiato, figliuol mio! non vedo più il vostro colore, vi trovo le guance incavate, gli occhi affossati, tutto dimagrato! Ah queste maladette guerre non hanno portato che malanni! — E quant'è che siete tornato? — Dove siete stato? — Che avete fatto finora? — Perchè non ci scrivere? — Com'è che v'hanno creduto morto? — Perchè venire in casa vostra a guisa di straniero e sorprendere così la povera Alison?»

Trascorse alcun tempo prima che Enrico potesse frenare la commozione del proprio animo quanto bastava per rispondere a tutta questa fila d'interrogazioni.

Se mai i nostri leggitori partecipassero alle moltiplici curiosità dalla buona vecchia esternate, noi siamo per appagarle nel successivo capitolo.