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I viaggi di Gio. da Mandavilla, vol. 1 cover

I viaggi di Gio. da Mandavilla, vol. 1

Chapter 46: DEL GIAPHO CHE EDIFICÒ IAPHET.
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About This Book

Presented as the account of a medieval traveler, this compendium offers sequential reports on distant eastern lands, describing peoples, customs, laws, relics, and remarkable natural and human phenomena. Entries mix straightforward geographic and ethnographic notes with marvelous tales and secondhand reports, and occasional encounters with local authorities prompt moral observations about faith and conduct. Structured as a practical yet embellished guide, the work shifts between curiosity-driven description, folkloric wonder, and ethical commentary, assembling a panoramic, often contradictory portrait of foreign regions and the variety of human practices encountered there.

Trattato bellissimo delle più maravigliose cose e più nobile che si truovino nelle parte del mondo, scritte e raccolte dallo strenuissimo Cavalieri a spron d'oro, Giovanni mandavilla franzese[2] che vicitò quasi tutte le parte del mondo abitabili, ridotto in lingua toscana.

Conciò sie cosa che la terra oltramarina, cioè la terra santa di promissione, fra tutte l'altre terre sia la più eccellente e la più degnia e donna sopra tutte l'altre terre, e sia benedetta e santificata e consecrata del prezioso corpo e sangue del nostro signiore Iesù Cristo; ivi gli piacque obumbrarse nella vergine Maria e pigliare carne umana e nutrimento, e detta terra calcare e circundare co' suoi benedetti piedi: qui volle fare molti miracoli, predicare e insegniare la fede e la leggie a noi cristiani come a suoi figliuoli. E in questa terra singularmente volle portare chaleffi[3] e strazii e soferire per noi molti improperi. E in questa terra singularmente si volle fare chiamare Re del cielo e della terra e dell'aere e dell'acqua, e universalmente di tutte le cose che si contengono in quelle, e lui medesimo si chiamò Re per ispezialitade di quella terra, dicendo: Rex sum iudeorum, perchè questa terra era in quel tempo propia de' giudei. E questa terra s'aveva lui scielta fra tutte l'altre terre per la più degna e per la più virtuosa e per la migliore di questo mondo. Imperò ch'ella è il cuore e il mezzo luogo di tutta la terra del mondo, sì come dice il filosafo: le virtù delle cose stanno nel mezzo. In quella medesima terra volle il Re celestiale usare la vita sua e essere diriso e vituperato da' grudeli giudei, e volle sofferire passione e morte per amor nostro e per riscuoterci e liberarci delle pene de lo 'nferno e della orribile e perpetual morte per lo peccato del nostro primo padre Adam e Eva nostra madre; però che verso lui non aveva meritato male alcuno, imperò che lui mai non disse male, nè fece, nè pensò. E ben volle il Re di gloria in questo luogo più che altrove sostenere passione e morte, però che chi vuole publicare alcuna cosa, a ciò che ciascuno lo sappia, egli la fa gridare e publicare in mezo della città, a ciò che la cosa sia saputa e sparta da ogni parte. Similmente il criatore del mondo volle sofferire per noi morte in Gierusalem, la quale è in mezo del mondo, a ciò che la cosa fussi publicata e saputa per tutto el mondo, el quale egli amò caramente per ricomperare gl'uomini, i quali lui aveva fatti ad imagine e similitudine sua. E questo fece per lo grande amore che lui aveva verso noi sanza alcuno nostro merito; imperò che più cara cosa non poteva egli dare per noi che il suo santo corpo e il suo santo sangue; la qual cosa offerse tutto per nostro amore. Considerate un poco quanto fu l'amore, quando per salvar noi si misse all'aspra e crudel morte, e mai non ebbe in sè radice d'alcun male o peccato! e non dimeno volse per lo grandissimo amore mettere il corpo suo alla morte per li peccatori! Pensi ognuno, quanto amore egli ebbe inverso di noi, quando colui che era sanza peccato e sanza colpa volse ricevere morte per le colpe nostre! E certamente dee essere dilettevole e fruttifera quella terra che fu rigata del prezioso sangue di Giesù Cristo! Questa è quella terra, la quale il nostro Signiore ci promisse per eredità, e nella detta terra volle murire per soddisfare e per lasciarla eredità a' suoi figliuoli. E pertanto ciascun buon cristiano, il quale lo può fare, si doverebe grandemente affaticare in conquistare la nostra sopra detta eredità, e cavarla fuori delle mane degl'infedeli, e a noi apropiarla, perchè noi siamo apellati cristiani da Cristo, el quale è nostro padre, e se noi siamo suoi legittimi figliuoli, noi doverremo volere la ereditate che lui ci à lasciata e trarla delle mani della gente strana a chi non s'appartiene. Ma al dì d'oggi la maladetta superbia e la cupidità e la invidia ànno totalmente e quori de' signiori terreni accesi e infiammati, che più attendono al lasciare essa eredità ad altri, che egli non fanno a ricuperare e acquistare la lor propia eredità e peculio sopradetto; e la comune gente, che ànno volontade di mettere quore e corpo e loro avere per far questo conquisto, non possono sanza e signiori sopra loro alcuna cosa, perchè comunità sanza capo di signiore, è come una multitudine di pecore sanza pastore, le quale si spargono, e poi non sanno che fare si debino. Ma se piacessi al nostro santo papa, che a Dio piacerebe bene che e principi terreni fussino in buona concordia e con loro alcuni comuni, e volessino pigliare il detto santo viagio d'oltramare, e io sono certo che in brieve termine sarebe la terra di promissione racquistata e posta nelle mane de' veraci eredi di Giesù Cristo. E perchè gli è gran tempo, che non è stato passaggio generale oltrammare; e ancora perchè son molti che si dilettono d'udire parlare di detta terra santa e di ciò pigliono piacere, io Giovanni da Mandavilla, cavaliere, conciò sia cosa che io indegno sia, nato e nutrito in Inghilterra, della città di santo Albano, il quale passai il mare l'anno Mille CCCº. XXII, el dì di Santo Michele mi partii e andai nelle torre d'oltrammare e stettivi grandissimo tempo et ò veduto e circundato molto paese e molte diverse province e molte strane regione e isole diverse, e ò passato per Turchia, per Armenia piccola e per la grande, per la Tarteria, per Persia, per Soria, Arabia, per lo Egitto alto e basso, per Libia e per una gran parte di Etiopia, per Caldea, per Amazonia, per India minore, mezana e maggiore, e per multitudine di diverse gente e diverse fede e luoghi e di diverse fazioni, di tutte quelle terre e isole parlerò più a pieno ch'io poterò, e dimosterrò una parte delle cose che vi sono, quando tempo sarà di parlarne, di quele che io mi potrò ricordare, spezialmente per coloro che ànno disiderio o intenzione di vicitare el nobile paese e città di Gierusalem e i santi luoghi che sono quivi d'intorno; e così mosterrò el camino quale poteranno tenere; imperò ch'io sono passato per molti e cavalcato per la grazia di Dio con buona compagnia. E sappiate, che io arei composto questo libro in latino per divisare più brievemente, ma perchè molti intendono meglio in vulgare che in latino, io l'ò totalmente in vulgare[4] composto, a ciò che ciascuno lo possa intendere, e a ciò che gli signiori e gli altri cavalieri e gentili uomini, i quali non sanno latino e sono stati oltramare, intendino, se io dico el vero o no. E se io erro in discrivere, per non ricordarmi o per altra cagione, che eglino mi possino corregere e megliorare, perchè le cose di lungo tempo per non le vedere, spesso legiermente tornono in oblivione, e la memoria umana non può ogni cosa apprendere e ritenere. Ora, col nome di Dio glorioso, colui che vuole andare oltramare, vi può andare per più vie, per mare e per terra, secondo el paese donde si parte; delle quali vie la maggiore parte tornano tutte a un fine. E non intendete punto che io voglia dichiarare tutti i luoghi, cioè città, castelle e ville, per le quale si conviene passare, perchè farei troppo lungo parlare; ma solamente d'alcuni paesi e luoghi principali, per li quali si debba andare e passare, per la diritta via tenere.

QUI DISCRIVE IL PRIMO CAMINO D'ANDARE AL SANTO SEPOLCRO.

Primamente chi si parte dalle parte occidentale, come di Inghilterra, d'Orlandria, di Scozia o de Norverga, anco egli può andare, se vuole, per Alamagna e per lo Reame d'Ungheria, che confina alle terre di Polonia e alla terra di Panonia e di Flessia. Lo Re d'Ungaria è molto possente e valente signiore: tiene molto grande terreno, imperò che tiene Ungaria e gran parte di Schiavonia, di Comania e di Bolgaria, e tiene del reame di Rossia, gran parte delle quale n'à fatto un ducato, che dura infino alla Dinflania e confina con Prussia. La terra di questo signiore si passa per la città di Cipro e per lo castello di Ynsebuces[5] e per Mala villa, ch'è verso la fine d'Ungaria; e là si passa per la riviera del Danubio. Questa riviera è molto grande, e nasce nella Alamania sotto le montagnie verso Lombardia, e riceve in lei 4 altri fiumi[6] e corre pel mezo d'Ungaria e pel mezo Tarsia; e entra[7] in mare così fieramente verso oriente, che l'acqua mantiene el suo colore e risurge dentro nel mare sanza mescolarsi coll'acqua marina per XX. leghe. E da poi[8] si viene a Bella grana e si entra nella terra di Bolgaria, e là si passa un ponto di pietra, el quale è sopra alla riviera di Marogia; e passasi per le terre di Prontenardi, e di là si viene in Grecia alla città di Astines e di Fina, e alla città di Andrianopoli; e dipoi a Gostantinopoli, la qual soleva essere chiamata Bisanzio.

DELLA CHIESA DI SANTA SOFFIA.

Quivi dimora comunemente lo 'mperadore di Grecia. Là è la più bella e nobile chiesa del mondo, la quale si chiama Santa Soffia.

DELLA IMMAGINE DI IUSTINIANO IMPERADORE.

E dinanzi a questa chiesa è la immagine di Iustiniano imperadore di rame dorato, e sta a cavallo, coronato; e soleva tenere un pomo dorato e tondo nella mano, ma, già gran tempo, è caduto; e dicono alcuni, che ciò significa che lo imperadore à perso gran parte della sua terra e di sua signioria, perchè lui soleva essere imperadore de' Romani e di Grecia e di Asia e di tutta la terra di Soria e della terra de' giudei, ne la quale è Gierusalem, e della terra d'Egitto, di Arabia e di Persia maggiore, Grecia e di tutta la minore Asia e di tutta la terra di Soria e dell'India nella quale è la città di Ierusalem. Ma ora egli à ogni cosa perduto, salvo che Grecia, che si tiene solamente. Ma furono alcuni che gli volsono rimettere quello pomo in mano, nè mai gliene poterono fare tenere. Quel pomo significava la Signioria, che egli aveva in questo mondo; il quale è ritondo: e l'altra mano tiene levata verso l'oriente[9] in segno di minacciare li mali fattori. La detta imagine sta sopra a uno gran sasso di marmo.

IN GOSTANTINOPOLI È LA CROCE DEL NOSTRO SIGNIORE.

In Costantinopoli è la croce del nostro signiore messer Iesù Cristo colla vesta sanza cucitura e la spugnia e la canna colla quale gli fu dato bere fiele e aceto in su la croce; e alcune gente si pensono, che la metà di questa croce sia in Cipro in una badia di monaci. E quella croce che è in Cipro è quella dove Dismas, ladrone buono, fu morto; ma ogni uomo non lo sa, ed è mal fatto che, per lo utile delle offerte, che ciò facciano, o vero diano a intendere, che quella è la croce del nostro signiore. Ma sappiate, che la croce del nostro signiore è di 4. maniere di legnio, sì come è scritto in questo verso seguente: In cruce sunt palma, cipressus, cedrus, oliva. El pezo che era dricto, da terra infino alla cima, fu di cipresso; quello che era a traverso, nel quale erono chiavate le mane, era di palma: el troncone, fitto dentro nella terra, cioè nel monte Calvario, el quale era perforato e incastrato per tenere il piede della croce, era di cedro; e la tavoletta di sopra al capo, la quale era lunga un piede e mezo, dove era scritto in ebreo greco e latino, era di olivo.

LA DESCRIZIONE DELLA CROCE.

E feciono li giudei la croce di queste quatro maniere di legnio, perchè egli si credovono, che 'l nostro signiore dovesse tanto pendere in su la croce, quanto el corpo potessi durare; e però feciono il piede di cedro, perchè il cedro non si marciscie in terra nè in acqua, e egliono volevono che durassi lungamente. Ancora si credevano gli perfidi giudei, che 'l corpo del nostro signiore Iesù Cristo dovessi putrefarsi e marcire, e imperò feciono el pezo lungo della croce di cipresso, el quale è odorifero, a ciò che 'l fetore non agravassi quegli che passavono. El traverso sopra detto fu fatto di palma, perchè nel vecchio testamento, quando alcuno aveva vittoria, era incoronato di palma; e perchè e giudei si credevono avere vinto messer Giesù Cristo, gli feciono la croce di cotal legnio. E la tavoletta sopra al capo fu d'ulivo, la quale significa pace, sì come si dimostra nella storia di Noè, quando la colomba portò il ramo d'ulivo, lo qual significava pace fatta tra Dio e l'uomo. Similmente si credevono avere pacie dopo la morte del nostro signiore, perchè dicevono, che fra loro avevono una certa discordia. E sappiate che 'l nostro signiore, giacendo in terra, fu posto in su la croce, e poi il dirizorono insieme colla croce; onde così dirizandolo sostenne grandissima pena. E i greci e li cristiani, che stanno oltrammare, dicono che l'albero della croce, el quale noi chiamiamo cipresso, fu del pomo del quale Adam gustò il frutto.

DELLA OPPINIONE D'ALCUNI CRISTIANI DEL LEGNIO DELLA CROCE.

E così ànno loro nelle loro scritture, che quando Adam si infermò, e' disse al suo figliuolo Seth che andassi al paradiso e pregassi l'angiolo, che guarda el paradiso, che gli piacessi di mandargli dell'olio dell'arbore della misericordia per ugniere gli suoi membri per ricevere sanità; el qual Seth v'andò. Allora l'angelo non lo volse lasciare entrare, ma ben gli disse di Adamo, che ancora non può avere dell'olio della misericordia. Ma l'angiolo gli diè tre granella del frutto di quello medesimo legno, e dissegli, che gli mettessi in bocca al suo padre; che quando l'albore crescierà tanto, che porterà frutto, che in quello tempo sarà suo padre liberato. Poi che Seth fu tornato, trovò suo padre quasi morto. Allora subitamente gli misse quelle granella, che l'angiolo gli aveva dato, in bocca; le quali nacquono doppo la morte d'Adamo, e crebbono e feronsi tre grandissimi albori; e di quegli fu fatta la croce, che portò el buono frutto, cioè messer Giesù Cristo, per lo quale frutto Adam e li discendenti da lui sono liberati e ristorati di perpetuale morte, se per loro non manca.[10]

DELLA IMMAGINE DELLA CROCE E CHI LA TROVÒ.

Questa santa croce avevono gli giudei sotterrata nel sasso del monte Calvario, e quivi stette dugento anni e più, tanto che fu ritrovata per santa Elena, madre di Gostantino, imperadore de' romani. Questa Elena fu figliuola del Re di Inghilterra, la quale a quel tempo era chiamata la gran Bertagnia; e questa donna la prese per moglie Gostantino per sua grande bellezza, e fu quando e' fu in queste parte.

DELLA GRANDEZA DELLA CROCE.

Potete sapere che la croce del nostro Signore era lunga otto cobiti, il traverso era 3. cubiti e mezo. Una parte delle ispine, delle quali lui fu incoronato in su la croce, e uno delli chiovi, e 'l ferro della lancia e molte altre reliquie sono in Francia nella cappella del Re. La corona è in un vasello di cristallo molto bene lavorato, perchè uno Re, gran tempo fa, comprò queste reliquie da' giudei, le quali aveva lo imperadore impegniate per bisognio d'ariento che aveva.

DELLA CORONA DELLE SPINE.

Ma se alcuno dicesse, che quella corona è di spine, sappiate, che ella è di giunchi marini bianchi, e quali pungono come sproni acutissimi; e ciò dico, però che l'ò veduta e risguardata diligentemente per più volte, e quella di Parigi è quella di Gostantinopoli, perchè l'una e l'altra fu tutta una corona intortigliata e fatta di giunchi; ma questa è separata, e partita, e fatta due parte; e l'una è a Parigi, l'altra si è a Gostantinopoli: e io ò una di queste preziose spine, che pare una spina bianca; e fummi donata per grande spezialtade, imperò che ve ne sono molte di rotte nel vasello, ove sta la corona, le quale si rompono quando el vasello si muta ed è portato a vedere a gran signiori. E sapiate che quando el nostro Signiore fu preso la notte e fu menato nel giardino nascosamente, e' fu esaminato diligentemente; e ivi feciono derisione e riprensione di lui, e gli cattivi giudei gli feciono una corona delle bianche [spine] d'uno albero molto spinoso che crescie nel sopradetto giardino e aveva gran foglie; e gli messono le spine inverso la testa, e tanto duramente gliele compressono, che 'l prezioso sangue cascò da ogni parte per la faccia e per lo collo e per le spalle.

DELLA VIRTÙ CHE ÀNNO LE SPINE DELLE QUALI FU FATTA LA CORONA AL NOSTRO SIGNIORE.

E quelle cotali spine erono bianche, imperò che la bianca spina à più virtù, perchè chi ne porta una bianca sopra lui, non teme nè folgore, nè saetta, nè tempesta, nè altro; e alla casa, ove è, il cattivo spirito non ardisce aprossimare. In questo giardino lo rinnegò san Piero tre volte. Dappoi fu menato il nostro Signiore dinanzi al vescovo e maestro delle legge in uno altro giardino, e ivi fu di nuovo esaminato e schernito e vituperato. E ancora fu incoronato d'un'altra corona di spina bianca, la quale si chiamava lerbris, che era in quello giardino, la quale ancora aveva molte virtù; e delle sue foglie si fa buono colore verde. Dappoi fu menato nel giardino di Caifas, e ivi fu coronato d'un rosaio salvatico. E poi fu menato nella camera di Pilato, el quale era giudice, per esaminarlo. Ancora ivi era incoronato di giunchi marini. Ivi lo posono in su nuna sedia e vestironlo d'un mantello di purpura, e sì gli feciono una corona di questi giunchi. E ivi si inginochiorono, sbeffandolo, schernendolo, e dicendo: Dio ti guardi, Re de' giudei! E questa corona fu quella la cui metade è a Parigi e l'altra metade è a Gostantinopoli insieme colla quale il nostro Signiore fu posto in croce e morto. Per la qual cosa si dè tenere questa corona più cara e più preziosa che niuna altra. E l'asta della lancia à lo imperadore della Magnia, ma el ferro si è a Parigi; e lo imperadore medesimo di Gostantinopoli dice avere el ferro della lancia. Io l'ò veduto ed è assai più largo che quello che è a Parigi.

In Costantinopoli giace el corpo di santa Anna.

Item, a Gostantinopoli giace la madre di nostra Donna, la qual santa Elena fece portare di Gierusalem.

DEL CORPO DI SANTO GIOVANNI GRISOSTIMO.

Item, ivi giace il corpo di san Giovanni Grisostimo, el quale fu arcivescovo di Costantinopoli.

DEL CORPO DI SANTO LUCA.

Item, ivi giace il corpo di santo Luca Evangelista, perchè le sue ossa furono portate di Brettagnia, ove fu sotterrato; e molte altre reliquie vi sono.

D'UNO VASO CHE SI RIEMPIE PER SÈ MEDESIMO.

Qui è un vasello di pietra chiamata quindos, el quale getta tutta via acqua, e sempre per sè medesimo si riempie tanto, che va di sopra sanza che alcuno vi metta alcuna cosa dentro.

DELLA CITTÀ DI GOSTANTINOPOLI.

Constantinopoli è molta bella città, di molto nobile, e bene murata e triangulata. Egli è un braccio di mare, chiamato Elesponte; e chi lo chiama la bocca di Gostantinopoli; altri el braccio di santo Giorgio. Questo braccio chiude le due parte della città; e più alto, verso il capo di questo braccio di mare, fu la città di Troia sopra la ripa dell'acqua in un molto bel luogo piano; ma la città appar poco per lo gran tempo che fu distrutta.

DELLE ISOLE CHE SONO IN GRECIA.

In Grecia sono molte isole, sì come sono Calisere, Colcos, Ortigia, Tesbria, Mirea, Flazon, Melocopate e Lennos. Ivi sono molti altri linguaggi e molti paesi, i quali tutti ubidiscono allo imperadore; e gli Pizinzenati, gli Comani e molte altre gente e paesi di Tracia e Macedonia.

ONDE NACQUE ARISTOTILE E DOVE GIACE.

Una città dove naque Aristotile è assai presso della città di Tracia: è chiamata Asenigiren. Ivi giace il corpo suo, e ivi è uno altare sopra la tomba sua, ove ogni anno si fa solenne festa sì come fusse santo. Ogni uno di quelle gente insieme vanno a consigliarsi sopra di questa tomba, e pare a loro che per divina ispirazione gli venga posto innanzi il miglior consiglio. E in questo paese sono molte alte montagnie inverso la fine di Macedonia.

DEL MONTE OLIMPIO.

È una montagnia chiamata Olimpio, la quale disparte Macedonia da Tracia, ed è così alta che trapassa le nuvole.

DEL MONTE ATTALANTE DOVE È L'AERE PURO E NETTO.

Elli è un'altra montagnia, chiamata Athlas. Questa è tanto alta, come testimonia alcuni, che l'ombra sua si istende insino a l'Isola di Lennos, ch'è lontana a la marina LXXVI. leghe; e nella sommità della montagnia è l'aere così puro, che ivi non trae vento, nè altra cosa; e imperò quivi non potrebbe stare uccegli, nè altri animali per la grande secchitade di detta montagna. E dicono alcuni di queste parte, che i filosafi andorono sopra questa montagnia e tenevono nelle mani una spugnia bagnata in acqua, la quale odoravono per ricevere umidità, perchè altrimenti non arebono potuto fiatare, anzi sarebono venuti meno per difetto di fiato per l'aere troppo asciutto. E sopra questa montagna scrivevono colle loro dita nella polvere; e in capo dell'anno tornati, trovavono le figure come loro avevono iscritto, sì che per questo appare, che la montagnia si istende infino all'aere puro.

DELLA BELLEZA DI COSTANTINOPOLI.

Costantinopoli è la principale città dello imperadore; molto bella e bene ordinata; e ivi è una bella piaza per giostrare e per giucare, ed è fatta a scacchi e a gradi d'intorno, sì che ogniun può vedere sanza impacciare il campagnio; e di sotto questi gradi sono le stalle[11] dello imperadore e dentro sono tutti e pilastri di marmo. Dentro nella chiesa di santa Soffia, faccendo, già gran tempo, lo imperadore sotterare un suo parente, fu trovato uno altro corpo, sopra del quale era una gran piastra d'oro, dove erano scritte lettere che sonavano: Iesù Cristo nascierà della vergine Maria, et io credo in ello. E contenea nella detta piastra, che quello corpo era stato quivi anni 2000, prima che Iesù Cristo nascessi; et è oggi la detta piastra nella tesorìa della chiesa di santa Soffia[12].

DEL CORPO DI ERMES.

E dicono le gente, che questo corpo fu Hermens, el savio filosofo. E quantunque i greci siano cristiani, egli però deviano molto dalla nostra fede, perchè dicono, che lo Spirito Santo non procede punto dal Figliuolo, anzi solamente dal Padre, e non ubidiscono nulla alla corte di Roma nè al papa, e dicono che tanta possanza à el loro patriarca, che è come el papa nostro.

COME EL PAPA SCRISSE A' GRECI CHE VOLESSINO ESSERE UNITI.

E imperò Giovanni papa vigesimo sicondo gli scrisse, come la cristianità doveva essere unita, e che egliono doverebono ubidire al papa, il quale è diritto vicario di Giesù Cristo e di Dio, al quale Idio dona infinita potenzia di legare e di sciogliere: onde e' doverebono a lui ubbidire.

DELLA RISPOSTA CHE E' FECIONO.

E li greci gli mandorono a dire assai diverse risposte; e, tralle altre cose, egli dissono: Potentiam tuam summam circa tuos subditos firmiter credimus, superbiam tuam summam tollerare non possumus, avaritiam tuam satiare non intendimus; dominus tecum quia nobiscum est Dominus. E altra risposta non potè lui avere da loro. Queste parole latine per più intelligenzia de' vulgari così suonono: la tua potenzia, circa alli tuoi subditi, firmamente credemo; la tua somma superbia non possiamo levare (sic), la tua avarizia non intendiamo saziare: sia el signore teco, perchè con noi è.

DELLO ERRORE DE' GRECI CONTRO ALLA CONSECRAZIONE DEL SACRAMENTO.

Item, fanno el sacramento dell'altare di pane lievito, e dicono, che noi erriamo di farlo col pane non lievito, perchè el nostro Signiore lo fece alla cena di pane lievito; e nel giovedì santo eglino fanno il loro pane lievito per memoria della cena, e sì lo seccano e poi lo conservono tutto l'anno; e di questo ne dànno agl'infermi in luogo del corpo di Cristo; e egliono non fanno punto d'unzione nel battesimo, nè alli infermi; ma nota che ora si conformono con noi nel modo del consecrare; e dicono che non è punto purgatorio, e che l'anime non ànno punto d'allegreza infino al dì del giudicio.

UNO ALTRO ERRORE.

E dicono, che fornicazione non è peccato mortale, imperò che quela è cosa naturale, e che nisuno uomo nè femina se debe maritare altro che una sola volta.

UN ALTRO ERRORE.

E che sono bastardi quegli figliuoli di quegli che si maritono più d'una volta, e sono generati in peccato; e disfanno il matrimonio per piccola cagione. E gli loro preti si maritono; e dicono, che usura non è punto peccato mortale; e vendono e benifici della chiesa, sì come altrove si fa, che gli torna gran danno e vergognia; imperò che ogni simonia è riprovata; onde che la santa chiesa è maculata; e così mancando lei nelle buone opere, el mondo non può aver buono stato.

DI MOLTI ALTRI ERRORI DE' GRECI.

E dicono e greci, che nella quadragesima non si dee cantar messa altro che 'l sabato e la domenica; e il sabato non digiunono in niun tempo dell'anno, se bene in tal dì fussi la vigilia di Pasqua o di Natale. E non permettono, che li latini cantino alli loro altari altro che una messa; e se pure la cantassino, e greci dipoi lavono l'altare d'acqua benedetta, e dicono che non si dee cantare altro che una messa el dì in su nuno altare; e dicono che 'l nostro Signiore non mangiava mai, anzi fece astinenzia di mangiare. E dicono che noi pecchiamo mortalmente a farci radere la barba, perchè la barba è segnio de l'uomo e dono del nostro Signiore; e quegli che si fanno radere, il fanno per più piacere al mondo e a le femine; e dicono, che noi pechiamo a mangiare delle bestie che erano vietate nel vechio testamento, come de' porci e delle altre bestie che non rugomeno el pasto; e dicono che noi pechiamo a mangiare carne presa nella settimana di quadragesima; e anche perchè noi mangiamo carne il mercoledì; e dicono che noi pechiamo a mangiare uova e formagio il venerdì, e che è scomunicato ognuno el quale si contiene di mangiare carne el sabato.

DI CIÒ CHE FA LO IMPERADORE.

Item, lo imperadore di Costantinopoli fa el patriarca con l'arcivescovo e vescovi e dà le degnità e li benifici, e sì gli toglie e gli priva quando gli truova cagione. E questo è signiore del temporale e spirituale in suo paese; e se voi volete sapere l'alfabeto de' greci voi lo potete vedere qua di sotto.[13]

E quantunque tale cose non appartenghino allo amaestramento del viagio, nondimeno apartengono alla anti promessa dichiarazione, cioè di costumi e di ragione e diferenzie d'alcuni paesi; imperò che questo è il primo paese vario e discordante in fede e in lettere dal nostro paese di qua. Pertanto io l'ò qui discritto, perchè molte gente pigliono diletto d'udire cose nuove. Chi vuole andare a Costantinopoli per la terra di Turchia, sì va verso la città di Nisa, e passasi per lo porto di Cinento[14], il quale è bene alto di lungi da Nisia una lega e mezo.

DEL CORPO DI SANTO NICOLÒ.

Chi va per mare, per lo braccio di san Giorgio, per lo mare verso le parte dove giace il corpo di santo Niccolò verso molti altri luoghi[15].

DELL'ISOLA DI SIVO (sic) DOVE CRESCE EL MASTICE.

Prima si va a l'isola di Chio. In detta isola crescie il mastice in piccoli albucelli et escie a modo di gromma di ciriegio.

DELL'ISOLA DI PATHEMOS DOVE SCRISSE SANTO GIOVANNI L'APOCALISSE.

Dappoi si va per l'isola di Pathemos. Ivi iscrisse santo Giovanni l'Apocalisse, e potete sapere che quando el nostro Signiore sostenne passione, santo Giovanni ora d'etade d'anni XXXII. E dopo la passione stette in questa vita anni LXVIII, e il centesimo anno passò di questa vita.

DELLA CITTADE DI EPHESON DOVE SANTO GIOVANNI PASSÒ DI QUESTA VITA[16].

Da Pathimos si va ad Epheson, la quale è molto bella città et è appresso del mare e quivi passò di questa vita san Giovanni, e fu posto in terra dietro a l'altare, e quivi è fatto una bella chiesa, perchè e cristiani solevono tenere questo luogo; ma tuttavia nella tomba di san Giovanni non è altro che manna, imperò che 'l suo corpo fu trasportato in paradiso. E al presente tengono e turchi la città e la chiesa e la magior parte di Asia minore, e però è Asia chiamata Turchia. E sappiate che mentre che san Giovanni viveva, si fece fare la fossa, e lui medesimo v'entrò dentro vivo; imperò dicono alcuni, che non è morto, ma che si riposa insino al dì del giudicio. E veramente à lasciato una grande maraviglia, perchè visibilmente vi si vede molte volte di sopra alla sua tomba scrollare e muovere la polvere, non altrimenti che se vi fussi sotto uno uomo vivo, el quale la movessi, sì che ogni uomo che lì vede, si maraviglia molto.

DELLA CITTÀ DI MAIOLICA.

Da Efeson si va per molte isole di mare fino alla città di Pateram, dove nacque messer santo Nicolao; e dipoi si va alla città di Maiolica, nella quale egli fu eletto vescovo. Quivi nascono molti buoni vini. Di là si va all'isola di Creti, la quale donò lo imperadore, già è gran tempo, a' Genovesi[17].

DELL'ISOLA DI COLCOS E DELL'ISOLA DI CRETE DELLA QUALE FU SIGNIORE IPOCRAS.

Dipoi si passa per l'isola di Colcos e per l'isola di Lingo, delle quale isole Ipocras fu signiore e principe. E dicono alcuni, che in quell'isola di Lingo v'è ancora la figliuola di Ipocras in forma d'uno grande dragone, il quale si mostra di lungheza dugento torse, secondo che dicono[18]. Io non lo vidi mai e quegli dell'isola la chiamono la donna del paese, e abita appresso d'un castello vechio, e vedesi due volte l'anno, e non fa male ad alcuno, chi non fa già a lei noia.

COME LA FIGLIUOLA D'IPOCRAS FU TRASMUTATA D'UNA BELLA FANCIULLA IN UNO ORRIBILE DRAGONE.

E così, d'una bellissima fanciulla, fu trasmutata e cambiata in uno orribile dragone per una Dea detta Diana. E dicono, ch'ella ritornerà ancora in suo stato, e questo sarà quando si troverà uno cavaliere tanto ardito, che abbia ardimento di baciarla per la bocca. Ma, poi che sarà tornata in femina, ella non viverà lungamente. Non è ancora lungo tempo che un cavalieri di Rodi, forte e ardito, disse, che lui voleva andare a questo dragone; e montò sopra a uno corsiere, e andò infino al castello, e entrò dentro nella cava; e il dragone cominciò a levare il capo contro a lui. Quando il cavallo lo vide così brutto, per paura, a mal grado del cavaliere, il straportò sopra a un sasso, e di quello saltò in mare per tal modo, che fu perduto il cavaliere. Item, un giovane, il quale nulla sapeva di questo dragone, uscì di nave e andò all'isola infino al castello, e entrò nella cava, e andò tanto innanzi, che trovò una camera, e vide una fanciulla, che, pettinandosi, riguardava in uno specchio, e intorno a lei era assai tesoro. Costui si credette che costei fussi una meritrice che là dentro stessi a servire e compagni; e ivi stette tanto, che la fanciulla vide l'ombra di costui nello spechio; e incontanente andò inverso lui e domandollo che voleva; e lui rispose che voleva esser suo amico. E ella gli dimandò, se lui era cavaliere; e lui rispose, che non. Addunque, disse ella, voi non potete esere mio amico, ma andate da' vostri compagni e fatevi fare cavalieri, e la mattina io uscirò di qua dentro, e verrò innanzi a voi, e voi verrete a baciarmi per la bocca; e non abiate punto di paura, però che io non vi farò alcun male, che quantunque vi parrò brutta a vedermi, non dimeno non è altro che incantamento, ma io son fatta come voi mi vedete: e se voi mi bacerete, arete questo tesoro e sarete mio marito e signiore di questa isola. E sopracciò si partì da lei, e andò alla nave da' suoi compagni, e fecesi fare cavalieri, e poi tornò la mattina innanzi alla fanciulla per baciarla. E quando la vide uscire della camera in così orribile forma, ebe tanta paura, che subito ritornò, fugendo, verso la nave: e ella gli andava dietro. Ma quando ella vide che costui non ritornava, ella poi cominciò abaiare e gridare dolorosamente, e ritornossi indietro. Subito el cavalieri murì, e da quelo dì in qua non fu cavalieri alcuno, che, vedendola, subito non morisse. Ma quando v'anderà un cavaliere così ardito, che ardisca baciarla, egli non morrà e ritornerà la fanciulla nella sua forma, e sarà signiore del paese[19]. Item, dopo si va a l'isola di Rodi, la quale tegniono e cavalieri di san Giovanni. Questa isola, la qual già lungo tempo tolse lo imperadore[20]. Soleva quell'isola essere chiamata Colcos, e ancora così la chiamono molti signiori: e sam Paolo scriveva a quegli di questa isola, a' Colocenses. Questa isola si è appresso Gostantinopoli VIII. leghe, passando per mare.

IN CIPRO NASCE BUON VINO EL QUALE EL PRIMO ANNO È ROSSO, E POI DIVENTA BIANCO.

Da questa isola si va in Cipro, dove è il vino forte e possente, el quale el primo anno è rosso, e poi l'anno sicondo diventa bianco; e quanto è più vechio, diventa più chiaro e di migliore odore; e passasi, andando verso Cipro, per lo golfo di Sotalia.

QUI METTE LA CAGIONE PERCHÈ ABISSÒ QUESTA CITTÀ DI SOTALIA CON l'ISOLA, E FU PER UNO ORRIBILE PECATO.

Qui solea esere una buona isola e una buona città, che si chiamava Sotalia; e questa isola colla città si perderono per la follia d'uno giovinetto, il quale amando una fanciulla bella e pulita, murì di morte subitana, e fu posta in un sepolcro di marmo; e 'l giovane, pel grande amore, si condusse la notte ad aprire lo sipolcro, e posesi a giacere colla fanciulla. In capo di VIIII mesi a costui venne una boce, e disse: vattene alla tomba della fanciulla, e apri e guarda ciò che tu ài in lei ingenerato; e guarda bene che tu non resti; che se tu non vi vai, ti verrà male. E il giovinetto v'andò; e aperta la tomba, subito uscì fuori una testa brutta e sfigurata a guardarla, la qual subito che ebe riguardata la città e e' paesi, allora subissò ogni cosa infino in abisso: e qui è molto pericoloso passaggio. E da Rodi a Cipri sono bene v. cº. mª., o sia leghe lombarde[21]; e chi volessi, poterebe andare in Cipri sanza andare in Rodi, lasciando Rodi da costa.

DELL'ISOLA DI CIPRI, NICCOSIA E FAMAGOSTA.

Cipri è molto bella isola e molto grande, e ivi sono IIIIº. principali città. A Niccosia è uno arcivescovo, e III vescovi nel paese. Ivi è Famagosta, uno de' principali porti del mondo, dove arrivono cristiani, saracini e greci e d'ogni nazione; similmente e genovesi. Ivi è una montagna, che si chiama Egiptia, dove sono monaci neri.

LA CROCE DI DISMAS.

E quivi è la croce di Dismas, com'è detto di sopra.

DOVE GIACE IL CORPO DI SANTO GIROLAMO E DOVE GIACE SANTO ILARIONE.

In Cipri giace santo Ieronimo, di cui li cristiani fanno gran festa, e nel castello d'Amore giace el corpo di santo Ilarione, el qual fa el Re guardare degnamente. Appresso a Famagosta nacque santo Barnaba apostolo. In Cipri si caccia con papioni, e quali s'asomigliono a' leopardi, e seguitono molto le bestie salvatiche, e sono alquanto magiori de' lupi, e sono più fieri che' cani: e cacciasi ancora con cani dimestichi; ma li papioni sono più forti. Ivi è molto più caldo che non è di qui. Di Cipri si va per mare verso Gierusalem e verso a altri luoghi che tengono saracini; e passono al tempo buono di vento in uno giorno naturale.

DEL PORTO DI TIRO.

El porto di Tiro, el quale è al presente chiamato Sur, è l'entrata di Suria. Ivi soleva esere una bella città de' cristiani. ma e saracini l'ànno distrutta la magior parte, e curiosamente guardono el porto, sì per paura de' cristiani, quanto possono per utile che ànno di lor passaggio. Di là s'anderebe più ritto al porto, sanza entrare in Egitto, ma più volentieri si va in Egitto per pigliare riposo e vittuvaglie nicessarie.

DELLI ROLONI, GRANCHI E DELLA FONTE DI CHE PARLA LA SANTA SCRITTURA[22].

Ivi, insu la riva del mare, si truova molti roloni e granchi: ivi è la fonte della quale parla la santa scrittura: Fons ortorum, puteus aquarum viventium. In questa città disse la Donna al nostro Signiore: Beatus ille venter qui te portavit, et ubera, quae suxisti. Ivi perdonò il nostro Signiore alla femmina Cananea. Innanzi a Tiro soleva essere la pietra sopra la quale stava el nostro Signiore predicando, e sopra a questa pietra fu edificata la chiesa di Santo Salvatore verso oriente.

DI SAPHON, SIDONAI, BARUTI, SIDONA E DAMMASCO.

È da otto leghe, sopra el mare. Saphon, o vero Siriputa di soddomensi. Ivi soleva dimorare el profeta Elia: ivi risucitò il figliuolo della vedova. E da Saphon alla città di Sidon è VI. leghe. E da questa città fu Dido che edificò Cartagine in Africa, e al presente si chiama Sidoni. Nella città di Tiro regniò Ageno padre di Dido. Da Sidon a Baruti si è X. leghe: da Barati a Sidonai è III. giornate; e da Sidonai a Damasco V. leghe. Chi vuole andare più di lungo per mare, e più aprossimarsi a Gierusalem, vada in Cipri al porto del Giaffo, e questo è il più propinquo porto alla città di Gierusalem, e non è altro che una giornata e mezo, che sono XVI. leghe.

DEL GIAPHO CHE EDIFICÒ IAPHET.

Questa città è chiamata Giaffo per un figliuolo di Noè chiamato Iaphet, el quale la edificò; ma al presente è chiamata Giaffo. E sapiate, che questa è la più antica città del mondo, però che innanzi al diluvio fu edificata.

DI ANDROMADES GIUGANTE.

Ancora lì pare dove fu appicato le catene di ferro, delle quale in prigione stette legato un gran gigante, detto Andromades innanzi al diluvio, el quale aveva una ischiena lunga piedi XL. Item, chi giugnie al sopradetto porto di Tiro, chi vuole va per terra infino a Gierusalem, e chi vuole vae da Tiro infino alla città di Dacon in uno dì. E soleva chiamarsi Acon Tolomanda, e già fu una città de' cristiani, o vero di Cicilia, assai bella: al presente è molta guasta. E viensi infino ad Acom per mare e sì vi sono VIII. leghe lombarde. E di Calabria infino alla cittade di Acom per mare sono Mille CCCº. leghe lombarde. E l'isola di Crete è nel mezo della via. Item, apresso alla città di Acom, verso il mare, sono stadii CCºXX. inverso el mare dalla destra parte: inverso el mezzo dì è el monte Cannello, ove dimorava Elia profeta. Qui fu trovato il primo ordine de' frati Carmelliti: el monte non è però molto grande nè alto, ma a piede di quel monte soleva essere una buona città di cristiani, che si chiamava Caiphas; imperò che Caiphas la edificò, ma ora è quasi tutta guasta. Dalla sinistra parte del monte Carmello è una villa chiamata Sapha, e in quel luogo giace il corpo di santo Iacopo e di santo Giovanni; e nel luogo dove nacquono è una bella chiesa.

DEL GRANDE MONTE, CHIAMATO LA SCALA DI ICHIRI.

E da lì infino al grande monte, chiamato la Scala di Ichiri sono stadi Cº. Item, qui appresso corre una piccola riviera, chiamata Belchoni. Quivi apresso è una fossa, Viemoni chiamata, e è tonda e larga Cº. cubiti, la quale è piena di granelle bianche lucente, delle quale si fa vetro bello e chiaro: qui viene la gente a torre di quele granelle per mare con nave, e per terra con carri; e quando questa fossa è vota, la mattina si truova piena come era di prima; e dentro a questa fossa sempre è vento e romore e rimescola le dette granella maravigliosamente; e chi mettessi alcun metalo in questa fossa fralle granelle, quelo metalo si convertirebe in grane o vero in vetro; e chi mettessi vetro fatto di quele granelle, si convertirebe in granelle come era in prima. Questa si è una bella città e popolata, e alcuni dicono che quela fossa è uno spiraglio di mare arenoso. Item, dal luogo sopra detto si va a la città di Palestina in IIIIº. giornate. Questa città fu di philistei, ora è chiamata Ghaza. Questa è una bella città, ricca e apopolata: e alquanto di sopra di questa città portò il forte Sansone le porte sopra uno alto sasso.

COME SANSONE AMAZÒ E FILISTEI AL PALAZO.

E, quando fu presso a quella città, amazò sè stesso nel palazo del Re insieme con molte migliaia di philistei, e quali avevono acciecato, e toso e prigionato; e perchè si schernivono di lui, però fece rovinare il palagio sopra loro.

DI CESARIA E DEL CASTELLO DE' PELLEGRINI, DI ASCALON, DEL GIAPHO, E COME IN BABILLONIA DIMORA EL SOLDANO.

E di là si va alla cità di Cesaria e poi si va al Castello di pellegrini, e poi a Scalona, e poi al Giaffo, e poi a Ierusalem; e chi vuole andare per terra, primamente va verso Babillonia, ove comunemente dimora il Soldano, per impetrare grazia da lui d'andare più sicuramente per lo paese. E per andare in monte Sinai, si vae innanzi che si vada in Gierusalem, e poi, ritornando per Gierusalem, si va per Ganza inverso il castello di Tiro. Dappoi s'esce di Soria e entrasi nelli diserti, dove el Nillo è tutto sanguinente. Dura questo diserto VII. giornate, ma tutta via truovasi abergo di giornata in giornata, ove si truova vittovaglie opportune per l'uomo: in sua lingua chiamono questo diserto Alilech. E uscendo fuori di questo diserto, s'entra in Egitto, da lor chiamato Canopat[23] in suo linguagio, e altri il chiamano Aielfini. E truovasi prima una bella città, chiamata Balcem, e sta nella fine del reame, e di là si va a Babillonia al Cairo. In Babillonia è una chiesa di nostra Donna, dove ella dimorò VII. anni, quando ella fuggì della terra di Giudea por timore del Re Erode: quivi giace il corpo di santa Barbera vergine. Quivi stette Ioseph da poi che fu venduto da' frategli. Quivi fece mettere Nabuchodonosor nel fuoco e III. giovinetti, in ebreo chiamati Anania, Azaria e Missael, sì come testimonia Salamone. Ma Nabuchodonosor gli appellava Sidrach, Misach e Abdenago, che suona: Dio glorioso, Dio virtuoso, Dio sopra ogni reame: e questo fu per lo miracolo che si vidde, stando loro nel fuoco ardente. Quivi dimora il Soldano nel suo calahelich, cioè al Cairo, perchè quivi comunemente è la sua sedia in un bello castello grande e forte e sta sopra a un sasso; e in quel castello stanno sempre (standovi el Soldano, per servire lui e per guardia del castello) VI. mila persone o più, le quali vivono tutte della corte del Soldano di tutto quello che gli fa bisognio. Io lo debo ben sapere, perchè io fu' gran tempo suo soldato contro alli ordini e nelle sue guerre. Egli m'arebe altamente meritato, sì come grande principe terreno, se io avessi voluto rinnegare el mio creatore Giesù Cristo: di ciò io non avevo volontà per tutto quello che egli m'avessi potuto promettere nè donare. E sapiate, che il Soldano è signiore de' suoi reami che à acquistati e apropriati per forza, come del reame di Canopate, del reame d'Egitto e del reame di Gierosolimitani, ove Davit e Salamone erono Re; del reame di Allappeni, della terra di Emat e del reame di Soria, ove è capo la città di Soria, di Damasco; e del reame di Arabia, che fu d'uno de' tre Re, che andorono a presentare al nostro Signiore quando nacque; e molte altre terre tiene in sua possanza. E appresso a ciò si è Caliobe[24], che è una grande cosa. El Soldano in suo linguaggio è sopra a IIIIº. Re, e nel paese della Soria e' solevavi esere V. Soldani, e al presente non ve n'è se none uno, che è in Egitto. Il primo Soldano fu Zaratone, che fu di Media, e fu padre del Soldano il qual prese il Calife di Egitto, e uccisselo e fu Soldano per forza: e poi fu Soldano Saladino, nel tempo del quale il Re Ricardo d'Inghilterra, con molti altri, guardorono il passaggio di Rocasse, che il Soldano non poteva passare. Dappoi Saladino regniò suo figliuolo Orlandino, e poi suo nipote. E poi li Mamaluchi, e quali erono come schiavi in Egitto, feciono la loro possanza ed elessono uno di loro, uno Soldano, il quale si fece nominare Melchesela. Nel tempo di costui entrò nel paese il Re di Francia, Santo Aluigio, e con lo Soldano combattendo, fu preso e messo in prigione; e dipoi fu morto questo Soldano da' suoi servi medesimi, e quali dapoi elesono un altro, chiamato Turpino per farlo Soldano. Costui dappoi liberò santo Aluigio, perchè egli si riscosse. E poi un altro sì regniò de' suoi Mamaluchi, chiamato Cathas. Costui uccise Turpino per esere Soldano, e fecesi nominare Melachamech: e da poi uno di questi mamaluchi, per aver la signioria, fecesi chiamare Melchey. Nel suo tempo entrò el buono Re Adovardo di Inghilterra in Soria, e fece grande danno a' saracini: poi fu questo Soldano imprigionato in Damasco dal suo figliuolo, il quale doveva regniare dipoi lui, e fecesi nominare Malech Saith; ma un altro possente uomo, chiamato Elphiel, cacciò lui fuori del paese e fecesi Soldano. Costui prese la città di Tripoli e distrusse di molti cristiani dell'anno di grazia Mille dugento novanta nove. Ma poi fu imprigionato da uno altro che voleva esere Soldano, ma costui fu subito morto. E di poi fu il figliuolo de Eliphini Soldano, e costui si fece nominare Meleche Aserach. Costui prese la città d'Acom, e incarcerò tutti e cristiani, poi fu lui imprigionato. Da poi fu suo fratello fatto Soldano, e fu nominato Ginthelboga, e fu preso, e imprigionollo nel castello di monte reale e fecesi Soldano per forza; e fu costui Tartaro, ma gli malmaluchi gli discacciorono del paese, e feciono un altro Soldano del paese, chiamato Lichim. E costui si fece nominare Melechimanser, il quale[25] giucando un giorno a scacchi, el cavaliere, con chi lui giucava, crucciato con lui, prese la spada del Soldano che gli era presso, e con quella spada lo uccise. Dappoi furno in grande discordia per fare un Soldano, ma finalmente s'accordorono che fussi fatto Melchinaser, il quale Viterga aveva posto in prigione a monte Reale. Costui regniò gran tempo e governossi saviamente e sanamente, sì che il primo genito dopo lui fu eletto Soldano, e fu nominato Melechinade, il quale uccise il suo fratello secretamente per aver la signioria e fecesi nominare Melechinam da Vuroni: e costui era Soldano quando mi parti' del paese. Item, sappiate, che 'l Soldano può trarre del paese d'Egitto, pure solamente di quegli che stanno a sua providigione, più di dugento migliaia d'uomini d'arme: e di Soria e di Turchia e di altri paesi se ne può cavare più di cinque cento migliaia, sanza la comune gente del paese; imperò che questi stanno tutta via a posta sua provigionati sanza gli amiragli ch'egli governa. Ma la comune gente del paese è sanza numero, e ciascuno cavaliere à di provigione sei mila fiorini l'anno; ma egli è di bisognio che ciascun di loro tenga dumila cavagli e uno camello; e sono gli amiragli spersi per le città e per le ville. Li quali amiragli governono questa gente, l'uno quatrocento, l'altro cinque cento; chi più e chi meno: e tanto ha di provigione uno amiraglio solamente, come tutti e soldati a lui sotto posti; e però quando il Soldano vuole mettere suso un cavaliere o uno altro uomo[26], egli lo fa amiraglio; ma quando viene una carestia, e cavalieri sono poveri, e vendono e cavagli e l'arme loro. Item, lo Soldano à IIIIº. femine, una cristiana e III. non cristiane; l'una in Ierusalem, l'altra in Damasco e l'altre due in Ascalona; ma elle si trasmutono all'altre terre, e 'l Soldano le va a vicitare quando gli piace. Queste IIIIº. sono sue moglie; delle amiche n'à lui quante ne vuole, perchè lui si fa venire innanzi delle più belle e più nobili del paese, e quelle che gli piacciono le fa guardare onorevolmente; e quando vuole giacere con una amica, lui se ne fa venire molte innanzi: tutte ben guardate, manda o vero getta l'anello del suo dito a quella che più gli piace: prestamente quegli a chi apartiene la mena a bagniare, e poi a vestirla e adornarla molto nobilmente: e così fa ogni volta che gli piace, e di notte la conducono a la sua camera innanzi al Soldano. Non viene niuno forestieri imbasciadore che non sia vestito di drappo d'oro, o vero di camozato, a modo che' saracini vestiti sono. E conviene che così tosto, come eglino lo veggono o alle finestre o in nessuno altro luogo, e sia chi si vuole, conviene che s'inginocchino e bacino la terra, imperò che questa è l'usanza di tutti quegli che gli vogliono parlare. E mentre che gl'imbasciadori parlono con lui, la gente del Soldano stanno intorno a loro con ispade e con lance in mano, a modo che per ferire a ogni ora, quando gli dicessino cosa che dispiacessi al Soldano. E però niuno forestiero richiede cosa alcuna al Soldano che non gliela conceda, pur che ella sia cosa ragionevole e che non sia contro a la sua legge. E similmente fanno gli altri principi, però che egli dicono, che niuno debbe venire innanzi al Soldano, se non per migliorare. E alla partita dee esere più lieto che nella venuta al suo cospetto. E sappiate che questa Babillonia, della quale io ò parlato, dove dimora il Soldano, non è già la grande Babillonia, dove fu trovato la diversità delle lingue per lo divino miracolo, quando la grande torre di Babel fu cominciata, le mura della quale torre erono già fatte alte LXIIIIº. stadii. La qual si è ne' grandi diserti di Arabia, sopra il camino dove si va inverso Caldea. Ma già è gran tempo che niuno ardisce andare nè aprossimare a questa terra, perchè ella è diserta e abandonata; e quivi d'intorno non abita altro, che grande multitudini di dragoni e di serpenti e altre bestie velenose, sicondo che gli uomini dicono di quel paese.

DELLA GRANDE BABILLONIA, LA QUALE EDIFICÒ NEBROTH PRIMO RE.

Questa città aveva di circuito intorno alle mura CºXL. leghe[27] sì come si può istimare e comprendere; e quantunque si chiami la terra Babillonia, non dimeno qui erono ordinate molte case e abitazioni e gran palazzi: e conteneva la detta terra gran paese di circuito, come ò detto, perchè la torre teneva per quadro dieci leghe. Questa terra edificò Nebrotto Re; questo fue Re di quel paese; e costui fu il primo Re del mondo, e fece fare una immagine al nome di suo padre, e costringeva tutti e suoi subgetti ad adorarla; e similmente fece Nino, di suo padre: così cominciorono gl'idoli. La detta torre, insieme con la città, era ben posta e in un bel paese e piano, el quale si chiama ancora el piano di Senziar: le mura della terra erono alte CC. cubiti ed erono grosse L. cubiti, e sì v'era una fiumara di Eufrates pel mezo della città, ma Dario Re di Persia gli tolse il fiume e distrusse la città e anche la torre.

COME IL RE DARIO PARTÌ EL FIUME IN QUATTRO MILA SECENTO RIVOLI PICCOLI PER LO GIURAMENTO CH'EGLI AVEVA FATTO A DISPARTIRLO.

Questo Dario Re partì el fiume in IIIIº. m. e VI.Cº. piccoli rivoli, però che aveva giurato ch'egli spartirebbe el fiume per forma, che una femina lo potrebe passare sanza spogliarsi[28], imperò ch'egli aveva perduti di molti cavalieri, i quali, volendo passare il fiume, si affogorono. E da Babillonia, dove dimora il Soldano, per la via diritta tra uriente e settentrione, verso di questa grande Babilonia, è quasi XL. giornate e la magior parte del viaggio sono diserti; e questa grande Babilonia non è punto nè in dominio nè in potenzia del Soldano.

LO IMPERADORE DI PERSIA TIENE LA GRANDE BABILLONIA.

Anzi è sotto la signioria dello 'mperadore di Persia. La terra di Persia si tiene un signiore, il quale è uno delli più alti e più nobili che sia nella parte di là, ed è signiore dell'isola di Cathai e di molte altre isole e d'una gran parte d'India, e confina la sua terra colla terra del prete Giovanni. Costui tiene tanta terra, che esso non sa e confini, ed è assai magiore e più potente sanza comparazione che non è il Soldano, di possanza: e dello stato di questo signiore io ne parlerò più appieno ch'io non ò parlato della terra e del paese del Soldano.

DELLA CITTÀ DI MECHA, DOVE GIACE MACHOMETTO.

Item, è la città di Mecha, la quale e pagani chiamono Iactalo, dove giace Macometto molto onorevolmente in un tempio, el quale e saracini chiamono Mocchia; da Babillonia minore, dove sta il Soldano, infino alla città di Mecha, sono giornate XXXII. E sapiate che il reame di Arabia è molto grande paese, ma troppi diserti vi sono, e in quegli diserti non si può abitare per difetto d'acque, perchè questa terra è tutta renosa e secha e sterile; onde non vi può esere veriditade[29] nè dolceza d'acqua, imperò vi sono tanti serpenti e diserti; e, se vi fusse fiume o fontana, la terra sarebe buona come in altri luoghi, e sarebe tutta popolata e abitata come altrove. Arabia dura da e confini del reame di Caldea infino a' confini d'Africa; e da l'altra parte confina colla terra de Idumea verso le confini di Betron. Nel reame d'Alida si è la degna città di Cartagine fondata per Dido, amica d'Enea, il qual signioregiò in Italia e Mesopotamia, e si tene con questi diserti ed è un gran reame.

DI AARON PADRE D'ABRAAM (sic) E D'EPHIEN, CHE FU GRAN TEOLOGO.

E in questo paese si è la città d'Aaron, ove dimorò el padre d'Abraam, e dove Abraam si partì, per comandamento de l'angelo. Di questa città fu Ephien, el qual fu un gran dottore in teologia, e un altro si fu chiamato Teofilo, il quale nostra Donna lo salvò dal nimico. E Mesopotamia dura dalla riviera d'Affrica fino al fiume di Tigris e Bereninta, però che tra questi dua fiumi è in mezo Babillonia, poi Caldea, poi Arabia. Caldea è un gran paese; nel quale paese, in Baldach sopradetto, soleva dimorare il Calipho, el qual soleva esere come imperadore d'Arabia, e papa e signiore in temporale e spirituale; e era successore di Macometto e di sua generazione. Questa città di Baldach era chiamata Sutbib; Nabuchdonosor la edificò, e qui stette Daniel profeta, e qui vide molte divine visioni, e qui fece la esposizione de' sogni. Ancora sappiate che anticamente solevano essere tre Califfi. Quello di Arabia e di Caldea dimorava in Baldach; e al Cairo, che è allato di Babillonia, dimorava il Calife d'Egitto, in quel medesimo castello dove dimora il Soldano. Dal Soldano in qua non sono più Califi, imporò che da lora in qua, il Soldano à usurpato quel nome, e fassi lui chiamare Califo per tutti gli altri. Item, sapiate, che in Babillonia minore, dove dimora il Soldano, si è la città del Cairo, con molte altre grandi e belle città; e sono poste l'una apresso all'altra. Babillonia sta presso alla riva di Sion altrimenti nominata Nillo[30], del quale scrive Lucano; el quale viene dal paradiso terrestre.

COME EL NILO CRESCE E DISCRESCE.

Questa riviera del Nillo ogni volta che 'l sole entra nel segnio del cancro, comincia a crescere e tutta via va crescendo mentre che il sole è in cancro e in lione, e crescie alle volte tanto, che si alza XX. cubiti o più, e allora fa gran danno alle vignie. Onde spesso viene nel paese gran carestia per troppa umidità; e simile, quando la riviera è troppo piccola, v'è carestia per difetto d'umido. Quando il sole entra nel segnio della vergine, scende a poco a poco il fiume infino a tanto che entra el sole nel segnio della libbra. Questa riviera vien correndo dal paradiso terrestre per mezo gli diserti d'India, poi entra sotto terra. Per lungo e gran paese corre sotto terra, e poi escie fuori d'una montagna che si chiama Aloch, la quale è tra India e Tiopia, dilungi dall'entrata di Etiopia trenta giornate. E quella tal montagna circunda Etiopia e Mortagia, e va dilungo, costeggiando la terra di Egitto, insino alla terra dello Imperadore, che è nella fine d'Egitto; e quivi si sparge in mare. E intorno alla detta riviera vi stanno molti uccelli chiamati ibis.

DEL PAESE D'EGITTO, E DE LA CAGIONE PERCHÈ QUIVI SONO UOMINI ASTRONOMI.

Egitto è un lungo paese e stretto perchè non si può distendere per mancamento d'acqua, sì che tutto el paese è tanto lungo dalla riviera, quanto l'acqua può bagniare la terra e adacquarla, e tanto el paese è largo, perchè quivi piove nulla o poco, e lì non possono avere acqua, se non da quella riviera; e perchè in quel paese non piove, se non rade volte, però l'aere è puro e chiaro; e però quivi sono di buoni Astrolagi, però che non truovono nuvole che gl'impaccino. Item, la città del Cairo è maggiore che quella di Babillonia ed è posta alquanto di sopra alla riviera sopradetta verso e diserti. In Egitto sono due parte, alta e bassa; l'alta verso Etiopia, e la bassa verso Arabia. In Egitto è la terra di Ramasa e quella di Iessem. Egitto è un forte paese per cagione dell'aspre montagnie che con gran fatica si passono. In Egitto, inverso oriente, è il mar rosso, il quale dura infino alla città di Cascon; e verso occidente è la terra di Libia, la quale è terra secca e sterile perchè ella è troppo calda; et è la terra chiamata Such, et è verso mezzo dì di Etiopia e verso Bisa e verso el diserto, e dura fino a Siria, e così è il paese forte da ogni canto. Egitto è di lungheza bene xv. giornate e più di largo tanto.

DELLE ISOLE D'EGITTO E DELLI NUBIANI CHE NASCONO NERI COME MÔRI.

E tra Egitto e Nubia sono bene XII giornate del diserto. Sono e nubbiani cristiani; nascono neri come môri per la grande calidità del sole. Item, in Egitto sono V. province; l'una è chiamata Saith; l'altra Damaser; l'altra Resit, la quale è una isola fatta per lo Nilo; l'altra Allaprandia; l'altra, la terra di Damiata. Damiata soleva esere molta forte città, ma perchè e cristiani la conquistorono due volte, e' saracini la conquistorono due altre volte, la disfeciono e edificorono un'altra città più lontana dal mare, la quale e' chiamorono Damiata nuova; sì che ora niuno dimora nell'altra Damiata. Quivi si è uno de' porti d'Egitto e l'altro d'Alesandria, la quale è molto forte città; ma ella non à punto d'acqua, salvo quella del Nilo, che v'è condotta per vie sotto terra: e ànno le loro citerne sotto l'acqua[31]. In Egitto sono poche forteze, imperò che il paese è forte per sè stesso. Dentro e diserti d'Egitto, già gran tempo fu uno valente romito il quale scontrò uno gran mostro, il qual di sopra aveva forma d'uomo infino al bellico con III gran corna nella testa, e di sotto aveva figura di capra.

QUI FA MENZIONE D'UNO MONSTRO, EL QUALE TROVÒ EL ROMITO NEL DISERTO.

Questo buono remito domandò el mostro per parte di Dio chi lui era; e 'l monstro gli rispose e disse, ch'egli era criatura mortale, e che Dio l'aveva così criato, e che egli dimorava in quel diserto procacciando il sostegno della sua vita. E pregò el mostro lo eremita, che volesse pregare per lui quello Dio, el quale, per salute la umana generazione, discese del cielo e nacque di vergine, e passione e morte sostenne, come noi sappiamo, e perchè noi viviamo e siamo sostenuti. Ed è ancora, questo monstro colle corna, in Alesandria per lo gran miracolo. Quivi in Egitto è la città di Eliopoli, che si chiama la città del Sole[32]. E in questa città è un tempio fatto a modo di quelo di Gierusalem, ma in quanto alla divinità non è somigliante. Il prete del detto tempio à perscritto el tempo d'uno uccello chiamato Fenice, e mai non è stato altro che uno al mondo. E sappiate che la natura del detto uccello si è, che in capo di 100. anni viene in sullo altare di quello tempio a bruciarsi, e il prete, quando vede il tempo, e lui gli apparecchia sopra all'altare spine e zolfo vivo e altre cose che presto s'accendono. E questo uccello si viene a ardere e fassene cenere. Dipoi el primo dì si truova nella cenere uno vermine, e lo secondo giorno si truova l'uccello fornito, e 'l terzo giorno si vola via: e in questo modo si rinuova ogni volta in capo di 100. anni. E sappiate che al mondo non è altro che uno di quella ragione uccelli; e certo questo è gran miracolo di Dio! E si può bene assomigliare questo uccello a Dio, imperò che Dio non è altro che uno, e perchè il nostro Signore risucitò el terzo dì. E questo uccello si vede spesse volte volare nelle parte di Arabia e intorno a questo luogo; e non è già più grande che una aquila, e à una cresta sopra la testa più grande che non à el pagone.

COME È FATTA LA FENICE.

E à el collo giallo, di colore d'uno oro be' lucente; e à el dosso indo, e à le alie di purpura colorite, e à la coreggia rossa pel traverso, e il collo rosso, ed è bello da vedere al sole, però che luce molto nobilmente. In Egitto sono giardini che rendono frutto due volte l'anno: ivi si truova di begli smeraldi e assai, imperò che quivi n'è gran mercato. E quando una volta piove in Egitto, tutto el paese s'empie di ratti. Item, al Cairo si mena a vendere comunemente uomini e femine d'altra legge, e fassi di loro come qua si fa di bestie menate al mercato.

DEL CAIRO E DE LE COSE CHE VI SONO.

Qui è una stanza comune nella città, quale è piena tutta di piccoli pertugi e tutte le femmine della villa portono uova di galline e d'anitre e d'oche e mettonle in detti pertusi, e gli guardiani della casa, che sono diputati a ciò, metton le dette uova in isterco di cavallo sanza gallina o altro uccello, e in capo di duo settimane o d'un mese tornano le femmine, e pigliono e lor polli e gli nutricono; di che el paese è molto abondevole: e questo fanno di verno e di state. In detto paese, e in alcuni altri luoghi di là, si truovano per l'Ascensione pomi lunghi, e chiamansi pomi di paradiso, e sono di buon sapore; e chi gli taglia in due parti per traverso, sempre vi truova dentro la figura di santa croce: ma eglino si marciscono fra sette giorni, e imperò non se ne può portare in altro luogo: e' detti pomi son buoni e dolci; e truovasi ben di questi pomi più di cento insu nuna brocca[33], e ànno gran foglie lunghe un gumito e quasi un piede larghe. E qui son pome d'Adamo che ànno un morso dallato, sì come Adamo morse el pome. E quivi sono fichi, che non ànno foglie sopra e rami, e sono chiamati fichi di Faraone.