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Il costruttore Solness

Chapter 17: SCENA XIV. Detti e Herdal.
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About This Book

La pièce presenta un costruttore di successo che, invecchiando, nutre timore e risentimento verso i più giovani, teme di perdere il dominio professionale e porta con sé un senso di colpa e precarietà. La vita privata si riflette sull'officina: la moglie, collaboratori e apprendisti formano un microcosmo di ambizioni frustrate e aspirazioni contrastanti. L'arrivo di una giovane donna, che evoca ricordi e stimola la sua vanità creativa, alimenta desideri e decisioni imprudenti. Con dialoghi che esplorano potere, amore platonico, responsabilità e paura del rinnovamento, il conflitto culmina in un atto rischioso in cima a un'impalcatura dalle conseguenze tragiche.

Solness. (impaziente) Ma sì! Allora io l’ho anche fatto!

Hilda. (volta un poco la testa, ma senza guardarlo) Dunque lo ammette ora?

Solness. Sì, tutto quel che vuole.

Hilda. Che mi strinse tra le braccia?

Solness. Sì.

Hilda. Che mi rovesciò all’indietro?

Solness. Molto indietro.

Hilda. E mi baciò?

Solness. Sì, lo feci.

Hilda. Molte volte?

Solness. Quante volte vuole.

Hilda. (si volge rapidamente verso di lui ed ha di nuovo negli occhi l’espressione di gioia) Vede dunque, che ho finito per farglielo confessare?

Solness. (sorride un poco) Ma come ho potuto dimenticare una tale cosa!

Hilda. (di nuovo con leggera collera si allontana da lui) Ah! lei ne avrà baciate tante!

Solness. No, non lo creda... (Hilda si siede sulla poltrona. Solness sta in piedi e si appoggia sulla sedia a dondolo, la guarda con occhio scrutatore) Signorina Wangel?

Hilda. Ebbene?

Solness. Che cosa è succeduto allora tra noi due?

Hilda. Nulla. Vennero altri forestieri.

Solness. Ma come ho potuto dimenticare?

Hilda. Ah! lei certo non ha scordato nulla. Solo si vergogna un poco. Tali cose non si dimenticano, lo so.

Solness. Certo, non si dovrebbero...

Hilda. (di nuovo con vivacità lo guarda) E la data? Ha dimenticato anche quella?

Solness. La data?

Hilda. Sì, la data del giorno in cui ha sospeso la corona sull’alto della torre? Ebbene?

Solness. Hum! Parola d’onore, non me ne ricordo. So solamente che saranno dieci anni in autunno.

Hilda. (accenna più volte col capo affermativamente) Dieci anni al 19 settembre. Appunto!

Solness. Sì, è proprio così. Anche della data si è ricordata! (si ferma) Ma aspetti! Sicuro — anche oggi è il 19 settembre.

Hilda. Precisamente. E dieci anni sono trascorsi. E lei non è venuto come mi aveva promesso.

Solness. Promesso? Me lo dice come se allora avessi voluto minacciarla, spaventarla...

Hilda. Non c’era nulla da spaventarmi.

Solness. Volevo scherzare solamente un poco. Lei era una bambina.

Hilda. Oh! non tanto, e non tanto ignorante quanto lei crede!

Solness. (la guarda meravigliato) Ha creduto seriamente che sarei tornato?

Hilda. (nasconde un sorriso mezzo motteggiatore) Me l’aveva promesso.

Solness. Che sarei venuto nella casa sua a prenderla?

Hilda. Come fanno le streghe.

Solness. Per crearla principessa?

Hilda. Me l’aveva promesso!

Solness. Per darle un regno?

Hilda. (guarda il soffitto) E perchè no? Proprio uno splendido regno; non veramente eguale come gli altri regni...

Solness. Ma un’altra cosa che equivalesse?

Hilda. Sì, che almeno valesse altrettanto. (lo guarda un poco) Chi sa costruire le più alte torri del mondo, perchè non può ben procurarmi, in un modo o nell’altro anche un regno? Ecco ciò che pensavo.

Solness. (scuote la testa) Non riesco a comprenderla, signorina Wangel.

Hilda. Eppure parlo chiaro.

Solness. No, non riesco a capire tutto quello che dice lei. Temo che voglia burlarsi ora di me.

Hilda. (sorride) Burlarmi di lei?

Solness. (la guarda) È molto tempo che lei mi sapeva ammogliato?

Hilda. Perchè mi fa questa domanda?

Solness. (indifferente) Nulla, un’idea... (la guarda serio e dice a mezza voce) Perchè è venuta qui?

Hilda. Per avere il mio regno. Non è forse giunto il momento?

Solness. (ride) Ah! lei è divertente in verità.

Hilda. (allegra) Voglio il mio regno, signor costruttore. (bussa col dito sul tavolo) Fuori il regno!

Solness. (accosta la sedia a dondolo e si mette a sedere) Parliamo sul serio: perchè è venuta? Che cosa vuole veramente qui?

Hilda. Oh! prima di tutto voglio vedere la città e tutto quello che lei ha costruito.

Solness. In tal caso avrà molto da fare.

Hilda. Dunque ha costruito molto, molto?

Solness. E specialmente negli ultimi anni.

Hilda. Anche molti campanili? Molto alti?

Solness. Non costruisco più nè campanili nè chiese.

Hilda. E che cosa costruisce ora?

Solness. Case d’abitazione.

Hilda. (riflettendo) E non si possono aggiungere dei campanili alle case?

Solness. (sorpreso) Che cosa intende dire?

Hilda. Intendo qualcosa che torreggi nell’aria, liberamente, nello spazio, ad un’altezza vertiginosa.

Solness. (medita un poco) È davvero strano che lei mi dica questo: è appunto quello che vorrei sopra tutto.

Hilda. (impaziente) Ma perchè non lo fa?

Solness. (scuote la testa) Gli uomini non vogliono saperne di queste case.

Hilda. E che importa?

Solness. Ma ora sto costruendo una nuova casa per me...

Hilda. Per lei?

Solness. È quasi terminata, ed ha una torre.

Hilda. È alta la torre?

Solness. Sì.

Hilda. Molto alta?

Solness. La gente certo la troverà troppo alta, almeno per una casa d’abitazione.

Hilda. Voglio vedere questa torre subito, domattina.

Solness. (siede col mento appoggiato alla mano, e la guarda con occhi sbarrati) Dica, signorina Wangel, qual’è il suo nome?

Hilda. Mi chiamo Hilda.

Solness. (come sopra) Hilda? Davvero?

Hilda. Ma non se lo ricorda? Lei stesso mi ha chiamato Hilda, il giorno in cui fu tanto cattivo da...

Solness. Cattivo? Sono stato cattivo?

Hilda. Mi ha detto: «Mia piccola Hilda», e questo mi ha dispiaciuto.

Solness. E perchè?

Hilda. Sì, sopratutto in quel momento. Del resto — «Principessa Hilda» suonerebbe assai bene, mi pare.

Solness. Sicuro, Principessa Hilda di... di... — Come deve chiamarsi il regno?

Hilda. Ah! sciocchezze! di quello stupido regno non voglio saperne.

Solness. (si è abbandonato sulla poltrona e la guarda sempre immobile) È strano! Più ci penso, e più mi pare come se in questi anni io mi sia torturato...

Hilda. Perchè?

Solness. Per ricordarmi una cosa già compiuta e che mi pareva di averla dimenticata. Ma non sono stato mai capace di ricordarmi che cosa potesse essere.

Hilda. Avrebbe dovuto fare un nodo al fazzoletto, signor costruttore.

Solness. Per domandarmi in seguito che cosa significasse il nodo?

Hilda. Sicuro; non mancano i prodigi nel mondo.

Solness. (si alza lentamente) Mi ha fatto bene al cuore la sua venuta.

Hilda. (lo fissa con sguardo profondo) Davvero?

Solness. Mi sentivo così abbandonato e così privo d’aiuto.... (più piano) Le dirò: comincio a temere orribilmente della gioventù.

Hilda. (sprezzante) Puh! Ma è possibile aver paura della gioventù?

Solness. Sì, proprio. Ecco perchè mi sono rinchiuso qui. (con aria di segreto) La gioventù verrà a bussare alla mia porta, vorrà venire da me.

Hilda. In tal caso mi pare che dovrebbe andare ad aprire la porta.

Solness. Aprire?

Hilda. Sì, e lasciarla entrare.

Solness. No, no, no, la gioventù... è l’espiazione. Essa viene avanti, militando sotto una nuova bandiera.

Hilda. (si alza, lo guardo, e dice con voce tremante) Posso esserle utile in qualche cosa, costruttore?

Solness. Oh! certo ora può essermi utile, perchè anche lei, mi pare, viene con una nuova bandiera. Gioventù, contro gioventù dunque. (il Dottor Herdal entra per la porta dell’anticamera).

SCENA XIV. Detti e Herdal.

Dott. Herdal. Ebbene signorina, ancora qui?

Solness. Abbiamo discorso molto... di cose vecchie e nuove.

Dott. Herdal. Davvero?

Hilda. Oh! è stato molto divertente, perchè il signor costruttore Solness — ha una memoria addirittura fenomenale. Si ricorda di tutto, anche delle più piccole cose. (la signora Solness entra dalla porta a destra)

SCENA XV. Detti e la Signora Solness.

Sig. Solness. Signorina Wangel, la sua stanza è pronta.

Hilda. Grazie, quanto è gentile!

Solness. (a sua moglie) Una delle stanze dei bambini?

Sig. Solness. Sì, quella di mezzo. Ma, ora andiamo a tavola.

Solness. (accenna col capo a Hilda) Andiamo! Hilda avrà una camera da bambina.

Sig. Solness. (lo guarda) Hilda?

Solness. Sì, la signorina Wangel si chiama Hilda. L’ho conosciuta quand’era bambina.

Sig. Solness. Davvero Halvard? Ma ora vi prego di seguirmi. La tavola è apparecchiata. (prende il braccio del Dottor Herdal, Hilda intanto ha presi i suoi effetti di viaggio)

Hilda. (sottovoce e presto a Solness) È vero quel che m’ha detto? Mi crede buona a qualche cosa?

Solness. (prende dalle mani di Hilda gli effetti da viaggio) Lei è appunto quella che mi mancava.

Hilda. (lo guarda con sicurezza, sorpresa e battendo le mani) Oh! gioia, ora trionfo.

Solness. (interessato) Ebbene?

Hilda. L’ho il mio regno!

Solness. (involontariamente) Hilda?

Hilda. (contraendo le labbra per la commozione) L’ho.... volevo dire quasi l’ho. (esce a destra, Solness la segue)

FINE DELL’ATTO PRIMO.