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Il costruttore Solness

Chapter 25: SCENA VI. La Signora Solness e detti.
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About This Book

La pièce presenta un costruttore di successo che, invecchiando, nutre timore e risentimento verso i più giovani, teme di perdere il dominio professionale e porta con sé un senso di colpa e precarietà. La vita privata si riflette sull'officina: la moglie, collaboratori e apprendisti formano un microcosmo di ambizioni frustrate e aspirazioni contrastanti. L'arrivo di una giovane donna, che evoca ricordi e stimola la sua vanità creativa, alimenta desideri e decisioni imprudenti. Con dialoghi che esplorano potere, amore platonico, responsabilità e paura del rinnovamento, il conflitto culmina in un atto rischioso in cima a un'impalcatura dalle conseguenze tragiche.

SCENA VI. La Signora Solness e detti.

Sig. Solness. Ho portato alcune cosette per lei, signorina Wangel. Gl’involti più grossi li manderanno più tardi.

Hilda. Oh! come è gentile, signora Solness.

Sig. Solness. Ho fatto semplicemente il mio dovere, nient’altro.

Solness. (rileggendo ciò che ha scritto) Alina!

Sig. Solness. Che vuoi?

Solness. Hai visto se lei... la contabile è di là?

Sig. Solness. Sì, c’è. Naturalmente.

Solness. (mettendo i disegni nella cartella) Hem!..

Sig. Solness. Stava allo scrittoio come sempre..... quando io traverso la stanza.

Solness. (alzandosi) In questo caso vado a darle questo e...

Hilda. (togliendogli la cartella) Oh! no, lasci a me questo piacere! (va alla porta, ma poi si volta, prima d’aprirla) Come si chiama essa?

Solness. Signorina Fosli.

Hilda. Puah! Ciò sente troppo di freddo. Il nome intendo.

Solness. Kaja, mi pare..

Hilda. (aprendo la porta e chiamando) Kaja! venga qui, presto, il signor Solness vuol parlare con lei. (Kaja Fosli compare sulla porta)

SCENA VII. Kaja e detti.

Kaja. (guardandolo timidamente) Eccomi...

Hilda. (porgendole la cartella) Kaja, prenda questo qui, il signor costruttore vi ha scritto sopra quel che abbisognava.

Kaja. Oh! Finalmente!

Solness. Lo dia al vecchio al più presto possibile.

Kaja. Vado subito a casa.

Solness. Sì, sì. Adesso Ragnar potrà costruire.

Kaja. Oh! Permette ch’egli venga a ringraziarla per tutto ciò...?

Solness. (duramente) Non voglio ringraziamenti. Glielo dica da parte mia.

Kaja. Sì, io...

Solness. E gli dica nello stesso tempo che da ora in poi non ho più bisogno di lui, e nemmeno di lei.

Kaja. (piano e tremando) Neanche di me!...

Solness. Ella adesso dovrà occuparsi di altre cose, tutto pel meglio del resto. Dunque, vada a casa coi disegni, signorina Fosli. Presto, ha inteso?

Kaja. (come sopra) Sì, signore (via)

SCENA VIII. Detti meno Kaja.

Sig. Solness. Dio, che aria da sorniona ha quella ragazza!

Solness. Essa! Povera bestiolina!

Sig. Solness. È vero quel che vedo, Halvard? E così li licenzi davvero?

Solness. Sì.

Sig. Solness. Anche lei?

Solness. Non volevi tu forse così?

Sig. Solness. Ma come farai senza di lei? Ne avrai sicuramente qualche altra sotto mano, Halvard.

Hilda. (allegramente) Se si tratta di me, non sono buona di stare allo scrittoio.

Solness. Via, via, Alina... si aggiusterà tutto... Adesso bisogna affrettare lo sgombero. Stasera appenderemo la corona sulla nuova casa... (volgendosi a Hilda) Sull’alto della torre. Che ne dice signorina Hilda?

Hilda. (fissandolo con sguardo raggiante) Come sarà bello riveder lei a tanta altezza!

Solness. Me!

Sig. Solness. Dio mio... signorina Wangel, qual pensiero è il suo! mio marito!... che soffre tanto di vertigine!

Hilda. Vertigine! No, è impossibile.

Sig. Solness. Ma sì, sì.

Hilda. Ma se io stessa l’ho visto su, su in cima ad una torre altissima!

Sig. Solness. Sì, me l’hanno detto. Ma è impossibile.

Solness. (violentemente) Impossibile, impossibile. Ma ciò non ha impedito ch’io salissi!

Sig. Solness. Ma come puoi dire una cosa simile, Halvard? Tu che non osi nemmeno di andar sul balcone d’un secondo piano. Sei sempre stato così.

Solness. Forse questa sera potrai avere una sorpresa.

Sig. Solness. (con apprensione) No! no! no! Dio me ne guardi. Scriverò subito al Dottore, egli saprà distoglierti da quest’idea.

Solness. Ma Alina!

Sig. Solness. Sì, perchè tu sei malato, Halvard. Non può essere diversamente. Oh Dio!... oh Dio!... (esce presto dalla destra)

SCENA IX. Solness e Hilda.

Hilda. (guardandolo attentamente) È vero o no?

Solness. Che soffro di vertigine?

Hilda. Che il mio costruttore non osi... che non sia capace di salire tanto alto quanto costruisce?

Solness. È così che vede le cose?

Hilda. Sì.

Solness. Si direbbe quasi che non le sfugga nulla, neppure la parte più segreta del mio interno.

Hilda. (guardando verso la finestra del balconcino) Lassù, lassù in alto...

Solness. (avvicinandosi) Là, in una stanzetta, nella parte più alta della torre, potrebbe abitare lei, Hilda. Ci starebbe come una principessa.

Hilda. (in modo indefinibile tra il serio e lo scherzoso) Sì! è ben questo che lei mi avea promesso.

Solness. Davvero, promesso?

Hilda. Ne dubita? M’ha detto che io sarei diventata principessa, che m’avrebbe donato un regno. Ed ora... Oh!

Solness. (guardandola attentamente) È ben certa che non sia un sogno... un’allucinazione...?

Hilda. (provocante) Che! Non è forse accaduto?

Solness. Non lo so davvero. (più piano) Ma ciò che so in questo momento è che...

Hilda. Che? dica presto!

Solness. Che avrei dovuto farlo.

Hilda. (con audacia scattando) No, no, lei non soffre di vertigine!

Solness. Stasera dunque appenderemo la corona... principessa Hilda.

Hilda. (con fiduciosa audacia) Sulla nuova dimora.

Solness. Sopra il nuovo edificio, che non sarà mai una dimora. (esce per la porta del giardino)

Hilda. (guarda innanzi a sè con occhio velato e mormora qualcosa piano. Si sentono solo le parole).... terribilmente emozionante!

FINE DELL’ATTO SECONDO.