ATTO PRIMO.
Camera annessa all'officina della Cooperativa. — Un ambiente di semplicità e di lavoro. — Niente tappezzeria. — Alle pareti, qualche carta con disegni di macchine. — Sparsi qua e là, qualche tubo di ferro, qualche spranga, qualche ruota dentata. — Una scrivania. — Una cassaforte. — Seggiole di legno grezzo. — Una porta a destra, un'altra a sinistra, un'altra, sull'alto di tre o quattro gradini, nella parete di fondo, che è quasi tutta fatta di lastre di vetro. Attraverso di essa, si vede una specie di pianerottolo, il cui parapetto dà sulla sala maggiore dell'officina sottostante, alla quale si accede per una scaletta mezzo invisibile, che è a un lato del pianerottolo.
SCENA I.
MICHELE — e voci interne, tra cui quella di ANTONIO ALTIERI, di GIACOBELLI, di LAROSSA, di SANTINI, di MANGIULLI.
Michele
(È solo sul pianerottolo, dritto presso il parapetto, con la faccia volta verso la sala del lavoro guardando in giù.)
(Un vocìo di persone affaccendate si leva dall'officina senza altri rumori. Si distinguono poche parole:)
— Il freno a destra.
— No! no!
— A posto!
— Lascia passare....
— La valvola numero 10.
— Il freno a sinistra.
La voce di Antonio
(chiamando:) Francesco Giacobelli, qui.
La voce di Giacobelli
Eccomi.
La voce di Larossa
Papà Michele, e voi ve ne state là sopra?
Michele
E dov'è che dovrei stare? Sono una sferra vecchia, io!
La voce di Larossa
Venite a basso, papà Michele.
La voce di Mangiulli
Alcune altre Voci
Scendi! scendi!
La voce di Santini
Vieni a baciarla prima che si muova!
La voce di Antonio
(più forte delle altre) Silenzio!
(Si fa un gran silenzio. Passa qualche istante.)
La voce di Antonio
(in tono di comando) Avanti!
(Si comincia a udire il rumore d'una grande macchina in moto. È un rumore lento, sordo, irregolare, quasi timido.)
Michele
(inquieto, a sè stesso:) Mi pare maledettamente accidiosa!... (Il rumore diminuisce. — Michele, spaventato, si curva sul parapetto, sempre parlando a sè stesso:) Dio mio, che cos'è questo! (Il rumore aumenta e si accelera, si accelera, in un ritmo regolare.) (Michele, animandosi) Sì, che va! Sì, che va!... (Si anima maggiormente al crescendo del rumore, che dà l'impressione di un moto vertiginoso. Alza il braccio in segno di saluto festevole:) Va, va, va, va, va, va!...
(Un applauso prorompe con l'irruenza di uno scoppio e si unisce al rombo della macchina e ai gridi di esultanza in un clamore assordante:)
— Urrà! Urrà!
Michele
Ah! ... io non resisto!... (La commozione lo invade. Discende i gradini dell'assito.) È un prodigio! È un prodigio!... (Si lascia cadere su di una seggiola presso la scrivania.)
(Gli applausi e i gridi continuano, aumentano.)
— Oh! Oh! Oh!
La voce di Antonio
(di dentro, rintronante) Non voglio questi battimani! Non voglio questi urli! Non voglio!
(Cessano, a un tratto, gridi e battimani. Si ode soltanto il rombo della macchina in movimento.)
Michele
(Assorto come in estasi, parlando tra sè, pronunzia parole indistinguibili.)
SCENA II.
MICHELE e MARTINO ESPOSITO — e la voce di ANTONIO.
Martino
(facendo capolino di dietro l'uscio a destra) È permesso?
Michele
(che ha le spalle volte a quella porta, non lo vede e non lo sente.)
Martino
(fra sè:) È sordo. (Avanzandosi, lo riconosce.) Papà Michele! (Martino ha fra le labbra una pipa corta e sudicia.)
Michele
Oh! Esposito! Che vieni a fare da queste parti?
Martino
Prima di tutto, a portarvi un po' di buona fortuna. La macchina nuova, inventata da vostro figlio, sarà l'ottava meraviglia del mondo, non ne dubito. Gli applausi si udivano di fuori, come passando innanzi a un teatro. Non dico che..., ma..., per i malocchi, ci vuol sempre qualche precauzione. (Indica la gobba e gliela presenta.) Toccate, toccate, e ve ne troverete bene.
Michele
Non ci fanno niente, a noi, i malocchi.
Martino
Beati voi! Intanto, l'intenzione di rendervi un servizio io l'ho avuta. Ho una gobba più degli altri, come voi avete un braccio meno degli altri. Potevate utilizzare quello che vi resta e profittare dell'occasione. Non vi garba? Pazienza!
(Il rumore della macchina va diminuendo gradatamente.)
Martino
So bene. Se tutte le macchine nuove avessero bisogno della mia gobba, a quest'ora io starei meglio di un Papa. Però... non dico che..., ma... le invenzioni sono una cosa e la fortuna ne è un'altra. Si fa presto a inventare. Chi è che non ve li dà tre numeri per un terno secco? E poi?... Vederli uscire!... Qui sta il busillis!
Michele
Mi pare che tu sia venuto a far la cornacchia, qui. Perchè non vai piuttosto a gracchiare sui tetti di chi crepa d'ozio?
La voce di Antonio
A te, Santini: togli completamente la comunicazione. Basta!
Martino
Ho da parlare con Antonio.
Michele
Adesso non si può.
Martino
Ah, già! Dirige le manovre! Comanda la flotta!
Michele
Comanda il buffone che sei! Hai capito?... E quando parli di quell'uomo, càvati il berretto.
Martino
(comicamente, si cava il berretto) Vi servo. Dovrei scontentarvi per così poco? E non vi arrabbiate, papà Michele, che vi guastate la digestione. Non dico che..., ma... la Cooperativa, per ora, ve la riempie la pancia. Io invece, vedete, (toccandosi la pancia) non ci ho niente qui dentro. Non avrei niente da guastare.... Eppure, sto attento a non far bile. Un mozzicone nella pipa, e mi diverto. (Riaccende la pipa, che s'era smorzata.)
Michele
Quante chiacchiere che hai!
Martino
E voi non fumate, papà Michele?
Michele
No.
Martino
Vi compiango.
Michele
(un po' rabbonito) Dimmi: com'è che stai digiuno? Non lavori più da Salviati?
Martino
(accostandosi a lui) C'era una volta una scimmia, che se ne stava accanto al fuoco....
Michele
Auff!...
Martino
Questa scimmia si chiamava.... (S'interrompe ascoltando.)
(Un altro tentativo d'applausi e di grida festose è represso dalle parole severe di Antonio.)
La voce di Antonio
(la quale si ode più da vicino man mano ch'egli parla) V'ho detto che i battimani e il chiasso non mi vanno a genio!
Michele
(s'alza e va verso il fondo, come per aspettare Antonio.)
La voce di Antonio
(continuando) Vi permetterò d'applaudirmi e ci applaudiremo scambievolmente il giorno in cui avremo consolidata la nostra posizione con un bilancio effettivamente attivo, senza debiti e senza impicci!
Martino
(a Michele:) Non so se mi spiego!
SCENA III.
ANTONIO, MICHELE, MARTINO, GIACOBELLI, MANGIULLI — altri operai.
Antonio
(che è ora comparso sul pianerottolo, piegando un po' il corpo sul parapetto, parla in tono alto e fraterno ai compagni che sono giù:) Il nuovo strumento di produzione, di cui oggi abbiamo sperimentata la potenza con una prova vittoriosa, è sproporzionato alle nostre attuali forze finanziarie, e potrebbe riuscirci fatale se altre forze non sapessimo trarre dalla pazienza, dalla pertinacia e sopra tutto dai sacrifizi. Pel nostro avvenire e per affrontare ogni probabile lotta è stata necessaria l'audacia d'impiantarlo. Ma esso non comincerà ad essere remuneratore per noi che quando avrà pagato completamente sè stesso. Tutto ciò voi lo sapete, e sui vostri sacrifizi io ci conto.
Voci
Sì... sì... sì....
Martino
(a Michele:) Dunque, questa scimmia si chiamava: Pigliabene....
Michele
Va al diavolo!
Antonio
(continuando:) Resti dentro di noi, oggi, la festa che ci esalta. Non clamori e non baldorie. Sia frugale come al solito, oggi, il nostro desco; ma più dolce e più gaio sia il riposo, ma più saldo il proposito di arrivare, ma più libero il respiro, più libero l'animo, più libero il pensiero, più alta la fronte, e gli occhi al sole: al sole che offre a tutta quanta la natura il sacro beneficio della vita!
(Ancora un vocìo di compiacenza e di adesione.)
Michele
(col cuore riboccante di tenerezza e di giubilo) Antonio!
Antonio
(discende gli scalini e lo abbraccia.) Babbo mio caro, tu sei tanto contento, lo so.
Michele
E rimproveri a me non ne spettano. (Indicando il braccio mancante) Io non potevo batterti le mani.
Antonio
Hai visto? Il risultato è preciso quello che io calcolavo quando la mia macchina era soltanto un semplice schizzo sopra un pezzo di carta. In fondo, anche tu non eri sicuro.
Michele
E che conto io? Io fido ciecamente in te, e poi diffido un poco della sorte.
Martino
(che s'era tratto da canto) E allora non dovreste rifiutare i servigi di chi viene a portarvi fortuna.
Antonio
(voltandosi a lui) E di dove esci, tu?
Martino
Congratulazioni e augurii!
Antonio
Da parte del tuo padrone?
Martino
Il padrone è morto.
Antonio
Morto?!
Martino
Per me.
Antonio
Martino
Per lui, campa. Altro che campa!
Michele
Pare che il signor Guido Salviati lo abbia mandato a spasso.
Antonio
(a Martino:) E com'è accaduto?
Martino
L'amante gli faceva le corna.
Antonio
E tu che c'entri?
Martino
Gliele faceva col figlio, con l'ingegnere Franz Salviati, che è tornato dal Belgio con la barbetta a punta e il sangue in ebollizione.
Antonio
E che colpa ne avevi, tu?
Martino
Il padre ha creduto che io facessi da mezzano nella faccenda.
Antonio
(con un gesto di protesta fiduciosa) Non era vero!?
(Un silenzio.)
Martino
Papà Michele, perchè non andate un po' a guardare la macchina portentosa del vostro figliuolo?
Michele
Ti disturbo?
Martino
Voi siete come una zitella. Certe cose non dovete sentirle.
Michele
(andandosene, con disgusto) E tanto meno vorrei dirle, io.
Martino
A rivederci, papà Michele.
Michele
(a Martino:) E non gli far perdere tanto tempo con questo luridume. Puah! (Esce per la porta a sinistra.)
(Qualche operaio attraversa in fretta il pianerottolo.)
Martino
(chiudendone pazientemente l'uscio di vetro, si rivolge ad Antonio con aria misteriosa) E seccature non ne vogliamo.
Antonio
Sicchè, non era vero?
Martino
A quattr'occhi: era vero!
Antonio
(con indignazione e ribrezzo) Sporcaccione! Un operaio onesto cade così in basso!
Martino
(siede presso la scrivania) Mettiamo le cose a posto. Onesto, non mi sono mai vantato di esserlo. Non dico che... ma... l'onestà è un oggetto di lusso, e io.... Parliamoci chiaro! (Pausa.) Dunque, il padre mi teneva a stecchetto come operaio, e il figlio mi pagava bene... come uomo di mondo. Potevo immaginare che nel caso di essere scacciato dal padre, anche il figlio avrebbe avuto il prurito di lasciarmi in asso? E intanto, per San Gioacchino protettore dei gobbi, così è successo, capite!
Antonio
Ben ti sta. (Siede dall'altro lato della scrivania.)
Martino
È mala gente, credete a me; è gente che ha tanto di pelo sulla coscienza.
Antonio
Ma si lavora, mio caro, si lavora tranquillamente, e non si va a giuocare e a bere e a ubbriacarsi come hai fatto sempre tu. Con la vitaccia che hai menata, chi vuoi che ti compatisca, ora?
Martino
Giuocare e bere, non lo nego. Ma si giuoca per vincere e non già per perdere; e poi... si beve per dimenticare che invece di vincere si è perduto. E fossero questi i guai! I guai stanno a casa: quei cinque chiodi che mi mettono in croce!...
Antonio
Cinque figli hai?!...
Martino
Oltre la madre che li ha fatti. Lei dice che li ho fatti anch'io; ma io non ci metterei la mano sul fuoco. Qualche farfallone c'è sempre intorno a mia moglie....
Antonio
Martino
E me la tengo, perchè dove la troverei un'altra donna che mi scaldasse il letto? Ne trovai una che mi disse di sì, e me la sposai. Se perdo questa, felicissima notte! Dunque, i figli ci sono. Miei o non miei, questo è un altro paio di maniche. Stanno in casa mia e ci devo pensare io, perchè il Governo non ci pensa, e non ci pensa nessuno. Quando saranno grandi, se la sbrigheranno loro. Per ora sono piccoli, e, a quell'età, poveretti, non potrebbero nemmeno rubare. Non dico che..., ma... se ne avessero la vocazione....
Antonio
(interrompendolo) Per quanto è vero che esisto, sei un gran brutto mostro! E il peggio è che qualche cosa di giusto c'è nelle mostruosità che ti escono di bocca.
Martino
Voi siete un uomo col quale si può discorrere.
Antonio
E si può sopratutto fare a meno dei preamboli. La ragione della tua visita non è ancora venuta fuori. Abbrevia e concludi, perchè ho da fare.
Martino
Se mi favorite da bagnarmi la gola, parlerò più spedito. La Cooperativa oggi è in festa e un bicchiere di vino vecchio ci deve essere.
Antonio
Non rompere le scatole! Qui si beve acqua nei giorni solenni come negli altri.
Martino
(con gravità comica) Non abbiamo gli stessi principii! E vengo al quidquid del nostro discorso. Bazzicando, per quel che v'ho detto, nella casa e nell'ufficio dei signori Salviati padre e figlio, un poco afferrando qualche parola in aria, un poco mettendo l'orecchio alle porte, ho appurato che la vostra Cooperativa avrà vita breve!
Antonio
Non continuare, chè ti spacco la testa!
Martino
Spaccate quel che volete, ma la verità resta in piedi.
Antonio
La verità è che il signor Salviati si rode ch'io non abbia ceduti a lui i miei progetti per una manciata di soldi, quando gli ero anch'io sottoposto.
Martino
La verità è che egli è deciso a tutto per accopparvi.
Antonio
E noi siamo decisi a tutto per difenderci!
(Attraverso la vetrata, si vede un giocondo andirivieni di operai. Sono dapprima due o tre, poi son quattro, poi dieci, poi una quindicina. Si scorge, dai gesti, che alcuni di essi parlano e scherzano con i compagni che sono giù nella sala del lavoro o per la scala. Indi, alcuni portano scodelle, forchette e grossi pezzi di pane. Si ciarla, si ride, qualche tovagliolo vola per aria dall'uno all'altro. C'è chi rincorre il suo compagno, chi l'afferra, chi si lascia afferrare. Qualcuno guarda con curiosità dietro la vetrata.)
(La conversazione fra Antonio e Martino continua, senza interruzione, chiara e serrata.)
Martino
Ingrandirà la sua officina, aumenterà il numero degli operai, accetterà commissioni senza guardare a prezzo, se voi domanderete dieci, egli domanderà cinque, e così... tutto quello che segue in San Matteo. Ci rimetterà un occhio e magari tutt'e due, e se ne infischierà, perchè chi ha panno da tagliare e scherza coi milioncini non ci pensa due volte a cavarsi certi gusti: e, quando vi avrà messi con le spalle al muro, chiamerà i creditori della Cooperativa, e farà il resto. La vostra officina meccanica con tutte le vostre invenzioni, presto o tardi, dovrà cadere nelle sue grinfe; e allora, qui, nelle province meridionali, egli resterà senza concorrenti e guadagnerà ciò che vorrà guadagnare. Questo è il catechismo, e adesso leggetevelo voi. Io ho fatto il mio dovere, e, se Dio vuole, (battendo sulla scrivania la pipa spenta per vuotarla) anche il tabacco è terminato.
Antonio
(alquanto impressionato, dissimula, e, con alterigia sprezzante, lentamente si alza, si avvicina alla cassa forte e ne tira lo sportello.)
Martino
Si apre la custodia.... Alle reliquie, ci siamo!
Antonio
(cava un po' di danaro e lo dà a Martino) Questo, per i tuoi figli.
Martino
(intascando) E per i miei vizi, niente?
Antonio
(dandogli ancora qualche moneta) Prendi. E che sia l'ultima volta. Storie vecchie le tue rivelazioni. E poi, è inutile! Il tuo spionaggio, qui non attecchisce. Ci siamo capiti?
Michele
(entra dalla porta a sinistra, portando una scodella fumante e del pane.) Ma lascialo gracchiare, e vieni a prendere un boccone, che è tardi. (Attraversa la scena e spinge col piede l'uscio di fondo, che resta aperto.)
Antonio
Oh! oh! Credevo che proprio oggi io dovessi fare penitenza. Portamela laggiù, babbo, la mia colazione: presso la macchina nuova. Senza perdere tempo, voglio rispondere a certe acute osservazioni fattemi da Giacobelli e da Mangiulli.
Michele
(scende la scala.)
Giacobelli
(avanzandosi dal fondo) Ma no, Antonio, oramai sono convinto.
Antonio
O che ti penti di essere stato franco? Io voglio mostrarti chiaramente che quel centimetro di distanza fra i due «ganci di presa» ci basta e ci soverchia. Ci deve bastare.
(Altri operai sono entrati, altri sono rimasti sul pianerottolo presso la porta.)
Martino
(avviandosi comicamente verso l'officina) Vado a darci un'occhiata anch'io.
Giacobelli
(mettendoglisi dinanzi) Chi ti prega d'immischiarti dei fatti altrui?
Martino
Non tanta superbia, oh!
Mangiulli
(a Martino:) Sanguisuga!
Martino
Con questa sanguisuga, però, chi sa che presto o tardi non vi ritroverete tutti quanti sotto lo stesso padrone come in temporibus illis!
Antonio
Ritornaci tu, per ora, da chi può aver bisogno dei tuoi mestieri.
Martino
Eh!... quanto a me, in un modo o nell'altro, ci ritorno.
Antonio
E digli bene, a quel gentiluomo, che, essendo venuto tu a farci una visita con la bocca piena di fiele e lo stomaco vuoto, hai trovata la nostra officina viva, esultante, fiorente....
Martino
Antonio
.... e che mentre mi raccontavi le tue pene e la tua fame e le turpitudini sue e di suo figlio, gli operai della Cooperativa, godendosi una mezz'ora di riposo, mangiavano allegramente la loro brava minestra....
Martino
Dirò anche questo....
Antonio
... e che io, Antonio Altieri, dopo di aver compiuto un piccolo atto di pietà per conto mio e dei miei compagni soccorrendo un operaio senza lavoro....
Martino
(interrompendolo con falsa ammirazione) Avete tanto di cuore, questo è vero!...
Antonio
(mal frenandosi) ... ho guardata con ribrezzo la faccia del più volgare traffichino, e, per essere sicuro di non vedermelo più capitare fra i piedi, (con ira e disprezzo) ... l'ho messo alla porta! Questo devi dirgli.
Martino
(dà a sè stesso uno scappellotto e alza grottescamente le spalle) Ecco... non dico che..., ma....
Antonio
(tonante) Vattene! (Gli fissa addosso uno sguardo di fiamma.)
Martino
(se ne sente come sopraffatto. Non scherza più. Non osa più parlare. Mette il berretto, e, quatto quatto, guardando Antonio con la coda dell'occhio, va via per la porta a destra.)
Antonio
(che non ha cessato di fissarlo finchè non sia sparito, esce, indi, per l'uscio di fondo, dicendo a Mangiulli e a Giacobelli:) Andiamo.
(Mangiulli e Giacobelli lo seguono.)
SCENA IV.
LAROSSA, SANTINI, PANUNZIO, MAGLIUOLO, che già sono in iscena con gli altri operai, e poi BRIGIDA, e poi ANTONIO, GIACOBELLI e MANGIULLI.
Larossa
(ad alcuni compagni:) Che ha voluto dire il gobbo? Ci ritroveremo con lui sotto lo stesso padrone?
Santini
E non lo sai che la mira del Salviati è di farci fallire per poi impossessarsi della nostra officina?
Panunzio
E metterci il cappio alla gola?
Larossa
Però, io penso e dico che quest'officina, senza le parecchie dita di cervello che madre natura ha dato ad Antonio, sarebbe un peso inutile.
Brigida
(una vecchietta a sessantun anno, una donna del popolo, tutta nitida e aggraziata, entra intanto dalla porta a destra e chiama a sè Saverio Magliuolo con la mano, assai confidenzialmente:) Psst, psst!...
Magliuolo
(un vecchio operaio sessantacinquenne, sciupato dal lavoro, ma vispo e gaio, va a lei.)
(Tutti e due restano a confabulare affettuosamente, in un angolo.)
Santini
(frattanto, risponde a Larossa, mentre altri quattro o cinque compagni lo circondano per ascoltarlo.) Un peso inutile?! Ma tutte le sue innovazioni, tutti i suoi progetti li abbiamo attuati, li abbiamo sperimentati. Il cervello d'Antonio, oramai, sta qui, nei muri, nel ferro, nell'acciaio, nelle ossa, nelle vene dell'opificio. Se domani egli fosse obbligato ad andarsene — e voglio sputarci, su questa brutta parola (sputa) — il suo cervello resterebbe inchiodato qui dentro e funzionerebbe come prima. Tutto sta a costruirlo un orologio. Quando l'hai costruito, esso cammina così nella tasca mia come nella tua. Bisogna dargli la corda, s'intende; ma non è questa la cosa più difficile.
Magliuolo
(a Brigida:) Aspetta che faccio la presentazione.
Santini
(a Larossa, concludendo:) Ti sei persuaso?
Magliuolo
(va alle spalle di Santini, e, con le due mani insieme, gli assesta un colpetto all'occipite.)
Santini
(voltandosi) Oh!
Magliuolo
Parli come un libro stampato, ma io non ti capisco. A voialtri fanno effetto gli spaventapasseri. A me, no. Oramai, sono sicuro del fatto mio. Ho una posizione, e, alla fine del mese, crepi l'invidia, io prendo anche moglie.
Panunzio
Santini
E chi è la disgraziata che si piglia questo gatto a pelare?
Brigida
(avanzandosi) Disgraziata, poi no!
Larossa
Ah, bene! Questa vecchietta sarebbe la madre....
Magliuolo
Ma che madre! Ma che madre! È la mia fidanzata.
Larossa
(a Brigida:) Come, come, come, come?! Voi siete davvero la fidanzata di Saverio Magliuolo?
Brigida
Da quarantadue anni!
Panunzio
E, Dio buono, a che scopo vi sposate adesso?
Magliuolo
Per fare dei figliuoli, sangue di Bacco!
Magliuolo
Sì sì, ridete voi, ma ora, che so di essere un poco proprietario anch'io, vi garantisco che me li metto a fare.
Santini
(accostandosi a Brigida, come per carezzarla) Ma sai che è un bel muso di vecchietta?
Brigida
A posto con le mani!
Magliuolo
(contemporaneamente, tirando Santini per la giacca) Non tante smorfie, ohè!
Santini
Io ti faccio il compare d'anello, parola d'onore!
Antonio
(tornando con Mangiulli e Giacobelli, e mangiucchiando ancora un pezzetto di pane) Chi è, chi è che si sposa?
Magliuolo
Antonio
Tu!
Magliuolo
E la fidanzata, eccola qua.
Antonio
Uh! Donna Brigida! (Va per abbracciarla.)
Magliuolo
(tirando anche lui per la giacca) Ma no, ma no, ma no, qui la Cooperativa non ha nulla da farci.
Antonio
M'ha visto nascere donna Brigida, bestione che sei!
Magliuolo
T'ha visto nascere e non c'è ragione che ti veda crescere. Per te, se è necessario, mi faccio ammazzare, e questo lo dico seriamente, ma la mia vecchietta è roba mia.
Brigida
(ad Antonio:) Sono venuta a vedere la macchina.
Antonio
(affettuoso) Cara la mia Brigidona! Giovanotti, avanti! Fate gli onori di casa alla signorina. Il futuro marito lo trattengo io.
Santini
(offrendo il braccio a Brigida) Donna Brigida....
Magliuolo
(dandogli uno spintone) A me, a me! (Si mette a braccetto di Brigida, e tutt'e due si avviano verso il fondo.)
Antonio
Oh, che bella coppia!
Gli altri
(ridendo bonariamente, gridano:) Gli sposini! Gli sposini (e li seguono, circondandoli, e spingendoli) Evviva gli sposi!
Magliuolo
Eh! Che ci fate cadere!
Gli altri
Magliuolo
C'è la scala! Ci fate cadere!
(Tutti, meno Antonio, escono, discendendo la scala.)
SCENA V.
ANTONIO, poi MADDALENA.
Antonio
(guardandoli con compiacenza) O ragazzi, c'è pericolo che vi rompiate il collo come dei ragazzi veri? E, fra poco, al lavoro, eh? (Resta ad ascoltare il gaio baccano che si allontana.)
— Donna Brigida!
— Gli sposini!...
— Macchina nuova e sposi vecchi!...
Antonio
(con intimo godimento, ride) Ah! ah! ah!
Maddalena
(entra dalla porta a destra, timidamente. Ma non osa aprir bocca.)
Antonio
(si frega, contento, le palme, chiude l'uscio del pianerottolo, e, voltandosi, ha una violenta e lieta sorpresa.) Chi vedo? (Corre a lei e le stringe ambo le mani.)
Maddalena
Non ti dispiace ch'io sia venuta a trovarti? Dimmelo sùbito. Non ti dispiace?
Antonio
Tutt'altro! Non te ne accorgi, invece, che io ne provo una contentezza grande?
Maddalena
Veramente?
Antonio
Veramente.
Maddalena
Oh, come ti ringrazio! Da tanti giorni, io avevo risoluto di venire. E poi, non so, non ne ho avuto l'audacia.... E, un momento fa, presso la tua porta, io ho tremato, ho tremato, e volevo tornare indietro....
Antonio
Avresti avuto torto.
Maddalena
Sì, credo anch'io che avrei avuto torto.
Antonio
Siedi, siedi, dimmi tante cose!... (Seggono) Oh! piccola mia, come mi sembra strano rivederti vicino a me dopo quattro anni! Lasciamiti guardare bene. Sei pallida, molto pallida, ma più bellina di prima!
Maddalena
(con un lieve cenno di protesta) Oh!
Antonio
(continuando) E quegli occhioni sono diventati più profondi. Ma, dunque, dimmi, dimmi, questa è una visita buona, non è vero? E giacchè ne avesti il pensiero, perchè hai indugiato? Perchè non ci volevi più venire?
Maddalena
Temevo di darti noia. Temevo che tu ti fossi scordato di me completamente....
Antonio
Come puoi aver temuto ciò? Questo significa che, a traverso il tempo, mi hai disistimato.
Maddalena
Antonio
Il dimenticarti sarebbe stato orribile!
Maddalena
Non t'avevo cercato, non t'avevo scritto, in quattro anni, non t'avevo più fatto pervenire notizie mie.... Non era quindi nè difficile nè orribile il dimenticarmi, e non era nè difficile nè orribile il pensare di me... tutto quel che si può pensare d'una donna che non s'è mai vantata di essere perfetta.
Antonio
Povera piccola! Perchè avresti dovuto essere perfetta proprio tu? E perchè avrei dovuto essere io, proprio io, il tuo giudice severo? Ti ho amato. Questo sì. Eppure, quale soccorso t'ha dato il mio amore nell'inizio della tua vita per fare di te una creatura perfetta?
Maddalena
Mi hai amato così bene, così lealmente!
Antonio
Ma ti ho compromessa in ciò che il mondo chiama ancora l'onore di una donna, in ciò che ancora le serve ad ottenere il rispetto e il necessario aiuto altrui. Ti ho compromessa, Maddalena, in ciò che ancora costituisce, per la mancanza di ogni altra forza, la sua unica risorsa, il suo unico diritto.
Maddalena
(quasi con un grido generoso di alterigia e di dolcezza) Lo volli io, Antonio! Lo volli io!
Antonio
Ah, no! Non tu lo volesti, e ti proibisco di pensarlo. Tu m'amavi come io t'amavo, e non sapemmo mentire, e non c'era niente in noi che c'inducesse alla menzogna. Questo è tutto, Maddalena; e io vorrei poterne essere orgoglioso senza il dubbio che la nostra sincerità ti abbia nociuto. Ma i tuoi sguardi sono velati di dolore.... Io t'ho fatto del male....
Maddalena
(vorrebbe dire di no.)
Antonio
Non lo negare; io te ne ho fatto molto, io ti ho messa per un cammino pieno di pericoli....
Maddalena
(temendo un equivoco, scatta) Ma non sono stata che tua! Tua, tua, solamente tua! Di questo non dubiti?.... Di' Antonio: non ne dubiti?
Antonio
(con slancio fiducioso) No, non ne dubito. Non ne dubito perchè tu me lo dici e io ti credo ora come t'ho creduto sempre, come tu hai sempre creduto in me. Nessuna finzione, nessuna falsità tra noi. E, intanto, a che serve essere in due a non mentire? Tu hai potuto serbare un dolce ricordo del passato, tu sei riescita a non guastarlo, a non profanarlo, a non distruggerlo, tu non hai più amato, non hai potuto più amare, e io ti credo, ti credo; ma di tutto questo non potrebbe essere soddisfatta che la mia vanità. Quel che riguarda te è ben altra cosa. Sei tu vissuta lietamente? Rispondimi. O non ti si è chiesto conto, con insistenza, del tuo onore, quasi che tutta quanta l'umanità precisamente del tuo onore avesse avuto bisogno? E hanno avuto fede nella tua onestà? E si sono contentati di ciò che potevi offrire? E ti hanno permesso di lavorare? Ti hanno permesso di vivere?... Lo vedi! Tu taci.... Non te l'hanno permesso.
Maddalena
(quasi lagrimando) No, non me l'hanno permesso. Io sono venuta da te, perchè tu sei la sola persona che mi possa difendere e soccorrere. Io mi sento smarrita nella folla peggio che in un deserto. Io non so dove vado. Non so quale avvenire mi aspetti. Non so niente, non so niente.... E se non si trattasse che di me, io non mi dorrei di affidarmi al caso e andrei avanti, avanti, avanti, così, come una pazza, come una cieca; ma io... non sono sola, Antonio.
Antonio
Maddalena
Ed ecco quello che ignori, ecco quello che, per non turbare la tua pace, desideravo che tu continuassi ad ignorare.
Antonio
(trasalendo) Ma, dunque, quando mi lasciasti....
Maddalena
Non mi sgridare, Antonio, non mi sgridare....
Antonio
... Quando mi lasciasti eri madre?!
Maddalena
Sì, ero madre!
Antonio
Oh, Maddalena! (In una effusione d'infinita tenerezza e di rimprovero, impetuosamente la stringe al petto. Un momento di silenzio — in cui restano avvinti.)
Maddalena
(con la voce piena di dolcezza) In quel tempo, ti ricordi?, i tuoi guadagni erano assai scarsi. Tu eri intento a coltivare bene il tuo intelletto, per prepararti a un'attività degna della tua mente elevata. Tuo padre, per secondare il tuo spirito, faceva già dei sagrifizi enormi....
Antonio
È vero!
Maddalena
E dovevo costringerti io a un lavoro soffocante affinchè tu provvedessi alle urgenze d'una nuova famiglia?
Antonio
Mi attribuivi un grande egoismo, Maddalena!
Maddalena
No: ero convinta d'essere stata più debole o più innamorata di te, e d'essere tua più che tu non fossi mio. Mi sentivo interamente responsabile io della maternità e m'illudevo che, col tempo, sarei bastata a me stessa e a mio figlio. E, del resto, non avevo forse conseguito il diploma di maestra? Non avevo ottenuto un posto d'insegnante nel paesello dov'era mia zia? Ebbene, tutto ciò mi dette coraggio. Bisognava strapparci il cuore, ma assicurarci la libertà, indispensabile alla lotta della nostra esistenza. Questo ti dissi, e dissi, in fondo, la verità. Erano anche le tue idee. A te parve che io ti amassi meno. Io non tentai di farti ricredere. Ti chiesi perdono, e ci separammo. Uccidevo l'anima mia, ma ti sottraevo all'incubo d'un dovere che non avevi e lasciavo interamente liberi il tuo ingegno e la tua giovinezza.
Antonio
(fremendo d'impazienza) E poi? E poi?
Maddalena
Le mie illusioni caddero ben presto. La zia mi ricevette malvolentieri. Mi aveva già disprezzata quando io ero venuta a star sola, a Napoli, per istruirmi. E, avvicinandosi i giorni in cui io dovevo dare alla luce il mio bambino, la zia stabilì di nascondermi....
Antonio
(con forza) Tu ti ribellasti.
Maddalena
Mi ribellai; ma ella mi mise alla porta, perchè i suoi principii le impedivano di tollerare che nella sua casa rispettata una donna mettesse al mondo un figlio senza avere un marito. Mi rassegnai, e decisi di non mai più accettare neanche le sue elemosine. Come una femmina perduta e pericolosa, fui contemporaneamente licenziata dalla scuola. Nel paesetto, non si parlò che dello scandalo che io avevo dato. E, dopo che il bambino mi nacque, odiata, fuggita da tutti, me ne tornai in città... con poco danaro e con poca salute.
Antonio
(quasi rude) E ancora non venivi da me?
Maddalena
No, non mi sgridare così! Seppi che ti affaticavi ad attuare un gran progetto di lavoro, e, più tardi, non fui più sicura che tu non ti domandassi se veramente quel piccino fosse tuo.
Antonio
Maledizione alla diffidenza!
Maddalena
E, tu capisci, con un figlio da allevare, con un bambino dapprima lattante, poi malaticcio, come potevo io mettere a profitto il mio tempo, la mia mente, o, almeno, le mie braccia? Come potevo, se non altro, cercare, cercare un mezzo di sussistenza e di tranquillità!
Antonio
Era impossibile!...
Maddalena
Eppure, qualche cosa tentai, ma sempre provvisoriamente, con poca esperienza di quel che facevo, e quindi tornavo da capo, e poi il bambino mi si riammalava, e poi bussavo ad altre porte, e, fra tante incertezze e fra tanti sforzi, ciò che non mi dava mai tregua era l'insidia... l'insidia d'ogni sorta. Mal vestita, mal ridotta, io mi vedevo insignificante, mi vedevo brutta, e, nondimeno, non c'era uno sguardo d'uomo, giovane o vecchio, povero o ricco, intelligente o sciocco, che non si posasse sulla mia misera persona senza violarne il pudore....
Antonio
(la segue con un'attenzione intensa e pietosa. I ricordi di Maddalena si ripercuotono nell'anima di lui, destandovi sensazioni profonde.)
Maddalena
Antonio mio, l'insidia assumeva tutte le forme, si nascondeva dove meno l'aspettavo.
Antonio
Dovunque, Maddalena, dovunque!...
Maddalena
Se chiedevo un consiglio, mi si parava dinanzi una tentazione. Se chiedevo un appoggio....
Antonio
... si contava sulla più abietta delle ricompense!
Maddalena
Si, un'immensa rete d'infamie per prendere un essere così innocuo e così fragile!...
Antonio
Vigliacchi!
Maddalena
E in qualche istante di supremo scoraggiamento (come se rivelasse un mistero terribile) io ho provato dei brividi strani, e mi è parso di sentire la seduzione, e ho avuto paura della miseria, ho dubitato della mia resistenza!
Antonio
(alzandosi con impeto di orgoglio e di potenza) Ah no, perdio! Hai troppo lottato contro una moltitudine ancora perfida e formidabile. Con me, adesso, con me! Non sei tu che puoi indicarmi quale sia il limite della mia responsabilità. Questa mi è imposta dal mondo che abbiamo trovato. Non c'è nulla che ti garantisca la vita? Devo garantirtela io! E fosse pure minacciata da tutte le valanghe d'ingiustizie e di vigliaccherie che travolgono e schiacciano le esistenze più deboli, io te la custodirò con la mia fede, col mio pensiero, con le mie fatiche, con la mia opera, col mio sangue!
Maddalena
Oh, Antonio, tu mi dài tanto tanto bene!
(Comincia a giungere, attutito dall'uscio chiuso, il rumore dell'opificio).
Antonio
E tu, povera piccola mia, mi porti, in un giorno di festa, il fiore gentile del tuo amore, e nei miei nervi di combattente il racconto dei tuoi spasimi suscita nuove energie. Non più il timor panico di turbare la mia pace e d'intralciarmi la strada. Oramai, la mia strada è larga ed è piena di luce! Non vedi che son qui, nel cuore d'un organismo già vitale, che si sottrae ad ogni prepotenza e che fra breve avrà la consacrazione del trionfo? (Prendendola per un braccio, menandola verso il fondo, facendole salire i gradini e aprendo l'uscio) Vieni, vieni, guarda, ascolta. (Il rumore dell'opificio sale e si espande.) Non ti sembra che palpiti, che frema, che viva, che ingrandisca?!...
Maddalena
(sporge la testa e guarda estatica.)
Antonio
Qui dentro non ci sono insidie e non ci sono sfruttatori. Ci sono trecento compagni, d'ogni parte d'Italia, i quali mi seguono, mi circondano, mi si stringono intorno e riconoscono in me la potenzialità di mettere un'anima che è mia e che sarà sempre mia in quest'organismo che sarà sempre di tutti.
Maddalena
(guardando affascinata) Come è bello!
Antonio
Sì, assai bello, soprattutto per chi lo ha creato dal niente. (Mostrando) Comprendimi, Maddalena, comprendimi: non c'è nessun congegno in questa officina, non un motore, non una puleggia, non un chiodo, che non risponda a un concetto esclusivamente mio, che nessun altro aveva mai escogitato. E appunto stamane, sai, appunto stamane abbiamo inaugurata una macchina singolare, una macchina che potrà quintuplicare la nostra lavorazione. Salutala, Maddalena, salutala col tuo sorriso. Guarda: è quella che nel mezzo della sala signoreggia come una regina. Oh, fra quattro o cinque anni, se la mia stella non m'inganna, noi avremo reintegrato il capitale, avremo battuta la concorrenza, avremo stritolati i nostri avversari! (Resta intento, con gli occhi rivolti all'officina.)
Maddalena
(timida) Sono molti?
Antonio
(con fede) No.
Maddalena
Sono potenti?
Antonio
(sempre avendo gli sguardi fissi all'officina — con una specie di autosuggestione) No.
Maddalena
Antonio
Sì!
(Silenzio. — Tutti e due guardano. — Si ode soltanto il rumore solenne.)
SCENA ULTIMA.
ANTONIO, MADDALENA, MICHELE, il MORO.
Antonio
(a voce alta per farsi sentire nell'officina) Che cosa fa il Moro con quella carta in mano? (Sorpreso) Ora l'ha gettata a terra! scriveva, o disegnava. (Energicamente) Papà Michele, prendi quella carta, prendi quella carta. Egli scappa.... Afferralo! (Gridando più forte:) Qui, babbo, qui. E che nessun altro venga quassù! (Rientra nella stanza.)
(Il rumore delle macchine cessa come per una sospensione di attesa.)
Maddalena
Chi è il Moro?
Antonio
È un giovanotto imberbe che noi chiamiamo così per la faccia bruna che ha. M'è sempre parso un bravo ragazzo.
Maddalena
Antonio
Lo sapremo.
Michele
(tenendo per un braccio il Moro, viene dal fondo) Ecco.
Il Moro
Lasciatemi, ora.
Antonio
(a Michele:) Lascialo.
Michele
(vedendo Maddalena) Oh, signorina Maddalena!
Maddalena
(stringendogli la mano) Sono qui.
Antonio
(al Moro:) Perchè volevi fuggire?
Il Moro
Antonio
Di che?
Il Moro
Non so....
Antonio
E che è quella carta?
Michele
(gliela dà.)
Antonio
(guardandola) Questo è il rendiconto preciso della prova di stamane! (al Moro:) Hai notato i più minuti particolari.
Il Moro
Sono degli appunti.... Mi piace d'imparare.
Antonio
E ne hai anche degli altri?...
Il Moro
Antonio
Ma i tuoi occhi, che non sanno guardarmi, dicono di sì.
Il Moro
No.
Antonio
Però, questi appunti si riferiscono a disegni già fatti. Il disegno della nuova macchina è indicato con le lettere M N. Fammi vedere i disegni.
Il Moro
(tremando) Non li ho.
Antonio
Li hai conservati a casa tua.
Il Moro
No.
Antonio
E a chi li hai dati?
(Un silenzio.)
Antonio
(chiaroveggente, penetrante, terribile, accostandosi a lui, parlandogli quasi all'orecchio:) A chi li hai venduti? — Non rispondi? — Non neghi di averli venduti?!
Il Moro
Erano poche linee sbagliate.... Non se ne poteva avere un'idea chiara.
Antonio
Ma... avevi promesso il resto.... Avevi promesso le rettifiche. Avevi promesso tutto?
Il Moro
Forse non avrei avuto il coraggio di....
Antonio
Con chi hai contrattata la vendita infame? (Pausa.) (Con forza) Non tacere adesso, perchè questo lo voglio sapere!
Il Moro
(sempre più tremante e abbassando gli occhi) Col figlio del signor Salviati.
Antonio
Maddalena
Antonio!
Antonio
(liberandolo e retrocedendo) No, non l'uccido. Non devo ucciderlo. (Al Moro:) E non ti denunzio neppure. Tanto, i giudici non capirebbero il valore di ciò che mi rubavi.
Il Moro
(umiliandosi) Lo dirò io stesso. Mi farò condannare.... Io sono un ingrato, un miserabile! Oramai, per me, meglio finirla in carcere! (Piange.)
Maddalena
(Si avvicina ad Antonio in atto d'intercessione.)
Antonio
(un po' pensoso e pietoso) No, in carcere non si finisce: si ricomincia. (Al Moro:) Ne usciresti esasperato... peggiorato. E se anche ciò non fosse, non troveresti più indulgenza. Saresti irremissibilmente perduto. Perfino i ladri come te, purchè avessero avuto la prudenza di commettere soltanto i furti consentiti dal mondo civile, ti disprezzerebbero. (Pausa.) Avevi già avuto il denaro?
Il Moro
Antonio
Vuoi restituirlo?
Il Moro
Sì.
Antonio
Dammelo. Lo manderò io al signor Salviati.
Il Moro
(mette fuori del danaro e lo pone sulla scrivania.)
Antonio
Sta bene. Ritorna al tuo lavoro.
Michele
(a Maddalena, — commosso.) È un angelo!
Il Moro
Oh!... (Piangendo di gratitudine, prende le mani di Antonio per baciargliele.)
Antonio
(ritirandole) No. Questo no. (Con un gesto severo, ma non crudele, gli impone di uscire indicandogli l'officina.)
Il Moro
(esce.)
Antonio
(a Michele:) Accompagnalo tu, babbo. La tua presenza basterà a rassicurare i compagni.
Michele
(lo bacia in fronte, e via.)
Maddalena
(paurosamente) Oh, Antonio!...
Antonio
Cos'hai, piccola mia?
Maddalena
Io temo, io temo tanto!
Antonio
Perchè?
Maddalena
Quel signor Salviati... è il tuo nemico?
Antonio
È il mio nemico.
Maddalena
Può farti molto male?
Antonio
E non ti sembra che mi guidi e mi sorregga un diritto più forte di ogni male, più grande d'ogni bene?!
Maddalena
(con fede e commozione) Sì.
Antonio
E va, va, va a prendere nostro figlio.... Questa è la casa tua! È la sua casa! Va, corri, piccola mia, corri, corri.... Io vi aspetto.
Maddalena
(gli si abbandona gettandogli le braccia al collo come una bimba, con gli occhi gonfi di lagrime di gioia.)
Antonio
(la tiene e la bacia in un misto di esultanza e di intima dolcezza.) (Un silenzio.) Va....
Maddalena
(Si allontana, — esce.)
(Sipario.)