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Il frutto acerbo: Commedia in tre atti cover

Il frutto acerbo: Commedia in tre atti

Chapter 14: ATTO TERZO.
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About This Book

La commedia racconta la crisi di una giovane donna travolta da un rapporto d'intimità che mette in discussione la sua reputazione e i suoi legami familiari e amorosi. Ambientata tra Sorrento e Napoli in tre atti con un intervallo di sei mesi, mette a confronto la tensione tra desiderio e convenzione sociale, il rimorso personale e la ricerca di perdono. I personaggi intorno a lei — amanti, marito, sorella e figure di servizio — contribuiscono a esporre ipocrisie, paure e possibilità di riconciliazione, mentre la scena oscilla tra momenti di commozione, rimprovero e tentativi di ricostruzione morale.

ATTO TERZO.

Lo stesso salotto — illuminato. La porta di fondo, aperta. Si notano nella stanza, proprio dinanzi alla porta contigua, dei grandi specchi che nell'atto precedente non c'erano.

SCENA I.

GUSTAVO ed ERNESTO

Gustavo

(è solo, in un canto, sdraiato su d'una gran poltrona. Accende un avana. Fuma. Sbadiglia.)

Ernesto

(entra a lenti passi da una porta laterale, cogitabondo. Vedendo Gustavo) Solo soletto, eh?

Gustavo

Solo soletto. Ho cenato bene e faccio il mio chilo.

Ernesto

Io, no.

Gustavo

Perchè ti sarai abbandonato alle danze.

Ernesto

Ho altro che danze per la testa!

Gustavo

Non mi dire quello che hai... per la testa, perchè non me ne importa niente!

Ernesto

(sogghignando) Il signor Nino mi va fuggendo. Tutta stanotte non ha fatto che evitarmi.

Gustavo

E te ne rammarichi? Ti adiravi tanto del suo ostinato attaccamento!

Ernesto

Va bene, me ne adiravo. Ma se ora mi va fuggendo, significa che ha la coscienza lesa. E significa pure che non ha più bisogno di appiccicarmisi addosso. È chiarissimo. Ha gettata l'àncora in porto!

Gustavo

Sei troppo tortuoso nei tuoi sillogismi. (Sbadigliando) Mi confidi piuttosto perchè hai dato questo ballo?

Ernesto

Non l'ho dato io, lo ha dato mia moglie.

Gustavo

In occasione di che?

Ernesto

Per fare esordire in società sua sorella: la tua ex fidanzata.

Gustavo

Ah, ecco.

Ernesto

(per punzecchiarlo) Non l'ami più?

Gustavo

Dopo sette mesi!?... Capirai che è la vista della tavola apparecchiata ciò che stuzzica un po' l'appetito a chi soffre d'inappetenza. Tua moglie si prese la briga di sparecchiarmela, e io mi sono rassegnato all'inappetenza cronica.

Ernesto

(siede sospirando) Mah!

Gustavo

(sospira anche lui) Mah!

(Pausa.)

Ernesto

Hai mai fatta la cura dell'elettroterapia?

Gustavo

La sola cura possibile è quella che volevo fare io cominciando con l'adornare di fiori d'arancio una bella fanciulla estremamente fanciulla.

Ernesto

(con enfasi triste) Per poi finire con l'esserne estremamente adornato in un modo diverso!

Gustavo

Sei diventato molto malinconico. Sembri l'Amleto dei mariti.

Ernesto

Perchè l'«Amleto»?

Gustavo

«Essere o non essere»!

Ernesto

Essere o non essere... che cosa? (Nervoso) Aggiungi pure la brutta parola che hai omessa per convenienza. Non me ne ho a male. Anzi!

Gustavo

Hai una gran voglia di sfogarti. Ma io non ho nessuna voglia di ascoltare i tuoi sfoghi.

Ernesto

(si alza e gli si accosta confidenzialmente, quasi misteriosamente. Poi, lo interroga:) A te che te ne pare: — Lo sono o non lo sono?

Gustavo

(con serietà) Dio, meriteresti di esserlo. Ma si vedono tante ingiustizie su questo mondo!

Ernesto

Insomma, di quel signor Nino, tu che ne pensi?

Gustavo

Penso che è un bravo ragazzo e che non può darti più nessun fastidio visto che da un paio di mesi si è dedicato completamente alla tua cognatina.

Ernesto

Alla tua ex fidanzata?! È una finta, caro mio. È una manovra!

Gustavo

Io sono il suo consigliere. A me risulta che non è una finta.

Ernesto

E tu ti fai infinocchiare da quel ragazzo?!

Gustavo

Come sei noioso! Lasciami un po' dormire, che ho sonno. E poi non senti il vocìo degl'invitati che cominciano ad andarsene? Avresti il dovere di salutarli, almeno.

Ernesto

Perchè?

Gustavo

Non sei il padrone di casa?

Ernesto

Io sono il padrone di casa? Ah già, me n'ero dimenticato! (S'avvia verso il fondo. Giunto alla porta, si ferma. Quindi, ritorna d'un subito, prende una sedia e siede immediatamente dietro alla poltrona di Gustavo) Io sono convinto che il ragazzo si è dedicato a mia moglie e non a mia cognata.

Gustavo

E se ne sei convinto, a che scopo, santo cielo, vieni ad affliggere me?

Ernesto

Senza nessuno scopo, ma tu non puoi lavartene le mani. Non hai forse contribuito non poco alla mia disgrazia?

Gustavo

Ma che altro vai arzigogolando, adesso?

Ernesto

Sicuro. Il giorno della famosa canzonatura che ti fece mia moglie, tu, inferocito verso di lei, caricasti le tinte del tuo racconto; e io, credendo che fosse accaduto chi sa che cosa, mi ruppi definitivamente con lei.

Gustavo

Ebbene?

Ernesto

Se quel giorno io avessi invece ripresa la posizione, avrei sbarrata la strada al nemico! Il quale non sarebbe padrone del campo!

Gustavo

(svogliato) Ma lascia andare!

Ernesto

(scattando in piedi, furibondo) Che io lasci andare?! Ti garantisco, perdio, che appena questo piccolo furfante me ne dà l'incentivo, faccio scoppiare una catastrofe! Io non cerco che un pretesto, e lo troverò. Oh se lo troverò!

Gustavo

Commetteresti semplicemente una corbelleria. Quando non ci sono delle prove....

Ernesto

(accalorandosi sempre di più) Ma io dico: che interesse hai tu a fare il salvatore del signor Nino? Non ne cavi nulla, per tua norma. Se non ci sono delle vere prove, ci sono degl'indizi gravissimi. Ah sì, quando, sul principio, il ragazzo mi assediava con le sue cerimonie, io, lo confesso, non vedevo in lui che un precoce seccatore: il seccatore nato, il seccatore di genio! Ma ben presto ebbi il sospetto ch'egli assediasse me per espugnare mia moglie. Seguendola dovunque, si atteggiava a figlioccio. Era un figlioccio eccessivamente devoto ed eccessivamente servizievole. E mille altre sfumature hanno alimentato man mano il mio convincimento: ora un'occhiata di mia moglie, ora l'imbarazzo di lui, ora l'imbarazzo di tutti e due....

Gustavo

Tu sei impressionabile. Te lo sento ripetere da tanto tempo! Data la tua impressionabilità, questi sono degli indizi che non hanno alcuna importanza.

Ernesto

No, mio caro Gustavo, questa volta non c'entra la mia impressionabilità. (Arrabbiandosi) Non m'irritare di più con le tue attenuanti! Io sento di essere quello che sono e non c'è da discutere. È inutile! Su ciò non ammetto discussioni!

Gustavo

Dunque, non discutiamo.

Ernesto

(incalzando) Convieni che il giovanotto si fa giuoco di me?

Gustavo

(perdendo la pazienza) Sì!

Ernesto

Convieni che io sono ingannato come l'ultimo dei mariti?

Gustavo

Sì!

Ernesto

Convieni che ho ragione d'esserne convinto?

Gustavo

Sì!

Ernesto

(con furore) E credi giusto ch'io sia preso per un imbecille?

Gustavo

Sì!!

Ernesto

Va all'inferno anche tu! (Esce correndo dal fondo.)

Gustavo

(respirando) Ah! (Prende un cuscino e lo mette sulla spalliera della poltrona. Vi si sdraia più comodamente come per sonnecchiare.)

(La spalliera di questa poltrona è molto alta, e alti ne sono i bracciuoli. Sicchè, chi entra dal fondo, non può accorgersi della presenza di Gustavo).

SCENA II.

GUSTAVO, BICE, NINO.

Bice

(di dentro) Dove mi conducete?

Nino

(sulla soglia della porta in fondo) Io voglio imparare. In questo salotto recondito potrete darmi scrupolosamente la vostra lezione di boston. (Entra.)

Gustavo

(tra sè) Cupìdo in flagrante!

Bice

(arrestandosi presso l'uscio) Qui siamo soli a dirittura. Tilde ci sgriderà.

Nino

La signora Tilde non se ne avvedrà neppure. È intenta agli onori di casa. Venite. Mi dicevate ch'io faccio il passo troppo stretto?

Bice

(avanzandosi) Troppo stretto. Ed è perciò che restate sempre al medesimo posto.

Nino

Insegnatemi il passo più lungo.

Bice

Voi fate così... (Esegue.)

Nino

(canticchia la musica del boston per darle il ritmo.)

Bice

E invece, no, no. Bisogna fare così.... (Esegue di nuovo per precisare i passi della danza.)

Nino

(canticchiando, guarda attentamente.)

Gustavo

(alzandosi) E facendo così, non c'è più pericolo di restare al medesimo posto.

Bice

(fermandosi quasi impaurita) Oh!

Nino

(sorpreso) Eravate qui? Non vi si vedeva punto in quella poltrona.

Gustavo

Ma io mi sono affrettato a mostrarmi. Sarebbe stata una indelicatezza da parte mia assistere, non visto, ad una lezione di boston data da una bella fanciulla a un bel giovanotto.

Bice

... Ritorniamo in sala, signor Nino! Andiamo via.

Gustavo

Perchè? Spetta a me di andar via. Tanto, ci sono abituato. Oltre di che, sono troppo buon amico di Nino per avere la crudeltà di sottrarlo all'insegnamento... del passo più lungo. (A Nino) Del resto, benchè la signorina Bice non lo creda, sono anche uno zelante amico di lei. Voi, Nino, potete attestarlo.

Bice

Io la supplico, signore, di non occuparsi di me.

Gustavo

Ecco l'ingratitudine!

Nino

Non la mia.

Gustavo

Ah! l'ingratitudine vostra poi non la sopporterei. Siete già in condizione di esercitarvi al boston in un salotto recondito: non negherete, spero, che io abbia un po' contribuito coi miei suggerimenti a questi rapidi progressi. (In mezzo, tra l'uno e l'altra, rivolgendosi a Bice) Non contesto di certo l'efficacia del reciproco fascino. Ma gli è che una fanciulla dotata di grazie e di virtù eccezionali è per l'uomo come una plaga remota, come una terra sconosciuta. Lo sapete voi quello che accade in fatto di terre sconosciute? Un bel giorno, qualcuno ha un'ispirazione geniale e indica all'umanità un punto inesplorato del globo. Se egli avesse i mezzi per esplorare, non ci penserebbe due volte e, fiducioso, si metterebbe in cammino. È su per giù la storia di Cristoforo Colombo. Orbene, quello della ispirazione sono stato io. I mezzi non li avevo e nessuno poteva darmeli. Ma avrò sempre il diritto di vantarmi d'avervi additata a questo ardente viaggiatore, il quale non ha che a volere.... per compiere degnamente l'impresa gloriosa! (A Nino) Dico giusto, mio giovane amico?

Nino

(confuso) In verità.... io non intendo...

Gustavo

Ma che cosa c'è da non intendere? La plaga remota (indicando Bice) è già, viceversa, alle viste. Avanti, dunque! Preparatevi a dare il vostro nome, come Amerigo Vespucci, alla terra su cui farete fiorire... la civiltà coniugale. (Mutando tono: paternamente a tutti e due) Sentite a me, ragazzi miei: non vi perdete in danze inutili. Seguite l'impulso del vostro cuore, non quello dei vostri piedi. E se riuscirete, com'è presumibile, a mettervi d'accordo, non dimenticate che io, in un modo o nell'altro, sono stato un po', tra voi, il tratto d'unione. Non crediate che io abbia l'idea di esserlo anche in avvenire. Non mi ci divertirei. Ma, in compenso, nei vostri momenti felici... rivolgete un pensiero all'amico lontano! (Li guarda.)

Bice e Nino

(abbassano gli occhi.)

(Un silenzio)

Gustavo

No?... Pazienza: nemmeno questo! (Via dal fondo.)

SCENA III.

BICE e NINO. Poi GUSTAVO e TILDE.

Bice e Nino

(restano a gran distanza, molto impacciati e alquanto sbalorditi.)

Bice

(dopo una pausa) Signor Nino...

Nino

Signorina Bice....

Bice

Io vorrei che mi diceste una cosa.

Nino

Io vorrei dirvene cento.

Bice

(con urgenza) Vorrei che mi diceste schiettamente schiettamente, ma proprio schiettamente... (pentendosi d'aver cominciato) che ora è.

Nino

(consulta il suo orologio) Non ho nessun motivo per nascondervi... che sono le quattro e mezzo meno due minuti.

Bice

Meno due minuti?!...

Nino

(sospirando malinconicamente) Sì.

Bice

Siete triste?

Nino

Un poco.

Bice

Ed è perciò che volevo domandarvi... (s'interrompe.)

Nino

(cava fuori di nuovo l'orologio.)

Bice

No, basta con l'orologio!

Nino

Credevo che....

Bice

(a un tratto) Perchè vi hanno turbato le parole del signor Franchesi?

Nino

Non so.... Tutta quella faccenda dell'esplorazione: l'impresa gloriosa... la plaga remota... la terra sconosciuta... Cristoforo Colombo... Amerigo Vespucci...

Bice

Quel signore diceva delle sciocchezze per tormentarci.

Nino

Questo no, non mi pare. È lui che mi ha spinto verso di voi. Ciò che mi turbava era il riflettere che su questo mondo non si può sempre... far fiorire la civiltà... dove si vuole.

Bice

L'avete, dunque, capito che c'è un ostacolo?

Nino

(sorpreso, ansiosissimo) Io l'ho capito, ma... quale sarebbe secondo voi?

Bice

(dolorosamente, con semplicità) Mia sorella.

Nino

(scattando) Come?! Voi sapete?...

Bice

Purtroppo!

Nino

Sapete che vostra sorella...?

Bice

Non ha simpatia per voi.

Nino

(tranquillandosi) Ah... meno male!

Bice

Meno male?!

Nino

Sì, dico... non ha simpatia per me. Questo è l'ostacolo. Meno male... che l'avete notato.

Bice

Non ci voleva molto a notarlo, perchè qualche tempo fa era precisamente il contrario. Vi trattava con tanta affezione che voi la chiamavate «mammina».

Nino

E lei mi chiamava «bébé».

Bice

Ma quando ebbe qualche confidenza da me, a poco a poco si è mutata. Non le piacete più. (Desolata) E se non piacete più a lei, come si fa?

Nino

Mi pareva che non fosse indispensabile.

Bice

A no! È indispensabilissimo! Al suo volere io non potrei ribellarmi. Tilde ha tanta competenza!

Nino

(risoluto) E allora...

Bice

(rianimandosi) Cercherete di piacerle nuovamente?

Nino

(con un moto di spavento) No!... (Ripigliandosi) Cioè, senza dubbio: cercherò di piacerle nuovamente.

Bice

E vinceremo ogni ostacolo, non è vero?

Nino

(risoluto) Sì, sì, vinceremo ogni ostacolo! (Con infrenabile vivacità amorosa) Sediamo, parliamo, parliamo ancora, parliamo tanto, diciamoci ogni cosa!

(Siedono subito l'uno di faccia all'altro, molto da presso, nel mezzo della camera, infervorati in un crescendo d'entusiasmo.)

(Contemporaneamente, Tilde e Gustavo, al cui braccio ella si appoggia, compariscono nella sala attigua, in fondo, e Gustavo indica a Tilde la giovane coppia.)

Bice

(continuando) Diciamoci ogni cosa.

Nino

Noi ci ameremo per tutta la vita.

Bice

Per tutta la vita!

Nino

Sempre vicini.

Bice

Sempre vicini!

Nino

Come in questo momento.

Bice

Come in questo momento!

Nino

(esaltandosi) E anche un pochino di più!

Bice

Che gioia!

Nino

(prendendole ambo le mani) Io vi adoro! (Glie le bacia con fuoco.)

Tilde

(staccandosi da Gustavo e avanzandosi con un impeto di severità) Ma Bice!

Bice e Nino

(mandano un piccolo grido e scappano, l'una uscendo per la porta a destra, l'altro per la porta a sinistra. Le due seggiole si rovesciano.)

SCENA IV.

GUSTAVO, TILDE, poi NINO.

Gustavo

(rialza le due sedie e, dopo un silenzio, guarda Tilde gettando una specie di sospiro canzonatorio.) Non c'è che fare! Sono le vicende della vita! Non ve l'avevo preannunziato io?

Tilde

(ostentando disinvoltura) Ma, in fondo, pretendereste d'averli fatti innamorar voi, questi due ragazzi?

Gustavo

Modestia a parte, posso affermare di essermene occupato abbastanza.

Tilde

Mi congratulo che vi siate dato a questo genere di occupazioni; ma sono dolente di dovervi accertare che essi si sarebbero innamorati anche senza di voi.

Gustavo

Ciò significa che era scritto ch'io fossi vendicato.

Tilde

Una vendetta che non fa male a nessuno non è una vendetta. Io sono contentissima che Bice si sia innamorata di Nino e che Nino si sia innamorato di Bice.

Gustavo

Come siete generosa!

Tilde

Non capisco.

Gustavo

Io, invece, capisco, e vi lascio. Questo è il momento della scena-madre. L'ora è propizia. Di là non c'è più nessuno. I servi sono intenti a sbarazzare il buffet. Vostro marito è andato a letto e, forse, già fa dei sogni... popolati di mogli tenerissime. Tutto tace. Fra poco non si udrà che la voce della giustizia!! Il reo, voglio avere io il piacere d'introdurlo al cospetto di questo... divino tribunale. (Alla porta a sinistra:) Signor Nino!... Signor Ninetto!... (Pausa) Amerigo Vespucci!

Nino

(entra subito, come una marionetta.)

Gustavo

La signora Tilde ha due paroline da dirvi... a quattr'occhi.

Nino

(riluttante).... Sono a vostra... disposizione, signora Tilde.

Gustavo

(a Tilde) Avete sentito? È a vostra disposizione. (Le si avvicina e le parla piano) Superfluo aggiungere che sarei volentieri anch'io a vostra disposizione. So che non prediligete gli uomini della mia età; ma, nel caso, potrei, alla mia volta, camuffarmi da collegiale diciottenne.

Tilde

E no! Cosa volete!... Sarebbe poi per me più grave il disinganno.

Gustavo

Giustissimo! Non ci avevo pensato. (Stringendole la mano) Buona notte!

Tilde

Buona notte!

Gustavo

(a Nino) In bocca al lupo, caro Amerigo! (S'inchina a Tilde) Servo! (Esce dal fondo.)

SCENA V.

TILDE e NINO.

Tilde

(piegando le braccia) E così?

Nino

.... Niente.

Tilde

Ah? Niente? (Dà uno sguardo alla stanza attigua a destra, chiude l'uscio e si riaccosta a Nino.) A voi sembra onesto il vostro modo di agire?

Nino

Io direi... parliamone domani. Se vostro marito ci sorprendesse in colloquio a quest'ora!

Tilde

Ci pensate adesso a mio marito?

Nino

Ci penso adesso. Egli non mi guarda in cagnesco che dal giorno in cui non c'è più nulla tra voi e me. È strabiliante! Apre l'ombrello quando la pioggia è cessata. Intanto, questa sua gelosia in ritardo è pericolosa.

Tilde

Tranquillatevi. Mio marito è andato a dormire e per questa notte non correte nessun pericolo. D'altronde, domattina io mi troverò da sola a sola con mia sorella, e avrò bisogno d'aver fatto molto bene i conti con voi per compiere verso di lei il mio dovere. (In tono di comando) Sedete!

Nino

(quasi brontolando) Sederò, ma non è prudente....

Tilde

Tanto meglio!

Nino

(siede) Mi sono seduto.

Tilde

(imperiosamente) Giustificatevi!

Nino

Subito.

Tilde

(siede anche lei.) (Un silenzio.) Che cosa aspettate?

Nino

.... Aspetto di poter parlare.

Tilde

Io sono qui per ascoltarvi. Vi ho detto: giustificatevi.

Nino

(pauroso) Un momentino... Devo raggruppare le mie idee.

Tilde

(con un esagerato gesto analogo) Volete che ve le raggruppi io?

Nino

Mi fareste grazia.

Tilde

Ve le raggruppo (ripete il gesto), e ve le compendio: voi siete...

Nino

Io sono?

Tilde

Uno spudorato!

Nino

(pacatamente convinto) Sono uno spudorato. (Levandosi) Posso andarmene?

Tilde

No!

Nino

(risiede.)

Tilde

Ma ditemi, almeno: non sentite nel vostro animo le punture del rimorso?

Nino

... Le sento e non le sento.

Tilde

Secondo voi, vi siete regolato correttamente con me?

Nino

... Ardirei farvi notare... che dopo tre mesi e quattordici giorni foste voi che mi deste il congedo.

Tilde

Io vi detti il congedo perchè ero chiaroveggente. L'amore dell'uomo, appena comincia a declinare, ha delle sfumature speciali, di cui egli non ha coscienza, ma che alla nostra sensibilità non sfuggono mai.

Nino

Il mio amore aveva le sfumature?

Tilde

Le aveva, le aveva.

Nino

Io ve ne domando scusa.

Tilde

Non è di ciò che dovete domandarmi scusa. Quello che mi esaspera è che voi abbiate scelta proprio mia sorella per innamorarvi sul serio: mia sorella che io adoro e a cui io stessa ho insegnato che l'amore d'un giovane è il solo amore che offra a una fanciulla delle garanzie per l'avvenire! Non potevate avere la mano più sicura per crearmi una dolorosa situazione.

Nino

(sincero) Dolorosa, poi, non credo. La nostra relazione era così provvisoria...! Non riuscimmo mai a intenderci bene, non riuscimmo mai a trovare veramente.... il punto di contatto.

Tilde

Il punto di contatto lo trovammo, ignorante!

Nino

Vuol dire che, forse, non fu sufficiente.

Tilde

(con una crescente concitazione aggressiva) In altri termini, siete voi che mi ammonite facendomi capire che per me ci voleva un amante stagionato, stantìo, logoro, capace solamente di diventare un secondo marito, identico a quell'altro! E arrivate al cinismo ristucchevole di augurarmi due mariti inutili, due mariti da non amare, due mariti da tradire?! Ah! ma voi non siete neanche un cinico: voi siete un carnefice!

Nino

Decisivamente devo star sognando ad occhi aperti. Io vi auguro di avere due mariti?... Io vi auguro di tradirli tutti e due?... Al contrario, signora Tilde, al contrario! L'augurio che io vi faccio con tutto il cuore è di non tradir più nemmeno quello che avete.

Tilde

E già! Vorrei veder voi al mio posto!

Nino

Sarebbe imbarazzante per lui. Ma io al vostro posto, non lo tradirei... proprio per non avere tutti i fastidi che voi avevate per causa mia. Mi straziavano l'anima!

Tilde

(con durezza) Vi straziavano i fastidi che avevate voi, egoista, non quelli che avevo io!

Nino

Oh! i miei erano martirî a dirittura.

Tilde

E me lo dite in faccia?!

Nino

Non si godeva mai d'un minuto di pace, signora Tilde! Se ripenso anche alle più innocue conversazioni che noi avevamo in questo salotto, mi par di rivedere vostro marito comparirmi dinanzi come un fantasma implacabile!

Tilde

Ma cos'è? Vi ha forse ammazzato, qualche volta?

Nino

Che c'entra! Voi, poverina, nella stanza da cui egli soleva capitarci addosso (indica la stanza in fondo) avevate fatto mettere quel po' po' di specchi affinchè vi annunziassero il suo arrivo....

Tilde

E dunque!? (Volge lo sguardo verso gli specchi e resta a contemplarli, scrollando il capo.)

Nino

Non ero ammazzato, ma io morivo lo stesso. (Descrivendo con una reminiscenza di sincero terrore) Appena egli era visibile nei riflessi di quegli specchi, mi avvertivate sotto voce: «attento, è lui!» E allora si mutava discorso. Dio mio, che colpo in testa era per me quell'«attento, è lui!» Al suo apparire io mi sentivo perduto, mi sentivo annientato! Per quelle terribili apparizioni, signora Tilde, io sono morto per lo meno dieci volte al mese! (Subito per attenuare) Con ciò non voglio dire che non abbiamo passate insieme delle ore dolcissime. Ma si! (Con slancio) Noi ci siamo amati, noi ci siamo....

Tilde

(piano) Attento, è lui!

Nino

(sobbalzando atterrito) Che dite mai!?

Tilde

(pianissimo) Mutate discorso.

Nino

Noi ci siamo... noi ci siamo (alzando la voce)... divertiti immensamente a questa festa.

Tilde

Più forte!

Nino

(gridando molto) Noi ci siamo divertiti immensamente a questa terribile festa... cioè... a questa magnifica festa!

SCENA VI.

TILDE, NINO, ERNESTO.

Ernesto

(soffermandosi in fondo, sarcastico e grave, con in una mano un cappello e un bastone, nell'altra un paltò) Ed è forse per ciò che ci fate l'onore di essere ancora qui.

Tilde

Aspettava te per salutarti.

Nino

(al colmo dell'imbarazzo) Difatti... aspettavo voi. (Si alza.)

Ernesto

(sottolineando) Ufficialmente, io era andato a letto.

Tilde

Ma egli aveva intuito che non ci eri andato....

Nino

... L'avevo intuito.

Ernesto

(a Nino, guardandolo e sogghignando) Siete tutto scalmanato! Siete tutto vibrante!

Nino

... L'entusiasmo....

Ernesto

... per questa terribile festa....

Nino

Una festa sorprendente!

Ernesto

(ricalcando) Sorprendente. Benissimo. Sorprendente.

Tilde

E tu, che fai? Esci alle cinque della notte?

Ernesto

No, cara signora. Non esco.

Tilde

E questo paltò? Questo cappello? Questo bastone?

Ernesto

Appartengono al signor Nino. (Martellando le sillabe) Ho avuto cura di portarglieli, perchè, essendo le cinque della notte, ho supposto che egli volesse lasciarci.

Nino

(tentando d'essere cerimonioso) Non c'era bisogno che v'incomodaste.

Ernesto

(porgendo a Nino bastone, cappello e paltò) Ecco servito, signor Nino.

Nino

Grazie mille! (Li prende, e, dopo averli guardati da tutte le parti, osserva timidamente:) Non sono i miei, ma fa lo stesso.

Ernesto

(dignitoso) E vi ci dovete rassegnare. Nel guardaroba non c'è (rabbiosamente, tornando a martellare le sillabe) nessun altro bastone, nessun altro cappello e nessun altro paltò! (Con durezza irosa) Voi siete l'ultimo... (contenendosi) ad andar via.

Nino

... Sono l'ultimo?

Ernesto

E siete anche... il primo!...

Nino

(interrompendo) Troppo buono!

Ernesto

(continuando con la stessa durezza)... il primo che mi abbia fatto intendere sino a qual punto io sia buono.

Tilde

(alzandosi energicamente) Ernesto!

Ernesto

Che c'è? Di che temete?

Tilde

Temo che tu non ti accorga di quello che dici al signor Nino.

Ernesto

(concitato) Vi prego, o signora, di non provocarmi per conto suo. Io sono in casa mia e non posso....

Tilde

(con audacia) Che cos'è che non puoi? Sentiamo. Un gentiluomo come te sa quali forme abbia il dovere di serbare in casa propria o altrove, qualunque sia la sua intenzione. Tu ce l'hai evidentemente con me e col signor Nino. Parla. Di che ti lamenti?

Ernesto

(meravigliandosi e fremendo ) Di che mi lamento io?!

Tilde

(prendendo il disopra) Vorresti ch'io fossi più severa con lui? Di': questo vorresti? Io ti proibisco anzitutto di occuparti con tanta acredine di una cosa che non ti riguarda.

Ernesto

(sempre più fremente e meravigliato) D'una cosa che non mi riguarda?!

Tilde

(insistendo nell'ambiguità per tormentare Ernesto e Nino) In ogni caso, un giovane innamorato, che ama sinceramente, merita sempre di essere un po' protetto.

Ernesto

(fuori di sè) E dovrei essere proprio io il protettore?!...

Tilde

Orsù, finiamola!

Ernesto

Sono qui appunto per finirla!

Tilde

(con accento grave) Riconosco che questa notte... (mutando tono e seguitando con disinvoltura)... Nino e Bice avrebbero dovuto essere più convenienti e più saggi...

Ernesto

Nino e Bice?

Tilde

Riconosco... che hanno commesso un errore allontanandosi dalla sala per tubare in questo salottino appartato, dove tu li avrai sorpresi come li ho sorpresi io....

Ernesto

Per tubare?

Tilde

Ma riconosco pure che l'amore, da cui sono stati guidati, è benefico per l'uno e per l'altra.

Nino

(rianimandosi) Mi pare che la signora Tilde sia nel giusto.

Tilde

(con uno scatto severo e brusco) Non parlate ancora, voi!

Nino

(ne ha uno schianto di paura.)

Tilde

(a Ernesto, mostrando quasi d'intenerirsi) Io ho accolto in casa cordialmente il signor Nino, che mi era stato molto raccomandato....

Ernesto

(interrompendola)... da sua madre. Questo me lo ricordo.

Tilde

A lui non ho rifiutato nè consigli, nè appoggi, nè fiducia. Non gli ho rifiutato... nulla! Mi sono compiaciuta di sentirmi chiamare da lui «mammina», perchè questa parola mi dava la dolce illusione ch'io avessi fatto un figlio... per opera e virtù dello Spirito Santo. Sarei quindi d'una incoerenza imperdonabile se accondiscendessi ad avere per lui la severità che nemmeno tu dovresti avere. Un affettuoso avvertimento da parte tua, sì, l'avrei trovato ragionevole, ed egli avrebbe avuto l'obbligo di accettarlo. Tu sei un po' il mio babbo, e, per conseguenza, sei un po' suo nonno...

Ernesto

Ma che nonno!

Tilde

Senonchè, adesso anche questo avvertimento giungerebbe inopportuno. Mi permettete, Nino, di riferirgli bene quello che abbiamo detto?

Nino

(come sui carboni ardenti)... Se vi fa piacere....

Tilde

Sì, mi fa molto piacere....

Ernesto

(tuttora dubbioso e diffidente) E fa piacere soprattutto a me.

Tilde

Il signor Nino... mi ha chiesto la mano di Bice e io glie l'ho accordata.

Nino

(irradiandosi, esclama involontariamente:) Sublime!

Tilde

(gli saetta uno sguardo austero.)

Ernesto

(con repentino mutamento di fisonomia, andando verso Nino come per abbracciarlo) Mio carissimo Nino, voi siete... voi siete la perla dei giovani! Io ho avuto sempre di voi una stima sconfinata, un'opinione altissima. Ed è per questo appunto che mi dolevo che voi ricambiaste l'ospitalità accordatavi da mia moglie col compromettere per chiasso quell'angelo di fanciulla. Ma io prendevo un granchio fenomenale. Visto che la vostra condotta è stata irreprensibile, io ritiro le parole che ho pronunziate, ritiro il cappello, ritiro il paltò, ritiro il bastone... (fa per riprendere bastone, paltò e cappello.)

Nino

(impedendoglielo) No, signor Ernesto. È veramente assai tardi. Non voglio più abusare....

Ernesto

Ma che tardi! Ma che abusare! Questa è casa vostra!

(In tono altisonante) Voi avete trovato in mia moglie una seconda madre....

Tilde

E ne troverete una terza in mio marito.

Ernesto

Sicuramente!

Nino

Ne avrò molte!

Ernesto

Cioè... (a Tilde) Che mi fai dire!? (a Nino) In me, voi troverete un fratello. Sì, un fratello, perchè il nuovo contributo di gaiezza che voi porterete in questa casa mi farà diventare vostro coetaneo.

Tilde

Non ci contare, sai. Nino ha già deciso di stabilirsi a Roma.

Ernesto

Peccato!

Nino

Sì, ho già deciso. Ma spero che anche da lontano... io avrò in voi e... nella signora Tilde... due... due....

Tilde

Mettiamo «due parenti affezionati», senza precisare il grado di parentela.

Nino

Avrò... «due parenti affezionati senza precisare il grado di parentela».

Ernesto

Come siete commosso! Qua, qua la vostra mano, giovanotto.

Nino

(ha sopra un braccio il paltò, nella mano diritta il cappello, nella mano sinistra il bastone e i guanti. Per porgere in fretta la mano diritta a Ernesto, s'impappina e affida il cappello alla bocca, tenendone la falda tra i denti; sicchè gli riesce quasi impossibile di pronunziare le parole.) Signor Ernesto, io vi sono profondamente grato....

Ernesto

(stringendogli forte la mano) Ma è mia moglie che dovreste piuttosto ringraziare....

Nino

(liberando la bocca dal cappello, si accosta subito solennemente a Tilde e si dispone a parlare.)

Tilde

Mio buon Nino, io vi dispenso dal discorso della vostra riconoscenza, e perciò potete rimettere il cappello in bocca.

Nino

(meccanicamente fa per rimetterselo, ma si trattiene.)

Tilde

(continuando) Che se poi ci tenete davvero a mostrarvi riconoscente, pensate a rendere felice mia sorella come io ho pensato a rendere felici lei e voi.

Nino

(con declamatoria veemenza espansiva) Signora Tilde, io....

Tilde

(lo arresta con uno sguardo minaccioso.)

Nino

(esce difilato dal fondo.)

SCENA VII.

TILDE ed ERNESTO.

Tilde

T'era venuta la malinconia d'essere geloso?

Ernesto

Una malinconia che è passata come una nube per cedere il posto all'ebrezza!

Tilde

Sarei curiosa di sapere di che ti rallegri poi tanto.

Ernesto

È lo spettacolo dell'amore che m'inebria, mia cara! La commozione di quel giovanotto mi ha suggestionato. In tutta la mia persona io sento ora come un soffio di primavera. (Accendendosi) Tilde!...

Tilde

Che ti piglia?

Ernesto

.... Non capisci?

Tilde

Ah.... Siamo alle solite!...

Ernesto

(con calore e presunzione, si slancia verso di lei come per trascinarla seco) Ma vedrai, per bacco, come ti amo!

Tilde

(scostandosi) Oh Dio!... Pensa che ho avuta la corvée degli onori di casa.... No, grazie, Ernesto!... Sarà... per un'altra volta. (Esce a destra.)

Ernesto

(perdendo a un tratto l'entusiasmo, resta immobile. Indi, tra sè:) Ecco: mi sono smontato!

(Sipario.)

Fine della commedia.