ATTO PRIMO.
Un salotto dell'appartamentino che Tilde Ricchetti occupa in un hôtel di Sorrento. — Seggiole leggere, seggiole a bracciuoli, un sofà, una tavola con su giornali, riviste, libri e oggetti di scrittoio. Una sola porta a destra, una sola porta a sinistra. Nel centro della parete di fondo, un'ampissima finestra nel cui vano l'azzurro luminoso del cielo brulica di scintille, come per una festa dell'aria. Di su, dal parapetto della finestra, verdeggiano nel sole le cime degli aranci e dei limoni del giardino sottostante.
SCENA I.
TILDE e NINO. Poi UN CAMERIERE dell'hôtel.
(Quando si alza il sipario, la scena è vuota. Si ode cantare, a grande lontananza, l'ultima strofa dell'antica canzone «Santa Lucia» con accompagnamento di chitarra e mandolino. È una delle canzoni che i forestieri sogliono chiedere ai cantori ambulanti napoletani:)
O dolce Napoli,
O suol beato
Ove sorridere
Volle il creato,
Tu sei l'impero
Dell'armonia.
Santa Lucia!
Santa Lucia!
Coretto — Tu sei l'impero
Dell'armonia,
Santa Lucia!
Santa Lucia!
(Poi un minuto di silenzio.)
Tilde
(entra dalla porta a destra, quasi come fuggisse. Si lascia cadere sul sofà, abbandonando la fronte alla spalliera, col viso tra le mani, e mormorando:) Che cosa ho fatto! Che cosa ho fatto!
Nino
(in costume di ciclista — dopo qualche istante — entra dalla stessa porta e resta interdetto, mortificato, non sapendo in che modo regolarsi. Indi balbetta:) Tilde!... Signora Tilde!... Signora Ricchetti!... Fatevi coraggio!... Ve ne supplico.... Fatevi coraggio!... Voi dimenticherete.... Io dimenticherò....
Tilde
(voltandosi di botto) Ah? Saprete anche dimenticare?
Nino
No.... Dicevo soltanto per confortarvi. Vi vedo afflitta.... Vi vedo desolata....
Tilde
Per voi, è un nonnulla ciò che è accaduto?
Nino
Per me?... Per me è un avvenimento straordinario!
Tilde
Ma ci pensate voi? Ci pensate?
Nino
Io ci penso.
Tilde
Noi non ci conosciamo che da quindici o sedici giorni. È enorme! E poi, chi siete voi? Chi siete? Siete un ragazzo.
Nino
Questo no!
Tilde
Sì, sì, un ragazzo, perchè un uomo alla vostra età non è che un ragazzo. E io mi sono lasciata prendere da voi così... come un giocattolo.
Nino
Ma che giocattolo! Io vi amo.
Tilde
(adiratissima) Con una violenza da bambino impertinente e maleducato!
Nino
(si mortifica sempre più e non osa guardarla.)
Tilde
È inutile oramai che vi atteggiate a timidità. A chi credete di darla a bere con quella faccia da seminarista?
Nino
Io non....
Tilde
Silenzio! (Pausa.) Ah! io lo so quello che vorreste dirmi. Voi vorreste dirmi che non ce ne avete avuto colpa che per metà. Vorreste dirmi che se io vi avessi respinto con uguale violenza, che se vi avessi dato un pugno in un occhio, forse ora non avrei niente a deplorare. Con quella impudenza che vi distingue, sareste capace di dirmele queste cose: non è così? (Breve pausa.) Ma parlate, Dio buono! Confermate, rettificate, negate, aprite la bocca per farne venir fuori una parola qualunque.
Nino
Mi avete detto: «silenzio!».
Tilde
Voi obbedite soltanto se vi torna conto di obbedire. Perchè non mi avete obbedito stamane?
Nino
Quando?
Tilde
Quando vi ho ordinato di non accompagnarmi fin qui; quando vi ho ordinato di lasciarmi almeno rientrar sola. Per la vostra cocciutaggine, avete voluto accompagnarmi sino all'albergo. Avete voluto introdurvi nelle mie stanze. Alle dieci del mattino, capite!
Nino
Capisco.
Tilde
Alle dieci del mattino!... In un albergo.... Voi tenete a sembrare un giovanotto? Ebbene, rispondete: s'è mai visto un giovanotto introdursi nelle stanze d'una signora alle dieci del mattino?
Nino
Tilde
Ne convenite, eh?
Nino
Ne convengo... perchè, difatti, non sono stato visto neanche io. Già, sino a oggi, Sorrento è come se fosse vuota. I villeggianti non sono ancora venuti. Ci sono dei forestieri; ma i forestieri....
Tilde
Non hanno occhi per vedere?
Nino
No, non li hanno. Li hanno, cioè, per vedere i panorami; ma voi non siete un panorama, e neppure io. Intanto, i forestieri di questo albergo, nel momento in cui entravamo, erano tutti sul terrazzo a sentir cantare, a guardar Napoli col cannocchiale, a contemplare il pennacchino del Vesuvio....
Tilde
E le persone di servizio?
Nino
Attraversando le sale e i corridoi, non ne abbiamo incontrata nessuna.
Tilde
Tutto questo non attenua l'irregolarità del vostro procedere, non diminuisce le proporzioni del disastro. Dio! Dio mio! In un albergo!... In un albergo!...
Nino
Tuttavia, voi siete qui come in casa vostra. Avete il vostro appartamentino privato.
Tilde
Silenzio! Non sapete trovare una sola parola di vero conforto. Se almeno vi mostraste pentito di avermi trascinata così in basso! Ma niente! Voi non ne avete la coscienza. Da quel ragazzo che siete, avete appunto la crudeltà inconsapevole di certi ragazzi. Siete crudele, sì, siete crudele: orribilmente crudele! (Quasi piangendo) Ah, poveretta me: che cosa ho fatto! che cosa mi avete fatto fare! (Abbandona di nuovo la fronte sulla spalliera del sofà, col viso tra le mani, piagnucolando.)
Nino
(dopo essere stato qualche istante stupidamente indeciso, si getta d'un subito ginocchioni.) Ecco qua, lo vedete, sono in ginocchio. Io mi pento... mi pento di tutto.... Che devo dirvi?... Sono un vero sciocco.... Non so esprimermi.... Ma vi accerto che il mio pentimento è sincero.... Non mi sgridate più. Mi fa male. Mi fa molto male. E all'idea di avervi dato un dispiacere, non ci resisto. Via, Tilde... signora Ricchetti.... Ditela ora voi a me una parola di conforto.
(Pausa.)
(tenendo ancora il viso tra le mani e la fronte sulla spalliera, con voce mite, quasi affettuosa) Mi promettete di non farlo più?
Nino
Ve lo prometto.
Tilde
Mi promettete di essere obbediente... rispettoso?
Nino
Ve lo prometto.
Tilde
Non avete niente da soggiungere?
Nino
Sì.
Tilde
E allora... soggiungete.
Nino
Tilde
Di che?
Nino
Del vostro perdono.
Tilde
(un po' scontenta) Solamente di questo?... E sia. Contateci.
Nino
Ah! Grazie! Grazie! Grazie! (Le si accosta, camminando sulle ginocchia e allungando le braccia e il collo) Come siete indulgente! Come siete gentile! (La circonda e la baciucchia nella foga della gratitudine.)
Tilde
(voltandosi irritata) Ma che fate?! Siamo da capo?
Nino
(desiste subito e resta immobile.)
Tilde
(con mutamento rapido e con uno slancio infrenabile) Sì, sì, siamo da capo, siamo da capo (gli piglia le mani) e così deve essere, e non vorrei che fosse diversamente. Venite qua. Vicino a me. In ginocchio, no, no! Mai più in ginocchio. Voi non avete nulla da farvi perdonare.
Nino
(levandosi con gioia franca e gioconda) Davvero?
Tilde
Sì, davvero.
Nino
(sedendole accanto) Ah! Quale felicità! Quale immensa felicità!
Tilde
(commossa e festosa) La mia bocca diceva una cosa e io ne sentivo un'altra. Sentivo di dover rimproverare me stessa e rimproveravo voi. Ma, dopo questa piccola crisi, per fortuna, sento di non dovere più rimproverare nè me nè voi. Che siate un bébé, è certissimo. Che io sia un po' vecchierella al paragone vostro, è ugualmente certo. Voi avete diciannove anni; io ne ho già... ventotto. Eppure, che monta? Ci sono oramai e ci resto. Non voglio che vi pentiate. Non voglio che siate obbediente. No! Disobbeditemi sempre che ne avete l'impulso. È la vostra disobbedienza di bambino che mi ha liberata in così poco tempo; e nessuna astuzia di seduttore avrebbe potuto ottenere ciò che hanno ottenuto la vostra timidità e la vostra audacia. Oh! l'audacia del timido!... Che sollievo qualche volta per una donna!
Nino
Dunque, non mi proibite d'amarvi? Dunque, mi amate? (Stringendola fra le braccia) Tilde! Tilde!...
Tilde
(svincolandosi) State attento: mi soffocate.
Nino
Comandatemi di star tranquillo, affinchè io abbia... l'impulso della disobbedienza.
Tilde
Di già!?
Nino
Come «di già?»
Tilde
Non sarà passata che una mezz'ora da che mi avete così bene disobbedito.
Nino
Io vorrei disobbedirvi... ogni dieci minuti!
Tilde
Pazzo che siete! (Con grazia tenera) Ma adesso bébé, sentite, vi mando via. (Si alza.) Debbo provvedere a cento cose. Debbo riparare un po' al disordine della mia toilette.... Debbo scrivere a mio marito....
Nino
(alzandosi) A vostro marito?!
Tilde
Avete dimenticato che ho un marito?
Nino
Sì, quanto ad avere un marito, va bene: passi. Ma, scrivergli! Proprio oggi poi!...
Tilde
È il meno che io possa fare per lui.
Nino
Non avrete nulla da dirgli.
Tilde
Gli scriverò di voi.
Nino
(con un moto di timor panico) No!
Tilde
Ho da preparare il terreno, io. Questo ufficio sgradevole, purtroppo, spetta a me. Comincerò col mettervi in buona luce. Gli racconterò....
Nino
Quello che è accaduto?!
Tilde
Ma dove avete la testa? Gli racconterò che vi ricevo spesso, che vostra madre da Roma mi ha tanto pregata d'essere gentile con voi; gli racconterò che siete venuto qui per divagarvi dopo aver compiuti i vostri studî.... A proposito, bébé, quali studî avete compiuti?
Nino
(con orgoglio) Nessuno! Io voglio fare il letterato.
Tilde
Meglio! Dirò che siete qui per lavorare.
Nino
(con ardore) Per scrivere... un gran poema.
Tilde
Nino
Vicino a voi!
Tilde
In versi sciolti?
Nino
... In tutti i versi!
Tilde
In tutti i versi, è un po' grave.
Nino
(aprendo le braccia per abbracciarla) Perchè, vicino a voi, io non so, ma....
Tilde
(difendendosi graziosamente con le mani protese) La continuazione al prossimo numero.
Nino
(malcontento) Quando?
Tilde
Stasera.
Nino
Fino a stasera dovrò aspettare?
Tilde
Verrete un po' prima di sera. Verrete a veder tramontare il sole.
Nino
Ci sarà sempre da aspettar molto. Se il sole mi facesse il favore di tramontare a mezzogiorno....
Tilde
Ma bébé dev'essere ragionevole.
Nino
No, decisamente, quel «bébé» non mi piace.
Tilde
Piace a me, e basta!
Nino
Io crederei....
Tilde
(interrompendolo) Silenzio!!
Nino
E già: come di solito. Quando sto per dire qualche cosa di serio, «silenzio!».
Tilde
(dopo breve pausa) Vogliamo venire ad un accomodamento? Io vi chiamerò bébé, vostro malgrado, sempre che queste due sillabe carine mi verranno sulle labbra, e in compenso, stamane, v'invito a fare colezione con me.
Nino
(con gli occhi luminosi) Colezione con voi? Non a table-d'hôte?
Tilde
Qui, qui, soltanto con me, in questo salotto.
Nino
(folleggiando) In questo salotto?! Come due sposini?!... Come due sposini in tutto e per tutto?!... Io griderò per le vie la mia gioia.
Tilde
Prima di gridarla per le vie, andrete a vestirvi correttamente. Non crederete che in cotesti arnesi si possa far colezione con una signora. E poi, un uomo in costume di ciclista rassomiglia sempre un po' a una donna travestita da uomo.
Nino
Io rassomiglio a una donna?! Vado subito a mutare d'abito.
Tilde
Attento nell'uscire! Che i camerieri non vi vedano.
Nino
Un'idea! Esco dalla finestra. Scavalco il parapetto e, con un salto, me la svigno per il giardino, dove non c'è mai un'anima viva.
Tilde
No no, potreste cascar male.
Nino
Siamo quasi a pianterreno e sotto la finestra c'è anche un arancio che può aiutarmi con i suoi rami.
Tilde
No, bébé, avrei paura. Lasciate stare la ginnastica. Piuttosto... facciamo la spia. (Va alla porta a sinistra. Apre. Sporge la testa al di fuori. Indi, a voce bassa:) Il cammino è libero. Profittate.
Nino
(prendendo il suo berretto) Arrivederci.
Tilde
(stringendogli la mano) Arrivederci!... Non perdete tempo.
Nino
(indugiando) Neanche un bacio?
Tilde
Per carità! Con l'uscio aperto!
Nino
Vi avverto che, dopo colezione, vi disobbedirò molto.
Tilde
Quanto vorrete!
Nino
(fa per baciarla.)
Tilde
(si scansa con severità.)
Nino
(esce.)
Tilde
(chiude la porta. Resta un po' pensosa. Poi, scacciando le preoccupazioni, ha un gesto come per dire: tanto è fatta! — Respira ed esclama:) Ah sì! N'era tempo! (Tocca il bottone del campanello elettrico.)
(Alla porta a sinistra si picchia discretamente.)
Avanti, avanti.
(Entra un cameriere dell'hôtel.)
Tilde
La colezione, a mezzogiorno. Per due.
Il Cameriere
Sta benissimo. (Esce.)
Tilde
(volta la chiave dell'uscio, ed esce a destra.)
(Dopo qualche istante, si vede comparire la testa di Nino di là dal parapetto della finestra. Poi, sul parapetto, se ne vedono le mani e le braccia. Poi, mezza la persona. Egli scavalca, ed eccolo un'altra volta dentro. Si toglie il berretto. Si avanza timoroso. Come pentito, torna indietro. Ci ripensa. Torna ad avanzarsi. Va per picchiare alla porta a destra. Riflette che sarebbe sconveniente. Desiste. E, risolutamente, siede!)
Tilde
(entra, ancora intenta alla sua toilette, mettendosi una cintola o annodandosi un nastro. Alzando gli occhi e vedendo Nino, ha un sussulto.) Ancora?!
Nino
(si drizza d'un subito.)
Ma, se ho chiusa io stessa la porta con la chiave!... Per dove siete entrato?
Nino
No... io non sono entrato.
Tilde
Non siete entrato?!
Nino
Non sono entrato per la porta, ecco.
Tilde
(indicando la finestra) Vi siete arrampicato per i rami dell'arancio?!
Nino
(col capo fa cenno di sì.)
Tilde
Come uno scimpanzè?
Nino
(fa un altro cenno affermativo.)
(compiaciuta e, nondimeno, ostentando severità) Ma io dico: non vi pare che, in fin dei conti, sia un po' troppo?
Nino
Per non compromettervi....
Tilde
S'era però stabilito che sareste andato al vostro hôtel per mutare d'abito e che sareste venuto a colezione in forma ufficiale.
Nino
Per non compromettervi....
Tilde
E dàgli. Com'è che credete di non compromettermi con queste pazzie?
Nino
Nessuna pazzia. Tutt'altro! Ho dimenticato nella vostra stanza da letto... il cosino....
Tilde
Nino
... La targhetta che avevo qui all'occhiello della giacca: il distintivo del Touring-club. Ricordate? Me l'avete fatto togliere perchè... in quel momento... vi dava fastidio: urtava... non so dove.
Tilde
Avreste potuto riprenderlo più tardi il cosino.
Nino
E se qualche cameriera l'avesse trovato nella vostra stanza? Non era forse una compromissione? Voi non appartenete mica al Touring-club.
Tilde
Approvo la vostra scrupolosità; ma non c'era da allarmarsi per questo.
Nino
Posso andare a riprenderlo?
Tilde
Andateci.
Nino
Non sarebbe meglio... andarci insieme?
Tilde
Ah no! Ah no! Ci andate solo. E alla svelta!
Nino
(rassegnato) Alla svelta. (Esce lentissimamente dalla sinistra.)
Tilde
(tra sè, sorridendo) Santa pazienza!
(Un silenzio.)
Tilde
Avete trovato?
Nino
(dalla stanza attigua) Sì.
Tilde
Sia lodato il cielo! (Aspetta. Ma Nino non si decide a lasciare quella stanza. Ella gli grida:) Io vorrei sapere che diavolo fate lì dentro.
Nino
(come sopra) Odoro.
Tilde
Ma che cosa odorate!
Nino
Tilde
(in tono di comando, battendo un piede a terra) Venite qua! Venite subito qua!
Nino
(entra, quasi continuando ad annusare ed estasiandosi.)
Tilde
Ingordo!
Nino
Invece, io... mi accontento di quello che trovo.
Tilde
Ma questo non è trovare: questo è saccheggiare. Starete fresco in avvenire!...
Nino
Perchè? Mi spaventate.
Tilde
Quando non sarò più sola, non potrete essere invadente come siete adesso, non potrete dar la scalata alle mie stanze, non potrete cacciare il naso... dove vi pare e piace....
Nino
Io mi auguro, intanto, che vostro marito non ci venga in campagna.
Tilde
E in città, non vivo forse con mio marito e con la mia sorellina? Senza contare la zia marchesa che abita nel medesimo palazzo. Addio follie! Addio libertà!
Nino
No, no, vi prego: non ci voglio pensare!
Tilde
Saremo obbligati ad amarci con prudenza, con parsimonia....
Nino
Mi fate venire i nervi, signora Tilde. Tacete!
Tilde
E poi pretendereste che non vi si chiamasse bébé?
Nino
(nervosissimo) Sono più uomo di tanti altri e non merito questa offesa! Voi volete tormentarmi.... Addio, addio!... (Si avvia per uscire.)
Tilde
Ma non siate davvero così bambino quando io tocco un argomento su cui è più che necessario intenderci.
Nino
(si ferma.)
Tilde
(rifacendolo) «Sono più uomo di tanti altri»! Se lo siete, mettete i capriccetti da parte e guardate con serietà la situazione in cui ci troviamo. Noi non potremo aver pace che a condizione di rassegnarci a qualche sagrifizio. Io adoro la vostra gioventù. E giacchè ho spezzati i freni, piacerebbe anche a me un po' di spensieratezza. Ma come si fa? Non ci sarà permesso. Bisognerà essere accorti, bisognerà, disgraziatamente, ricorrere alle piccole viltà, alle finzioni, all'astuzia. Voi non siete astuto? Imparerete. Prima di tutto, per esempio, avrete cura di affiatarvi con mio marito.
Nino
(col broncio) In che modo?
Tilde
Fingerete... d'aver le sue idee, i suoi gusti, le sue opinioni, le sue abitudini....
Nino
E così...?
Tilde
Così, a poco a poco, conquisterete la sua amicizia.
Nino
Io non ci tengo.
Tilde
Sarà increscioso. Sarà increscioso per voi come per me, sarà perfino disgustevole, ma dovete diventare amico suo. È il metodo migliore. È quello adottato da tutte le persone per bene. E poi, nel caso nostro, che cosa ci sarebbe di più pratico? Voi vorrete vedermi il più spesso possibile. Voi vorrete essere sempre sulle mie tracce. E dunque? Se riuscirete ad appiccicarvi al soprabito di mio marito, il problema sarà risoluto.
Nino
(tuttora imbronciato) Mi ci appiccicherò.
Tilde
E avrete raggiunta la perfezione del metodo quando sarete la sua ombra, quando sarete la sua eco, senza esitazioni, senza paure....
Nino
Sarò tutto quello che volete, ma, dentro di me, io l'odierò! Già, me lo immagino. Deve essere un uomo insopportabile.
Tilde
È un uomo piuttosto simpatico, invece.
Nino
(astioso) Anche simpatico?
Tilde
Il suo torto è di avere cinquantadue anni.
Nino
(seccato) Ah, non è mica un vecchio.
Tilde
A vederlo, no.
Nino
«A vederlo, no». E poi?...
Tilde
E poi... lo è.
Nino
Me lo dite per non addolorarmi.
Tilde
Ve lo dico perchè è la verità. E credete che io sarei sdrucciolata così se fossi stata ancora veramente la moglie di mio marito?
Nino
(sorpreso, rianimandosi) Come, come?... Fra voi e lui...?
Tilde
Fra me e lui il matrimonio non è oramai che... una conversazione.
Nino
(con subitanea gaiezza) Una conversazione!?
Tilde
Vi mettete in allegria, adesso?...
Nino
Ne gioisco! Io non speravo tanto. È bellissimo, parola d'onore!
Tilde
Voi gioite delle sventure altrui; ma non si sa mai!...
Nino
Cioè, un momento.... Spiegatevi.
Tilde
L'uomo, Ninetto mio, è una boîte à surprises. Ogni volta che si apre questa boîte, si ha una sorpresa. Viene poi un giorno in cui la si apre e non vi si trova... più niente. E quella è la sorpresa finale.
Nino
(protestando) No, no! Non facciamo confusioni....
(Si ode picchiare alla porta.)
SCENA II.
TILDE, NINO, UN CAMERIERE, poi ERNESTO
Tilde
(levandosi) Zitto! Hanno bussato. (A voce alta) Chi è?
Il Cameriere
(di fuori) Nella sala di lettura c'è un signore che cerca di lei.
Tilde
(sottovoce, quasi tra sè) Una visita! A quest'ora? (Al cameriere, attraverso l'uscio) Il nome di questo signore?
Il Cameriere
Non ne ha.
Tilde
Il Cameriere
Gliel'ho domandato. Non mi ha risposto.
Tilde
Sarà stata una distrazione. Fatevi dare la sua carta.
Il Cameriere
Proverò.
Tilde
(a Nino) Se è un amico, devo riceverlo qui. E voi? Per la porta non potete uscire perchè vi s'incontrerebbe certamente, e, nella mia stanza da letto, non potete nascondervi perchè rimarreste in trappola chi sa per quanto tempo.
Nino
Ma io me ne vado comodamente per dove sono entrato.
Tilde
E sì: per questa volta non c'è che la finestra.
Nino
(con solennità comica) La finestra!!
Tilde
Bébé, tu sei un eroe!
Nino
(correndo difatti alla finestra, gioiosamente) Io sono uno scimpanzè, e me ne vanto!
Tilde
Aspetta. Ti aiuto. Non c'è nessuno giù?
Nino
(si affaccia) Sì.
Tilde
(impaurita) Chi c'è?
Nino
Un asino.
Tilde
Stupido! (Lo raggiunge per aiutarlo.)
Nino
(celiando) Se raglia, siamo perduti! (Scavalca il parapetto.)
Tilde
(sostenendolo per le ascelle) Attento, bébé!... Dove mettete il piede?
Nino
Non lo so. (Profittando della posizione le dà un bacio.)
Tilde
Questo bacio ve lo faccio scontare!
Il Cameriere
(di fuori, picchiando) Signora, ho qui la carta di quel signore.
Nino
(a lei) Ne parleremo dopo colezione. (Sparisce.)
Tilde
(dalla finestra, tutta gioconda) Mostro! (Col viso acceso, corre alla porta a sinistra. Apre.)
Il Cameriere
(avanzandosi, le porge la carta in un vassoio.)
Tilde
(la prende e legge. Ha una scossa ed esclama:) Ma questo è mio marito!
Ernesto
(di dentro, sganasciandosi dalle risa) Ah ah ah ah.... Chi avevi creduto che fosse? (Entra, continuando a ridere.)
Il Cameriere
(esce.)
Tilde
(comprimendo la sua rabbia e nascondendo la sua emozione) Scusa, non ci arrivo. Perchè tante storie?
Ernesto
Ho pensato che la visita antimeridiana d'un estraneo t'avrebbe seccata non poco e ho voluto farti paura. Uno scherzo, insomma. Sono di buonissimo umore.
Tilde
Me ne compiaccio.
Ernesto
E vengo... a godermi la vita!
Tilde
Ernesto
Con te.
Tilde
Vieni per restare?
Ernesto
Per restare, beninteso. Le mie valige arriveranno più tardi... e sono molte! (Canticchia) Trallalà là là, trallalà là là....
Tilde
(rodendosi) Il numero delle valige non ti riconcilierà certo con la campagna che hai sempre odiata. Ti annoierai.
Ernesto
Nossignora!... Non mi annoierò. Trallalà là là, trallalà là là.......
Tilde
(guardandolo curiosamente) Ma che è «trallalà là là»?
Ernesto
Che è «trallalà là là»? È il benessere, è la salute, è la forza! Non mi vedi?
Tilde
Ti vedo.
Ernesto
Come ti sembro?
Tilde
Come eri. Tale e quale.
Ernesto
Ah no! Non hai l'occhio clinico. Da parecchio tempo io non mi sentivo così bene.
Tilde
Tu me lo dici e io ti credo.
Ernesto
E non ne provi una consolazione?
Tilde
Certamente. (Siede presso il tavolino.)
Ernesto
Ti do un consiglio: abbracciami.
Tilde
Io non ci penso neppure. (Prende un libro.)
Ernesto
Va là! Non dissimulare. Tu desideri ardentemente di abbracciarmi. La solitudine non è per te. L'aria ossigenata non ti basta. Non di sola aria... vive la donna! Guarda come ti riduci! Hai dei lividi qui (si tocca sotto gli occhi) che mi rivelano... tutto! Nella solitudine, tu deperisci, mia cara. Vuoi rifiorire?... Abbracciami.
Tilde
(apre il libro come per leggere.)
Ernesto
(togliendole di mano il libro senza bruschezza) Non metterti a leggere, Tilde. Non ci vediamo da tanti giorni! Sii un po' graziosa. (Pausa) (Sedendole accanto) Sai che cosa sono io?
Tilde
Più o meno, lo so.
Ernesto
Tu credi di saperlo, ma mi calunni. Io sono... un nevrastenico. Niente altro. Cioè, rettifico: ora non lo sono più. O, meglio, lo sono e non lo sono. La natura del nevrastenico — mi ha detto il dottore — ci è sempre, e devo stare in guardia. Ma dopo la cura che ho fatta, ho guadagnato il cento per cento. Se io non fossi sicuro d'essere la stessa persona che ero, non mi riconoscerei più. E sai qual'è la cura che ho fatta?
Tilde
(lievemente) No.
Ernesto
L'elettroterapia! Elettricità, senza risparmio. Correnti elettriche... da per tutto. E non vanno via, no! Restano dentro. Io mi sento pieno di correnti. Suppongo che se di notte mi si applica una lampada, io sono buono ad illuminare un tunnel. Fa miracoli, mia cara Tilde, la scienza moderna.
Tilde
Per i mariti antichi.
Ernesto
Per i mariti antichi che abbiano delle qualità resistenti come le ho io.
Tilde
Tu hai delle qualità resistenti?!
Ernesto
Sì che le ho.
Tilde
Ernesto
Te ne dico una che è rarissima: (con prosopopea) la fedeltà!
Tilde
Ah, senti: è il colmo dell'improntitudine!
Ernesto
Sospetti che io abbia dei capricci fuori di casa?
Tilde
Dei capricci, tu?! Sta tranquillo: so bene che non è verosimile.
Ernesto
Dunque, non sono infedele.
Tilde
Per la medesima ragione per cui non sei neppure fedele.
Ernesto
Ecco il solito pessimismo che mi paralizza! Tu sei pessimista. Tu sei... oscurantista. Nelle tue parole non manca mai l'idea che ti sei fitta in mente: cioè che io sono un ferro vecchio, che io sono arrugginito, che io non so amarti più. A via di ripetermelo, ne hai persuaso anche me. Il medico appunto questo mi spiegava: — «Voi siete impressionabile come tutti i nevrastenici. Se vi si ripete, mettiamo, che non potete camminare, ve ne convincete voi più di ogni altro... e non camminate davvero. Dovreste pregare chi vi vuol bene di non impressionarvi a vostro svantaggio. Altrimenti, siete perduto». E tu, al contrario, oggi come sempre, non fai che impressionarmi nel modo più... debilitante. Mi cascano le braccia.
Tilde
Me ne duole assai; ma non per te.
Ernesto
E per chi?
Tilde
Per le correnti elettriche.
Ernesto
(cercando di aver fiducia in sè stesso) Verrà, verrà il momento in cui non le piglierai più in canzonella!
Tilde
E la nevrastenia? E le impressioni? E il mio pessimismo? Il mio oscurantismo?
Ernesto
Quando avrò la ferma volontà d'infischiarmene, me ne infischierò. Non sorgerà il sole di domani se io non ti avrò dimostrato che so amarti freneticamente, furiosamente.
Tilde
Tra gli altri guai, c'è che ne parli troppo di questa cosa.
Ernesto
Te ne ho parlato per difendermi.
Tilde
Ma continui a parlarmene.
Ernesto
Soltanto per dirti quello che certamente farò.
Tilde
(sentenziando argutamente) «Chi lo dice, non lo fa.»
Ernesto
(alzandosi) Santi numi del cielo, sei implacabile!
Tilde
(riprende il libro e lo riapre.)
Ernesto
(passeggiando nervosamente) «Chi lo dice, non lo fa!» Io non intendo che gusto ci trovi a crearmi queste prevenzioni che hanno sempre messo del ghiaccio fra me e te. È una illegalità! (Poi, a un tratto, assumendo un aspetto orgoglioso) Or bene, Tilde, io rompo il ghiaccio e vado avanti! (Si slancia appassionatamente su lei.)
Tilde
Ahi!... Mi hai pestato un piede.
Ernesto
Accidente anche ai piedi! (Si allontana dicendo quasi tra sè:) È bell'e finita: mi sono smontato. (Le si riavvicina con cortesia affettuosa) Ti ho fatto male? Ti ho fatto molto male? Senti dolore?
Tilde
Non ti accorare. Sono dolori che passano. Pensa piuttosto che il mio piede ti ha trattenuto sull'orlo del precipizio. Ma è forse questa l'ora più adatta per rompere il ghiaccio? È incredibile che la tua carriera di uomo non ti ammonisca. E poi, stammi a sentire: Non ti ci fissare. Distraiti. Scegli qualche argomento diverso per discorrere con me. Ciò ti curerà la nevrastenia meglio di tutti gli espedienti a cui sei ricorso fino adesso.
Ernesto
(siede lontano, contrariatissimo. — Pausa) Dimmi tu stessa, in questo momento, per esempio, di che cosa dovrei discorrere.
Tilde
(alzandosi) Avresti dovuto già darmi notizie di casa nostra.
Ernesto
(seccamente) È piena di polvere.
Tilde
Perchè?
Ernesto
Perchè i domestici non spolverano.
Tilde
Ma io desidero notizie di mia zia, di mia sorella...
Ernesto
(balza in piedi percotendosi la fronte con la mano) Bestia che sono! Avevo completamente dimenticata la commissione di tua sorella e di tua zia.
Tilde
Di che si tratta?
Ernesto
D'una novità importantissima. C'è in campo un matrimonio.
Tilde
Per mia zia?!
Ernesto
Per tua sorella.
Tilde
(indignandosi) E io non ne so nulla?!
Ernesto
Sono io appunto incaricato d'informartene.
Tilde
Ma che! Sarà una semplice chiacchiera. Bice è appena uscita di collegio. Non ci mancherebbe altro! E poi, l'averla io affidata per qualche mese alla zia non vuol dire che rinunzio al diritto e al dovere di guidarla in ogni suo passo.
Ernesto
Una semplice chiacchiera non è. Iersera, Gustavo Franchesi fece la sua brava dichiarazione alla ragazza, e, con molta correttezza, ne parlò subito alla zia, sollecitando un abboccamento con te.
Tilde
(meravigliata) E la piccina?
Ernesto
La piccina piangeva di gioia e si lasciava asciugare le lagrime da lui con un fazzoletto all'opoponax. Quando vorrai ricevere il pretendente, non avrai che a recarti per un giorno a Napoli o ad invitarlo a venir qui, il che sarebbe più semplice.
Tilde
Io sono intontita.
Ernesto
Eppure, tua sorella te ne aveva scritto spesso di Gustavo Franchesi.
Tilde
Mi aveva scritto che le era stato presentato dalla zia e in due o tre lettere, con una certa compiacenza bambinesca, aveva accennato alle cortesie di costui. Nulla di saliente. Come mai in meno d'un mese il cuore di questo signore e il cuore di questa ragazza hanno fatto tanto cammino!?
Ernesto
In automobile.
Tilde
(austera) Ti prego di prendere sul serio il cuore di mia sorella.
Ernesto
E che devo sposarla io? Del resto, è stato proprio così. La zia ha fatto quasi ogni giorno una gita in automobile con tua sorella ed ha sempre invitato Gustavo Franchesi. In automobile, capirai... si fa presto ad andare avanti.
Tilde
Mi dirai, spero, qualche particolare più preciso su tutta questa faccenda.
Ernesto
Io non saprei dirti altro. Ma ho per te un'epistola (frugando nelle tasche) che la ragazza mi ha consegnata aperta non senza una certa solennità e in cui essa ti svela tutti i suoi sentimenti.
Tilde
Ernesto
Se è per causa tua che non ho la testa a posto! (Porgendole una busta) Ecco qua la lettera.
Tilde
(ansiosamente, cava dalla busta un foglietto, lo apre e legge:) «Arseniato di stricnina... » Ma questa è una ricetta!!
Ernesto
(irritandosi con sè medesimo) Quando il diavolo ci mette la coda!...
Tilde
Prendi, prendi. (Rendendogli il foglietto, con una smorfia di repugnanza) Dio sa che roba!
Ernesto
(impappinandosi e riprendendo il foglietto) Una ricetta per la tosse.
Tilde
Non hai mai tossito in otto anni di matrimonio!
Ernesto
(affrettandosi a tossire)... Non senti?
Tilde
Ti sbrighi sì o no con questa lettera?
Ernesto
(tirando fuori da una saccoccia un'altra busta) L'ho trovata. (Gliela porge.)
Tilde
(apre e legge, passando di meraviglia in meraviglia. A un punto esclama:) È tutta in fiamma l'educanda! (Poi, più giù, commenta:) E con quale enfasi descrive l'uomo amato! (Rilegge a voce alta:) «Egli ha il sorriso ammaliatore ed irresistibile; e ti assicuro che è veramente una sirena». (a Ernesto) È una sirena?!
Ernesto
Coi baffi.
Tilde
(continua a leggere, e, più giù, commenta ancora:) Mi dice perfino dove abita! Lei, andando alla passeggiata in via Caracciolo, passava sotto le finestre di lui!
Ernesto
In questo, non c'è nulla di straordinario. Sono le donne, oramai, che passano sotto le finestre degli uomini.
Tilde
(leggendogli le ultime parole della lettera:) «Tilde mia cara, se tutto ciò che ti ho scritto non ti basta, puoi chiedere di lui a tuo marito, che è il suo amico più intimo». (A Ernesto) Sei il suo amico più intimo?
Ernesto
Sono per lo meno uno dei suoi più intimi amici.
Tilde
Io non l'ho mai visto, per altro.
Ernesto
Non potevi vederlo, perchè egli è tornato a Napoli da pochissimo tempo. È vissuto per un pezzo a Roma, a Milano, a Parigi.
Tilde
E dove vi siete conosciuti?
Ernesto
A scuola.
Tilde
(spalancando gli occhi) Eravate compagni di scuola!!?
Ernesto
Compagni precisamente, no: ma...
Tilde
Ci sarà tra voi una grande differenza di età.
Ernesto
Perchè ci dovrebbe essere? Egli avrà cinque o sei anni meno di me.
Tilde
Soltanto?
Ernesto
Soltanto.
Tilde
(con uno scatto di furore) Ed io dovrei consentire a mia sorella di commettere la stessa sciocchezza madornale che ho commessa io?!
Ernesto
Grazie per quello che mi riguarda!
Tilde
(eccitandosi) Ah no! No davvero! No, no, e poi no! Io non so quello che farò, ma so che per opera mia lei non sarà vittima del mistificatore numero due.
Ernesto
Potresti anche chiamarlo il «mistificatore numero uno» e lasciare in pace me.
Tilde
(eccitatissima) È tutta una combriccola di mistificatori e di scrocconi!
Ernesto
Io però...
Tilde
(senza dargli retta e senza mai dargli tempo di parlare) È la lega degl'invalidi!...
Ernesto
Io però....
Tilde
Quando sono arrivati al punto di non distinguere una donna da una sedia, si rivolgono alle fanciulle, con la speranza che esse facciano loro riacquistare... la vista....
Ernesto
Io sostengo invece....
Tilde
Per non essere respinti, si mascherano da mariti, e, dopo che hanno scroccata una luna di miele,... ci vedono meno di prima!
Ernesto
Senonchè, mi pare....
Tilde
Sono essi che rendono necessaria la ribellione delle donne: sono essi che le spingono a tutto quello che c'è di più triste; sono essi che le spingono all'infedeltà coniugale, che è una cosa ignobile anche quando è una cosa giusta!...
Ernesto
Senonchè....
Tilde
Ma l'avrà da fare con me questo tuo collega. L'avrà da fare con me. Sinora s'è lavorata la piazza a piacer suo? Iersera ha creduto di aver conseguita la sua vittoria! (Esce repentinamente a destra.)
Ernesto
(seguendola ed uscendo dietro di lei) Senonchè....
(Si odono le loro voci dalla stanza vicina.)
Tilde
Ah! Ci sono capitata io, e basta! Basta, sì! Basta!
Ernesto
(gridando) Una parola me la fai dire?
Tilde
(gridando più di lui) No!
Ernesto
(con immediata rassegnazione) Allora, non te la dirò.
Tilde
(rientra, sempre frettolosamente, portando in mano il cappello, l'ombrellino e i guanti.)
Ernesto
(ancora seguendola) E dove vai, adesso?
Tilde
(innanzi allo specchio, mettendosi il cappello in furia) Vado a Napoli. Il tuo amico ha sollecitato un abboccamento con me? Io glielo accordo senza por tempo in mezzo. Non più tardi di oggi, gli parlerò. Prima di partire da Sorrento, telegrafo alla zia che giungo tra poche ore. E telegrafo anche a lui. Ho l'onore di sapere dove abita... il sireno! Mia sorella mi ha data questa preziosa notizia: ne approfitto. (In piedi, presso la tavola, scrive velocemente due telegrammi e un biglietto, mentre Ernesto parla.)
Ernesto
Ma, Tilde, rifletti a quel che fai. Non prendere delle risoluzioni sotto l'impulso delle tue idee esagerate. Gustavo Franchesi è un gentiluomo perfetto. Ha un bel nome. Dispone d'un patrimonio non disprezzabile. Potresti pentirti d'averlo trattato male. Resta qui, oggi, con me. (Sottolineando) Domani, sarai un po' più calma ed esamineremo freddamente il pro e il contra. Il ritardo d'un giorno non aggiunge nè toglie nulla.
Tilde
(tutta vibrante di collera) Con una ragazza che è già così esaltata e con un malfattore che, naturalmente, non ammette dilazione? (Tocca il bottone del campanello elettrico.)
Ernesto
«Malfattore, scroccone, mistificatore, invalido»! Dio degli dei!
Tilde
Anche il ritardo d'un'ora, in questi casi, può essere fatale.
(Si bussa alla porta.)
Tilde
Entrate pure. Se ho chiamato, è superfluo bussare....
(Entra il Cameriere.)
Tilde
(al Cameriere) Due commissioni, in fretta: questi telegrammi da fare, e questo biglietto al suo indirizzo. (Glieli dà.)
Ernesto
(con curiosità semplice) Che biglietto?
Tilde
Niente, niente. Te lo dirò poi. (Al Cameriere) E immediatamente una carrozza con due buoni cavalli.
Il Cameriere
Con due buoni cavalli, non dubiti. E la colazione, eccellenza?
Tilde
(un po' imbarazzata) La colazione....
Ernesto
(al Cameriere) Se è pronta, servitela subito.
Il Cameriere
(zelante) Fra due minuti. (Esce a sinistra.)
Ernesto
Prima di metterti in viaggio, mangerai qualche cosa.
Tilde
(agitata, inquieta, calzando i guanti) Io, no. Impossibile. Ho appena il tempo di giungere a Castellammare per prendere il diretto che va a Napoli.
Ernesto
A buon conto, dopo la doccia fredda che mi hai regalata, mi condanni per giunta alla delizia di far colazione solo? Ed io ch'ero venuto a godermi la vita!!
SCENA III.
TILDE, ERNESTO, NINO, DUE CAMERIERI.
Nino
(di fuori, in tono scherzoso e festevole) È permesso? Si può... penetrare?
Ernesto
(a Tilde) Chi è?
Tilde
(ostentatamente disinvolta) Venga, venga, signor Nino.
Ernesto
(con semplice curiosità) «Signor Nino»?
Nino
(in corretto costume da mattina, entra vivacemente; e, vedendo Ernesto, si ferma, sconcertato.)
Tilde
(a Nino) Or ora le ho mandato un biglietto. Si vede che lei non lo ha ricevuto, ed è bene che sia stato così. (Ad Ernesto) Ti lamentavi di dover fare colazione solo? Ti presento un commensale graziosissimo: il signor Nino Lovigiani, il primogenito della mia amica Donna Livia Lovigiani di Roma, che me lo ha raccomandato con tutto il calore con cui una madre può raccomandare un suo figlio. Signor Nino, lei aveva tanto desiderio di conoscere mio marito?... Eccolo qui.
Nino
(senza fiato) È una fortuna!
Ernesto
(getta a Tilde un'occhiata di rimprovero.)
(Entrano due Camerieri, portando un tavolino elegantemente apparecchiato con due coperti. Lo collocano nel mezzo della stanza e vanno via.)
Tilde
(a Nino) Senta, io sono mortificata di dovermi assentare. Un affare urgente mi obbliga a recarmi a Napoli. Ma mio marito mi sostituirà. Del resto, a tavola, gli uomini preferiscono la compagnia degli uomini. Sarà quindi un piacere per lei e (indicando Ernesto) per lui.
Ernesto
(seccatissimo, con svogliata dissimulazione) Per me specialmente.
Nino
(quasi con le lagrime agli occhi, cercando di fingere) Per me.
Ernesto
(voltandogli il dorso e allontanandosi per non farsi scorgere, tra sè borbotta:) Bella rottura di scatole!
Tilde
(subito, pianissimo e vivamente a Nino) Non vi distaccate più da lui. (Levando la voce e stringendogli la mano) Si stia bene, signor Nino, e scusi, scusi tanto....
Nino
Ma le pare....
Tilde
(accostandosi a Ernesto) Addio, Ernesto. (Pianissimo, con calore) Sii molto cortese con questo ragazzo! (Levando la voce) Non mi dài un bacio?
Ernesto
(la guarda stupito come per dire: «oh che novità è questa?» e, stringendosi nelle spalle, accondiscende.) Te lo do. (Esegue.)
Tilde
(a Nino) A rivederla presto, giovanotto.
Nino
Tilde
(si avvia per uscire. Presso la porta si volta. Contemplandoli un po', dice con molta grazia:) E buon divertimento... a tutti e due. (Esce a sinistra.)
Nino ed Ernesto
(dopo un silenzio, si accingono, simultaneamente, a dir qualche cosa. Ma non dicono nulla.)
I due Camerieri
(entrando, portano l'uno una bottiglia stappata di vino bianco, l'altro l'antipasto, e si fermano impalati, aspettando.)
Ernesto
(fa un gesto invitante Nino a prender posto.)
Nino
(fa un gesto di ringraziamento.)
(Accennano le cerimonie d'uso e siedono dirimpetto, presso il tavolino apparecchiato.)
(Con sveltezza corretta e con una contemporaneità automatica, a guisa di due macchinette identiche, un Cameriere serve l'antipasto, l'ALTRO versa il vino. Quindi, restano, diritti, come due sentinelle, a uguale distanza, l'uno dietro Ernesto, l'altro dietro Nino.)
(Ernesto e Nino turbati, impacciatissimi, non si decidono a cominciare. A un tratto, simultaneamente, quasi sentissero qualcosa alle spalle, si voltano. Ciascuno guarda il cameriere che gli è dietro. Ambedue i Camerieri, vedendosi guardati, senza muoversi dal loro posto, anche simultaneamente, voltano la faccia verso Nino ed Ernesto e li guardano in attesa di ordini. — Allora Nino ed Ernesto, come per un dovere, urgentemente cominciano a mangiare.)
(Sipario.)