ATTO SECONDO.
Un elegante salotto in casa Ricchetti. — Una sola porta a destra, una sola porta a sinistra. Una gran porta alla parete in fondo.
SCENA I.
TILDE, la CAMERIERA, poi BICE.
Tilde
(giunge allora allora dalla campagna. Seguìta dalla Cameriera, che si ferma aspettando gli ordini, entra dal fondo con passo affrettato. Inquieta e pensosa, passeggia in silenzio su e giù per la stanza, agitando l'ombrellino.)
Tilde
(dopo di aver passeggiato per un po') Andate su dalla marchesa zia e dite a mia sorella che io sono qui.
La Cameriera
E alla signora marchesa, nulla?
Bice
(nei suoi abiti di educanda — entra festosamente, commossa, correndo ad abbracciare e a baciare Tilde) Tilde! Tilde! Tilde mia cara!
(La Cameriera via.)
Tilde
(ricambiando con freddezza l'abbraccio di Bice) Mi hai visto giungere?
Bice
Sì, la zia ha ricevuto il tuo telegramma, e io t'aspettavo ansiosa alla finestra. Sarei discesa immediatamente; ma ho creduto che tu andassi su per parlare con lei.
Tilde
Mi preme più di parlare con te.
Bice
Come sei stata buona nel venire così presto!
Tilde
Bice
(intimorita dal tono di lei) O Dio, Tilde!... Non sei ben disposta?
Tilde
Tutt'altro che ben disposta.
Bice
Dio mio!
Tilde
Uscita da poco più d'un mese dal collegio, ti fai pigliare da questa frenesia? Il primo uomo che ti si è messo innanzi t'è parso una divinità! Ed ecco, all'impensata, la bomba del matrimonio!
Bice
(paurosa) Io t'avevo già avvertita che Franchesi era molto gentile con me.
Tilde
Anzitutto, io non sapevo che costui fosse un compagno di scuola di mio marito. E, d'altronde, non potevo immaginare che in quindici giorni riuscisse ad accenderti la fantasia sino a farti scrivere di quelle stupidaggini! Il mago! L'irresistibile!... La sirena!
Bice
(quasi piangendo) Tu mi mortifichi troppo!
Tilde
Ma no, angelo caro. Io non ho l'intenzione di mortificarti. Io ce l'ho con la zia a cui ho avuto il torto di affidarti, e ce l'ho.... ce l'ho con tutta quella mala gente, di cui noi donne non sappiamo fare a meno.
Bice
(con schietta ingenuità) Qual'è la mala gente?
Tilde
Gli uomini.
Bice
Ciò significa che lui... è un uomo eccezionale.
Tilde
Un uomo che è eccezionale non è un uomo! Intanto, quel che ho letto nella tua lettera di stamane non depone certo in suo favore. Questo signore, che alla sua età ti si offre come marito senza pensarci su due volte e che, a quanto mi hai scritto, ti ha amato subito perchè t'ha conosciuta in abito di educanda, è semplicemente un vizioso!
Bice
Perchè? Che vizio ha?
Tilde
... «Vizioso» è una parola generica.
Bice
Non è solo per questo vestito che si è innamorato di me.
Tilde
Ma io indovino che questo vestito non lo hai smesso ancora per secondare la sua mania. E la bambola dov'è? Anche per la bambola che conservi da quando eri bimba pare che costui si sia deciso a sposarti. Tutto ciò è inaudito, piccina mia!
Bice
Ritorci le cose a modo tuo!... Sì, la bambola, l'abito di educanda, i capelli pettinati con semplicità, le trecce sulle spalle, sono delle cose che gli fanno un grande effetto. Non c'era abituato. Ma poi mi ama per altre ragioni.
Tilde
(sedendo) Fuori le altre ragioni.
Bice
Mi ha assicurato che quando mi parla e io arrossisco, gli sembra... (cercando di ricordarne appuntino le parole) gli sembra... di «fare un bagno di verginità»....
Tilde
(come fra sè) Ricostituente!
Bice
... e che gli basta di guardare la punta del mio piede e il neo che ho qui sul collo per capire... per capire... «com'è fatto il paradiso».
Tilde
E, avendolo capito, ti vuole sposare.
Bice
Mi vuole sposare,... «per darmi tutta la sua vita»....
Tilde
... e per pigliarsi la tua.
Bice
Tilde
Senonchè, la tua è ancora intera, e della sua non ne resta a lui che poco o nulla.
Bice
Come se fosse un vecchio!
Tilde
Non ha che pochi anni meno di mio marito. Mio marito è un vecchio per me. Egli sarebbe un vecchione per te.
Bice
Mi ha spiegato che gli uomini maturi sono i mariti migliori, perchè hanno già vissuto molto.
Tilde
È la solita canzone. L'ho ascoltata anch'io. Ma ti persuade che chi ha già fatto cento chilometri di strada possa proseguire con più lena di chi non ne abbia fatti che due?
Bice
E l'esperienza non la conti? Franchesi ripete sempre ch'egli è forte della sua esperienza.
Tilde
Piccina mia, credi a me, l'esperienza non rinforza: indebolisce.
Bice
Trovi a ridire a ogni sua parola, perchè non lo conosci.
Tilde
Senza averlo mai visto, io lo conosco come tu non lo conosceresti che dopo d'averlo sposato. Ah! io vorrei potermi pentire della mia sfiducia. Vorrei che egli non fosse di quelli che all'ultima ora ricorrono al rossore delle fanciulle soltanto... per fare dei «bagni di verginità». Vorrei che, malgrado l'età sua, fosse un uomo in buone condizioni... (ripigliandosi) onesto, sincero, veritiero....
Bice
Allora, tu pensi che egli m'inganni?
Tilde
Prima d'ingannare te, inganna sè stesso. È pronto a sposarti?... Tante grazie! O sposare o rinunziare. Ma, disgraziatamente, gli uomini, per ammogliarsi, non devono presentare un certificato d'idoneità! (Attirandola a sè e mettendosela sulle ginocchia) No, non ti turbare così e non credermi ingiustamente severa. Vuoi comprendermi un po'? Vuoi cercare di comprendermi, angelo caro?
Bice
(fa cenno di sì.)
Supponiamo che egli, invece d'imbattersi in te, si fosse imbattuto in un'altra fanciulla: e supponiamo che quest'altra fanciulla fosse stata bella come te o anche meno bella, meno intelligente, meno virtuosa, e avesse nondimeno arrossito come te e avesse avuto, come tu hai, la freschezza dei diciotto anni, il profumo dell'innocenza, l'impronta dell'educandato. Non ti pare che, nel vederla, nell'avvicinarla, egli avrebbe avuto le medesime sensazioni?
Bice
No, no, Tilde! Certamente no!
Tilde
Ah! se avessimo il mezzo di metterlo alla prova, come ti convinceresti del contrario!
Bice
Prima di far la corte a me non l'aveva mai fatta a una fanciulla.
Tilde
(riflettendo, con un lampo negli occhi) Dovremmo assicurarci che egli sarebbe incapace di farla adesso a qualcuna.
Bice
Io ne sono più che sicura! Altrimenti, non l'amerei come l'amo.
Tilde
E quali indagini hai potuto compiere, tu, piccina mia? Lascia, lascia a me l'incarico d'indagare un po' seriamente....
Bice
In che modo?
Tilde
(celando il suo pensiero)... Interrogherò delle persone....
Bice
Bisogna per altro guardarsi dalle calunnie. È così calunniato!
Tilde
Da chi è calunniato?
Bice
Tilde
Poveretto!
Bice
Si vendicano, sai, perchè da un certo tempo in qua egli ha sempre detto di no a tutte!
Tilde
(ironica) Buon segno! Ma io non interrogherò nessuna donna.
Bice
Mi permetterai di assistere al colloquio che avrai con lui?
Tilde
Forse, te lo permetterò, ma.... (risoluta) a condizione che tu non gli comparisca davanti in questi abiti ridicoli. Ti devi accertare che egli sia innamorato di te, non della tua veste. Comincia dunque con lo smetterla e col dirle addio per sempre. Poi, vattene su, buona buona, dalla zia, e aspetta che io ti chiami.
Bice
(alzandosi, inquieta, malcontenta) Ti obbedisco.
Tilde
E fida in tua sorella, che ha il dovere di farti da mamma. (Si alza anche lei, e la carezza ancora affettuosamente.) In fondo, io non ho nulla contro di lui. Io ho in odio bensì l'istituzione dei mariti troppo vecchi, che sono una vera piaga sociale, e la combatto ora con accanimento perchè tu, piccina cara, ne sei minacciata. Se mi accorgerò che nel signor Franchesi questa istituzione è meno infetta che in altri, chiuderò un occhio e gli aprirò le braccia... le tue, beninteso.
SCENA II.
TILDE, BICE, ERNESTO, NINO.
Ernesto
(entra brioso e scherzoso) Tu mi fuggi, e io t'inseguo.
Tilde
Tu qui?!
Ernesto
T'inseguo, t'inseguo!
Nino
(entra come Ernesto, a brevissima distanza da lui, quasi cercando di giustificare con lo scherzo la sua indiscretezza) La inseguiamo!
Tilde
Anche lei?!
Ernesto
(mal celando il fastidio che gli arreca la presenza di Nino) Dopo la colazione, mi sono precipitato perchè ho saputo che c'era da Castellammare un diretto bis, e lui (indicando Nino) si è precipitato con me.
Tilde
Disapprovo completamente. (A Ernesto) E la colpa è tua. Tu non ignoravi ch'io sarei stata occupatissima tutto il giorno. Perchè non restare tranquilli a Sorrento? Caro signor Nino, io non posso darle nemmeno un minuto.
Nino
Gli è che... le dovevo far leggere necessariamente... una lettera della mamma...
Tilde
Quando mi sarò sbrigata. Adesso no, non è possibile.
Bice
Tilde
Sì, piccina.... Ma aspetta: una presentazione a tutta velocità. (A Bice) Il signor Nino Lovigiani. (A Nino) Mia sorella.
Bice
(fa una piccola riverenza.)
Nino
(s'inchina.)
Tilde
(a Bice) Va, e ricorda bene ciò che abbiamo concluso. Non farmi arrabbiare.
Bice
(esce per la porta a destra.)
Ernesto
(si accosta a Tilde per dirle qualche cosa. Si accorge che Nino si è avvicinato anche lui e che gli è proprio alle spalle, quasi toccandogliele col naso. Mite e supplichevole, gli chiede:) Lei... mi permetterebbe di dire una parola a mia moglie?
Nino
Anzi. (Resta da parte, guardando il soffitto.)
Ernesto
(a Tilde, sottovoce) A quale espediente debbo io ricorrere per liberarmi da questo giovanotto, che mi si è appiccicato addosso come una mosca cavallina?
Tilde
(pianissimo) Per ora, è assolutamente indispensabile che tu lo conduca via. Giungerà tra poco Gustavo Franchesi e, per una mia idea, voglio che qui non ci si trovi nessuno. Bada che ci conto. (Con severità quasi minacciosa) Fa a modo mio, se ti è cara la tua pace!
Ernesto
Io vorrei almeno capire....
Tilde
(troncando) Sono cose di cui non ti devi occupare affatto.
Ernesto
Però, di questo seccatore che non mi lascia respirare, sono costretto, purtroppo, ad occuparmene.
Tilde
Lo inviterò io a pranzo per stasera, e così tu avrai agio di pranzare solo al Circolo. Va bene?
Ernesto
Ma che va bene! Il rimedio è peggiore del male. Tu pranzerai con me, non con lui.
Tilde
Perchè con te?
Ernesto
Ho il mio programma da svolgere e ti prego di non persistere nel tuo ostruzionismo.
Tilde
Io non posso trascurare quel povero ragazzo, che mi è stato caldamente raccomandato...
Ernesto
(interrompendo) Da sua madre.
Tilde
E parla con rispetto di quella santa donna!
Ernesto
Se non ho detto nulla!
Tilde
(alzando la voce e rivolgendosi a Nino) Insomma, signor Nino, mio marito vorrebbe proporle di fare con lui una bellissima passeggiata.
Ernesto
(a Nino) Ma pensavo che lei potrebbe passeggiare anche senza di me. Non avrà mica paura dei veicoli!
Nino
Il passeggiare con lei mi riescirà mille volte più gradito.
Tilde
(a Ernesto) Egli non è abbastanza pratico di Napoli. Gli farai da cicerone. Andate già così d'accordo voi due! Con permesso, signor Nino. I miei doveri mi reclamano. A più tardi.
Nino
(malcontento) A più tardi.
Tilde
(esce a destra.)
SCENA III.
ERNESTO, NINO, poi GUSTAVO.
Nino
(siede.)
Ernesto
Nino
Dunque?
Ernesto
Questa passeggiata?
Nino
Non vuole?
Ernesto
È lei che non vuole. Si è seduto.
Nino
(senza alzarsi) Io sono ai suoi ordini. Se lei va, io vado; se lei non va, io non vado.
Ernesto
Torno a ripeterle che io pensavo invece di lasciarla in libertà.
Nino
Ma che dice mai? Io non desidero che di dedicare a lei tutta la mia giornata.
Ernesto
(a denti stretti) Veda, tutta la sua giornata è troppo. Io non l'accetto. Si fa un piccolo giro insieme e poi...
Nino
E poi si torna qui. Lei sa che mi preme di far leggere alla signora Tilde la lettera della mamma.
Ernesto
Ah già! C'è la lettera della mamma.
Nino
(lentamente, s'alza.)
Ernesto
È molto affezionato lei alla mamma?
Nino
Immensamente.
Ernesto
Sicchè, immagino, non vede l'ora di ritornarsene a Roma.
Nino
No, perchè la mamma crede opportuno che io mi stabilisca per qualche tempo a Napoli. E io non la contraddico mai.
Ernesto
Si stabilirà... si stabilirà... a Napoli?
Nino
Mi stabilirò. Tanto più che ho avuto il piacere e l'onore di trovare in lei e in sua moglie... come ho da dire?...
Ernesto
Quello che ha trovato in mia moglie non lo so; ma mi pare che in me non abbia trovato gran cosa. Io sono un po' bisbetico. Ho delle abitudini così personali, dei gusti così strani, (esagerando) così ostici!...
Nino
Eppure, noi due combaciamo in tutto.
Ernesto
Combaciamo?
Nino
... Combaciamo.
Ernesto
(concludendo, siede rassegnato) Combaciamo.
Nino
(siede subito di nuovo anche lui.)
(Silenzio)
(si alza) Si va?
Nino
(si alza) Si va.
Ernesto
Benchè... passeggiare con questo caldo...
Nino
Difatti, fa un caldo indiavolato.
Ernesto
(nervosissimo) Avrei bisogno..., avrei bisogno di una bevanda molto fresca!
Nino
È il solo ristoro possibile.
Ernesto
D'estate, veramente, le bevande fresche non fanno che aumentare i sudori!
Nino
È innegabile che se ne ha un refrigerio, ma si suda di più.
Ernesto
Quasi quasi, preferirei un tè bollente.
Nino
Un tè bollente è più adatto.
Ernesto
Ma con questa temperatura è poco piacevole.
Nino
È spiacevole addirittura.
Ernesto
Tutto considerato, è meglio crepare di sete.
Nino
Indubbiamente.
Ernesto
E creperemo! (Esce difilato per la porta in fondo.)
Nino
(lo segue con passo affrettato.)
(Sulla soglia, s'incontrano con Gustavo.)
(a Ernesto) Dove vai così di corsa? Il domestico m'ha detto che tua moglie è uscita, ma che io devo aspettarla. Tienimi compagnia un po' tu, almeno.
Ernesto
(in gran furia) Addio, addio! Sono cose di cui non devo occuparmi affatto. Io vado a passeggiare. Ho il dovere di passeggiare. E se ti è cara la mia pace, mettiti bene in mente che qui non hai trovato nessuno, non hai visto nessuno: nè me, nè questo signore, nè il diavolo che mi porti!
(Ernesto va via velocemente, seguito da Nino.)
Gustavo
(attento, li segue con lo sguardo. Dopo una pausa) Non c'è che dire: sono stato ricevuto con molta cordialità! (Si avanza. Pazientemente, siede borbottando fra sè:) Farò un solitario a memoria.
SCENA IV.
TILDE, GUSTAVO.
Tilde
(di dentro, con una voce festosa e una intonazione quasi infantile) Bice! Bice! Bicetta! Dove sei?
Gustavo
(tra sè) Chi è che chiama Bice?
Tilde
(ancora di dentro) Sono io, Bicetta! Mi fai fare il giro di tutta la casa! (Vestita da educanda, i capelli ravviati con semplicità, in mano un piccolo cappellino tondo, entra correndo.) Dove ti sei nascosta? (Nel vedere Gustavo si arresta) Uh! perdoni.
Gustavo
(alzandosi) La signorina Bice non c'è. Credo che sia fuori con sua sorella. Suppongo che non tarderanno troppo.
Tilde
(con timidità) È strano che nè il domestico, nè la cameriera mi abbiano avvertita. È vero che io mi sono cacciata dentro all'impazzata, ma...
Gustavo
No, no, ho notato anch'io: c'è un po' di confusione.
Tilde
Gustavo
Faccia pure, ma se preferisce accomodarsi...
Tilde
(indugia.)
Gustavo
Lei è evidentemente una compagna di collegio della signorina Bice.
Tilde
(ha gli sguardi a terra e la voce lievemente tremula) Dal collegio... io sono uscita un mese dopo di lei.
Gustavo
Ah sì?
Tilde
Perchè dovevo riparare.
Gustavo
Cosa aveva da riparare?!
Tilde
Gustavo
E ha riparato?
Tilde
No.... Ho brigato perchè mi si cambiassero i punti.
Gustavo
Ha fatto bene.
Tilde
Bice fu approvata a tutti gli esami. Ma ha circa un anno più di me. Per forza doveva essere più brava.
Gustavo
È logico. E adesso? Niente più studio?
Tilde
Adesso, ci sarebbe da fare il corso di perfezionamento. Bice se la scappotta. E me la scappotto anch'io.
Gustavo
Non conta di perfezionarsi?
Tilde
Mi perfezionerò, ma non in collegio. Io ci ho miss Katie. La conosce?
Gustavo
No, miss Katie non la conosco.
Tilde
Quattro lingue.
Gustavo
Perbacco!
Tilde
Oltre la filosofia.
Gustavo
Miss Katie è filosofa?
Tilde
Certamente. Se sentisse quello che dice!
Gustavo
Deve essere interessante.
Tilde
Filosofia per signorine, s'intende.
Gustavo
Tilde
Sì sì, leggera: i diritti della morale, i diritti della donna, i diritti dell'uomo....
Gustavo
Sono i più numerosi, m'immagino.
Tilde
Veramente non lo so, perchè non li ho imparati ancora. E poi... (ricordando) i diritti della Società... i diritti della Natura...
Gustavo
Anche? È una scienziata di prim'ordine!
Tilde
Sicuro.
Gustavo
E quando glie l'insegna tutti questi diritti?
Tilde
Per la strada.
Gustavo
Tilde
È la mia accompagnatrice.
Gustavo
Sicchè è miss Katie che l'ha accompagnata qui?
Tilde
(con zelo) Se desidera conoscerla... (Chiama) Miss Katie! Miss Katie!
Gustavo
(affrettandosi a farla tacere) No, no, la lasci stare. Non c'è premura. Ci sarà tempo.
Tilde
(lo guarda in un attimo per fargliene accorgere, e riabbassa gli occhi come per celare d'averlo guardato.) (Un silenzio) (Timidissimamente) In tal caso... a rivederla. (Fa per uscire.)
Gustavo
Ma perchè se ne va? Lei aspetta la signorina Bice, io aspetto la signora Tilde sua sorella. Aspettiamo insieme.
Tilde
Gustavo
Al contrario.
Tilde
(con una piccola riverenza) Grazie.
Gustavo
(dopo una breve pausa) Nessuno ci vieta di sedere. (Avvicinandole una sedia) Prego.
Tilde
(piccola riverenza) Grazie (Siede.)
Gustavo
(sedendo) Intanto, mi presento da me: Gustavo Franchesi.
Tilde
(si alza. Altra riverenza, e torna a sedere.) E io sono Dolores.
Gustavo
Soltanto?
Tilde
No. Dolores... di Torrecaduta.
Gustavo
Di Torrecaduta?
Tilde
(stupidamente) Già.
(Ancora un silenzio.)
Gustavo
E così,... lei mi diceva che ha circa un anno meno della Bice?
Tilde
Non si vede?
Gustavo
Forse non si vede, ma io... io lo sento.
Tilde
Dove?
Gustavo
Dove vuole che lo senta? Intendevo dire che, non ostante certe sue... precocità apparenti, i suoi gesti, la sua voce, le sue parole... mi rivelano la bambina.
Tilde
(ribellandosi) Bambina poi no!
Gustavo
Ha torto di rammaricarsene.
Tilde
Io non ammetto che mi si chiami bambina. Si hanno tanti fastidi per diventare una donna!
Gustavo
Scusi, lei quali fastidi ha avuti?
Tilde
C'è delle cose che un giovanotto non può capire.
Gustavo
Io non sono un giovanotto.
Tilde
È ammogliato?
Gustavo
No, ma non sono così giovane (con un po' di vanità) come forse le sembro. Quanti anni mi dà?
Tilde
Quanti anni le do? (Si rialza, gli si avvicina e lo guarda accuratamente dal capo ai piedi.)
Gustavo
Mi esamina?
Tilde
Eh, con gli uomini ci si può sbagliare!
Gustavo
Perchè?
Tilde
(accennando ai capelli) Ce n'è di quelli che si tingono.
Gustavo
(un po' seccato) Ma io non mi tingo, signorina!
Tilde
Ce n'è di quelli che mettono il busto.
Gustavo
Ma che busto! Uomini col busto non ce ne sono!
Tilde
Sì che ce ne sono! Glielo dico io.
Gustavo
Tilde
(riprendendo il suo posto) Non è poi così difficile il sapere ciò che fanno gli uomini. In collegio, lo sapevamo tutte.
Gustavo
Ma sono sempre delle cognizioni molto sommarie. È deplorevole che nei collegi femminili non si abbia un concetto esatto... dell'uomo. È una delle tante lacune dell'insegnamento. Senta a me, l'uomo è migliore della sua fama. Col tempo (affabile ed insinuante) lei stessa... avrà modo di assicurarsene.
Tilde
(riatteggiandosi a timida) No, no... non voglio assicurarmi di nulla.
Gustavo
(mutando tono) Dunque, non mi dice quanti anni mi dà?
Tilde
Pochi.
Gustavo
Tilde
Venti...sei. Al più al più,... ventisette.
Gustavo
Oh no, signorina. Ne ho già... trentaquattro o... trentacinque.
Tilde
(quasi dimenticandosi) Che bugiardo!
Gustavo
Cosa?
Tilde
Pare una bugia, perchè non li dimostra.
Gustavo
Sì, in verità, è l'impressione di tutti.
Tilde
Felice lei che è arrivata a cotesta età!
Gustavo
Tilde
Lei, oramai, non deve più obbedire, come me, al babbo e alla mamma.
Gustavo
Difatti, al babbo e alla mamma non obbedisco più... da qualche tempo. Sono fuori tutela.
Tilde
Piacerebbe molto anche a me di esser libera!
Gustavo
Per far che?
Tilde
Tante cose! Per esempio... (Cerca.)
Gustavo
Per fare... all'amore?
Tilde
(con una specie di timor panico e di risentimento) Questo, no! Già, non so nemmeno con precisione di che si tratti.
Gustavo
È uno dei diritti della donna e... dell'uomo... quando s'incontrano di faccia. Miss Katie non glie ne ha mai parlato?
Tilde
(sempre con gli occhi bassi) Una sola volta, di sfuggita.
Gustavo
E che le disse? Che le disse?
Tilde
Che l'amore è come... a little mouse[1].
Gustavo
Abbia la bontà di tradurre. Io non posseggo tutte e quattro le lingue di Miss Katie.
Tilde
Disse che l'amore è come un topolino, perchè si intromette dovunque...
Gustavo
Tilde
... e che perciò è giusto che le donne ne abbiano paura.
Gustavo
A prima giunta, forse un po' di paura è giustificabile. Ma poi ci si fa l'abitudine. Lei ha paura dei topolini?
Tilde
Altro che! In collegio, quando se ne vedeva uno, saltavamo tutte sulle sedie, sulle panche, sulle tavole. — E una ragazza svenne perchè si trovò un topolino nella gonna.
Gustavo
Ma in certi casi, come in questo, il paragone di miss Katie non regge. Supponiamo che lei, signorina, un bel giorno, si accorgesse di sentire un po' d'amore, un amore piccolo piccolo....
Tilde
Nella gonna?
Gustavo
Non nella gonna, che diamine!, ma nel suo cuoricino. Supponiamo che se ne accorgesse così, tutto ad un tratto, senza averne sospettato la presenza. Dica francamente: svenirebbe dallo spavento o ne avrebbe la più dolce e più promettente delle emozioni?
Tilde
(intrecciando le dita d'una mano con quelle dell'altra e torturandosele) Non so.
Gustavo
(impulsivamente, le siede assai più dappresso) Del resto, lei ha perfettamente ragione di confondersi. Le faccio delle domande che si potrebbero appena permettere a un vecchio amico, mentre io l'ho vista per la prima volta venti minuti fa. Eppure, chi sa perchè, è certo che in questo momento a me pare d'averla tenuta sulle ginocchia quando era alta così (col gesto analogo) e d'averle dati gli zuccherini per non farla piangere. Non ha forse lei, contemporaneamente, una illusione che corrisponde alla mia? Non ha come il ricordo di essermi stata sulle ginocchia?
Tilde
(continuando a torturarsi le dita) Proprio sulle ginocchia, no; ma...
Gustavo
Non stia a tormentare quelle povere dita, ed esprima liberamente il suo pensiero.
Tilde
Ne convengo... Io non parlo con lei come con un estraneo.
Gustavo
E questa bizzarra corrispondenza d'illusioni ci consente di eliminare il tirocinio che prelude alla amicizia. Io penserei d'inaugurarla subito sottraendo quelle due manine a una tortura che non meritano. Me le vuol favorire?
Tilde
(titubante) Lei giura che le pare d'avermi tenuta sulle ginocchia?
Gustavo
Ma io le giuro che mi pare d'averla vista nascere!
Tilde
E allora... (mette le sue mani in quelle di lui.)
Gustavo
Ecco fatto. (Glie le stringe un po', dissimulando la troppa compiacenza, e le trattiene guardandole.)
Tilde
(furbescamente gliele abbandona.)
Lei se le sciupa queste due manine di bambagia ricamate di venette azzurre...
Tilde
(di scatto, vivacissimamente) Le mani di Bice sono un po' più lunghe.
Gustavo
(ha un sussulto e, alzandosi, lascia cadere le mani di Tilde) Scusi, come c'entrano le mani della signorina Bice?
Tilde
In collegio io e la Bice si giuocava sempre a scaldamani, e, giuocando, io notavo che le mani sue erano più lunghe delle mie.
Gustavo
..... Sta tutto qui?
Tilde
Tutto qui; ma lei ha fatto un salto come se il nome di Bice fosse stato un chiodo venuto fuori dalla sedia!
Gustavo
Lo ha pronunciato così all'improvviso... così inopportunamente....
Tilde
(con fastidiosa curiosità) Perchè inopportunamente?
Gustavo
No, credevo che... (confondendosi) Mi usi la cortesia, signorina, di non badare nè a quello che dico, nè a quello che ho detto. E il meglio che io possa fare è di andar via. Se non me ne vado, commetto qualche sciocchezza.
Tilde
(in tono di malcontento infantile) Non vuole aspettare la signora Tilde?
Gustavo
Senta: non mi faccia rammentare adesso anche della signora Tilde!
Tilde
(in confidenza) Le è antipatica come a me?
Gustavo
Oh!... Molto di più, probabilmente! Si conservi, dunque, signorina.... Mi perdoni d'averla trattenuta.... E quando ci incontreremo in questa casa o altrove... conti... per lo meno... sulla mia profonda ammirazione. (Via dal fondo.)
Tilde
(tra sè) Ah no! Troppo presto te ne vai! (Sale immantinente sopra la seggiola più alta, gridando:) Soccorso! Sono perduta! Soccorso! Soccorso!
Gustavo
(ritornando spaventato) Signorina Dolores!
Tilde
L'ho visto! L'ho visto coi miei occhi!
Gustavo
Chi?!
Tilde
Un topolino.
Gustavo
Dov'è?
Tilde
È fuggito lì sotto.
Gustavo
(guardando sotto qualche mobile) Lo strano è che appunto se n'era parlato poco fa. Un vero caso di telepatia!
Tilde
Lo prenda, lo prenda. Lo porti via.
Gustavo
Badi che non è facile prendere un topo. Io non ho mai avuto le attitudini del gatto.
Tilde
(dando un altro grido) Ah! è venuto da questa parte.
Gustavo
Ma dove? Io non lo vedo.
Tilde
Povera me! Sarà salito sulla sedia anche lui.
Gustavo
Le assicuro che non è salito.
Tilde
Non vede proprio niente sulla sedia?
Gustavo
Vedo, purtroppo,... i suoi piedini.
Tilde
Gustavo
Il topo, no. Sarà un topo che non apprezza... il bello.
Tilde
Se mi fossi ingannata, signor Franchesi?
Gustavo
Io ritengo appunto che sia stata un'allucinazione. Lei è rimasta scossa dalle reminiscenze della ragazza con la bestiola nella gonna. Il raccontare le sventure altrui lascia delle traccie negli animi sensibili. L'impressione si ripercuote, e la fantasia fa il resto. Ma si acqueti, ora, signorina Dolores. E si compiaccia di scendere da quella seggiola. Se entra qualcuno, facciamo una figura ridicola tutti e due.
Tilde
(con reticenza) Abbia almeno la bontà di aiutarmi.
Gustavo
Subito. (Le porge una mano guardandole i piedini.)
Tilde
Cosa fa con quegli occhi? Non mi guardi i piedi!
Gustavo
La colpa non è dei miei occhi: è della sua veste corta.
Tilde
(appoggiandosi alla mano di Gustavo) L'allungherò. Ma così mi fa perdere l'equilibrio.
Gustavo
... Sono io che lo perdo l'equilibrio!
Tilde
Mi aiuti meglio.
Gustavo
(deliberatamente) Ebbene, sì, l'aiuto meglio! (Le circonda la vita con ambo le braccia.)
Tilde
(si lascia prendere e gli si abbandona un po'.)
Gustavo
(la fa scendere, turbandosi visibilmente. Si sventola col fazzoletto.) Oh Dio!
Tilde
Gustavo
Ho che lei contiene, non so, un aroma che mi turba; ho che la sua squisita ingenuità m'ipnotizza; ho che la sua veste succinta mi sconvolge; ho che i suoi piedini mi danno alla testa; (animandosi molto) ho che lei, signorina, mi fa dimenticare la ragione per cui sono qui, mi fa dimenticare i miei doveri, gl'impegni che ho assunti, le promesse che mi legano a una fanciulla da cui sono amato, e ho finalmente che, dimenticando tutte queste cose, io non sono che una perfetta canaglia!
Tilde
(con ingenua meraviglia e vivo corruccio) Una canaglia per causa mia!?
Gustavo
Per causa sua!
Tilde
Per causa della bestiola, deve dire. (Con commozione crescente) Se io non avessi avuto paura della bestiola, lei non sarebbe tornato. E se non fosse tornato, non mi avrebbe presa in braccio. E se non mi avesse presa in braccio, non avrebbe sentito l'aroma. E se non avesse sentito l'aroma, non sarebbe... (lasciandosi sfuggire una intonazione quasi sincera) quella canaglia che è.
Gustavo
Tilde
Lo ha detto lei.
Gustavo
Non per questo mi garba che lo dicano gli altri.
Tilde
Ma è ancora in tempo, sa, per rimediare. È ancora in tempo, perchè, tanto, io le giuro che non racconterò mai a nessuno tutto quello che è accaduto oggi....
Gustavo
Fortunatamente, non è accaduto gran che.
Tilde
(raggiungendo l'effetto della massima commozione) Vada, vada a mantenere le promesse. Vada a sposare la fanciulla che ha un altro aroma, che ha delle altre mani, che ha degli altri piedi....
Gustavo
Si calmi, per carità, si calmi....
Tilde
Sì, sì, ha degli altri piedi, ha degli altri piedi, e non me ne importa niente, ha capito? E giacchè la mia veste corta le dà tanto incomodo, non dubiti, non dubiti,... corro immediatamente a casa e me ne metterò una così lunga (scoppio di pianto) così lunga... che se ne ricorderà per tutta la vita! (Esce a destra.)
Gustavo
(calorosamente) No, no, signorina, senta... senta.... (Giunto all'uscio, si ferma di botto e se la piglia con sè stesso:) Ma domando e dico: in quale ginepraio mi vado cacciando io?! Io stavo per compromettermi seriamente. E poi? Come diavolo me la sarei cavata?
SCENA V.
GUSTAVO, ERNESTO, poi NINO.
Ernesto
(entrando dal fondo) Parli solo?
Gustavo
(affettando disinvoltura) Sì... parlo un po' solo... per passare il tempo.
Ernesto
E stai solo da quando sei venuto?
Gustavo
(con qualche reticenza).... Non hai incontrato nessuno di là?
Ernesto
Nessuno.
Gustavo
Neanche per le scale?
Ernesto
Per le scale?... Ah sì! Ho incontrato il pedicure della marchesa zia. Ti sei trattenuto con lui?
Gustavo
Col pedicure?!
Ernesto
È una persona eminente. È stato decorato dal Sultano.
Gustavo
Io non conosco questo signore.
Ernesto
Sicchè, avrai avuto il famoso colloquio con mia moglie.
Gustavo
Tua moglie non si è ancora benignata.
Ernesto
È curioso.
Gustavo
Ed è alquanto più curioso che tu mi abbia lasciato in asso a casa tua nel momento in cui avresti dovuto starmi vicino.
Ernesto
Fammi la grazia di non aggiungere i tuoi rimproveri a tutti i miei guai di oggi. Questa per me è una giornata nera. Io t'ho lasciato in asso perchè mia moglie mi aveva ordinato, con misteriosa solennità, di condurre via a qualunque costo quel ragazzo che mi si è messo alle calcagna. Quale idea ella abbia avuta, io non l'ho capito, perchè già io non capisco più nulla. Ma tu sai che sono molto impressionabile. Mia moglie mi suggestiona. Quando tu sei giunto, io ero suggestionato, ero nervosissimo. E poi l'impossibilità di liberarmi da quel seccatore mi esasperava, (esasperandosi tuttora nel ricordarsene) mi faceva divenir matto, mi....
Nino
(entrando dal fondo, quasi correndo) Signor Ernesto, io sono qui.
Ernesto
(come per un pugno ricevuto alle spalle, si volta. — Breve pausa. — Frenandosi)... Mi pare, veramente, che ci eravamo salutati.
Nino
Sì, ci eravamo salutati, ma poi ho detto fra me e me: a quest'ora forse la signora Tilde si sarà sbrigata e io le potrò far leggere....
Ernesto e Nino
(insieme) La lettera della mamma.
Nino
Appunto.
Ernesto
Senonchè, lei, fra sè e sè,... non l'ha imbroccata. Prima che mia moglie si sbrighi, ce ne vuole. E quindi, giovanotto mio, se lei, come vedo, alla lettura di questa benedetta lettera non è disposto a rinunziare, faccia una cosa.
Nino
Dica.
Ernesto
È giocatore di bigliardo lei?
Nino
Ernesto
Be', si trattenga allora nella sala del bigliardo che è lì (indica la porta a sinistra) e faccia... molte partite.
Nino
Con lei?
Ernesto
Con sè stesso. È uno sport utile e dilettevole.
Nino
Va benissimo. Profitterò. (Andando dritto verso la porta opposta a quella indicata, cioè verso le stanze di Tilde) Da questa parte?
Ernesto
(afferrandolo pel dorso) No: da quest'altra parte. Dopo la biblioteca.
Nino
Prima c'è la biblioteca e poi...?
Ernesto
(spazientito, quasi spingendolo) E poi.... c'è la sala del bigliardo!
Nino
Ernesto
Io finirò col fargli uno sgarbo violento.
Gustavo
Ma chi è? Come ti è capitato addosso?
Ernesto
Sua madre, Donna Livia Lovigiani di Roma, ha avuto il gentile pensiero di affidarlo a mia moglie.
Gustavo
È il figlio di donna Livia? Lo conoscerò con piacere.
Ernesto
E io fin da ora faccio i più ardenti voti affinchè egli si attacchi a te come si è attaccato a me. Almeno faremo metà per uno.
Gustavo
Bada che è un bel giovanotto. Se donna Livia lo ha proprio affidato a tua moglie, non dolerti di averlo sempre sott'occhio.
Ernesto
Di che cosa vuoi che mi preoccupi?! È un fanciullo.
Gustavo
Ci sono anche degli enfants prodiges. A dodici anni, Beethoven improvvisava al cembalo.
Ernesto
Ma quello lì non è Beethoven, e mia moglie... non è un cembalo. È tale donna la Tilde da non permettere improvvisazioni a chicchessia!
Gustavo
Ciò mi rassicura per la Bice. Fra sorelle, certe tendenze sono contagiose.
Ernesto
Dunque (molto preoccupato e confidenziale), sei proprio deciso a tentare il matrimonio?
Gustavo
Lo sai. Perchè mi rivolgi questa domanda?
Ernesto
Perchè vorrei che tu ci riflettessi molto. Per me, capirai, sarebbe tanto di guadagnato se il tuo matrimonio con la mia cognatina andasse a vele gonfie. Io ne avrei un incoraggiamento. Mi rianimerei. Mi sentirei solidale con te. Amore di qua, amore di là, tu da una parte, io dall'altra, tutti innamorati, tutti allegri, tutti... sotto le armi! Ma, purtroppo, Gustavo mio, temo che ti accinga a fare anche tu il passo più lungo delle gambe.
Gustavo
Non ho più di questi timori, io. Il sospetto di dovermi ritirare dalla piazza l'ho avuto, non lo nego. Ma era una ipocondria del mio sistema nervoso. Gli è che ne avevo abbastanza d'un certo genere di donne e d'un certo genere d'amori. Ecco tutto. E, difatti, la freschezza genuina della fanciulla pura ed inconsciente mi ha convinto che io posso benissimo riaprire bottega.
Ernesto
(mettendogli una mano sulla spalla) Io ti consiglio sempre però di non vendere all'ingrosso.
Gustavo
(irritandosi) Dillo francamente che non hai voglia di appoggiarmi.
Ernesto
Con tutto il cuore ti appoggio e te ne ho detta la ragione. Purchè mia moglie non mi metta alla porta un'altra volta, io sarò qui, al tuo fianco. E «noi pugnerem da forti» come il basso e il baritono dei Puritani. Vuoi che vada a vedere se finalmente Tilde è tornata?
Gustavo
Te ne sarei gratissimo, perchè sto sulla corda da un'ora, e non ne posso più.
Ernesto
(energicamente) All'opra! (Va all'uscio a destra, e, nell'aprirlo, esclama:) È proprio lei che viene.
Gustavo
(vedendola venire, spalanca tanto d'occhi, e, prima che ella comparisca, spaventato, chiama:) Ernesto!
Ernesto
(corre a lui) Che hai?!
Gustavo
Sei sicuro che quella sia tua moglie?
Ernesto
Ma ti pare possibile ch'io non sappia com'è fatta mia moglie? Tu dài segni di follia!
SCENA VI.
GUSTAVO, ERNESTO, TILDE, poi BICE.
Tilde
(ha smesso l'abito da educanda; indossa una veste a strascico ed è pettinata come prima del travestimento. Si avanza con dignitosa affabilità.) Anzitutto, signor Franchesi, una stretta di mano: il saluto leale dell'ospitalità.
Gustavo
(guardandola fisamente, si accerta dell'identità. Suda freddo, e, porgendole la mano con una specie di ritegno, a stento riesce a emettere la voce) Signora....
Ernesto
(dietro di lui, pianissimo) Mi sembri un fanciullo, mi sembri!
Tilde
(stringendo la mano di Gustavo) Lei si sarà giustamente formalizzato del mio ritardo. Ma sa, in questi casi, c'è tanto da discutere. Su, dalla zia, si è discusso sinora con la Bice, che, in uno stato di ansietà, facile a comprendersi, ha insistito per assistere a questo colloquio.
Gustavo
(in un misto di rabbia compressa e di sbigottimento) Spero... che non glie l'avrà... che non glie lo avrà concesso.
Tilde
In verità, glie l'ho concesso per evitare ogni malinteso. Eccola qui.
Ernesto
(piano a Gustavo) Su! Su!... Che è questo avvilimento?!
Bice
(entra dal fondo, trepidante) Buon giorno, signor Gustavo.
Gustavo
Buon giorno,... signorina.
Ernesto
(a Tilde, ad alta voce) E a me... è concesso di restare?
Tilde
Ne hai il diritto. Sei un così valido avvocato del tuo amico! (Indicando una sedia) S'accomodi, signor Franchesi.
Gustavo
No... non serve.
Tilde
Come non serve? Ci accomodiamo tutti, se Dio vuole. Non è il caso d'aver fretta.
Ernesto
Non è il caso di aver fretta. Si tratta di assodare se possiamo essere felici.
Tilde
Assodiamolo.
Gustavo
Assodiamolo.
Ernesto
(calcandogli le mani sulle spalle lo fa sedere, sedendo anche lui.)
(Ora son tutti seduti: Gustavo quasi nel centro della camera. Gli altri tre intorno a lui. Ernesto gli è poco discosto.)
(Un silenzio.)
Tilde
(a Gustavo) La parola è a lei.
Gustavo
A me?
Tilde
Sì, a lei.
Gustavo
Io... non ho niente da aggiungere....
Tilde
A che cosa?
Gustavo
A quello che ho detto alla signorina.
Tilde
(cortesissimamente) Scusi, di quale signorina parla?
Gustavo
(rodendosi dentro) Di signorine, non ce n'è che una.
Tilde
In tutto il mondo?
Gustavo
(imponendosi la flemma necessaria) Per me, sì... non c'è che la signorina Bice.
Tilde
Alla Bice avrà detto naturalmente... d'esserne innamorato.
Gustavo
Tilde
Ma, con la squisita raffinatezza che io indovino in lei, le avrà potuto dire delle cose anche più graziose, più speciali....
Ernesto
Oh! lui ne trova delle graziosissime. È delizioso con le donne!
Bice
Con le donne?!
Gustavo
(lanciandogli un'occhiata) Ernesto!
Ernesto
(subito, per rimediare) No: è delizioso con gli uomini.
Tilde
Non faccia della modestia, signor Franchesi. Accanto a una fanciulla, io so che lei è... un sireno. A me sembra di sentirlo ciò che lei ha detto alla Bice: (imitandolo un po') «Il suo aroma, signorina, mi turba,... la sua ingenuità m'ipnotizza, i suoi piedini mi dànno alla testa...»
Ernesto
(interrompendo — a Gustavo) Ti dànno alla testa i piedini della Bice?!
Tilde
(continuando a imitar Gustavo) «Io dimentico per lei i miei impegni, io dimentico i miei doveri....»
Bice
No, questo non me l'ha mai detto!
Ernesto
(a Gustavo) Tu avevi dei doveri?!
Gustavo
(confondendosi) Ma niente affatto! Me ne regala gentilmente... non so perchè... la signorina tua moglie!
Ernesto
La signorina mia moglie?!
Tilde
Chiamandomi signorina, dopo nove anni di vita coniugale, lei offende crudelmente mio marito.
Ernesto
(a Gustavo) È proprio vero che mi offendi!
Gustavo
Dio buono... mi sono sbagliato. Andiamo avanti, adesso, signora, se non le dispiace.
Tilde
Quanto poi ai doveri che lei tiene a rinnegare, io, invece, loderei molto l'uomo che all'età sua credesse di avere per lo meno quello di non andare a cercar moglie negli educandati. Perchè, senta, è qui che casca l'asino.
Ernesto
È qui che casca l'asino.
Tilde
Lei mi chiede la mano di mia sorella Bice, a quel che pare.
Ernesto
A quel che pare.
Gustavo
(fa un lievissimo cenno con la testa.)
Tilde
La chiede o non la chiede?
Gustavo
Tilde
E non trova che la sua età sia un ostacolo?
Gustavo
No.
Tilde
Ecco, ecco, questo è il punto su cui non siamo d'accordo.
Ernesto
Questo è il punto.
Tilde
Ebbene... parliamone a lungo della sua età.
Gustavo
A lungo, poi, perchè?... La cosa non è eccessivamente complicata.
Ernesto
(con zelo) Ne ha appena cinque meno di me. Io ne ho cinquantadue suonati; sicchè....
Gustavo
(con dissimulata rabbia) Il conto è bell'e fatto!
Tilde
E non è confortante. Io sono convinta che lei, benchè uomo di moltissimo spirito, quando vuole esercitare i suoi incontestabili fascini su qualche fanciulla, sente la necessità di imitare le donne....
Ernesto
(a Gustavo, accostandoglisi con la sedia) Tu imiti le donne?!
Tilde
(continuando) Sente cioè la necessità di calarsi un pochino gli anni.
Ernesto
(a Gustavo, accostandoglisi ancora di più) Ti cali gli anni?
Gustavo
Non mi seccare, tu.
Ernesto
Io non capisco! (A Gustavo, continuando ad accostarglisi) Hai nascosta alla Bice la tua vera età?!
Tilde
Se l'abbia nascosta alla Bice non so...
Ernesto
E allora a chi?
Gustavo
(a Ernesto) Fammi la grazia di non interloquire sempre!
Tilde
(a Gustavo) Lasci pure che mio marito la difenda.
Ernesto
(a Gustavo, urtando con la sua sedia in quella di lui) Ma sì, lascia che io ti difenda. Oltre che alla Bice, su quali ragazze hai esercitati i tuoi incontestabili fascini? Su nessuna. Tu sei una persona così delicata, così scrupolosa, che se avessi fatta la corte ad altre fanciulle le avresti sposate.
Tilde
Tutte quante?!
Ernesto
(a Tilde) Per modo di dire. Voglio intendere che l'unica fanciulla ch'egli abbia corteggiata è la Bice.
Bice
Ernesto
Glie l'ha giurato.
Tilde
Sarebbe disposto il signor Gustavo a confermare il suo giuramento dinanzi a me?
Gustavo
(vorrebbe tergiversare, e non trova le parole) Ma veda, signora....
Bice
(segue il dibattito in preda alla più viva emozione.)
Ernesto
(a Gustavo) Io non t'ho mai visto così impacciato. Avevo in animo di patrocinare la tua causa, ma il tuo contegno avvilisce anche me. Io mi smonto facilmente, e quando non capisco, peggio di peggio. Vorrei sapere, se non altro, che cos'è che ti ha trasformato a tal punto.
Tilde
È evidente: la mia presenza.
Ernesto
(a Gustavo) Difatti, nello scorgere mia moglie, hai allibito, hai tremato. M'è parso che ti cogliesse un malanno. Hai perfino pronunciato delle parole sconcludenti.
Gustavo
(cercando un'intonazione di calma relativa).... Alla loro cortesia domanderei la sospensione di questa angosciosa seduta. (Si alza.)
Ernesto
Ah no! Abbi pazienza: io desidero che tu mi dica subito la ragione per cui davanti a mia moglie non ti riesce di ritrovare il calore che avevi addimostrato per questo matrimonio.
Tilde
Ma parli, parli. Se ha qualche cosa da rivelare, la riveli.
Bice
(agitatissima) Parli, signor Gustavo.
Gustavo
(comprimendosi) Via, mi permettano di prendere licenza.
(Si alzano tutti.)
Ernesto
(inquieto, irritato) Non è il momento di prendere licenza questo. Qui sotto c'è un mistero. Mia moglie ti sfida a fare una rivelazione. Non so se questo sia segno della sua tranquillità d'animo o della sua audacia. Io sono all'oscuro. È da te che aspetto la verità.
Tilde
(a Gustavo) Lei è troppo cavalleresco per tollerare che mio marito continui a ferirmi con le sue bizzarre supposizioni.
Gustavo
(fremendo) Ah! è la verità che si vuole da me? La verità tutta intera?... (A Ernesto) Sì, io mi sono ostinato a tacerla sinora per non addolorare la signorina Bice, che non può vedere le cose nel loro vero aspetto, ma l'ho taciuta anche per deferenza verso tua moglie. Perchè, se il tranello che mi ha teso ha provata la mia balordaggine, non è poi di tal genere che una dama come lei se ne possa vantare!
Tilde
Lei mi attacca alla baionetta!?
Gustavo
(a Tilde) Corpo a corpo, come ha fatto lei.
Ernesto
Gustavo
(a Ernesto, concitandosi) Mediante un pretesto di cui scioccamente non ho scorto l'artificio, quando ero solo in questo salotto, mi si è cacciata dinanzi un fac-simile di educanda.
Tilde
(seccamente) Dolores.
Ernesto
Una spagnuola?
Gustavo
Ma che spagnuola! Si chiamava Dolores come si sarebbe potuta chiamare Fifì, Mimì, Ninì, Lilì. Il nome non conta. Quello che conta è che costei mi ha tratto in una ragnatela invisibile con la più abile esperienza della seduzione femminile. Quello che conta è che, dopo tutto, questa educanda apocrifa, suscitando in me qualche vivacità galante e compiacendosi di qualche mia manifestazione imprudente, nell'insidioso giochetto ci ha rimesso del suo.
Tilde
(energicamente) No che non ci ha rimesso nulla!
Gustavo
(con forza) Ah sì, o signora. Una donna che si lascia stringere, sia pure per un istante, fra le braccia di un uomo che ha conosciuto da pochi minuti, perde nel breve contatto per lo meno quel tanto che egli ci guadagna.
Bice
(prorompendo) Ma dunque lei, signor Gustavo, non è che un mentitore?!
Gustavo
Un mentitore, no, perdinci!
Bice
Sì, mi ha mentito, mi ha ingannata.... E il giorno in cui doveva chiedere la mia mano, ha stretto fra le braccia la signorina Dolores... proprio come voleva fare con me ieri sera.
Ernesto
(interrompendo — a Gustavo) Proprio come volevi fare con lei!!!
Bice
Tilde! Tilde! Mi sento morire!... Sono morta! (Si abbandona fra le braccia di Tilde, piangendo.)
Ernesto
(a Gustavo) Lo vedi quello che fai? Fai morire la gente.
Tilde
No, piccina mia, no,... non c'è da morire. Anzi, questa è la guarigione, è la salvezza. (Sorreggendola e conducendola amorosamente) Vieni, vieni... La tua Tilde ti spiegherà minutamente come sono andate le cose. Vedrai che sono andate molto bene; e vedrai che la signorina Dolores ti ha reso un gran servizio, come te l'avrebbe potuto rendere... una sorella.
(Escono a destra.)
Ernesto
(che ha ascoltato dappresso, e con acuta attenzione, ciò che Tilde ha detto a Bice, riflette, e quindi afferma:) Io... non ho capito perfettamente nulla! In conclusione, che c'è di vero in tutta questa faccenda?
Gustavo
(uscendo fuori dai gangheri) E dàgli ad annoiarmi, e dàgli a vessarmi, e dàgli a farmi dire tutto ciò che non vorrei. Ti ho raccontata la verità. Che altro pretendi da me?
Ernesto
(con violenta asprezza) Pretendo di sapere chi era la sedicente educanda, che ha avuta la spudoratezza di farsi abbracciare!
Tilde
(tornando dalla destra.) Presente!
Ernesto
(con tragico furore) Disgraziata! (Si frena. Pausa.) Sta bene!
(Un silenzio.)
Gustavo
(freddamente, a Tilde) È soddisfatta?
Tilde
(con pari freddezza) Io, sì. E lei?
Gustavo
(vorrebbe rispondere. Ingoia la risposta.) Riverisco, signora!
Tilde
Rrrriverisco!
Gustavo
(rabbiosamente) Addio, Ernesto.
Ernesto
(fra i denti) Addio!
Gustavo
(esce.)
SCENA VII.
ERNESTO, TILDE, NINO.
Ernesto
(si avvicina a Tilde, grave e minaccioso, con le braccia incrociate, e le si ferma dinanzi). Ed ora... a noi due!
Nino
(non visto da lui, con in mano una stecca di bigliardo, a passo lieve, entra dalla porta a sinistra, e si avanza sino alle spalle di Ernesto, a cui la punta della stecca sfiora quasi l'orecchio.)
Tilde
(a Ernesto, con semplicità, indicando Nino) Cioè... a noi tre!
Ernesto
(si volta, e, vedendo Nino, ha il solito sussulto) Eh?!... (Con subitanea risoluzione, andando via rapidamente dal fondo) Ah no! Ah no!... Ah no!
(Sipario.)