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Il libro delle figurazioni ideali

Chapter 33: II.
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About This Book

The collection opens with an extended prolegomenon reflecting on symbolism, cultural decline, and the interplay of aesthetic form and social renewal. A sequence of sonnets, madrigals, a cantata and narrative poems uses archaic metrics and mythic personae to probe the tension between reason and passion, the quest for ideal perfection, and the dangers of spiritualized authority. Imagery ranges from pastoral and chivalric to dreamlike, repeatedly invoking chimera and illusion to critique contemporary anxieties while proposing a pantheistic sensibility and the possibility of artistic and moral regeneration amid decadence.

Ed ammonia: «Così io; dalla stanza
«mistica dei riposi, nel viaggio
«che ritorno non ha, non ha speranza,
«veggo penar l'illuso a somiglianza
«d'Ellenora regina, eletta al Maggio,
«che non piega ed irride alla romanza
«del Satirel rossigno ed al selvaggio
«ritmo del Fauno nell'agreste danza.
«Galoppano i Baroni alla ventura,
«perseguendo la Gloria ed il Piacere:
«brillano la divisa e l'armatura
«e caracolla il gajetto destriere;
«però che, al nuovo sole, alla pastura
«dei biondi teschi accorrà lo sparviere.»
Ciò insegnava Gloriana e i Cavalieri
Saggi assentian col gesto e col dir forte:
«Non prevarranno i regni della Morte,
«ora che n'hai svelato i lor misteri.»

A
FELICE CAMERONI.

I SONETTI DELLA CHIMERA.

Ἡ τῶν βρωτῶν Κενοδοξία εἰς τὸν ἄπειρον ψευδαμήνη ἔρι.

Σώματος ἀῤῥοσίαν θεραπεύειν τέχνη, ψυχῆς δε ἰατρὸς ιἆται θάνατος.

I.

Prostesa Ella fatale e sovrumana,
e curva ad arco la gran coda al dorso,
le fauci aperse ed alla notte strana
sferrò fumo e faville: via al soccorso
della sua implorar opera arcana
udiva e avvicinar, rapida al corso,
pei deserti la lunga caravana.
Ella ghignò e biancheggiâr nel morso
preste le zanne. «Aiuto!» nella nera
immensità si grida! «i bei flabelli
dei palmizii si schiantan: la bufera
soffia infuocata e soffoca i camelli:
veniamo a te sperando;» E la Chimera:
«Sempre sperando nel sogno, o Fratelli!»
Poi si rizzò, squassando le vellose
terga e le zampe in sulle arene stese:
più forte urgean le voci lamentose,
vane sonanti pel vuoto paese.

I NAVIGANTI.

Videro le Galee rider dal mare
oltre le Sirti Aurora, e cristallina
Morgana materiar palazzi ed are:
carche d'oro ad Ophir, d'argenti a Cina,
d'issopo e mirra in Asia e di più rare
glossopetre a Zabarca, alla marina
secreta dei miraggi a riposare
le carene fermâr. Cantar l'Ondina
al ritmo lento del grave Oceano
udì 'l nocchiero e novellar di Fate,
mentre, ardito nel cuor più non umano,
sorgeva il desiderio d'insperate
ebrietà di conquiste e d'un arcano
veleggiar per region' non pria tentate.
E ancora e sempre veleggiò penando
l'acque dei Sogni audace la Galea:
e ancora e sempre il cuor sale sperando
e arriva a te, Fatale Madre e Dea.

LI ALCHIMISTI

«Già le bracie splendettero ai fornelli
della Grand'Arte e, pei silenzii astrali,
sui piropi e i diaspri delli anelli
risonâr le parole augurali.
Crescemmo, nelle notti, li alberelli
dei dittami benigni e sulli strali
d'oro, perfuso il farmaco, li Uccelli
sacri alla Morte invocammo e i Narvàli.
Li arcani del futuro le Comete
dicono ed ammonisce Ecate vaga;
di sette stole induti, le secrete
virtù del cielo l'astrolabio indaga;
ma cerchiam sempre e ancor brucia la sete
dell'Or che l'alambicco non appaga.
E sempre e ancora pei cammini oscuri
del Mistero va e perdesi l'Idea:
e sempre e ancora claman li scongiuri
verso di te, Regina e Madre e Dea.

LI AMANTI.

Acrasia c'invitava ai suoi festini
col gesto largo e le chiome fluenti:
sulle pergole d'oro dei giardini
s'accordavan li alati in bei concenti
ed al talamo intorno, i ribechini
trillavano nascosti. Oh labra ardenti
a suggere l'ambrosia dei divini
baci e blandizie e sospiri ed accenti!
Oh! bianchi fiori umani a voi a bere
chinâr, celestial eterna coppa,
Orgoglio, Nobiltà, Gloria, Dovere!
Ed Acrasia ingannò: sprona e galoppa
Desio pei labirinti, che al corsiere,
oltre al Signor, siede Illusione in groppa:

galoppa sempre a ricercar la fera
candida e trista e il troppo ardor lo svia;
galoppa ancora e, nella notte nera,
bacia ingannato alla tua bocca, Iddia.

I POETI.

Suonâr le note or meste ed or giulive
dentro alle fresche ombrie dei verzieri,
d'amor cantando: poi le terre argive,
i bei Miti, le Dame e i Cavalieri
Casmena ricordò: meditative
pensâr le rime, e li arditi corsieri,
armi e tumulti, meschini e captive
squillò il Peana. Ed or vani ed alteri
dell'eterno Ideal, rapiti araldi,
dell'Infinito l'armonia nel cuore
fremer sentiamo: a nulla li smeraldi
propizianti ed il febeo vigore
irraggian la cesarie: andiam spavaldi
a ricercare il Verbo dell'Amore.
Andiamo, ed il pensier, muto d'Incanti,
pei regni bui prosegue la tua via:
non vivono, non palpitano i canti,
ma senton Te, fatale Madre e Iddia.

I CAVALIERI DI GLORIANA.

Disse Gloriana, e via per le fiorite
rive suonò l'eloquio: stillò il vino
della Scienza alle patere forbite:
veggenti, tra i vapor' del belzuino,
splendeano intorno all'aule romite
le Sette Faci, poi, ch'oltre il mattino,
si producean le veglie in sulle ardite
carte a luttar coi segni. Ahimè! il cammino
sale la mente invan, fuorvia Ragione
per l'arduo insidiar dello Infinito:
e rammentiam dolenti la magione
grata diserta pria che al mago invito
s'accendessero i cuori e che 'l paone
salutasse all'arrivo, erto in sul lito.
Gloriana inganna e fa l'incantamenti
sotto ai lauri folti in sulla sera:
spiega il Verbo, ma nelli ammonimenti
Tu sola ghigni e irridi, Tu, Chimera!

LA CHIMERA.

Più avanti, avanti ancora. I miei palazzi,
materiati in candidi vapori,
splendono: avanti: invitano ai sollazzi
del corpo e della mente, alli splendori
della Gloria, ai Piaceri, ai Desii pazzi
Orgoglio e Vanità, Vigilan l'ori
terrestri i Basilischi ed i topazzi
stanno nelli antri bui; guarda i tesori
dell'acque Leviathan e nei muti
imperii dell'Atlantide i forzieri
s'ascondon delle perle ed alli acuti
scogli il corallo cresce. Cavalieri
date le vele al mar, canti ai venti,
baci alle donne ed anima ai misteri!
Avanti a investigar e l'Uomo e Dio;
seguite me, fedeli, ch'io ammonisco;
non germoglia l'elleboro nel mio
regno, da che Follia servo e blandisco.

VIII.

E ancora e sempre avanti; e se i palagi
sfumano nelle nebbie, e se nel mare
e tortuosi anfratti e cupe ambagi
si perdon nei profondi, e se in sull'are
e di Gloria e d'Amor fuman le stragi
delle vittime illuse, e il camminare
dalla Fonte allontana, e se i malvagi
mister' la Sfinge impone a decifrare,
che importa? Or mai non regge più speranza;
parla a vuoto nell'isola Gloriana:
stride al vento sirventa e romanza:
e il manto istoriato della strana
Rabetna io spiego in contro alla Costanza,
come vessillo per l'immensa piana.
E pur seguite me: argento ed ostro
son l'occhi miei bruciati e splendenti:
son liriche i ruggiti: è il faro vostro
la vampa che esce dalle fauci ardenti.

L'INTERMEZZO DELLA PRIMAVERA.

....... è primavera l'antica proscente che s'ammanta di fiori e di foglie a nasconder le rughe, che sotto al peplo vermiglio l'ulcera ricopre e dalle porte, dove amor si vende, ride ed inchina al passeggier e lo tenta e raccomanda a lui la merce buona. Or su la gonna l'alza, o fanciulletto cuore, e vedrai ciò ch'ha di sotto fiorito ed odoroso.

La meditazione al Cuore.

Οἰδον χελιδόνα νὴ τον Ἠρακλέα ἔαρ ἤδη.

A
LUDOVICO CAVALERI.

I.

Amore insidia dalla rosa e tace:
vanno i passeri a torno folleggiando
e bela l'agno all'agnella vicino,
cercando amore.
Amore insidia dalla rosa e tace:
van le cavalle e nitriscono pazze,
poi che vicina Primavera esulta,
cercando amore.
Amore insidia dalla rosa e ride
e passa il bel garzone e il giunge un dardo:
egli piega morente e par che spiri,
cercando amore.

ALLA
MIA BUONA COMPAGNA.

II.

Restava Giulietta in mezzo a Romeo, e ad uno, chiamato Marcuccio il guercio, che era uomo di Corte molto piacevole e generalmente molto ben visto per i suoi motti festevoli e per le piacevolezze ch'egli sapeva fare; perciocchè sempre aveva alcuna novelluccia per le mani da far ridere la brigata e troppo volentieri senza danno di nessuno si sollazzava............. Giulietta, che dalla sinistra aveva Romeo e Marcuccio dalla destra, come dall'amante si sentì pigliar per mano, forse vaga di sentirlo ragionare, con lieto viso alquanto verso lui rivoltata, con tremante voce gli disse: benedetta sia la venuta vostra a lato a me! E così dicendo, amorosamente gli strinse la mano.

La sfortunata morte di due infelicissimi amanti, che l'uno di veleno e l'altro di dolore morirono; con vari accidenti.

Matteo BandelloNovelle.

PERSONÆ

Agunt et Cantant:

Giulietta.

Romeo.

Mercutio.

L'Anime della Notte.

AZIONE.

Notte vicina all'alba. Nei giardini dei Capuleti: un verone splende solo al palazzo tra li alberi: una scala di seta pende dalla ringhiera. La luna cala dietro le torri ed i campanili.

L'Anime della Notte.
Zitti: il Montecchio dal giardino ascese
per l'ardua via al talamo nuziale,
chè la canzon dell'Ora egli già intese
a intonargli l'invito augurale.
Zitti: la brezza va lungi e riporta
baci e sospiri fin sotto all'arcate
in cui s'asconde vindice la scorta
dei Capuleti, vigilando armata.
Or la fontana rida ai suoi zampilli
sul laghetto dei cigni: e in bianche forme
vaghino le visioni: or riscintilli
la Luna in fronte alle soavi torme.
Ecco, scorron sull'erbe a cui rugiada
diamanta le foglie e i lunghi veli
trascinan qui sui bei fiori di giada,
in mezzo alle pervinche e a li asfodeli.
Noi, sospiri dell'Ora, andiam vagando
ed abbiam per baciarsi e bocche ed ali:
l'armonia qui si compie tra i lilliali
petali e tra le rose e va incantando:
i mister' della Notte a quando a quando
urgono amore e fremono speciali
avvolgimenti, poi ch'ora già spira
coll'Orgoglio e coll'Odio impeto d'Ira.
Mercutio (di lontano).
S'ilare ho il volto e più giocondo il cuore
e sul labro mi sboccia come un fiore
la parola, la Fata m'asseconda.
Perchè stan fiori al prato e stelle in cielo,
perchè muore e risorge Primavera
e il vin di Cipro al mio pensier fa velo
e m'immaga l'idea, forse è sincera
passione umana? Ecco, all'alto ora anelo
colli sguardi e col cuore: ed è questo un bisogno
dell'anima o un bizzarro e vago sogno?
Regina Maab per certo mi circonda.
L'Anime della Notte.
Zitti: Mercutio ride e si sollazza
per quest'ombre diafane d'Aprile
e s'accorda alla notte allegra e pazza
l'ebrietà dei vini. Zitti: un monile
più ricco che le perle alla corazza
e alla gorgera pongono le braccia
candide dell'amata: oh sulla faccia
baci, riccioli, lagrime e blandizie!
Zitti: dormono i cigni: la fontana
gorgheggia, van le forme alate intorno.
Oh portento! Noi siam dell'Ora strana
i sospiri e moriam come sia il giorno.

Romeo (dal verone illuminato con un ampio gesto verso l'occidente).
O Luna, o bella Luna, non calare!...
L'Anime della Notte.
Zitti: i Genii risurgon dalle rose
ed il prato assomiglia a un verde altare,
steso alle vaghe vittime amorose.
Mercutio (avvicinandosi oltre il muraglione).
Regina Maab però non s'accontenta
di perlustrar le stelle ad una ad una,
chè, morto il Sol, (il mondo s'addormenta),
il popolo dei Miti Ella raduna
e discende col raggio della luna:
innanzi al carro d'or l'araldo squilla
ed Essa come un'agata scintilla,
Regina Maab, bella Regina bionda.
Così cala alla terra e, ad incensieri,
splendono innanzi calici di gigli:
cala, s'avanza e posa all'origlieri
candidi e ai grami ed ispidi giacigli,
e fa sognare: o vision' che i cigli
bianchi e bruni ricercano, o divina
Arte d'uscir dai sensi ed indovina
Scienza che scifra quanto ne circonda!
O gentil turbamento ai giovinetti
cui Proscenete la rosa disfiora
idealmente, e contese nei letti,
sapute avanti l'esperienza e l'ora;
forse per ciò son già sperti ginnetti
le zitelle che allor calca supine
ed ammaestra: o molli e alabastrine
membra che informa all'opera gioconda!

Romeo e Giulietta sul verone abbracciati. La scala di seta dondola alla brezza e batte sui ferri di lancia del davanzale: uno squillo debole ne suscita. La luna batte in fronte ad un monile sui capelli biondi della fanciulla e sorgon raggi.

Romeo.
O Luna, o bella Luna, non calare!
Se in quest'ora è la vita ed ora è notte,
non più risplenda il dì, non più l'avare
luci s'accendano e l'Erebo inghiotte
il fuggente Titano invidioso;
e se manchiam nel sogno radioso,
così, non fu già mai questo morire!
L'Anime della Notte.
Quando parlan li amanti van secreti
fascini per le spere: or mai le lire
non cantan come i baci: or mai discreti
si nascondono i Genii. O bel languire
di due giovani bocche e di due seni!
Romeo.
Innalza l'occhi tuoi fermi e sereni,
sorella mia; a che ti giova il pianto?
Lascia, lascia che il gaudio or mai si sfreni
alto e libero in faccia all'a venire.
Giulietta.
Triste ho il cuor: questo istante che ci sfugge
dolor rimena: oh se nemica tanto
non fosse la tua casa! A che ci strugge
passione e ci avvelenan l'odii e l'ire?
Romeo.
Angiol di luce, or taci: per il mondo
non stan contese: Amor porge il bicchiere
e ci invita al festino: oh, più fecondo
di bell'opre non fu certo il Piacere.
Innalza, innalza il cuore! oltre le stelle
sta il paese d'Amor, che ne rivela
colla Fede, il Desire le più belle
forme esprimendo ai sensi: or mai la mano
acconsente ed invita al sovra umano
festino e l'occhio tuo anche si vela
alla dolcezza estrema... ah, tutta mia
Vergine, assurta dalla Poesia,
in questa notte, a questa arcana Gloria!
Sacrilegio non è soffocar l'odii,
che stagnan accidiosi alla memoria;
baciar convien, baciami in bocca e godi.
Giulietta.
Desio di forme va presto e non dura,
nè si rinnova come Primavera:
nè Passion di sensi s'assicura
se pur dal labro or mai esca sincera.
Vedi, già muor nell'alba questa pura
notte: o Romeo, dell'ora estasiata,
come sorgerà il dì, come baciata
ti avrò la bocca, rimarrà il ricordo?
L'Anime della Notte.
Silenzio: i Genii fan l'ultimo accordo
sulle rose dei prati: oltre ai castelli
trema la luce nuova: o luna, o belli
pallid'Astri, così voi disparite!
Mercutio (sotto il muraglione del giardino).
E che Regina Maab d'aspre ferite
piaghi il cuor e la mente tutti sanno:
la faccia imbianca pel desio d'amare
strugge muscoli e nervi e ordisce inganno;
la fiera umilia ed accende la mite
agnella, poi che a Venere comare
prude l'uzzolo e chiama a sè Cupido,
lercio garzone, mentitore e infido.
Si badi a Primavera e a ben amare!...
Romeo (dalla stanza illuminata, pregando).
O Luna, o bella Luna, non calare!
Giulietta.
E se tu m'ami dillo veramente!
Mercutio (allontanandosi).
....Poi che Regina Maab torna alle stelle
ed il lievito lascia nella mente
che dietro al sogno viaggia: ahimè! le belle
si fanno il volto e l'occhi ottimamente....
come il vin che rianima e ci strega....
Romeo (apparendo sul verone).
Arresta ancor: la tenebra s'annega
in un mare di luce: oh, incantamento
che ci ruba il volar triste del Tempo....
Giulietta (in un ultimo abbraccio).
O Romeo, o Romeo, serba il ricordo!...
L'Anime della Notte.
Freme dei Genii ancor l'ultimo accordo
e le rose dei prati apron li stoma:
nuovi fior, nuovi canti e nuovi aroma!
Giulietta.
Buona notte, Signor, l'aerea chiostra
si spalanca alla luce ed al dolore...
Romeo (scendendo dalla scala di seta).
O, buona notte, sì, poi che migliore
giorno non vedrà mai la vita nostra,
e se triste è il presagio che t'accora,
questo bacio lo fughi, o bella e pura
Donna ideale, questo bacio estremo,
or ch'Oriente, come fa, s'inostra.
Giulietta.
O Signor, come il giorno m'impaura!
E a che speranza, s'ogni cosa io temo?
Portami via! Ah!... Il bacio dell'Aurora.
Mercutio (più lontano).
Torna Regina Maab al suo riposo
colla chioma ricinta di viole
rubate al Mondo e di pianti e di lai;
e Titania abbandona il vecchio sposo....
L'Anime della Notte (fievolmente).
Sorge il sol, sorge il sole, il sole, il sole!...
Muto l'incanto ed alto il giorno è or mai!...

Fine dell'Azione.


III.

Canta la brezza vocale tra li alberi e dice:
«perchè stormite? giunge Primavera?»
Passa la luna d'argento e alle nuvole incita:
«fuggite presto: Primavera giunge.»
Schiudonsi ai fiori le foglie ed i petali azzurri:
«beviam la luce «cantano» novella.»
Batte al mio cuore, ch'attende dolcissimo, Amore
e lo sforza e vi siede in signoria.
Se amar m'è dato all'annuncio del tiepido sole,
quando l'animo s'apre a questa rinascenza;
se il dubio or mai colle torbide nebbie disfuma
accidioso e lento, amar vorrei
come un bizzarro fior selvaggio e giovane innanzi
all'erbe ed alli augei nidificanti.
Se a me venisse la Donna prescelta e amata:
«dolce è giaciglio sulla prateria,»
direi, «sotto a quest'alberi e i germogli nuovi
a chiederci il secreto della Vita.»

AL PITTORE
LUIGI ROSSI.

IV.

«Hèlas! hèlas, il n'est plus «disaient-elles» le temps où les beaux jeunes hommes de la terre, alanguis par nos appels, èperdus de nos blancheurs entrevues sous le mystère des ondes, nous suivaient dans le profondeurs et mouraient de nos baisers sur le lit flottant des algues!»

La Plainte des Belles-de-l'EauMendés.

Ora all'alba od al vespero, (indecisa
sta l'Ora ai sensi poi che nebbie rosee
stagnano intorno,) dormono del lago
l'acque alla conca:
e i fior delle ninfee, coppe d'argento,
navigan tra le foglie: insetti navigano
lenti per l'aria, nel velo dell'ali
specchiando il cielo.
Aliofilo, la lenza all'acque data,
(ed all'insidia intorno cerchii estendonsi),
il Sogno segue cui suscitan l'Ora
ed i Desiri.
Nubi sono, riflesse dentro al lago,
o nude forme di fanciulle? Aliofilo
sente cantar: «Perchè i Mister' dell'acque
e l'armonia
e le candide membra ed i sospiri
e le feste d'amor in mezzo all'alighe
schiva l'Umano? In cuor nulla rimane
di giovinezza,
o in mente più non volgon dilettose
imagini di gaudio? Ancora attendono
le Creature dell'Acque l'amatore,
in queste strane
Ore che il Tempo non regge e suggella.
Stan nell'iridi nostre azzurre e languide
i più dolci secreti, poi ch'umana
realtà il sogno
non val del nostro amore. O rosse labra
d'altre parole esperte, e di lascivie,
o membra assuete a strani abbracciamenti
ignoti all'Uomo!...
Poi taccion: tra i nenufari e le lunghe
erbe del fondo voluttuose intrecciano
carole e dalle bocche invitatrici
mandano baci.
Aliofilo non bada a pescagione.
Son nubi o forme, dal cristallo equoreo
espresso al Sogno, in questa incerta luce
ch'ama il Miraggio?

V.

Or mai stan sulle rame i fiori in copia,
porporini e rosati, e tenta il volo
già la farfalla intorno: or mai pel frutto
la Terra attende.
Or mai tra i lieti fiori e i più giocondi
rivoli dei giardini, in questa immensa
oda ch'inneggia (magico strumento)
dalla Natura,
scompare il Dubio e si tempra l'Ardire.
Ch'è mai, che è mai la Forma evanescente,
Aliofilo, che l'onda ti rispecchia
all'occhi avanti,
che è mai questo Miraggio? Oltre le rive
dell'acque tue fatate, non ascolti
un mormorio di Plebi ancor lontano
e pur tenace?
E se Giulietta lascia il Damo all'alba,
Donna, Martire e presta al sacrificio,
e l'occhi intende lagrimosi al sole
che glielo ruba,
e Romeo corre per le piazze avvolto
nel mantello, (un stupor gli sta nel cuore
per la nuova dolcezza del recente
bacio d'amore,
e già lo preme una triste prescienza,)
non meglio forse nella sceda ardita,
Marcuccio il guercio sente Primavera?
O Primavera;
or qui tu sei, qui tutta, e maturanza
ti segue alacre al corso! A che la Vita
e i Secreti indagar sotto le piante
colla tua Bella
e folleggiar tra i nidi e l'erbe nuove,
se tu scompigli i nidi e premi i fiori?
O Primavera, o Vita! Se l'agnelli
richiaman l'agne
e se questo richiamo è da Natura,
quel mormorio di Plebi ancor lontano
e pur tenace, ch'accenna al migliore,
non è Natura?
Dove vanno, a che tendon le Coorti?
Sta, sta, Figura mia forte e gagliarda,
tra il battagliar dell'Ira e dell'Invidia,
miracolosa:
sta, Donna, a cui l'olivo fa corona,
nè scettro o spada brandisce la destra,
Tu sai a che ne guidi e là Tu accenni
vittoriosa.
O sacre idee, o bello entusiasmo
di migliori giornate oltre al tramonto
livido sopra il sangue e sopra il fango:
questa Vittoria
spira qui nelli aromi e nella gloria;
poi ch'erta sta la Donna nel sembiante
fiero e soave, qui nel mio pensiero,
in faccia al Mondo.

ALLE
DAME PLEBEE.

I MADRIGALI ALESSANDRINI.

Avec les femmes il faut toujours voir plus bas Quand elles disent: «J'ai mal à la tête.» comprenez: «J'ai mal au cœur» et quand elles disent: «J'ai mal à l'èstomac» traduisez....

Louis Dumur.

Quoi de plus plaisant que de brûler la maison de sa maitresse pour avoir un prètexte à la conduire chez soi: de la ruiner pour avoir le plaisir de lui faire du bien? Cela tient à la fois de la gâite françoise et de la chevalerie espagnole: c'est delicieux!

Mon oncle Thomas.

Ma vi direi, però, che mentre ho conosciuto nel mondo certe virtù mi si riaccende in cuore una tenerezza viva per la canaglia; per coloro che chiamate canaglia; per questa mia canaglia; poi che noi due adoperiamo la parola istessa a significare due diverse cose. Questa mia canaglia adunque, e canaglia feminile, gode alquanto della mia stima; da che la sincerità la fa veder tale in modo che salva buona parte di vizio o che rende il vizio più accettabile perchè non mascherato. E codeste buone ragazze vestite di cencio o di seta non mancano d'onore alla loro maniera; che, se l'una è menzognera come un vostro servo, non è falsa e si dà all'incirca per quella che è, e la si paga per quel che vale; se l'altra non crede nè a Dio nè al Diavolo non scambierà l'uno per l'altro; se l'altra ancora è ghiotta come un luccio o pruriginosa e lasciva come una gatta, vogliate osservare com'essa ami i maschii l'uno dopo l'altro e che il suo cuore non canti due motivi insieme; e se infine quest'ultima stamane ha fatto sparir l'orologio dell'avventore, posto sul comodino durante il mercato e la faccenda, non è mai andata a rubacchiare sulla felicità altrui e non ha mai scroccato sull'amore destinato ad altri.

all'Ultimo Sermone della Lotta per Amare

L'Autore.

I.

Leziosa pastorella incipriata
ch'ama Watteau effigiare alle portiere,
sta la Signora mia nel mio pensiere,
Sorride ella benigna e la dorata
esca dispensa dalle lusinghiere
mani ed invita, col gesto, l'alata
famiglia al cibo: or, candide e leggere,
accorron le colombe alla chiamata.
Tale, alle vostre grazie compiacenti,
colombe dello Ingegno, i Madrigali
volano arditi e ghiotti e, in torneamenti,
flabelli alti sul capo vi fan d'ali;
e Voi così l'udite audaci e intenti
a cantarvi l'omaggi trionfali.

II.