WeRead Powered by ReaderPub
Il libro delle figurazioni ideali cover

Il libro delle figurazioni ideali

Chapter 49: IX.
Open in WeRead

Explore more books like this:

About This Book

The collection opens with an extended prolegomenon reflecting on symbolism, cultural decline, and the interplay of aesthetic form and social renewal. A sequence of sonnets, madrigals, a cantata and narrative poems uses archaic metrics and mythic personae to probe the tension between reason and passion, the quest for ideal perfection, and the dangers of spiritualized authority. Imagery ranges from pastoral and chivalric to dreamlike, repeatedly invoking chimera and illusion to critique contemporary anxieties while proposing a pantheistic sensibility and the possibility of artistic and moral regeneration amid decadence.

Idolo strano, sotto un padiglione
d'argento d'ametiste e di sciamito,
svolge la Donna mia l'incantagione:
stringe la destra il giglio erto ed ardito,
patera di profumi, ed un leone
s'accovaccia a' suoi piè, mentre un fiorito
ramo di cedro un colombo depone
al suo capo di gloria redimito.
Fumano innanzi a lei sette incensieri,
mentre dicon le sue lodi i Grandarvi.
Ella posa jeratica, i severi
occhi rivolti al cielo. Oh, dal felice
regno del Sogno valga a richiamarvi
la mia voce, divina incantatrice!

III.

I miei Desiri, cupidi sparvieri,
vagavano pel cielo aperte l'ale
e latrando i Peccati, agili e neri
veltri, pel prato fiorito e fatale
tendevano alla magione dei Piaceri.
Ora il volo fermâr all'ospitale
albergo vostro, audaci e guerrieri,
l'uccelli, e i cani van per l'ampie sale.
E poi ch'al vespro usciti a' bei giardini,
salutano li alati all'apparire
della Signora e umilemente fieri,
ecco i cani v'onoran colli inchini.
Voi porgete la man bianca a lambire,
mentre il riso ringrazia alli sparvieri.

IV.

Tenea sotto un broccato a padiglione,
la Donna mia, ritta sul basalto,
la fatal Coppa della incantagione.
Fioriva roseo il loto in sul cobalto
dei rabeschi e caudato erto un dragone
d'oro con stretti nodi ambiva all'alto,
mentre in vago lavor, dentro a un castone
d'argento, ridean l'uve dallo smalto.
Ma poi che un di Madonna capricciosa
espose fuor dalla secreta stanza,
a diletto, la patera preziosa,
e ognun le labra attinse a' suoi liquori,
ogni mago prestigio, ogni possanza
lasciâr la Coppa muta di splendori.

V.

Mitico serpe candido e rosato
cui splendon l'occhi arditi e ingannatori,
muove le spire lascive sul prato,
poi che dall'arbor l'augei cantori,
al muover dell'incanto, in quel fatato
cerchio ch'esprimon l'iridi, sui fiori
scendon ribelli e vinti ad un più grato
gioco tra l'erbe e a più soavi amori.
Ma poi che sono intenti al folleggiare,
sotto la guida della sua malia,
(così svolgon le vostre triste e care
pupille l'esiziale ipocrisia),
non accorgon le fauci aperte e avare,
nè cessano, morendo, l'armonia.

VI.

Stava nel Tempio, dove io solo adoro,
(ahimè, credeva e credo ancor, meschino!)
lo stipo sacro, mirabil lavoro
d'un orafo poeta bisantino,
d'ebano tutto ed a gran fregi d'oro,
e fiori di topazzo e di rubino.
Io vi credea racchiuso il mio tesoro
oltre ai serrami astrusi e adamantini.
Ma poi che un dì mi fu nuova vaghezza
di scoprir la recondita ed arcana
sostanza in lui celata, (la bellezza
vostra così m'inganna a perscrutarla),
«In verità,» io dissi, «questa è vana
fattura e stolto più l'amarla.»

VII.

Penelope moderna, dalle spole
vivaci d'oro e di porpore e miti
di dolci tinte, gelsomini e viole
intessete al bel drappo tra i sciamiti
bizantini: vi stanno, alle mandole
intente, intorno l'ancelle coi diti
presti alle corde e suonan barcarole
per rallegrarvi. Ahimè! Lungi dai liti
patrii vaga il marito, le feroci
Sirti sfidando, o Circe, con secrete
arti, il rattien dal vedovato letto?
Per le sale vi giungono dei Proci
le contese e pur voi sempre intessete:
nè disfate: e la tela è un fazzoletto.

VIII.

Il tappeto su cui, Bella, danzate
(la guzla accorda un languido e moresco
ritmo) figura un cuor, e il calpestate.
Due serpi intorno un lucido arabesco
gli fanno e nelle fibre dilaniate
riscintilla un pugnale. Il zingaresco
ordine della danza continuate,
poi che il portico sta secreto e fresco
là dove voi giuocate; il tamburelllo
maliziosa battete, i piè sereni
sangue attingono e bagnano il guarnello
di rossi fior' così sul bianco lino
crescono a mille e pur v'ornano i seni,
l'occhio ridendo ancor, calmo e divino.

IX.

Coi lucidi guinzagli il buon Valletto
frenava colla destra i levrieri:
ma come per la piana uscir snelletto
videro il biondo cervo a' suoi sentieri,
rompono i cani il dorato colletto
latrando a caccia, e, in corsa, agili e fieri
perseguon l'animal: nè al Giovanetto
valgono voci a richiamar li alteri.
Così frena Ragione e raccomanda
ai sensi, poi che forte li tenzona,
ma se li affoca per sorte il Desio,
grida Ella invano per la verde landa
di vermiglio fiorita e già si dona,
ebra, la mente al suo Piacere Iddio.

X.

Ma poi ch'io diverrò canuto e affranto,
nè il maligno sorriso ad aleggiare
mi verrà sulle labra, nè d'accanto
ritroverò sorrisi e voci care
alla memoria e al cuore, l'occhio stanco,
sul libro miniato, a queste amare
cortesie tornerà, forse col pianto
d'aver distrutto un Fiore ed un Altare.
O Giovinezza, o Scienza, o voli audaci
di Fantasie ed impeti pel forte
battagliar nelle Imprese, o dolci baci
cui l'indagine ammuta! E allor, (s'avanza
vigore e tempo alla vicina Morte),
tenterò flebilmente la Romanza.

A
ROMOLO QUAGLINO.

LA CANTATA DELL'ALBA.

En ce temps de sombres conflits, de douloureuses fins et de labourieuses genèses, participer au bon combat des naissant altruismes, des enthousiasmes humanitaìres contre les vieilles rapacites, contre les persistantes cruautés, est encore, pour tous ceux qui ont de la justice dans la conscience et de la pitié dans le cœur, la seule vie qui soit digne d'étre vécue.

B. Malon.

Paris, 25 Aout 1892.

Das soll dein Wahrspuck sein;
Machtvoll, still und sein:
Sollst Du dem Menschen Dienste weihn
Und ihn vom Arbeitsfluch befrein!

PERSONÆ

Agunt et cantant

Il Prologo.

Il Pazzo.

Arcadetle, poeta.

Madonna Lia.

Nautifile.

Coro di Garzoni.

Coro di Fanciulle.

Coro di Nocchieri.

Le Voci.

Le Voci dell'Aria.

AZIONE.

Giardini in riva al fiume.—La notte è di maggio.


Il Prologo (esce cantando).
Il plenilunio sta, Dame e Messeri,
placido in sulle rive ai lenti fiumi:
dormon le cacciatrici ed i levrieri,
dolcemente nascosti dentro ai dumi
delle selve discrete, ed ai severi
studii il saggio, a vegliar fin che consumi
la vigilante fiamma, a' gran' misteri
dona la mente e il cuore: or van profumi
dai calici socchiusi ed armonie
vagan misteriose pei giardini.
Sciarra ghigna e sorride e guida a frotte
i tristi sogni e i gaj colle malie
e Chimera tormenta l'Indovini
coi mirabil'incanti della notte.
Ma poi che volgeran oltre alle cime
e la Luna e le Stelle e il biondo Sole
risplenderà giovinetto sublime,
fuggiranno le larve dalle ajuole:
morto è dell'Ombre il Regno.
Giunge il giorno al suo segno:
stan le nebbie violette ai monti intorno,
colle nebbie dei Sogni il lieto Fiore:
oh del bel sogno adorno,
e del giocondo amore,
dell'ultima e dolcissima romanza.
Dame e Messer' vedete voi che avanza?
Arcadelte (entra cantando).
Madonna, a voi la luna
già ricama il guanciale
ed i Genii che aduna
la Notte un madrigale
vi fan dentro le sale.
Sulle lunghe scalee
fioriscon l'azalee
e incensano profumi.
Corre il fiume ch'anela
tra i meandri, al suo mare
coi vapor' che lo vela,
e me il Fior delle care
speranze invita a amare,
perchè dentro ai rosai
fanno i grilli i lor' lai
nel profondo mistero.
O Madonna, scendete
e lasciate il riposo;
già le note secrete
ritenta l'amoroso:
Madonna, amarvi io oso,
e al vostro bacio agogno,
or ch'è il Regno del Sogno
sulla terra assopita.
Madonna Lia. (cantando dal verone)
Dolce uscir tra i misteri
delle notti stellate:
pei fioriti sentieri
sen van le bene amate
e, le destre impalmate,
s'inebriano dei fiori.
Arcadelte.
Le stelle in ciel, vedete,
si baciano col raggio
silenziose e discrete.
È la notte di Maggio
ch'apre l'anima e il cuore.

Madonna Lia.
Non v'ha dunque timore,
non insidia nel prato?
Arcadelte.
Godiam, godiam la vita
cui giovinezza incita:
scintilla arrubinato
già il vermiglio liquore
nel calice incantato
e ciascuno v'attinge.
Or tace umile il vento
tra le rame d'argento
della vostra foresta,
e dolce è il folleggiare.
Ingrata ne sospinge
l'età che non s'arresta:
oh gioconda la testa
vostra s'innalzi e rida!
La notte non è infida
poi che è tempo d'amare.
Madonna Lia. (scesa ai giardini)
Ecco, scendo al tuo canto,
o mio biondo poeta:
la tua cura secreta,
dimmi, ti sforza al pianto?
Una Voce.
Bada, Arcadelte, bada:
è questa la malia.
Arcadelte.
A voi, Madonna Lia,
l'anima mia e la spada.
Madonna Lia.
O mio biondo Signore
oltre all'occhio lucente
della Donna ridente,
sai tu leggere in cuore?
Una Voce.
Arcadelte, non fare:
È l'inganno, è l'inganno.
Arcadelte.
L'iridi, che mi stanno
più che dentro a un altare
gelose e consacrate
nel profondo del cuore,
non conoscon l'inganno.
Madonna Lia.
E il singulto d'amore
e li spasimi estremi
tu li credi e non temi?
Arcadelte.
Non ci affanni il dolore
della scienza terrena:
presto volgono l'ore
che guidano la pena
che il futuro rimena.
Non pensate al domani;
non resiston l'arcani
della Sorte alli amanti.
Nei giardin' delle Fate
viaggiam fermi e sicuri.
Oh ve' laggiù l'acanto
protende i rami oscuri:
e nulla v'impauri
perch'io vi guardo e v'amo.
Ma il bacio sovra umano,
voi mi concederete?
Coro di Garzoni (uscendo dal bosco cantando).
O belle, udite, udite
il dolce incantamento.
Coro di Fanciulle (uscendogli incontro cantando).
Amor fa il suo lamento
nelle valli romite.
Il Pazzo (esce cantando e ballando).
La gioconda brigata
che s'apparecchia a festa
è giovine e sbrigliata
ma non ha sale in testa.
Un Pazzo la molesta
coi cachinni e i sonagli:
non è notte di Maggio?
Arcadelte (sotto li acanti lontano).
Quai voci tra le rame,
qual rumor sulle rive?
Madonna Lia (lontano passeggiando con lui).
Son le danze giulive
dei Paggi e delle Dame.
Coro di Garzoni.
Vogliam ballare a tondo
a torno al Gonfalone:
nulla di più giocondo.
S'inchina il bel garzone
secondo la canzone,
e se vuol la ragazza,
la bacia e si sollazza,
come chi guida impone.
Coro di Fanciulle.
Chi condurrà la danza?
Coro Di Garzoni.
La più bella.
Coro Di Fanciulle.
Il più saggio.
Coro Di Garzoni.
Colui che irride al Maggio
non n'abbia mai speranza.
Arcadelte.
Volete più lontano?
Questo suono m'irrita.
Ecco, laggiù c'invita
fiorito il melagrano.
Una Voce.
L'arbore è avvelenato.
Un Garzone.
Io so la sirventese
più bella e più cortese

Coro Di Garzoni.
Scendiam dunque sul prato.
Madonna Lia.
Volgiam, poeta biondo,
a quel cupo viale;
là ci attende giocondo
il talamo ospitale:
stanno i fiori d'opale
ad occhieggiar intorno
ed il gilio più adorno
come un braciere esale.
Arcadelte.
Non si tema la luna
di questa notte arcana.
Il Pazzo.
Oh mirabil fortuna
alla avventura strana!
Madonna Lia.
Tra le rame d'argento
delli ampii miei giardini
ben migliore concento
s'udrà; le piante inchini,
ornate di rubini,
fanno al dolce poeta,
poi che l'ombra discreta
ci spinge al molle letto.
Arcadelte.
Andiam dunque all'incanto.
Coro di Garzoni.
S'intoni la ballata
più soave a più grata.
Un Garzone.
Ascoltate il mio canto

Il Pazzo.
Perchè, bruna madonna
voi mi piegate l'erbe?
Sollevate la gonna
colle mani superbe.
La natura non serbe
a voi grazie e splendori?
Non calpestate i fiori,
o contessa gentile.
Arcadelte.
Scuoti i sonagli e ridi:
tu sei pazzo e buffone.
Il Pazzo.
Ecco il saggio Barone.
Coro di Garzoni.
Vogliam che il pazzo guidi
l'antistrofe e i cori.

Il Pazzo.
Ben la so, la romanza
di pulita creanza
che ci diletti e incuori.
Il Pazzo (cantando e suonando).
Il vento addormenta la luna sull'acque,
la luna che è pallida al par d'una morte:
così tra le braccia di lei già mi piacque
sfidare al destino, combatter la sorte.
Cavalca alle rive la pia carovana,
galoppa tra l'alberi al suo ministero:
la spinge la Morte, che guida l'alfana:
tre penne le ondeggiano al chiuso cimiero.
L'alfana nitrisce feroce e bizzarra
e tiene a gualdrappa la lunga zimarra,
zimarra sciupata di un bel cavaliere
ucciso dal vino e dal lungo piacere.
E seguono li altri sui neri cavalli,
e van per le piane, per monti e per valli,
e i morti riguardano, appesi alla groppa
coi teschi senz'occhi. La Morte galoppa.
La pia carovana continua il sentiero
che il tragico cielo le inlivida e imbianca;
le recita il vento l'usate preghiere,
galoppa la Morte che mai non si stanca!
Leggiadre fanciulle ch'amate la danza,
venite a vedere di voi che si avanza!
Coro di Fanciulle.
Per certo non è questa
la canzone d'amore.
Coro di Garzoni.
Ben altri vuole il cuore
inni lieti di festa.
Il Pazzo.
Or altri dica meglio:
io son pazzo e buffone.
Coro di Garzoni.
S'intoni a paragone
da ciascuno al suo meglio.
Coro di Fanciulle.
Canteremo a battuta
l'un dopo l'altre ardite:
saran l'ode fiorite
da che l'ingegno aiuta.
Coro di Garzoni.
Tocchiam la cenamella:
cantiam, dunque, cantiamo:
canti la bella al damo!
Coro di Fanciulle.
Canti il damo alla bella!
Il Pazzo.
Cantate: le cicale
cantan pure e le rane
accidiose. Il domane
guida la Morte e assale.
Coro di Fanciulle.
Amare è dolce cosa.
Coro di Garzoni.
È dolce cosa amare.
Coro di Fanciulle.
Ama anch'Aurora il Mare.
Coro di Garzoni.
E al vespro con lui posa.
Coro di Fanciulle.
Aman l'arbore e l'erba
e l'insetto vagante.
Coro di Garzoni.
La stella fiammeggiante
e la luna superba.
Coro di Fanciulle.
Amore è l'universo!
Coro di Garzoni.
Universo è l'amore!
Coro di Fanciulle.
Egli è il mitico Fiore,
egli è l'Astro più terso:
e in lui fisa e converso
spiran l'anima e il cuore.
Arcadelte (venuto ai cori).
Egli è il Dio faretrato
e per l'etra sonante
fere il quadrello alato.
Piega il percosso amante
ridendo nel sembiante:
e saluta al bel Sire
poi chè sente salire
l'Ebrietà del bacio.
Coro di Fanciulle.
Amor, dentro ai secreti
boschi, tende e vi agguata
i lacciuoli e le reti.
Ecco, passa spiata
la fanciulla e vien presa.
Coro di Garzoni.
Vien presa ed il garzone
ratto corre a baciare:
la gentile prigione
non rifiuta le care
labra ai baci, s'è presa.
Il Pazzo.
E amor, fanciulle, occhieggia
malizioso nel folto:
ivi gode e dileggia.
La captiva il bel volto
rubicondo ha rivolto
amante all'amatore....
e prende il cacciatore:
nè la favola è nuova.
Amor, fanciulle, è strano
artefice d'inganno;
amor è disumano
e governa a tiranno.
Questi lai che si fanno
quando sbocciano i fiori
taccion presto ai rigori.
E ben sa chi ben prova.
Amor cavalca avanti
sopra il bianco destriere:
lui precedon tra i canti
Desiderio e Piacere
per il dolce sentiere.
Ma il Piacer ha la coppa
ch'attossica la bocca,
e l'inganno rinnova
È la coppa d'argento
eletto e d'oro fino,
ma un negro incantamento
serra. Così un divino
farmaco Calandrino
credè il fior dell'ortica.
Tal la vicenda intrica,
se pur eterna, nuova.
Coro di Garzoni.
Sei ben cupo, o buffone.
Coro di Fanciulle.
Non vogliamci attristare.
Coro di Garzoni.
Su, più lieto danzare
e più lieta canzone.
Coro di Fanciulle.
Cantiam d'amor, cantiamo.
Coro di Garzoni.
Belle, cantiam d'amore.
Coro di Fanciulle.
Vanno le pecchie al fiore.
Coro di Garzoni.
E le fanciulle al damo.
Coro di Fanciulle.
Si, ma se il damo è saggio.
Il Pazzo.
Mal s'accorda sapienza
con questa folle ardenza
che vi comanda a Maggio.
Coro di Garzoni.
Sotto ai miti splendori
delle notti serene
sorgono le Sirene
ad intonare i cori.
Coro di Fanciulle.
Dentro al calmo giardino
che la rugiada bagna
la vivuola si lagna
e trilla il ribechino.
I due Cori.
Scendiam, scendiam al fiume:
colà molli giacigli
ci fan le rose e i gigli:
ivi è propizio il Nume.
Il Pazzo.
È ver, ma nella rosa
si nasconde la spina
e la dama amorosa
ne piange alla mattina.
I due Cori.
Scendiam al dolce lido
ove declina il sole.
Il Pazzo.
Sciocchi, Amor troppo vuole,
e cuor di donna è infido.
Coro di Garzoni.
O belle, udite, udite
voci ch'urgono al vento.
Coro di Fanciulle.
È del fiume il lamento
per le valli romite.
Coro di Garzoni.
Oh ve' laggiù, sen' viene
una gioconda armata.
Coro di Fanciulle.
Le navi in sull'aurata
poppa adergon verbene.
I due Cori.
E salgono giulive
canzoni e il ribechino
trilla come a festino
sulle fluviali rive.
Coro di Fanciulle.
Venite a noi, nocchieri!
Qui siede in signoria
Madonna nostra Lia.
Grate dentro a' verzieri
son le veglie a' nocchieri.
I Nocchieri. (dal fiume sulle galee)
Voga al gentil paese:
amiche voci udiamo.
Chi non ha il petto gramo
batta forte l'arnese.
Nautifile. (cantando dal fiume sulla galea)
Voghiam, che lunga ancora
ne sospinge la strada.
Domani all'aurora
ben migliore contrada
n'aspetta: e nella rada,
dai Sogni desiata,
ove trionfa Aprile
nella gloria dei fiori,
e in cui la fera umile
si piega ai dolci amori,
inalzeremo i cuori.
Oh più larga e più grata
la canzon pel vermiglio
vespero si diffonde
dove nullo è il periglio
e le Dame gioconde!
Or su, per le quiet'onde
alla patria sognata!