Coro di Garzoni.
Mal ragiona la mente
che si affida al domani.
Coro di Fanciulle.
Il Pazzo.
E quando troverai
la cosa che vorresti?
I Desii son ben presti,
ma il Poter tarda assai.
Nautifile.
Ancora e sempre avanti!
Lontan per l'incantato
fiume invita col canto
il Cigno innamorato:
ecco, ardito e stellato
il Paön si protende:
e poi che già vicina
egli scorge l'armata
la saluta e l'inchina.
Così dall'imperlata
scalea discende e grata
O preziosi palazzi
che materia il Pensiere
d'agate e di topazzi:
o fonte del Piacere,
ove ciascuno a bere
le labra avide tende!
O beltà che l'artista
Desiderio ridente,
invitante alla vista,
e nuda e compiacente,
e tutta nostra e ardente,
ne plasma entro le tende!
E blandizie ed amori
sulle porpore aurate,
e carezze tra i fiori
delle selve fatate!
Or su, avanti e sperate:
già la luna discende.
Il Pazzo.
I Nocchieri.
È la nostra Signora:
colei che c'innamora
colla bellezza strana.
Il Pazzo.
Io spesso vidi audace
volitare l'insetto
innocente e snelletto
intorno ad una face.
Nautifile.
Udite, per le brume
vengon suoni di lire.
Non s'allenti l'ardire:
alla foce del fiume!
I Nocchieri.
Forse ci chiami, o Dea?
Già fremon le verbene.
O soave dolcezza!
Coro di Fanciulle.
Il Pazzo.
Doman lungi pel mare;
vogheran le triremi.
Odo sospiri estremi
e bestemie suonare.
Pregate or qui: le amare
acque non dan rifugio,
non ceri e non altare.
Ai naviganti a dio!
I Nocchieri.
Voghiam, voghiamo ancora:
così vuole il destino.
Coro di Garzoni.
O tace il ribechino?
Danziam fino all'aurora.
Coro di Fanciulle.
Una Voce.
Arcadelte, non fare:
non conosci la gioia:
si usan le strofe care
pria che la notte muoja.
Arcadelte.
Il satirello guata
tre ninfe nude al rio
intorno: or mai l'amata
tutta vagheggia: o grata
vista! Va il mormorio
dell'acque e par sospiro.
Coro di Fanciulle.
Se il ruscello sospira
sospira in verso al mare.
Coro di Garzoni.
Arcadelte.
E il satirel s'asconde
timido e titubante:
o belle membra all'onde
donate, o chiome bionde
capricciose al sembiante!
E il satirel sospira.
Madonna Lia.
Arcadelte, a che i baci
tralasciar per il canto?
Il Pazzo.
Madonna le procaci
arti sa dell'incanto.
Madonna Lia.
O Signor, quando Amore
spira egli solo regna.
Arcadelte.
Il Pazzo.
A che tornar tra i rivi?...
I Due Cori.
Le nude ninfe stanno
bagnandosi nei rivi:
ed accrescon l'affanno
al rustico amatore.
Madonna Lia.
Coro di Garzoni.
Or che avvien per il cielo
che la luna discende?
Coro di Fanciulle.
Ohimè! l'azzurro velo
già si svolge e s'accende.
Una Voce.
Così passano l'ore.
I due Cori.
Ed al fremer novello
della luce ritorna
alla sveglia l'uccello
assueto al dì e s'adorna.
Il Pazzo.
Coro di Garzoni.
Ve', all'occidente torme
vaghe fuggono: urgenza
nuova spinge le cose.
Coro di Fanciulle.
Ve' intorno, son le rose
più rosse: ahimè! già il gelo
ci conquista le membra....
Arcadelte.
O Madonna, non sembra
or che s'imbianchi il cielo?
Coro di Garzoni.
Perchè le membra immote
si rifiutano al passo
e il corpo è freddo e lasso?
Coro di Fanciulle.
I due Cori.
O tormento, o sciagura!
Il Pazzo.
È la Morte sicura
dopo il ballo e le baje.
Arcadelte.
O Signora, già il labro
ricusa il riso e i baci,
già inlivida il cinabro,
e tremante tu taci.
Dove le belle e audaci
cortesie? Oh secreti
limiti al cuor e inquieti
desiderii oltre al Fine!
Il Pazzo.
Una Voce.
In alto! Redimita
di Peana e di Gloria,
già spazia la Vittoria.
Coro di Garzoni.
Voci dal cielo udiamo?
E per dove il richiamo?
Al festino, alla danza?
Il Pazzo.
La Morte non avanza
membra ai giuochi ed ai suoni.
Una Voce.
Lampi per l'etra e tuoni.
Un'altra Voce.
Le Voci dell'Aria.
Araldi usciam dal tempio
del ciel colla rugiada,
colori urgendo e esempio
di luce in sulla strada
che Titania percorre.
Il tempo alacre corre,
seguendo i Precursori,
fermo e senza timori.
I Due Cori.
È la morte, è la fine!
Il Pazzo.
È il risveglio sublime!
O Sole, i miei sonagli
getto e al capo il cimiero
cingo: d'altri scandagli
migliori va il pensiero
forte in corsa, nel vero
l'intendere rivolgo
fermo alle cifre e svolgo
O Sol, salve! Alla nuova
alba assurge la mente
che il cuor tempra e rinnova.
Altre Forme l'ardente
raggio incita al morente
crepuscolo, migliori
si rinfrancan l'ardori
al buon rinascimento:
e l'Animo del Mondo,
che languì nell'oscuro
Regno, s'avvia giocondo
alla meta e sicuro.
Or mai non m'impauro:
altre menti, altri cuori,
altri canti, altri fiori
sacri al rinnovamento.
Madonna Lia.
Arcadelte, un feroce
turbamento m'occupa:
vacilla e si dirupa
la terra: senza voce
la gola gela e freme....
Amor.... un bacio.... estreme
parole queste.... A dio....
Arcadelte.
O Santa, o Bella, o Pia!
Morta!
Coro Di Fanciulle (in un grido).
Madonna Lia!
Una Voce.
Arcadelte, è il Destino!
Coro di Garzoni ed Arcadelte.
Le dita al ribechino
spirano affrante. A dio!
Coro Di Fanciulle.
Le Voci dell'Aria.
Il preludio del giorno
andiam cantando, avanti
al Sol che fa ritorno,
per l'empireo osannanti.
O Sole, o bel Titano,
lussureggia già il grano
all'opere: l'arcano
mondo sparì, il Lavoro
regge e impera: o tesoro
dell'unica Poesia!
E, squillando armonia,
all'ombre sigilliamo
finalmente l'arresto.....
e avanti ancor, cantiamo.
Il Pazzo.
Così, solo, servivo
nè triste, nè giulivo,
ma all'A Venire io resto.
TELOS.
LA FANTASIMA.
—Σίβυλλά τι θέλεις;.
—Ἀποθανεἲν θέλω.
Fermò il destrier nel selvaggio paese:
vuoto e tenebre e in alto unica e smorta
una stella a brillar.
Ei, ritto in sella, i sogni interminati
della Illusion vide cader nel nulla,
e non un eco dei suoi inni ispirati
intorno a sè, non risa di fanciulla.
Sbuffò il polledro e tintinnò l'arnese
e il suono vagolò come parola
via per il gran silenzio.
Egli l'augusta fronte alzò a pregare:
«O pia Donna, che siedi in tanta gloria
«come nell'atto di comunicare,
«la tua patera arcana, in cui trabocca
«dolce il vin come i baci,
«scendi ed appresta alla mia arsa bocca:
«il tuo sacro liquor è la Vittoria.
«Vedi? Fuman per te di sull'altare
«l'incensi e vigilan sempre le faci.»
Sbuffò il polledro ancor, nè pel deserto
voce umana a conforto. Or mai vaneggia
Speranza alli Ideali.
Si spense in ciel la stella: il Cavaliere
calò la buffa e disse: «E sia: avanti!
«Addio, gioie d'amor, addio, piacere
«feroce delle lotte e risuonanti
«scudi ed ardite imprese in sul cimiere.»
Il cavallo nitrì, volse la testa
come per dimandare ed il Barone:
«Che temi? Alla mia festa
«che mi sacrò dal nascere la Sorte,
«alla Consolazione
«vado, alla Morte!»
A
MIA MADRE.
THE FLOUR AND THE LEAF
CHAUCER.
LA BALLATA
DELLE DAME DEL FIORE.
Convien che il cuor s'allegri e si rinfranchi
e guardin l'occhi miti all'amatore:
convien che vinca la Gioia al Dolore,
però ch'è il tempo che dobbiamo amare.
Amore, amore è la dolce stagione
ch'augei rimena al nido e fiori al prato:
e brilla al sole il rosso gonfalone
del Maggio e giuoca all'alito odorato.
A noi sen' vien cantando il ben amato,
e, poi che è presso, dice: «In cortesia,
deh, lasciatevi amar, Madonna mia.»
Piega il ginocchio e trema all'aspettare.
LA BALLATA
DELLE DAME DELLA FOGLIA.
Convien che s'armi il cuor per l'a venire,
poi che non sempre splende gajo il sole;
non sempre il prato esprime le viole,
la fresca rosa e il gilio intatto e mite.
Cantando, ripensiam che breve è il giorno
e che rimena il vespero la sera:
sorgon le nubi e il gonfalone adorno
piega improvviso e cade alla bufera;
vediam lontano e in mezzo al ciel la Spera
che tutto accoglie nell'Eterno Amore;
ed esclamiamo: «Oh, quando al suo splendore
saran l'anime nostre redimite?»
A
ME STESSO.
LA PERORAZIONE.
Das ist deine Welt? Das heisst eine Welt?
Faust—Goethe.
Queste Dame plebee e licenziose
diran: «Conviene che costui si vanti
di questo strano ingegno e portentose
imagini ricerchi e insulti canti
alle nostre beltà: sogliam le amene
ore del vespro passare sui letti,
poi che presti ed umili i giovinetti
cavallerescamente alle catene
delle nostre malie porgon le braccia:
sogliam tra i vini dell'Isole ed i giuochi
passar le notti, fin ch'urgano i fuochi
del Nascente che i Sogni incalzi a caccia:
e, le corone sulle fronti e risa
sulle labra, così gustar la vita,
che giovinezza or mai più non s'avvisa
d'intristir, tra le lagrime, romita.
Amor, questo è il Desio: questa è l'Azione:
e, scherzando gioconda la stagione
delle strane lascivie e delli ardori,
svolgiamo, intorno a Noi, l'incantagione.»
Questo diran le Dame. E Primavera,
spargendo grazie e rinnovando ai cuori
palpiti e sangue, sorge, la severa
maestà dell'Idea in mezzo ai cori
lusinghieri dei Miti, ecco, esprimendo.
Così nel verzier' dove s'ammuta
il Festino coll'ultima battuta
della vivuola (poi che va sorgendo
l'alba sperata,) il Pazzo ultimo invoca,
ultimo resta e fermo. O beffeggiata
anima santa e pia, a cui sonagli
imposero al berretto, poi che ai ragli
non t'abbia a sdegno e ti comprenda: vuota
pur ti sembrava e trista e sciagurata
questa vita che al ballo e alla parata
tutte volgea le cure. Taccian ora
le rive e i bei giardini: Sciarra lungi
riporta i Farfarelli: splende Aurora.
Invano ardito hai tu? Di nuovo pungi
e vibra l'asta avvelenata ai terghi!
O Maschera, o Buffon'! Non stanno usberghi
al tuo bastone incontro; e tirso e scettro
e caduceo qui cadono. Battaglia
sommuove dalle corde alacre il plettro,
assuete ai madrigali: la zagaglia
prova alla punta e aspetta; oh tardi forse?....
L'annuncio è dato e già urta al confine.
Fantasima, a Chi vai? Le strane corse
della cavalcatura senza fine
ti svian dalla Meta: ti rimorse
Che cerchi oltre alla Terra? Il tuo sublime
sdegno è sterile e sciocca passione:
non ha Idea il cervello, non nel cuore
Carità? Volgi il polledro, o Barone,
ad altre imprese: e se di fra l'ulivi
(quieto è il giorno, nè ardisce il gonfalone
del Maggio all'aria, seguendo Prudenza,)
ritroverai in utili e giulivi
ragionamenti i saggi Cavalieri
diserti tra di lor, tu, a questa Scienza
(da che si schiude bello Intendimento)
dati Orgoglio ed Ardir, scifra dai veri
sensi il secreto del Miglioramento.