WeRead Powered by ReaderPub
Il mondo è rotondo: romanzo cover

Il mondo è rotondo: romanzo

Chapter 17: Capitolo XVI. — Le prodezze di Biagino.
Open in WeRead

About This Book

The narrative follows an aging school inspector as he travels through Italian towns, recording episodic observations of schools and everyday life. Encounters with a young teacher, local eccentrics, and even animals yield satirical sketches and reflective vignettes that probe education, social manners, memory, and the moral aftermath of recent conflict. Vivid, often comic scenes alternate with moments of melancholy and small-town detail, juxtaposing official routines and provincial rituals while examining human vanity, compassion, and the persistence of historical burdens in ordinary lives.

Capitolo XVI. — Le prodezze di Biagino.

Al mattino la Elena entrò nella camera da letto di Beatus tutta festante:

— Guardate, signo', che bella cosa sono riuscita a comperare per voi. Sentirete che brodo vi faccio. — E sollevò davanti a Beatus Renatus mezza testa di tacchino, alla quale era attaccato un metro di mezzo collo, tutto a verruche paonazze e rosse, a cui era attaccata un'ala. — Sette lire, signo'! ma sta 'na femmina che è meglio assai.

Beatus ringraziò la bimbetta, e computava a quale prezzo poteva arrivare tutta una tacchina femmina. Ma poco dopo la bimbetta entrò tutta sconsolata; e battè palma a palma.

— Ih, signo', il gallinaccio non c'è' più! Biagino se l'è mangiato.

Disse Beatus:

— Dovevi stare più attenta.

[pg!129] — Più attenta, signo', che mettere la carne nella pentola? Biagino se l'è pescata dentro la pentola. Biagino è un ladro!

— Nel nostro linguaggio così infatti si dice — disse Beatus.

Beatus rivedeva Biagino quando era piccino, e gli era tanto amico: appariva fra le carte del suo scrittoio con improvvisi rumori, o posava su un volume della sapienza, o guardava come una damina sentimentale, col suo manicotto. Poi scendeva dal volume, saliva su la sua spalla, scendeva giù, e con la zampina pareva interessarsi del libro che Beatus leggeva.

«Tu molto amavi, o Biagino, i libri, il mio studio, la mia persona».

«Il tuo caldo», avrebbe risposto Biagino.

«Come è strano questo apparecchio del cervello che dà il colore sentimentale alle immagini!»

La bimbetta ritornò e disse:

— Biagino va a rubare anche fuori di casa. Il marchese che sta al primo piano, tutte le volte che lo incontra per le scale, gli tira un calcio. Ma Biagino è svelto, e quando vede il marchese, fugge come un lampo.

[pg!130] Questo particolare spiacque a Beatus: sì, Biagino è un ladro e un micidiale, ma il marchese sa che è sua proprietà; e il calcio tirato a Biagino, Beatus se lo sentì ripercuotere su la sua persona. Come è diffuso il sistema nervoso della proprietà! E poi un marchese che tira calci! Ma in origine anch'essi tiravano calci; poi presero il nome di marchesi, baroni, conti, quando non tirarono più morsi e calci.

Ma la bimbetta ritornò per la terza volta tutta festante. Scolastica era tornata. Confabulava giù a basso con la signora Alice.

Scolastica tornò in casa.

Beatus nulla disse; e Scolastica nemmeno.

*

Quando Beatus si sentì bene, promise alla bimbetta che la avrebbe condotta a pranzo nel ristorante, e poi al cinematografo. La donna del sud pregò di aspettare, finchè le avesse cucito un abitino e un cappellino degno per uscire col signor cavaliere. Beatus disse a Scolastica di comperare un paio di scarpette, gran dono a quei tempi.

[pg!131] Il primo giorno che Beatus uscì di casa, sentì giù per le scale un odore di acido fenico. Proveniva dalla porta stemmata del marchese al primo piano.

— Perchè questo fetore? — si domandò Beatus. Ma la risposta fu data dal marchese stesso che usciva in quel momento.

Il signor marchese, quello che tirava calci, si scontrò a naso a naso con Beatus, in quanto ambedue erano della stessa statura, e della stessa età; e non essendo deciso chi sia superiore, se un marchese o un cavaliere e uomo universitario, si salutarono contemporaneamente.

— Ma lei sta bene, — disse il marchese non senza stupore. — La portinaia....

— Precorre la storia — continuò Beatus; — e avrà annunciato la mia morte.

— Questo precisamente no, — rispose il marchese, — ma la marchesa mia moglie ne fu impressionatissima. Volevamo andare nel nostro feudo, ma anche laggiù la malattia fa stragge! Guarda, dicevamo, questa casa è la sola che sia rimasta immune....

— E mi sono ammalato io. Creda che ne sono mortificato.

[pg!132] — Già! E allora la mia signora sparge per le scale l'acido fenico.

Il signor marchese parlava con dignità, in modo da far cadere e far sentire tutte le sue parole.

Beatus, dunque, non era agli occhi della signora marchesa che un agente di infezione: un uomo porta-bacilli, che spaventava una dama. Che cosa sarebbe stato se la avesse spaventata con la sua bara giù per le scale?

— Io la prego, — disse Beatus, — di presentare le mie scuse alla signora marchesa.

In quel punto, nel vano del cancello, apparve Biagino; ma appena visto il marchese, saettò come fulmine.

— Ah, signor cavaliere! — esclamò il marchese, — quel gatto è un masnadiero!

E lo disse in certo modo che parve masnadiero fosse un po' anche lui, il proprietario di Biagino.

— Io le racconterò un fatto che vale per tutti, — continuò il marchese. — La marchesa, mia signora, aveva comperato un chilo di triglie, splendide! Quelle di scoglio. E lei sa che cosa vuol dire oggi un chilo di triglie di scoglio! Noi eravamo andati a spasso con un [pg!133] nostro ospite: il deputato del nostro collegio. La domestica godeva del riposo domenicale. Noi avevamo lasciato le triglie belle e pronte su di un piatto. Torniamo a casa; e le triglie non c'erano più!

Qui si fermò il marchese tanto che Beatus assaporasse tutta la mortificazione di essere non soltanto l'agente dell'epidemia spagnola, ma il proprietario di Biagino.

— E veramente, — proseguì il marchese, — il nostro ospite, che è anche un avvocato principe, ci faceva osservare che il codice contempla il caso all'articolo 429: va esente da pena, e perciò è lecito uccidere o altrimenti rendere inservibili, questi animali appartenenti ad altri, ma sorpresi nel momento in cui recano danno. Soltanto non abbiamo sorpreso; e poi per deferenza verso di lei....

Beatus ascoltò il codice come distratto da quella consacrazione che è nel codice: è lecito uccidere. Ringraziò della deferenza, e rispose riconoscendo di aver male posto i suoi affetti sopra Biagino.

— Questa cosa mi fa molto piacere, — rispose il marchese; e dovea essere questo il principale argomento del suo colloquio, [pg!134] perchè prese tosto commiato, dicendo, con un sorriso che gli fece girare tutte le rughe del volto: — Perdoni se in momenti come questi non le stringo la mano.

E Beatus andò a destra e il marchese a sinistra; con quel suo passo riservato che parea camminar sopra le uova.

Beatus lo seguitò con lo sguardo, e fu molto sorpreso da questo suo pensiero: «Bravo Biagino, masnadiero forte. Portagli via anche il feudo».

[pg!135]