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Il nemico è in noi

Chapter 8: L'IDEALE DI PÌULA
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About This Book

A collection of linked novellas that probe inward moral and psychological conflicts through intimate episodes: jealousy over a spouse who finds possible autobiography in her partner's fiction; episodes of illness, convalescence, sleepwalking, and ideological struggle; encounters that blur art and life and expose secret passions, misunderstandings, and the artist's semi-conscious creative process. The stories move between domestic crises, medical curiosities, and moral introspection, showing how private impulses and imagined characters invade daily life and reshape relationships, leaving unresolved tensions about identity, responsibility, and the hidden forces within.

L'IDEALE DI PÌULA

L'amico Pìula andava giù rapidamente in modo incredibile.

Ogni settimana gli lasciava grandi guasti sul viso, nell'andatura, nelle maniere, nella voce, dappertutto. Il colore della sua carnagione diventava terroso; alla coda dell'occhio gli si aggruppava un fascio di piccole rughe che si apriva a ventaglio verso le tempie e non conferiva ad abbellirlo. Altre rughe invadevano il collo, la fronte, le guance e gli davano l'aria d'un pezzo di cartapecora aggrinzita, nel quale fossero stati ritagliati due buchi paralleli: gli occhi. Ma tutto questo non avrebbe fatto grande impressione senza quell'andatura stracca, curvata con cui egli si trascinava da un luogo all'altro, senza quella sciatteria degli abiti, senza quel lamentevole suono della voce che pareva uscisse dalle cieche profondità dello stomaco, stavo per dire dalla pianta dei piedi, anzi da sotterra.

— Ma che cosa hai?

— Oh, nulla!

— Eppure....

— Ah!

Quell'ah! lo sapevo a memoria. Significava il vuoto desolante del suo cuore, il gran desiderio della famiglia che lo tormentava da tanti anni, il suo ideale della vita che gli sfuggiva appena allungava la mano per afferrarlo.

Per questo si era buscato il nomignolo di Pìula, che nel dialetto siciliano significa strige. Era un sospiro, un lamento, un singhiozzo, qualcosa di così triste, di così malauguroso, come il canto della strige, che faceva proprio male a sentirlo.

Pìula aveva trent'anni, ma gli se ne potevano dare addirittura cinquanta. Occorreva la fede di nascita, col visto del Sindaco e con tanto di bollo, per non credersi corbellati. Era andato giù in poco tempo, dopo parecchi disinganni: l'ideale lo consumava. La natura lo aveva impastato male. Una sensitiva, un poeta! Non già che egli avesse la debolezza di scriver dei versi, nemmeno per sogno; i suoi studi, fortunatamente, non gli permettevano di poter distinguere un endecasillabo da un settenario. La poesia l'avea tutta dentro, nelle sue viscere di sensitiva.

Bisognava sentirlo ragionare della donna dei suoi sogni! Venivano le lacrime agli occhi. Una lirica di tenerezza, un idillio, un cantico di adorazioni e di mistici rapimenti....! Ma quel sogno tardava troppo a trasformarsi in realtà.

Nel marzo d'ogni anno, Pìula sentiva l'assillo della Primavera vicina e rifioriva, come la terra; diventava allegro, spigliato. La sua folta capigliatura castagna provava più assidue le carezze del pettine e dell'olio coll'essenza di spigo, il profumo da lui preferito. I bianchi e lucidi petti delle camicie si avvicendavano frequenti tra lo sparato del corpetto. I colletti si contornavano d'una cravattina nera, vero nastrino di seta, accuratamente annodata. Il ferraiuolo di panno verde-bottiglia, dal collare un po' unto, cedeva il posto al soprabito nuovo color cioccolata; e le sue mani stupivano di sentirsi, le domeniche, imprigionate dentro guanti di pelle ch'esse dovevano certamente riconoscere; contavano più primavere, ma sembravano nuovi.

Erano i segni rivelatori dell'interno risveglio dell'Ideale.

In marzo Pìula ricominciava, da qualche anno in qua, la sua caccia alla moglie, farfalla indiavolata che non si lasciava acchiappare; e allora, nelle belle giornate, egli veniva da me, a invitarmi a una sentimentale passeggiata pei campi. Sintomo infallibile! Aveva qualcosa da confidarmi.

— Ci siamo?

— Eh! Eh!

— Via, non far misteri....

— Niente di serio! Dei progetti soltanto... Ma quest'anno voglio uscirne: o uguanno o mai più! L'ho giurato sul crocifisso.

— Bella?

— Simpatica; e poi, buona! È l'essenziale.

— Bravo. La conosco?

— Può darsi.... Ma, te lo ripeto, ancora niente di serio. Non ne parliamo, sarà meglio. Saprai tutto a cose finite.

Intanto mi accorgevo che l'amico ciliegia si struggeva di sgravarsi del suo segreto e lo tormentavo cambiando discorso. Pochi minuti dopo, con quella sua finta aria sbadata, mi aveva riportato al soggetto.

— Sono stanco di questa vitaccia di celibe; non ne posso più! Questa mattina ho dovuto attaccarmi da me due bottoncini della camicia... Cosa insoffribile! E mi son punto un dito tre volte!... La mamma, povera vecchia, si trovava alla messa; la serva badava in cucina, e... e con quelle manacce!... Insomma voglio uscirne; non ne posso più! Ho posto il dilemma a mio fratello: o lui, o io! A questo modo non si va avanti. Nino rifiuta. Dunque tocca a me di sacrificarmi sull'altare della famiglia. E son pronto!

— Anche l'anno scorso.....

— Oggi è un'altra cosa: affare finito. Con te parlo a cuore aperto: affare finito!

— Me ne congratulo, sinceramente.

— Grazie. Ho bisogno di conforti. La moglie è una terribile responsabilità! Mi tremano le spalle nel rifletterci.

— Non bisogna rifletterci.

— Poi càpita addosso una tempesta di figliuoli.....

— Orrore! Le gioie della paternità le chiami una tempesta....?

— Sì sì, gioie, non dico di no. Ma se ci rifletto su un pochino.....

— Non bisogna rifletterci!

— Hai ragione. Però.... Questa mattina era andato in casa del notaio. Che seccatura! Nel matrimonio non dovrebbero entrarci questioni d'interessi; mi ripugnano. Infine, il mondo è fatto così, e bisogna prenderlo come è. Dunque, era andato in casa del notaio. Avessi visto! Pareva l'anticamera dell'inferno, con sette diavoli di bimbi che urlavano, pestavano i piedi, strascinavano sedie, strillavano per la colazione, sudici, mocciosi, spettinati!.... Il notaio bestemmiava come un turco per farli star cheti. Eh, sì! E quelli, per risposta, urlavano più forte! Andai via col capo come un cestone, senza aver capito nulla dell'affare, convinto che di figliuoli non bisognerebbe farne più di due... Forse, ce ne sarebbe anche uno di troppo!

— Malthusiano! Mi scandalizzi!

— Oh! dico per dire. Io credo nella Provvidenza... Ma, infine, se il Signore si benignasse di non accordarmene più di due..... non me ne lagnerei.

— Già pensi ai figliuoli?

— Se è un affare finito! Mancano alcune piccole formalità. A me piacciono i conti spicci; non voglio aver noie coi parenti per questioni d'interessi. Sono un uomo di abitudini tranquille...

— Devo dirtelo? Sei troppo sottile, troppo meticoloso....

— Ma non si tratta di un affare; bensì di un matrimonio d'inclinazione.... quell'antica idea..... capisci?

— Ah!.... Capisco, briccone!

E Pìula mi diè una spallata, fregandosi le mani, sorridente, contento come una Pasqua. E filò una buona mezz'ora della sua solita lirica, del suo solito idillio, del suo solito Cantico dei Cantici. Era diventato un giovane di vent'anni.

Si arrabbiava di non vedermi convinto come lui! Quella volta le sue cose andavano bene; il così detto affare finito era davvero un affare finito!

Però il maggio e il giugno passarono in trattative, in un viavai dell'avvocato, del notaio, di amici intermediari che non finiva più.

— Insomma?....

— Si va avanti.... Una piccola difficoltà: il nonno si ostina a non voler fare una permuta da nulla. Capisci? A me preme di aver la dote raccolta tutta in un punto. Dovrei confondermi con un pezzettino di terra qua, un altro là? Se non ci potesse trovar rimedio, non fiaterei. Ma il rimedio c'è: la permuta con la vigna di Licciardo. Il nonno tiene duro per farmi dispetto; forse, ha un altro partito per la testa.... Ma la ragazza gli ha spifferato un no più tondo di così!

— Vuoi un consiglio? Lascia andare la vigna: ne parlerai dopo.

— No, è una mera picca, ho ragione io...

Ma ecco che nel luglio e nell'agosto Pìula ridivenne scuro scuro.

I capelli non mostravano più l'assiduità delle carezze del pettine e dell'olio coll'essenza di spigo. I petti delle camicie rimanevano in mostra fra lo sparato del corpetto quantunque fossero evidentemente un po' troppo sgualciti. La cravattina nera, stretta come un nastrino di seta, era stata sostituita da certe cravattacce a nodo scorsoio che mostravano i denti. Il viso gli si era disfatto in un paio di settimane come una pera mezza. E viveva appartato, evitando anche gli amici. Ai primi freddi dell'autunno aveva già ripreso il ferraiuolo di panno verde-bottiglia col collare un po' unto e, al solito, gemeva quei suoi ah! da vera Pìula, peggio di prima.

— Te lo diceva io?

— Oh, non me ne parlare! Chi poteva prevederlo? Volevano farmi passare per grullo; volevano abusare della mia passione per la ragazza..... Capisci bene che....

— Capisco benissimo!

— E poi, sai che c'è? Son contento di non esserci cascato. La ragazza... mettiamola da parte; un angelo di bontà. Non bella, se vogliamo, ma un angelo, una perfetta donna di casa, massaia, prudente... quel che ci vorrebbe per me; e se si fosse trattato soltanto di lei!.... Ma la parentela!.....

— Non è poi il diavolo!

— No, ma noiosa, permalosa, esigente, piena di pretese, con tanti fumi in testa pei suoi quarti di nobiltà, che più non valgono un fico secco. Non si vive di quarti, disgraziatamente! I quarti io li capisco accompagnati da centinaia di migliaia di lire; se no, fanno ridere.

— Però la dote della Paolina......

— Ne convengo, è discreta, sebbene un po' sparpagliata..... Ma col nostro brutto costume che lo sposo deve regalare i vestiti di nozze alla sposa e tutto il resto che vien dietro... Vuoi fare un po' i conti?

— Lasciamo stare.

— Mezza dote se ne va in fumo prima di averla tra le mani. E già avevo sentito sussurrare di un certo abito di velluto nero... Si esigeva un abito di velluto nero di seta!.... O che sposavo una principessa?

— Ah! ah!

— A questi lumi di luna! Con l'esattore sul collo che non ci lascia respirare!

— Ah! ah! ah!

— Ridi? Ah! ah! ah! Rido anche io e mi frego le mani! No, quel matrimonio non era proprio il mio ideale!

Non era il suo ideale.

Da quattro o cinque anni, ad ogni trattativa andata a monte, Pìula conchiudeva sempre:

— Non era il mio Ideale!

Avrei dato un occhio del capo per sapere precisamente quale fosse quel benedetto Ideale!

Povero Pìula! Mi faceva pietà. Questa volta era andato giù davvero; pareva invecchiato di cento anni. Io intanto avevo la fanciullesca crudeltà di canzonarlo:

— Ti ricordi di Ramsete III?

Pìula mi guardò in viso, con tanto di occhi.

— Di quel re d'Egitto, tuo contemporaneo? N'è stata scoperta la mummia il mese scorso.

Pìula scrollò il capo:

— Mummia! Mummia! Ma io mi sento più giovane di te; ho la giovinezza del cuore. Mummia sei tu che non credi più a nulla, nè sei capace di provare nessuna gentile illusione!...

— Idee egiziane, del tempo della ventesima dinastìa!

— Te lo proverò che son giovane ancora...

— Se dovrò aspettar questa prova!

Nel marzo dell'anno scorso Pìula, al solito era ringiovanito; relativamente, ma ringiovanito. E una domenica me lo vidi venire davanti raso di fresco, col soprabito color cioccolatte, coi guanti nuovi.... di tre anni fa, con gli stivaletti di pelle lustra; un zerbinotto! Fumava un virginia, prodigalità sorprendente; portava all'occhiello un garofano brizzolato bianco e rosso, vera insegna da innamorato. Stentai a riconoscerlo quando, fermatosi a pochi passi da me, si mise a guardarmi con gli occhietti strizzati e un ironico sorrisino su le labbra.

— Non me la dài a intendere — gli dissi.

— Ti ho fatto segnare per testimone — rispose.

— Testimone di che?

— Del mio.... contratto di nozze.

— Ooh! Ooh!

— Risparmia gli ooh! Fammi il piacere!

— Ed è già steso?

— Sissignore, in tanti bei fogli di carta bollata.

— Tu sei prudente; non sei capace di metterti al repentaglio di sprecar quella spesa: ma finchè non avrò inteso dal Sindaco le sacramentali parole...

Si trattava della figlia del Vescovo, il primo medico del paese: (non si è mai potuto sapere perchè lo chiamassero così). La Carmelina, figlia unica, aveva già passato da qualche tempo i vent'anni. Magra, lunga, moretta, con certi occhi sgranati.

— Non è un buon partito?

— Ottimo. Ma gl'interessi?

— Già belli e regolati. Soltanto...

— Ahi! Ahi!

— Soltanto...

E non era passata una settimana che Pìula declamava contro la società moderna, come un quaresimalista:

— Non c'è più sentimento nei cuori di oggi, ma liste di cifre!... Il matrimonio? Speculazione, affare! Le ragazze vanno in cerca di un grullo da fargli le spese, i babbi non pensano che sbarazzarsi delle figliole, con appena la camicia indosso!... Un galantuomo dee rinunciare alle dolcezze della famiglia, se non vuol morir disperato, di pura fame!... Il mondo va a rotoli! Solo i contadini possono prender moglie; vivono di nulla! Ma i proprietari? Tutti condannati al celibato forzoso! Una moglie per essi diventa un tracollo!

Povero Pìula! Anche la Carmelina era andata in fumo.

— Ma insomma — gli dissi — vorresti sposare soltanto la dote?

— Se si potesse! — rispose alzando gli occhi al cielo. — Sarebbe l'Ideale!...

Milano, gennaio 1879