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Il piccolo Eyolf

Chapter 11: ATTO SECONDO.
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About This Book

The play examines a family's fragile equilibrium after the arrival of a reflective father, his devoted wife, and their disabled young son; personal ambitions, repressed resentments, and conflicting ideas about care strain intimate relationships. A tragic accident involving the child compels the adults to confront guilt, responsibility, and the consequences of self‑absorption, while secondary figures expose their complacency. Presented in three acts of concentrated domestic scenes by the shore, the drama probes conscience, parental duty, the tension between idealism and practical love, and the quest for moral reckoning.

ATTO SECONDO.

Una stretta valle vicino alla spiaggia. A sinistra vecchi e grandi alberi. Nel fondo, scende dal colle un ruscello che si perde tra le pietre sull’orlo del bosco. Un sentiero segue le sinuosità del ruscello salendo. A destra alcuni alberi isolati tra cui si travede il fjord. Sul davanti, l’angolo di un capannone da battelli con un battello tirato in secco. Sotto gli scarsi alberi una tavola e alcune sedie, rusticamente fatte di legno di betulla. Il cielo è annuvolato, il tempo piovoso.

SCENA I. Allmers, poi Asta.

(Allmers, con lo stesso vestito dell’atto precedente è seduto presso il tavolino, con la testa appoggiata tra le mani. Ha posato il cappello davanti a sè. Immobile ed astratto, ha lo sguardo perduto nella direzione del fjord. Dopo una pausa, Asta con l’ombrello aperto, discende il sentiero).

Asta.

(avvicinandoglisi silenziosa e cautamente).

Con questo cattivo tempo, non ti dovresti seder lì, Alfredo.

Allmers

(scuote lentamente la testa senza rispondere).

Asta (chiude l’ombrello).

Ho girato tanto per cercarti.

Alfredo (indifferente).

Grazie!

Asta

(avvicina una sedia e si siede vicino a lui).

È molto che sei qui giù?

Allmers

(prima non risponde, poi a un tratto dice).

No, non lo posso concepire. Mi pare proprio impossibile, tutto impossibile!

Asta

(posandogli la mano sul braccio con interessamento).

Povero Alfredo!

Allmers

(guardandola fissamente).

Ma è dunque proprio vero, Asta? Oppure son impazzito? O sogno soltanto? Ah, magari fosse un sogno! Immaginati un po’, che felicità, se adesso mi svegliassi!

Asta.

Ah, volesse il cielo che ti potessi svegliare io!

Allmers

(guardando l’acqua).

Che aria spietata ha oggi il fjord. Eccolo là, così pesante ed indolente. Grigio di piombo, con striscie di luce gialla, e riflette le nuvole.

Asta (supplichevole).

Ah, Alfredo, non restare qui seduto a fissar l’acqua a quel modo!

Allmers

(senza fare attenzione a lei).

Alla superficie è così. Ma al fondo, là corre la forte corrente sottomarina.

Asta (angosciosamente).

Ah, per amor di Dio non avere di questi pensieri!

Allmers

(guardandola con dolcezza).

Credi forse che giaccia qui vicino? Ma sai, Asta, non lo devi credere. Pensa soltanto come è impetuoso il fiume qui. Fino al mare aperto, laggiù.

Asta

(si copre la faccia colle mani e si appoggia singhiozzando sulla tavola).

Oh Dio, oh Dio!

Allmers (con cordoglio).

E così il piccolo Eyolf è adesso tanto lontano, tanto lontano da noialtri.

Asta

(con sguardo supplichevole).

Ah, Alfredo non dire così!

Allmers.

Lo puoi calcolare anche da te. In 28 o 29 ore. Aspetta un po’, aspetta un po’!

Asta

(turandosi le orecchie).

Alfredo!

Allmers

(premendo le mani sulla tavola).

Ma capisci tu il senso di tutto ciò?

Asta (guardandola).

Di cosa?

Allmers.

Della sventura toccata a me e a Rita?

Asta.

Il senso di questo?

Allmers (impaziente).

Il senso, già. Perchè un senso deve ben averlo. La vita, l’esistenza, il destino, tutto ciò non può essere completamente privo di senso.

Asta.

Ah, caro Alfredo, cosa si può dire di sicuro, di certo, su ciò?

Allmers

(ridendo amaramente).

No, no; può darsi che tu abbia ragione. Forse va tutto a caso. Tutto è abbandonato a sè stesso, come il rottame di una nave senza timone, alla deriva. Anche questo è possibile. Almeno pare così.

Asta (con significato).

Ma, e se paresse soltanto così?

Allmers (impetuoso).

Davvero? Puoi forse spiegarmi la cosa? (più calmo) Io non me la so spiegare. Il nostro Eyolf sta per cominciare la vita cosciente dello spirito. Racchiude in sè incalcolabili possibilità. Doviziose possibilità, forse. Deve divenire la mia gioia, il mio orgoglio. E poi basta che capiti qui una femminuccia, vecchia, pazza, e mostri un canino in una borsetta.

Asta.

Ma non sappiamo come sia veramente avvenuto...

Allmers.

Certo che lo sappiamo. I ragazzi l’han ben vista remare verso il fjord. Videro che Eyolf stava solo all’estremità del pontile d’imbarco. Videro come la seguiva fissamente con lo sguardo, e come fu colto per così dire da una vertigine (tremando). E allora, allora, cadde e sparì.

Asta.

Può darsi, tuttavia....

Allmers.

È lei che lo ha attratto al fondo. Credimilo.

Asta.

Ma, Alfredo mio, perchè lo avrebbe fatto?

Allmers.

Già, vedi, appunto di questo si tratta! Cosa l’obbligava a farlo? Qui non c’era nulla da far scontare. Nulla da espiare, intendo dire. Eyolf non le ha mai fatto nulla di male. Non le ha mai gridato dietro. Non ha mai tirato sassi al suo cane. Sino a ieri, non aveva nemmeno mai veduto nè lei nè il suo cane. Dunque niente espiazione. Tutto senza il minimo fondamento. Non ci si può trovare il minimo senso, Asta. E ciò non ostante l’ordine universale lo vuole.

Asta.

Hai parlato con Rita di ciò?

Allmers (scuote il capo).

Mi pare che con te mi riesce più facile parlare di queste cose. (Sospirando) E anche di tutte le altre.

Asta

(prende da un cestino da lavoro del filo e un ago e un involtino di carta. Allmers sta a guardare distrattamente).

Allmers.

Cos’hai lì, Asta?

Asta

(prendendo il cappello di lui).

Un po’ di crespo nero.

Allmers.

A che pro?

Asta.

Rita mi ha pregato di farlo; permetti?

Allmers.

Uh, per me!

Asta

(cucisce il crespo al cappello).

Allmers (guardandola).

Dov’è Rita?

Asta.

Passeggia in giardino, credo. Borgheim è con lei.

Allmers (un po’ sorpreso).

Come, Borgheim è qui anche oggi?

Asta.

Già, è venuto col treno di mezzogiorno.

Allmers.

Non l’avrei creduto.

Asta (cucendo).

Voleva tanto bene a Eyolf.

Allmers.

Borgheim è un cuor d’oro, Asta.

Asta

(con calore, ma tranquilla).

Lo è davvero, ma non c’è dubbio!

Allmers (guardandola).

In fondo in fondo gli vuoi bene?

Asta.

Certo.

Allmers.

Eppure non ti sai decidere.

Asta (interrompendolo).

Ah, caro Alfredo, non me ne parlare.

Allmers.

Dimmi solo, perchè no.

Asta.

Via, no! Te ne prego caldamente, non interrogarmi su questo argomento. Mi è tanto penoso, sai. (deponendo il cappello) Ecco fatto.

Allmers.

Grazie.

Asta.

Ci sarebbe ancora il braccio sinistro.

Allmers.

Ci vuole anche lì il crespo?

Asta.

Certo che ci vuole.

Allmers.

Ebbene, come vuoi!

Asta

(gli si avvicina e comincia a cucire).

Bisogna che tu tenga il braccio fermo se no ti pungo.

Allmers

(con un lieve sorriso).

Proprio come una volta!

Asta.

Sì, non è vero?

Allmers.

Quando tu eri ancora piccina, sedevi sempre così e mettevi in ordine la mia roba.

Asta.

Il meglio che potevo.

Allmers.

La prima cosa che cucisti per me, fu pure un crespo nero.

Asta.

Proprio?

Allmers.

Attorno al mio berretto da studente. Quando morì il babbo.

Asta.

Oh vedi! non me ne ricordo nemmeno.

Allmers.

Naturalmente, eri ancora tanto piccina allora.

Asta.

Già, piccina lo ero!

Allmers.

E poi, due anni dopo, quando perdemmo tua madre, allora mi cucisti anche un gran crespo alla manica.

Asta.

Credevo che andasse fatto così.

Allmers

(accarezzandole la mano).

Certo che andava fatto così, Asta, e poi quando ci trovammo soli al mondo, noi due.... Hai già finito!

Asta.

Sì. (Ripone il crespo avanzato, il filo e l’ago). Era pure il gran bel tempo, Alfredo, quando noi due eravamo soli.

Allmers.

Certo, per quanto vivessimo nelle strettezze e fra le privazioni

Asta.

Tu ne sopportavi di privazioni.

Allmers (con vivacità).

E anche tu ti affaticavi, a modo tuo.... (sorridendo) Tu, povero, fido Eyolf, come ti chiamavo.

Asta.

Via, sta zitto. Non mi rammentare quelle sciocchezze.

Allmers.

Ma se tu fossi stata un maschio avresti dovuto pur chiamarti Eyolf.

Asta.

Già, se.... Ma quando tu andasti all’università (ride involontariamente) mi pare impossibile che tu avessi ancora di tali idee puerili!

Allmers.

Puerili! Lo erano poi davvero?

Asta.

Mi par di sì, ora che ci ripenso. Dire che ti vergognavi seriamente, di non avere un fratello, ma soltanto una sorella!

Allmers.

Oh, no, eri tu che ti vergognavi.

Asta.

Ebbene, sì, forse un po’ anch’io. Ma invero me ne dispiaceva per te.

Allmers.

Lo credo. E allora vestivi i miei vestiti da uomo.

Asta.

Già, il bel vestito delle domeniche. Ti rammenti ancora della blusa celeste co’ calzoni sino al ginocchio?

Allmers

(posando lo sguardo su di lei).

Ti vedo ancora così chiaramente innanzi a me, qual’eri allora.

Asta.

Ma questo lo facevo soltanto quando eravamo soli in casa.

Allmers.

E che importanza, che serietà ci davamo, te lo ricordi? E io ti chiamava sempre Eyolf.

Asta.

Alfredo, è sperabile che tu non abbia raccontato a Rita queste follie?

Allmers.

Sì, mi pare, gliel’ho raccontate una volta.

Asta.

Come hai potuto?...

Allmers.

Già, vedi! Alla moglie si racconta tutto, o quasi tutto.

Asta.

Può darsi che debba esser così.

Allmers

(come risvegliandosi, porta la mano alla fronte e s’alza di scatto).

Ah, ecco che sto a sedere e....

Asta

(alzandosi e guardandolo allarmata).

Cos’hai?

Allmers.

M’era uscito quasi di mente. M’era uscito proprio di mente....

Asta.

Eyolf?

Allmers.

Sì, stavo qui seduto e rivivea nel passato. E lui non c’era.

Asta.

Ma sì, Alfredo, il piccolo Eyolf era pure in fondo a tutto ciò.

Allmers.

No, in verità, mi s’era cancellato dalla mente, dai pensieri. Mentre sedevamo qui e ragionavamo, non l’ho avuto un momento davanti a me. L’avevo completamente dimenticato, tutto questo tempo.

Asta.

Ma bisogna pure dare un po’ di tregua al dolore!

Allmers.

No, no, non lo devo a nessun costo! Non lo posso. Non ne ho mica il diritto. E non ne avrei mai il cuore. (Passeggia agitato verso destra) Il mio posto è là fuori, dove adesso è travolto al fondo!

Asta (fermandolo).

Alfredo, Alfredo! Non avvicinarti all’acqua!

Allmers.

Bisogna che vada là fuori, da lui! Lasciami andare, Asta! Voglio il battello.

Asta (raccapricciando).

Non avvicinarti all’acqua, ti dico!

Allmers (arrendevole).

No, no, non vado mica. Lasciami soltanto!

Asta

(conducendolo al tavolino).

Devi dare un po’ di tregua a questi pensieri, Alfredo. Vieni qui, siediti.

Allmers

(vuole sedersi sulla panca).

Ma sì, come vuoi.

Asta.

No, là non ti ci devi sedere.

Allmers

Ah, lasciami stare!

Asta.

No, non lo fare! Guarderesti ancora sempre là, verso.... (Lo costringe con dolce violenza a sedersi su di una sedia la cui spalliera è rivolta verso destra).

Asta.

Così, lì ti devi sedere (si siede sulla panca). E ora discorriamo un altro po’.

Allmers.

Quanto fa bene poter dimenticare un momento il dolore e il lutto.

Asta.

Bisogna bene, Alfredo!

Allmers.

Ma non mi trovi terribilmente apatico ed indolente.... solo pel fatto che ciò mi sia possibile?

Asta.

Oh, no. Non è mica possibile aggirarsi sempre attorno agli stessi pensieri.

Allmers.

A me, almeno, non è possibile. Prima che tu venissi qui, mi contorcevo così penosamente sotto questo schiacciante e pungente dolore.

Asta.

E poi?

Allmers.

Me lo puoi credere, Asta?

Asta.

Ebbene?

Allmers.

Proprio mentre sedevo sprofondato nel mio dolore, mi sorpresi che pensavo a cosa potessimo mai avere oggi a desinare.

Asta.

Purchè ti ci trovassi sollievo, allora....

Allmers.

Sì, sai, è stato qualcosa come un momento di riposo. (Le porge la mano attraverso la tavola) Che fortuna aver te, Asta. Ne sono così contento. Contento ad onta del mio dolore.

Asta

(guardandolo con serietà).

Dovresti anzitutto esser contento d’aver Rita.

Allmers.

Ah, questo si capisce.... Ma Rita non è del mio sangue. Non è lo stesso che aver una sorella.

Asta (fissandolo).

Lo credi veramente, Alfredo?

Allmers.

Sicuro, la nostra famiglia è qualcosa a sè. (quasi in ischerzo) I nostri nomi cominciano sempre con vocali aperte. Ti rammenti ancora quanto spesso se ne parlava prima? E i nostri parenti, tutti egualmente poveri. E noi tutti abbiamo gli stessi occhi.

Asta.

Lo trovi? anch’io....

Allmers.

No, tu tieni tutto da tua madre. Non somigli affatto a noialtri. Nemmeno al babbo. Eppure....

Asta.

Eppure, cosa?

Allmers.

Eppure, io credo che la vita in comune abbia conferita a noi due un’impronta comune. Ognuno di noi due si è formato conformemente all’altro. Intendo dire, intellettualmente.

Asta (commossa).

Ah, questo non lo devi dire, Alfredo. Tu solo mi hai conferita la tua impronta. E a te io devo tutto, tutto ciò che ho di buono al mondo!

Allmers (scuote la testa).

Tu non mi devi nulla, Asta. Al contrario.

Asta.

Ti devo tutto! Lo sai ben anche tu. Nessun sacrificio ti è stato troppo grave.

Allmers (interrompendola).

Ma che sacrifici! Non pronunciar neppure questa parola. Ti ho voluto semplicemente bene, Asta, sin da piccina (dopo una breve pausa) e inoltre mi pareva che avessi tanti torti da riparare.

Asta (meravigliata).

Torti! Tu?

Allmers.

Non precisamente per conto mio. Ma....

Asta (ansiosa).

Ma?

Allmers.

Per il babbo.

Asta

(alzandosi di scatto dalla panca).

Per il babbo. (Rimettendosi a sedere) Cosa intendi dire, Alfredo?

Allmers.

Il babbo non è mai stato proprio buono con te.

Asta (vivacemente).

Ah, non dir così!

Allmers.

Eppure, è vero; non ti voleva bene. Non tanto quanto avrebbe dovuto.

Asta (evasivamente).

No, forse non tanto, quanto a te. Ma questo era naturalissimo.

Allmers (continuando).

E anche verso tua madre era talvolta duro. Per lo meno negli ultimi anni.

Asta (piano).

La mamma era di tanti, tanti anni più giovane di lui. Non devi dimenticarlo.

Allmers.

Credi tu, che non andassero d’accordo?

Asta.

Forse, no.

Allmers.

Ebbene, sia pure, il babbo, che era generalmente così tenero e così affettuoso, così amichevole con tutti....

Asta (piano).

Anche la mamma non era forse sempre come avrebbe dovuto essere.

Allmers.

Tua madre!

Asta.

Forse non sempre!

Allmers.

Col babbo, vuoi dire?

Asta.

Sì.

Allmers.

Io però non me ne son mai accorto.

Asta

(si alza, soffocando le lagrime).

Ah, caro Alfredo, lasciamo in pace i morti. (Va verso destra).

Allmers (alzandosi).

Sì, sì, lasciamoli in pace. (si contorce le mani) Ma loro non ci lasciano in pace, Asta. Nè il giorno nè la notte.

Asta

(guardandolo con affetto).

Col tempo sentirai tutto ciò meno duramente, Alfredo.

Allmers

(guardandola perplesso).

Già, non lo credi anche tu? Ma come supererò questi primi, terribili giorni? (con voce rauca). Questo non lo so.

Asta

(mettendogli le mani sulle spalle, supplicante).

Va su da Rita. Te ne prego.

Allmers

(sbarazzandosi impetuosamente).

No, no, non parlarmi di ciò! Non lo posso, vedi. (più tranquillo) Lasciami stare qui con te.

Asta.

Sì, non ti lascio.

Allmers

(prendendole la mano e tenendola forte).

Grazie (guardando un tratto l’acqua lontana). Dov’è il mio piccolo Eyolf, adesso? (le sorride con tristezza). Me lo puoi dir tu, mio grande, mio bravo Eyolf? (scuote la testa) In tutto il mondo, nessuno me lo può dire. Io so soltanto questo, terribile, che non l’ho più.

Asta

(guardando in su verso sinistra e ritirando la mano).

Vengono! (Rita e Borgheim vengono discendendo dal sentiero, ella avanti, egli dietro, è vestita di scuro, con un velo nero in capo, Borgheim ha sotto il braccio un ombrello).

SCENA II. Detti, Rita, Borgheim.

Allmers (andandole incontro).

Come va Rita?

Rita (passandogli accanto).

Ah, non domandarmelo nemmeno!

Allmers.

Cosa vieni a fare qui?

Rita.

Soltanto per veder dove eri. E tu che fai?

Allmers.

Niente. Asta è scesa qui da me.

Rita.

Ma prima che Asta scendesse? Non ti ho visto in tutta la mattinata.

Allmers.

Sono stato seduto qui a guardar l’acqua.

Rita.

Oh, come lo puoi!

Allmers.

Adesso preferisco di star solo. (impaziente).

Rita (passeggiando agitata).

Sempre allo stesso posto!

Allmers.

Non ho proprio nulla da fare.

Rita.

Io non trovo pace in nessun luogo; meno di tutto qui, con l’acqua sempre dinanzi agli occhi.

Allmers.

Ed è quella vista che mi piace.

Rita (a Borgheim).

Non trova anche lei, che adesso farebbe meglio a venir su con noi?

Borgheim (a Allmers).

Credo che farebbe meglio.

Allmers.

No, no, lasciatemi stare dove sono.

Rita.

Allora resto anch’io, Alfredo!

Allmers.

Come ti piace!

Asta

(sotto voce a Borgheim).

Lasciamoli soli!

Borgheim.

Signorina Allmers, facciamo due passi lungo la spiaggia, proprio per l’ultima volta?

Asta (prendendo l’ombrello).

Sì, vengo, andiamo! (Asta e Borgheim si allontanano in direzione del capannone dei battelli. Allmers gira un momento indolentemente per la scena, poi si siede su di un sasso sotto gli alberi a sinistra, sul davanti).

SCENA III. Rita, Allmers.

Rita

(gli si avvicina e resta in piedi innanzi a lui con le mani incrociate).

Puoi concepire il pensiero, Alfredo, che abbiamo perduto Eyolf?

Allmers

(guardando mestamente innanzi a sè).

Bisogna bene che ci abituiamo a questo pensiero.

Rita.

Io non lo posso. Io non lo posso. E poi il raccapricciante spettacolo che mi resterà innanzi agli occhi sinchè vivo!

Allmers

(sollevando lo sguardo).

Che spettacolo? Cos’hai visto?

Rita.

Io stessa non ho visto niente. L’ho soltanto sentito raccontare. Oh!

Allmers.

Che cosa? Che cosa? Dimmi tutto.

Rita.

Scendevo con Borgheim allo sbarcatoio.

Allmers.

A cosa fare?

Rita.

A domandare ai ragazzi come era successo!

Allmers.

Ma se lo sappiamo già!

Rita.

Abbiamo appreso di più e ben altro.

Allmers.

Cosa?

Rita.

Non è vero che sparisse ad un tratto.

Allmers.

No? E allora che cosa dicono?

Rita.

Dicono di averlo veduto disteso al fondo. Giù, in fondo all’acqua chiara.

Allmers (digrignando).

E non l’han salvato!

Rita.

Forse non l’han potuto!

Allmers.

Sapevano nuotare tutti quanti. Dissero come giaceva quando lo videro?

Rita.

Sì. Dicono che giaceva supino. E con gli occhi aperti, spalancati.

Allmers.

Cogli occhi aperti Ma tranquillo, non è vero?

Rita.

Proprio tranquillo. E poi sopraggiunse un’onda che l’avrebbe travolto via, dissero, una corrente improvvisa.

Allmers.

Han visto questo.... e poi niente altro.... non l’han visto più?...

Rita

(soffocata dalle lagrime).

Non l’han più visto....

Allmers (con voce cupa).

E nessuno lo vedrà più, mai più!

Rita.

Giorno e notte lo vedrò sempre innanzi a me, com’era steso là giù!

Allmers.

Con gli occhi aperti, spalancati.

Rita (raccapricciando).

Sì, con gli occhi aperti, spalancati. Li vedo! Me li vedo davanti!

Allmers

(si alza lentamente e la guarda minacciosamente in silenzio).

Eran gli occhi cattivi, Rita?

Rita (impallidendo).

Gli occhi cattivi!

Allmers (avvicinandosele).

Sì, eran gli occhi cattivi che fissavano dal fondo in su. Che fissavano in su dal profondo!

Rita (indietreggiando).

Alfredo!

Allmers (seguendola).

Rispondimi! Erano gli occhi cattivi di bambino?

Rita.

Alfredo! Alfredo!

Allmers.

Quello che tu desideravi adesso si è avverato, Rita.

Rita.

Io! Cos’avrei desiderato io!

Allmers.

Che Eyolf non fosse qui....

Rita.

Questo non l’ho desiderato, mai e poi mai! Che Eyolf non s’intromettesse tra noi due, ecco quello che desideravo.

Allmers.

Sia pure, adesso non fa più nemmeno questo.

Rita

(piano, fissando gli sguardi nel vuoto).

Adesso forse più che mai. (Raccapricciando) Oh, quell’orribile spettacolo!

Allmers.

Ah.... gli occhi cattivi....

Rita

(indietreggiando inorridita).

Lasciami in pace, Alfredo! Ho paura di te! Così non ti ho mai visto.

Allmers

(guardandola freddamente e duramente).

Il dolore fa cattivi e maligni.

Rita

(con terrore e aria di sfida al tempo stesso).

Questo lo sento anch’io. (Allmers va a destra e contempla l’acqua in lontananza. Rita si mette a sedere presso il tavolino. Breve pausa).

Allmers

(voltando la faccia verso di lei).

Tu non gli hai mai voluto sinceramente bene. Mai!

Rita (fredda).

Eyolf non ha mai voluto abbandonarmisi completamente.

Allmers.

Perchè non lo volevi.

Rita.

Altro! Lo volevo di tutto cuore. Ma qualcuno s’intromise tra noi. Subito, dal principio.

Allmers

(voltandosi completamente).

Io, non è vero?

Rita.

Oh, no. Non al principio.

Allmers (avvicinandosi).

Chi allora?

Rita.

Sua zia.

Allmers.

Asta?

Rita.

Precisamente; Asta mi sbarrò la strada.

Allmers.

Lo credi proprio, Rita?

Rita.

Certo, Asta. Lei lo tenne lontano da me tutto il tempo, dopo lo sciagurato accidente.

Allmers.

Se lo fece, lo fece per amore.

Rita (impetuosamente).

Quest’è appunto il male! Io non m’adatto a dividere con altri.... specialmente l’amore!

Allmers.

Noi due avremmo dovuto amarlo insieme.

Rita

(guardandolo ironicamente).

Noi? Ah, in fondo non gli hai mai voluto propriamente bene.

Allmers.

Io non gli avrei voluto bene! (guardandola stupito).

Rita.

No. Da principio eri tutto pieno di quel tuo libro “Sulle responsabilità umane„.

Allmers.

Certo. Ma appunto il libro, sai, il libro lo sacrificai a Eyolf per amore.

Rita.

Non per amore di lui.

Allmers.

E perchè, allora, di’?

Rita.

Perchè ti consumavi nella sfiducia di te stesso. Perchè cominciavi a dubitare di essere chiamato ad un gran còmpito.

Allmers (inquisitivo).

Ti sei accorta di ciò?

Rita.

Oh, sì, poco a poco. E allora abbisognavi di qualche altra cosa che ti occupasse esclusivamente. In tutti i modi non ti bastava più!

Allmers.

Questa è la legge delle evoluzioni, Rita.

Rita.

E perciò volevi fare del piccolo Eyolf un fanciullo miracolo.

Allmers.

No. Volevo far di lui un uomo felice. Questo solo volevo.

Rita.

Ma non per amore di lui. Entra dunque in te stesso. E indaga tutto ciò che giace e si cela là dentro.

Allmers.

Così fosse! noi due non abbiamo mai posseduto il nostro proprio figlio.

Rita.

No, non tutto. L’amore non c’entrava che a metà. Non lo possedemmo, mai, Alfredo. Non io. E tu nemmeno.

Allmers

(contorcendosi le mani).

E ora è troppo tardi! Troppo tardi!

Rita.

E tutto così sconfortante! niente che ci possa sollevare!

Allmers

(irrompendo violentemente).

La colpa è tua!

Rita (alzandosi).

Mia!

Allmers.

Sì, tua! Per tua colpa egli divenne così.... Per tua colpa non potè salvarsi!

Rita.

Alfredo, non mi dire così!

Allmers

(sempre fuori di sè).

Sì, sì, lo posso! Sei tu che abbandonasti a sè stesso, il povero piccino, sulla tavola donde cadde!

Rita.

Riposava così tranquillo sui cuscini! E dormiva profondamente. E tu avevi promesso di fare attenzione al bambino.

Allmers.

È vero. (Abbassando la voce) Ma poi venisti tu, tu, tu, e mi ammaliasti.... mi hai attirato a te....

Rita

(guardandolo in aria di sfida).

Ah, confessa piuttosto che dimenticasti il bambino e tutto.

Allmers

(con collera repressa).

Ebbene, sì. Dimenticai il bambino tra le tue braccia!

Rita (sdegnata).

Alfredo! Alfredo! Questo è rivoltante da parte tua!

Allmers

(stringendo i pugni contro di lei).

In quella stessa ora tu condannasti il piccolo Eyolf a morte.

Rita (fuori di sè).

Anche tu, anche tu, se quel che tu dici è vero.

Allmers.

E sia. Anch’io colpevole, se vuoi. Tutti e due abbiamo peccato. E perciò la morte di Eyolf è stata un’espiazione.

Rita.

Espiazione?

Allmers.

La tua e la mia sentenza. Adesso ne paghiamo il fio, nel pusillanime e pauroso pentimento. Lo sfuggivamo quando era vivo. Non potevamo sopportare la vista di quell’arnese su cui si trascinava.

Rita (piano).

La gruccia?

Allmers.

Già, proprio. E quello che adesso noi chiamiamo continuamente dolore e lutto, quello non è che il rimorso, Rita. Niente altro.

Rita.

Ah! tu sei crudele.

Allmers (in tono più dolce).

Ho sognato stanotte di Eyolf. Mi pareva che salisse su dallo sbarcatoio. Correva come gli altri ragazzi. Non gli era dunque successo nulla. La schiacciante verità era dunque soltanto un sogno, pensavo tra me e me. E chi sa che là dove si trova non sia così? (osservandola acutamente) Senti, Rita, se tu potessi seguire Eyolf dove si trova adesso?

Rita.

Ebbene? Cosa?

Allmers.

Se tu sapessi con sicurezza che lo ritroveresti colà, che lo riconosceresti, che lo comprenderesti....

Rita.

Ebbene, cosa allora?

Allmers.

Faresti volontariamente il gran passaggio per andar da lui? Abbandoneresti volontariamente tutto quello che hai qui? Rinuncieresti a tutta l’esistenza terrestre? Faresti tu ciò, Rita?

Rita.

Adesso, subito?

Allmers.

Già: oggi stesso. Al momento. Rispondimi. Lo faresti?

Rita (esitando).

Ah, non lo so, Alfredo, no; credo che resterei ancora con te.

Allmers.

Per amor mio?

Rita.

Sì, soltanto per amor tuo.

Allmers.

Ma se io andassi da Eyolf? E tu sapessi con assoluta sicurezza di ritrovare là tanto lui quanto me. Verresti allora a raggiungerci?

Rita.

Lo vorrei bene. Ah, così volentieri! Così volentieri! Però....

Allmers.

Però?

Rita.

No.... Non lo potrei. No, no, non lo potrei! No, per tutti gli splendori del cielo!

Allmers.

Io nemmeno.

Rita.

Non è vero, Alfredo? Non lo potresti nemmeno tu!

Allmers.

No, perchè la patria di noi esseri viventi è questa terra.

Rita.

Qui si trova la felicità come noi la intendiamo.

Allmers (cupo).

La felicità, la felicità, ah!

Rita.

Tu intendi dire, eh, che la felicità noi non la troveremo mai più (lo guarda con aria interrogativa). Ma dato il caso... (impetuosa) No, no, non mi sento il coraggio di dirlo! Nemmeno di pensarlo.

Allmers.

Su, dillo, dillo, Rita.

Rita (esitando).

Non potremmo tentare? Non è immaginabile che potessimo dimenticare?

Allmers.

Dimenticare Eyolf!

Rita.

Intendo dire, dimenticare il rammarico, l’amarezza.

Allmers.

Potresti tu desiderarlo?

Rita.

Sì, se fosse possibile. (eccitata) Giacchè questo stato, alla lunga, io non lo sopporto! Ah! non potremmo trovare qualcosa che ci facesse dimenticare!

Allmers (scuotendo la testa).

Ma cosa potrebbe mai?

Rita.

Non potremmo provare ad andare lontano lontano?

Allmers.

Lontano da casa nostra? Ma in nessun altro luogo ti trovi così bene come appunto qui.

Rita.

Se ricevessimo molta gente da noi? Se tenessimo casa su d’un gran piede? Sprofondarci in qualcosa che ci portasse sollievo, che ci stordisse!

Allmers.

Un’esistenza tale non è di mio gusto. No, piuttosto provo a rimettermi al mio lavoro.

Rita (aspra).

Al tuo lavoro che è stato così spesso come un muro di separazione tra noi.

Allmers

(lentamente, fissandola cupamente).

D’ora innanzi tra noi due ci deve esser sempre un muro di separazione.

Rita.

Ma perchè mai?

Allmers.

Chi sa che i grandi occhi spalancati di bambino non ci fissino impietriti giorno e notte.

Rita (raccapricciando).

Alfredo! è un pensiero terribile!

Allmers.

Il nostro amore è stato come un fuoco devastatore. Adesso bisogna spegnerlo.

Rita

(andando risolutamente verso di lui).

Spegnerlo!

Allmers.

In uno di noi due è spento.

Rita.

E osi dirlo a me!

Allmers (più mite).

È morto, Rita. Ma da ciò che la complicità e il pentimento mi fan provare verso di te, scaturisce come un presentimento di risurrezione....

Rita (impetuosa).

Ma è la morte di quell’amore, che io non tollero!

Allmers.

Rita!

Rita.

Io sono una creatura umana dal sangue ardente. Non vivo nel torpore, non ho il sangue gelido dei pesci nelle vene (contorcendosi le mani). Ed eccomi qui rinchiusa vita natural durante tra il pentimento e l’angoscia! Rinchiusa con uno che non è più mio, mio, mio!

Allmers.

Doveva ben finir così, Rita.

Rita.

Doveva finire così! E dire che quando ci siamo incontrati ci ha unito tanta bramosia d’amore!

Allmers.

Certo non fu così da parte mia.

Rita.

No? Cosa sentisti dunque, nel primo momento per me?

Allmers.

Terrore.

Rita.

E come potei avvincerti ad onta di ciò?

Allmers.

Eri così inebbriante, bella, Rita.

Rita.

Fu dunque soltanto questo? Di’, Alfredo! Soltanto questo?

Alfredo (con uno sforzo).

No, c’era qualche altra cosa.

Rita (eccitata).

Indovino! Furono “i monti d’oro„, come li chiami tu. Non è vero, Alfredo?