Allmers.
Sì.
Rita
(guardandolo con aria di severo rimprovero).
Come potesti, come potesti per l’oro....
Allmers.
Dovevo pensar anche ad Asta.
Rita (impetuosa).
Asta, non c’è dubbio! (amaramente) In fondo è dunque Asta che ci ha riuniti!
Allmers.
Lei non ne sapeva niente. Non lo sospetta nemmeno oggi.
Rita.
Ma fu dunque Asta! (lo guarda sorridendo biecamente) O meglio fu il piccolo Eyolf. Il piccolo Eyolf, ti ricordi?
Allmers.
Eyolf?
Rita.
Già, non la chiamavi prima Eyolf? Mi pare, me lo raccontasti una volta, in un’ora d’espansione. (avvicinandosi) Te ne ricordi ancora di quell’ora meravigliosa, Alfredo?
Allmers
(indietreggiando come con raccapriccio).
Non mi ricordo di niente! Non voglio ricordarmi di niente!
Rita (andandogli dietro).
Era la stessa ora in cui quell’altro tuo piccolo Eyolf si storpiò!
Allmers
(s’appoggia alla tavola, cupo).
L’espiazione!
Rita (minacciosa).
Appunto, l’espiazione! (Asta e Borgheim appaiono dietro al capannone dei battelli. Asta ha un giglio d’acqua in mano).
SCENA IV. Detti, Asta, Borgheim.
Rita (dominandosi).
Ebbene, Asta, vi siete proprio parlati a cuore aperto tu e il signor Borgheim?
Asta.
Oh, quasi (poggia l’ombrello da una parte e i fiori su d’una sedia).
Borgheim.
Durante tutta la passeggiata, la signorina Allmers, è stata molto parca di parole.
Rita.
Proprio? Ebbene io e Alfredo ci siamo almeno detto tutto, più che a sufficenza....
Asta
(guardandoli con ansietà).
Cosa c’è stato?
Rita.
A sufficenza.... per tutta la vita, ti dico. (cambiando discorso) Adesso andiamo di sopra tutti e quattro.... Bisogna veder gente attorno a noi. Soli, io ed Alfredo non sappiamo dove dare del capo.
Allmers.
Sì, andate pure avanti voialtri. (voltandosi) A te, Asta, ho da dir ancora due parole.
Rita (guardandolo).
Così!... Bene.... bene.... m’accompagni, signor Borgheim (Rita e Borgheim risalgono il sentiero).
SCENA V. Asta e Allmers.
Asta (con angoscia).
Che cosa succede, Alfredo?
Allmers (cupo).
Succede.... che qui io non resisto più.
Asta.
Qui, con Rita, vuoi dire?
Allmers.
Sì. Rita ed io, non possiamo più vivere insieme.
Asta.
Ah, Alfredo, non dir queste terribili cose!
Allmers.
È proprio così come ti dico. Ci facciamo soltanto l’un verso l’altro cattivi e maligni.
Asta.
Ah, non avrei mai sospettata una cosa simile!
Allmers.
Nemmeno io. Ne ho avuto la piena persuasione soltanto oggi.
Asta.
E adesso tu vuoi? ma cosa vuoi dunque, Alfredo!
Allmers.
Me ne voglio andare lontano. Molto lontano da tutto ciò che è qui.
Asta.
E d’ora innanzi esser proprio solo al mondo?
Allmers (annuisce).
Sì, come prima.
Asta.
Ma tu non sei fatto per star solo!
Allmers.
Oh, sì. Almeno prima lo era.
Asta.
Allora stavo io con te.
Allmers.
(cercando di prenderle la mano).
Certo, e adesso voglio tornare da te, Asta.
Asta (schivandolo).
Da me! No, no, Alfredo. Quest’è assolutamente impossibile.
Allmers
(guardandola rattristato).
Borgheim è dunque sulla mia via?
Asta (vivacemente).
No, no; questo no!... ti sbagli!
Allmers.
Bene. Allora torno da te, da te, cara, dolce sorella. Bisogna che torni da te. Da te per purificarmi a nobilitarmi dopo la connivenza con....
Asta (sdegnata).
Alfredo, sei ingiusto, cattivo con Rita!
Allmers.
Fui cattivo, colpevole con lei.... Ma non ora. Ah, ragiona un po’, Asta. Ripensa al tempo in cui stavamo insieme, io e tu. Non fu come un unico glorioso giorno di festa, dal principio alla fine?
Asta.
Certo, lo fu. Ma esso non può rivivere.
Allmers (amaramente).
Vuoi forse dire che il matrimonio mi abbia così irreparabilmente guastato?
Asta.
No, non intendo dir questo.
Allmers.
Bene, allora ricominciamo noi due la nostra vita d’allora.
Asta (risoluta).
Non lo possiamo, Alfredo.
Allmers.
Ma, sì.... lo possiamo. Poichè l’amore fraterno....
Asta.
L’amore fraterno?
Allmers.
È l’unico affetto che non è sottoposto alla legge delle evoluzioni.
Asta
(con raccapriccio, dice piano).
Ma se questo affetto non....
Allmers.
Cosa, non?...
Asta.
Non potesse sussistere tra noi?
Allmers
(guardandola attonito, fisso).
Non sussistere tra noi? Cos’intendi dire mai?
Asta.
È meglio che te lo dica subito, Alfredo.
Allmers.
Certo, parla.
Asta.
Le lettere alla mamma, quelle che son nella cartella.
Allmers.
Ebbene?
Asta.
Bisogna che tu le legga, quando me ne sarò andata.
Allmers.
Perchè?
Asta
(lottando con sè stessa).
Perchè da loro apprenderai che....
Allmers.
Cosa?
Asta.
Che io non ho il diritto di portare il nome di tuo padre.
Allmers (vacillando).
Asta! Cosa dici mai!
Asta.
Leggi le lettere. Allora lo saprai. E capirai, e perdonerai forse alla mamma.
Allmers
(stringendosi la fronte).
Questo non so pensarlo. Non riesco ad abituarmi al pensiero. Tu, Asta, tu, dunque, non saresti....
Asta.
Tu non sei mio fratello, Alfredo.
Allmers
(rapidamente, guardandola, quasi con aria di sfida).
E sia pure; ma in che cosa modifica questo i nostri rapporti? In fondo in fondo, proprio nulla.
Asta (scuotendo il capo).
Modifica tutto, Alfredo! I nostri rapporti non son quelli di fratello a sorella.
Allmers.
Può darsi. Ma ciò non ostante sono egualmente sacri. E resteranno sempre sacri.
Asta.
Non dimenticare che adesso son soggetti alla legge dello evoluzioni, di cui parlasti testè.
Allmers
(guardandola acutamente).
Intendi dire con questo che?
Asta.
Non una parola di più, caro Alfredo, (prende i fiori dalla sedia) Vedi questi gigli?
Allmers.
Son di quelli che tendono verso l’alto, dal fondo in su.
Asta.
Li ho raccolti al laghetto del bosco. Là, dove sbocca nel fjord. (gli porge i fiori) Li vuoi, Alfredo?
Allmers (prendendoli).
Grazie!
Asta
(con gli occhi pieni di lagrime).
Ti portano in certo qual modo un ultimo saluto del piccolo Eyolf.
Allmers (guardandola).
Dell’Eyolf di là, o di te?
Asta (adagio).
Di tutti e due. (riprende l’ombrello) Adesso va su da Rita (risale il sentiero).
Allmers
(prende dalla tavola il proprio cappello e mormora mestamente).
Asta, Eyolf, piccolo Eyolf! (la segue).