ATTO TERZO.
Una collinetta con cespugli nel giardino d’Allmers. In fondo il parapetto di un ripido precipizio a cui si discende da un sentiero a sinistra. Vasta veduta sul fjord sottostante. Sul parapetto un’asta di bandiera, ma senza bandiera. Sul davanti, a destra, un pergolato coperto di piante rampicanti. Davanti al pergolato una panca. È una sera d’estate; l’oscurità aumenta sempre più.
SCENA I. Asta, Borgheim.
Asta
(seduta sulla panca, con paltoncino, cappello in testa, ombrello e una borsa da viaggio a tracolla).
Borgheim
(entra dalla sinistra, in fondo, anche lui con una borsa da viaggio a tracolla; una bandiera avvoltolata sotto il braccio).
Borgheim (scorgendo Asta).
Ah! Lei quassù?
Asta.
Contemplo il panorama per l’ultima volta.
Borgheim.
Ho avuto ragione di venirla a cercare fin qui.
Asta.
A cercare....
Borgheim.
Sicuro. Volevo dirle addio.... per oggi. Spero non sarà per l’ultima volta.
Asta
(con un debole sorriso).
È davvero molto costante.
Borgheim.
Un costruttore che, come me, deve aprir sempre nuove strade, bisogna ben che lo sia.
Asta.
Ha visto Alfredo e Rita?
Borgheim.
Li ho veduti tutti e due.
Asta.
Insieme?
Borgheim.
No.
Asta.
Cosa vuol fare con quella bandiera?
Borgheim.
La signora Rita me l’ha data perchè l’inalberi.
Asta.
Adesso?
Borgheim.
A mezz’asta. Dice che deve sventolare giorno e notte.
Asta (sospirando).
Povera Rita, povero Alfredo!
Borgheim
(occupato a legare la bandiera).
Avrà il cuore di lasciarli? Vedo che è in assetto da viaggio, e perciò mi premetto la domanda.
Asta (piano).
Lo devo.
Borgheim.
Ah, se lo deve, allora....
Asta.
E anche lei parte stanotte?
Borgheim.
Lo devo anch’io. Parto colla ferrovia. Lei pure?
Asta.
No, col battello.
Borgheim
(guardandola alla sfuggita).
Dunque, ognuno per la propria strada?
Asta.
Sì. (Lo guarda mentre egli alza la bandiera a mezz’asta. Appena ha finito si avvicina nuovamente a lui).
Borgheim.
Signorina Asta, non si può immaginare quanto mi dispiaccia del povero Eyolf.
Asta.
Ne son persuasa.
Borgheim.
Ed è un sentimento così penoso. Poichè la tristezza, non è, in fondo, affar mio.
Asta
(sollevando lo sguardo alla bandiera).
Col tempo tutto passa.... passa ogni dolore.
Borgheim.
Ogni dolore? Lo crede lei?
Asta.
Come temporale d’estate. Appena lei sarà lontano, allora....
Borgheim.
Bisognerà che io sia molto lontano!
Asta.
E poi lei ama già la sua grande, nuova impresa.
Borgheim.
Ma non ho nessuno, che mi aiuti.
Asta.
Ma certo che lo ha.
Borgheim (scuotendo la testa).
Nessuno, nessuno da poter mettere a parte della mia gioia. Poichè in realtà si tratta soltanto della gioia.
Asta.
Non della fatica e degli strapazzi?
Borgheim.
Puh! per questo basta uno solo.
Asta.
Ma la gioia, quella bisogna dividerla con qualcuno, vuol dir questo?
Borgheim.
Già, altrimenti che piacere ci sarebbe a esser felici?
Asta.
Può darsi che abbia ragione.
Borgheim.
Vivere e esser felici, soli non lo si può, naturalmente, che per un certo tempo. Ma alla lunga non soddisfa. No, se si vuol essere veramente lieti bisogna esser in due.
Asta.
Sempre in due? Non in più? Mai in molti?
Borgheim.
Ah, vede, signorina Asta, quell’è appunto tutt’altra cosa; non può, dunque, veramente decidersi a dividere la gioia e la felicità, le fatiche e gli strapazzi con uno solo?
Asta.
L’ho già provato una volta.
Borgheim.
Lei!
Asta.
Quando io e mio fratello.... quando io e Alfredo stavamo insieme.
Borgheim.
Ah, con suo fratello. Ma quella è tutt’altra cosa. Una simile esistenza si può chiamare piuttosto contenta che felice.
Asta.
Era però meravigliosa!
Borgheim.
Vede, la trova già meravigliosa. Ma cosa sarebbe stato, se non fosse stato col fratello?
Asta
(fa l’atto di alzarsi, ma resta seduta).
In quel caso non avremmo mai mai vissuto insieme. Perchè allora ero ancora una vera bambina. E anche lui era quasi un ragazzo.
Borgheim (dopo una breve pausa).
Era quel tempo veramente così bello?
Asta.
Sì, me lo creda, Borgheim.
Borgheim.
Ma le capitò allora qualcosa di veramente bello e felice?
Asta.
Ah, tanto. Tanto da non credere.
Borgheim.
Mi racconti qualcosa, signorina Asta.
Asta.
Che! Erano soltanto inezie.
Borgheim.
Per esempio?
Asta.
Per esempio, quando Alfredo prese la laurea e superò così bene l’esame.... E quando poi vinceva un concorso, o quando lavorava a qualche monografia, e me la leggeva.
Borgheim.
Doveva essere una vita bella e contenta. Fratelli che dividono ogni gioia tra loro. (scuote il capo) Solo non capisco come suo fratello la potesse lasciar andar via, Asta!
Asta
(dominando la commozione).
Ma se prese moglie.
Borgheim.
Non le riescì penoso, signorina?
Asta.
Certo, al principio. Era come se in quel momento io avessi completamente perduto Alfredo.
Borgheim.
Fortunatamente, questo non era il caso.
Asta.
No.
Borgheim.
Tuttavia che si decidesse a prender moglie.... quando poteva conservar lei, tutta per sè!
Asta (guardando innanzi a sè).
Subiva la legge della evoluzione, forse.
Borgheim.
La legge della evoluzione?
Asta.
Alfredo la chiama così.
Borgheim.
Bah, che assurda legge dev’essere! A questa legge, io non ci credo assolutamente.
Asta (alzandosi).
Chi sa che col tempo non debba crederci!
Borgheim.
Non lo farò mai, sinchè vivo! (insinuante) Ma adesso m’ascolti, signorina Asta! Andiamo, sia ragionevole, almeno questa volta. In questa faccenda, voglio dire.
Asta (troncando il discorso).
Ah, no, no, via, non riparliamone più!
Borgheim (come sopra).
Sì, Asta! Che io rinunci a lei così facilmente è impossibile. Adesso suo fratello ha avuto da lei tutto quello che umanamente poteva pretendere. Conduce un’esistenza più che tranquilla anche senza di lei. Non sentì neppure la sua mancanza. E poi il resto.... che cambia d’un colpo la sua posizione qui in casa, completamente.
Asta (raccapricciando).
Cosa intende dire con ciò?
Borgheim.
Il bambino, che adesso non c’è più. Che altro mai?
Asta (rimettendosi).
Il piccolo Eyolf non c’è più, certo.
Borgheim.
E così che cosa ha altro da far qui, lei? Non può più aver cura del povero piccino. Nessun dovere, nessun còmpito qui.
Asta.
La prego, caro signor Borgheim, non mi metta così alle strette!
Borgheim.
Certo. Bisognerebbe pur che fossi uno sciocco, se non ricorressi ai mezzi estremi. Fra alcuni giorni abbandono la città. Non l’incontrerò forse mai più. Forse non la rivedrò per molto, molto tempo. E chi sa cosa può succedere nel frattempo?
Asta (con un mite sorriso).
Non avrebbe forse anche lei paura della legge della evoluzione?
Borgheim.
No, niente affatto. (ride con amarezza) E qui non c’è nulla da trasformare; in lei, intendo dire. Perchè ella non fa caso di me, lo so bene.
Asta.
Ella sa benissimo, invece, che ne faccio.
Borgheim.
Sì, ma troppo poco. Non tanto quanto desidero io. (animandosi) Gran Dio, Asta, signorina Asta, quello che ella fa non potrebbe esser più assurdo! Da oggi e domani dipende forse tutta la nostra felicità e non ci chiniamo nemmeno per raccoglierla! Non ce ne dovremo pentire, Asta?
Asta (tranquilla).
Non lo so. Ad ogni modo non possiamo raccogliere tutte queste belle prospettive.
Borgheim (la guarda, contenendosi).
Dunque devo costruire le mie strade da solo?
Asta (con calore).
Ah, se potessi esserci anch’io! Alleggerirle la fatica. Dividere la gioia con lei.
Borgheim.
Lo vorrebbe, caso mai lo potesse?
Asta.
Sì. Allora lo vorrei.
Borgheim.
Ma non lo può?
Asta (abbassando gli occhi).
Si contenterebbe di possedermi a metà?
Borgheim.
No. La voglio tutta o niente.
Asta
(lo guarda in viso e dice tranquillamente:)
Allora non posso.
Borgheim.
Dunque, addio, signorina Asta (s’avvia. Contemporaneamente appare Allmers nel fondo, a sinistra. Borgheim si ferma).
SCENA II. Detti, Allmers.
Allmers
(ancora dal sentiero accenna al pergolato e domanda:)
Rita è nel pergolato?
Borgheim.
No; qui non c’è nessuno all’infuori della signorina Asta (Allmers s’avvicina).
Asta (andandogli incontro).
Devo scendere a cercarla? Dirle forse che venga qui?
Allmers.
No, no. Lascia pure. (a Borgheim) Ha inalberato la bandiera?
Borgheim.
Sì. La signora Rita me l’ha domandato per piacere; perciò son venuto qui.
Allmers.
E stanotte parte?
Borgheim.
Sicuro; stanotte parto per davvero.
Allmers
(con uno sguardo ad Asta).
E si è assicurata una buona compagnia di viaggio, me lo posso immaginare.
Borgheim (scuotendo la testa).
Parto solo.
Allmers (esitando).
Solo!
Borgheim.
Solo, solissimo.
Allmers (sorpreso).
Ah, così!
Borgheim.
E rimango anche solo.
Allmers.
C’è qualcosa di raccapricciante nella solitudine. Mi corron i brividi per le ossa.
Asta.
Ah, caro Alfredo, tu non sei mica solo!
Allmers.
Anche in questo c’è qualcosa di raccapricciante, Asta!
Asta (con ambascia).
Ah, non parlar così! Non pensar così!
Allmers (senza ascoltarla).
Ma se tu non parti con.... Se non sei legata a niente, perchè non vuoi, dunque, restar qui con me e Rita?
Asta (inquieta).
Questo non lo posso. Bisogna che torni assolutamente in città.
Allmers.
Mia soltanto in città, senti bene?
Asta.
Certo.
Allmers.
E allora mi prometti, che ritornerai presto?
Asta.
No, no, pel momento, questo non te lo posso promettere.
Allmers.
Bene. Come vuoi. Allora arrivederci in città.
Asta (con accento di preghiera).
Ma Alfredo, bisogna ben che adesso tu resti a casa, con Rita!
Allmers
(si volge a Borgheim senza risponderle).
È forse meglio per lei che non abbia ancora nessuna compagnia di viaggio.
Borgheim (di mal umore).
Ma come può dir cose simili!
Allmers.
Lei non può mica sapere con chi può imbattersi in seguito. Per viaggio....
Asta (con rimprovero).
Alfredo!
Allmers.
Forse nel giusto compagno di viaggio. E se è troppo tardi. Troppo tardi.
Asta (tremando, adagio).
Alfredo! Alfredo!
Borgheim
(guardandoli entrambi, vicendevolmente).
Cosa significa ciò? Non capisco. (Rita appare sul fondo a sinistra).
SCENA III. Asta, Borgheim, Allmers, Rita.
Rita.
Ah, perchè m’abbandonate tutti!
Asta (andandole incontro).
Preferivi pur esser sola, hai detto.
Rita.
Sì, ma non lo posso. La sera si fa così sinistramente oscura! Mi pare che nelle tenebre, due grandi occhi spalancati mi fissino!
Asta
(con interessamento, dolcemente).
E anche se fosse così, Rita? Di quegli occhi non dovresti aver nessuna paura.
Rita.
Già, tu hai un bel parlare! Non aver paura!
Allmers (insinuante).
Asta, te ne prego, per quanto hai di più caro al mondo, rimani qui, da Rita!
Rita.
Oh, sì! Ed anche da Alfredo! Fallo, via! Fallo, Asta!
Asta (lottando con sè stessa).
Ah, lo farei pur volentieri....
Rita.
Ebbene, ma fallo dunque! Giacchè Alfredo ed io, non possiamo sopportare la tristezza ed il dolore da soli.
Allmers (cupo).
Di’ piuttosto l’angoscia e l’amarezza.
Rita.
Chiamalo come ti pare, ad ogni modo noi due non lo possiamo sopportare da soli. Ah, Asta, te ne prego, ferventemente! Rimani qui ed assistici! Fa per noi la vece d’Eyolf!
Asta (indietreggiando).
D’Eyolf!
Rita.
Forse che non lo deve, Alfredo?
Allmers.
Se lo può e lo vuole.
Rita.
Prima la chiamavi pure il tuo piccolo Eyolf. (afferrandole la mano) D’ora innanzi devi essere il nostro Eyolf, Asta! Eyolf, come lo eri prima!
Allmers (contenendo la commozione).
Resta, e dividi la vita con noi, Asta. Con Rita, con me, e con tuo fratello!
Asta
(risolvendosi ad un tratto, libera la propria mano con uno strappo).
No, non posso. (voltandosi dall’altra parte) Signor Borgheim, quando parte il battello?
Borgheim.
Quanto prima.
Asta.
Allora bisogna che vada a bordo. Vuole accompagnarmi?
Borgheim (con gioia repressa).
Se lo voglio! Sì, sì, sì!
Asta.
Allora andiamo.
Rita.
Ah, così! Già, allora non puoi restare da noi.
Asta (gettandosele al collo).
Ti ringrazio per tutto il bene, Rita! (va da Allmers e gli prende la mano) Sii felice, mille, mille volte!
Allmers
(adagio, con la massima tensione).
Cosa vuol dir ciò, Asta? Ha tutta l’aria di una fuga.
Asta
(con apprensione contenuta).
Già, Alfredo, è una fuga.
Allmers.
Una fuga da me?
Asta (piano).
Una fuga da te, e da me medesima.
Allmers (indietreggiando).
Ah! (Asta corre verso il fondo e prende a discendere il sentiero. Borgheim agita il cappello e la segue. Rita s’appoggia allo stipite della porta del pergolato. Allmers in preda a profonda agitazione, va al parapetto, e vi si ferma guardando in basso, fissamente. Pausa).
SCENA IV. Allmers e Rita.
Allmers
(si volta e dice con calma forzata:)
Ecco il vapore. Là, Rita.
Rita.
Non mi regge il cuore di guardare.
Allmers.
Non ti regge il cuore?
Rita.
No. Perchè ha un occhio rosso. E anche uno verde. Occhi grandi, ardenti.
Allmers.
Eh, via; sono soltanto i fanali, lo sai pure.
Rita.
D’ora innanzi son occhi... per me. Fissano, fissano sempre.... sempre dall’oscurità, nell’oscurità.
Allmers.
Adesso, il vapore approda.
Rita.
Ma dove approda stasera?
Allmers (avvicinandosi).
Ebbene, allo sbarcatoio, come al solito.
Rita (drizzandosi sulla persona).
Ma come può approdar colà!
Allmers.
Ma non può far altrimenti.
Rita.
E fu appunto là che Eyolf...! Com’è possibile che approdino là?
Allmers.
La vita è spietata, Rita.
Rita.
Gli uomini non han cuore. Non han riguardo di niente. Nè dei vivi nè dei morti.
Allmers.
In questo hai ragione. La vita! Essa continua sempre per la sua strada. Proprio come se non fosse successo nulla.
Rita (guardando innanzi a sè).
E non è proprio successo nulla.... agli altri, s’intende. Soltanto a noi.
Allmers (ripreso dal dolore).
Già, Rita, a cosa ha giovato che tu lo mettessi al mondo con tanto dolore. Perchè adesso se n’è andato via.... di lui non resta traccia.
Rita.
Non riescirono che a ripescar la gruccia.
Allmers (impetuoso).
Ma sta zitta! Che non senta più quella parola!
Rita.
Ah, non posso sopportare il pensiero che non l’abbiamo più.
Allmers (freddo e con amarezza).
Ma potevi ben fare facilmente a meno di lui, quando l’avevi ancora. Per delle mezze giornate intere non lo guardavi nemmeno.
Rita.
No, perchè allora sapevo bene che potevo vederlo quanto volevo.
Allmers.
Già, e in questo modo abbiamo dissipato la breve convivenza col piccolo Eyolf.
Rita (ascoltando con angoscia).
Senti, Alfredo! La campana suona di nuovo!
Allmers.
È la campana di bordo. Il vapore sta per partire.
Rita.
Ah, non voglio parlar della campana. Mi ha risuonato negli orecchi tutta la giornata. Ecco che suona di nuovo.
Allmers (avvicinandosele).
Ti sbagli, Rita.
Rita.
No, lo sento benissimo. Pare che suoni a morte. Lento, lento, e sempre le stesse parole.
Allmers.
Parole! Che parole?
Rita (battendo il tempo).
“Là galleggia la gruc-cia, la gruc-cia„. Ma anche tu dovresti sentirlo.
Allmers (scuotendo la testa).
Non sento niente. È un’allucinazione.
Rita.
Ah, puoi dir quel che vuoi. Io lo sento benissimo.
Allmers (guardando dal parapetto).
Adesso son a bordo. Il vapore è già in moto verso la città.
Rita.
Ma come è possibile che tu non lo senta? “Là galleggia la gruc-cia, galleggia la....„
Allmers (avvicinandosele).
Ma non star lì ad ascoltar ciò che non esiste. Asta e Borgheim son a bordo, ti dico. Già in viaggio; Asta non c’è più.
Rita (guardandolo con ritrosia).
Adesso te ne anderai presto anche tu, Alfredo?
Allmers (presto).
Cosa intendi dir con ciò?
Rita.
Che tu seguirai tua sorella.
Allmers.
Asta ha forse detto qualcosa?
Rita.
No. Ma hai detto tu stesso che fu il pensiero di Asta che ci riunì.
Allmers.
Sì, ma tu, tu stessa, mi vincoli a te con la vita in comune.
Rita.
Ah, ai tuoi occhi io non son più, non più così meravigliosamente bella.
Allmers.
La legge della evoluzione potrebbe finir col tenerci insieme.
Rita (lentamente).
Certo, una evoluzione si compie adesso in me. È un sentimento così doloroso.
Allmers.
Doloroso?
Rita.
Sì, è come una specie di nascita.
Allmers.
Appunto ciò, oppure una risurrezione. Il passaggio ad un’esistenza più alta.
Rita
(guardando con esitanza innanzi a sè).
Già, ma così si perde la felicità, la felicità di tutta la vita.
Allmers.
In questo, la perdita è appunto il guadagno.
Rita (vivacemente).
Ah, parole! Gran Dio, alla fine non siamo altro che poveri abitanti di questo mondo.
Allmers.
Siamo anche un po’ imparentati col cielo e il mare, Rita!
Rita.
Forse tu. Io no.
Allmers.
Oh, sì. Tu ancor più che non t’immagini.
Rita (avvicinandosi di un passo).
Senti un po’ Alfredo, non sarebbe proprio possibile che tu ti rimetta al tuo lavoro?
Allmers.
Al lavoro che tu hai sempre detestato?
Rita.
Adesso son diventata più ragionevole. Per me son disposta a dividerti col libro.
Allmers.
Perchè?
Rita.
Soltanto per poterti conservare da me. Soltanto presso di me, voglio dire.
Allmers.
Ah, posso giovarti così poco, Rita.
Rita.
Forse, io posso aiutarti.
Allmers.
Nel lavoro, vuoi dire?
Rita.
No, a continuare la vita.
Allmers (scuotendo il capo).
Mi sembra di non aver più vita da continuare.
Rita.
Ebbene, per lo meno a sopportare la vita.
Allmers
(cupamente guardando al suolo).
Credo che sarebbe meglio per tutti e due se ci separassimo.
Rita
(guardando, scrutandolo dello sguardo).
Dove vorresti allora rifugiarti? Forse da Asta?
Allmers.
No. D’ora innanzi, mai più da Asta.
Rita.
Dove, dunque?
Allmers.
Nella solitudine, in alto.
Rita.
Tra i monti, vuoi dire?
Allmers.
Sì.
Rita.
Ma queste non son altro che fantasticherie, Alfredo! Lassù non potresti nemmeno vivere.
Allmers.
Eppure, bisogna che io salga!
Rita.
Perchè? dimmelo!
Allmers.
Siediti. Ti voglio raccontare una cosa.
Rita.
Qualcosa ch’è capitato a te?
Allmers.
Sì.
Rita.
E che tu hai taciuta ad Asta ed a me?
Allmers.
Sì.
Rita.
Ah, sei sempre così chiuso in te stesso! Non dovresti esser così.
Allmers.
Siediti che te la racconti.
Rita.
Sì, sì, ascolto (si mette a sedere sulla panca davanti al pergolato).
Allmers.
Ero solo, lassù, in mezzo alle più alte montagne. Mi trovai innanzi a un gran lago, desolato. E bisognava che il lago, l’attraversassi. Ma non lo potevo. Non c’era nè un battello, nè anima viva.
Rita.
Bene. E poi?
Allmers.
Allora mi avventurai a caso in una valle laterale. Così, m’immaginavo di poter passare sulle alture, tra le cime, e poi ridiscendere dall’altra parte del lago.
Rita.
Ti perdesti senza dubbio, Alfredo!
Allmers.
Sì. Perchè non c’era nè una strada nè un sentiero. E allora camminai tutto il giorno, e anche tutta la notte. E alla fine credevo che non sarei arrivato mai più in luoghi abitati.
Rita.
Non più a casa da noi! Oh, ma son sicura che i tuoi pensieri erano tra noi.
Allmers.
No, non c’erano!
Rita.
No?
Allmers.
No. Era così strano. Mi pareva che vi foste tanto allontanati da me, tanto tu quanto Eyolf. E anche Asta.
Rita.
Ma a cosa pensavi allora?
Allmers.
Non pensavo a niente. Camminavo incessantemente e mi trascinavo avanti, lungo i precipizi, e godevo il sentimento della morte in tutta la sua serenità.
Rita (scattando in piedi).
Ah, non usare simili espressioni per una così orribile cosa!
Allmers.
Erano i miei sentimenti. Non la minima apprensione. Mi pareva che io e la morte procedessimo come due buoni camerati. Era così naturale; tutto, ma tutto, mi pareva allora così semplice. Nella mia famiglia non si suol divenir vecchi.
Rita.
Ah, non ne parlare, Alfredo! Perchè in conclusione scampasti sano e salvo.
Allmers.
Certo; ad un tratto oro arrivato dall’altra parte del lago.
Rita.
Quella fu per te una terribile notte, Alfredo. Adesso ch’è passata non lo vuoi confessare nemmeno a te medesimo.
Allmers.
Quella notte maturò il mio proposito. E perciò senz’altro me no tornai direttamente a casa, da Eyolf.
Rita.
Troppo tardi!
Allmers.
Appunto. E quando poi.... quando il.... compagno di viaggio venne, e lo prese con sè, allora ebbi raccapriccio di lui, di tutto, sopratutto di quello che non osiamo confessare. Siamo tutti e due tanto presi nelle pastoie della vita!
Rita (con un lampo di gioia).
Già, non è vero! Anche tu. (gli si avvicina) Ah, viviamo insieme il più a lungo possibile!
Allmers (alzando le spalle).
Vivere! E non aver niente che possa riempire la vita. Ovunque guardo, tutto è squallido e desolato.
Rita (angosciosa).
Ah, prima o poi, tu mi abbandoni, Alfredo! Lo sento! E te lo leggo anche in viso! Mi abbandoni.
Allmers.
Col compagno di viaggio.... credi....
Rita.
No.... credo qualcosa di peggio.... Mi abbandoni spontaneamente. Perchè qui, da me, credi di non aver nulla per cui tu possa vivere. Rispondi! Non è il tuo pensiero?
Allmers (guardandola fissamente).
E se lo pensassi? (Dall’interno si ode rumore e voci lontane, minacciose. Allmers s’avvicina al parapetto).
Rita.
Cosa sarà mai? (agitata) L’han ritrovato!
Allmers.
Lui non lo ritroverà mai nessuno.
Rita.
Ma cosa è dunque?
Allmers (riavvicinandosi).
Una semplice baruffa, al solito.
Rita.
Giù, alla spiaggia?
Allmers.
Sì, quest’intero villaggio dovrebbe andar distrutto. Or son tornati gli uomini a casa, ubbriachi come d’abitudine e picchiano i bambini. Senti come i bambini strillano! Le donne domandano aiuto.
Rita.
Mandiamo qualcuno giù ad aiutarle?
Allmers (duro ed imperioso).
Aiutare loro che non aiutarono il piccolo Eyolf! No, nemmeno se perissero tutti, come han lasciato perire Eyolf!
Rita.
Ah, non devi parlare così, Alfredo! Non devi aver questi pensieri!
Allmers.
Non posso pensare altrimenti. Bisognerebbe demolire tutte quelle vecchie baracche.
Rita.
E cosa avverrebbe di tutta quella povera gente?
Allmers.
Bisognerebbe ben che se n’andassero altrove.
Rita.
E i bambini?
Allmers.
Che importa, ove vadano a finire?
Rita (in aria di rimprovero).
Ti fai forza per mostrare tanta durezza, Alfredo!
Allmers (vivacemente).
D’ora innanzi ho il diritto d’esser crudele. Ed è anche il mio dovere!
Rita.
Il tuo dovere?
Allmers.
Il mio dovere verso Eyolf. Non deve restar invendicato. Senti quel che ti dico Rita! Bisognerebbe che tu spianassi al suolo tutte quelle case, quando io non ci sarò più.
Rita (fissandola con sguardo penetrante).
Quando non ci sarai più?
Allmers.
Allora avrai almeno qualche cosa con cui occupare la tua vita. Bisogna ben che tu l’abbia.
Rita (risoluta).
In questo hai ragione. Bisogna che l’abbia. Ma immaginati un po’ che cosa farò quando tu te ne sarai andato?
Allmers.
Ebbene, cosa?
Rita (lentamente e risoluta).
Appena tu m’avrai lasciata, scendo alla spiaggia e prendo qui in casa da me tutti quei poveri bambini abbandonati. Tutti quei bambini derelitti.
Allmers.
Che cosa vuoi farne?
Rita.
Voglio tenerli con me.
Allmers.
Tu!
Rita.
Sì, io. Dal giorno che m’avrai lasciata, saranno tutti qui, come se fossero miei figli.
Allmers.
Invece del piccolo Eyolf!
Rita.
Già, invece del piccolo Eyolf. Staranno nella stanza d’Eyolf. Leggeranno nei suoi libri. Giuocheranno con i suoi giuocattoli. Siederanno a turno sulla sua sedia a tavola.
Allmers.
Ma è una follia! In tutto l’ampio mondo, non conosco nessuno meno capace di te a questo còmpito.
Rita.
Allora, bisogna pure che mi ci educhi. Che mi ci avvezzi.
Allmers.
Se tu dici questo proprio sul serio, bisogna che una evoluzione si sia compita in te.
Rita.
E così è. È l’opera tua. Tu hai prodotto in me un vuoto. E bisogna ben che tenti di riempirlo con qualche cosa. Con qualche cosa, che arieggi in certo qual modo l’amore.
Allmers.
(resta un tratto sopra pensiero, poi la guarda).
In realtà, non abbiamo mica fatto molto per quella povera gente laggiù.
Rita.
Non abbiamo fatto niente.
Allmers.
Abbiamo appena pensato a loro.
Rita.
Mai pensato a loro con interesse.
Allmers.
Noi che avevamo “i monti d’oro„.
Rita.
Le nostre mani erano chiuse per essi. E i nostri cuori anche.
Allmers (annuendo col capo).
Allora non abbiamo forse nemmeno il diritto di lagnarci se non misero a repentaglio la vita per salvare il piccolo Eyolf.
Rita (adagio).
Pensaci bene, Alfredo. Sei proprio certo che noi stessi l’avremmo avventurata!
Allmers
(colpito, tentando di stornare il discorso).
Ma non dubitarne nemmeno, Rita!
Rita.
Oh, siamo anche noi esseri mortali, sai.
Allmers.
Cosa t’immagini in realtà di fare per tutti quei bambini perduti?
Rita.
Anzitutto bisognerà bene che tenti di addolcire, di nobilitare la loro sorte.
Allmers.
Se ti riescirà, allora il piccolo Eyolf non sarà nato inutilmente.
Rita.
E non ci sarà nemmeno stato ripreso inutilmente.
Allmers (guardandola).
Bisogna però che tu ti persuada di una cosa, Rita. Non è mica l’amore che ti spinge a tutto ciò?
Rita.
Certo, per lo meno, non ancora.
Allmers.
Ma allora, cos’è in realtà?
Rita (evasivamente).
Parlavi tanto spesso con Asta della responsabilità umana.
Allmers.
Pel libro, che tu detestavi.
Rita.
Il libro lo detesto ancora, ma ascoltavo sempre quando ne parlavi. E adesso voglio continuare io stessa la prova. A modo mio.
Allmers (scuotendo il capo).
Non è a causa del libro non finito.
Rita.
No, ho ancora un altro motivo.
Allmers.
E quale?
Rita
(adagio, con un lieve sorriso).
Voglio propiziarmi i grandi occhi sbarrati, sai.
Allmers
(colpito, guardandola con fermezza).
Non potrei esserci anch’io? E aiutarti, Rita?
Rita.
Lo desidereresti?
Allmers.
Sì, se sapessi soltanto, se potessi....
Rita (esitando).
Ma allora bisognerebbe ben che tu restassi qui.
Allmers (adagio).
Proviamo se la cosa ci riesce....
Rita.
Proviamo, Alfredo. (Entrambi restano un tratto in silenzio. Poi Alfredo va alla bandiera e l’issa sin in cima all’asta. Rita resta vicino al pergolato e lo osserva in silenzio).
Rita.
E allora vedrai che di tanto in tanto avremo anche noi i nostri giorni di letizia, di festa....
Allmers (internamente commosso).
Allora ci accorgeremo forse della presenza degli spiriti.
Rita (mormora).
Degli spiriti?
Allmers.
Sì, allora quelli che abbiamo perduto saran forse con noi.
Rita (annuendo del capo lentamente).
Già, il piccolo Eyolf, e anche il tuo grande Eyolf.
Allmers
(fissando lo sguardo nel vuoto).
Chi sa che di tanto in tanto sul cammino della vita non ci sia dato scorgere come un barlume di loro.
Rita.
Dove dobbiamo guardare, Alfredo?
Allmers
(posando lo sguardo su di lei).
In alto.
Rita (annuendo del capo).
Sì, sì, in alto.
Allmers.
In alto, verso le cime, verso le stelle, e verso il silenzio infinito.
Rita (gli porge la mano).
Grazie!
Fine.