(Si picchia alla porta di destra. È l’ingegnere Borgheim: entra rapidamente. È un giovane di circa 30 anni, dal portamento franco e dall’aspetto robusto e lieto).
Borgheim.
Buon giorno, buon giorno, signora mia! (scorge Allmers e si ferma piacevolmente sorpreso) Cosa vedo! Di ritorno, signor Allmers?
Allmers
(stringendogli la mano).
Già, son arrivato stanotte.
Rita.
Oh! Non gli avrei concesso una maggiore vacanza, signor Borgheim.
Allmers.
Ma no, Rita.
Rita (avvicinandosi).
Ma sì, certo. Il suo permesso era scaduto.
Borgheim.
Vedi, vedi; così tiene a freno suo marito, signora?
Rita.
Tengo ai miei diritti e tutto deve ben aver un fine.
Borgheim.
Oh, oh, non tutto, spero. Buon dì, signorina Allmers!
Asta (freddamente).
Buon giorno.
Rita
(guardando Borgheim).
Non tutto, dice lei?
Borgheim.
Per conto mio, son persuaso che nel mondo c’è qualcosa che non finisce mai.
Rita.
Intende certo parlare delle affezioni e sopratutto dell’amore?
Borgheim (con calore).
Penso a tutto ciò che è buono e bello!
Rita.
E che non finisce mai! Bene, pensiamoci pure. Speriamo in ciò, tutti insieme.
Allmers
(andando verso di lui).
Ha finito la costruzione delle nostre strade?
Borgheim.
Sì, ieri è stato l’ultimo giorno. C’è voluto abbastanza tempo. Ma, Dio sia ringraziato, le abbiamo finalmente compite.
Rita.
E per questo è così lieto?
Borgheim.
Certo!
Rita.
Ebbene, questa sua letizia non è lusinghiera per noi.
Borgheim.
Cosa intende dire, signora?
Rita.
Via: non avremo più il piacere di vederla, perchè non capiterà più tanto spesso da queste parti.
Borgheim.
Ha ragione, a questo non ci avevo pensato.
Rita.
Via, di tanto in tanto verrà bene a farci una visita.
Borgheim.
No, pur troppo mi sarà impossibile per lungo tempo, lo temo.
Allmers.
Davvero! e perchè?
Borgheim.
Ho assunto un nuovo, grande lavoro, a cui devo subito metter mano.
Allmers.
Ma bravo! (stringendogli la mano) Ne ho proprio piacere.
Rita.
Tante felicitazioni, tante felicitazioni, signor Borgheim!
Borgheim.
Basta, basta, in realtà non dovrei ancora parlarne, ma ce l’avevo lì nel gozzo! Si tratta della costruzione di una strada difficile, lassù al nord. Si devono valicare diversi monti, ci son ostacoli incredibili da superare! (eccitato) Ah! il mondo è pur bello, e che fortuna essere ingegnere per poter compiere simili lavori.
Rita
(lo considera con un sorriso scherzoso).
È soltanto a causa del lavoro che oggi ci capita qui fuori di sè dalla gioia?
Borgheim.
Non soltanto per questo. Penso a tutte le belle e chiare prospettive che mi si schiudono.
Rita (come sopra).
Ah, ah, forse c’è qualcosa di meglio!
Borgheim
(guardando Asta alla sfuggita).
Chi lo sa! Quando la felicità viene, viene come un alito di primavera. (volgendosi ad Asta) Signorina Allmers, vuole che facciamo una passeggiatina, noi due? Così, come usavamo prima?
Asta (presto).
Grazie. Non adesso. Oggi no.
Borgheim.
Eh via, venga! Una semplice passeggiatina! Mi pare d’aver tante cose da dirle prima d’andarmene.
Rita.
Si tratta forse di qualcosa di cui non può parlare davanti a gente?
Borgheim.
Hem, secondo.
Rita.
Ebbene, può parlare anche sotto voce. (a mezza voce) Asta, va dunque.
Asta.
Ma, cara Rita....
Borgheim
(con accento di preghiera).
Signorina Asta, pensi che è forse l’ultima nostra passeggiata per molto, molto tempo.
Asta
(prendendo il cappellino e l’ombrellino).
Ebbene, facciamo un giretto in giardino.
Borgheim.
Oh, come le son grato!
Allmers.
E fa anche un po’ attenzione a Eyolf, Asta.
Borgheim.
Ah, Eyolf, lo avevo quasi dimenticato! Ma dov’è egli oggi? Gli ho portato qualcosa.
Allmers.
Giuoca in giardino.
Borgheim.
Proprio! Adesso ha cominciato a giuocare? Prima sgobbava sempre sui libri in camera sua.
Allmers.
Tempi passati. Voglio che divenga un vero uccello di bosco.
Borgheim.
Così va bene! Anche lui deve andare all’aperto, nella bella natura, il poverino! Dio mio, cosa si può fare di meglio al mondo che giuocare?! A me tutta la vita fa l’effetto di un bel giuoco! Vuole che andiamo, signorina Asta? (Borgheim e Asta vanno in giardino, passando dalla veranda).
SCENA VI. Allmers e Rita.
Allmers (osservandoli).
Rita, credi che ci sia qualcosa tra loro?
Rita.
Non so cosa dire. Prima lo credevo. Ma negli ultimi tempi, Asta m’è divenuta così enigmatica, così incomprensibile....
Allmers.
Adesso, durante la mia assenza?
Rita.
Nelle ultime settimane mi ha fatto quest’impressione.
Allmers.
E tu credi che non s’interessi più di lui quanto prima?
Rita.
Francamente, no; non che abbia cessato di stimarlo e di avergli dei riguardi, no, questo non lo credo. (con sguardo scrutatore) Ti contrarierebbe?
Allmers.
Spiacermi, precisamente no. Ma me ne impensierirei.
Rita.
Perchè?
Allmers.
Devi ben considerare che io sono responsabile dell’avvenire di Asta e della sua felicità.
Rita.
Ma che responsabilità! Asta non è mica più una bambina! Mi pare che saprà ben scegliere da sè.
Allmers.
Per lo meno, speriamolo, Rita.
Rita.
Per conto mio, Borgheim sarebbe tutt’altro che un cattivo partito.
Allmers.
Ma, cara Rita! Nemmeno per me, anzi, il contrario. Quantunque....
Rita (continuando).
E sarei proprio contenta che si spossassero.
Allmers.
Tanto contenta?
Rita
(sempre più eccitata).
Si, perchè allora essa dovrebbe andar via con lui. E perchè allora non verrebbe più qui da noi, come adesso.
Allmers
(guardandola malcontento).
Come? vorresti sbarazzarti di lei?
Rita.
Sì, Alfredo, sì!
Allmers.
Ma perchè?
Rita
(passandogli le braccia appassionatamente al collo).
Perchè allora ti avrei finalmente tutto per me! Ma, no, neppure allora, no! non tutto per me! (irrompe in pianto convulso) Ah, Alfredo, Alfredo, non posso stare senza di te!
Allmers
(svincolandosi dolcemente).
Ma, cara Rita, sii ragionevole!
Rita.
Ah, cosa m’importa se son ragionevole o no! M’importa soltanto di te! Di te solo in tutto il mondo! (gettandogli di nuovo le braccia al collo) Di te! di te! di te!
Allmers.
Ma lasciami, un po’, mi soffochi!
Rita (lasciandolo).
Magari lo potessi! (lo guarda con occhi risplendenti) Oh se tu sapessi soltanto come ti ho odiato!
Allmers.
Mi hai odiato?
Rita.
Sì, quando sedevi là nella tua camera e ti lambiccavi il cervello sul tuo lavoro, tardi, molto tardi nella notte. (con rammarico) Così a lungo, così tardi. Oh come odiavo il tuo lavoro!
Allmers.
Ma adesso è passato.
Rita
(ridendo ironicamente).
Già, proprio così! Adesso sei tutto preoccupato di qualcosa di peggio.
Allmers (sdegnato).
Di peggio? Così chiami nostro figlio?
Rita (impetuosa).
Sì, io sì. Nei rapporti tra di noi, lo chiamo così. Poichè il figlio, questo figlio è per giunta un essere vivo. (con crescente passione) Non lo tollero, notalo bene!
Allmers
(la guarda con fermezza e dice sommesso).
Qualche volta ho paura di te, Rita.
Rita (cupa).
Spesso io stessa ho paura di me. E appunto per questo non devi risvegliare ciò che c’è di cattivo nell’anima mia.
Allmers.
Ma per carità. Lo faccio io forse?
Rita.
Sì, lo fai, quando strappi ciò che c’è di sacro tra noi.
Allmers (persuasivo).
Ma rifletti un po’, Rita, è pure tuo figlio, si tratta del nostro unico figlio.
Rita.
Il figlio è solo a metà mio. (di nuovo con passione) Ma tu devi essere soltanto mio. Soltanto e tutto mio! Questo lo posso esigere da te, ne ho il diritto!
Allmers.
Ah, cara Rita, esigere, non giova mai. Bisogna dare tutto spontaneamente.
Rita
(guardandolo piena d’aspettazione).
E questo forse tu non lo puoi più!
Allmers.
No, non lo posso. Bisogna che mi divida tra Eyolf e te.
Rita.
Ma se Eyolf non fosse mai nato?
Allmers.
Allora certo sarebbe un’altra cosa. Allora avrei te sola.
Rita
(piano, con voce tremante).
Allora, vorrei non averlo mai messo al mondo!
Allmers (irrompendo).
Rita, non sai quel che ti dici!
Rita
(tremando dalla agitazione).
L’ho messo al mondo con dolori inauditi. Ma sopportai tutto con gioia, con esultanza, per amor tuo.
Allmers (con calore).
Certo, certo, lo so benissimo.
Rita (risoluta).
Ma questo deve bastare. Voglio godere la vita. Con te. Sempre con te. Non posso ridurmi ad essere soltanto la madre di Eyolf, solo questo, niente altro che questo. Non lo voglio, ti dico! Non lo posso! Per te voglio esser tutto! Per te, Alfredo!
Allmers.
Ma se lo sei già, Rita. Lo sei e appunto per nostro figlio....
Rita.
Ah, tiepide, insipide scuse. Niente altro. Noi sai? questo non fa al caso per me. Darti un figlio, questo l’ho potuto. Ma annientarmi nella maternità di questo figlio, no, ciò non lo so fare. Bisogna che tu mi prenda come sono, Alfredo.
Allmers.
Ma tu volevi pur tanto bene ad Eyolf.
Rita.
Mi faceva tanta compassione. Perchè tu lo trascuravi. Doveva sempre studiare. Ti accorgevi appena di lui.
Allmers
(accennando del capo lentamente).
Sicuro; ero cieco. Il tempo non era ancora venuto.
Rita (guardandolo).
E adesso è venuto?
Allmers.
Sì, finalmente. Adesso m’accorgo che non ho più altro compito al mondo che d’essere veramente un padre per Eyolf.
Rita.
Ed io?... cosa vuoi essere per me?
Allmers.
T’amerò sempre con profondo sentimento (vuole prenderle la memo).
Rita (ritirandola).
Parole, parole, il tuo profondo sentimento. Ti voglio tutto, per intero! E tutto per me! Così come t’avevo nei primi tempi, meravigliosi, inebbrianti. (impetuosa e dura) Mai e poi mai, tollererò che a me tu non dia che gli avanzi del tuo amore, Alfredo!
Allmers (con dolcezza).
Mi sembra però che qui ci sarebbe abbastanza felicità per noi tre, e tanta!
Rita (ironica).
Oh, ti accontenti di poco... (si siede al tavolino di sinistra). E adesso ascoltami.
Allmers (avvicinandosi).
Parla? Cosa?
Rita
(guardandolo con occhi languidi di sotto in su).
Iersera, quando ricevei il tuo telegramma....
Allmers.
Ebbene?
Rita.
Mi sono vestita tutta di bianco.
Allmers.
Sì, t’ho vista.
Rita.
M’ero sciolto i capelli.
Allmers.
I tuoi ricchi capelli profumati.
Rita.
Che mi cadevano sul collo e sulle spalle.
Allmers.
L’ho visto, l’ho visto. Ah, come eri bella, Rita!
Rita.
Sopra le lampade c’erano ventole color rosa. Ed eravamo soli, noi due. Fuori di noi due, nessuno vegliava in tutta la casa. E sulla tavola c’era lo champagne.
Allmers.
Io non ne ho bevuto.
Rita
(guardandolo con amarezza).
No, in questo hai ragione. (ride in modo stridulo)
“Lo champagne era mesciuto, ma tu non l’hai bevuto„
come dice la canzone!
(S’alza dalla poltrona e come se fosse stanca va al sofà, e ci si sdraia a metà).
Allmers
(passeggia su e giù per la stanza e poi si ferma innanzi a lei).
Avevo la mente così piena di gravi pensieri! M’ero proposto di parlare con te della nostra vita futura, Rita! E anzitutto di Eyolf.
Rita (sorridendo).
E ne hai parlato, mio buon Alfredo.
Allmers.
No, non lo potei, perchè tu cominciasti a svestirti.
Rita.
Precisamente, e nel frattempo tu parlavi d’Eyolf. Non te ne ricordi più? Mi domandasti come stava Eyolf di stomaco.
Allmers
(guardandola in aria di gravissimo rimprovero).
Rita!
Rita.
E poi andasti a letto, e dormisti come un ghiro.
Allmers
(scotendo la testa).
Rita, Rita!
Rita
(si sdraia tutta sul sofà e lo guarda di sotto in su).
Alfredo!
Allmers.
E così?
Rita.
“Lo champagne era mesciuto, ma tu non l’hai bevuto„
Allmers (quasi brutale).
No. Non l’ho bevuto. (S’allontana da lei e si mette sulla soglia della veranda. Rita giace un tratto cogli occhi chiusi, immobile).
Rita
(rialzandosi di scatto).
Ma ti voglio dire una cosa, Alfredo!
Allmers (voltandosi).
Cosa?
Rita.
Non dovresti esser tanto sicuro del fatto tuo!
Allmers.
Sicuro? Come mai?
Rita.
No, non dovresti darti così poco pensiero! Non essere così sicuro di tenermi in pugno.
Allmers (avvicinandosi).
Cosa intendi dire con ciò?
Rita
(con labbra tremanti).
Non ti sono mai stata infedele, Alfredo, nemmeno col pensiero. Neppure un secondo.
Allmers.
Non hai bisogno di dirmelo tanto sul serio, Rita; ti conosco benissimo.
Rita.
(con occhi fiammeggianti).
Ma se mi sprezzi....
Allmers.
Sprezzare! Non capisco dove tu voglia arrivare!
Rita.
Oh, tu non capisci di cosa sarei capace, se....
Allmers.
Se?...
Rita.
Se dovessi mai accorgermi, che non t’importa più nulla di me. Che non m’ami più come prima.
Allmers.
Via, mia buona Rita, non consideri l’evoluzione dell’uomo con gli anni? Bisogna bene che una volta o l’altra l’evoluzione si manifesti anche nei nostri rapporti. Per noi, come per tutti gli altri.
Rita.
Per conto mio, mai! E anche da parte tua, non voglio saperne di evoluzione. Non lo sopporterei, Alfredo. Voglio conservarti tutto per me.
Allmers
(guardandola, preoccupato).
Hai un temperamento terribilmente geloso....
Rita.
Non posso mica rifarmi. (minacciosa) Se mi privi di te per altri....
Allmers.
Cosa, allora?
Rita.
Allora mi vendico su di te, Alfredo!
Allmers.
E come?
Rita.
Il come non lo so. Oh sì, lo so troppo bene.
Allmers.
E così?
Rita.
Me ne vado e mi butto via.
Allmers.
Ti butti via, dici?
Rita.
Appunto, lo faccio. Mi butto tra le braccia del primo capitato.
Allmers
(la contempla teneramente e scuote la testa).
Non ne sarai mai capace tu, la mia Rita, onesta, fedele, orgogliosa.
Rita
(buttandogli le braccia al collo).
Oh, tu non sai di che cosa sarei capace se tu... se tu non mi volessi più.
Allmers.
Se io non ti volessi più, Rita? Ma come puoi dire simili cose?!
Rita
(svincolandosi, con un lieve sorriso).
Potrei ben cogliere nelle mie reti lui, l’ingegnere che vien sempre qui.
Allmers (sollevato).
Sia ringraziato Iddio, tu scherzi
Rita.
Nemmeno per sogno. Perchè non lui, come qualunque altro?
Allmers.
No, quello, d’altronde, è già preso.
Rita.
Tanto meglio! Così lo porto via ad un’altra. È proprio quello che Eyolf ha fatto con me.
Allmers.
Il nostro piccolo Eyolf!
Rita
(minacciandolo coll’indice).
Vedi! Vedi bene! Appena tu nomini Eyolf, il cuore ti s’intenerisce e la tua voce vibra! (stringendo le mani, minacciosa) Oh, sarei quasi tentata di desiderare! No, basta di ciò.
Allmers
(guardando angosciosamente).
Cosa desidereresti, Rita!
Rita
(impetuosa, allontanandosi da lui).
No, no. Questo non te lo dico! Mai!
Allmers (avvicinandosele).
Rita! Te ne supplico. Per amor tuo e mio. Non ti lasciar trascinare a malvagi pensieri.
SCENA VII. Detti, Borgheim e Asta.
(Borgheim e Asta risalgono dal giardino. Entrambi sono internamente commossi, ma dominano la loro commozione. Hanno l’aspetto grave e serio. Asta si ferma sulla veranda. Borgheim entra nella stanza).
Borgheim.
Così, adesso io e la signorina Asta abbiamo fatta l’ultima nostra passeggiata insieme.
Rita
(guardandolo perplesso).
Ah! e alla passeggiata non succederà nessun viaggio?
Borgheim.
Sicuro, per quanto mi riguarda.
Rita.
Lei solo?
Borgheim.
Sì, io solo.
Rita
(getta ad Allmers un cupo sguardo).
Lo senti, Alfredo? (a Borgheim) Scommettiamo che la jettatura le ha fatto uno dei suoi tiri?
Borgheim.
La jettatura?
Rita.
Appunto, la jettatura.
Borgheim.
Crede alla jettatura, signora Allmers?
Rita.
Sì, adesso ho cominciato a crederci. Specialmente a quella dei cattivi occhi dei bambini.
Allmers
(piano, sdegnato).
Rita, ma come puoi!
Rita (piano).
È colpa tua, Alfredo, se divengo cattiva e maligna (dalla spiaggia vengono grida confuse).
Borgheim
(va alla porta vetrata).
Che rumore è questo?
Asta
(sulla soglia della porta).
Vedete un po’ tutta quella gente che corre allo sbarcatoio.
Allmers.
Cosa sarà mai?! (guardando un istante fuori). Certo, qualche nuova mariuoleria di quei ragazzacci.
Borgheim
(andando sulla veranda e sporgendosi dalla balaustrata).
Ohe, voialtri ragazzi laggiù! Cosa è successo? (si odono diverse voci rispondere confusamente).
Rita.
Cosa dicono?
Borgheim.
Dicono che è affogato un ragazzo!
Allmers.
Un bambino affogato!
Borgheim.
Un bambino piccolo, dicono.
Allmers.
Ah, quelli sanno tutti nuotare.
Rita
(con un grido d’angoscia).
Dov’è Eyolf?
Allmers.
Calma, calma. Eyolf giuoca senza fallo in giardino.
Asta.
No, in giardino non c’era.
Rita
(alzando le braccia al cielo).
Purchè non sia lui!
Borgheim
(ascolta e grida al basso).
Dite un po’, il bambino di chi?
(Si odono voci indistinte. Borgheim e Asta gettano un grido represso e scendono a corsa nel giardino).
Allmers
(nel massimo turbamento).
No, non è Eyolf! Non può essere Eyolf, Rita!
Rita
(ascoltando dalla veranda).
Zitto, zitto! Bisogna che senta cosa dicono!
(Rita rientra correndo in iscena con un grido straziante).
Allmers (seguendola).
Cosa dicono?
Rita
(accasciandosi nella poltrona di sinistra).
Han detto: Là galleggia la gruccia!
Allmers (quasi paralizzato).
No! no! no!
Rita
(con voce rauca).
Eyolf! Eyolf! Ah, bisogna che lo salvino!
Allmers
(quasi pazzo dal dolore).
Impossibile! Una vita così preziosa! Una vita così preziosa! (scende di corsa nel giardino).