ATTO TERZO.
La medesima camera.
SCENA I.
(Qualche istante di vuoto e di silenzio.)
Barbarello
(entra dalla porta a sinistra con rapidità precipitosa andando verso le scale. Nella foga del correre, sulla soglia della porta in fondo, che è aperta come di consueto, scivola e casca rumorosamente.)
Don Fiorenzo
(venendo sùbito dopo di lui dalla stessa porta a sinistra e vedendolo a terra, lo sgrida:) Eh!... Per forza devi cadere!... Corri così all'impazzata!...
Barbarello
(raccogliendo una lettera che gli è scappata di mano e rialzandosi indolenzito).... Tu... tu hai detto....
Don Fiorenzo
E sempre con quel «tu hai detto...»! Che t'ho detto io?!... T'ho detto di affrettare il passo, non già di precipitarti in cotesto modo selvaggio!... Il solito eccesso di zelo!... E adesso è inutile che tu mi stia a contemplare!... Va, ragazzo mio.... Va.... In fretta, sì, ma, ti prego, senza romperti la nuca, perchè quest'altro guaio sarebbe proprio fuori programma!
Barbarello
(via, correndo, un po' meno rapidamente.)
SCENA II.
Don Fiorenzo
(si mette ad andar su e giù per la stanza facendo dei piccoli gesti nervosi. Indi si ferma presso il tavolino. Riflette senza più gesticolare. — Con risolutezza dà un pugno sul tavolino e conclude:) Ne ho il dovere! (Esce sul balcone, e, alzando il capo, chiama vivamente:) Giulio!... Giulio!...
La voce di Giulio
Che vuoi, Fiorenzo?
Don Fiorenzo
Scendi giù. Dobbiamo discorrere. (Passeggia ancora, finchè non arriva Giulio.)
Giulio
(entrando) Che hai? Sei arrabbiato con me?
Don Fiorenzo
Com'è che supponi che io sia arrabbiato con te?
Giulio
Non è mica difficile di capirlo. La voce con cui mi hai chiamato... la tua fisonomia.... E poi, è già da qualche giorno che vedo maturare la tua arrabbiatura....
Don Fiorenzo
Non è un'arrabbiatura, caro Giulio!
Giulio
No?... E che cos'è?...
Don Fiorenzo
(dopo una breve esitazione inquieta) È che debbo muoverti un rimprovero, molto seriamente!
Giulio
Perbacco! Mi metterai anche in punizione?... In ginocchio sui chicchi di gran turco?...
Don Fiorenzo
Non fare dello spirito. Vedrai che non è il caso.
Giulio
Non avrò commesso un qualche delitto, spero.
Don Fiorenzo
Il ricorrere all'artifizio raffinato di un falso innamoramento per circuire una fanciulla onesta e inesperta è per lo meno... una viltà.
Giulio
(ha un immediato moto di sdegno; ma si padroneggia e piglia un'aria fittizia di noncuranza.) Parli della signorina Annita?
Don Fiorenzo
(con austerità) Di lei parlo, s'intende. Di chi potrei parlare se non di lei?... (Siede, e cerca, anche lui, di moderarsi.) Tu non ignori, Giulio, le ragioni supreme che mi hanno indotto ad aver cura della sua esistenza. Quando cominciai ad accorgermi che tu ritornavi alle tue antiche abitudini per tentare la conquista di quella buona creatura, mi affrettai a confidarti chi fu sua madre e come precisamente da sua madre mi fosse stata inviata affinchè io la proteggessi e le volessi un po' di bene. Credetti che tu, possedendo già la chiave del vecchio nascondiglio dei miei ricordi, avresti sentita l'imponenza di ciò che ti confidavo; credetti che la tua rinascente galanteria d'uomo frivolo e pervertito ne sarebbe rimasta interdetta, ne sarebbe rimasta disarmata.... Ma, purtroppo, non fu così! Con me, da allora, hai ostentata abilmente una completa indifferenza per Annita, e, nel medesimo tempo, alla chetichella, hai cercato di attirartela, assumendo degli opportuni atteggiamenti d'innamorato mite e rispettoso. Dopo quanto ti avevo detto, non mi sarei mai potuto aspettare che tu avresti agito così. Io ne ho avuto maraviglia e rammarico, Giulio, e, se ancora te lo tacessi, come te l'ho taciuto fino a oggi per un ritegno che deploro, mancherei al mio còmpito, e mi parrebbe, per giunta, d'essere il tuo complice!
Giulio
(mettendosi a cavalcioni d'una sedia — con pacatezza dispettosa) Ti faccio notare che per non venir meno al tuo còmpito, tu incorri in una grave scorrettezza, per così dire, professionale.
Don Fiorenzo
Io?!
Giulio
Proprio tu. Da chi l'hai saputo che io abbia cercato di... conquistare la signorina Annita? Visto che con te ho dissimulato abilmente le mie intenzioni, non l'hai saputo che da lei stessa. Sicchè, movendomi un rimprovero in base a ciò che la tua penitente ti ha confessato, tu, sia pure per un ottimo fine, sfrutti il segreto della confessione.
Don Fiorenzo
(sorpreso) Sfrutto il segreto della confessione?!
Giulio
Sicuro! Lo sfrutti, lo tradisci....
Don Fiorenzo
(scattando con orgoglioso furore) Ma che osi dirmi, tu?! Io non ti permetto di ammonire in me il sacerdote! (Poi, pentendosi del suo scatto)... Della signorina Annita io non sono solamente il confessore: ne sono altresì l'unica guida, l'unico appoggio. La mia coscienza è costretta a distinguere l'ufficio del confessore dalla missione di colui al quale la volontà di una moribonda affidò sua figlia. E credo che il tuo buon senso debba riconoscere che questa distinzione è indispensabile.
Giulio
(remissivo) Ti ho detto una stupida malignità; ma non mi sarei neppure sognato di dirtela se tu non avessi usato con me un tono così ostile, così tagliente. Mi sei stato antipatico, ecco! Mi hai stizzito!... (Dopo un istante di pausa, con una certa riluttanza e con un certo pudore, si sforza di dare delle spiegazioni.) Che io abbia voluto tentare di vincere la ritrosia della signorina Annita, quella sua freddezza estatica, quella sua impassibilità di sfinge silenziosa, è vero, ma non è vero affatto che il mio rispetto e la mia timidezza siano un raffinato artifizio. Sul principio, parlando con lei, io sapevo essere disinvolto, vivace, gentile, forse anche ardito. Ma da un pezzo, quando riesco ad avvicinarla, faccio la figura dell'adolescente al cospetto della donna per la quale ha perduto il sonno e l'appetito. Le dico delle parole monche, senza nesso, senza sugo. Non so parlarle di nulla. Non so nemmeno sospirare. E se, per caso, camminandole accanto, urto col mio gomito nel suo, non solo ne arrossisco, ma mi affretto a chiederle scusa tanta è la paura di lasciarle supporre che io l'abbia fatto apposta. Tutto questo, malauguratamente, è sincerissimo! Non ho che farci, io, se la sincerità non è sempre documentabile.
Don Fiorenzo
La sincerità non è sempre documentabile, ma l'indole e il passato di un uomo valgono più di qualunque documento quando si tratta d'interpretare le azioni di lui in un modo piuttosto che in un altro. La tua indole è quella di un gaudente che non è suscettibile se non di modificazioni precarie e di pentimenti effimeri, e il tuo passato è quello di un cinico ed astuto cacciatore di donne!
Giulio
Senti, Fiorenzo. Tu, oggi, ti ostini a trattarmi con una severità esagerata... che io non sono disposto a sopportare. Facciamo così:... parleremo un altro giorno di questa faccenda. (Levandosi) Oggi non sei sereno, non sei calmo.... E giacchè non sono abbastanza calmo nemmeno io, è meglio troncare.... Ti saluto. (Si avvia per uscire.)
Don Fiorenzo
(levandosi, alla sua volta, vivacemente, per trattenerlo) Io ti prego, Giulio, io ti prego di non amareggiarmi di più! Io ti prego di non sfuggirmi!
Giulio
(fermandosi) E io ti prego di lasciarmi andare. Se restassi ad ascoltarti, non ti potrei garantire la mia pazienza.
Don Fiorenzo
(nervoso, ma con un accento supplichevole) Tu non mi farai il torto di non ascoltarmi.... E mi ascolterai senza ribellarti... per non mettere a repentaglio il nostro affetto ... al quale tutti e due dobbiamo tenere come a un tesoro ritrovato.
Giulio
(tentenna il capo, si passa una mano sulla fronte. Indi, lentamente, torna a sedere con sforzata rassegnazione.) E allora, continua.
Don Fiorenzo
Io lo so che non sono calmo, ma come si fa a essere calmi nella mia situazione? Debbo a qualunque costo difendere una creatura che mi è sacra, da un uomo che è mio fratello. E questa situazione è tanto più ardua in quanto che io non capisco chiaramente il giuoco di lui, non capisco a quali pericoli sia ella veramente esposta....
Giulio
A nessun pericolo, Dio buono! Annita è come un corpo di marmo... al quale abbia prestato la sua anima una donna lontana. E quel marmo resterebbe invulnerabile anche se io fossi davvero il sapientissimo seduttore che tu credi.
Don Fiorenzo
(accalorandosi subitamente e assalendolo con gli sguardi sfavillanti di allarme) Ma il giorno in cui si mostrasse proclive ad amarti, tu non le risparmieresti le insidie che potrebbero farla pericolare, e non avresti pietà nè del suo cuore nè del suo onore....
Giulio
Chi te lo dice?! Per la frenesia che ti ha preso di umiliarmi, mi scaraventi addosso le più fantastiche ipotesi. Cerca di guardarmi dentro prima di formulare giudizi sulla mia condotta presente e futura. Non cominci a capire che io mi trovo in uno stato d'animo che esclude assolutamente i mali propositi che vorresti sorprendere in me? Non cominci a capire che io mi torturo per Annita come non avevo mai creduto di potermi torturare per una donna?
Don Fiorenzo
(aspramente) È la prima che ti resiste, ed è perciò che ti torturi. Quello che tu senti per lei non ha nulla di comune con l'amore!
Giulio
(alzando la voce) Ma, insomma, quale prova ne hai per affermarlo con questa convinta sicurezza?! Un uomo della tua serietà dovrebbe ben guardarsi dal correre dietro la sua fantasia come un bambino esaltato!
Don Fiorenzo
(prorompendo) Io ti ripeto che tutta la tua vita ti denunzia! Quello che tu senti per lei non è, non può essere amore! È bensì la curiosità suscitata in te dalla sua virtù adamantina! È la irritazione per la sua resistenza! È la smania di trionfare in una impresa difficile! Ed è, disgraziatamente, anche qualche cosa di peggio. Non ne dubito, io! Sì, è anche qualche cosa di peggio! È il capriccio insoddisfatto, è il puntiglio accanito dei tuoi sensi!
Giulio
(insorgendo con impeto iracondo) Ah, no, basta, adesso! Basta! Basta! Non pare possibile che tu, giudicando tuo fratello, affoghi la tua bontà in calunnie così grette, così malvage e così nauseanti!
Don Fiorenzo
(col gesto di chi riceve all'improvviso un urto formidabile) Giulio!
Giulio
Te l'avevo avvertito di non contare troppo sulla mia pazienza!... Perchè dovrei tollerare più a lungo la tua arbitraria requisitoria? Quello che sento per Annita è degno di lei, e lo proclamo con tutte le forze del mio essere, respingendo fieramente i tuoi sospetti inconsulti. Una volta, no, non sarei stato capace di un simile amore, ed io per il primo lo dichiaro; ma siete stati tu e lei che mi avete in poco tempo ricostruito, siete stati tu e lei che mi avete rinnovato esercitando su me una specie di malìa irresistibile, ed è davvero esasperante l'ingiustizia con cui, ora che mi avete fatto diventare un vostro affine e che per tale dovreste ritenermi, tu mi vilipendi ed ella mi disprezza! Certo, non sono un asceta. Non so amare immergendomi nelle astrazioni cerebrali. I miei sensi gemono, i miei sensi anelano, i miei sensi chiedono! Essi attribuiscono alla persona di quella fanciulla una bellezza eccezionale, una bellezza affascinante, che ella, probabilmente, non ha. Io ho perduta la facoltà di esaminarla, di analizzarla, di valutarla, e, malgrado questo, o appunto per questo, nessun'altra donna, oramai, potrebbe sembrarmi bella come lei, ed io la desidero, sì, la desidero, la desidero, come nessun'altra donna potrò mai più desiderare!...
Don Fiorenzo
(ascolta, attonito, sillaba per sillaba, in una crescente tensione. Ha le sopracciglia tirate in su, la fronte aggrinzita, le labbra tremule.)
Giulio
Ma è ben diverso, caro Fiorenzo, questo mio desiderio dalla cupidigia di cui tu mi accusi e che, senza dubbio, io stesso ho tante volte provata! Questo mio desiderio si muterebbe in ribrezzo, si muterebbe perfino in odio se, per uno strano fenomeno mostruoso, Annita mi si offrisse così, come tutte le donne che per me tradirono un amante o un marito o gettarono alla ventura la loro verginità. E dunque? E dunque? Dov'è il mio capriccio? Dov'è l'accanito puntiglio dei miei sensi? Dov'è? Dimmelo! Dimmelo! Dimmelo, perdio!
Don Fiorenzo
(umiliandosi, annichilendosi) No, Giulio!... No! Riconosco che sono stato orribilmente ingiusto con te.... Riconosco di averti calunniato.... Che devo fare?!... Che devo dirti?!... Me ne pento.... Te ne chiedo perdono....
(Breve pausa.)
Giulio
Mi hai costretto a parlare di cose, che volevo tenere per me, chiuse nel mio cuore. La voce e le parole le guastano... le rendono perfino ridicole.... Se ti preme ch'io non ti serbi rancore d'avermele strappate di bocca, fingi di scordarle e non costringermi a parlarne mai più.
Don Fiorenzo
E pretenderesti che io restassi a contemplare inerte il compassionevole caso che minaccia di atrofizzare la tua giovinezza? Pretenderesti che io mi rassegnassi a non venire in tuo aiuto?
Giulio
Tu non puoi mutar nulla!
Don Fiorenzo
(levandosi con uno slancio inconsapevolmente altero) Ah, lo vedremo se non posso mutar nulla! Io voglio vederti felice, Giulio! Io voglio che ella intenda ed apprezzi profondamente questa adorazione che sinora le hai fatto ignorare! Io voglio che ella sia, in un giorno non lontano, la tua fedele compagna..., la tua sposa devota....
Giulio
Ma bada che diventi matto!
Don Fiorenzo
(infervorandosi sempre più del suo forte convincimento) No che non divento matto!... Stai pur tranquillo! Non divento matto! Un nuovo dovere, diametralmente opposto a quello indicatomi dal mio pessimismo, e più urgente e più bello, mi è ordinato dalla tua rivelazione, e io ti garantisco che lo adempirò! Spetta a me di ottenere che lei ti ami come tu meriti. Spetta a me di ravvivare quel marmo e di farlo vibrare se le sue fibre non sono già, nascostamente, vive e vibranti.
Giulio
Tu stesso non credi alla possibilità di quello che ti riprometti!
Don Fiorenzo
(congestionandosi in un impeto volitivo) Io ci credo, ti dico, come credo alle cose tangibili che stanno davanti ai miei occhi!... Non vedi come sono agitato?!... Non vedi come mi squassano i battiti del cuore?...
Giulio
Ma sì, lo vedo....
Don Fiorenzo
E sai tu che è questo? Lo sai? Lo sai? Lo sai?... È l'esultanza, è l'esultanza febbrile che provo quando mi sento sicuro di essere realmente un po' utile col semplice soccorso della mia logica e della mia volontà, senza le energie affibbiatemi dal Dottor Finizio e senza mettere a soqquadro le sfere celesti!... Per fortuna, potrò anche procedere speditamente, perchè lei è preparata ad avere proprio oggi, qui, non in chiesa, un colloquio decisivo con me....
Giulio
(saltando in piedi) Un colloquio decisivo?!
Don Fiorenzo
Le ho mandato pocanzi un biglietto per mezzo di Barbarello... che, se non mi sbaglio, (tendendo le orecchie) è già di ritorno. La pregavo di recarsi in casa mia e l'avvertivo che prima di parlarle ti avrei interrogato per scrutare il tuo animo. Ah!... ora che io lo conosco a fondo, saprò farlo conoscere a lei come tu non sapresti mai!
Giulio
Non secondare la tua illusione, Fiorenzo, te ne supplico! Non procurarmi il dolore e la mortificazione di un rifiuto reciso!
Don Fiorenzo
(con un involontario scatto di durezza) Io so quello che faccio, e non mi lascerò trattenere dalla tua pusillanimità! (Continuando ad agitarsi in una malsana vivacità esuberante) E Barbarello perchè non sale?... Perchè non sale?... (Va sul pianerottolo e chiama:) Barbarello!... Barbarello!... Che aspetti lì?... Svelto!... Svelto!.. Svelto!
SCENA III.
Barbarello
(giunge affaccendato, zelante, e un po' sorridente. Nel vedere Giulio, si muta. Ha una espressione di diffidenza e di riluttanza e lo guarda in cagnesco.)
Don Fiorenzo
Hai trovata la signorina Annita?
Barbarello
(pronunziando con minore stento del solito) Sì... ho trovata.
Don Fiorenzo
E il mio biglietto?... La mia lettera?...
Barbarello
Sì.
Don Fiorenzo
L'ha letta?
Barbarello
(con un superfluo gesto esplicativo) L'ha letta.
Don Fiorenzo
E non ti ha assicurato che sarebbe venuta sùbito?
Barbarello
(avvivandosi in tutta la persona, trincia l'aria dall'alto in basso con l'indice della mano destra teso verso il pavimento).... Signorina è venuta, e sta giù.
Don Fiorenzo
Bravo Barbarello! Ti si comincia a sciogliere lo scilinguagnolo! Progredisci che è una meraviglia! Falla salire, adesso, la signorina Annita! Falla salire!
Barbarello
(con immediata obbedienza, esce frettolosamente.)
Don Fiorenzo
(a Giulio) Dunque, il tuo diavolo non è poi tanto brutto come tu lo dipingi.
Giulio
Perchè?
Don Fiorenzo
Lei non ha perduto tempo a venir qui.
Giulio
(con ironia) Gran cosa!
Don Fiorenzo
Non sarà gran cosa, ma è certo un piccolo indizio promettente.
Giulio
Oh!... Molto piccolo!
Don Fiorenzo
Sono spesso appena percettibili gl'indizii che preannunziano i fatti più importanti della nostra vita!...
Giulio
(troncando) Il che, per altro, non m'impedisce di andarmene. (Fa per allontanarsi.)
Don Fiorenzo
(afferrandolo per il braccio) Un momento almeno per salutarla. Non c'è scopo di essere un maleducato....
Giulio
Io preferisco di non incontrarmi con lei!... Non m'imporre questo incontro insopportabile!
SCENA IV.
Annita
(entrando, ode le parole di Giulio, e sta per ritrarsi.)
Don Fiorenzo
(scorgendola con la coda dell'occhio e voltandosi d'urgenza) Entrate, Annita!... Ve ne prego.... Può egli preferire di evitarvi, ma sono io che vi ho chiamata.
Annita
(si avanza.)
(Un silenzio.)
Giulio
(rammaricato, imbarazzato) Spero, signorina, che non abbiate attribuito alcun valore alle mie parole. Vi son potute parere sgarbate ed aspre, ma... non le dicevo che a me stesso... per la molestia che ho temuto di darvi incontrandomi con voi....
Don Fiorenzo
(in un tono di gaiezza ostentata) E siccome la signorina Annita si guarda bene dal protestare, a te non resta che sospenderle l'incomodo... della tua presenza.
Giulio
Indubitatamente. (Si avvia difilato verso il fondo.)
Don Fiorenzo
(tra lo scherzoso e il serio) Ah, no! Dove vai, ora?! È necessario che tu mi stia a portata di mano. Avrai la compiacenza di non prendere il largo e di trattenerti nelle stanze del reverendo, che ti autorizza anche a profumarle con le tue sigarette....
Giulio
Ma io mi annoio di rimaner sequestrato in quelle topaie!...
Don Fiorenzo
(accompagnandolo, fino all'uscio, con un braccio sulla spalla) Ti metterai a passeggiare sul terrazzino e guarderai le rondini che s'inseguono. Non ti pare abbastanza divertente nemmeno questo?
Giulio
(uscendo triste e svogliato) Sì, divertentissimo.... Te ne ringrazio!...
SCENA V.
Don Fiorenzo
(chiude. Indi, si fa grave, preoccupato, e appare anche alquanto a disagio e disorientato. — Ma a un tratto intensifica il suo pensiero e il suo proposito. Si rianima, si rieccita, e comincia vivamente:) Ciò che sto per dirvi, figliuola mia, ha un'importanza che forse non saprò esprimere. Io vi esorto a intenderla, a sentirla, escludendo dalla vostra mente il dubbio che il mio affetto fraterno e la mia esaltazione ingrandiscano il vero. C'è un fatto della cui autenticità io mi rendo garante verso di voi. Giulio v'idolatra! Certo, nè io nè voi lo avremmo creduto suscettivo di questa idolatria, di questo meraviglioso amore che tanto si eleva dal basso livello di tutte le sensazioni e di tutti i sentimenti che la consueta mediocrità umana suole agguagliare all'amore. E io vi rivelo, oggi, l'uomo eletto che si è rivelato a me pocanzi, e davanti al quale, con devota ammirazione, io avrei voluto inginocchiarmi. Pensate, Annita! Pensate. È per voi che egli è uscito da quella mediocrità in cui era sempre vissuto, è a voi che egli deve di essersi nobilitato, è a voi che egli deve d'aver sollevato il suo istinto a una magnifica aspirazione!...
Annita
(impressionata, ombrosa, quasi impaurita) Ma io... non ho fatto nulla perchè ciò accadesse.
Don Fiorenzo
E chi ne dubita? Il potere che una donna esercita sopra un uomo non emana dalle azioni di lei e nemmeno dalla sua volontà. È qualche cosa di ineluttabile che non ha nè cause, nè misura, nè freno, e che si compie con la stessa ineluttabilità con cui si compiono tutte le altre forze che governano il creato. Voi, così timida, così solinga, così involontaria, così immota nell'atmosfera dell'umanità, siete stata l'unica donna che lo abbia fortemente e nobilmente innamorato. Il caso..., credete a me,... non è eccezionale. (Gli manca per un istante la lena. — Poi continua:) Ma, intanto, è così bello che non può lasciare indifferente una donna come voi. Nulla avete fatto, voi, perchè accadesse ciò che è accaduto, e appunto questa è la ragione — se anche altre non ce ne fossero — per la quale ciò che è accaduto... deve conquistarvi.
Annita
(in un tono pauroso) Conquistarmi?!... Conquistarmi, no.
Don Fiorenzo
La vostra stessa bontà, la vostra stessa purezza, tutte le vostre virtù, vi trarranno verso l'uomo che le ha sapute rintracciare nei vostri silenzii, che le ha sapute circondare di un sogno tenero e ardente....
Annita
(temendo e difendendosi) No, Don Fiorenzo!... Io sono molto grata al signor Giulio; ma, oltre della mia gratitudine, che può sperare egli?... che può sperare da me?... Diteglielo voi che si dia pace e che non me ne tolga.... Diteglielo voi che si allontani... che si allontani... che se ne vada!...
Don Fiorenzo
(come incalzato da un acuto tormento indeterminabile) Voi lo scacciate?!... Lo scacciate come se egli volesse recarvi offesa?... come se egli volesse contaminarvi?...
Annita
Io non lo scaccio.... So bene che avrei torto di scacciarlo. (Smaniando e stentando a precisare le sue idee) Ma mi sembra... che dovrebbe allontanarsi per la sua tranquillità... se è vero che egli è tanto preso di me... come voi mi assicurate....
Don Fiorenzo
Io non lo farò muovere di qui, Annita, e voi dovete accoglierlo fiduciosamente, dovete accoglierlo con tutta la dolcezza di cui il vostro animo è capace....
Annita
Cercherò d'indurlo a rassegnarsi....
Don Fiorenzo
Ma no! Non è questo che io voglio.
Annita
Gli sarò amica affettuosa....
Don Fiorenzo
Non è questo ch'io voglio!...
Annita
L'amicizia è pur sempre una cosa gentile, è pur sempre una consolazione....
Don Fiorenzo
La vostra amicizia non sarebbe che una irrisione per lui, che palpita, soffre, s'inebbria sotto il dominio della vostra persona inconsapevole. L'amicizia, no! no! no! Non è questo che io voglio!
Annita
E allora?!...
Don Fiorenzo
(diventando, immediatamente, solenne nella persona e pur quasi umile nella voce) Annita, mio fratello, per mezzo mio, vi supplica... di essere la sua sposa.
Annita
La sua sposa? (Sostenendosi al tavolino ha appena il fiato per articolare qualche parola, a cui cerca di dare un accento di volontà ferma e decisiva).... No.... Questo non è possibile!... Non sarà possibile... mai!
Don Fiorenzo
(la osserva con una fissità in cui convergono il suo pensiero, il suo udito e la sua vista. Indi le chiede lentamente:) E desiderate che io gli riferisca sùbito la vostra risposta?
Annita
(abbandonandosi, esausta, sopra una sedia) Sì.
Don Fiorenzo
Sta bene. (Dopo averla, ancora, osservata lungamente, prende una sedia, le siede vicino — e ricomincia a parlarle pacato, insinuante, con paterna intimità.) E se io vi dicessi, Annita, di non esser convinto che voi non possiate, più tardi, pentirvi del vostro rifiuto?
Annita
Crederei di trovarmi, oggi, innanzi a una persona che non mi conosce, non dinanzi al mio confessore, che legge ogni giorno nella mia coscienza.
Don Fiorenzo
Alla vostra coscienza sfugge assai di frequente quello che si chiude nell'enigma del vostro spirito. Limitandomi a leggere in essa, ignorerei di voi tutto quello che voi medesima ignorate. Io vi ho scorti, dianzi, sul viso, i segni di una intima lotta, che appunto sfuggiva alla vostra coscienza. Era una lotta inconsciente e confusa, ma tale che tutte le vostre fibre ne risentivano, torcendosi come fili d'erba sopra un suolo arroventato. E, quando vi ho chiesto categoricamente se dovessi riferire a mio fratello il vostro diniego assoluto, voi avete fatto cadere dal labbro un triste monosillabo, abbattendovi come se, insieme, fosse irreparabilmente caduta tutta la vostra vita.
Annita
Perdonatemi, ma voi... date un'interpretazione erronea a una mia sofferenza passeggera. Siete stato voi che mi avete messa al supplizio. Io ho dovuto lottare contro il vostro fervore, contro la vostra insistenza.... Perciò soffrivo tanto!
Don Fiorenzo
Ma avreste ugualmente sofferto per negare la vostra mano a un altro uomo,... a un altro innamorato, del quale io fossi stato l'interprete con la stessa insistenza, con lo stesso fervore?
Annita
No.... Avrei sofferto meno.... (Correggendosi) Mi sarebbe stato meno penoso.
Don Fiorenzo
E questo non basta a farvi sospettare che amate mio fratello?!
Annita
Ma io non so amare, non posso amare.
Don Fiorenzo
Voi, oramai, lo amate, Annita, e, secondo me, cominciaste ad esserne conquistata fin da quando lo conosceste. Io ricordo che, raccontandomi, talvolta, nella confessione, i colloqui a cui egli vi induceva con pretesti meditati, mentre le vostre parole volevano dinotare una costante serenità, voi eravate molto commossa. Parlavate così fiocamente che si sarebbe potuto credere che temeste d'essere ascoltata dall'aria. Eppure, quel susurrio sommesso non dissimulava al mio orecchio, come forse al vostro, la singolare commozione della vostra voce.
Annita
Se di quei colloqui io mi fossi compiaciuta, ve l'avrei detto.
Don Fiorenzo
Sentivate, per altro, il bisogno di confessarvene!
Annita
Mi pareva che sarebbe stato meglio evitarli. E siccome non avevo questa energia, me ne confessavo... sperando da voi una proibizione per la quale li avrei immancabilmente evitati.
Don Fiorenzo
Speravate una proibizione da me?!...
Annita
Sì. L'aspettavo, anzi.
Don Fiorenzo
(con un forte sobbalzo di maraviglia) E perchè?!... Io non mi son mai proposto d'impedire nè che vi si amasse, nè che voi v'innamoraste!
Annita
Ma da quando venni a pregarvi di aiutare la mia povera anima che andava a tentoni in una oscura solitudine, voi l'aiutaste avvicinandomi a Dio, come voi, insieme con voi. La vostra fede incrollabile creò in me la persuasione profonda che non c'è salvezza fuori di Lui. Il vostro pensiero distaccò il mio da ogni miseria della terra, lo innalzò, lo purificò. Io provai ben presto una letizia senza paura, senza dubbi, senza restrizioni,... e nessun sentimento terreno avrebbe potuto mai più trionfare di me!
Don Fiorenzo
(invaso a poco a poco dal terrore della verità) Ma, dunque?!... Il responsabile del rifiuto che avete opposto a mio fratello sono io!?
Annita
(con inconscienza) No....
Don Fiorenzo
Ma sì! Questo è evidente! Questo è evidente!
Annita
E se anche fosse?... Il signor Giulio si persuaderà che tante donne sono più di me meritevoli del suo immenso amore, e guarirà, mi dimenticherà. Di che vi rammaricate?
Don Fiorenzo
(scoppiando di angoscia) Io mi rammarico di essere il suo nemico, mi rammarico di essere il vostro oppressore!
Annita
Il mio oppressore voi, che mi avete assicurato un bene infinito?!
Don Fiorenzo
Il più funesto degli oppressori! È una REALTÀ terribile che non avevo mai veduta, e me la fanno vedere adesso le parole semplici con cui avete finalmente giustificata la vostra resistenza! (Disperandosi) Me la fanno vedere flagrante! Me la fanno vedere incontestabile!...
Annita
Ma che vi hanno detto le mie parole?! Vi hanno detto che io sono felice.
Don Fiorenzo
(con un accento feroce e lacerante) Voi mi odierete il giorno in cui i vostri istinti scuoteranno il giogo del fanatismo religioso.
Annita
(sorpresa, spaventata) Don Fiorenzo!
Don Fiorenzo
E avrete ragione di odiarmi! Sì! Avrete ragione di esecrarmi! Chi sa quale abisso avrà aperto allora il tempo fra voi e mio fratello! Chi sa quali circostanze vi avranno messi su due cammini divergenti. Egli avrà già dispersi in un pantano i fiori superstiti del suo giardino devastato, e voi sarete lontana da lui, e comprenderete inutilmente di averlo amato sempre e vi struggerete, vi struggerete udendo la voce di questo amore sepolto vivo!...
Annita
Voi non fate che prevedere il peggio per aver motivo di martirizzarvi, per aver motivo di accusarvi....
Don Fiorenzo
(con una veemenza frenetica) E non mi accusa, forse, anche più severamente, lo spirito di vostra madre, dalla quale mi foste affidata e di cui siete voi stessa... l'ombra perenne?!... Io vi ho condotta con una benda sugli occhi fuori del mondo, io vi ho sottratta al fascino di mio fratello col fascino del misticismo, io ho separate l'una dall'altra due esistenze il cui destino era probabilmente di fondersi e di completarsi a vicenda nella benefica comunione della famiglia! (Deprecando, nella disperazione estrema, con gli sguardi al cielo e le mani sul capo arrovesciato) Dio onniveggente, punitemi voi! Non abbiate indulgenza per me!
Annita
(perduta nello sbigottimento) Ciò che voi mi dite non arriva al mio povero cervello, e intanto mi sconvolge, mi sgomenta, mi getta in una nuova desolazione.... È come se, all'improvviso, in una notte nera, una mano invisibile mi trascinasse via da una casa ospitale, da un asilo tranquillo, da un asilo sicuro....
Don Fiorenzo
Lasciatevi trascinar via! Lasciatevi trascinar via! Liberatevi dalla mia suggestione.... Siete ancora in tempo per riafferrare la vostra libertà e la vostra sincerità. La gioia del sacrifizio non è in voi che un equivoco, non è in voi che un deviamento. Nelle estasi ascetiche, si tramuta e prorompe la vostra sensibilità, che è tutta femminile. In quelle estasi i battiti del cuore vi spezzano il petto, la febbre vi infiamma le vene, gli occhi velati di spasimo pérdono la percezione delle cose che vi sono estranee....
Annita
È vero!
Don Fiorenzo
La mente vi si offusca....
Annita
È vero!
Don Fiorenzo
Voi non ragionate più, non pensate più....
Annita
È vero!
Don Fiorenzo
Tutto il vostro essere si abbandona a un delirio di cui vorreste morire perchè vi sembra di vivere, in quei momenti, la vostra vita più bella....
Annita
(commovendosi, inebbriandosi) È vero! È vero!
Don Fiorenzo
(con un grido soffocato) Ebbene, questo è l'amore, Annita! Datelo a chi vi ama sulla terra, voi che lo potete! (Poi spalanca le pupille come atterrito dalle sue parole, e rettifica, spiega, ansimando, smarrendosi).... Io vi parlo così... perchè Dio non vuole l'adorazione delle anime deliranti in una ibrida follia, che gli mentisce, che lo insulta, che lo profana.... È necessario, dunque, che da questa follia profanatrice, alla quale oramai so di avervi sospinta,... io stesso vi salvi.
Annita
(con la voce fioca che le si rompe nel pianto) Ditemi quello che devo fare.... Ditemelo voi.... Io non desidero che di obbedirvi....
Don Fiorenzo
E sia! Accetto ancora la vostra obbedienza, perchè credo fermamente che, questa volta, accettandola, io non vi farò obbedire che al vostro cuore. Voi sposerete mio fratello,... al più presto possibile. La sua giovinezza ridarà alla vostra il bel sorriso scomparso. Nella sua casa troverete una sicurtà e una pace molto più vere di quelle che vi pareva di aver trovate nella tristezza di un confessionale. E tutto ciò avrà risparmiata una menzogna alla religione di Cristo,... un rimorso a me. (Stanco; trafelato, col respiro affannoso) Avete inteso, Annita?... Avete inteso?...
Annita
(con sottomissione, frenando il pianto) Sì.... Ho inteso.
Don Fiorenzo
(respirando come si respira in una tregua dell'asma) Grazie! (Dopo un breve indugio, risolutamente affretta il passo, va fino alla porta a sinistra, l'apre, e, sulla soglia, con la voce abbastanza chiara, grida:) Giulio!... Vieni.
SCENA VI.
Giulio
(comparisce.)
Don Fiorenzo
(se lo stringe al petto fortemente. Poi, se ne distacca, e, avviandolo con dolce atto verso lei, dolcemente lo esorta:) Va.... Parlale tu, ora.
Annita
(sospesa nell'orgasmo strano, non piange più.)
Giulio
(attonito, dubbioso) Ma che vuol dire questo?!...
Don Fiorenzo
... Vuol dire... che ella... sarà tua moglie.
Giulio
(ha un fremito di stupefazione esultante, ma sùbito ridiventa dubbioso. Le si accosta a poco a poco. Con estrema timidità le siede accanto, e vorrebbe interrogarla:).... Annita....
Don Fiorenzo
(rimane indietro, lontano, rimpicciolendosi, contemplandoli.)
Annita
(trema e china il capo. — Di nuovo alcune lagrime le rigano il viso.)
Giulio
(le guarda, e pare che le conti. — Non può, non osa continuare.)
Don Fiorenzo
(si sottrae d'un tratto alla contemplazione. Ma ha tuttora gli occhi fissi, come gli occhi aperti di un cieco. — E, quasi come un cieco, dopo aver preso il cappello dall'attaccapanni, più lieve di un'ombra, inavvertito, per la porta in fondo, dilegua.)
(Sipario.)