Nato, il nostro autore, fra due popoli, l'italiano e il francese, tra due razze, la bianca e la negra, nutrito, dice una sua biografia, di latte sudanese—io credo già che il latte abbia lo stesso colore sotto tutte le latitudini—egli ha voluto in Mafarka, di progenie regale araba, rappresentarvi il tipo dell'eroe, che, per essere, come tutti gli arabi forti, veemente e temerario, non dimentica di essere astuto, previdente e provvidente. La duplice, quasi contradditoria anima dell'arabo è tutta nell'anima eroica di Mafarka il futurista, e, se avete letto il libro (io credo che intero non lo abbiate letto, perchè, se l'aveste letto, non vi sareste limitato a leggere i passi secondo voi offensivi al pudore).
PUBBLICO MINISTERO.—L'ho letto.
AVV. SARFATTI.—Me ne congratulo con voi: fa parte della letteratura europea. Dunque, se avete letto il libro, avrete visto che Mafarka il futurista, fino ad un certo punto, è un eroe umano, cioè a dire con la più raffinata delle astuzie, col più temerario e ardito dei coraggi, egli vince gli avversarî, s'incorona della corona di re, diventa padrone assoluto di un regno contrastato e ambito.
Ma, alla difesa di Tell-el-Kibir, suo fratello Magamal è ferito a morte da un cane rabbioso: l'avete letto voi «Mafarka il futurista», e avete provato l'impressione che il capitolo dei «Cani del sole» sia veramente un grande capitolo di poesia epica? Avete voi mai pensato che chi scrisse quel capitolo non può essere un uomo da mandare in galera? Se non lo avete pensato, peggio per voi! (Applausi fragorosi).
Scusi il Tribunale se sono un po' vivace: dico peggio per lui, perchè è giovane, e si lascia sopraffare da sofismi contro il bello.
Dunque, arrivato ad un certo punto, poichè il solo legame che lo teneva unito a questa terra gli manca e gli manca il modo così tragico, Mafarka diventa un dio; non è più un eroe umano posto in rilievo dalla fantasia dell'autore, diventa un eroe soprannaturale, vorrei dire religioso, se fosse lecito dire tutte queste parole in quest'ora e senza una spiegazione.
E come nella prima metà del libro, (ch'è tutta intessuta di elementi che attengono al paese che viene descritto, alla razza che vi si agita, agli eserciti che vi cozzano), questo eroe umano campeggia sul grande sfondo del quadro, come un eroe antico, classico, come un eroe di Virgilio e di Omero, nella seconda metà del libro diventa un'astrazione filosofica. Mafarka il futurista vuol liberarsi dei vincoli carnali, e concepisce l'idea, mi pare piuttosto grandiosa, di fabbricare un uomo in concorrenza con le donne, di fabbricarlo senza le donne, di dare a questa creatura che dovrà essere la padrona, la soggiogatrice dello spazio e del tempo, che non dovrà più camminare su questa misera terra e trovare in Piazza Beccaria dei rappresentanti del P. M., di dare a questa creatura, che munirà di ali, tutte le qualità necessarie per librarsi alta su queste regioni materiali di tempo e di spazio per essere la vincitrice del tempo e dello spazio. Ora se questo è, ed è veramente, se il Marinetti ha voluto il suo eroe così, se lo ha voluto liberato da questi vincoli, è vero, signor rappresentante del P. M.?, così umani, e qualche volta, ahimè, così dolci, se egli l'ha voluto così,—come poteva contemporaneamente volere l'offesa al pudore? Come poteva volere nello stesso tempo il bianco e il nero, il possibile e l'impossibile? Come poteva volere che Mafarka il futurista, il quale mette sotto i piedi tutto quello che è concupiscenza carnale, si dilettasse, invece, di rappresentazioni sporche ed ignobili, di stupri di negre e di cose di questo genere?
Il libro è stato criticato soltanto in Francia, perchè la vostra sapiente opera è intervenuta subito a impedire che fosse criticato in Italia, e il fine del libro e le intenzioni dell'autore sono così sintetizzati in questa Chronique de la France du Nord, in un articolo a firma di Arturo Maquaire, nome che non appartiene alla letteratura europea, ma che appartiene alla letteratura francese:
«Mafarka è la volontà umana svincolatasi da tutti quei vincoli terrestri che cercavano di trattenere il suo volo verso il cielo, sicuro di non conoscere più il sonno, la vecchiezza e la morte. Voi pensate bene che questa pretesa di liberare l'umanità dalla doppia servitù della paura e della donna, due pericoli davanti ai quali si rannicchiano tutti gli uomini, rischia di far lanciare dei gridi acuti ai passatisti, che tremano e si agitano al solo pensiero di abbandonare per un solo momento, per un secondo, il festino della voluttà, il festino del piacere». (Applausi fragorosi).
Questa è, come è stata capita, come è stata sintetizzata da questo autore e da molti altri, che io passerò a voi, come documentazione della causa, questa è la sintesi filosofica del pensiero di F. T. Marinetti. Il quale è chiamato a rispondere di oltraggio al pudore, per tre capitoli, per tre aneddoti, sostanzialmente. È vero, signor rappresentante del P. M., che voi ne avete letti degli altri; ma questo, se fa parte della vostra cultura futuristica, non fa parte dell'accusa. E i tre aneddoti sono questi: Lo stupro delle negre; Il racconto sotto la tenda; Il ventre della balena; e, se volete, vi do anche il quarto: L'offerta delle vergini al vincitore Mafarka.
Ebbene, io non leggo perchè è tardi; ma quando Mafarka si trova dinanzi allo spettacolo dello stupro delle negre (quattromila negre stuprate nei fossati di Tell-el-Kibir) quando si trova davanti a questa specie di postribolo sotto le stelle, Mafarka vi unisce il suo compiacimento? No: insorge contro i generali sporchi e vigliacchi che volevano demoralizzare l'esercito, ai soldati concedendo: vulve, vulve e vulve (ho detto vulve tre volte e ve ne chiedo scusa). E quando vengono offerte a lui le più belle fanciulle di Tell-el-Kibir, seminude, che si presentano al vincitore con tutte le grazie ed i doni di che le rese belle madre natura, e che, diciamo la verità, avrebbero fatto gola anche a voi, Mafarka il futurista le respinge, non le vuole, le ingiuria. Riconosce che, fin da quel momento, è consacrato al regno e alla vittoria, e non vuole contatti con le donne, che gli farebbero dimenticare il fine ultimo, grande, nobile della sua missione.
E quando, a premio della vittoria, nel Ventre della balena, i sotterranei di Tell-el-Kibir, così chiamati dalla fantasia zoologica del Marinetti, quando nella oscurità due bellissime donne vanno agli uomini per saggiare dove le guiderà l'istinto del sesso, e una è guidata verso di lui, non solo la respinge, ma—Mafarka era un po' esagerato e leggermente selvaggio e brutale—ordina ai suoi schiavi di gettarla nell'acquario, pasto ai pescicani e ai topi del Nilo.
E quando, signor rappresentante del Pubblico Ministero, sotto la tenda, Mafarka narra di quel particolare che voi avete chiamato equino e che doveva trasformarsi in virile, egli lo fa perchè ha bisogno di quell'aneddoto per acuire il desiderio carnale dei negri, i quali, abbrutiti dall'alcool e dalla concupiscenza, e slanciati contro di lui, finiranno poi per uccidersi fra di loro, nello stesso esercito, in un tragico reciproco scambio di colpi di lancia.
E quando voi, signor accusatore, andate anche fuori del campo dell'imputazione, e vi trovate di fronte al vecchio costruttore, il quale, a un certo punto, si libera da una femmina che gli è vicina, e che tiene la sua barba sotto il culo (È necessario questo? Vedremo dopo se è necessario; in ogni modo, era necessario usare una parola dispregiativa in questo momento), che cosa leggete? Ecco: «Si libera da questa donna, gli gronda di sangue il mento, ma specchiandosi in un'acqua madreperlacea sotto la luna, egli gridò dallo stupore al vedersi ringiovanito di trent'anni; il suo corpo era rinvigorito, uno sguardo solo gli bastò per terminare il vascello» (Bravo! Applausi).
Sintesi suprema del romanzo, ch'è tutto un inno alla più grande liberazione dello spirito umano, ch'è tutto una requisitoria contro le basse voglie carnali che tengono l'uomo inchiodato alla terra, ch'è forse una delle più alte parole di speranza e di fede che siano state scritte, suprema parola di giovinezza, di fede, di audacia, illuminatrici della vita! (Applausi)
E allora dove va a finire il dolo?
Ma il Tribunale di Parma—avete cambiato un po' d'opinione alla Procura del Re di Milano?—ha ben giudicato, ha fatto benissimo ad assolvere? Perchè? Forse perchè in quel libro non si dicono delle cose crude? L'ho difeso io assieme con altri colleghi, l'ho difeso con la coscienza di difendere una causa giusta, sono stato felice dell'assoluzione di Notari; ma badate bene che quel libro contiene delle grossissime porcherie; e con la vostra teoria del dolo costituito esclusivamente della coscienza di dire porcherie avrebbe dovuto essere condannato. Avete letto «Quelle Signore?» Non lo avete letto? E, se non l'avete letto, perchè ne dite bene? perchè dite che il Tribunale di Parma doveva assolvere? Se l'avete letto, come potete sostenere il dolo contro il Marinetti, quando, proprio per la ragione dell'intenzione considerata all'infuori della coscienza di dir cose offensive della morale e del pudore, il Tribunale di Parma ha assolto il Notari? Aut aut; o parlate di quello che non sapete, e lodate «Quelle Signore», nella speranza che qui non si possa commentare la sentenza che lo ha assolto; o sapete esattamente quello che dite, e all'assoluzione di Notari, per gli stessi argomenti che voi approvate, dovrebbe conseguire l'assoluzione di Marinetti, su richiesta vostra. Infatti, perchè Notari è stato assolto? Perchè, rappresentando un postribolo, non poteva mica inscenare delle donne oneste, doveva per forza muoversi fra quelle che si dicono donne di piacere, forse perchè loro non ne provano affatto e ne danno poco anche agli altri. Ma, signor rappresentante il P. M. (non potete contraddirmi, perchè il Tribunale non lo permetterebbe, ma ne parleremo poi, da buoni amici), se assolvete nella vostra coscienza il Notari, già assolto, perchè ha rappresentato un postribolo, che voi, naturalmente, non conoscete, e allora per quale ragione non domandate l'assoluzione del Marinetti il quale ha rappresentato una terra che voi non conoscete, persone che non conoscete, climi che non conoscete, latitudini e longitudini che avete solo letto sulla carta, paesi, questo lo san tutti, dove s'agita una vita fatta di brutalità, di voluttà, di sporcizia, tutte cose che eccitano la povera carne umana, come direbbe un predicatore in quaresima. O pretendete che descriva l'Africa come volete voi? Ma egli descrive quello che vide; perchè la realtà dell'artista non è la mia, non è la vostra, è quella che vede lui; questa è la sua realtà. E voi gli dite: tu devi veder l'Africa così e così. (Ilarità. Bene!)
Devo correre, correre affrettatamente, e saltar di palo in frasca.
Eccoci all'offerta in vendita.
Ah! voi dite: «quest'è un sofisma, che può essere sostenuto da Aristo Mortara; non da me». Si può avere una opinione contraria, anzi si deve manifestarla, se la si ha.
Ma badate bene che l'argomento svolto con tanta sottile profondità dall'amico Barzilai non si supera così facilmente. Libro offerto in vendita: perchè la legge non dice venduto?
Perchè se il libro non è specificamente, espressamente offerto, il comperarlo e il leggerlo rientra nelle offese al privato pudore, non è più offesa alla collettività; quando, s'intende, questo libro, esposto, nulla abbia di oltraggioso per il pudore. Le fanciulle, le bambine, i bambini, tutta l'innocente coorte infantile, tutta la legione, diremo così, bianca, può passar davanti a qualunque vetrina e veder la copertina di Mafarka il futurista, senza restar offesa nel proprio irritabile pudore. Perchè una tale lesione avvenga, bisogna comperare un libro osceno, e leggerselo, a domicilio. È chiaro?
A meno che… a meno che il libraio non ecciti gli avventori con l'allettamento della materia grassa celata dalla copertina indifferente e neutrale.
Ecco l'argomento del Barzilai, tratto dall'interpretazione che della legge ha dato Aristo Mortara. Mi par degno, in verità, di essere preso in considerazione, per lo meno, di esser esaminato seriamente dal giudice. I libri, quando sono scritti per i bambini, portano una leggenda, una vignetta, una riga, un qualche cosa che ne indica la destinazione.
Quando Luigi Capuana—e a lui vada la nostra parola di riverente ossequio—questo veterano delle buone lettere, che all'Italia ha dato Il Marchese di Roccaverdina, e Malia, e Giacinta, ed altri romanzi ed altri drammi, che non sono precisamente per i bambini—quando Luigi Capuana ha voluto raccogliere nell'età matura i ricordi della sua fanciullezza, e ha scritto il «C'era una volta…», ha proprio fatto stampare sulla copertina che questo libro era per i bambini. Ma gli altri libri non sono nè per i vecchi, nè per i giovani, nè per gli uomini, nè per le donne: sono per tutti.
«Io prevengo—diceva Swinburne—io prevengo le madri di famiglia che quello che ho scritto non è per le loro piccole bambine. I miei versi sono di un uomo giovane. Pubblicare un libro non vuol dire cacciarlo per forza nelle mani di ogni madre, di ogni balia del Regno Unito, come il cibo più conveniente e necessario alle bambine. A vedere se un libro fa o no per lui ci pensi anche chi deve comperarlo. Caveat emptor.
Si può dire che l'argomento dell'offerta in vendita sia stato dimostrato un sofisma?
Ed a proposito di ciò mi sia consentita un'altra osservazione.
È vero, signor rappresentante del P. M.: basta la potenzialità del danno, basta che un libro offerto in vendita in un modo di cui dovremo discutere, possa offendere il publico pudore; ma non dovete confondere la potenzialità del danno, elemento insito nell'opera, con l'offerta in vendita, elemento estrinseco, posto in essere, normalmente, da altri all'infuori dell'autore.
E mi sia anche consentita una parentesi. Quelle Signore, il giorno in cui s'è presentato difeso da tre o quattro scavezzacolli che rispondono ai nomi di Berenini, di Fabbri, e dell'umile, dirò così, sottoscritto, era stato venduto in un migliaio circa di copie. È bastata la sentenza d'assoluzione per spingerlo a una vendita inusitata e insperata, in Italia; e, varcato l'Atlantico, è diventato nutrimento intellettuale dei lavoratori italiani, al di là dell'Atlantico è stato letto un po' dappertutto e un po' da tutti; e Notari s'è avviato alla celebrità… e a nuovi processi (ne avrà uno il 27 di questo mese), attraverso a una vendita… americana.
Non posso onestamente sostenere che i giudici di Parma non sieno stati efficaci cooperatori di una tal vendita, amichevoli collaboratori del Notari.
Ma dico anche (senz'alcuna amarezza, perchè Marinetti non ha un gran bisogno di vendere): questo libro potete assolverlo, caso mai, tranquillamente, perchè non sarà mai venduto, quale sia per essere la sua sorte, assoluzione o condanna.
Perchè non offende la moralità media (se la offendesse sarebbe avidamente comperato e letto); soprattutto perchè è oscuro di allusioni e di simboli, e, per capirlo e gustarlo, bisogna penetrarvi dentro, esser quasi un iniziato.
E i futuristi, appunto perchè futuristi, non mi sembrano la maggioranza del paese e non lo diventeranno mai. (Mormorii prolungati: «Speriamo di sì!» «No! No!»)
E il libro non sarà comperato perchè urterà sempre contro la moralità media, dal punto di vista letterario, rappresentata così bene dal banchiere Weill-Schott.
«Ho incominciato a leggerlo, mio caro Marinetti, il tuo Mafarka—ha risposto quel simpatico banchiere—ma, l'ho detto anche a te, non sono stato capace d'andare in fondo».—Questo libro simbolico, di eccitazione, grido di guerra, battaglia, sfida, questo libro che contiene il credo di una nuova scuola letteraria ed etica, questo libro non sarà mai pane per i denti del gran numero. Questo libro, destinato ad allietare gli ozii pensosi, ricercanti le profonde ragioni della vita, le alte aspirazioni verso l'infinito, non sarà mai nutrimento e dilettamento di perditempi oziosi e viziosi, di giovinetti guasti il palato e lo stomaco di un qualche mal pornografico.
Io credo, signori, di avere risposto, come era da me, come consentivano il tempo scarso e la stanchezza dell'ora, agli argomenti principali del Pubblico Ministero. Credo di aver aggiunto qualche piccola cosa sfuggita forse alla ricerca sapiente dei due valorosi colleghi, che hanno costruita una mole defensionale intatta ancora.
Ma devo aggiungere un altro argomento, modesto, pedestre, volgare; non se ne abbia a male il mio amico Marinetti: quando faccio l'avvocato, devo fare del passatismo, tutt'al più del presentismo. È un argomento dei più umili. Volete sentirlo?
F. T. Marinetti: «Mafarka il futurista» romanzo, traduzione dal francese di Decio Cinti; «Mafarka le futuriste, roman africain». Ora voi come avete fatto la vostra requisitoria? In sintesi (non entro negli spiragli, nelle pieghe delle vostre argomentazioni), in sintesi, la vostra requisitoria è questa: a me piace o può piacere Mafarka il futurista. Ammetto anche il fine nobile, ma il fine non giustifica i mezzi. C'è la forma, è vero?, la forma che mi offende. Quando voi dite: membro, noi siamo collettivamente offesi; quando voi dite: culo, il nostro pudore è violato. Dante Alighieri dice culo, e Dante Alighieri si legge nelle scuole. Se non erro, il verso è: «Ed egli avea del cul fatto trombetta». Quando Dante Alighieri dice puttana, dice puttana, e non v'è nessuna offesa. È vero che certe scene le ha trattate con reticenza; ma le ha trattate anche con sincerità, e la sincerità richiede, prima di tutto, la parola propria. Io non appartengo alla scuola cui appartiene il mio amico on. Barzilai, cioè io non dico che a questo mondo non si debbono mai dare dei pugni. I pugni non servono a far penetrare nella testa gli argomenti! ci vogliono anche i pugni. (Applausi fragorosi).
Ma l'argomento di diplomatica finezza presentato da quell'artista della parola e della forma che è il nostro amico Barzilai, non attiene alle ragioni della sincerità dell'arte.
L'arte, lo dica Capuana, lo dica chiunque abbia un po' ricercato le ragioni dell'arte nelle grandi opere che ci hanno lasciato i grandi passati, ha bisogno di sincerità, soprattutto nella forma.
Orbene, voi ritenete offesa al pudore per la forma; ma la forma è italiana e voi non avete mai accusato il libro francese. Cappa questa mattina vi parlava di Decio Cinti, quest'uomo fantastico, iperbolico, fuori del tempo e dello spazio, quest'eroe senza sonno, come il figlio di Mafarka, il quale non esiste, perchè c'è una nota della questura che lo dichiara irreperibile, ma che assiste al processo, ed è lì, e risponde al nome di Decio e al cognome di Cinti, e tutti sanno che è un bravissimo giovane, che ha tradotto molto bene questo libro. Quando voi, dunque, dite che colpite il libro per la forma, e vi fermate alla dichiarazione di irreperibilità del signor Cinti, voi avete salvato Decio Cinti, ma non avete salvato la vostra causa contro il Marinetti. Perchè, se pur Decio Cinti non esiste, esiste «Mafarka le futuriste», versato in atti da F. T. Marinetti in persona. E allora va bene che voi perseguitiate «Mafarka il futurista», per citazione diretta, ma un po' di interpreti, di periti franco-italiani, all'udienza, i quali ci dicano se il traduttore ha tradotto bene, questo sì era necessario. Quando vi sentite irritato perchè vi è stampato, per esempio, culo, siete andato a vedere se il libro francese dica culo, o dica, invece, les fesses, le natiche? Quando vi irritate contro la parola membro, avete ben cercato che cosa sia scritto nel libro francese? Avete fermata la vostra attenzione, in esame comparativo, davanti ai due testi?
Perfino il titolo italiano è infedele, perchè nel testo francese è scritto roman africain, e il lettore deve aspettarsi materia africana, costumi africani. In Africa non hanno i pudori che avete voi, sig. rappresentante del P. M., e gli africani, re o non re, tengono molte volte esposta quella cosa che si chiama membro virile, che voi, forse in omaggio al pudore, avete chiamato membro equino. Dunque, qui manca la base dell'imputazione. La sostanza non potete colpirla; la forma non è di Marinetti. Che cosa volete allora? Perchè avete incriminato? In che modo vi presentate all'udienza? Come fate il vostro dovere di Pubblico Ministero? Anche per citazione diretta, non avevate termini per introdurre periti? Non lo avete fatto; peggio per voi. La causa vi sfugge tra mano, vi manca il fondamento dell'accusa. Signori Illustrissimi, ho detto questo perchè mi pareva necessario il dirlo, perchè, se voi risolvete questa preliminare questione, voi non avete nemmeno il bisogno di esaminare il resto. Ed era argomento da dirsi, non si poteva tacerlo, e Cappa e Barzilai lo hanno taciuto, perchè sapevano che dovevo parlare io. E hanno fidato in me, da quei buoni amici che sono, perchè anche questo argomento volgare fosse presentato al vostro giudizio. È giusto, è una punizione che meritavo. Ma, volgare o no, è un argomento contro il quale il P. M. può domandare la parola, anche una volta.
Lei ha ingegno pronto e dica come mai ha creduto di attaccar un libro per la forma, senza curarsi di dimostrare se il testo italiano rispetti fedelmente quello francese.
Ed ora ho proprio finito, signori giudici. Mi risuona ancora negli orecchi una parola di Innocenzo Cappa: se Marinetti fosse stato un frequentatore di salotti mondani, un corteggiatore di donne, un giocatore al tavolo verde, un gaudente, insomma; se non avesse data la sua ardente giovinezza, la sua anima, la sua intelligenza, al lavoro, quasi profugo e consapevole di dover rendersi degno di due patrie, quella che gli ha dato la lingua in cui scrive, quella che gli ha dato il genio che lo muove ed investe la sua opera; se Marinetti fosse stato un piccolo letteratucolo, di quelli che scrivono i sonetti per i ventagli delle signore e per gli ingressi dei parroci, se fosse stato intinto di santità, e fosse andato a messa, se avesse, fra una messa e l'altra, cercato anche la donnetta, se fosse stato uno dei tanti giovani ricchi i quali perdono e disperdono i doni della propria vita in tutto ciò che costituisce l'orgia dei sensi e dell'anima, Marinetti non sarebbe qui. Egli è qui perchè ha lavorato, perchè ha pensato, perchè ha agito. Marinetti è qui, perchè, a un certo momento della sua vita, gli è venuta questa idea: che i letterati non basta che si rinchiudano nella propria stanza, non basta che ricerchino parole peregrine nei dizionari e nei testi, non basta che rincorrano le imagini con le ali della fantasia, ma devono sentire gli impulsi e i fremiti della vita che è intorno a noi e intorno a loro. E in quel giorno egli è diventato il capo del futurismo. Innocenzo Cappa è futurista a metà; Salvatore Barzilai non lo è affatto. Questo non ha nessuna importanza per i signori del Tribunale: io lo sono per intero. (Applausi fragorosi. Mormorii. Discussioni). S'intende che quando leggo il manifesto dei futuristi, ho l'obbligo di interpretarlo. Non vogliono i futuristi distruggere le chiese, i musei, le opere d'arte; vogliono distruggere quel culto del passato che costituisce una tabe nella vita artistica, letteraria, scientifica, politica italiana; vogliono distruggere questa specie di tabe senile per cui in tutti i concorsi è preferito il più anziano, a parità di merito, mentre un paese giovane dovrebbe preferire il più giovane (è giusto, giovanissimo rappresentante del Pubblico Ministero?) Vogliono distruggere una tendenza per cui anche un pezzo di legno, tarlato e brutto, solamente perchè è antico, è degno di venerazione. Vogliono distruggere non i musei, ma tante brutte cose e tanto ciarpame che i musei contengono. Davanti al Leone X di Raffaello o al Giudizio di Michelangelo o a una madonna del Beato Angelico, non prenderanno essi la face per incendiare, la mannaia per abbattere. No: futuristi, passatisti, presentisti, sono tutti riuniti nell'adorazione del bello: ma quando il brutto si vela dell'antico per farsi dichiarare bello, quando il brutto si copre di una targa su cui è scritto: «secoli passati» per imporsi alla supina e stupida ammirazione di quelli che vivono oggi; quando si continua dai poeti, dai pittori, dagli scultori, ad ammannire la vecchia storiella dell'amor sensuale, e si dimentica che freme d'intorno a noi tutta una vita di lavoro umano il quale aspira a raggiungere le più alte vette della vita e della società, oh per Dio! un po' di futurismo che scuota ed abbatta, ed elevi sui frantumi la nuova parola di una nuova umanità, questo futurismo deve avere tutto il consenso della nostra anima, la quale, perchè son passati gli anni, non è per anco nè vecchia, nè infracidita! Del resto, da molti ormai anche in Italia, dopo i comodi dissensi, i poeti futuristi Gian Pietro Lucini, Paolo Buzzi, Cavacchioli, Palazzeschi, Govoni, Armando Mazza, Libero Altomare son presi sul serio. Ed ecco là, ardenti, frementi in quest'attesa, anche i pittori futuristi Russolo e Carrà, con Umberto Boccioni, del quale abbiamo recentemente ammirata la grande esposizione individuale al Palazzo Pesaro di Venezia. (Applausi fragorosi).
E in Francia è considerato come cosa seria perfino da un giornale come il Figaro, che pubblica il Manifesto dei futuristi, redatto da Marinetti, in prima pagina. E quando quella che per ironia e per derisione è stata chiamata dai saputi, dai critici a pagamento, dai giornalisti e dai letterati di princisbecco, la troupe futurista, si è presentata a Napoli, la grande anima nata due volte, risorta alla vita, non appena risorta, parlo di Vincenzo Gemito, scriveva queste parole: «Al caro Marinetti, un saluto e un augurio per la sua nobile missione, di promotore e incoraggiatore del nuovo ideale d'arte in Italia, da un suo amico che ebbe la fortuna di applaudirlo solo fra una turba quando in Napoli lanciò il suo nuovo verbo artistico».—Oh, Marinetti, tu puoi consolarti di molti fischi, di molte male parole, di molti aranci sulla scena, se il vecchio glorioso che ha ripreso il grande scalpello, per cui era diventato, e sarà, auguriamolo con cuore di cittadini italiani, e sarà ancora gloria d'Italia, quando Vincenzo Gemito ha potuto scrivere del futurismo e di te queste parole!
E quando, o signori, tanta nobiltà d'animo, tanto disprezzo di lucro mercantile, è nei futuristi, è in Marinetti, potete domandare la condanna di lui come pornografo? Voi credete che si possa separare così l'opera dall'autore, da ritenere Marinetti un gentiluomo, a cui si può stringere la mano, e Mafarka il futurista un'opera pornografica? Ah, voi credete sul serio che un Tribunale italiano possa scrivere sulla fronte di questo giovane: pornografo, e mandarlo poi in giro nella vita con questa bolletta d'importazione? Voi credete sul serio che un Tribunale italiano possa mandare Marinetti, in nome degli ideali che lo hanno animato, in nome dell'arte che è stata la sua fede e la sua vita, possa mandarlo per il mondo così conciato, che tutti sappiano e tutti vedano che egli è un turpe e vile pornografo, il quale scrive delle cose sporche e brutte per guadagnarvi su un po' di denaro?
Disilludetevi, signor rappresentante del Pubblico Ministero; qui si rende giustizia, non si fanno delle esecuzioni capitali! (Applausi prolungati).
Dichiarazione finale di F.T. Marinetti
Le ultime parole travolgenti di Cesare Sarfatti e la sua entusiastica adesione al Futurismo, producono una violenta agitazione in tutto l'uditorio, già interamente conquistato alla causa dì Marinetti.—Nel gruppo dei Futuristi, un vocìo e un gesticolare frenetico per l'ampia sala nereggiante, chiazzata di ombre e di luci.
IL PRESIDENTE (a Marinetti). Ha altro da aggiungere?
MARINETTI.—Protesto con tutto il mio sangue contro l'accusa assurda e infame!
La Sentenza
Il Tribunale si ritira alle ore 5.55 nella camera delle deliberazioni. Sarebbe difficile descrivere l'agitazione ed i clamori del pubblico nell'attesa della sentenza.—Il Tribunale rientra alle ore 6.20, e il Presidente legge, ascoltatissimo, la sentenza di =assoluzione per inesistenza di reato=.
_Non appena, dalle prime frasi della lettura, i Futuristi ebbero indovinato che il poeta Marinetti era assolto, scoppiò un uragano di applausi. Fu una vera marea di entusiasmo, nella quale l'autore di Mafarka il Futurista, sollevato tra le braccia dei suoi amici, fu portato in trionfo_.
La folla plaudente accompagnò i Futuristi esultanti attraverso le vie centrali di Milano, gridando a squarciagola: Viva Marinetti! Viva il Futurismo!
EDIZIONI FUTURISTE DI "POESIA"
ANNO SESTO ANNO SESTO
POESIA
MOTORE DEL FUTURISMO
Direttore F. T. MARINETTI
ha pubblicato versi inediti dei maggiori poeti contemporanei:
MISTRAL, PAUL ADAM, HENRI DE RÉGNIER, CATULLE MENDÈS, GUSTAVE
KAHN, VIELÉ-GRIFFIN, VERHAEREN, FRANCIS JAMMES, MAUCLAIR,
JULES BOIS, STUART MERRILL, PAUL FORT, LA COMTESSE DE NOAILLES,
JANE CATULLE MENDÈS, RACHILDE, HÉLÈNE PICARD, H. VACARESCO, ecc.
G. D'ANNUNZIO, PASCOLI, MARRADI, BRACCO, BUTTI, COLAUTTI, D. ANGELI, SILVIO BENCO, ELDA GIANELLI, A. BACCELLI, ADA NEGRI, G. P. LUCINI, D. TUMIATI, G. LIPPARINI, CAVACCHIOLI, PAOLO BUZZI, CORRADO GOVONI, A. PALAZZESCHI, LIBERO ALTOMARE, G. CARRIERI.
SWINBURNE, SYMONS, YEATS, FRED, BOWLES, DOUGLAS GOLDRING,
SMARA, ALEXANDRE MACEDONSKI, DEHMEL, ARNO HOLZ, VALÈRE
BRUSSOV, SALVADOR RUEDA, E. MARQUINA, E. GONZALES-BIANCO,
SANTIAGO ARGUËLLO, ecc.
ABBONAMENTO ANNUO: in Italia L. 10—all'Estero L. 15
Ogni numero, in Italia L. 1
Edizioni Futuriste di "POESIA"
L'ESILIO. Romanzo di =Paolo Buzzi=, vincitore del 1º Concorso
di «Poesia»:
Parte Prima: Verso il baleno (elegantissimo volume di
300 pagine con copertina a colori di Enrico Sacchetti) L. 2,—
Parte Seconda: Su l'ali del nembo (elegantissimo volume
di 300 pagine con copertina a colori di Enrico Sacchetti) » 2,—
Parte Terza: Verso la folgore (elegantissimo volume di
500 pagine con copertina a colori di Enrico Sacchetti) » 2,—
L'INCUBO VELATO. Versi di =Enrico Cavacchioli=, vincitore del 2º Concorso di «Poesia» (elegantissimo volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a colori di Romolo Romani) » 3,50
GIOVANNI PASCOLI. Studio critico di =Emilio Zanette=, vincitore del 3º Concorso di «Poesia» (elegantissimo volume con maschera disegnata da Romolo Romani) » 3,50
LA LEGGENDA DELLA VITA. Versi di =Federico De Maria= (elegantissimo volume stampato su carta di lusso) » 3,50
IL VERSO LIBERO.—Parte Prima.—Studio critico di =Gian
Pietro Lucini= (elegantissimo volume di 700 pagine con
acquaforte di Carlo Agazzi) » 6,—
IL CARME DI ANGOSCIA E DI SPERANZA di =Gian Pietro
Lucini= (esaurito a beneficio dei danneggiati del terremoto
di Sicilia e Calabria) » 1,—
D'ANNUNZIO INTIMO, di =F. T. Marinetti= (traduzione dal
francese di L. Perotti)—Esaurito.
LE RANOCCHIE TURCHINE. Versi di =Enrico Cavacchioli=, vincitore del 2º Concorso di «Poesia» (elegante volume con copertina a colori di Ugo Valeri) » 3,50
Edizioni Futuriste di "POESIA"
ENQUÊTE INTERNATIONALE SUR LE VERS LIBRE et MANIFESTE
DU FUTURISME, par =F. T. Marinetti= L. 3,50
REVOLVERATE. Versi liberi di =Gian Pietro Lucini= (elegantissimo
volume di circa 400 pagine, con Prefazione di
F. T. Marinetti) » 4,—
AEROPLANI. Versi liberi di =Paolo Buzzi=, col Secondo proclama
futurista, di F. T. Marinetti (elegantissimo volume
di circa 300 pagine) » 3,50
L'INCENDIARIO. Versi liberi di =Aldo Palazzeschi=, col Rapporto
sulla Vittoria futurista di Trieste (elegantissimo volume
di circa 300 pagine) » 3,50
MAFARKA IL FUTURISTA. Romanzo di =F. T. Marinetti=,
tradotto da Decio Cinti (elegante volume di circa 350
pagine) » 3,50
DISTRUZIONE. Poema futurista di =F. T. Marinetti=, tradotto
in versi liberi (elegante volume di circa 400 pagine) » 3,50
D'imminente pubblicazione:
FUTURISTI E PASSATISTI. Documenti, discorsi e polemiche
(Un volume illustrato di 400 pagine) » 3,—
LES REMPARTS DU PASSÉ. (Un volume illustré de 400 pages) » 4,—
LA VICTOIRE DU FUTURISME. (Un volume illustré de 400 pages) » 4,—
I POETI FUTURISTI
=F. T. Marinetti—G. P. Lucini
Paolo Buzzi—F. De Maria
A. Palazzeschi—E. Cavacchioli
Corrado Govoni—Libero Altomare
Luciano Folgore—E. Cardile
G. Carrieri—E. Manzella Frontini
Armando Mazza,= ecc.
I PITTORI FUTURISTI
=U. Boccioni—C. D. Carrà—L. Russolo Giacomo Balla—G. Severini,= ecc.
I MUSICISTI FUTURISTI
=Balilla Pratella=