inchinandosi profondamente.
Perdonate! Voi Maestà, ed io, leggere insieme, soli... e insieme, soli, rispondere...
Ferdinando sempre muto e pensieroso, con la mimica delle tre dita della mano, esprime l'idea che gli gira in mente dei tre stati in confederazione, e lui che li domina tutti.
Ma sti pazzi di siciliani e di napoletani... è proprio vero che mi odiano?
Verolengo.
Non voi, ma il vostro governo! Abolite gli arbitrii, le ladrerie, le prepotenze, e prima cosa... strappate la polizia dalle mani del gendarme...
Ferdinando
Del Carretto?
Verolengo continuando.
E il potere dalle mani del Monsignore! Scacciate da voi, dal regno monsignor Cocle e tutto l'Ordine!
Ferdinando spaventato.
Zitto! Vattene! Diventi matto?... Sti discorsi oggi, all'antivigilia di Natale!... Ogge che aspetto ccà Monsignore! Ogge, che m'aggio da confessà? Pe chesto nun te volevo manco vedè!
Verolengo.
Ma...
Ferdinando.
Che ma! Si deve dir tutto in confessione! Nun c'è segreto nemmeno di Stato, per la confessione!
calmandosi.
Torna stasera o domani con la lettera
ammiccando l'occhio.
dell'... autografo! Per otto giorno nun me confesso cchiù. Potremo parlà co' tutto comodo dei fatti nuosti.
congedandolo.
Bongiorno, e statte buono!
Verolengo supplicando.
Maestà... Maestà!...
Ferdinando.
Mo' vattenne!
Verolengo.
Ogni ora, Maestà... ogni momento è prezioso!
Ferdinando suona.
Gaetano si presenta sull'uscio.
Ferdinando.
'Na carrozza!
Gaetano via.
Ferdinando.
Stasera si prova la cantata sacra.... aspetto 'a prima donna!
Verolengo per insistere.
Ma...
Ferdinando chiamando.
Tenente Holtmann!
al Verolengo.
c'è chillo stupido del cavalier Andreo e 'u professore pedantone!
Tenente Holtmann si presenta all'uscio del giardino.
Ferdinando continuando al Verolengo.
Nun t'hanno da vedè!
al tenente Holtmann.
Favorite, per suo onore, di accompagnare voi stesso il conte Verolengo.
dà la mano al Verolengo senza guardarlo in faccia.
Bongiorno e statte bono!
il Verolengo e il tenente Holtmann via.
Ferdinando rimane pensieroso.
Carl'Alberto è 'nu trasognato... Sto prevetariello vanitoso di Pio IX è nu giocatore d'azzardo...
picchiandosi col dito in mezzo alla fronte.
Io ce tengo dint' 'a capa tanta robicella!...
risata, poi suona.
Gaetano si presenta sull'uscio.
Ferdinando a Gaetano.
A prima donna, ccà.
Gaetano via.
Ferdinando torna serio, poi, come risolvendosi.
Embè? Il mondo vuol essere canzonato, e nu re, deve sapere meglio degli altri l'arte di canzonarlo!
scrollando il capo, con un sorriso arguto.
Constitution, rivolution.
SCENA SETTIMA.
Gaetano che introduce Rosalia, Fannya e il Castelluccio, Ferdinando, poi di nuovo Gaetano e Alliana.
Ferdinando con molta nobiltà si leva il berretto, che butta sopra una seggiola, e dà la mano alla sola Rosalia, senza inchinarsi.
La Regina oggi è leggermente indisposta. Sarete ricevuta domani.
Rosalia, s'inchina con la reverenza.
Vi ringrazio, Signora, di aver ben accolto il nostro invito, e di avere così ottemperato ad un nostro desiderio!
la guarda con l'occhialetto.
Rosalia inchinandosi di nuovo c. s.
Nel mentre mi sento profondamente commossa e grata per il grande onore ricevuto, sono ben lieta e fiera che la Maestà Vostra si sia degnata di abbassare lo sguardo sopra di me, per rendermene degna, e potere così prendere parte ad una festa che alla Maestà Vostra è particolarmente cara!
Castelluccio che ha seguito il discorsetto con le approvazioni del capo: sottovoce.
Benissimo!
Ferdinando.
Neh! Neh! Non stai 'nteatro p'applaudì!
risata, poi cortesissimo.
Cioè, in questo teatro, che è il mio, voglio avere il piacere, finalmente, di applaudirvi da solo; già troppe volte sono stato costretto a confondere il mio plauso con quello di tutto il pubblico. Andreo! Adesso, batti le mani!
risata.
Questa bella signorina... vostra sorella?... Si chiama?
la guarda con l'occhialetto.
Rosalia inchinandosi c. s.
Fannya...
Ferdinando maravigliato.
Fannyà?
al Castelluccio.
Sto nomme è nu nomme d'opera! Nun ce sta dinto 'u calannario de santi!
Fannya pronta, sorridendo.
Invece sì! Ci sta benissimo!
Castelluccio suggerisce, piano.
Maestà! Maestà!
Fannya facendo un inchino.
Maestà! Mi chiamo Francesca, da Francesca, Fanny, da Fanny, Fannya!... Ci sta benissimo!
Ferdinando.
Ci sta benissimo, facenno nu piccolo viaggetto per arrivarci!
al Castelluccio, sottovoce.
Carina 'a piccerella! Don Gaetano, faccia avvertito il capitano Alliana.
Fannya fa un atto di maraviglia e di gioia.
Ferdinando.
Il capitano Alliana è un amico vostro?
Rosalia.
Lo abbiamo conosciuto, Maestà, in villa, dalla Duchessa di Empoli.
Ferdinando.
Per ciò, ho scelto il capitano Alliana, come vostro cavaliere e vostra guida.
battendo sulle spalle al Castelluccio.
Tu se' troppo nu 'gnorantone. C'è molto da ammirare, oltre il palazzo e il giardino, la galleria, la biblioteca. Il capitano è dottissimo...
a Fannya e a Rosalia, guardandole con l'occhialetto.
ed ama le arti belle... quando sono belle! Vedrete il salone magnifico dei grandi ricevimenti ufficiali: l'ho fatto fare a mie spese...
Gaetano annunziando.
Il capitano Alliana.
introduce Alliana e via.
Alliana fatto il saluto resta fermo, su due piedi.
Ferdinando senza voltarsi continua c. s.
Vi piace la cantata sacra che ho fatto scrivere per voi? È bella assai! Mercadante e Donizetti sono i nostri più grandi maestri!
Siede con un salto sulla tavola e continua a parlare, dondolando le gambe.
Verdi, dopo che ha fatto coll'Alzira... come dite in teatro?
Fannya pronta.
Fiasco.
Castelluccio suggerendo, piano.
Maestà!
Fannya.
Maestà, fiasco!
Ferdinando.
Fias...co. Verdi ha scritto troppa musica; troppa roba! E troppo in fretta! L'organetto non cammina più.
risata.
Voi siete una grande artista, e noi amiamo gli artisti! Tutti i Borboni sono artisti! Mio fratello Leopoldo è scultore; ha fatto persino — la Madonna glielo perdoni — la statua ad un eretico: a Gian Battista Vico! Se avesse fatta 'a vostra, sarebbe stata più bella e di nostro gusto. Invece di farle, io le statue le faccio fa e pe' chesto che sono il re, i miei sudditi me le fanno paga 'n nocchio e anche tutt'e duie!
risata.
Statue... e quadri... Avete sentito parlare di un certo Domenico Morelli?
ad Alliana, senza voltarsi.
Farete vedere i miei quadri del Morelli, capitano professore.
Fannya sorride, ripetendo sottovoce
Professore...
Ferdinando continuando.
Questo Morelli,
picchiandosi col dito in mezzo alla fronte
ha molta roba ccà!
correggendosi.
qui! Io gli raccomando sempre: Don Domì, fa dell'arte e non fa della politica! Ma oltre alle arti, bisogna proteggere le scienze. Il primo Congresso degli scienziati a Napoli, l'ho voluto io, e l'ho inaugurato io, con un discorso mio! E che voce! Fui detto il benigno Giove Tonante. Per altro la passiona ca io tengo più grande è per la musica!
con fine ironia.
Anzi, io vorrei ottenere con una legge che nel mio regno, non si scrivesse e non si leggesse più... altro che musica! Conoscete il buffo Casaccia?... Casaciello? Io ce vado pazzo! E voi pure, mi piacete assai!
saltando giù dalla tavola, e facendo cenno al Castelluccio di seguirlo.
Vi ringrazio, Signora, di avere bene accolto il nostro invito!
a Fannya.
Voi, signorina...
Fannya.
Fannya, Maestà!...
Ferdinando continuando.
Allora diremo: Francesca, Franceschella... Checchina! Tutti i più bei fiori del mio giardino, sono vostri, prendeteli; la luce li ha coloriti e il sole li ha profumati per la vostra giovinezza.
con un cenno del capo al Castelluccio, sottovoce.
Jammo, Andreo!
via seguito dal Castelluccio, senza salutare, senza dare la mano a nessuno.
SCENA OTTAVA.
Rosalia, Fannya, Alliana, poi il tenente Holtmann e Secondo Ufficiale degli Svizzeri, Gaetano, Carmine, Agnese, Servitori, Contadini, il maggiore Müller e monsignor Cocle. In fine Ferdinando.
Fannya con gioia.
Com'è simpatico il Re, e com'è buono! Io ero così inquieta...
a Rosalia.
E anche tu! Invece... Non sembra nemmeno un Re!
a Rosalia, guardandola:
Ma perchè continui anche adesso a non essere allegra, mamm... Sorella, sorellissima mia?...
Rosalia.
Lo sono, cara. Sono contenta, vedendo te, così contenta e allegra!
Fannya.
Sì, sì!! Più che contenta! Più che allegra, mi sento felice, felicissima!... Perchè, poi, eravamo rimasti tutti così male impressionati! Un invito a corte, lo abbiamo accolto come una disgrazia! E anch'io!... Ma di riverbero, vedendo le vostre brutte facce!... Non volevate nemmeno condurmi a Caserta! Invece... come mi piace il Re... E la corte! Quel bel giardino, questo bel palazzo e tanto sole da godere con te...
ad Alliana, e a Rosalia
e con te. Pensare che siamo a Natale ed è un giorno splendido di primavera!... Ah come si respira bene a corte!
Rosalia.
Bambina cara!
Alliana.
Sì, tanto cara e tanto bambina!
Fannya prende prima una mano di Rosalia, poi una mano dell'Alliana, tirandoli verso l'uscio dei giardino.
Andiamo! Andiamo! Andiamo! Andiamo fuori! Andiamo a passeggiare! Andiamo a cogliere tanti bei fiori col signor... professore!
scoppia in una risata.
Professore! E dire che io non ho mai pensato di amare e di essere amata da un pro...fes...sore!... Dio mio, che soggezione!
tocca le labbra con un dito, poi con lo stesso dito indica Alliana, accennando a un bacio.
Più!... Un professore... non ne ho più il coraggio! Più! Più! Più! Soltanto alla Mam...
corre a stringere Rosalia fra le braccia, baciandola forte.
Tutti a mia sorella!
Alliana ride.
Fannya gli va vicino.
O se pure... prima... faremo un patto: non sarò mai chiamata la moglie del signor professore! La moglie del capitano, mi piace molto di più! — Sei in collera?
Alliana ridendo stupito.
No! Perchè?
Fannya
Sii in collera!... Sii in collera!
battendo i piedi per terra.
Lo voglio!
Alliana.
Sono in collera!
Fannya affettuosamente.
Mi fa tanto piacere se sei in collera, così possiamo fare la pace!
gli dà una mano da baciare.
Questa al capitano...
Alliana la bacia.
Fannya gli dà l'altra mano.
E questa al professore!
Alliana la bacia ripetutamente.
Fannya.
Basta! Basta! Basta!
Rosalia ride, poi ritorna inquieta.
Ma... Alberto?... Dove sarà? Come potremo vederlo?
Alliana.
Era qui prima di noi.
Rosalia.
Dal Re?
Alliana.
Sì.
Fannya.
Andiamo a cercarlo!
Alliana.
Non facciamo imprudenze! Lo incontreremo certamente perchè lui stesso cercherà di noi.
Rosalia.
Dunque, credete proprio... che ci siamo tanto spaventati inutilmente?
Alliana.
Certissimo!... Ci siamo un po' montati la testa tutti quanti! Il Re è troppo fiero e superbo. Non vorrebbe mai fingere in questo modo... Voi, non dovete l'invito a corte, altro che alla vostra celebrità!...
Rosalia.
E al maestro Mercadante!... Ah!.. Che gioia riavere la tranquillità... Vi giuro! Il Mercadante, sarà molto contento di me!
ridendo.
E anche il Castelluccio! Mi lascierò baciar le mani in gran mistero e segreto!
sottovoce ad Alliana.
Molte volte è la nostra coscienza turbata, che dà corpo alle ombre. Non è vero, Vincenzo?
Alliana.
La coscienza non c'entra; è l'immaginazione, che vuol far vedere ciò che assolutamente non esiste!
Fannya.
Vi devo dir io, senza tanta profondità di ragionamento ciò che... penso io?... Se questo Re, così allegro e buono, venisse anche a scoprire che il papà... è il mio papà... non ci mangia nessuno dei tre!... Andiamo, dunque, andiamo! Ma intendiamoci, signora guida, niente gallerie, niente quadri! Tutto il giardino e tutti i fiori! I quadri sono belli, quando piove!
si sente il segnale di una tromba da lontano: poi un altro dalla parte opposta; poi il rullo dei tamburi.
Ten. Holtm. e il 2º Ufficiale spalancano la porta del giardino e restano in posizione.
Gaetano dall'uscio a destra, attraversando la scena e fermandosi vicino all'uscio del giardino.
Monsignor Cocle!...
Agnese c. s. dall'uscio del Presepio.
Monsignore!
Carmine c. s.
Monsignore!
nel giardino si vedranno altri servitori e contadini.
Rosalia turbandosi.
Il Cocle?
Alliana.
È naturale; per le feste del Presepio... Per le messe... di Natale!... Andiamo!
indicando l'uscio a destra.
Gli svizzeri di guardia, hanno l'ordine di lasciarmi passare!...
Fannya.
No! Un momento! Lasciatemelo vedere!...
Alliana.
Perchè?... Perchè?...
Rosalia.
Lo vedrai stasera, domani... anche troppo!
Rosalia, Fannya, Alliana, via.
Voce forte dal giardino.
Presentat'... Arm!
tutti s'inginocchiano nel giardino e dentro sulla scena; anche il Tenente Holtmann e il 2º Ufficiale.
Voce forte c. s. più vicino.
Presentat'... Arm!
Si avanzano nel giardino monsignor Cocle, impartendo la benedizione, e il colonnello Müller. Monsignor Cocle è vestito da prete, con una croce d'oro sul petto e con la stella dell'Ordine Costantiniano. Il colonnello Müller a capo scoperto tiene il keppy, con una mano, appoggiato sul fianco. Il Cocle e il Müller si presentano sull'uscio dì mezzo.
Ferdinando entra: ha le spalline e la sciabola: giunto dinanzi al Cocle, s'inginocchia con un ginocchio solo a terra. Il Müller fa altrettanto. Il Cocle, benedice.
SCENA NONA.
Ferdinando, Cocle, Müller, Holtmann, 2º Ufficiale, Gaetano, Carmine, Agnese. Nel giardino Servi, Contadini, e Soldati.
Ferdinando al Cocle.
Monsignore, vi bacio le mani, e umilmente mi prostro, implorando indulgenza e perdono.
Cocle.
Non a me, ma al Signore, che rappresento, per suo volere, sebbene indegno!
sollevandolo.
Io sono. Maestà, il più devoto e sottomesso dei vostri sudditi!
impartisce in giro un'altra benedizione.
Tutti si alzano e si allontanano, meno il Müller, il tenente Holtmann e il 2º ufficiale.
Cocle a Ferdinando.
La buona e savia Regina?
Ferdinando.
Teresa sta à letto, e se raccomanda a vuie, Monsignò, perchè possa ottenere 'a grazia dalla Madonna del Parto, la venerata Schiavotella di Pozzuoli, tanto miracolosa!
Cocle.
Per sua Maestà, rifulgente delle più belle virtù e veramente Pia Regina, noi abbiamo sempre ottenuto specialissime grazie dalla infinita bontà del Signore. Egli ha voluto manifestare il suo pieno aggradimento, per questa vostra seconda unione santificandola con la fecondità, che dà tanta gioia e sicurezza alla vostra casa.
Ferdinando.
Volete, Monsignore?... Su... nelle vostre camere?...
Cocle.
No, no, mai! Non vi deve recare il benché minimo disagio la mia povera persona. Ovunque si trova il Re e la reggia, ovunque si trova un ministro del Signore, è la chiesa...
Ferdinando a Müller.
Come gli altri giorni, nessuno può avvicinarsi: nemmeno Sua Altezza il principe Francesco!
Müller saluta militarmente; parla con i due ufficiali, che manda uno a destra e l'altro a sinistra, poi richiude i battenti.
SCENA DECIMA.
Ferdinando, Monsignor Cocle, Müller.
Ferdinando si leva la spada che depone col berretto sopra la tavola, si apre la tunica sul petto e mostra al Cocle un medaglioncino che ha appeso al collo con una catenella d'oro.
Io tengo ccà i due capelli della Madonna che voi mi avete ottenuto da S. Alfonso. Sempre! Sempe ccà! Non è vero, Monsignore? Con questa reliquia, sto sicuro contro il terremoto, contro 'a jettatura e contro i Fratelli, i Giacobini?
Cocle alza gli occhi al cielo.
Ferdinando inquieto.
Pure co' sta santa reliquia me poterrià capità quacche gruosso guaio?
Cocle.
Quella reliquia, Maestà, tiene rivolti sopra di voi gli occhi della Beata Vergine; voi non dovete mostrarvene indegno, trascurando i suoi ammonimenti.
Ferdinando indicando una poltrona.
Vulite?... Mi sono già preparato, Monsignore.
Cocle.
Prima...
diventa serissimo, come compreso da un pensiero mistico, e recitando sottovoce un'orazione si alza una falda del lungo mantello e la offre al bacio di Ferdinando.
Ferdinando impallidendo.
Il mantello di Sant'Alfonso?
Cocle accennando di sì col capo.
Devo ottenerne nuova forza, per recare a voi la salvezza...
Ferdinando.
Salvezza... dell'anima?
Cocle.
Salvezza dell'anima, salvezza del regno e della vita! Come vostro cugino, Luigi XVI.
Ferdinando indietreggiando con un grido.
Eh?
Cocle.
Il pericolo che correte voi, è ancora più grande!... Il Re martire, il cui capo mozzato dalla mannaia, rotolò dal palco, fra le risate oscene della plebaglia briaca, aveva la rivoluzione alle porte della reggia... Voi...
Ferdinando.
Io? Io?
Cocle.
È già entrata qui col tradimento; è vicina, accanto a voi e già tiene alzata sopra di voi la sua mano lorda di sangue.
Ferdinando tremando, con la voce rotta.
Confessatemi! Confessatemi! Confessatemi!
Cocle.
Ascoltate...
Ferdinando.
Confessatemi! Confessatemi! Prima la grazia! Sono pieno di peccati! No... no, no, non... Non voglio morire in peccato... l'inferno...
Cocle.
Calmatevi... ascoltate.
Ferdinando fuori di sè.
Confessatemi, per Dio!
spaventato dalla bestemmia, segnandosi.
Perdonatemi! Pietà! L'inferno! L'inferno!... L'inferno!
Cocle stende le mani e alza gli occhi al cielo in atto d'invocazione.
Sant'Alfonso...
Ferdinando.
Sant'Alfonso, ma anche la Madonna del Carmine, anche quella ancora più miracolosa di Campiglione...
Cocle avvolge Ferdinando, sempre tremante, nel suo mantello, lo conduce con sè vicino alla poltrona, siede, fa inginocchiare Ferdinando dinanzi a lui, recita una breve preghiera e lo benedice.
Calmatevi, raccoglietevi, da bravo, e incominciate.
Ferdinando sempre tremante e convulso; in fretta.
Ancora... molte volte con la Gnesella... La Regina sta malata!... È peccato, ma non è adulterio, vero? È adulterio soltanto quando si è colti sul fatto e con persone della nostra condizione, vero?
Cocle.
Procurate di non aggravare il peccato con lo scandalo!
Ferdinando.
No, no, no! Scandalo mai! Ho fatto velare la nudità delle statue... Coprire le nudità dei quadri...
Cocle.
E poi? Avanti!
Ferdinando.
Ho peccato ancora gravemente di avarizia contro gli interessi dello Stato...
Cocle.
Offrite in espiazione alla nostra santa Mendica, alla chiesa, non le promesse, ma le prove del vostro ravvedimento.
Ferdinando.
Per l'offerta mi farò consigliare da voi stesso, Monsignò...
Cocle.
E poi?
Ferdinando china il capo con un gemito.
Cocle più forte.
E poi?
Ferdinando precipitosamente.
Dico bugie, ogni giorno, sempre.
Cocle.
Per scherzo? A fin di bene o dettate da mal animo?
Ferdinando.
Nu poco... d'ogne qualità!
Cocle.
Ricordate: il peccato della bugia è tanto più grave, quanto meno, la bugia che dite, può esservi utile. E poi?
Ferdinando fa un sospiro.
Cocle.
E poi?
Ferdinando.
Ah, Monsignore!... Monsignò!... Io non so se è nu peccato... spesso spesso mi pare che... Quando sono calmo, tranquillo... no, ma... certi giorni, ho paura...
balbettando
Ho paura! Ho paura! L'avevo giurato... poi... ho mancato! L'avevo giurato alla povera Maria Cristina, al letto di morte... «Sangue no! Sangue no!» Li vedo, li vedo, Monsignò... Li vedo... i petti squarciati dalle palle... gli occhi vitrei... le bocche contorte... giovani... vecchi... donne... adolescenti... Monsignore... Monsignò! Oh, tutti quei morti! Tutti uniti! Tutti insieme, tutti addosso! È orribile. Mi soffocano!... E poi lei!... Mia moglie... Maria Cristina... «Sangue no!» Lo avevo giurato! Sangue no! Mi pento! Mi pento!
Mi sono pentito! Ho posto un limite alle condanne! Sì, sì! Spenta la ribellione della Sicilia, quando si trattò di domare i moti degli Abruzzi, delle Calabrie, ho imposto io, ho telegrafato io ai giudici delle Commissioni militari, di non fucilarne impiccarne mai più di dieci...
Cocle.
E non mai meno di sei!
Ferdinando singhiozzando, abbandona il capo sulle ginocchia di Cocle.
Cocle dopo aver guardato con occhio freddo e sarcastico Ferdinando.
Maria Cristina di Savoia, era un'anima troppo mite, troppo debole; era nata per il monastero, non per il trono, e le erano ignoti gli obblighi impellenti, i gravi doveri dei sovrani.
Ferdinando.
Infatti... È volata subito in paradiso!... È una santa! Ma una santa, che ho contro di me!
Cocle scrollando il capo.
Santo non potrà mai essere chi non è stato forte contro i nemici della religione! Dio, il Re dei Cieli, non ha pur dato agli stessi suoi angeli, i più eccelsi custodi della sua gloria, le spade lunghe e fiammeggianti? Maria Cristina di Savoia, è stata santificata da quegli stessi preti, perversi e bestemmiatori, che hanno fatto Papa e ingannano Pio IX! Pregate, Maestà, per l'anima di Maria Cristina, pregate perchè un miracolo dello Spirito Santo apra gli occhi al nuovo Pontefice!
Ferdinando afferrando una mano al Cocle e baciandola con grande trasporto.
Potete assolvermi? Potrete assolvermi, Monsignò?
Cocle gravemente.
Nell'atto di firmare una condanna di morte, sentite in voi l'uomo che si vendica, oppure il re costretto a punire?
Ferdinando vivamente.
Il re! Il re!
Cocle.
Allora, non c'è peccato!
Ferdinando.
alzandosi di un balzo, con un grido di gioia.
Sono innocente, Monsignore, so' innocente?
Cocle restando sempre seduto, e prendendolo per una mano, lo fa di nuovo inginocchiare.
Raccoglietevi... e poi?...
Ferdinando.
Ditemi voi, subito, chi mi tradisce?
Cocle.
E poi? E poi?
Ferdinando in fretta.
La collera... L'ira... peccati veniali!...
Cocle severo.
L'ira? È ciò che offende di più l'Agnello Divino.
Ferdinando.
Qualche piccolo mancamento di gola...
Cocle.
Ma la gola, disgraziato, è tra i peccati più bestiali! Vi fa perdere insieme la salute dell'anima e la salute del corpo e vi affretta la morte con i tormenti e lo stridore dell'inferno!
Ferdinando fa un atto di terrore.
Cocle.
Per otto giorni, eviterete qualunque cibo e bevanda che possa solleticare il vostro gusto.
Ferdinando umilmente.
Sì, Monsignore...
Cocle.
Recitate con me un atto di contrizione