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Il tesoro di Donnina

Chapter 45: XLIV. I MILIONI DI MAURIZIO.
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About This Book

A young girl's small but cherished savings provide the thread for a quietly observed tale of domestic life and seasonal ritual. Episodes set during Christmas and beyond trace household routines, neighborhood vignettes, and interactions among relatives and neighbors, balancing gentle humor with sentiment. The narrative emphasizes childhood innocence, intergenerational affection, and careful thrift, while showing how modest hopes and choices ripple through a community. Presented in episodic scenes and warm social detail, the story treats everyday virtues and small dilemmas with sympathy rather than melodrama.

XLIV. I MILIONI DI MAURIZIO.

È un buon spirito quello che ha indotto Mario a frenare l'impazienza fin presso al mezzodì, ed a recarsi prima di quell'ora in casa di Maurizio. Poco fa l'infermo dormiva, ed ora invece padre e figlia parlano appunto di lui.

— Lo ami tanto?...

— Tanto.

— E t'ama?

Vi rispondono il rossore della fanciulla ed un picciol grido di gioia, perchè eccolo, è lui — Mario.

Mario, il quale sembra recar negli occhi due raggi del sole di mezzodì, ed ha nel sorriso, nella scioltezza delle maniere tutta l'aria di chi porta una buona notizia.

— Mario, dice Maurizio porgendogli la destra, spero di non aver più bisogno di medico; non di meno toccami il polso; ho la febbre?

— Nulla.

— E pure me la sento in dosso, una febbre nuova, da cui spero di non guarire mai.

Mario non sa ancora che credere; l'occhio di medico gli dice che quell'uomo è guarito; le sottigliezze degli alienisti gli pongono mille dubbi in capo; sente il bisogno di dar fede a quella gioia, ma ha lo scientifico dovere di dubitarne.

— Tu ami la mia creatura, prosegue a dire Maurizio, ed ella t'ama: io sono l'unico ostacolo alla vostra felicità, non è vero?

È verissimo, come è vero che non si può ragionare meglio di così, nè dire cosa più assennata. Assolutamente Maurizio non è pazzo!

— Ebbene, soggiunge costui dopo breve silenzio, sarete felici; ma non quanto io vorrei...

Si arresta, si turba, sembra pauroso di svelare un ultimo secreto.

— Ho paura di avervi ingannato... anzi ne sono sicuro... Mario... Camilla... non pensate ai milioni che vi ho promesso; vostro padre è un poveretto.

E il disgraziato nasconde la faccia fra le mani per disperazione.

«Tanto meglio» dice una voce.

Maurizio guarda Camilla e poi Mario e li vede sorridenti entrambi, nè punto sgomentati dalla terribile notizia.

— Io lo sapeva, dice Mario senza nascondere la propria gioia.

— E tu?

Donnina sorride indovinando il pensiero di Mario, e risponde più semplicemente e con più efficacia:

— Io non lo sapeva.

«Tanto meglio» ripete la voce di prima.

È la terribile mamma Teresa, la quale non così sentenzia per vana affettazione, ma perchè pensa alla gioia di maestro Ciro, quando saprà di poter fare la dote alla sposa colle quattromila e seicento lire che aspettano negli scrigni della Cassa di risparmio di Milano... e anche perchè, in fin dei conti, non vi è rimedio.

E ripete una terza volta, più filosoficamente delle prime due:

«Tanto meglio!»