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Il trionfo: Dramma in quattro atti cover

Il trionfo: Dramma in quattro atti

Chapter 24: SCENA III.
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About This Book

Il dramma in quattro atti ritrae Lucio Saffi, giovane malato e intensamente sensibile, e le sue relazioni con amici, amanti e figure autorevoli — un medico, un prete, un pittore e una maestra di pianoforte — mentre la malattia fa emergere tensioni morali e affettive. Le scene alternano ambienti intimi e momenti collettivi per mettere a confronto razionalità scientifica e aspirazioni artistiche o spirituali, mostrare legami sentimentali complicati e misurare il peso delle convenzioni sociali, conducendo i personaggi a scelte che mettono alla prova la loro coscienza e i valori che li guidano.

ATTO QUARTO.

La stessa stanza del terzo atto. Il finestrone è tutto aperto. È appena l'alba. Le ombre andranno a poco a poco dileguando.

SCENA I.

DON PAOLO, ROSA, UN CONTADINO.

(Si picchia reiteratamente alla porta. Qualche momento di vuoto e di silenzio.)

Don Paolo

(comparisce sul pianerottolo del suo quartierino, in maniche di camicia, con la faccia bagnata e in mano l'asciugamani.)

(Si picchia di nuovo.)

Don Paolo

(asciugandosi il viso, chiama:) Rosina! Rosina! (Pausa.) Rosina!

[pg!338]

Rosa

(di dentro) Vengo, vengo. (Dall'uscio della sua camera, sporge la testa e un po' il corpo. Ha la sottana e il busto. La camicia lascia nude le braccia e le spalle.)

Don Paolo

Dormivi ancora, eh?.... Già, il sole spunta soltanto per chi dorme la notte. Spudoratella!

Rosa

Stavo vestendomi....

Don Paolo

E non sentivi picchiare?

Rosa

Non potevo aprire.

Don Paolo

Perchè non potevi aprire?

Rosa

La chiave non ce l'avete voi?

Don Paolo

(ricordando) Ah! (Esce, e rientra subito.) Prendi. (Fa cader giù la chiave.)

[pg!339]

Rosa

(mettendosi uno scialletto sulle spalle, si avanza e raccoglie la chiave ridendo un poco.)

Don Paolo

Sì, ridi tu. Ma la notte ventura chiuderò a chiave anche le finestre.

Rosa

(va in fondo ed apre.)

Il Contadino

Latte. (E consegna la secchia piena di latte a Rosa.)

Don Paolo

Che non sia poco. Abbiamo gente in casa.

Il Contadino

(vedendo Don Paolo, s'inchina e si toglie devotamente il berretto.) Servo di vostra eccellenza.

Rosa

(guardando nella secchia) Ce n'è, ce n'è. (Comincia ad affaccendarsi per il caffè e accende il fornello.)

[pg!340]

Don Paolo

(al contadino) Ehi! Don coso! È la prima domenica del mese mariano. Badiamo a non mancare alla messa anche stamattina.

Il Contadino

Domenica scorsa avevo l'asino malato, ecco.

Don Paolo

E oggi, come sta l'asino?

Il Contadino

Eh!... il Signore se l'è chiamato.

Don Paolo

(quasi fra sè:) Non ci mancherebbe altro!

Il Contadino

Servo di vostra eccellenza, e buona giornata a tutti.

Rosa

Altrettanto.

Don Paolo

(salutando con la mano) Arrivederci, caro.

[pg!341]

Il Contadino

(esce.)

Don Paolo

Be', animo, Rosa! Prepara caffè e latte, e tre o quattro chicchere ben pulite.

Rosa

Non sto a fare che questo.

Don Paolo

E, sulle punte dei piedi, va a vedere se mio nipote dorme o è sveglio.

SCENA II.

DON PAOLO, ROSA, LUCIO.

Lucio

(entrando a tempo) Il nipote vostro è qua.

Don Paolo

Oh! Bravo! Bravo! All'alba, già alzato!... Niente di più salutare, sai?

«Fiorin di primavera,
«Lévati all'alba, e fa all'amor di sera.»

(Ride) Ah! ah! ah! ah!... Come si va dunque?

[pg!342]

Lucio

Abbastanza bene, zio.

Don Paolo

Ringraziamo il cielo! E s'andrà anche meglio. Vedrai! Rosina, mi raccomando, eh! (Torna nelle sue stanze.)

Lucio

(sbadiglia, e sgranchisce le braccia) Provvedete sempre voi alle faccende di casa?

Rosa

(intenta alla bisogna) Sempre.

Lucio

E ora che vi maritate?

Rosa

Lo stesso.

Lucio

E lo sposo?

Rosa

Sarà contento.

[pg!343]

Lucio

(distrattamente) Sicchè, resterete ad abitare con Don Paolo?

Rosa

Certo.

Lucio

Chi sa che non ci resti io pure!

Rosa

Eh!... Voi, abituato a stare in città.... Che fareste, qui?

Lucio

Non so. (Sorridendo) Per esempio, il medico....

Rosa

Qui, ammalati non ce ne sono.

Lucio

Mai?

Rosa

Mai.

[pg!344]

Lucio

E che fa il medico condotto?

Rosa

Ha nove figliuoli.

Lucio

Ah! Questo fa?... È ammogliato, s'intende.

Rosa

E come!... Da noi, tutti gli uomini sono ammogliati.

Lucio

E perchè?

Rosa

Sarà l'aria.

Lucio

E le donne?

Rosa

Lo vedete?... Ci maritiamo.

[pg!345]

Lucio

A voi piace di maritarvi?

Rosa

Altro se mi piace!

Lucio

Eppure, ricordate quando io venivo da Napoli a trovare lo zio?

Rosa

(con prudenza pudica) Veramente... non ricordo....

Lucio

Che cosa credete che voglia ricordarvi? Rassicuratevi. Parlo del tempo in cui io ero ancora un fanciullone e voi eravate piccina piccina e rotonda come una palla.

Rosa

Ah! Quando io stavo con la povera mamma?

Lucio

Sì, stavate con lei. Lo zio mi ci conduceva ogni giorno, ed io, per divertirmi, vi facevo tanto arrabbiare. Qualche volta vi dicevo: «appena che diventi grande, ti compero un bel marito» e voi... [pg!346] voi scoppiavate a piangere come se avessi nominato il diavolo. E adesso invece?

Rosa

Adesso è tutt'altro! So di che si tratta. (Versando latte e caffè) Questo è per voi. (Gli porge la tazza.)

Lucio

(prendendola) Grazie. E affinchè dimentichiate le arrabbiature di allora... (beve) vi farò un bel regalo il giorno delle vostre nozze.

Rosa

E anch'io ve ne farò uno quando voi sposerete la signorina Nora.

Lucio

(turbandosi e irritandosi) Chi v'ha detto che io debba sposare la signorina Nora?

Rosa

Nessuno. Don Paolo m'ha detto che è una parente..., ma io ho capito!

Lucio

(posando la tazza sopra una tavola) Vi prego, Rosina, di non ripetere più queste sciocchezze.

[pg!347]

Rosa

(mortificata e ingenua) Che male c'è? È così bella!... (Pausa) Intanto, vado a vestirmi.... Qui è tutto pronto. Per il signor Giovanni e la signorina Nora non c'è che da riscaldare il caffè....

Lucio

Sì, sì, ci penso io.

Rosa

Non è forse bella la signorina Nora?

Lucio

(con vivace severità) Basta, Rosina!

Rosa

Non parlo più. (Si avvia, piagnucolando) Se avessi saputo di... di farvi andare in collera.

Lucio

Ma che! Non sono andato in collera.... State di buon animo....

Rosa

Se l'avessi saputo... (Piange più forte. Esce.)

[pg!348]

Lucio

(tra sè, inquieto:) M'ero svegliato così bene, e le chiacchiere di questa buona stupidina mi hanno....

SCENA III.

LUCIO, NORA, DON PAOLO.

Nora

(venendo fuori dalla sua camera, risolutamente) Lucio!

Lucio

Nora, che avete?

Nora

È necessario che voi abbiate il coraggio di ascoltarmi, visto che io avrò il coraggio di parlare.

Lucio

Nora! Nora! Che altro dovete dirmi di così terribile?

Nora

Che altro?... Tutto ciò che può uccidervi o può darvi la salute.

[pg!349]

Lucio

(implorante) Ma voi sentirete un po' di pietà per me. Oggi ne avete il dovere.

Nora

No. Non è questo il momento della pietà. Io debbo compiere e compierò un dovere che mi sembra superiore a tutti gli altri doveri.

Lucio

Nora! Qualche cosa di molto grave state per dirmi. Io non voglio ascoltarvi.

Nora

E voi mi ascolterete.

Lucio

Forse, più tardi, potreste pentirvene....

Nora

Non me ne pentirò mai!

Lucio

Ma voi siete sovraeccitata....

Nora

Ho la coscienza di quello che faccio.

[pg!350]

Lucio

Considerate che sono io che vi trascino a tutte le allucinazioni.

Nora

E questa volta sarò io che dalle allucinazioni vi trarrò, e per sempre!

Don Paolo

(comparisce dall'alto del corridoio, e, udendo le ultime parole di Nora, si ferma un istante.)

Lucio e Nora

(se ne avvedono. Tacciono, confusi, interdetti.)

Don Paolo

(il cappello in testa, il breviario fra le mani e con un'aria insolitamente sacerdotale, scende pian piano la scaletta. Giù, si ferma ancora per dir loro qualche cosa. Poi, non sa risolversi, e si limita a salutare.) Buongiorno, signorina.

Nora

(con voce tremula) Buongiorno.... (Pausa.) E così di buon'ora uscite, Don Paolo?

[pg!351]

Don Paolo

.... Vado a dire la messa. (E a passi lenti si allontana. Esce dal fondo.)

(Un silenzio.)
Nora

(a un tratto e con asprezza) Lucio, la confessione di questa notte non è stata completa.

Lucio

(atterrito) Nora!

Nora

Vi ho lasciato sospettare solamente del passato, e non ho voluto parlarvi del presente.

Lucio

(quasi mettendole la mano sulla bocca) Nora, tacete.

Nora

Un uomo come voi non deve essere ingannato; una donna come me non deve ingannare.

Lucio

Tacete, ve ne scongiuro....

[pg!352]

Nora

(con crudeltà recisa) Io ho un amante!

Lucio

(dà un acuto grido come chi riceve una coltellata) Ah! (E indietreggia, inorridito, con le mani sul volto.)

Nora

(animata da una energia solenne) Ora mi conoscete davvero!

Lucio

(come istupidito, guarda intorno a sè, quasi per assicurarsi che non sogni.)

Nora

La mia confessione di stanotte non è stata completa, questo è certo; ma non è stata bugiarda. (La sua voce è di nuovo umile.)

Lucio

(sommessamente, con un accento da ebete) Non mi avete detto... di... amarmi?

Nora

Ve l'ho detto. E se potessi invocare in questo momento le idee di cui vi pareva d'essere convinto [pg!353] fino a ieri l'altro, avrei l'audacia, l'onesta audacia, di asserire che, così dicendovi, stanotte non mentivo. Ma... non oso invocarle. Pur troppo, siamo stati vittime di esse tutti e due. Ho creduto d'amarvi. E, per una di quelle complicazioni della natura a cui non è possibile sottrarsi, io lo credo tuttora e forse veramente tuttora io vi amo. Ma non ho più il diritto di crederlo, e soprattutto non ho più il diritto di dirvelo.

Lucio

E lo avevate questo diritto, stanotte?

Nora

(angosciosamente) Sì....

Lucio

Quando abbiamo parlato insieme in questa stanza?

Nora

Sì.

Lucio

(sempre più sofferente) E dunque? Che mistero è questo?... (Pausa.) È già esaurito il vostro coraggio?... (Febbricitante) Ditemi chi è il vostro amante?

Nora

(tace.)

[pg!354]

Lucio

(riflettendo e acuendo il pensiero) Sino a stanotte... avevate un diritto... che adesso non avete più! Sino a stanotte!... (Trasalisce. Resta con lo sguardo fisso nel vuoto. Indi, obbedendo ad un impulso istantaneo, va verso la porta di Giovanni, chiamando forte:) Giovanni! Giovanni!

Nora

(con disperazione) No! Non lo chiamate!

Lucio

(terrorizzato) Lui!!

(Simultaneamente, Giovanni, entrando, si ferma dinanzi alla porta.)

SCENA IV.

LUCIO, NORA, GIOVANNI.

Lucio

(dopo un lungo silenzio, comincia con voce fievole, che a poco a poco diventerà vibrante di strazio:) È giusto! È giusto!... Io non ero un ostacolo. Al contrario! Ero un anello di congiunzione.... È giustissimo!... Ho messo insieme un maschio ed una femmina, ed è accaduto quel che doveva accadere. L'umanità non è fatta che così.... E io? Io? Sono diverso, io?!... Questo dolore immenso... [pg!355] immenso come non ho mai provato... questo dolore supremo che mi prende tutto, che mi stritola, tutto, che cosa è? Che cosa è?... Gelosia? — Io geloso?... Di che? Perchè?... Voi due non vi amate. (Guardandoli) Lo intendo.... Lo vedo.... Eppure, io soffro! Io soffro! Io soffro! E quel che mi fa soffrire è soltanto la certezza del possesso altrui. Ma dunque? Dunque non ci è che questo, e non ci può essere che questo, se io, proprio io — io medesimo — soltanto di questo sono geloso! (Li guarda aspramente, stranamente) No, non siate come al cospetto di un giudice. E non crediate d'essere colpevoli. Qual'è la vostra colpa? Voi siete in perfetta regola con le leggi umane. Sono stato io l'uomo guasto, sono stato io l'uomo assurdo, sono stato io il degenerato; ed ora, ora che voi mi salvate, vorreste battervi il petto e chiedere una condanna? Oibò! Voi dovete esultare... voi dovete prendere parte a questo trionfo, a questa magnifica festa della mia vita. (In una sinistra vampata) Qui, qui! Tutti e due presso di me! Statemi accanto, perdio! Anzi... completate l'opera benefica...: abbracciatevi dinanzi a me... (Afferra per un polso Nora, la strascina verso Giovanni, e, al colmo della concitazione, gliela spinge addosso) Fate che io veda coi miei occhi com'è fatta la felicità!

Giovanni e Nora

(al contatto, hanno un fremito di repulsione e subito si distaccano.)

[pg!356]

Lucio

(sfinito, cade sopra una sedia.) (Pausa.) (Indi, con una fioca intonazione di preghiera) Adesso, via! via!... Ho bisogno di restar solo... (E con una improvvisa violenza brutale) Voglio restar solo!

Nora

(convulsa, supplichevole) Ma..., solo,... in questo stato,... che cosa volete voi fare, Lucio? (Lo sguardo di lei è attirato dai coltelli che sono sulla tavola.)

Lucio

Ah!... Il luccicchìo di quei coltelli vi turba?... Pensate, forse, che io voglia ammazzarmi?... Ma no! Ma no! Non temete. Oramai, è preziosa anche a me questa carne che ci copre!... (Cupidamente, toccandosi come per constatare la propria esistenza) Oramai, mi è cara più di quanto non vi sia cara la vostra, e... me la serbo! (Come una proclamazione:) Sono impastato come gli altri!... (Con un accento velenoso) E andate via, perchè vi odio!

Nora

Sì,... è indispensabile. Partirò immediatamente. (Prende in un canto il suo cappellino, e, sempre convulsa, si affretta a metterselo.) Troverete voi stesso... un pretesto per vostro zio.... Direte... direte... che ho ricevuto un telegramma urgente... che non ho avuto neanche il tempo di prendere le [pg!357] mie robe... e che sono partita col primo treno... (Lagrimando) Sì... Sì... l'equivoco si è chiarito.... Ognuno per la sua strada!... La mia — me ne accorgo — è molto umile.... Addio, Lucio.... (Poi, con uno sforzo di energia, severamente, senza piangere e dando al saluto un significato di risoluzione definitiva:) Addio, Giovanni! (Ed esce dal fondo.)

Lucio

(a Giovanni:) E tu non vai? Non l'accompagni? Non la segui?

Giovanni

(con tristezza) Nora non mi ama.

Lucio

Ma è la tua amante.

Giovanni

Nora non ama che te.

Lucio

(levandosi con impeto d'ira furibonda e sprezzante) No! perchè se ciò fosse vero, oltre a essere un amico falso, tu saresti un seduttore grottesco....

Giovanni

Lucio!

[pg!358]

Lucio

Un seduttore grottesco e un ladro infame!

Giovanni

Lucio!... (Sta per avventarglisi addosso.)

Lucio

Vuoi battermi anche? E battimi se ne hai il coraggio. Battimi....

Giovanni

(retrocedendo con orrore) Oh! (Vorrebbe nascondersi, vorrebbe sparire. Balbetta:) Perdonami... perdonami... (e fugge nella sua stanza.)

Lucio

(in tono tragico e trionfale) Solo! Ma guarito finalmente! (La crisi incalza. Egli comincia a singhiozzare. Siede presso la tavola. Si nasconde il volto fra le mani come per sottrarsi anche all'aria che lo circonda, e scoppia in un libero pianto quasi puerile) Ziegler! Ziegler! Perchè almeno tu non mi sei vicino?! (A poco a poco, il pianto cessa ed egli resta affranto, colle braccia sulla tavola e la testa piegata sulle braccia.)

[pg!359]

SCENA V.

LUCIO, ROSA, la voce di GIUSTINO.

(Ora il sole è più alto, la luce più chiara e più vivida. Si ode la campanella festosa della chiesa. Sale dalla strada la voce di Giustino.)

La voce di Giustino

Ohi, Rosa! Ohi, Rosina! Vieni giù per la messa, chè Don Paolo è pronto.

Rosa

(di dentro) Eccomi, eccomi.

La voce di Giustino

E non ti scordare i fiori per la Madonna.

Rosa

(in una sfarzosa veste quasi contadinesca, recando un fascio di fiori, entra imbarazzata. Sogguarda Lucio e gli si accosta timidamente.)

Lucio

(voltandosi appena) Che è? Che vuoi?

Rosa

(riluttante) Vi hanno dato un gran dispiacere? [pg!360]

Lucio

No!... E poi, che capiresti tu?

Rosa

(sincera) Per voi, io sono una sciocca... sono un'estranea....

Lucio

Un'estranea? (La guarda tutta dalla testa ai piedi.) Un'estranea, no. Bambina, eri il mio trastullo.... Più tardi, quando avevi tredici anni, io, (misteriosamente) di nascosto, ti baciavo....

Rosa

Signor Lucio....

Lucio

Sì, (ravvivandosi al ricordo) e, un giorno, lo zio ci sorprese laggiù, nella vigna, e, rimproverandomi acerbamente, mi disse: «Bada, io esigo che tu rispetti quella ragazza come si rispetta una cugina!...»

Rosa

(vergognandosi) Signor Lucio....

Lucio

Lo disse lui. E io, che ho risoluto di stabilirmi qui, quando resteremo soli, ti chiamerò appunto: [pg!361] cugina. (Le prende le mani. I fiori cadono a terra ai piedi di Lucio. Egli continua abbassando la voce:) E tu lo sai, tu lo sai che io posso chiamarti così!...

Rosa

(tutta spaurita, arrossendo) Io non so niente!

Lucio

No, non arrossire! Il tuo rossore è un'ingratitudine: — è un'ingratitudine verso quell'uomo che, pur facendo un poco di bene a se stesso, ne fece sempre anche agli altri....: a te specialmente, perchè ti diede la vita, e la Vita è un Bene!... E sarà lui che m'insegnerà a vivere! (Sempre più ravvivandosi nell'esaltazione d'un'ebbrezza dolorosa) Sarà lui che m'insegnerà a ridere, a star sano, a godere, a godere un'altra volta come quando avevo vent'anni.... (Levandosi e tenendola tuttora per le mani, la trae a sè con uno spasmodico sforzo di giocondità)... E vivremo allegramente, credimi, e faremo baldoria.... Oh, se faremo baldoria!... E chi sa... chi sa... che l'antica vigna non ci riveda!... (Le dà un bacio rovente.)

Rosa

(tremante) Signor Lucio...

Lucio

(lasciandole le mani) No! Non ho detto nulla... Non ho fatto nulla.... Va, ragazza mia, va a messa [pg!362] col tuo fidanzato, va a messa... (Raccoglie i fiori e glieli ridà. Poi, subito, gliene strappa un ciuffo e se ne copre il viso odorando avidamente) Va... va... va...

(La campanella della chiesa riempie l'aria di squilli allegri.)

Rosa

(si allontana in un raggio di sole.)

(Sipario.)
Fine del dramma.

*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL TRIONFO ***