ATTO SECONDO.
La medesima stanza. Ma l'ambiente è divenuto quasi gaio. Non c'è più il letto. Dove erano le fiale e i medicinali, si vedono, ora, piatti, bottiglie di vino, un fornello con su una caffettiera, una zuccheriera e parecchie tazze. Nel mezzo della stanza, una mensa. Son le prime ore del pomeriggio.
SCENA I.
LUCIO, DON PAOLO, NORA, GIOVANNI e ZIEGLER.
(Essi stanno seduti intorno alla mensa. Don Paolo ha a destra Nora, a sinistra Ziegler. Lucio è alla destra di Nora. Giovanni è fra Lucio e Ziegler. Si è alla fine del pranzo. Si mangia la frutta. Si chiacchiera. Si beve. — Il fornello del caffè è acceso.)
(sbuccia una mela e ne offre una fetta a Don Paolo.) Un'altra fettina di mela, Don Paolo?
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(condiscendente) Un'altra fettina di mela. (La prende e la mangia.)
Ancora?!
Lasciate fare! (Ride) Ah ah ah! Sono i piccoli vantaggi dell'innocuità.
Se c'è l'innocuità, non ci sono i vantaggi.
Dal vostro punto di vista è vero. Ma dal mio, (ridendo) ah ah ah!, è un altro paio di maniche.
Voi le avete larghe le maniche....
E me ne tengo! Sono misericordioso, io.
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La misericordia è stoffa a buon mercato. Si dice che anche il Signore Iddio se ne sia fatto un manto assai largo.
Che ne pensate voi, Don Paolo?
Io penso... (beve con voluttà un ultimo bicchiere di vino) penso che con queste cose è meglio di non scherzare.
(a Giovanni e a Ziegler:) Se voialtri non la finite con le vostre eresie!...
Non andate in collera, Nora, chè in fondo poi, convenitene, sono un buon credente.
Sì, quando vi accomoda.
(per scansare quei discorsi) Un sigaro chi me lo dà?
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Io.
Io.
Vediamo. (Guarda e stringe tra le punte delle dita i due sigari.) Scelgo questo e fumo quest'altro. (Ridendo, se ne mette uno in tasca e uno in bocca) Ah ah ah!
(col viso alquanto acceso e le gambe alquanto dinoccolate) Santa pazienza! Mi avete fatto mangiare e bere un po' troppo!
Ed ora vi do una tazza del mio caffè.
Purchè non mi facciate perdere il treno come ieri.
(cavando dalla saccoccia una scatoletta di fiammiferi) State tranquillo: terrò io d'occhio l'orologio.
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(accendono i loro sigari.)
(smorzando la fiamma del fornello) Lo brustolai io stessa, ieri sera....
Lo sappiamo, perchè la vostra finestra era aperta e il fumo aromatico giungeva fin qui.
Moca e Portorico.... Sentirete.
(tuttora seduto, è assorto, co' pugni uniti sulla tavola e il mento sui pugni.)
(lo guarda, gli si avvicina e gli sfiora il viso col gesto con cui si scacciano le mosche) Ohè!...
(sussultando) Scusate, zio...
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Ma che hai? Che hai?
Ecco:... riflettevo che....
(interrompendo di proposito) Don Paolo, dolce o amaro?
Come il vostro cuore vi detta.
Allora dolcissimo.
(offrendo la tazza ricolma a Don Paolo) A voi.
(saggiando subito col cucchiaino) Perfetto!
Me la date anche a me una tazza di caffè?
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(mescendolo agli altri) È assai forte, Lucio. Coi vostri nervi!...
Un sorso, almeno. Mi solleverà.
Un sorso, ve lo cedo io. (Gli porge la propria tazza.)
(se l'avvicina alle labbra, delicatamente.)
(pianissimo, confabulando con Don Paolo.) Insistete nella proposta di stamane. Fate che egli venga con voi in campagna. Il dottor Felsani dice che ciò è indispensabile....
E dice bene.
Lucio, credetemi, non è completamente guarito.
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(sospirando) Lo so. Lo vedo.
(a Lucio, che beve troppo caffè:) Ma così compromettete il solito sonnellino del dopo pranzo.
Non importa.
(con severità gentile) Basta, ora! (E riprende la tazza.)
Che avara!
E giacchè siete così avara... io vi chiedo un'altra mezza tazza del vostro caffè.
Intemperante! (Tentennando il capo, lo accontenta.)
[pg!235]
Avara! Avara!
(chiama a sè Ziegler con gli occhi e gli dice qualcosa all'orecchio.)
Eh! Senza di lei, egli si ammalerebbe peggio.
E dunque?
Con un pretesto qualsiasi, fate venire anche lei. Tanto, voi siete un prete di spirito....
Ma quella è una donna di carne!
Per Lucio non è che di aria.
E buon pro gli faccia! (Avendo finito di bere il caffè, sta per riporre la tazza.)
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(cerimoniosamente, gliela toglie di mano e la posa.) Contro chi congiurate voi due?
Contro chi? Posso dirlo? Posso dirlo? (Con uno slancio di franchezza) Contro il vostro amico Lucio... e anche un po' contro di voi.
Oh! Oh! Sentiamo.
(dopo breve esitazione) Be'!... Bisogna decisamente accettare il mio invito. In campagna, caro nipote, in campagna!
(di scatto) No, zio, ve l'ho già detto: in campagna con voi, non ci vengo!
(Un silenzio. Tutti sono imbarazzati. Nora arrossisce. Lucio tenta invano di dissimulare il suo turbamento. Ziegler fa segno a Don Paolo di non preoccuparsene e di andare avanti.)
[pg!237]
(risoluto) Sentite, ragazzi miei. Io ho il vago sospetto che, oramai, la città sia diventata l'anticamera del manicomio.
(ha un involontario movimento di pena.)
(vorrebbe avvertire Don Paolo di mutar tono.)
(non intende e continua) Ah! In città ci ho vissuto anche io e ci ho fatta la mia educazione.... E che educazione! Ma erano altri tempi, e, quando mi ritirai in villaggio, portai con me tale una provvista di saviezza da seminarne largamente le mie campagne affinchè germogliasse nel buon concime del cretinismo campagnuolo. Ahimè! Mi accorgo che il cervello cittadino è deperito. La civiltà è una sua eterna debitrice, perchè non rende tutto ciò che esso le dà. Certo, da quel pastore alla buona che sono... (guarda tutti e continua un po' comicamente)... o, se vi piace meglio, da quel pretaccio esperto che sono..., parecchie stranezze ho creduto possibili sotto la cappa del cielo, ma quella che m'è capitato di vedere venendo a fare una visita a mio nipote dopo tanti anni, no, non l'ho creduta e non avrei potuto crederla possibile mai! (Pausa. — Con le dita si allarga il colletto che gli dà fastidio.) È inutile, veh!, che mi facciate quei [pg!238] visi lunghi... Voglio parlare, io, e parlare franco... E voglio dire tutto quello che penso... N'avrei il diritto, anzi il dovere, santa pazienza!, pure se quel vinetto, di cui m'avete fatto bere più del necessario, non mi sciogliesse ora lo scilinguagnolo. Oh bella!... Credevo d'avere per nipote un medico e trovo invece un capitale nemico della medicina. E sin qui, transeat: non è di questo che mi affliggo. Credevo di avere per nipote un giovanotto vivace, allegro, che magari corresse la cavallina, come, purtroppo, alla sua età faceva la buon'anima di suo padre, e invece trovo un ipocondriaco misterioso, un asceta andato a male, un malinconico contemplatore di non so che cosa. Credevo di avere per nipote un uomo abituato e indurito a tutte le tempeste di questa vitaccia, e non trovo che un naufrago avviticchiato a uno scoglio; il quale scoglio non si chiama con nessuno dei nomi che, più o meno, affidano. Esso non è nè il matrimonio, nè il celibato; non è nè la catena coniugale, nè la libertà individuale; non è nè la virtù, nè il vizio; non è nè l'amore legittimo, nè quello illegittimo. E sapete che cosa è?... È semplicemente una anomalia!
(tirandogli di nascosto la sottana) Don Paolo!
Sì, sì, una anomalia: lo ripeto e lo sostengo. Ammettiamo perfino un'amicizia fraterna, a base di gratitudine o di qualcosa di simile, fra un uomo a ventotto anni e una donna a ventiquattro. Uno [pg!239] scetticone sorriderebbe d'incredulità, e io no, non sorrido, perchè non sono scettico e mi piace ancora di credere nella bontà umana. Ma quando questo uomo e questa donna non vogliono o non possono più districarsi l'uno dall'altra, quando essi s'innestano, si cuciono fra loro a fil doppio per respirare la stessa aria, per dire le stesse parole, per vivere la stessa vita, ah! santa pazienza!, quest'amicizia fraterna, se non è una finzione, è una cosa sciocca, effimera e mostruosa!
(gli tira di nuovo la sottana.)
Che bisogno c'è di pizzicarmi ogni tanto la sottana?... Credete che io non intenda il suono delle mie parole?... Vi porto un po' del mio ossigeno. Se non vi entra nei polmoni, di chi è la colpa? Del resto, quello che ho detto, ho detto. Non ci pensiamo più.... Io desidero soltanto — e questo soltanto volevo assodare — che Lucio venga a star qualche tempo con me, lì, in campagna, dove la natura si sviluppa sinceramente in tutta la sua semplicità, dove anche il semplice spettacolo della vegetazione rigogliosa risolve i problemi più complicati e più astrusi e concilia l'umanità un po' con Dio e un po' con sè stessa. Ci siamo intesi?
(dimena il capo, dicendo quasi fra sè:) Pare di [pg!240] no! (Sbuffa e si gratta il mento. — Mentre parlava, il sigaro gli si è smorzato fra le dita. E ora se lo ficca in bocca come per fumare e con le labbra lo tormenta.)
(cavando di tasca la scatola di fiammiferi) Volete accendere, Don Paolo?
(scattando) Ma che accendere! I vostri sigari non tirano! Via! Via anche il sigaro! (Lo getta a terra con violenza. — Poi, paziente) Signorina Nora, voi mi sembrate una brava ragazza... e le parole che mi sono uscite di bocca..., ammesso che non fossero tutte piacevoli..., voi le avete già dimenticate. Siete persuasa d'essere quasi una sorella d'adozione di Lucio? Ed io precisamente alla sorella di lui mi rivolgo. Esortatelo voi a raggiungermi in campagna... e, giacchè... in casa mia non debbo render conto a nessuno..., voi, che siete una donnina emancipata, voi sua amica, sua sorella, se vi degnate d'accettare il mio invito, verrete a tenergli compagnia... proprio come fate qui, e così, in un'opera saggia, vi unirete a me, che diventerò, naturalmente, un vostro zio... nei modo che meglio piacerà alla Provvidenza. Quanto all'occhio del mondo, non ve ne date pena. Dirò... dirò... che siete proprio una parente. E poi, lassù, in villaggio, tutto il mio mondo è composto di quattro persone: il solito farmacista, il medico condotto, la mia pupilla e il suo fidanzato; e questo mondo, capirete,... ha l'occhio che voglio io. (Ride) Ah ah ah ah ah! Ecco qua, torno a ridere, finalmente. Si dice che io [pg!241] rida troppo spesso.... Eppure, lo vedete, quando mi accade di parlare senza ridere, arreco fastidio alle orecchie e do ai nervi come... come un trombone che voglia farla da flautino. Viva il buon umore, dunque, viva l'allegria!
(Tutti sono evidentemente preoccupati, e, come dianzi, guardano a terra, tacendo.)
Viva l'alle...gria!... Eh!... difatti... non si potrebbe immaginare un'allegria più allegra di questa! (Sbuffa.)
(consulta il suo orologio, ed è felice di trovare un pretesto per risolvere la quistione) Don Paolo, se non volete perdere il treno, è ora.
Oh, tanto meglio! La mia roba dov'è?... Dov'è?
(si affrettano a dargli chi il cappello, chi il mantello, chi la sacca da viaggio.)
[pg!242]
Ecco.
Ecco.
Ecco.
Vi accompagneremo tutti alla stazione!
(irritato) Grazie tante! Non voglio accompagnamenti! (Si mette mantello e cappello.)
E noi vogliamo accompagnarvi.
E io ve lo proibisco.
Ma perchè?
[pg!243]
Si accompagnano i morti, non i vivi. Addio!... Addio!... (Con fretta esagerata, fa per andare.)
(chiamandolo:) Zio Paolo....
(fermandosi) Eh?
Ebbene..., sì:... ci verrò in campagna con voi. Avete ragione... Ne avrò giovamento... Credo che anche la... signorina Nora accetti il vostro invito...
(titubante)... Senza dubbio.
(ritornando) Oh, che il Signore sia lodato! È uscito il sole! È uscito il sole!
(animandosi) Domani, col penultimo treno, vi piomberemo addosso.
[pg!244]
Bravi! (A Giovanni e a Ziegler) E questi birboni?... Venite, venite anche voialtri... Il signor Giovanni porterà i suoi pennelli, il signor Ziegler porterà il suo violino.... E dipingeremo, suoneremo, balleremo.... (Ridendo) Ah ah ah! Ci ho posto per tutti, che credete?
(con istantanea malinconia) Grazie, Don Paolo, ma io non posso....
(a Giovanni:) E, voi,... Don Giovanni?
Io... per lo meno verrò sin là a consegnarveli tutti e due sani e salvi.
E ogni promessa è un debito.
Presto, presto. Don Paolo!... Il treno non vi aspetta mica.
(festosamente) A domani, dunque.
[pg!245]
A domani, zio.
A domani.
A domani.
Buon viaggio!
Buona permanenza! (S'avvia per uscire.)
(ostentando una celia) Io poi da voi, un giorno o l'altro, ci verrò, ma di nascosto.
(uscendo) Insieme col violino, beninteso....
Sì, per portare una serenata alla vostra pupilla.
[pg!246]
(la cui voce s'allontana) Quella lì non è pane pei denti vostri. (Ride) Ah ah ah ah!
— Arrivederci.
— Arrivederci.
— A domani.
— Buon viaggio! Buon viaggio!
SCENA II.
LUCIO, GIOVANNI, ZIEGLER e NORA.
Ecco un uomo che ha parecchie dita di cervello.
È buono. (Si accinge a sparecchiare la tavola.)
Intelligente, soprattutto.
Nora!... Che fate? Più tardi verrà la serva.
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Non è piacevole veder la tavola in disordine, dopo pranzo. (Continua a sparecchiare con l'aria di una persona di casa.)
Allora, vi aiuto io.
Bene! Aiutatemi.
(si affaccenda anche lui, sparecchiando.)
(prendendo un libro che trova chiuso in un angolo della stanza, lo mostra a Lucio) Se non vuoi leggerlo tu, passalo a Nora.
Ma sì: sto leggendolo.
Ah?
Nè nuovo, nè interessante. Spencer rifritto. D'altronde!...
[pg!248]
«Spencer rifritto», s'intende. Senonchè, devi notare....
(interrompendo con vivacità) Non deve notar niente....
(seguitando con la stessa intonazione di lei) Perchè, dopo pranzo, la roba rifritta... Non so se mi spiego!
(piegando la tovaglia, ne tiene due punte nelle mani con le braccia tese, e ha il mento abbassata sul lembo superiore, giusto nel mezzo.)
(a un tratto, fissandola) Ferma, ferma così, Nora!
Cos'è?
Ferma così, ve ne prego. (Cava di tasca un album.)
[pg!249]
Ma che vi piglia?
È una posa originalissima! Ve ne faccio lo schizzo. Aspettate. (Comincia a disegnare.)
(immobile) Io mi stancherò.
(disegnando) Immaginatevi di stare dinanzi a uno specchio e non vi stancherete.
Questo non lo potete dire, perchè in casa mia ho abolito gli specchi.
(con soddisfazione) Brava!
Avete fatto malissimo!
(mirando Nora e imitando col pollice della destra un gesto da pittore) Sì, sì: è un quadretto.
[pg!250]
Con questa tovaglia in mano?
Tovaglia?... Quella potrebbe essere... un velo, una stoffa antica, non so,... una specie di breve siparietto simbolico... A me preme la linea che voi mi date.
Via, ti dà pochino!
(tuttora disegnando) Meravigliosa.
Nientemeno?
(impaziente) Ah!...
(vede il disegno di Giovanni e malinconicamente esclama:) Come t'invidio!
[pg!251]
Vorresti saper mettere questi pochi segni sulla carta?
No, non mi basterebbe. Anche, vorrei sentirne la compiacenza che ti leggo negli occhi. Sai precisamente che cosa t'invidio? T'invidio questo culto della forma che io non ho e che non voglio avere.
Se non vuoi averlo, perchè me lo invidii?
Non ne posso più, Giovanni!
Un momentino ancora.
(a Giovanni:) Non mi capisci, non mi capisci. Io non voglio averlo, e intendo perfettamente che mi privo d'un diletto.
(sincero, con entusiasmo) D'un grande diletto!
[pg!252]
Eppure, è così. Se su quella carta tu componessi le sembianze d'una qualunque altra donna, invece che le sembianze di Nora, per me sarebbe lo stesso.
È fatto, sì o no?
Non è fatto, (sorridendo) perchè io non sono mica un pittore da cafè-concert, di quelli che improvvisano in cinque minuti il ritratto capovolto di Garibaldi o di Bismark. Ho preso qualche appunto....
(gettando via la tovaglia e andando verso Giovanni) Vedere.
Ci è! Ci è!
Ci sono?
[pg!253]
Oh, altro!
(chiudendo l'album) Ma che! Non ci siete niente affatto.
E dunque?!
Dunque, fiasco. E sfido io! Con la sua impazienza!...
No, non mi capisci. Intendo dire che a cento piccole circostanze accidentali è connesso ciò che un pittore chiama linea o colore e che io chiamo... parvenza: ciò che, insomma, colpisce più o meno i nostri sensi. Tutto quello che riproduce questa parvenza è problematico, è sfuggente, è fittizio, è incerto... come la parvenza stessa.
(dà un'occhiata significativa a Giovanni e a Nora.)
(a Lucio, per non contraddirlo:) Sì, sì.
[pg!254]
(celiando a malincuore per cambiar discorso) Vi prometto, Giovanni, che un'altra volta, sparecchiando una tavola, vi ispirerò un capolavoro.
(guardandoli) E già! Io ho detto una scioccheria, come di solito.
Tutt'altro!
Si fa una partita a scopone? Siamo in numero....
Ah! Voi credete che io non mi accorga che mi trattate come un pazzo o come uno scimunito?
Che ti salta in mente adesso?
Anche zio Paolo crede che io non abbia la testa a posto.
[pg!255]
Scherzava.
(animandosi) Scherzava? E voialtri?
Ma noi! Noi!... Noi — giacchè lo vuoi sapere — non facciamo che evitare le conversazioni troppo astruse che da qualche tempo ti seducono e che tutti coloro i quali ti vogliono bene credono... molto inopportune! Mio Dio! Perchè dobbiamo romperci il capo con tanti discernimenti paradossali e stiracchiati? Quanto a me, non stiracchio che le corde del mio violino, ed è perciò che esse si spezzano così spesso. Che, del resto, la vita me la piglio com'è — benchè non sia sempre di mio gusto, te io assicuro io — e desidererei che anche tu, che diamine!, non ti prendessi la briga di capovolgere l'umanità e di trasformare il mondo. Ascolta il consiglio mio: facciamo una partita a scopone, che è più semplice.
Facciamola! Facciamola!
Capovolgere l'umanità? Trasformare il mondo? Io non voglio capovolgere nulla. Non voglio trasformare nulla! (Accalorandosi) Ho le mie idee, [pg!256] ho le mie convinzioni e non ci rinunzio. E quando vedo che appunto per una mia idea manifestata alla buona, senza nessuna pretesa, incidentalmente, voialtri vi turbate, v'impensierite come se io avessi detto chi sa che cosa orribilmente strana, (tutto vibrante nella persona e nella voce) e mi spezzate la parola in bocca e m'impedite di parlare con pretesti puerili, io mi cruccio, io mi addoloro, io mi irrito, perchè mi pare che vogliate strapparmi il pensiero dal cervello, come se per strappare questo pensiero bastasse sopprimere la parola; e mi pare che vogliate esercitare su me un falso diritto, sì, un diritto che non avete e non potete avere. Io vivo dentro di me una vita che non ha niente di comune con tutto quello che attrae gli altri, una vita che non subisce influenze esteriori e non subisce la volontà altrui! Non mi importunate, dunque, non mi opprimete.... Lasciatemi vivere a modo mio... Lasciatemi tranquillo... (Emozionato, affaticato, cade a sedere ansimando) Lasciatemi tranquillo.
(umile, affettuoso) Ma, abbi pazienza, Lucio, a che proposito tutta questa sovraeccitazione?
(con lo stesso tono) Difatti... chi è che crede di avere dei diritti sull'animo tuo?
Nessuno! Nessuno!
[pg!257]
(pentito, stringendosi la testa fra le mani) Ho torto. Perdonatemi. Io mi eccito per un nonnulla.... E, con voi, proprio non dovrei. Siete così buoni. Mi perdonate, Nora?
Di che?
... Sì.... Sono un po' eccitabile... un po' nervoso... I primi giorni di primavera mi fanno questo effetto.... E ora poi... ecco... mi pare di aver sonno.... Vedete, Nora, che avete calunniato il vostro caffè. Stanotte, già, ho dormito male.... Riposerò un poco... Mi permettete? (S'avvia verso la porta a sinistra.)
Ti pare!
È bene che tu riposi.
Se ve ne andate tutti, consegnate la chiave giù al portinaio, per la serva.
[pg!258]
Ma no, io resterò ancora. A casa non ho nulla da fare.
Allora, arrivederci presto. Mi basterà di riposare una diecina di minuti.
(esortandolo) Un po' di più.
Lo sapete... non mi piace di dormire, perchè io diffido del sonno. (Esce ripetendo quasi fra sè:) No... non mi piace di dormire... non mi piace....
SCENA III.
GIOVANNI, ZIEGLER e NORA.
(prende il cappello e la custodia del violino e dice a Giovanni, sottolineando le parole:) Andiamo, eh?
Sì, andatevene anche voi, Giovanni.
Grazie della premura! [pg!259]
Credevo....
Di farmi piacere?
Che so!...
Mi scacciate?
Vieni via! Che stai a fare lì?
Noioso!
Va bene: «noioso». (Pausa) Addio, Nora.
Ci si vedrà, domani?
Ma ci andate davvero da don Paolo?
[pg!260]
(preoccupata) Se le mie allieve me lo permetteranno. E voi?
Io l'ho detto che non posso.... E invece chi sa ch'io non vada più lontano....
Dove?
Lassù: a Colonia..., dal mio vecchio nonno che ho appena conosciuto e che sempre mi scrive di volermi vedere prima di morire.
Che novità è questa?
La morte non è una novità. Basta: domani verrò a salutarvi o qui o alla stazione. (Si avvicina a Giovanni, e, battendogli la mano sulla spalla, gli dice quasi sul serio:) Con te, poi, faremo i conti!
(con vivace risentimento) Noioso! Noioso!
[pg!261]
(con vivace e sincera acredine) Io, noioso. Ma tu... qualche cosa di peggio!
(infastidito) Ziegler!
(padroneggiandosi) Niente, niente.... Scherzavo.... Di nuovo, Nora, arrivederci.
Veniteci a salutare, vi raccomando.
Sì, sì, non dubitate. (Esce.)
SCENA IV.
NORA e GIOVANNI.
(dopo un silenzio) Ziegler è innamorato.
Non credo.
[pg!262]
È innamorato di voi.
No.
Una volta, prima che vi conoscessi, lo ha confessato a me. Oggi, forse, non lo confesserebbe neppure a sè stesso.
Dice sempre che gli uomini brutti come lui non devono innamorarsi.
E questo che significa? Significa che c'è capitato.
Me ne sarei accorta.
Non vedete ch'egli stenta a dissimulare la sua sofferenza? Non vedete che è geloso?
Di chi?
[pg!263]
Ah, non di Lucio, beninteso! Di me.
Giudicate assai male! Ziegler è d'una delicatezza singolare, e, se è geloso, come voi dite, non lo è che per conto di Lucio.
Questo soddisfa la sua coscienza d'uomo buono e modesto, ma in fondo egli non può esser geloso per conto di un uomo che vuole esservi fratello....
Fratello?... Ziegler comprende bene che il povero Lucio è vittima d'un equivoco creato dalle sue fisime spirituali,... dalla sua mente malata....
Avete voi la convinzione che quello di Lucio non sia un affetto fraterno?
Ne ho la convinzione.
[pg!264]
Ah no! Siete voi che, per farmi indietreggiare, mi minacciate il rimorso. E siete voi che a forza volete persuadermi che il mio amore è una perfida insidia.
Una perfida insidia non è, o, almeno, non è una insidia premeditata. Di ciò io sono sicura, Giovanni. Ma è certamente un errore. Un errore che colpisce un'esistenza cara a voi ed a me....
Ed ecco la minaccia del rimorso!
A prescindere dal vostro rimorso, c'è un'altra circostanza che dovete ben valutare, ed è questa: (energicamente) io non voglio che mi amiate.
Non è vero!
Io non vi amo.
Non è vero!
[pg!265]
Io amo Lucio.
Non è vero!
(con un impeto di esasperazione) Ma perchè non è vero?
(dopo un breve silenzio) Se lo amaste veramente, voi, senza avvedervene, lo sottrarreste all'equivoco, ammesso che in lui l'equivoco ci sia. Che sappiate essere un'eroina non ne dubito....
Parlate piano....
Non dubito che sappiate sacrificarvi a un'Idea, che sappiate sacrificarvi a qualche cosa che voi medesima non potete determinare e che è, secondo me, l'illusione indefinibile con cui le creature migliori vorrebbero ribellarsi alle necessità della vita reale. Egli, oh!, è più illuso di voi. Voi non fate che seguirlo, che secondarlo docilmente; e voi confondete [pg!266] la docilità vostra con l'amore.... Ah! Nora!... volete che ve lo dimostri?... Datemi la mano... (Le prende una mano.) Così!... Lo sentite quello che c'è qui dentro, in questo sangue, in queste fibre?... Lo sentite voi questo contatto?... Lo sentite? Sì. Sì. Ebbene, ciò che provo io mentre la mia mano stringe la vostra, è lo stesso di ciò che provate voi. E questa è la Realtà, Nora, questa è la Realtà unica, ineluttabile. Non ce n'è un'altra. Fuori di essa non c'è che il sogno, non c'è che l'inganno della fantasia. Sognando, voi potrete ancora ripetermi: «non voglio che mi amiate»; ma io, io che non saprò mai sognare, vi ripeterò mille volte: non è vero, non è vero!
(umilmente).... E basta, adesso!... Basta! (Con un intimo sforzo energico libera la sua mano da quella di Giovanni.)
Sì, basta.
(scossa, perplessa, timida, e simulando disinvoltura, va a guardare all'uscio della camera di Lucio.)
Dorme?
[pg!267]
Pare. (Pausa) Ed ora, andatevene, ve ne prego.
Me ne vado. (Piglia il cappello e s'avvia.)
Prima però debbo chiedervi un favore.
Dite.
Non venite in campagna, Giovanni!
Ho promesso al prete di accompagnarvi fin là.
Ma non ci resterete?
(con lieve sorriso tra di sodisfazione e di rassegnazione) Non ci resterò.
Ve ne ringrazio.
[pg!268]
(sùbito) Dunque, confessate?
Non confesso niente.
E perchè mi avete chiesto ch'io non resti con voi? Perchè mi ringraziate?
Perchè è ridicolo che tanta gente estranea piombi in casa di quel brav'uomo.
V'affaticate continuamente a negare il vostro pensiero.
(con rabbia) Per carità, Giovanni, finitela!
La mia presenza, lì, in campagna, vi annoierebbe?
Sì.
[pg!269]
Molto vi annoierebbe?
Sì, molto.
Fino a riuscirvi insopportabile?
Fino a riuscirmi odiosa!
(incalzando) E la ragione? La ragione?
(severa) La ragione è che voi siete un egoista.
Lo vedete: siamo da capo. Questa per me è una confessione. (Pianissimo, insinuante) Voi temete che l'egoismo mio — quello che voi chiamate così — vi faccia abdicare al vostro eroismo. (All'orecchio di lei) Voi temete di diventare una egoista come me... Senza contare, poi, che, essendo egoisti in due, non lo saremmo più nè io nè voi,... senza contare che io potrò essere necessario alla vostra vita come già voi siete necessaria alla mia.
[pg!270]
No, Giovanni: voi siete un uomo quasi felice, voi non avete bisogno di me. Egli, invece, egli è un infermo, è un infelice....
È un infelice perchè non vi ama! Quale che sia la mia amicizia per lui, dovrò io cedergli un tesoro che egli non vuole avere? Non vi ama, o non può o non sa amarvi, o sa amarvi male.... È lo stesso. Ma io, io vi amo bene, vi amo completamente, vi amo tutta, e nell'ordine naturale delle cose umane il vostro amante devo essere io....
(con dolcezza implorante) Giovanni, sono tanto stanca d'ascoltarvi....
(continuando) Devo essere io: e nessun proponimento sublime, badate, nessun ragionamento, nessuna idealità, possono opporsi a questa affinità sincera, che tende ad unirci....
Sono stanca d'ascoltarvi....
[pg!271]
(conchiudendo)... e contro di essa, Nora, è inutile combattere!
Andatevene.
È inutile!
Andatevene.
Sì. (La guarda ancora assai dappresso. Poi, rapidamente, esce.)
SCENA V.
NORA, indi LUCIO.
(è profondamente turbata. Appare dubbiosa, trepidante. Sembra voglia sottrarsi al suo tormento. Risoluta, piglia di su una seggiola il suo cappello e infila la porta in fondo.)
(entra in tempo, e, vedendola uscire, la chiama:) Nora!
[pg!272]
(fermandosi) Oh, Lucio!
Non mi avevate detto...?
Che sarei rimasta? Sì, ma poi... (ritornando) ho pensato di anticipare la mia lezione alla piccola Vannuzzi, e giacchè dormivate....
Dormendo, però, ho sentito che voi stavate per uscire....
Davvero?
E mi sono svegliato di soprassalto. Ho dormito molto?
Un quarto d'ora, credo....
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Ah? Solamente?... (Un silenzio. ) Avete un po' letto, intanto, questo libro che Giovanni mi ha imposto? (Indica il libro.)
In verità, non me n'è venuta l'idea...,
Meglio. (Con disgusto) Figuratevi! È il libro d'uno scienziato: un poveretto, che, come tanti altri, non si accorge d'avere una benda sugli occhi, e gira, gira intorno ad una tavola convinto d'andar dritto e molto lontano. Quando è stanco, si ferma, dicendo: sono arrivato! Ma dov'è arrivato, se si trova allo stesso punto dal quale era partito? (Un silenzio.) Volevo dirvi.... No, no.... Parleremo stasera.
Parliamo adesso.
E la piccola Vannuzzi?
Aspetterà.
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... Una semplice domanda volevo farvi.
Fatela.
(Pensa. Indi le si avvicina, quasi con circospezione) È poi così strano che un uomo e una donna siano legati da un sentimento d'amicizia più forte di quello che si chiama l'Amore?
Non è strano.
È un'anomalìa che il grande affetto per una creatura purissima si astragga dalle attrattive che accomunano lei, suo malgrado, a tutta una folla di femmine?
Certamente no.
Ecco... Voi potete comprendermi, soltanto voi... Io non voglio trasformare il mondo, come mi dice Ziegler. Io cerco, bensì, di non attaccarmi a ciò [pg!275] che esso ha di più tangibile, di più precario, di più caduco...
(secondandolo)... e di meno bello!
Benissimo!... «Di meno bello!» (Riflettendo) Se di una donna si amano (analizzandola senza volere) gli occhi, i capelli, la bocca... tutto quanto costituisce le sue prerogative appariscenti, il suo fascino materiale, che garanzia ha questo amore? Nessuna. Il fascino materiale può esaurirsi a poco a poco, o può cessare a un tratto per mille ragioni, e allora che resta? Niente. E considerate a quali circostanze, a quali innumerevoli vicende è sottoposta la nostra carne. E debbono esse mutare o diminuire o distruggere il nostro affetto? E c'è di più. Una momentanea condizione morbosa, un fatto eccezionale, che so io?, un fenomeno fisiologico, un caso accidentale qualunque può lasciare senza difesa il corpo di una donna... anche d'una donna sublime!, può spingerlo, può trascinarlo in un istante solo alla perdizione; e noi vorremmo concentrare in esso le speranze, i desideri, le aspirazioni, le esigenze, le soddisfazioni del nostro essere?
(vivissimamente) No! no!
E dunque, perchè mi si dà del pazzo?
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(timidamente) Perchè... perchè siete diverso dagli altri.
E voi pure siete diversa dalle altre.
Io?
Così diversa che proprio voi con la vostra assistenza avete saputo impedire che dal palpito di questa seconda vita ch'io vivo risorgesse in me l'uomo spregevole, fatto — come gli altri — di vecchie volgarità! E non, forse, proprio voi vorrete, ancora, ancora, e sempre, ch'esso non risorga?... (Pausa.) Norina, io sarei oramai felice, felice della redenzione, felice della perfezione, se non avessi un'intima paura: (confessandosi) la paura di tornare indietro. Il giorno in cui la nostra amicizia (con terrore) diventasse amore, io sarei perduto! È vero, avrei la vostra bellezza, questa bellezza giovane, piena di grazie e piena di misteri; ma per quanto tempo l'avrei? E in essa che cosa troverei di durevole e di sicuro per la mia felicità, che cosa troverei di benefico per il mio spirito?... No, no, no! Ciò non sarà! È necessario che ciò non sia. E voi, Nora, mi aiuterete. Mi aiuterete a non guastare quello che insieme [pg!277] abbiamo voluto, quello che insieme abbiamo creato. Voi, voi mi aiuterete! (Tace assorto.)
(si nasconde la faccia fra le mani e piange senza singhiozzare.)
(quando s'accorge che ella piange, soavemente le solleva la testa) Norina? Che è?
(piangendo) Nulla. Noi donne... esprimiamo... con le lagrime tante cose che non sappiamo dire con le parole....
(contemplandola) Già!... Tante cose!
(si calma, si asciuga gli occhi, sorride) E questo è tutto.
Eh, che maniera! (Esce dal fondo.)
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SCENA VI.
NORA, LUCIO, ZIEGLER.
(di dentro, annunziando) È Ziegler. (Poi, rientrando con lui) Che hai? Sei pallido, sconvolto....
(ansiosa) Che vi è accaduto, Ziegler?
(ha il volto bianco, la voce tremolante) Son venuto appunto per dirvelo.... Ma non vi spaventate. Un incidente piuttosto grave....
Mio Dio! Dite!
Ho litigato con Giovanni.
(impressionata) Oh!
E come?!
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L'ho incontrato quaggiù per caso.... Anzi, no.... Con voi non voglio mentire.... Ho cercato apposta di incontrarlo... perchè dovevo parlargli molto sul serio....
Di che?
Questo è inutile che lo sappiate. In sostanza, gli ho rivolta una preghiera... per un fatto che assai mi stava a cuore... (con forza) ma che non riguardava me, ve lo giuro! E il suo contegno, vedete, è stato tale che io ho perduto la mia calma abituale... e ho pronunciato parole durissime.... Sì, ne convengo, gli ho detto cose orribili, orribili!, che hanno fatto male più a me che a lui. (Disperandosi) Fra due compagni che si dividono la camera e il pranzo, fra due vecchi amici come noi!... Capite!?
(ascolta, intende, allibisce, e si concentra in sè stessa.)
Ma calmati, ora.... Non esagerare. Che diavolo! Giacchè tu riconosci d'aver ecceduto, andrai lealmente da lui. Ci andremo insieme, se vuoi.... O lo [pg!280] pregherò di venire qui, da me. Insomma, con un po' di buona volontà aggiusteremo tutto.
No, non aggiusteremo niente. Per quanto concerne le formalità, gli ho già fatte le scuse prima di separarci. Le formalità non mi preoccupano. Ma quel che ho detto, purtroppo, io lo penso!... Io lo penso!... Ed è perciò che ne sono torturato. Oramai, non c'è rimedio. E, tant'è, Giovanni ed io non saremo più amici, e probabilmente... non ci vedremo più.
Nientedimeno!
Sì, ho deciso di partire stasera.
Partire stasera? Va là! Il litigare con un compagno è senza dubbio molto doloroso, ma non si parte per questo.
Avevo già il progetto d'andarmene per qualche tempo a Colonia, da mio nonno che mi chiama presso di sè.... Voi lo sapete, Nora....
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È vero, sì, lo sapevo....
E dopo quello che è accaduto, ho presa una risoluzione definitiva.
Va bene:... del tuo progetto avevi parlato anche a me. Ma partire così, da un momento all'altro,... è stranissimo!
(sforzandosi) Certo!...
(con fermezza) Ziegler, noi vogliamo che tu ci dica tutt'intera la verità....
Una parte della verità... è quella che avete intesa. Ma la verità tutta intera... vi confesso che non la so neanche io.... Ho un'oppressione, un incubo..., un presentimento inesplicabile,... ed ho nelle orecchie, da dieci minuti in qua, una voce che mi dice: «Vattene, Ziegler! Vattene!...» E io me ne vado.
[pg!282]
E tu sei l'uomo che ti pigli la vita come viene?
(sorridendo malinconicamente) E quando fra me e la mia vita c'è un'evidente incompatibilità, io, che non posso cambiare la vita, faccio il tentativo di cambiare me stesso.... Tenterò di ridiventare tedesco....
Aspetta almeno il nostro ritorno dalla campagna.
(scattando un po') Il vostro ritorno? (Poi, pentendosi dello scatto) Che che! A certe risoluzioni non bisogna ripensare. Stasera! Stasera!... E senza altri addii, senza solennità!... Ci saluteremo adesso... così... allegramente... e (s'interrompe, dà un'occhiata a Nora ed escogita un pretesto per allontanar Lucio) ...A proposito, Lucio, prima di andarmene vorrei....
Che vorresti?
Vorrei il manoscritto della mia Tarantella grottesca..., quella che suonai qui l'altro ieri.
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Te lo portasti via.
No!... Mi pare che lo conservasti tu, nella tua camera.
Vedrò, ma non credo.... (Esce a sinistra.)
(a Nora, sùbito, parlando piano e concitato) Scusatemi se mi son permesso di ricorrere all'espediente del manoscritto per potervi dire una parola da solo a sola. Nora, io ho fatto quanto mi era possibile per impedire che Giovanni commetta un'azione che ritengo ignobile.... Non ci sono riuscito, e tutto fatalmente accadrà!
Non accadrà, Ziegler. Non deve accadere.
Accadrà. Egli ne è sicuro.... Accadrà, ma io non sarò ne complice, nè spettatore.... Non ci resiste —
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(ritornando) Fra le mie carte non c'è. Io ricordo perfettamente che te lo portasti via....
Allora, sarà così. (Lunga pausa.) Dunque, Lucio, noi ci separiamo. Ci separiamo forse per un paio d'anni,... forse per dieci anni... chi sa!... forse... per sempre! Dipenderà da molte circostanze.... Tu, tieniti su.... Hai capito?... Tieniti su! E, ti raccomando, cura la tua salute.... Questo è l'essenziale.... (Trattenendo le lagrime, lo abbraccia assai forte e lo bacia.)
Ziegler!... (Con gli occhi rossi anche lui, penosamente) Te ne vai davvero?...
A voi, Nora, nessuna raccomandazione. Ma salutiamoci bene. Qua la vostra mano....
(si stringono lungamente la mano.)
(ha un brivido per tutto il corpo.)
[pg!285]
Di voi due sono stato... e continuerò ad essere amico.... Senonchè... da lontano (la voce gli si rompe in gola)... da lontano non potrò più far nulla per voi due.... (Piangendo) Nulla!
Ziegler!...
(con uno sforzo) Addio!... Addio! (Ed esce.)
(restano sinistramente commossi, in silenzio.)
(come invaso da un timor panico, quasi tremando) Nora!...
Lucio!
(lentamente) È un triste fatto questa partenza....
(con la faccia bianca, con lo sguardo fisso a terra, scrolla il capo.)
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