4. — Incrociamento delle specie.
k) Vantaggi e svantaggi in questo genere d'incrociamento. Nell'incrociamento delle razze avine si guadagna, come ebbi già a dire, molto nella taglia, nella robustezza e nella fecondità e similmente ne è dell'incrociamento fra due specie diverse in merito alla taglia ed alla robustezza, ma non però nella fecondità: di due specie diverse, gli ibridi, riescono sempre sterili. Forse l'aumento di statura sta in relazione coll'inazione del sistema riproduttivo: il vigore che ivi manca si riversa a favore dello sviluppo, ma Darwin dice inaccettabile questo principio poichè certe piante ibride vengono stimolate alla fertilità, incrociandole con specie distinte.[8]
Comunque sia, l'incrociamento fra due specie diverse in taluni allevamenti, nell'equino specialmente, ha importanza capitale, mentre che in avicoltura è poco o nulla praticato e se quì si hanno talfiata degli ibridi ciò devesi unicamente al mero caso. Io sono convinto che pur tuttavia un allevamento speciale, rivolto esclusivamente alla produzione di ibridi, farebbe in taluni casi il tornaconto degli allevatori. Vi sono alcune specie dell'avicoltura che s'incrociano con tutta facilità fra di loro dando ibridi molto commerciabili dalle carni estremamente squisite: perchè dunque non rivolgere la nostra attenzione su questi prodotti che facilmente si potrebbero sfruttare sui mercati dei grandi centri ove, per le grandi mense, per gli alberghi di lusso, i fagiani, le pernici, le faraone vengono profumatamente pagati?
Incroci razionali aventi uno scopo pratico non fanno difetto in avicoltura, così non sono degni di menzione l'incrocio dell'anatra muschiata colla comune, del pollo col fagiano, del pollo colla gallina di Faraone del pollo col tacchino: l'incrocio della tortora col colombo ha solo interesse scientifico.
l) Incrocio dell'anatra muschiata colla comune. L'anatra muschiata detta comunemente muta, perchè quasi priva di voce, è caratterizzata dalle caruncole rosse, che ricoprendole la testa, si estendono anche sul becco: queste, molto sviluppate nel maschio, sono rudimentali nella femmina. Nelle parti caruncolate, e sul porta-coda specialmente, risiedono delle glandule che secretano una sostanza dall'odore di muschio, sostanza che comunica alle carni un sapore che non si confà al palato d'ognuno; ma vuolsi considerare che negli animali giovani, che si vogliono macellare appena hanno fatto la croce[9] questo sapore non si avverte affatto. In questo stadio di sviluppo le sedi dell'odore muschioso, non essendo ancora perfettamente formate, le glandule odorose non sono nemmeno spuntate. Del resto basta recidere il collo ed il porta-coda appena si è macellato l'animale o, come taluni praticano, ghigliottinare l'animale vivo per eliminare quasi completamente il sapore del muschio.
Comunque sia, l'allevamento di questo splendido prodotto è molto esteso: in talune regioni d'Italia, come ad esempio nei pressi di Capua, non vi è cortile rustico ove non comparisca l'anatra muschiata in numero preponderante sull'anatra comune, ciò prova che le carni del nostro volatile trovano facile smercio sui mercati e che dunque non sono poi da disprezzare come taluni vorrebbero affermare.
Egli è bensì vero che questa preferenza nasce da due cause essenziali e cioè nella maggiore grossezza dell'anatra muschiata sulla comune, essendo la prima quasi di doppio volume della seconda e di più nelle facilitazioni dell'allevamento: l'anatra muschiata cresce benissimo, come l'oca, anche senza la grande vasca d'immersione, non così l'anatra comune. Nei cortili rustici, ove difetta totalmente l'acqua corrente, l'anatra muschiata purchè abbia a sua disposizione un recipiente qualsiasi d'acqua grande abbastanza per tuffarvi il collo, non domanda altro.
Il maschio della specie muschiata si accoppia con tutta facilità colla femmina della specie comune dando ibridi di carne squisitissima: nei pressi di Capua questi prodotti sono molto apprezzati e si pagano a prezzi più elevati. Anche il maschio della specie comune si accoppia facilmente colla femmina della muschiata, ma gli allievi sono inferiori ai primi.
Dal surriferito emerge che veramente varrebbe la pena di coltivare questa produzione ibrida pel mercato ove si porterebbero dei prodotti assolutamente superiori per la bontà delle carni alle specie madri. Non ho parole sufficienti per richiamare l'attenzione degli allevatori su questo fatto, che messo razionalmente in pratica, sarebbe indubbiamente fonte di lucroso cespite. Siffatti prodotti s'incontrano alquanto spesso, ma sono dovuti quasi sempre al caso e non alla fermata intenzione d'un allevamento specializzato allo scopo. Io andrei più oltre ed incrocerei le grosse razze della comune, la Rouen, l'Alysburey, la Pechino, la Padovana ed allora il risultato sarebbe sbalorditivo. I prodotti che vidi sinora derivano tutti indistintamente dalla piccolissima anatra comune, e se erano splendidi questi, figuriamoci come dovrebbero essere quelli derivati dalle razze classiche.
I meticci, accoppiati fra di loro non si producono, ma sono suscettibili di propagarsi se si uniscono con una delle specie madri. D'altronde questo fatto non interessa l'industriale che deve produrre i meticci pel consumo.
m) Incrocio del pollo col fagiano. È degno di menzione l'incrociamento del pollo col fagiano; si hanno soggetti assolutamente rustici e di carne squisita. Questi ibridi, retro incrociati colle specie madri, possono talvolta riuscire fecondi.
Non conosco per esperienza personale siffatti prodotti, ma certamente saranno convenientissimi per le loro qualità economiche: a quanto ne dice il sig. Rinchy, questa produzione di polli-fagiani dovrebbe richiamare l'attenzione di tutti gli allevatori, giacchè si porterebbero sul mercato soggetti squisiti quanto un fagiano, che all'allevatore non costerebbero più dei polli comuni, mentre che verrebbero venduti a prezzo di fagiano. Qualche allevatore in Inghilterra ha tentato con successo quest'industria.
Io credo che il fagiano argentato sarebbe più di qualsiasi altra specie indicato per l'incrocio colla nostra gallina comune. Mio fratello Luigi per diversi anni, tenne in un popoloso pollaio un fagiano argentato che continuamente montava le galline, senza temere l'ira dei galli.
n) Incrocio del pollo colla gallina di Faraone. Il capostazione signor Cecchi, mio buon amico, mi racconta che a Paderno d'Adda in provincia di Como, un tedesco suo amico, da molti anni alleva alla rinfusa in un vasto pollaio polli e faraone; ebbene tutti gli anni nascono dalle schiuse molti ibridi che si allevavano con tutta facilità come i pulcini del pollo rustico. Il sig. Cecchi che talvolta ha provato quelle carni, le trova deliziose, delicate e profumate. Se consideriamo che in generale la faraona è sempre allevata in mezzo ai polli, il fatto consultato dal sig. Cecchi non è comune, anzi direi unico: bisogna dire che condizioni speciali, dovute all'ambiente, contribuiscono alla facile produzione di quegli ibridi.
Dato l'amore per la pollicoltura che nutre il sig. Cecchi, e data pure la sua intelligenza, io gli consiglierei di bene occuparsi dell'argomento, il compito gli sarebbe facilitato, egli che è sul posto, dal materiale abbondante che ha a sua disposizione. Il sig. Cecchi dovrebbe far tentare siffatta produzione in altri pollai di Paderno d'Adda, dovrebbe pure indagare se a preferenza sono i galli che montano le faraone o se i maschi delle faraone le galline, quindi secondo i risultati formare dei gruppi ad hoc per la produzione.
Il soggetto merita tutta la nostra attenzione e possa questo mio fervorino in pro di siffatta produzione invogliare il sig. Cecchi a mettersi al lavoro che mi son permesso di additargli.
Sinora nessun allevatore che mi sappia mai ha parlato di simili ibridi, ed io stesso, che spesso allevai faraone alla rinfusa con polli, non ebbi mai a constatare sfoghi d'amore fra le due specie.
Ho dichiarato unici gli esempi d'ibridismo asseritimi dal sig. Cecchi, però, prima di lui, nel 1889, l'illustre prof. A. Zanelli della Scuola Zootecnica di Reggio Emilia, così narrava un caso probabile d'ibridismo venuto a sua conoscenza.
In un cortile mezzadrile della Nobile casa Levi di quì in villa Massenzatico si allevano promiscuamente, come spesso succede, delle galline comuni (gallus domesticus) originariamente gallus bankiva e delle galline faraone (numida meleagris).
Le massaie misero quest'anno al covo delle ova di galline da cui nacquero pulcini che presentano evidentemente alcuni dei caratteri esteriori delle faraone: hanno cioè taluni la penna col colorito e la screziatura dei faraoni, colle zampe nero-plumbeo alcune hanno il becco nero, largo alla base come i faraoni, altri piccole caruncole e chiocciano in modo alquanto diverso dai polli comuni, hanno quattro dita, le mediane riunite da una membrana quasi rudimentale come le faraone.
La massaia asserisce d'aver visto più volte il gallo faraone calcare le galline comuni.
Il caso è abbastanza strano epperò degno d'essere osservato e notato.
L'on. commendatore Ulderico Levi ha voluto donare alla scuola zootecnica di Reggio tre di questi supposti ibridi, affinchè si facciano intorno ai medesimi le opportune osservazioni e se ne tenti la produzione.
Il chiaro prof. Alessandro Ghigi dell'Università bolognese nel 1903 descrisse nell'Archivio Zoologico Italiano due ibridi di gallo domestico e galline di Faraone, uno dei quali ottenuto dal sig. Federico Guidi della società Colombofila Felsinea.
o) Incrocio del pollo col tacchino. Eccoci a una vera novità del genere: nessuno di chi mi legge avrà scorto un siffatto meticcio e, posso aggiungere di rimando, nemmeno io. Pur tuttavia le conseguenze di questa unione mostruosa le abbiamo fissate in una strana razza di polli che è ben fissata; alludo alla razza Collo nudo di Transilvania.
Questa brutta razza si distingue, come indica il suo nome, dal collo sprovvisto di piume o ricoperto invece di una pelle aggrinzita o rossa come il sedere della bertuccia. La testa è anche nuda, salvo sul vertice da dove ricadono indietro delle piume molto fini, di modo che l'animale appare ciuffato; ma l'assenza totale di qualsiasi accenno ad una protuberanza emisferica nella parte anteriore del cranio ove spunta lo pseudo ciuffo è lì a dimostrarci che non abbiamo a fare con una razza ciuffata.
Da quanto ho detto emerge chiaro che le piume che rivestono il vertice della «Collo nudo» e che ricadono indietro a guisa di capelli danno l'idea d'un ciuffo perchè sono isolate dalla nudità completa della testa o del collo, ma che in realtà non rappresentano affatto un ciuffo.
La prima volta che comparve al pubblico questa razza fu alla mostra internazionale di Vienna del 1875 espostavi dalla signora Szeremley di Elisabethstadt in Transilvania: i campioni esposti erano di provenienza turca e vennero chiamati «türkische Hühner» (polli turchi), «Szeremleyhühner» (polli Szeremley), «Siebenbürger Sperber» (cuculi di Transilvania).
Un noto scrittore in materia avina, il sig. Marquardt, racconta che la giuria della mostra viennese del 1875 era molto imbarazzata nel dover giudicare la nuova e sconosciuta razza: gli uni pensavano che i campioni esposti dalla signora Szeremley rappresentavano delle mostruosità gli altri ricorrevano colla loro immaginazione ad una mistificazione provocata dallo strappamento delle penne del collo, ma grazie, all'intervento di qualche ungherese, a cui la razza era già nota nel proprio paese, vennero tolti dall'imbarazzo i poveri giurati.
Pur tuttavia è accertato che prima del 1875 epoca nella quale la signora Szeremley fece conoscere questa strana gallina, la razza a collo nudo era già nota in alcune contrade della Transilvania e dell'Ungheria, ove venne sempre designata sotto la strana denominazione di «Puka Truk» (gallo tacchino), appunto perchè la si vuole derivata dall'unione mostruosa del tacchino colla gallina comune di Transilvania. La voluta origine di questo pollo dal tacchino è basata sulla conformazione del collo molto analoga a quella del tacchino. Questa azzardata opinione venne a suo tempo sostenuta con molto calore dal dr. Klusch di Schäszburg in Transilvania in un suo lavoro sulla polleria di Transilvania pubblicato nella gazzetta avicola di Dresda «Blätter für Geflügelzucht, 1879.»
Nei cortili di campagna, dove si tengono diverse specie di volatili alla rinfusa, non si bada troppo alla proporzione fra i rappresentanti dei due sessi, così si hanno sopra 15 e 20 tacchine soltanto uno o massimo due maschi, mentre che per lo contrario per galline si tengono molti galli. In questi cortili vennero talvolta osservati dei polli pelati più o meno alla testa ed al collo, ma nessuno vi fece mai caso: si pensava che il volatile o era così mal ridotto in seguito o a effetto senile ed allora lo si vendeva al mercato: ma se invece era giovane si andava all'idea che trovavasi in piena muta ed in tal caso si pensava che nell'inverno avrebbe rimesse le penne perdute.
Gli israeliti della Transilvania e dell'Ungheria sono forti incettatori di pollame vecchio ed ingrassato, così è naturale che quasi tutti quei polli pelati capitavano nelle loro mani. Costoro impararono ad apprezzare le preziose qualità economiche di questi polli tanto brutti in apparenza, ma tanto più belli nel tegame: da veri sfruttatori di tutto ciò che sa di utile, quegli ebrei non vennero meno al precetto fondamentale della loro razza che suona: «utilizzare ciò che rende» e perciò adibirono per la riproduzione qualche campione spennato, brutto, ributtante, ma utile. Per qualche tempo essi continuarono a godere quei prodotti, finchè sopraggiunse un ukase verso il 1876 che vietò loro il consumo di quelle carni. I polli pelati, tenuti sino allora in onore dagli israeli, passarono nelle mani del popolo che potè poi più facilmente, per tradizione trasmessa dai primi, apprezzarne le preziose qualità economiche.
Le investigazioni praticate sin qui dal citato dr. Klusch gli fecero conchiudere che in diverse località della Transilvania si trovano polli i quali derivano con tutta probabilità dagli antenati dei moderni Collo nudo; ma in principio gli stessi non dovevano però avere il collo tanto stranamente e regolarmente nudo come i tipi attuali, ma bensì vestito soltanto del fusto delle penne e nudo interamente soltanto alla gola ed al principio del petto. Ciò venne sempre confermato da persone dimoranti in quelle contrade e che ebbero continuamente a meravigliarsi di osservare con alquanta frequenza siffatti polli spennati e abbastanza diversi nelle forme dagli altri confratelli del pollaio. È naturale che la pelle del collo, essendo scoperta, doveva risentire dell'influenza dell'aria e perciò indurirsi, e stante la maggiore affluenza del sangue, colorossi di rosso come nel tacchino. Così si formarono indubbiamente gli attuali tipi della razza Collo nudo di Transilvania.
Per maggiormente confortare la sua elaborata ipotesi, il dottor Klusch esamina la razza come è attualmente nel suo aspetto generale e viene alla seguente conclusione pratica:
«Il gallo adulto della razza Collo nudo ha la grandezza d'una piccola tacchina comune, le gambe alte, robuste, liscie e leggermente impiumate ed il corpo allungato. Se ci figuriamo tolta la cresta dal capo allora ci si presenta un animale che nell'assieme, ordinariamente nella metà anteriore del corpo, assomiglia fedelmente ad una tacchina. Il corpo allungato viene raramente portato ad angolo retto col collo, ma forma piuttosto una superficie obliqua della quale ne differiscono di molto il petto, il collo e la coda. Il movimento del corpo, specialmente del collo e delle gambe, assomiglia anche a quello della tacchina e particolarmente negli animali non ancora perfettamente adulti.
Molti autori descrivono sommariamente questa razza e la trattano con disprezzo, dichiarandola inutile. Veramente non stanno così le cose: la Collo nudo produce ottima e squisita carne, la gallina è distinta ovaiola, gli allievi sono di rapido sviluppo e straordinariamente rustici. Questa meravigliosa razza è meno brutta di quanto si vuole da taluni, anzi la particolarità delle sue forme impressiona favorevolmente e non è da mettersi in dubbio che finirà per affermarsi completamente. Attualmente essa non è molto diffusa fuori dall'Austria-Ungheria, ma vuolsi anche considerare che è ancora una razza nuova il tipo moderno perfezionato dagli Ungheresi. In Italia la Collo nudo è ancora una vera rarità: uno splendido gruppo figurò alla mostra di Torino del 1891 nel mentre che non apparve nessun campione alla mostra internazionale di Roma del 1903.
Mazzon mi ricorda d'aver avuto dei polli col pennello setoloso al petto precisamente come i tacchini; anche qui vi sarebbe il sospetto di incrocio col tacchino, anzi direi la sicurezza assoluta. Peccato che un fatto così saliente sia rimasto confinato soltanto nell'allevamento del Mazzon[10].
p) Incrocio del colombo colla tortora. — Il compianto prof. Bonizzi nel suo aureo libro sui colombi tratta per propria scienza questo soggetto. Egli ottenne più volte ibridi dall'accoppiamento del colombo maschio colla femmina della tortora, ma non gli riuscì l'incrocio in senso contrario (tortora maschio-colombo femmina).
Il Bonizzi ne deduce che il troppo piccolo volume del maschio in confronto della femmina era uno ostacolo al compimento del coito, malgrado che il maschio saltava sulla colomba con tutta la buona intenzione.
q) Incrocio della Faraona col Pavone. — Un caso strabiliante d'incrocio lo dobbiamo all'unire della Faraona col pavone e qui è il prof. Ghigi sullodato che l'ha ottenuto: egli ebbe un uovo di Gallina di Faraone fecondato dal pavone e secondo lui, crediamo bene, il caso è rarissimo, e per quanto gli consta esiste solo un altro esemplare nella collezione del Museo Britannico di Londra.
NOTE:
1. La Perre de Roo. Le guide illustré de l'éleveur.
2. Il De Foucault alleva appunto circa 700 capi di razza Langshan ogni anno.
3. E. Baldamus: die Federviehzucht.
4. La mancata fertilità, così il Darwin, mostra che gli effetti nocivi della consanguineità sono indipendenti dall'accumulamento delle tendenze morbose comuni ai due progenitori, benchè questo accumulamento sia senza dubbio spesso assai nocivo.
5. Prütz. Illustrirtes Mustertaubenbuch.
6. La Perre de Roo, nostro venerato maestro in avicoltura, condanna la manìa dei fabbricanti di razze:
«Conosco degli allevatori che sono invasi dalla manìa di erigersi a riformatori di tutte le razze d'animali domestici conosciuti mediante l'incrociamento.»
«Che gli amatori ricchi si divertino a creare delle nuove razze di colombi o tentino di fissarle, ciò che mi sombra più difficile, senza incoraggiarli in questa impresa, in cui gli insuccessi formano la regola ed i successi formano l'eccezione, io non posso fare altro che approvare questo genere di piacere e d'innocente distrazione. Ma non saprei egualmente approvare la manìa d'incrociare le nostre diverse razze di polli; poichè il pollaio è, per molto persone, una fonte di guadagni, che esige d'essere diretta con intelligenza da pratici provetti e non da maniaci.»
7. In quale modo i caratteri di ogni qualità si trasmettono di generazione in generazione non è ancora decifrato, senonchè il Darwin tenta di spiegare i fenomeni dell'eredità dei caratteri colla sua ipotesi della pangenesi e Häckel colla sua teoria della perigenesi.
Uscirei dai limiti di questo lavoro se volessi accennare alle due sullodate ipotesi, perciò l'allevatore che volesse interessarsene non ha che ricorrere all'opera del Darwin: Variazione degli animali e delle piante allo stato domestico e anche alla Teoria dell'evoluzione di G. Canestrini.
8. Darwin — Variazioni.
1. La sterilità delle specie distinte, allorchè s'incrociano per la prima volta, come quella dei loro prodotti ibridi, offre quasi tutti i passaggi graduati dallo zero, dove l'ovulo non è mai fecondato, fino alla sterilità completa. Alla conclusione, che alcune specie sono feconde nell'incrociamento, noi possiamo sfuggire solamente coll'ammettere che tutte le forme, che sono perfettamente feconde, debbonsi considerare come varietà.
2. Il grado di sterilità in un primo incrociamento fra due specie, non è sempre strettamente parallelo a quello dei loro prodotti ibridi: si conoscono molti casi di specie che s'incrociano facilmente, ma danno ibridi affatto sterili ed al contrario, delle specie che non s'incrociano che con grande difficoltà, e producono nondimeno degli ibridi molto fecondi. Seguendo l'idea che le specie sono state dotate di una sterilità reciproca, specialmente destinata a mantenerle distinte, questo fatto è inesplicabile.
3. Il grado di sterilità differisce spesso assai in due specie reciprocamente incrociate; la prima potendo facilmente fecondare la seconda, mentre che questa resterà incapace, malgrado dei tentativi ripetuti, di fecondare la prima. Anche gli ibridi provenienti dall'incrociamento reciproco fra due stesse specie possono talvolta differire molto per la loro fertilità; fatti egualmente incomprensibili nel supposto che la sterilità sia una dote speciale.
4. Il grado di sterilità dei primi incrociamenti e degli ibridi è fino ad un certo punto legato all'attività generale o sistematica delle forme che si cerca di unire, poichè specie appartenenti a generi diversi non possono che raramente incrociarsi, e mai quelle di famiglie differenti. Però questo parallelismo è lontano dall'essere completo; poichè molte specie molto vicine non possono appaiarsi oppure con grande difficoltà; mentre altre molto più differenti fra loro possono essere molto facilmente incrociate.
5. Gli ibridi ed i meticci, ad eccezione della fecondità, presentano la più grande analogia tra di loro sotto tutti gli altri rapporti, per la loro somiglianza ai genitori, per la loro tendenza alla riversione, per la loro variabilità ed in ciò che per ripetuti incrociamenti vengono assorbiti dall'una o dall'altra delle forme genitrici.
9. Fare la croce, termine tecnico adoperato dagli allevatori che indica uno stadio di sviluppo delle anatre in generale e propriamente quando le ali piegate sul dorso si toccano colle estremità.
10. Il prof. Ghigi in un notevole articolo sul giornale degli allevatori esclude recisamente la possibilità d'un siffatto incrocio a tenore di quanto segue:
Per quanto io abbia scartabellato nelle più accreditate e diffuse bibliografie ornitologiche, non sono riuscito a trovare alcuna indicazione sicura di incrociamenti fra pollo e tacchino. Perciò è riuscita tanto più sbalorditiva per me l'opinione riportata da Teodoro Pascal in una «Teorica dell'allevamento degli animali da cortile» che la razza di polli conosciuta per Collo nudo della Transilvania, discenda da prodotti che avevano sangue di tacchino.
Tale ipotesi non regge alla più superficiale critica.
I caratteri del pollo di Transilvania denoterebbero che del tacchino pochissimo vi sia rimasto: un avicultore direbbe per esempio che vi sono 9⁄10 di pollo e 1⁄10 di tacchino.
Or bene è noto che nei fenomeni intimi della fecondazione, pronucleo maschile e pronucleo femminile recano in ciascuno la metà del numero di cromosomi normale alle cellule germinali di ciascun genitore ond'è che il nucleo di segmentazione risulta composto di elementi paterni e di elementi materni in eguale misura, ed il prodotto dovrà avere tanto del padre quanto della madre.
Se l'ibrido è fecondo, come nel caso del fagiano dorato e del Lady Amherst, incrociandolo con uno dei genitori si potrà aumentare il numero degli elementi dell'una specie di fronte a quelli dell'altra.
Indicando con n il numero dei cromosomi del fagiano Dorato e con m il numero di quelli del fagiano di Lady Amherst è evidente che il numero dei cromosomi del nucleo di segmentazione appartenente all'uovo fecondato che produrrà l'incrocio è di n + m2
Il nucleo di segmentazione dell'uovo dell'incrocio fecondato ancora dal padre, sarà poi rappresentato dalla formula
n + m2 + m2 = n + m4 + m2
d'onde si vede come il numero degli elementi dell'una specie possa crescere a spese del numero degli elementi dell'altra.
Ma nel caso del tacchino e del pollo saremmo certamente di fronte ad ibridi infecondi, ond'è che la possibilità della eliminazione parziale dei caratteri di una specie, come sopra abbiamo esposto, scompare.
Si obbietterà che non avendo mai veduto ibridi di tacchino e di pollo, i quali debbono pur tuttavia ritenersi possibili essendo perfino registrato un ibrido di pollo e di erace, la mia asserzione di infecondità è discutibile. Esso però ha solido fondamento nelle analogie.
Ma ciò che riuscirà forse più strano per il lettore è l'apprendere che un ibrido di pollo e tacchino avrebbe certamente il collo vestito di penne e non nudo. L'esperienza ha dimostrato che negli ibridismi tra forme notevolmente diverse, sui caratteri paterni e materni predominano i caratteri atavici vale a dire quelli degli antenati comuni alle due specie, ond'è che nei gallinacei i primi caratteri a sparire sono le appendici carnose, le quali sono di acquisto recente come ci vien dimostrato anche dallo sviluppo. E siccome il collo del tacchino è morfologicamente nudo, ma provvisto di penne brevissime con barbe in gran parte atrofizzate, nell'ibrido queste penne combinandosi con quelle eccessivamente allungate del pollo, ritorneranno normali; tali cioè da ricoprire l'intero collo dell'animale.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.