ATTO TERZO.
Boudoir della contessa Clara. Tre porte, due laterali, una in fondo. Le portiere folte, che celano gli usci, e la tappezzeria abbondante, danno al boudoir un aspetto raccolto d'intimità. Un elegante scrittoio. Una dormeuse bassa, lunga, larga. Sopra un apposito tavolino, un servizio da té. Seggiole a sdraio, libri, suppellettili civettuole, specchi. Sul caminetto, un grande orologio. È sera. Una luce discreta si diffonde di sotto un cupolino che nel mezzo della stanza, a capo della dormeuse.
SCENA I.
CLARA, e il SERVO.
(e sola, distesa sulla dormeuse, dormendo. Ha ancora in una mano abbandonata un libro aperto. L'orologio suona le nove e mezzo. Ella si sveglia di soprassalto. Lascia andar giù il libro. Si stropiccia gli occhi. Si alza sbuffando:) Auff!... [pg!158] (Si ferma un momento innanzi a uno specchio. Il guardare sè stessa la irrita. Raccoglie il volume, si sdraia di nuovo sulla dormeuse, comincia a rileggerlo e, a un tratto, lo getta in aria, come se avesse letta una sconcezza.) Via! (Piega le braccia, e si morde le labbra.)
(entra dal fondo, recando una lettera in un vassoio.) Eccellenza....
Che c'è?
Questa lettera.
(lentamente la prende. Guarda l'indirizzo. Si stringe nelle spalle in atto di noia, ripone la lettera chiusa nel vassoio.) Mettetela lassù.
Eccellenza, il cameriere che ha portata questa lettera desidererebbe sapere quando avrei potuto consegnarla.
(seccata) Me l'avete consegnata adesso? Dunque, adesso!
[pg!159]
(si alza. Ripiglia la lettera. La guarda con indifferenza. Lacera la busta e superficialmente legge:) «Contessa, faccio un tentativo estremo. Parto. Fuggo. Voi, sorridendo, penserete che io ricorra al vieux jeu della partenza per commuovervi. Invece, io non intendo di ricorrere che al vecchio rimedio. La terapia dell'amore non ha fatto molti progressi, e oggi partire significa ancora guarire — forse. Vi chiedo, dunque, di potervi vedere per l'ultima volta. Oserò di venire da voi, stasera, alle dieci in punto. Mi riceverete?...» (Aggiunge a fior di labbra:) Stupido!... (Apre un cassetto dello scrittoio, e, con la mano in alto vi lascia cader dentro la lettera e lo richiude. È inquieta, è infastidita. Ha un gesto di risoluzione e tocca il bottone del campanello elettrico.)
(esitante)... Il conte è ancora in casa?
Sì, eccellenza.
(Un silenzio.)
Ditegli... ditegli che io l'aspetto qui per prendere il té.
[pg!160]
Badate: per chiunque venga, ho l'emicrania: non ricevo.
Va benissimo.
Solamente... pel signor Ricciardi, che verrà verso le dieci, non ho niente, e ricevo.
Va benissimo.
Fate la mia imbasciata al conte. Sùbito!
(si aggiusta un po' i capelli. Indi va ad accendere il fornello del té.)
[pg!161]
SCENA II.
CLARA, SILVIO. Poi, la CAMERIERA. Poi, il SERVO.
(entrando dalla porta donde è uscito il servo, si ferma sulla soglia e ci resta, non visto, per qualche istante.) È proprio vero che mi offrite una tazza di té?
(voltandosi) È proprio vero.
Nel vostro intimo boudoir?
Intimo? Nella stanza dove accolgo ogni sera i miei amici.
Ma io... da tanto tempo... non sono per voi nemmeno un amico.
Siete qualche cosa di meglio: siete un nemico... che comincia a non esserlo più. Avanti! Che fate lì? Che contemplate?
[pg!162]
(avanzandosi e guardando attorno) È strano, è molto strano quello che provo rientrando in questa stanza dopo due mesi....
Prego, conte: dopo due mesi e tre giorni.... Voi mi defraudate: defraudate la mia astinenza.
No, contessa: ho voluto semplicemente sperimentare la vostra memoria.
Un eccellente mezzo per non sperimentare la vostra. E... sentiamo: che provate rientrando qui, nel mio boudoir, dopo due mesi e tre giorni?
Non so... un orgasmo nuovo... quasi un senso di paura....
Paura!
È un po' la paura da cui è preso il bambino che entra in una camera buia.
[pg!163]
Io non sono forse il sole? Me l'hanno detto tante volte!
Per me, il buio è l'ignoto.
L'ignoto è proprio ciò che attira di più.
Nondimeno, senza il vostro invito, non avrei osato....
Ah, no?!
Certamente.
Eppure... come ho da dire?... Non vi siete accorto di nulla?
Di che mi sarei dovuto accorgere?
[pg!164]
Come!... Non vi siete accorto che da un pezzo vi faccio la corte?
Voi!
Sì, io! Io!
Ma che! Non è vero.
Già, voi di certe cose non ne avete mai capito nulla! (Pausa. Prepara il té.) O che deve fare di più una donna? Mi trovo ogni giorno puntualmente a pranzo con voi; ci resto il maggior tempo possibile; durante il pranzo, intavolo i discorsi più graziosi e più gentili; cerco di secondare tutti i vostri gusti;... metto del miele, molto miele, come fate voi, sul pane brustolato.... Il miele, lo sapete, mi è insopportabile, ma è il simbolo della dolcezza, e io mi ci rassegno.... E finalmente, qualche volta — via, convenitene — ... qualche volta, innanzi ai servi importuni, che stanno lì più a guardarci che a servirci, io, di nascosto, sotto la tavola, spingo finanche un piedino verso di voi. (Accenna con un piede l'atto grazioso.)
[pg!165]
(timido) Contessa!...
Ma che «contessa»! Il mio piedino si regola come quello di una grisette, e voi?... Voi non lo pestate abbastanza.
Un'altra volta... lo pesterò di più.
Ah! Un'altra volta... spero... che non ce ne sarà più bisogno. (Versa il té.) Latte o Cognac?
Latte.
(versa il latte nella tazza di Silvio.) Ecco.
Grazie! (Pausa — Siede — Sorseggia.) Prendete il té tutte le sere?
(ugualmente, siede e sorseggia) Tutte le sere.
[pg!166]
Anch'io.
(mal dissimulando il suo stato nevrotico) Anche voi?
Sì, al club.
(Un silenzio.)
E tutte le sere col latte?
Di rado preferisco il Cognac. (Pausa.) Qualche sera poi prendo il té senza latte e senza Cognac.
E su ciò ci siamo perfettamente intesi. (Si alza nervosa e va a distendersi mollemente sul divano.) (Ancora un silenzio.) Silvio!
Cla... Contessa....
[pg!167]
Se sapeste!
Che cosa?
Come mi annoio!
Eh! Lo vedo.
Aiutatemi a non annoiarmi....
Volentieri.... Ma in che modo?
In un modo semplicissimo: non annoiandovi neanche voi.
Io non mi annoio niente affatto!
Provatemelo....
[pg!168]
(accostandosi a lei, con minore timidezza, ma sempre guardingo e riservato) Clara, perchè questo linguaggio sibillino che mi confonde e m'imbarazza? Io vi guardo, vi odo parlare, e mi domando: chi siete? Avete tutte le seduzioni di mia moglie, ne avete la voce, ne avete il volto, ne avete il nome, le siete simile, le siete uguale, e intanto non siete mia moglie. E io, io che mi vedo lì, in quello specchio, accanto a voi, così impacciato, così timido, io non riconosco me stesso, non posso riconoscermi... perchè, indubbiamente, io non ho nulla di comune con vostro marito. E allora?... E allora chi siete voi? Chi sono io? Che cosa siamo noi due?
State bene attento, ché ora ve lo dico tutto d'un fiato. Noi siamo un uomo e una donna.
Null'altro?
Mi pare che basti! Volete vedere che basta? (Con un dito sulla guancia) La bocca qui....
(trattenendosi) Badate: si sa come si comincia, e non si sa come si finisce....
[pg!169]
Oh! Io lo so come si finisce!
(commovendosi) Clara!...
Senza commozione!... Si esegue, e zitto! Qui.
(dandole un bacio sulla guancia prende l'aire e si accalora) Ah, grazie! Sì, avete ragione, avete ragione: è inutile sapere che cosa siamo o non siamo noi, è inutile perdersi in tante distinzioni minute, è inutile tormentarsi il cervello, è inutile discutere, è inutile riflettere, è inutile pensare, è inutile....
(interrompendo e alzandosi) Piano, piano adesso! Non esageriamo.... E, soprattutto, non precipitiamo gli avvenimenti. (Guardandolo dalla testa ai piedi con molta furberia) Va bene.... Ho capito.... Ho capito.... (Si scosta.) Volete ancora del té col latte?
[pg!170]
(alza le spalle in segno di diniego. — Poi, dopo un altro momento di mutismo) E voi... non me lo date un bacio?
... Chi sa! (Tocca due volte il bottone del campanello elettrico.)
(La Cameriera entra dal fondo.)
Accendete in camera mia.... E aspettatemi lì.
(La Cameriera attraversa la stanza ed esce per la porta laterale a destra.)
(fissando Silvio con graziosità invitante) Buona sera....
Non ci vedremo più, dunque, sino a domani?
... Chi sa!... (E si avvia lentamente verso la sua camera. — Quando sta per entrarci, si volta di botto, e chiama bruscamente:) Silvio!
[pg!171]
Son qui.
(con rapidità, quasi con violenza) Credete tuttora che Gino Ricciardi sia stato il mio amante?
(retrocede come se avesse ricevuto un pugno nel petto) Clara!...
Rispondetemi!... Lo credete tuttora?
Ma...
Rispondetemi!
È una domande stranissima....
A cui non avete il coraggio di rispondere.
[pg!172]
Clara, ve ne scongiuro, non m'interrogate così....
(trasalendo) Non avete il coraggio di rispondere!... Ma la risposta è nel vostro silenzio, è nel vostro sbigottimento, è nella vostra sorpresa. Io ve la leggo negli occhi,... Sì, sì, voi credete tuttora che Gino Ricciardi sia stato il mio amante!...
(mostrando di non essere sincero) Ma no....
Sì, lo credete!... (Esasperandosi) Dio! Dio!... Voi lo credete, e fate la pace con me! Voi lo credete, e siete disposto a perdonarmi... Anzi, che dico?, altro che disposto!..., mi avete già perdonata!... Voi lo credete, e mi desiderate, e vi lasciate sedurre da me: — vi lasciate sedurre evidentemente come da una cocotte.... Voi pensate nientemeno che io sia stata d'un altro... precisamente! ch'io... sia stata d'un altro, e intanto eccovi lì, umile, eccovi lì ai miei piedi, aspettando, come una grazia, che io vi riapra la porta di quella stanza dove fummo marito e moglie. (Al colmo dell'esasperazione) Ma dunque a che serve mantenersi su, su, in alto, sempre in alto, a che serve, a che serve essere quella che sono io, se l'ultima delle femmine non varrebbe, per voi, in questo momento, meno di me?! (Ridendo convulsa) Ah ah ah! Minacciaste di [pg!173] ammazzarmi il giorno in cui, compiendo una delle vostre fatiche di poliziotto, mi sorprendeste in casa di quel vanesio! Sarebbe stato, in verità, un po' troppo, ma, ammessa la vostra sfiducia, sarebbe stato più logico di quel che fate adesso. Invece, no, non mi ammazzaste, e mi chiedeste una giustificazione. Giustificarmi? Giustificarmi quando la mia coscienza si sentiva più che mai trionfatrice? Giustificarmi di che? perchè? con chi? Voi non mi ammazzaste, io non mi giustificai. Il separarci sembrò a voi una punizione inflitta a me, sembrò a me una punizione inflitta a voi. E aspettai. «Egli comprenderà — pensavo io —: comprenderà che un amore come il mio non può aver corso nessun pericolo, non può essere stato vinto da nessuna tentazione. Comprenderà che una moglie come me non deve potersi giustificare, non deve giustificarsi!» E speravo — sciocca che ero! — speravo di salvare me e voi da una volgarità. Ma ora?... Ora che all'ingiuria dell'accusa voi aggiungete quella della più ignobile transazione, ora ci rinunzio alle mie ultime illusioni. Sta bene! Affogheremo insieme nella volgarità. Mi giustificherò! Mi giustificherò... perchè quando un marito, pur sospettando la moglie infedele, ritorna a lei, questa, se è innocente, non può che gettargli sul viso la propria innocenza e la propria onestà come si getta dalla finestra un cencio inutile! Mi giustificherò, mio caro, e vi darò anche le prove di non essere stata l'amante di quel signore....
(urgente) Le prove?
[pg!174]
(incalzandolo con ansia irosa) Dite, dite: le volete queste prove?
Ma per quale ragione non dovrei volerle? Vi meraviglia tanto che un marito ami una moglie della cui fedeltà irresistibilmente dubita? Sarà orribile, sarà mostruoso, Clara, ma è umano, e, siatene certa, non sono io il solo marito che si trovi in queste condizioni! Ah sì!... Perchè non vi ammazzai quel giorno? Perchè io non sono di quegli uomini che ammazzano, e anche perchè considerai... tante cose. Considerai che voi stessa mi avevate fatto chiamare, considerai che avreste forse potuto tentare di nascondervi e non lo avevate voluto, considerai che l'espediente di simulare una burletta d'accordo con me non avrebbe ferito colui se non fosse stato un espediente verosimile.... Eppure, lo confesso, continuai a dubitare.... Oh! chi potrà mai essere sicuro d'aver distrutto il germe del dubbio nel cuore d'un geloso?... E quel che è accaduto poi in me, voi dovete comprenderlo... anche perchè è stato in parte opera vostra, tanto vero che, poc'anzi, mi dicevate, celiando, d'avermi fatto un po' di corte. Il mio mutamento era graduale e inconsapevole.... Costretto a vedervi ogni giorno durante la finzione d'un pranzo coniugale dedicata ai domestici ed esposto ogni giorno al vostro armeggìo, a poco a poco ho sentito il bisogno di soffocare il sospetto, di mentire con me stesso e di riottenere, comunque, la vostra amicizia... che so?... il vostro amore. Ero riuscito a convincermi di non esser stato tradito [pg!175] No, no, e intanto il dubbio del tradimento, nel mio cuore, nei miei nervi, non era più incompatibile col desiderio della nostra unione. Il perdonarvi m'era diventato necessario: mi pareva una debolezza, una vigliaccheria forse; una colpa no! Ma poichè voi mi date la speranza di potermi assicurare, decisivamente, luminosamente, della vostra innocenza, poichè voi me ne offrite le prove, posso io avere l'abnegazione di rifiutarle? Ah no! È più forte di me. Queste prove, Clara, io non le rifiuto, io non devo rifiutarle, io le voglio, io ve le chiedo.... Abbiate pietà di me... Datemele!... Datemele!...
(con crescente sovreccitazione) Ah! le volete davvero?... Le volete davvero?... Ancora le volete?... Ed eccole qua! (Aprendo convulsamente il cassetto dello scrittoio, cavandone in disordine delle lettere chiuse in busta o senza buste e gettandole man mano, violentemente, a Silvio) Prendete queste lettere.... Prendetele tutte.... Leggetele.... Guardate in due mesi quanto mi ha scritto quel signore che io trattai come un fanciullo.... Ha tentato di rifarsi sperando di commuovermi? Ha sognato una vendetta? Ha voluto dimostrarmi d'essere più innamorato che imbecille? Si è realmente innamorato di me? Lo sa lui! A me non importa, e non la voglio sapere. Certo è che ho ricevuto una... due... tre lettere al giorno.... Certo è che io non ho mai risposto.... Certo è che mi pare ridicolo e umiliante il dovermene vantare, io, io, che, qualche volta, le ho lette soltanto per riderne e che spesso non ho fatto neanche questo, e non ne ho riso, non le ho [pg!176] lette, non le ho aperte neppure.... (Accendendosi, agitandosi) Se non credete che io abbia preparato a bella posta — oh! sareste capace di crederlo! — delle lettere d'innamorato incorrisposto e deriso, leggetele..., su... (trattenendo le lagrime) leggetele... leggetele... divoratele... godetevi, finalmente, la mia fedeltà bestiale.... Ma non ve ne gloriate troppo, no... e non ve ne rallegrate... perchè io... perchè io... perchè io non ne posso più! (Si lascia cadere sopra una seggiola e scoppia in un pianto dirotto.)
(Mentre Clara, col volto fra le mani, singhiozza, Silvio raccoglie le lettere; ma, sconcertato, ammonito dalle parole e dal pianto di lei, frena l'avidità di leggerle tutte. Paurosamente si limita a guardarne appena qua e là alcune; poi subito se le ficca in tasca. Il suo volto s'illumina di gioia. Piano piano, i singhiozzi di Clara cessano. Egli, mortificato, le si avvicina.)
(le si avvicina, umile e affettuosissimo, con la mani giunte) Clara!...
(asciugandosi gli occhi, e assumendo di nuovo il suo contegno altero) Basta ora! Non ne parliamo più!
Almeno... posso chiedervi scusa?
[pg!177]
No! perchè, tanto, la partita è saldata.
(perplesso) Che intendete dire?
Intendo dire che io ho mantenuto il mio giuramento.
(sbarrando gli occhi) Quale?
Ah! Non lo ricordate il nostro patto?
Volete farmi paura!
Voglio essere sincera. Io vi giurai che il giorno in cui voi mi avreste accusata veramente, io mi sarei veramente decisa a tradirvi....
Clara, per carità, non ricominciamo....
[pg!178]
Non c'è nulla da ricominciare. Mi accusaste sul serio? E l'amante, che vi dovevo, l'ho scelto, e l'avrò!
No!
Sì.
(con uno slancio di stupore e d'indignazione) Ma chi è dunque?
Cercatelo.
Il suo nome?
Cercatelo.
Ma no!... Non è possibile!... Gino Ricciardi non è — e non ce ne può essere un altro!
[pg!179]
Chi lo dice?
Lo dico io, che in tutto questo tempo non ho fatto che spiarvi....
Bravo! Sempre lo stesso!
.... non ho fatto che seguirvi, non ho fatto che indagare.... E se qualcuno fosse già o stesse per diventare il vostro amante, parola d'onore, Clara, (con forza) io lo conoscerei!
Ecco come siete voi altri mariti! Le vostre mogli vi sono fedeli sino all'eroismo?, e voi le credete traditrici. Vi tradiscono davvero?, e voi avete le traveggole!
Ma di che volete convincermi?
Della verità!
[pg!180]
(tra l'angoscia, l'orrore e la speranza) Ebbene, giacchè io non so trovarlo questo vostro amante, abbiate voi il coraggio di compiere la confessione, e ditemi: — chi è?
(sempre seria, fredda e fiera, gli si accosta e quando gli è molto vicino gli dice sul naso seccamente, con una rabbietta selvaggia:) Sei tu!
(inebriandosi) Ah! Clara! Clara! Tu sei un angelo!
(severa) Un poco meno d'un angelo: sono una donna. Modera il tuo entusiasmo, e comprendimi. Dovevo scegliere per amante un uomo che mi piacesse quanto tu m'eri piaciuto. Ho cercato, sai, ho cercato, e, mio malgrado, ho dovuto... scegliere te. Se io fossi la moglie d'un altro, tu saresti il mio amante. (Con rammarico, quasi con dolore) Sei quindi il solo uomo con cui io possa tradirti. Disgraziatamente, è così.
(di scatto) Sottigliezze! Sottigliezze! Io non sono forse tuo marito?
[pg!181]
Ah no! Ho sentito di poterti essere infedele dal momento che mi hai accusata.... Ho sentito di non poter essere più tua moglie dal momento che hai accettato il mio amore sospettandomi ancora colpevole. Dapprima — intendimi bene — hai meritata la mia infedeltà; poi hai meritato d'essere niente altro che il mio amante.... — Marito!?.... Ah! no no no no! Marito... mai più!
(mutando tono) Tra qualche minuto, sarà qui Gino Ricciardi.
Lui! Sempre lui! (Con furore) Ma io lo farò pentire della sua insistenza!....
Non sei di quegli uomini che ammazzano...; e poi saresti ingiusto, visto che appunto la sua insistenza ti ha fornito le prove che desideravi.
Non lo riceverai, spero.
Lo riceverò!
[pg!182]
Proprio questa sera?
Sì, perchè proprio questa sera io non ho più bisogno di non riceverlo, come proprio questa sera non ho più bisogno di conservare le sue lettere. Non vuoi, dunque, che io gliele renda?
(animandosi di desiderio) A condizione però che tu renda a me, prima ch'egli venga, il bacio che t'ho dato.
Adesso?!
(prendendole le mani) Adesso, Clara!... Adesso!..,
(svincolandosi e sfuggendogli) No!... Lasciami, Silvio!... Il momento non è opportuno....
(inseguendola e cercando di abbracciarla, di circondarla, di ghermirla) Per chi non è un marito... tutti i momenti sono opportuni!
[pg!183]
(fingendo di volersi difendere) Silvio!... Silvio!.... Che fai?... Tu mi manchi di rispetto.... Tu diventi audace....
(afferrandola forte per baciarla) Divento un amante, mia cara....
No... no... Aspetta....
Adesso!... Adesso!
(annunziando con zelo energico) Il signor Ricciardi!
(Alla comparsa del servo, Clara e Silvio si distaccano, quasi mortificati. Sono tutti e due rossi in viso, commossi, vibranti. — Pausa.)
Auff!... Che caldo!...
Che caldo! (Al servo:) Passi.
[pg!184]
E io?
Tu, presto, dammi le sue lettere, e nasconditi.
(vivacissimamente) Mi nascondo, sai... ma, quanto alle sue lettere, in fede mia, devi pagarmene il riscatto! (Scappa nella camera di Clara.)
(subito, tra sè, fermandosi un istante, graziosamente e con un lieve gesto di abbandono sensuale:) Ci casco! Ci casco! (Rincorrendolo) Silvio!... Senti... Senti... (Esce.)
ULTIMA SCENA.
RICCIARDI, la CAMERIERA, la voce di CLARA.
(in frac e cravatta bianca, e con un gran flore all'occhiello, entra brillantemente, salutando) Contes.... (Non vedendo nessuno) Be'?... (Si stringe nelle spalle. Va allo specchio, vi si guarda, ai arriccia i baffetti.)
(Dalla camera di Clara si avanza, imbarazzata, la Cameriera.)
[pg!185]
(con sussiego) La contessa?
La signora contessa è di là, e prega vostra eccellenza di aspettare....
Tarderà molto?
(impacciata, guardando a terra).... Eh!... Non saprei....
Aspetterò.... Anzi, ditele che non si disturbi per me.... Non abbia fretta.... Faccia liberamente il suo comodo....
(non si muove, come se avesse qualche altra cosa da far capire.)
Andate, vi prego.
In verità, la signora contessa mi ha mandata via, e mi ha ordinato espressamente di non rientrare [pg!186] per ora nelle sue stanze... per nessuna ragione.
... Di non rientrare più nelle sue stanze! Questo vi ha ordinato?... E se capitasse qualche visita?
Per qualunque altra visita, la signora contessa stasera ha l'emicrania....
(gradevolmente sorpreso, ha un sorriso furbesco) Ah!... (Indi con affettata diplomazia) Bene! Bene!... Ho inteso.... (Congedandola con la mano) Grazie!
(tra sè, emozionato:) Possibile?... Eh!... Chi lo sa?... Queste donne!... (Riflettendo) Potrebb'essere l'effetto della mia ultima cartuccia: la partenza!... (Ha gli occhi sfavillanti di speranza, la fisonomia un po' accesa.) E perchè no?... Perchè no?... — (Fantasticando e gradatamente assumendo un'aria trionfale, si sdraia sopra una poltrona)... Eh eh! Finalmente!...
[pg!187]
... No, Silvio... no... no... no... (Indi, una risatina, prodotta da solletico.)
(Trasalisce. — Gira lo sguardo intorno. — Comprende. Spalanca gli occhi. — Si alza. E, mettendosi il cappello, quatto quatto, piano piano, sulla punta dei piedi, se la svigna.)
Nota. — L'autore avverte che nel testo delle edizioni precedenti molte inesattezze, molti errori alteravano e, talvolta, perfino invertivano il senso della frase.
NOTE
| [1] | Si badi: le due persone che seggano su questa doppia poltrona devono trovarsi proprio l'una con le spalle all'altra. Si può anche comporla mediante due poltrone con le spalliere combacianti coperte di stoffe e di piccoli cuscini. |
| [2] | Nota per gl'interpreti. — Dalle parole: «Via, semplifichiamo» fino alle parole: «Contessa Clara» il dialogo dev'essere un crescendo di animazione, di vivacità. Le battute debbono essere legatissime e scoppiettanti. |
| [3] | Nota per gl'interpreti. Dalle parole «Ed ora ti dirò anche la causa del mio imbarazzo» sino all'uscita di Silvio il dialogo deve essere animato, molto colorito e legatissimo. |
*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK INFEDELE ***