ATTO PRIMO.
Un salotto elegante, bene illuminato da lampadine elettriche. Una porta in fondo; due porte laterali. Nel mezzo della stanza, fra le altre suppellettili graziose, una doppia poltrona dos-à-dos1. Su qualche seggiola e su qualche tavolino, il mantello magnifico e la ciarpa di merletto della contessa Clara, la pelliccia, il cappello, il binoccoletto, i guanti e il bastone del conte Silvio.
SCENA I.
CLARA e SILVIO, poi UN SERVO.
(innanzi ad uno specchio, dopo di essersi lungamente mirata) Che ne dici? Ti va?
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(seduto sopra una seggiola a sdraio, fumando una sigaretta) Il Lohengrin?
No. La mia acconciatura.
Credevo che tu parlassi ancora del Lohengrin. Sì, mi va.... Io poi ho una competenza molto limitata.
Per il ritratto a pastello vorrei posare proprio in questa toilette.
De Negris è un provetto ritrattista... Ti rimetterai al suo parere.
(sempre mirandosi allo specchio) Non ti pare un po' troppo scollata?
Voltati, fammi vedere. (Clara si volta. Egli dissimula il fastidio che gli produce la eccessiva scollatura) No... Troppo scollata non mi pare....
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Guardami bene in faccia.
Ti guardo.
(ridendo) Ah! ah! ah!
Che c'è?
I tuoi occhi non hanno la stessa opinione della tua bocca. Sai che dicono essi?
Sentiamo.
Dicono... dicono: «che indecenza!».
Nondimeno, io non te ne faccio una colpa! La decenza non è che una diplomazia delle donne, perchè tutto ciò che esse nascondono aumenta di [pg!64] valore. Non è indispensabile, quindi, che alle fanciulle... affinchè possano trovare marito.
Obbedisco alla moda, io!
Ma la moda per le donne la fanno le donne.
Anche gli uomini, sai.
Oh! gli uomini, al più al più, fanno la moda per le donne altrui.
Lo vedi, lo vedi che sei scontento!
Dio mio, se mi stuzzichi, mi fai dire quel che non vorrei dire.
(rimproverandolo con affetto) E credi mi basti che certe cose tu non le dica? Credi male. Io desidero [pg!65] che tu non le dica e non le pensi. (Si sdraia sopra un canapè.)
Sottilizzi sempre, tu. E sottilizzi troppo!
(col tono con cui si parla ad un bimbo) Poverino, poverino! Che pretendono da lui?... Che pretendono? (Pausa.) Qui... vicino a me... vicino a questo mostro di moglie....
(va a sederle accanto)
(lisciandogli la barbetta) Passa?
Tranquilla!...
Passa?
Cosa passa?
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Il malumore per la scollatura?
(sorridendo bonariamente) Eh, sì! Il malumore passa..., ma la scollatura resta.
Via, chiudi un po' gli occhi....
Preferirei, veramente, che li chiudessero gli altri. Ma purtroppo!... (Sospirando, si alza) Di': non è l'ora d'andare?
Sì: va pure.
E tu?
Io aspetto Ricciardi. L'ho pregato di accompagnarmi.
(con falsa disinvoltura) Sicchè... posso andare?
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Ma sì.
(lentissimamente, prende il cappello, la pelliccia, i guanti, il binoccoletto, il bastone. Poi, ad un tratto, rimette tutto sopra un mobile. Poi, riprende la pelliccia e adagio adagio l'indossa. Poi, riprende il bastone, il binoccoletto, i guanti, il cappello.) Dunque, vado!... (Indugiando) Buona sera, eh?
Verrai a farmi una visita, o resterai tutta la serata, come al solito, sprofondato nella tua poltrona?
Se non ci sarà troppa gente nel tuo palco, verrò. (Si avvia per andarsene.)
(quando egli è giunto all'uscio in fondo) Silvio!...
Clara? (Ritorna.)
Che è? [pg!68]
Non mi hai chiamato?
No. Ho semplicemente pronunziato il tuo nome: «Silvio», così, per tenerezza: non t'ho mica chiamato...
Avevo creduto....
Va, va.
(arriva un'altra volta sino all'uscio: si sofferma).... E se Ricciardi non venisse?...
Verrà, verrà.... Oh! non dubitare, verrà.
Però... non sarebbe meglio che aspettassi anch'io?
Sarebbe meglio, perchè?
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Perchè... se, per una circostanza qualunque, egli non venisse, t'accompagnerei io: è semplice.
Ti assicuro che verrà....
D'altronde, si potrebbe andare tutti insieme....
(recisa) Questo, poi, no!
In fin dei conti, non t'ho detto nulla di così strano.
Silvio! Silvio! Che hai stasera? Che significa questa recrudescenza?
Recrudescenza di che?
Di che? Lo vuoi proprio sapere? Lo vuoi proprio sapere? Recrudescenza di... ge-lo-si-a.
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Io, geloso!
Tu geloso, sì, tu, tu! E ciò non va bene! Di tanto in tanto, caro Silvio, tu dimentichi il nostro patto.
Io lo ricordo e lo mantengo.
Tu non lo mantieni niente affatto!
(col pretesto della briga, ritorna di nuovo, molto felice di restare) E io ti ripeto che lo mantengo. Oh bella! Dov'è questa mia famosa gelosia? Tu vai, vieni, fai quello che ti pare e piace.... Io non sono mai vicino a te.... Il tuo salotto è sempre pieno di giovanotti.... Te li conduci a teatro, te li conduci alla passeggiata, te li metti in carrozza, a tutte le ore, coi loro grandi carciofi all'occhiello e con quell'aria sfiaccolata di conquistatori esausti.... Ti scrivono delle lettere, tu ne scrivi a loro, e io non so che diamine avete da scrivervi dopo che vi siete visti quattro volte in una giornata!... Essi ti circondano, ti sequestrano, ti assediano, ti mangiano [pg!71] con gli occhi, ti esaminano dalla testa ai piedi e... dai piedi alla testa, ti chiamano confidenzialmente: Clara: Clara, tout-court, così come chiamerebbero una di quelle donnine a cui..., quando non possono dare altro, si contentano di dare del tu... e io? Io, zitto: lascio fare, lascio dire, e non un lamento, non un rimprovero, non un'osservazione, e, con una santa pazienza, aspetto ch'essi ne abbiano abbastanza per ricordarmi d'essere tuo marito. Era questo il programma della nostra vita? Era questo il programma enigmatico proposto... cioè, che dico?..., imposto da te? E io mi ci sono uniformato....
Per forza....
Ma giacchè vedo che è stato inutile, sì, te lo voglio dire: la corte di Gino Ricciardi m'impensierisce, mi secca. Egli è più vanesio, ed è forse meno imbecille degli altri. Anzi... è un giovane intelligente, esperto, simpatico, colto, infarinato d'arte e di letteratura, ed è abituato a non farsi canzonare. Sicuro! Gino Ricciardi è un pericolo:... è un pericolo anche per una donna onesta.
Anche per me?
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Un uomo non sarebbe pericoloso se non lo fosse per tutte le donne!
E una donna non sarebbe onesta se non lo fosse per tutti gli uomini! (Pausa.) Ma già, perchè discutere? (Severa, nervosa).... Forse, non ci tengo neppure a essere una donna onesta, e non so neppure se lo sono. Ti sposai solamente perchè t'amavo; ti sono fedele solamente perchè t'amo. Se questa è onestà, io sono onesta. (Sempre acre, sempre nervosa) E del resto, tu lo sai, tu lo comprendi come e quanto io t'ami. Se tu non lo comprendessi più, io non ti amerei più. Ed è questa, in fondo, la chiave del sedicente enigma. Non mi basta, no, che tu non sembri geloso; è necessario che tu non lo sii. Il nostro patto dovea consistere non soltanto nella forma, ma anche nella sostanza. «Io, fedele; tu, fiducioso....» Ma tu, a quale programma ti sei uniformato? Sciocco! Credi tu che io non m'accorga delle tue continue indagini e di tutto ciò che fai allo scopo di ricostruire minutamente la mia giornata, di controllare quel che ti racconto, di tenermi d'occhio, di spiarmi?
Di spiarti?!...
Di spiarmi, e peggio ancora. Un mese fa hai perfino aperta una lettera diretta a me!
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Clara!
Eppure, finsi di niente, perchè... (con un moto d'orgoglio e di gentilezza pietosa) perchè mi facesti pietà. Ma, bada, Silvio. Te lo avvertii quando eravamo sposati da pochi giorni e te lo avverto ora, solennemente, per l'ultima volta: la gelosia, a lungo andare, mi renderebbe infelice, e la infelicità potrebbe rendermi colpevole. Tanto, il mio carattere non so cambiarlo. Sono nata così. Io non commetterò mai neanche un peccato di pensiero; ma non rinunzierò mai alla mia innocua libertà!... Sono civetta? Meglio! La civetteria di una moglie serve a tante cose! — Prima di tutto la civetteria è la valvola di sicurezza dell'onestà femminile, e poi è un eccellente regime per guarire la gelosia d'un marito. Ti sono e ti sarò fedele illimitatamente; ma saresti indegno di questa mia fedeltà se tu mi offendessi col dubbio, con la diffidenza, col sospetto. E, vedi, (molto energica) ti giuro che il giorno in cui tu osassi d'accusarmi davvero, io — mettitelo bene in mente, Silvio — io mi risolverei a tradirti davvero. E adesso vattene a teatro, e arrivederci.
(umile) Arrivederci. (Indugiando ancora) Ora, sei in collera con me?...
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Non sono in collera, no.
Mi perdoni?
Ti ho già perdonato: e ti perdonerò anche meglio....
(con ansia affettuosa) Quando?
Più tardi, più tardi....
Ma quando?
... Te lo dico all'orecchio....
Dimmelo forte: non c'è nessuno.
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Come! Ci sei tu in frac e cravatta bianca, e ci sono io in gran toilette. In questi abiti, non si è mai veramente soli.
E allora dimmelo all'orecchio.
(gli dice qualche cosa all'orecchio con graziosità intima e birichina.)
Ti conviene?
Altro che mi conviene!... (Continuando a ridere) Che matta!...
(annunzia) Il signor Ricciardi. (Via.)
L'uomo del pericolo!
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Io te lo lascio tutto intero... sai... e me ne fuggo... perchè non vorrei che egli s'illudesse di darmi delle preoccupazioni.... (Si avvia precipitosamente.)
SCENA II.
GINO RICCIARDI, CLARA, SILVIO.
(incontrandosi con Gino Ricciardi ed esagerando eccessivamente la fretta) Oh! caro Gino... ti aspettavamo..., cioè, mia moglie t'aspettava.... Io corro.... Non voglio perdere neanche una nota....
Ma un momento... non scappare così ...
Ho fretta... ho fretta.
È inutile d'aver fretta: il Lohengrin di stasera è andato a monte.
(fermandosi) Davvero?
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(stringendo la mano a Clara) L'ho saputo un'ora fa.
E invece del Lohengrin?
Invece del Lohengrin... mi hanno annunziata la solita Gioconda.
Ah, io ve la regalo! Preferisco starmene in casa. Meno male per Silvio, a cui la Gioconda piace.
No... in verità... non ho mai detto che la Gioconda mi piace.
A me lo hai detto.
L'ho detto a te?!
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(guarda Silvio significativamente, avvertendolo così di non cercare pretesti per rimanere.)
(intende.)
(celiando) Tante volte!
(celiando anche lui, ma a malincuore) Se tu mi assicuri... che io sono entusiasta della Gioconda, me la vado subito a godere.
Divèrtiti. E ti raccomando le danze.
Nella Gioconda non c'è che la danza... delle Ore.
Bada: ore carine, ma perdute.
Per conto mio, molto perdute!... Buona sera!
[pg!79]
Buona sera!
SCENA III.
CLARA e RICCIARDI.
(sedendo) Venite qua, Gino. Avvicinatevi.
(resta in piedi, lontano.)
Avvicinatevi.
Non troppo, Clara. Stasera siete....
Sono?... Come sono?
Stasera avete....
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Cosa ho? (Guardandosi) Nulla più del solito.
(accennando appena con un gesto alla scollatura) Anzi... qualche cosa di meno....
Vi turba? Rimedieremo. Prendetemi quella ciarpa.
(prende la ciarpa di merletto che era sopra una sedia) Questa?
Sì, questa.
(gliela porge.)
(senza prenderla) Copritemi le spalle.
Solamente... le spalle?
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Sbrigatevi, e finite di dire delle sciocchezze!
(le avvolge la ciarpa di merletto intorno al collo con molta lentezza e con lo sguardo argutamente indiscreto.)
Mio Dio! Come siete lento!
Se fossi cieco, potrei essere più svelto. Ecco... È fatto. (Sospira.)
Sedete. Parlate. Vi confesso che avrei preferito il Lohengrin a voi. Ma vi confesso pure che esclusivamente voi potete in certo modo sostituirlo. Siete mezzo poeta, e nelle vostre parole c'è sempre un po' di musica. Parlate.
(siede) Ma poichè Lohengrin è costretto ad andarsene quando rivela il suo segreto, io, che non ho l'intenzione di andarmene, mi guarderò bene dal rivelare il mio.
[pg!82]
Voglio sapere il segreto.
Vi ripeto che non ho punto l'intenzione d'andarmene.
Garantisco che resterete.
Promettetemi che, in ogni caso, sarete voi che mi obbligherete a restare.
Ve lo prometto! Fuori il segreto!
Il segreto è che... il segreto è che io ho detto una bugia.... Stasera, al San Carlo, niente Lohengrin... e niente Gioconda.
E che spettacolo c'è?
Nessuno. Raffreddore generale a porte chiuse.
[pg!83]
(in collera) E perchè avete mentito?
Perchè?... Perchè, vedendo che vostro marito era molto disposto ad andare a teatro, io, che volete?, non ho avuto il coraggio di rinunziare... alla sua assenza.
Ma io non vi permetto di trattare mio marito come un fanciullo; no, non ve lo permetto!...
Ecco, vedete, ora state lì lì per mandarmene via.... Se ve l'ho detto che dovevo tacere....
Non vi mando via; ma voi sarete punito lo stesso. E sapete come?... Silvio sospetterà la ragione della vostra bugia, e tornerà subito.
Non è geloso, e non sospetterà.
Tutt'i mariti sono gelosi quando non sono stati traditi.
[pg!84]
E vi dà delle noie la sua gelosia?
Non me ne dà, ma io me ne piglio.
Ecco un inconveniente che voi potete eliminare con molta facilità. Se è vero che i mariti sono gelosi proprio quando non sono traditi, per ottenere che il vostro non sia geloso basterà... che prendiate un piccolo provvedimento.
Tradirlo!
Appunto!
Con voi!
Con me, o con un altro. Io preferirei, s'intende, e lo faceste con me.
[pg!85]
Avete ragione, mio caro Gino; ma non c'è nulla di più incomodo che un tradimento.
Non vi ci siete, finora, provata.
Chi ve l'ha detto?
Ne sono convinto.
E mi fate la corte!
Naturale!
Perchè me la fate?
Perchè vi amo!
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Senza speranze....
È sempre probabile che accada precisamente quel che non è mai accaduto!
Ma, qualche volta, non è accaduto precisamente, (sottolineando) quel che non può mai accadere.
(accostandosele di più) Vi sentite così forte, Clara?
Fortissima!
Proprio?
Inespugnabile!
[pg!87]
Addirittura!? (Pausa.) Mi permettete... — per una vostra indulgente concessione di gran signora dello spirito — mi permettete di dirvi tutto quello che penso?
Ve lo permetto.
(con un piccolo gesto descrittivo) Anche se io debba rasentare... l'impertinenza?
Rasentate (imitandone il gesto)... quel che volete.
Voi vi sentite forte; ma — scusate — in che consiste la vostra forza?
Ho da rispondere?
No. Rispondo io.
Ottimo metodo per discutere!
[pg!88]
La vostra forza, Clara, non consiste che nel sapervi debole.
Se desiderate ch'io capisca, siate più limpido.
Mi spiego. Guardatemi negli occhi....
«Che sono tanto belli!»
Non scherziamo!
Dunque?
Voi siete inespugnabile, perchè il vostro nemico non è mai in condizione di circuirvi, di assediarvi, di assaltarvi: non è mai in condizione di... aprire la breccia.
[pg!89]
Al contrario! Io vivo in un permanente stato d'assedio. Non faccio che circondarmi di seduttori. Mi fareste l'offesa di non accorgervi della mia civetteria?
Ci tenete?
Ci tengo.
Me ne dispiace tanto, perchè ho da dirvi che, vostro malgrado, voi non appartenete alla categoria delle... delle civette autentiche. Voi siete migliore di esse, cioè più donna, cioè più affine all'uomo, cioè più attratta da lui, cioè... più pericolante. Esse, vedete, osano tutto; eppure non c'è caso che caschino. Hanno il potere e lo serbano. Diamine! Una civetta che finisce con l'avere un amante è come un sovrano che abdica. Voi, invece, non lo avete per la semplice ragione... — perdonatemi se abuso del permesso di rasentare l'impertinenza — voi non lo avete per la semplice ragione che... lo evitate. Infatti, quali sono gli esperimenti della vostra resistenza? Quali sono? Il vostro boudoir è sempre pieno di troppa gente; e quando non c'è la gente, ci sono le porte aperte, il che è lo stesso; le vostre passeggiate non le fate che al cospetto del mondo; le vostre conversazioni non possono [pg!90] avere mai niente d'intimo e non possono esporvi agli attacchi dell'altrui sapienza e dell'altrui valore....
Non c'è che dire: parlate assai graziosamente!
(continua, ascoltandosi) Vantate la vostra impassibilità? Non ne avete il diritto. Di quale seduzione avete voi trionfato? Quattro chiacchiere, una stretta di mano, uno sguardo, un mazzo di fiori, un tête-à-tête in carrozza aperta nelle ore in cui le vie rigurgitano.... Oh! queste cose non sono una seduzione. Ed io, per esempio, che vi faccio la corte e che non ho nessuna voglia di rinunziare a voi, quale ragione ho d'esser convinto della vostra inespugnabilità? Voi sfuggite tutte le occasioni in cui io sarei — lo dico con una frase da tenore — «nella pienezza dei miei mezzi»; voi sfuggite tutte le occasioni in cui io potrei essere io; — voi insomma, presentite dove e come e quando comincerebbe la vostra debolezza: ed ecco, vi ripeto, ecco qual'è la vostra forza.
Sicchè, concludiamo: io ho paura di voi.
Non lo so, ma nulla m'impedisce di crederlo.
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Se vi fa piacere di crederlo, accomodatevi pure.
Lo vedete! Vi schermite. Se foste sicura di voi stessa, mi sfidereste.
Dio buono! Sarebbe crudele e superfluo defraudarvi d'un trionfo immaginario!
Attenta! Ciò che dite è arguto, ma vi denunzia sempre più debole. Scommetto che se v'invitassi a disilludere la mia immaginazione, voi rifiutereste l'invito.
Come siete complicato stasera! Via, semplifichiamo.
Semplifichiamo. Volete dimostrarmi, realmente, di sapermi respingere?
O che! Parlate sul serio?
[pg!92]
E se parlassi sul serio?
Mi divertirei un mondo.
E acconsentireste a darmi una prova?
Senza dubbio.
Posso farvi la mia proposta?
Fatela.
Non ve ne pentirete?
Non me ne pentirò. Fatela!
Ebbene, vi propongo... di venire in casa mia!
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In casa vostra?
In casa mia.
(scoppiando a ridere) Ah ah ah!... la gran prova non è che questa?
Abito solo.
Benissimo.
Vi troverete per la prima volta vicino a me, in un ambiente segreto, fra quattro mura, senza testimoni....
Benissimo.
Senza porte aperte....
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Benissimo.
Senza difesa!
Benissimo.... E poi?
E poi... e poi vedremo. Accettate?
(ridendo sempre più forte) Sicuro che accetto. Ah! ah! ah!
Ma che! Voi non verrete!
Ed io vi dico che ci verrò.
Su, dunque: quando verrete?
[pg!95]
Domani.
L'ora?
Alle due?
Alle due.
Le armi?
Le sceglieremo sul terreno!...
Sta bene!
(ammonendola, diffidente) Contessa Clara!...2
[pg!96]
Signor Gino!... Sino a domani, è vero, voi potete dubitare di tante cose, ma della mia parola... no!
È giusto....
Grazie!
(galantemente, alzandosi) E adesso, è necessario separarci.
Separarci?!
Quando è corsa una sfida, i due avversari non hanno più nulla da dirsi, e non debbono dirsi più nulla.
Perfettamente. (Si leva e lo congeda con una profonda e lunga riverenza settecentesca.) Signore...
[pg!97]
(inchinandosi caricatamente) Contessa....
A domani?
A domani. (Sta per uscire. — Silvio entra.)
SCENA IV.
SILVIO, CLARA, RICCIARDI.
Oh!...
Destinàti ad incontrarci sempre sul peggio passo: quello dell'uscio.
(un po' imbarazzato) Già di ritorno?
(ingoiando un po' di rabbia e fingendo di celiare) Sai, per istrada, mi sono accorto che decisamente la Gioconda... non mi piace. [pg!98]
Va là, che avrai trovato il teatro chiuso.
Eh eh!... Come hai fatto a indovinare?
Anche l'altra sera dapprima si mutò cartello, e poi si tolse completamente.
Bisognerebbe protestare.
(alquanto acre) Sì, bisognerebbe protestare...; ma per questa volta... non protesteremo.
Ci vediamo al club?
Per ora, rimango in casa: ho un po' d'emicrania.... E te ne vai così presto?
Un momento fa tua moglie mi ha messo alla porta.
[pg!99]
Non è vero. Si è messo alla porta da sè.
(a Ricciardi, con esagerazione) Ma resta, resta ancora un poco.
No, Silvio, me ne vado....
Te ne prego. Anche Clara te ne prega.
Io, no.
(sinceramente sorpreso) Oh!
Per una ragione che non posso dire, io stasera... non debbo più parlare con lui.
Ah? Tu non devi? (Guarda tutti e due più acutamente che egli non voglia mostrare. Pausa. — A Ricciardi:) Lei... non deve?
[pg!100]
(mal celando l'imbarazzo).... Lei non deve.
Be'!... allora, vattene.
(Un lunghissimo silenzio fastidioso, in cui pare che tutti e tre aspettino qualche cosa.)
(a un tratto, risolutamente) Di nuovo, contessa!
Di nuovo....
Arrivederci, Silvio!
Arrivederci!
(esce di corsa.)
[pg!101]
SCENA V.
CLARA e SILVIO.
(sforzandosi di sembrar calmo e gaio) Cos'è tutta questa faccenda?
Mistero!
Io non sono punto curioso e non voglio punto sapere di che si tratti.
Persuasissima.
(Pausa.)
(prende un giornale, siede sopra una delle poltroncine del dos-à-dos e finge di leggere.)
(gli si avvicina con affetto) Di': hai veramente l'emicrania?
[pg!102]
Un poco.
Che fai?... Leggi il giornale capovolto?
Io?... Ah, sì!... (Addrizzandolo) Tanto, è lo stesso.
Non sei di cattivo umore?
Che! che! Sono così allegro! (Ride falsamente, meccanicamente.) Ah ah ah! Non lo vedi?
Vogliamo andare insieme da lady Wolff?... Vogliamo starcene qui come due colombini?...
(con eccessiva gentilezza) Ma perchè non ci vai sola da lady Wolff? C'è giù la carrozza: profittane. Va, piccina mia, va....
E se non volessi andarci sola?
[pg!103]
Mio Dio! Che novità, stasera!
Che novità! Che novità! Avevo stabilito di passare con te il resto della serata. Ti secca?
Anzi!
Ebbene..., (tocca il bottone del campanello) resteremo in casa.
Tanto meglio, cara.
(entra.)
Avvertite giù che non ricevo. E dite al cocchiere che stasera non si esce. (A Silvio) Va bene? (Al servo) Per domani poi.... (Riflette.)
[pg!104]
Ricòrdati che domani verrà De Negris per cominciare il famoso ritratto.
Stordita!... A che ora verrà?
Non so.... Dall'una alle due, disse.
All'una facciamo colezione.
Dopo.
Impossibile dopo!
Impossibile, perchè?
Ho da fare.
[pg!105]
Non sarà nulla di così urgente.
(con durezza) Ho da fare! Ho da fare!
(notando la caparbietà di Clara) Eppure ci tenevi moltissimo a questo ritratto.... Era diventato la tua idea fissa.... Io poi dico: che ti costa di posare un'oretta dopo colazione?
(recisamente) È inutile, Silvio, non insistere!... (Pausa.) Sta tranquillo...: scriverò io due righe al pittore. (E subito licenzia il servo:) Andrea, potete andare.
E per domani, eccellenza?
Il mio coupè all'una e mezzo.... O meglio, no...: Darò gli ordini domattina.
(tra sè) All'una e mezzo!... Che storia è questa?
[pg!106]
(corre a lui con vivissima espansione) Ed ora, tutta per te!
(tormentandosi nella finzione) Come sei buona!
(sedendogli sulle ginocchia) Non è vero: forse non sono nè buona nè cattiva.... Forse sono una buona moglie e una cattiva donna, o viceversa. Chi sa!... Ti sembra strano?
(assorto sempre più nelle sue preoccupazioni) Piuttosto!
E non mi dici nulla di grazioso.... Sei così freddo!... Non mi abbracci, non mi carezzi,... non mi baci.... (S'alza.) Auff!
Stavo per farlo....
[pg!107]
(scattando) Troppa preparazione, mio caro! Diventi un pessimo marito.... Sì, sì, un pessimo marito! Il vero amore coniugale è sempre estemporaneo!
Non mi hai tu detto che in frac e in gran toilette non si è mai veramente soli?
Teorie passeggere!
E l'emicrania non la conti per nulla?...
Ah! La chiama emicrania, lui!
Aspetta che passi e vedrai.
(sedendo sull'altra poltroncina del dos-à-dos, alle spalle di Silvio) Aspetterò. (Prolungatissimo silenzio. — Poi, chiama piano:) Silvio...
[pg!108]
(più che mai assorto) Che vuoi?
... Pronto?
No.
Sempre l'emicrania?
Già.
Aspetterò. (E piega le braccia, paziente.)
(riconcentrato in sè stesso, rumina ed arzigogola.)
[pg!109]
(voltando appena la testa gli guarda i capelli con la coda dell'occhio: indi si allunga sulla poltroncina, piega le braccia, stende le gambe, e dà un sospiro profondo:) Ah!!!...
[pg!111]