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Istoria civile del Regno di Napoli, v. 1 cover

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 1

Chapter 74: §. VII. Di Atalarico Re d'Italia.
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About This Book

The work offers a detailed civil history of the kingdom, tracing successive rulers and institutional changes that shaped governance and law; it emphasizes the interaction and frequent tensions between secular authority and ecclesiastical jurisdiction, documents abuses and administrative disorder under varied regimes, and records reforms that restored fiscal order, clarified legal boundaries, and promoted local privileges and trade. It analyzes feudal succession, the appointment of foreign and native officeholders, and royal measures to protect public revenues and regulate benefices. Throughout, it argues for the legitimacy of royal prerogatives and for harmonizing church discipline with state administration to secure peace and prosperity.

§. VII.  Di Atalarico Re d'Italia.

Prese il governo del Regno per la giovanezza di Atalarico, Amalasunta sua madre. Principessa ornata di molte virtù, la quale uguagliò la sapienza de' più savj Re della terra; ella governò il Reame, e la giovanezza del suo figliuolo con tanta prudenza, che non cedeva guari a quella di Teodorico suo padre. Ella, appena morto costui, ricordevole de' suoi consigli, fece da Atalarico scrivere a Giustino I. Imperadore (il qual essendo succeduto ad Anastasio, allora imperava nell'Oriente) calde ed officiose lettere, per conservare tra essi quella concordia, che Teodorico aveva incaricata. Altre parimente ne fece scrivere al Senato ed al Popolo romano affettuosissime, e piene d'ogni stima le quali ancor oggi appresso Cassiodoro leggiamo[778].

Mantenne quell'istessa forma ed istituto nel governo che Teodorico tenne; nè durante il Regno di suo figliuolo permise, che alcuna cosa si mutasse: le medesime leggi si ritennero[779], gl'istessi Magistrati, l'istessa disposizione delle province, e la medesima amministrazione. Tutti i suoi studj erano di far allevare il giovine Principe alla romana, con farlo istruire nelle buone lettere e nelle virtù, tenendo per questo effetto molti maestri, che l'insegnassero. Ma i Goti, ed i Grandi della Corte dimenticatisi prestamente dei consigli di Teodorico mal sofferivano, che Amalasunta allevasse così questo Principe, e gridando, ch'essi volevano un Re, che fosse nudrito fra l'armi, come i suoi antecessori, fu ella in fine costretta d'abbandonarlo alla lor condotta, la quale fu tanto funesta a questo povero Principe, che caduto in molte dissolutezze, perdè affatto la salute, e venne in tale languidezza, che lo condusse ben tosto alla tomba: poichè appena giunto all'ottavo anno del suo regnare, finì nel 534 i suoi giorni. Origine, che fu de' mali e della ruina de' Goti in Italia, de' disordini, e delle tante rivoluzioni, che da poi seguirono, mentre già all'Imperio d'Oriente era stato innalzato da Giustino, Giustiniano suo nipote, quegli che per le tante sue famose gesta sarà il soggetto del seguente capitolo.