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Istoria civile del Regno di Napoli, v. 1 cover

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 1

Chapter 82: §. I. Di Vitige, Ildibaldo, ed Erarico Re d'Italia.
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About This Book

The work offers a detailed civil history of the kingdom, tracing successive rulers and institutional changes that shaped governance and law; it emphasizes the interaction and frequent tensions between secular authority and ecclesiastical jurisdiction, documents abuses and administrative disorder under varied regimes, and records reforms that restored fiscal order, clarified legal boundaries, and promoted local privileges and trade. It analyzes feudal succession, the appointment of foreign and native officeholders, and royal measures to protect public revenues and regulate benefices. Throughout, it argues for the legitimacy of royal prerogatives and for harmonizing church discipline with state administration to secure peace and prosperity.

§. I.  Di Vitige, Ildibaldo, ed Erarico Re d'Italia.

Per sì dura risposta, datisi i Goti in braccio alla disperazione, usaron tutti i loro sforzi, e tutte le lor arti, per trovare qualche riparo all'imminente precipizio. Non lasciaron impunita la stupidezza di Teodato, e veggendo per sua cagione esser caduti in tanta ruina, ed esser inutile il di lui Imperio per la sua inezia, prima lo discacciarono, e poi l'uccisero, ed in suo luogo elessero in mezzo all'esercito Vitige, gridandolo loro Re. Goldasto[827] rapporta un'altra cagione di sua morte: cioè avere i Goti scoverto, che Teodato attediato per sì lunghe e travagliose guerre, erasi finalmente convenuto con Giustiniano di lasciargli il Regno, purchè gli dasse una grossa pensione annua, per potersi ritirare nelle solitudini, e vivere a se ed a' suoi studj di filosofia: e le lettere così quella di Teodato scritta a Giustiniano, come la risposta del medesimo, sono rapportate dall'istesso Goldasto. Teneva Vitige per moglie Matasuenda figliuola della Principessa Amalasunta: Principe di molto valore e prudenza, di cui ce ne rendon testimonianza i suoi egregi fatti, ed alcune sue orazioni ed epistole, che ancor si leggono appresso Cassiodoro[828], e Goldasto[829].

Questi appena assunto al Trono, dopo aver tentata in vano la pace con Giustiniano[830], cinse d'uno stretto assedio Roma, e tennela un anno e nove giorni assediata, fin che riuscì a Belisario di liberarla nell'anno 538. Onde vedutosi deluso dalle sue speranze, ritiratosi con sua moglie in Ravenna, non passò guari, che Belisario vittorioso da per tutto l'imprigionasse insieme con la Principessa sua moglie, e fortunatamente gli riuscisse (richiamato da Giustiniano) di nuovo trionfare in Costantinopoli di Vitige Re dei Goti, come avea fatto di Gilimere Re de' Vandali.

Avendo l'Imperador Giustiniano richiamato Belisario in Costantinopoli per sospetti di Stato, e mandati in Italia in suo luogo Giovanni e Vitale difformi in tutto da colui di valore e di costumi, fece sì, che i Goti riprendendo animo, crearon per loro Re Ildibaldo[831], ch'era Governador in Verona; ma questi per la sua crudeltà, fu tantosto da' Goti ucciso, ed eletto in suo luogo Erarico, che anche poco da poi fu dagli stessi Goti morto, per lo sospetto, ch'ebbero di lui d'essersi confederato co' Greci; e fu Totila innalzato al Trono.