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Istoria civile del Regno di Napoli, v. 5 cover

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 5

Chapter 36: CAPITOLO VI. Uffiziali della Corona divisi. Il Tribunale della Gran Corte stabilito in Napoli, e della Corte del Vicario.
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About This Book

This volume continues a civil history of the Kingdom of Naples, tracing power struggles after an imperial death as Manfredi assumes authority, suppresses rebellions across Puglia and Terra di Lavoro, and besieges Naples; it recounts papal efforts under Innocent IV to assert feudal claims and to rally support, and the arrival of Conrad of Germany with German forces and Ghibelline allies, shifting the military and political balance. The narrative relies on contemporary chronicles to detail campaigns, sieges, local loyalties, and negotiations, and emphasizes the interplay of dynastic succession, papal intervention, and regional resistance.

CAPITOLO VI. Uffiziali della Corona divisi. Il Tribunale della Gran Corte stabilito in Napoli, e della Corte del Vicario.

Quindi nacque ancora, che quando a tempi de' Normanni e de' Svevi, essendo una la sede regia, gli Ufficiali della Corona erano i medesimi non meno in Sicilia che in Puglia; da questo tempo in poi ciascuno Regno ha avuti i suoi propri, nè quelli dell'uno si impacciavano dell'altro. Re Pietro creò i suoi per lo Regno di Sicilia, e Carlo ritenne gli antichi, che restrinsero la loro giurisdizione nel Regno solo di Puglia. Così avendo il Re d'Aragona creato Gran Giustiziere di quell'isola Alaimo di Lentino, che fu uno de' principali capi della congiura, vennero a farsi due Gran Corti, una in Sicilia, della quale era capo Alaimo; l'altra in Napoli, nella quale era Gran Giustiziere Luigi de' Monti: ond'è che Sicilia ritenga ancora questo Tribunale della Gran Corte, senz'altra giunta di Vicaria; poichè in quell'isola non vi fu la Corte del Vicario, come fu in Napoli, essendo questa stata istituita da Carlo I, quando lasciò il Principe di Salerno per Vicario del Regno, come diremo. Così nell'istesso tempo, che Re Pietro creò Giovanni di Procida Gran Cancelliere di Sicilia, noi avevamo l'altro in Napoli. Ruggiero di Loria fu Grand'Ammiraglio del Re Pietro, ed Errico di Mari del Re Carlo; e così di mano in mano degli altri Ufficiali.

Perciò Napoli ritiene oggi li suoi Ufficiali separati da quelli di Sicilia, siccome eziandio gli ritenne, ancorchè quella si fosse riunita poi sotto il Regno d'Alfonso I. Ciò che per questa divisione ne avanzò il Regno di Sicilia fu, che gli Aragonesi per aver sempre avversi i Pontefici romani, i quali volevano che il Regno si restituisse agli Angioini, non cercarono più ad essi investitura; onde a lungo andare quella del Regno di Sicilia si tolse, e rimase solo per lo Regno di Napoli.

Ma non perchè Napoli fosse per tanti gradi salita ad esser capo e metropoli del Regno di Puglia, è punto vero quel che il Munstero[370], Freccia[371], e 'l Summonte[372] scrissero, che sin da questi tempi fosse questo Regno perciò chiamato il Regno di Napoli, e che Carlo I d'Angiò, Re di Napoli volle denominarsi; poichè tanto Carlo I quanto Carlo II suo figliuolo, e Roberto suo Nipote, e tutti gli altri suoi successori, non ostante la Bolla di Clemente IV, che chiamò questi Regni di Sicilia citra, et ultra Pharum, non vollero ne' loro diplomi mutar punto gli antichi titoli, e sempre vollero intitolarsi Rex Siciliae, Ducatus Apuliae, et Principatus Capuae. Anzi per quest'istesso che la Sicilia era occupata dagli Aragonesi, affinchè non potesse dirsi di aver avuto animo d'abbandonarla, perciò s'intitolavano anch'essi, non meno che gli Aragonesi, Re di Sicilia. E l'essersi poi questo Regno detto di Napoli non più di Puglia, non accadde in questi tempi, ma molto tempo da poi; e ciò avvenne, quando di nuovo fu diviso dalla Sicilia sotto il Regno di Ferdinando I d'Aragona, figliuolo d'Alfonso e de' suoi successori, poichè questi Aragonesi non avendo altro Reame che quello di Napoli, nè potendo aver pretensione per quello di Sicilia, si dissero, o semplicemente Re di Napoli, ovvero di Sicilia citra Pharum. E nel Regno degli Angioini, gli Scrittori di questi tempi non chiamarono con altro nome questo Regno, che con quello di Puglia, siccome, oltre di molti altri, può scorgersi in Giovanni Boccaccio, il quale scrivendo ne' tempi del Re Roberto e di Giovanna I, non chiamò mai questo Regno di Napoli, ma sempre di Puglia.