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Istoria civile del Regno di Napoli, v. 8 cover

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 8

Chapter 6: §. III. Riforma del S. C. di Santa Chiara.
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About This Book

A chronological account of the kingdom's political and institutional life, tracing the actions of successive governors, ministers, and military leaders as they confront rebellion, foreign threat, and public calamities. The narrative focuses on administrative and judicial reforms, efforts to curb noble privilege and corruption, and the fiscal and social consequences of epidemics and warfare. Chapters interweave biographical sketches, official deliberations, and case examples to show how courts, magistrates, and viceroyal authority attempted to restore order and reshape governance, illustrating the tensions between centralized power and local elites and the practical mechanics of administering justice and public finance.

§. III. Riforma del S. C. di Santa Chiara.

Non meno alle cause criminali e del Fisco, che a quelle civili de' privati badò questo Ministro, che si amministrasse esatta e spedita giustizia, e con maggior decoro, non meno de' Ministri, che del Tribunale. Reggevasi a' suoi dì questo Tribunale nel Chiostro di S. Chiara, e ristretto in una sola stanza, non faceva che una Ruota: per ciò sovente leggiamo nelle decisioni di Matteo degli Afflitti, che talora essendosi votata qualche causa con uniformi voti, soleasi dire, che quella fossesi decisa per totum S. C. non già che per esser tutto, si dovessero unire, come si fa ora, tutti gli Consiglieri dell'altre Ruote, ma perchè tutti risedevano in una Ruota. Questo Ministro per la più facile e pronta spedizione delle cause, ordinò, che dovessero dividersi, e formare due Ruote, ciascuna delle quali nel medesimo tempo trattasse le sue cause, e che il Presidente soprastasse ora ad una, ora ad altra, secondo la gravità dell'affare che si trattasse.

Rilusse in tempo del suo governo questo Tribunale per lo famoso Cicco Loffredo, che vi presideva, e per tanti insigni Consiglieri, che lo componevano, fra' quali tennero il vanto Giovanni Marziale, Antonio Capece, Antonio Barattuccio, Giovan-Tommaso Minadoi, Scipione Capece, Marino Freccia, ed alquanti altri, de' quali il Toppi tessè lungo Catalogo[2]. In fine gli diede maggior splendore, quando toltolo dai brevi chiostri di S. Chiara, l'unì con gli altri in luogo più decoroso ed illustre, come nel Castel Capuano.